Home » Uncategorized » Proviamo attraverso dati provenienti da varie e autorevoli fonti a comprendere un’altra giornata epocale per l’economia Europea.

Proviamo attraverso dati provenienti da varie e autorevoli fonti a comprendere un’altra giornata epocale per l’economia Europea.

Chiusura in forte ribasso per Wall Street. Al termine degli scambi il Dow Jones cede l’1,51%, il NASDAQ l’1,7% e l’S&P500 l’1,56 per cento. Oltre ai segnali negativi dal mercato del lavoro (con l’aumento oltre le attese delle richieste di sussidi di disoccupazione), ad influire sull’andamento della borsa americana è il crescente scetticismo in vista del vertice dei banchieri centrali a Jackson Hole. Le attese di un intervento di Bernanke a sostegno dei mercati con un nuovo piano di acquisti di titoli di stato, secondo molti addetti, ai lavori saranno deluse.
Francoforte frena l’Europa
Segnata dal brusco “flash crash” di Francoforte la seduta in Europa. L’indice DAX 30 sceso del 4% nel giro di pochi minuti, fa frenare le piazze europee reduci da una mattinata positiva. Al termine degli scambi la piazza tedesca guida le perdite con un calo dell’1,71 per cento. Forte ribasso anche per Londra (-1,48%), mentre Parigi e Madrid limitano le perdite a -0,77 e -1% rispettivamente. Dopo una mattinata brillante anche Milano chiude in negativo con gli indici FTSE MIB e FTSE IT All Share che cedono rispettivamente lo 0,25 e lo 0,19 per cento.
Quanto all’Italia, lo spread tra i Btp a 10 anni e i Bund decennali tedeschi scende sotto i 280 punti base con rendimento decennale al 5,03% e biennale al 3,37% alla vigilia dell’asta di 8,5 miliardi di euro di Bot semestrali e 2 miliardi di zero coupon bond biennali. La Bce ha continuato ad acquistare titoli italiani e spagnoli in questi giorni per mantenere i rendimenti decennali sotto il 5% ed evitare il rischio contagio.
La Consob continuerà a monitorare l’andamento del mercato e la sua evoluzione”, precisa quindi l’autorità. “Nel caso le condizioni di mercato dovessero consentirlo la Commissione valuterà l’opportunità di abrogare il divieto ovvero di adottare ogni altra decisione che dovesse apparire opportuna”.

In attesa che la decisione venga recepita domani dai mercati (anche le proroga era scontata per gli analisti) Piazza Affari è riuscita a limitare i danni, sostenuta dal rimbalzo delle banche. Alla vigilia della diffusione dei risultati, Mps e il Banco Popolare salgono rispettivamente del 2,9 e del 2,85%. Unicredit avanza dell’1,68%, Intesa Sanpaolo dell’1,61%, Mediobanca dello 0,81%. Denaro anche su Atlantia in rialzo del 2,22%, tra le scommesse che la Robin Tax non venga estesa al di fuori del comparto energetico. Il presidente della commissione Lavori Pubblici, Luigi Grillo, ha escluso tra l’altro un’estensione del balzello alle tlc, ma Telecom Italia cede ancora l’1,77%. Nel paniere principale il miglior titolo è invece Prysmian, in rialzo del 3,94% che domani presenterà i risultati semestrali.

UN SARKOZY A PEZZI – LE VOCI SUL POSSIBILE DECLASSAMENTO HANNO FATTO EMERGERE LE FALLE DEL SISTEMA-FRANCIA: GIGANTESCO AUMENTO DEL DEBITO, DEFICIT OLTRE IL 7% (IL DOPPIO DELL’ITALIA), BASSA CRESCITA, PERDITA DI COMPETITIVITÀ E PROGRESSIONE DELLE SPESE SOCIALI PER DECINE DI MILIARDI – MA SARKOZY RISCHIA CON I TAGLI AL DEBITO DI FAR FALLIRE LA SUA CORSA ALLA RIELEZIONE. ECCO PERCHÉ I FRANCESI SI FIDANO PIÙ DELLA MERKEL, DELL’EUROPA E DEL FONDO MONETARIO…
Ha fatto bene il presidente Nicolas Sarkozy a interrompere le ferie e rientrare di corsa a Parigi? La domanda ha due risposte che racchiudono il problema francese e, più in generale, le diverse reazioni della politica alla turbolenza finanziaria internazionale. Ha fatto bene, perché ha stroncato le indiscrezioni sul declassamento e ha colto l’occasione per rendere più urgenti misure fiscali e tagli della spesa pubblica che i francesi sono per tradizione e interesse poco disposti a subire. I francesi fanno più vacanze di molti vicini europei, vanno in pensione prima di tutti, godono di servizi pubblici di buon livello e di alta protezione sanitaria e sociale. Ma, nonostante alcune riforme introdotte dal presidente Sarkozy, il «modello» resta molto costoso ed eccessivamente burocratico. Se si osserva la struttura del debito francese, si nota che per quasi due terzi è detenuto da non residenti in Francia (40 per cento non residenti in Europa). Può essere una conferma di fiducia nel sistema Paese, anche se in questa fase pesa la forte esposizione delle banche francesi. In conclusione, ad insinuare un «rischio Francia» contribuiscono le prospettive politiche dei prossimi mesi piuttosto che valutazioni di ordine economico. I propositi di riforme sociali e di tagli della spesa pubblica si scontrano infatti con l’agenda elettorale di Sarkozy, in vista delle presidenziali di primavera.
Le tre principali agenzie di rating, Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s, ribadiscono che il rating assegnato alla Germania resta quello della tripla A Lo scrive Bloomberg, citando anche la Cnbc, dopo le voci insistenti di un possibile declassamento della Germania tra i fattori che il 25 agosto hanno contribuito ad affondare il listino tedesco.
Gli Stati Uniti d’America, d’altro canto, se la passano decisamente peggio. Il debito pubblico statunitense, infatti, è giunto quest’anno a sfiorare la fatidica quota dei 14.294 miliardi di dollari, facendo ipotizzare un concreto rischio default.
In questo momento gli effetti della crisi economico-finanziaria nei Paesi dell’Unione Europea formano ancora un quadro molto variegato. Mentre l’andamento della Germania l’anno scorso è stato completamente diverso da quello degli altri  Paesi, Spagna, Gran Bretagna e la maggior parte dell’Europa risentono ancora pesantemente della recessione, la più grave dalla  Seconda Guerra mondiale.
In marzo l’indicatore segna in Austria 38,2 punti, in Germania addirittura 49,5 punti. Dopo una forte crescita delle aspettative economiche di circa 60 punti da giugno a novembre 2010, da dicembre il valore in Germania è nuovamente sceso di circa 15 punti.
L’indicatore può teoricamente assumere valori compresi fra -100 e +100 punti.
In Spagna, Romania e Austria l’indicatore ha segnato un incremento, mentre nella Repubblica Ceca e in Bulgaria ha dovuto registrare un calo notevole.
La Romania sembra al momento attestarsi su un livello molto basso. In questo Paese l’indicatore delle aspettative economiche, dopo un miglioramento di circa 34 punti dalla metà dell’anno scorso, segna ora -37,3 punti.

In  Gran Bretagna la crisi finanziaria ha avuto effetti di ampia portata sull’economia. I consumi privati, finanziati in larga parte da crediti, hanno sempre rappresentato in questo  Paese una grossa fetta del prodotto interno lordo. 

A causa della crisi economica i consumatori e molte aziende non sono stati più in grado di pagare i propri debiti, con ricadute sull’intera economia: calo vertiginoso dei prezzi degli immobili, forte aumento della disoccupazione, numerose aziende costrette a dichiarare fallimento. 
Mentre all’inizio del 2009 l‘indicatore delle aspettative economiche inGran Bretagna ha toccato il valore più basso con – 57,8 punti, nella restante parte dell’anno l’economia ha registrato una ripresa.
Nel febbraio 2010 l‘indicatore ha raggiunto con 31,4 punti il valore massimo dall’ottobre 1997. Dallo scorso anno il governo britannico tenta di tenere sotto controllo il deficit interno con severi programmi di risparmio, soprattutto nel settore pubblico. 
I cittadini temono di finire nella recessione successiva a causa di tali misure di risparmio, prima che l’economia si sia ripresa dalla crisi finanziaria. I cittadini stessi sono tuttavia profondamente divisi sulla scelta della giusta politica per combattere il deficit dello Stato e il debito pubblico.
Una parte riconosce la necessità dell’attuazione di una radicale politica di risparmio da parte del Governo, l’altra parte è a favore una politica più keynesiana, pronta a stimolare l’economia tramite denaro pubblico.
La discussione su quale sia la strada giusta per uscire dalla recessione emerge anche nella valutazione dell’andamento dell’economia. 
L’anno scorso e ancora una volta nel primo trimestre di quest’anno le aspettative economiche hanno registrato un drastico calo e segnano attualmente -29,9 punti.
L’economia della  Repubblica Ceca si sta lentamente riprendendo dalla crisi economica. In questo gioca un ruolo determinante la casa automobilistica Skoda, un’azienda che influenza in maniera significativa l’andamento dell’economia ceca.
Nel primo trimestre 2011 Skoda ha registrato un aumento del fatturato del 21,4%. Ciononostante, dall’inizio dell’anno l’umore generale dei consumatori è notevolmente peggiorato.
L’attuale Governo intende per la  prima volta combattere l’elevato debito pubblico, ma non è chiaro in questo momento quali saranno quest’anno i rapporti di maggioranza dopo le prossime elezioni parlamentari. 
Da ciò dipenderà la possibilità o meno per il governo di realizzare le riforme in programma. Questa incertezza si rispecchia nel giudizio dei cittadini cechi sull’andamento dell’economia del proprio Paese nei prossimi mesi.
Essi temono inoltre che le misure di risparmio in programma e l’aumento della pressione fiscale si traducano in un nuovo indebolimento dell’economia ora in lenta ripresa e in un ulteriore aumento della disoccupazione. Le aspettative economiche sono di conseguenza crollate dall’inizio dell’anno. 
Se a gennaio l’indice segnava ancora 9,6 punti, in marzo è precipitato a -29,6 punti. I cittadini cechi vedono minacciata dalle riforme in programma anche la propria situazione finanziaria personale.
Aspettative di reddito: la Francia teme per il potere di acquisto.
Le sempre crescenti preoccupazioni dei consumatori europei per l’inflazione si ripercuotono anche sulle aspettative di reddito. L’indicatore in questo momento precipita su un vasto fronte.
Solo la Romania rappresenta in questo caso un’eccezione con un minimo aumento, dopo che l’indicatore nel giugno 2010 aveva segnato il record negativo di  -72,7 punti. 
Per tenere sotto controllo le finanze dello Stato, il governo rumeno lo scorso anno aveva varato un severo pacchetto di risparmio con tagli nella previdenza sociale, aumenti di imposte e tasse e una riduzione  del 25% degli stipendi dei dipendenti pubblici, facendo quindi crollare le aspettative di reddito dei cittadini.
Dalla metà dell’anno la cauta speranza di una rapida fine della recessione ha portato ad una costante crescita dell’indicatore, che attualmente si attesta ad un livello molto basso con  -31,3 punti. In febbraio i dipendenti pubblici hanno ottenuto un aumento di stipendio del 15%, a parziale compensazione dei tagli dell’anno precedente. 
Gli esperti si attendono per i restanti nove mesi di quest’anno una lieve ripresa economica.
In Germania le aspettative di reddito si attestano ad un livello molto alto, attualmente pari a 40,5 punti. La Germania ha superato la crisi economica in modo sorprendente. Anche durante la recessione le aziende quasi non hanno dovuto licenziare personale grazie alle possibilità di cassa integrazione e a programmi statali di intervento. Così l’anno scorso hanno potuto reagire prontamente all’aumento della domanda a livello mondiale.
Grazie alle eccezionali condizioni al contorno, con una disoccupazione in continua diminuzione, prodotto interno lordo in forte crescita e un aumento dei consumi privati, i tedeschi quest’anno si attendono tangibili aumenti di stipendio, in parte già concretizzatisi.
La Francia registra con  -39,2 punti il peggior valore fra i  Paesi europei considerati. Il valore dell’indicatore è crollato dal gennaio 2010 di circa 30,6 punti. Se la Francia ha superato la crisi economica con ferite minori rispetto a molti altri Paesi europei, ciò è in parte da ricondurre agli ingenti programmi di intervento statali. Questo ha comportato un aumento del nuovo debito nel 2010 fino al 7,8% del prodotto interno lordo (PIL). 
Il valore permesso nei criteri di stabilità per l’eurozona è del 3%. Il debito pubblico ha nel frattempo raggiunto l’84% del PIL, mentre era pari al 68% nel 2008. 
Per quest’anno il Governo francese ha come priorità la riduzione del nuovo debito. Di conseguenza i consumatori temono aumenti di imposte e tasse con ripercussioni dirette sul reddito disponibile e quindi sullo standard di vita. Oltre agli aumenti di tasse e imposte, per risanare le finanze dello Stato vengono presi in considerazione alcuni privilegi. 
Già nell’ultimo anno il Governo, tra le proteste, ha elevato l’età pensionabile da 60 a 62 anni. Un confronto: in Germania il limite è già a 67 anni. Anche la settimana di 35 ore dovrebbe essere a disposizione a medio e lungo termine.
Propensione agli acquisti: gli spagnoli si tengono stretti i soldi.
Parallelamente alle aspettative di reddito cala anche la propensione agli acquisti in tutta Europa. Solamente nella Repubblica Ceca, in Austria e anche in Italia il valore dell’indicatore può in questo momento aumentare. 
La Romania si è parzialmente ripresa dal crollo dell’anno scorso e si va stabilizzando  – ma su un livello molto basso. In marzo l’indicatore si attesta sui -35,1 punti. I valori di gran lunga più alti si registrano in Austria con 30,9 punti e in Germania con 34,3 punti.
A dispetto dell’andamento generale della Repubblica Ceca, la propensione agli acquisti sale in marzo di 7,8 punti a -2,9 punti. La crisi economica è stata sentita dai consumatori cechi in ritardo, solo verso la fine del 2009, quando però si è fatta sentire in maniera pesante. I cittadini cechi hanno modificato profondamente il proprio comportamento di acquisto  – da consumi legati a decisioni spontanee e ai bisogni momentanei ad acquisti ben ponderati. 
La qualità ha assunto un’importanza notevolmente maggiore rispetto alla quantità. La prudenza negli acquisti sembra tuttavia diminuire dalla fine dell’anno scorso. La propensione agli acquisti è aumentata da novembre di oltre 17 punti.

L’economia polacca è fortemente trainata dalla domanda interna. Per questo il Paese non è stato così fortemente colpito dalla crisi economica come altri Paesieuropei la cui economia è fortemente dipendente dall’andamento delle esportazioni. 

Già dalla fine del 2009 la  Polonia mostra visibili segni di ripresa dalla crisi economica, come evidenziato molto chiaramente dall’andamento della propensione agli acquisti. Alla fine del 2008 l‘indicatore è sceso dai 23,1 punti di novembre fino ai  -26,7 punti dell’aprile  2009.
Da allora l’indicatore ha dovuto registrare nuovamente un calo e si trova ora a 16 punti. I dati economici del Paese tuttavia sono buoni. Il deficit dello stato dovrebbe scendere quest’anno dal 7,9% al 5,8% e il prossimo anno a circa il 4%. Gli esperti prevedono per quest’anno una crescita economica del 4,1%. Il calo della propensione agli acquisti sarà presumibilmente quindi solo di breve durata.
In Spagna l’economia soffre pesantemente dopo la crisi economica e lo scoppio della bolla immobiliare. 
L’attenzione del governo è concentrata soprattutto sul controllo delle finanze statali. Per questo è stata drasticamente ridotta la spesa pubblica, con tagli a stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici e ai servizi assistenziali.
Dall’altro lato è stata, ad esempio, aumentata l’imposta sul valore aggiunto di 2 punti percentuali.
A questo si aggiunge un elevato tasso di disoccupazione, senza la prospettiva di un significativo miglioramento nel corso di quest’anno. 
Gli Spagnoli non sanno cosa aspettarsi nei prossimi mesi. Per questo cercano di tenersi i soldi il più a lungo possibile e di fare solo gli acquisti necessari. Il tasso di risparmio è quindi elevato, al momento pari a circa il 16%.
La propensione agli acquisti ha tuttavia registrato nei mesi scorsi una lieve ripresa pur restando su livelli bassi. Dal dicembre 2010 al febbraio 2011 l‘indicatore è salito da -11,2 punti a 37,5 punti.
Tuttavia creano incertezza fra i consumatori le continue polemiche sulla questione se la Spagna debba o meno approfittare del fondo salva-Stati della UE. Di conseguenza in marzo l’indicatore è nuovamente sceso a -10,7 punti.
I risultati sono ricavati dall’ampliamento a livello internazionale dello studio sul clima dei consumi MAXX di GfK e si basano su interviste ai consumatori condotte per conto della Commissione europea in tutti i  Paesi dell’Unione Europea con frequenza mensile. 
il pensiero verde