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Severgnini: chi non salta complottista è

Fervono i preparativi alla Casa Bianca e al Pentagono sulle foto di repertorio da autorizzare alla diffusione sull’uccisione di Osama bin Laden. Di Saddam, vedevamo i denti guasti, i pidocchi e le pulci che saltavano;  di Osama abbiamo visto solo una foto tarocca, prontamente fatta sparire, per un senso della decenza, da tanto era palesemente falsa. In un Paese con il mito della trasparenza universale come gli Usa è un po’ poco.

Luttwak lunedi sera a Porta a Porta ha già annunciato la foto di lui  con la moglie (o meglio, di una delle mogli) di Osama della quale lui si sarebbe servita come “scudo umano” per ripararsi dal blitz. L’Eroe del Male, deve essere immortalato da Gran Codardo, come merita e ora la regia mediatica si  è messa all’opera. Non ci sono foto, e allora occorre prontamente provvedere alla bisogna. Non si sa mai che la schiera dei “complottisti” e dei “dietrologi”, venga a scompaginare le tranquille certezze attualmente diffuse dai media mainstreams globali: morto Satana, ora viviamo in un mondo migliore, più libero e bello –  come recita lo slogan di uno shampoo per capelli luminosi. Da oggi siamo tutti più “sicuri” fino a prova contraria. Peccato che la galassia dei gruppi terroristi islamisti non si limiti alla solita Al Qaeda. Peccato che gli sbarchi dei nordafricani di fede islamica e di etnia araba sulle nostre coste continuano imperterriti come prima e più di prima.

Ma ci sono giornalisti che invece di informare con oggettività hanno un vizio: ci chiedono troppi atti di fede. La nuova Chiesa sono loro. Contestualmente a ciò, avvertono i lettori a non esagerare con la dietrologia; pena la lettera scarlatta di “complottista”. E magari la promozione da complottista a “terrorista”. E’ il caso di Beppe Severgnini. Articoli come quello comparso ieri 2 maggio sulla sua rubrica del Corsera Italians suonano come avvertimenti intimidatori, carichi di boria.  Ammonire i dubbiosi, piuttosto che svolgere il lavoro per cui sono strapagati: informare, è diventato il nuovo sport nazionale giornalistico della testata ammiraglia. Vietato avere dubbi, solo certezze.  Vietato non sorridere, non festeggiare, non brindare come si fa a Times Square. Ma come? Il mondo si è liberato del Demonio e  voi non festeggiate? Eppoi, siamo tutti americani, no? A destra come a sinistra, come al centro.

Bin Laden il “mai morto”, il supposto morto nel 2002, poi nel 2004, poi morto secondo l’opinione della leader pakistana Benazir Bhutto, beh, ora la sapete la novità?  è rimorto. Il cadavere? Giace in fondo al mare, lanciato da una portaerei.  Il popolo statunitense brinda, la Borsa vola. La crisi può attendere. Obama può ricandidarsi. Severgnini bacchetta i lettori che non si adeguano e somiglia a  Otto Grunf della Banda TNT  del fumetto di Magnus- Bunker, quello che indossava la maglietta con la scritta credere, ubbidire, combattere. Fidarsi dei media e dei suoi operatori è diventata un’arrampicata di settimo grado.

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