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Tutti li vogliono tutti li chiamano tutti li cercano

Non è la cavatina del Barbiere di Siviglia quella che si annuncia nel titolo, sono gli immigrati che in queste ore sbarcano senza tregua a Lampedusa. Purtroppo il popolo italiano è orfano dei suoi veri avvocati, dei suoi difensori, di chi li protegge e sa proteggere la nostra amata Patria, senza inutile retorica, senza celebrazioni, senza corone di alloro sotto i monumenti, ma nei fatti. Se chi ci amministra si degnasse di leggere quel che scrivono i lettori sui commenti agli  articoli dei giornali, o sui nostri blog, cambierebbe subito strada. E invece no.
Compongo questa breve antologia di imbecillità irresponsabili iniziando col Presidente del Consiglio, il quale si sente un papa-Santo Subito e si mette a lanciare la sua pastorale: non abbiate paura. Siamo solo 60 milioni, possiamo diventare 100, 200, 300 e che saranno mai interi pezzi d’Africa che si spostano qui? Siamo un grande paese, no?  Poi intervistato nella trasmissione a Porta a Porta:  “Gli immigrati arriveranno, perche’ la situazione in Libia e’ complicata; c’e’ poi la situazione in Tunisia e ci sono altri sommovimenti, per il vento della liberta’ e della democrazia che ha soffiato forte in tutto il Nordafrica”.
D’Alema gioca al rialzo e lancia la sua personalissima OPA, dicendo che ne vorrebbe almeno 30 milioni, per vedere l’effetto che fa. Fini non si è mai fatto mancare nulla per incrementare il suo gruppetto parlamentare del Fli-fli e ora fa alleanze elettorali con i neri d’Africa. E rilancia: già che sono qui, già che sbarcano ogni giorno qui sulle nostre coste,  è ora di farli votare. Rimuoviamo le fobie e favoriamo la cittadinanza. Cosa volete che sia quel risicato permessuccio semestrale voluto da Maroni?! Io ti darò di più, di più , di più, molto di più –  canta il Gianfurbo della Camera.
E per il ministro Sacconi? Se 25.000 vi sembrano pochi io ne propongo di concerto con la Confidustria, la bellezza di 100.000 da immettere nel mondo del lavoro. E peggio per gli Italiani se non vogliono lavorare: abbiamo di che sostituirli.
Andiamo avanti.
Oggi  il Papa a Venezia in gondoletta ha detto tante belle cose sulla Serenissima e le sue nobili origini. Peccato che si sia dimenticato di ricordare i gloriosi tempi in cui la Serenissima difendeva le sue acque territoriali dai predoni saraceni  della Sublime Porta di Mustafà Pascià, con gli artigli del Leone di S. Marco. E che artigli! Famagosta, Lepanto, le dicono nulla sua Santità? Ci sono famosi dipinti e arazzi che riprendono queste epiche gesta (vedere il quadro del Veronese, nella foto in alto). 
Peccato che non abbia resistito, invece,   a recitare  la sua camomillifera omelia a Mestre sull’accoglienza universale  e l’apertura a tutti i fratelli e le sorelle del mondo, al diverso, agli stranieri ecc. ecc. Mica a casa sua: a casa nostra.
Morale di questa farsa immigrazionista che rischia di trasformarsi in una  tragedia per noi Italiani: ricoverateli tutti quanti d’urgenza!  Dal primo all’ultimo.