La libertà di stampa a Cuba.

Ecco una prima lista di giornalisti incarcerati e condannati a Cuba:

Víctor Rolando Arroyo, UPECI – condannato a 26 años
Pedro Argüelles Morán, director de la CAPI / condenado a 20 años
Majail Bárzaga Lugo, periodista independiente / condenado a 15 años
Carmelo Díaz Fernández, APSIC / condenado a 15 años
Oscar Espinosa Chepe, periodista independiente, CubaNet / condenado a 20 años
Adolfo Fernández Saínz, Agencia Patria / condenado a 15 años
Miguel Galván Gutiérrez, Havana Press / condenado a 26 años
Julio César Gálvez, periodista independiente / condenado a 15 años
Edel José García, periodista independiente / condenado a 15 años
Roberto García Cabrejas (prisión domiciliaria), ICD Press
Jorge Luis García Paneque, agencia Libertad / condenado a 24 años
Ricardo González Alfonso, presidente de la Sociedad de Periodistas Manuel Márquez Sterling y director de la revista De Cuba en La Habana / condenado a 20 años
Luis González Pentón / condenado a 20 años
Alejandro González Raga, periodista independiente / condenado a 14 años
Normando Hernández, director de la CPIC / condenado a 25 años
Juan Carlos Herrera Acosta, periodista independiente / condenado a 20 años
José Ubaldo Izquierdo, Grupo de Trabajo Decoro / condenado a 16 años
Héctor Maseda, Grupo de Trabajo Decoro / condenado a 20 años
Mario Enrique Mayo / condenado a 20 años
Jorge Olivera, director de Havana Press / condenado a 18 años
Pablo Pacheco Avila, Agencia Patria / condenado a 20 años
Fabio Prieto Llorente, periodista independiente / condenado a 20 años
José Gabriel Ramón Castillo, ICD Press, condenado a 20 años
Raúl Rivero Castañeda, director de CubaPress y vicepresidente regional de la Comisión de Libertad de Prensa e Información de la Sociedad Interamericana de Prensa / condenado a 20 años
Omar Rodríguez Saludes, director de Nueva Prensa Cubana / condenado a 27 años
Omar Ruiz Hernández, Grupo de Trabajo Decoro / condenado a 18 años
Manuel Vázquez Portal, Grupo de Trabajo Decoro / condenado a 18 años

Come mai i vari giornalisti democratici italiani, così solerti a denunciare nei 5 anni di governo della CdL il monopolio dell’informazione e gli abusi di Berlusconi, non manifestano e non si stracciano le vesti davanti al Consolato Cubano per la libertà di questi loro colleghi ? Come mai Gianni Minà che ha recentemente scritto un libro con la collaborazione del regime castrista contro i “cattivi yankees” e le loro cospirazioni , non cerca di far liberare questi periodistas ? Come mai Beppe Grillo non parte per l’ Avana e si incatena ?

La stampa a Cuba ed in Italia.

Apprendo che il viceministro dell’ Economia Vincenzo Visco, non pago della bella legge donata agli Italiani in compagnia del prode Bersani, ha dato mandato al proprio legale di querelare il quotidiano Libero che aveva riproposto la vicenda della villa a Pantelleria con relativa sentenza di Cassazione con condanna.

Siccome in Italia, come a Cuba, vige la libertà di opinione,voglio esprimere anch’io la mia:

**********,***********! ************ ******** ******** *********;****** ****** ****** ******* ************: *** ******* ***** ******** **** !!!

Come a Cuba, avremo il Grande Fratello ? Chiedetelo a Visco.

A Cuba si chiama Seguridad. Nell’ex-DDR si chiamava Seguritmi, in Romania Securitate.

Dove c’è un regime comunista, ogni cittadino è spiato, schedato, pedinato, intercettato, con ogni mezzo possibile. Spesso il fratello, l’amico, il collega è lo spione di turno, a volte costretto a forza.

Anche in Italia, dove pur tra mille difficoltà, stiamo vedendo nascere un regime comunista, presto, grazie alla Legge Bersani-Visco, saremo tutti tracciati, ogni nostro acquisto, malattia, divertimento sarà schedato e sottoposto al burocrate di turno che deciderà se possiamo permettercelo.

Tra poco, cominceranno ad essere aperti i supermarket in dollari per stranieri; gli italiani saranno costretti a comperare solo nelle COOP , e vedremo fiorire il cambio in nero.

Come a l’ Avana. Com’era a Bucarest.

I PRIGIONIERI DI LA PRIMAVERA DI CUBA, UN SCANDALO PER TUTTI.

Sono già tre anni di ingiusta prigione in condizioni inumane che scontano i Prigionieri della Primavera di Cuba. È un controsenso utilizzare la parola “commemorazione” perché non stiamo parlando di un fatto del passato ma è solo accaduto tre anni fa. Stiamo parlando di un’ingiustizia del presente. In questa data pesano tre anni di sofferenza per loro e le loro famiglie ed ogni giorno che passa è un scandalo maggiore, perché si prolunga questa ingiustizia.

Prima di parlare delle loro condizioni, , del maltrattamento, delle loro malattie e delle violazioni che subiscono sia giudicandoli e sia mantenendoli in prigione, bisogna dire chi sono questi Prigionieri della Primavera di Cuba.

Sono cubani che, senza eccezione, conducevano una vita modesta, la maggioranza di loro viveva in abitazioni molto umili e in evidente stato di povertà. Erano il sostegno delle loro famiglie, delle loro mogli, dei loro figli, in molti casi delle loro madri, ora sole. Nei processi si diceva, per accusarli, che non avevano alcun vincolo lavorativo, sebbene fossero tutti lavoratori, la maggioranza fu licenziata dalle loro occupazioni perchè pensano differente e non hanno paura di dire quello che pensano.

Le loro famiglie soffrono con essi. I loro figli, molti piccoli o adolescenti, subirono quel giorno la violenza dell’assalto della Seguridad nelle loro umili abitazioni . Quel giorno, 18 marzo del 2003, gli agenti del governo penetrarono nelle loro case terrorizzando le famiglie, mettendo a soqquadro fino all’ultimo angolo le loro case e riprendendo con telecamere le loro bravate per dilettarsi, dopo, della loro crudeltà. Per caso, le telecamere registrarono la loro povertà, i bambini terrorizzati, le anziane piangenti e le loro carte, le temute carte, nelle quali quasi tutti scrivevano i loro messaggi di libertà. Né una pallottola, né un’informazione che possa considerarsi come materiale di spionaggio. Se avessero occultato quello che pensavano, se fossero stati spie, forse non avrebbero trattato loro tanto crudelmente, ma il loro peccato, imperdonabile, sta nel non avere paura, scrivere e pubblicare quello che pensavano, nel proclamare la verità. Per questo motivo li odiano di più.

Molti di essi sapevano che sarebbero stati celebrati in poche ore i giudizi sommari . Furono vere orge di odio e bugie. Giudici, procuratori, testimoni e fino al pubblico presente, ad eccezione dei loro parenti, ricevevano ordini della Seguridad del Estado in questo gran teatro dell’ orrore. Bisogna leggere i verbali ufficiali dei giudizi, le accuse dei pubblici ministeri, gli elementi che presentarono come prove e le dichiarazioni dei testimoni per domandarsi quale delitto è: scrivere poemi ed articoli, praticare il giornalismo indipendente per offrire, non anonimamente, bensì con la sua identità ed ogni responsabilità, informazioni ed opinioni sulla vita quotidiana cubana? Ma parlare della vita quotidiana in Cuba con la verità è in realtà fare una denuncia su violazioni ai diritti umani. Quale è il delitto? Avere un fax, una macchina da scrivere, una calcolatrice, penne, fogli di carta, una radioricevente portatile che capta le stazioni radio nazionali ed internazionali? Sognare che la vita può essere differente qui in Cuba per i cubani? Proporre cambiamenti per ottenere la riconciliazione nazionale, il rispetto dei diritti umani affinché l’immensa maggioranza esca dalla povertà in cui è sottomessa ed affinché i cubani possano parlare liberamente senza guardarsi intorno e senza paura che li stiano ascoltando?

Tutti, senza eccezione, lavoravano pacificamente ed apertamente per il rispetto dei diritti umani e per i cambiamenti pacifici nella società cubana. La maggioranza di essi parteciparono in vari modi al Progetto Varela, come promotori o attivisti. La campagna del Progetto Varela si basa sulla Costituzione cubana vigente, chiede un referendum affinché i cubani decidano sui cambiamenti da portare nelle leggi così da garantire la libertà di espressione, di associazione, la liberazione dei difensori dei diritti umani che sono in prigione, il diritto dei cubani ad avere imprese e commerci nel proprio paese, (qualcosa che in Cuba è un privilegio solo per gli stranieri), ed il diritto dei cubani a scegliere democraticamente i loro deputati ed il governo, diritto che la legge elettorale attuale, ostacola. La maggioranza dei Prigionieri della Primavera di Cuba lavorava in questa campagna referendaria che consiste nel presentare il Progetto Varela ai cittadini affinché venisse appoggiato. Migliaia di cubani lo hanno sottoscritto. La Costituzione chiedeva 10 000 firme, ma se ne ritirarono di più e furono presentate all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Così questi uomini, insieme a migliaia di cittadini, svegliarono la speranza, svegliarono la Primavera di Cuba e costruirono questo movimento liberatorio dall’odio, dalla violenza, dalla bugia e dalla paura ma si slegò la controffensiva repressiva che li portò alla prigione. Per questo motivo, per seminare la speranza, tutti loro sono i Prigionieri della Primavera di Cuba.

A molti nel mondo, politici, difensori dei diritti umani, intellettuali, personalità religiose, preoccupa la situazione delle persone che furono fatte prigioniere in Afghanistan e che si trovano nella Base Navale di Guantánamo. Anche a noi preoccupa, perché difendiamo i diritti di tutti gli esseri umani, senza distinzione. Questo tema costituisce un vero scandalo perchè si conosce, ma più scandaloso è il silenzio sul quale tacciono su ciò che succede a solo alcuni chilometri da questa base, nella prigione provinciale di Guantánamo ed in molte altre prigioni di Cuba dove ci sono decine di migliaia di prigionieri in condizioni inumane, con razioni di viveri da campo di concentramento, dove si è umiliati e colpiti fisicamente senza essere difesi se non dalle voci dei prigionieri politici pacifici che nonostante siano lì, condividano la punizione, non abbandonano la loro missione di difesa della dignità umana.

La maggioranza dei prigionieri politici cubani, includendo i prigionieri della Primavera di Cuba, soffrono molte malattie gravi acquisite o peggiorate nella prigione per le brutte condizioni igieniche, la deficiente attenzione medica, la mancanza di acqua corrente, il sovrapopolamento, il maltrattamento verbale e, molte volte, fisico. Questi prigionieri politici pacifici sono confinati, nella maggioranza dei casi,con prigionieri comuni che trattano come fratelli, sebbene siano classificati come pericolosi. Denunciamo che la Seguridad del Estado ed i carcerieri istigano i più pericolosi prigionieri comuni a molestare permanentemente ed aggredire, i prigionieri politici pacifici.

Il popolo di Cuba deve, in primo luogo, reclamare la libertà per questi prigionieri che hanno solo difeso i diritti dei cubani.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite, come tale, e gli organismi che si incaricano di diritti umani come la Commissione di Diritti umani e le altre organizzazioni umanitarie che si impegnano di questa tematica nel mondo, e tutta la comunità internazionale, devono chiedere, senza ambiguità e direttamente, la liberazione dei prigionieri politici pacifici cubani. Fare questo non è condannare Cuba, è difenderla ed è un obbligo morale. Non farlo è un’incoerenza ed una negazione dei suoi principi e degli accordi internazionali firmati proprio dal governo cubano.

Ma il nostro appello è anche a tutti gli uomini di buona volontà nel mondo, ai lavoratori, studenti, a tutte le organizzazioni sociali affinché si solidarizzi in maniera aperta e permanente con la causa della liberazione di questi prigionieri politici pacifici, questo è una modo di difendere i diritti umani di tutti i cubani e di tutta l’umanità.

I prigionieri della Primavera di Cuba, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, sono riusciti in una gran vittoria, non hanno odio nei loro cuori. Essi non hanno declinato nella loro determinazione di difendere la dignità ed i diritti delle persone, la pace e la giustizia. La loro fede ed il loro amore al prossimo li sostengono come torce dalle quali emana una luce che permette di guardare verso il futuro con speranza tra tanto odio ed intolleranza. La speranza è che Cuba rinascerà nella riconciliazione e nella libertà.

Movimento Cristiano Liberaciòn.

mercoledì, 02 agosto 2006 Un piccolo uomo, un dittatore feroce.

Lìder minimo, dovrebbero chiamarlo. Ma in Italia i solito pessimi maestri ed i barbudos nostrani sono già pronti a stracciarsi le vesti, con delegazioni allarmate ed allertate in caso di dipartita di Fidèl.

Eh si, perchè dopo la caduta del muro, le rivelazioni su Pol Pot, la fucilazione di Ceausescu, il pensionamento di Gorbaciov, l’impresentabilità dei dittatori bielorussi e birmani, le aperture della Cina al capitalismo (ma non ai diritti umani), questo piccolo uomo rappresenta ancora la speranza che il comunismo, rifrullato in salsa sudamericana dei nuovi presidenti zapatisti/zaparetisti , possa alla fine trionfare, per la gioia degli ex-brufolosi orfani del ’68, magari clonando il messia dei rivoluzionari ed icona dei pubblicitari furbetti, quel criminale terrorista che risponde al nome di Che Guevara. Dimenticando i delitti che i 2 amiconi e companeros hanno compiuto insieme, non solo a Cuba, ma nel mondo intero.

Ed intanto in Italia, si procede a colpi di fiducia parlamentare che spaventa sempre più, nonostante la divisione palpabile dell’ Unione di quella minoranza purtroppo (ma speriamo ormai per poco)al Governo.

LIBERTA’ PER IL POPOLO CUBANO !

LIBERTA’ PER IL POPOLO ITALIANO !

Questa non è una guerra contro il terrore è una lotta contro i nemici dell’America

musulmani in preghiera

musulmani in preghiera

Al tempo in cui mi occupavo dell’occupazione russa dell’afganistan, scendevo a volte per Jalabad e attraversavo il confine con il Pakistan per trovare un po’ di riposo a Peshawar. Negli ambienti cupi e sporchi del vecchio Hotel Intercontinental battevo le mie storie su un telex sofferente accanto ad un ufficio che recava sulla porta la scritta “Capo Contabile”. Sul muro vicino alla porta — non so se fosse stato il capo contabile ad apporlo — c’era un foglio di carta incorniciato che riportava quattro versi di Kipling che ricordo ancora: una scaramuccia ad un posto di frontiera / una galoppata in uno passo stretto / cinquemila sterline di istruzione abbattute da un fucile da cinque rupie. Oppure, suppongo oggi, da un kalashnikov AK-47, prodotto a Quetta, oppure da uno di quei missili Blowpipe che abbiamo consegnato ai mujahedin con tanto trasporto all’inizio degli anni ’80 affinchè potessero uccidere i loro — e nostri — nemici, i Russi. Ma ho pensato più a lungo ai nascondigli, alle gole e alle montagne soprastanti, alle muraglie di roccia nuda alte 1500 metri, alle caverne e ai tunnel immensi che Osama bin Laden ha scavato in queste montagne. Qui, presumibilmente, si trovano i “buchi” dai quali l’Occidente vuole stanarlo “con il fumo”, sempre ammesso che sia stato abbastanza gentile da scappare a nascondervisi. Giacchè esiste un parere sempre più diffuso–fondato sulla nostra retorica–che bin Laden ed i suoi uomini siano in fuga, alla ricerca di posti in cui nascondersi. Non ne sono così sicuro. Sono pieno di incertezze su ciò che bin Laden possa star facendo ora. In realtà non sono affatto sicuro di ciò che noi — l’Occidente — stiamo per fare. è vero, i nostri cacciatorpedinieri e le nostre portaerei e i nostri caccia e bombardieri e le truppe si stanno ammassando nella vasta regione del Golfo. I nostri ragazzi del SAS — così dicono in Medio Oriente — stanno già arrampicandosi nelle regioni nord dell’Afganistan, ancora sotto il controllo delle forze dell’ultimo Shah Mosud. Ma cosa stiamo progettando di fare esattamente? Rapire bin Laden? Abbatterci sui suoi accampamenti e ucciderli in blocco, bin Laden e tutti i suoi algerini, egiziani, giordani, siriani e arabi del golfo? O forse bin Laden è solo il primo capitolo della nostra nuova avventura medio-orientale, che si allargherà dopo ad includere l’Iraq, il rovesciamento di Saddam Hussein, la distruzione degli Hezbollah libanesi, l’umiliazione della Siria, la mortificazione dell’Iran, la reimposizione di un altro fraudolento “processo di pace” tra Israele ed i Palestinesi? Se tutto ciò vi sembra il frutto di una fervida fantasia, dovreste ascoltare ciò che proviene da Washington e Tel Aviv. Mentre le fonti interne al Pentagono di The New York Times lasciano intendere che Saddam potrebbe essere il capitolo due, gli Israeliani stanno cercando di mettere in lista il Libano — il “centro del terrore internazionale” secondo il primo ministro israeliano Ariel Sharon — per un bombardamento o due, assieme alla piccola striscia di spazzatura di Yasser Arafat laggiù a Gaza dove gli Israeliani hanno scoperto, incredibile a dirsi, una “celluna bin Laden”. Gli Arabi chiaramente vorrebbero egualmente porre fine al terrore nel mondo. Ma preferirebbero altri nomi sulla lista. Ai Palestinesi piacerebbe vedere Sharon catturato per il massacro di Sabra e Chatila, un massacro terrorista condotto dagli alleati libanesi di Israele–che erano stati addestrati dall’esercito israeliano–nel 1982. Con 1800 morti arriva solo ad un quarto del numero delle vittime dell’11 settembre. I Siriani di Hama vorrebbero porre Rifaat Al-Assad, fratello dell’ultimo presidente, sulla loro lista di terroristi per la strage condotta dalle sue Brigate di Difesa nella città di Hama quello stesso anno. Con 20.000 morti è più del doppio del dazio dell’11 settembre. I libanesi vorrebbero processi per gli ufficiali israeliani che progettarono l’invasione del Libano nel 1982, che uccise 17500 persone, la maggior parte civili–di nuovo, ben più del doppio del dato dell’11 settembre. I cristiani del Sudan vorrebbero che il presidente Omar al-Bashir fosse portato in tribunale per strage. Ma come gli Americani hanno chiarito, è solo alla caccia dei loro nemici terroristi che vanno, non dei loro amici terroristi o di quei terroristi che hanno di continuo macellato popolazioni al di fuori della “sfera di interesse” americana. Finanche quei terroristi che vivono comodamente in USA ma non hanno fatto del male agli USA sono al sicuro: prendiamo per esempio il miliziano pro-Israele che uccise due soldati irlandesi dell’ONU nel sud del Libano nel 1980 e che ora vive tranquillo a Detroit dopo essere fuggito da Tel Aviv. Gli irlandesi hanno il nome e l’indirizzo, se ma l’FBI fosse interessata — ma chiaramente non lo è. Per questo non ci viene realmente chiesto di combattere il “terrore del mondo”. Ci viene chiesto di combattere i nemici dell’America. Se ciò significasse ingabbiare gli assassini che si celano dietro le atrocità di New York e Washington, pochi avrebbero da ridire. Ma solleverebbe la questione del perchè queste migliaia di innocenti sono più importanti–perchè meritino di più il nostro sforzo e forse il nostro sangue– che tutte le altre migliaia di innocenti. E solleva anche una domanda molto più scomoda: se ai crimini contro l’umanità commessi negli USA l’11 settembre debba essere fatta corrispondere giustizia o no — o piuttosto un assalto militare inteso ad estendere il potere politico americano nel Medio Oriente. Ad ogni modo, ci viene chiesto di sostenere una guerra i cui fini sembrano essere tanto fuorvianti quanto nascosti. Gli Americani ci dicono che questa guerra sarà diversa da tutte le altre. Ma una di queste differenze pare essere il fatto che non sappiamo chi stiamo andando a combattere e per quanto tempo. Certamente nessuna nuova iniziativa politica, nessun vero impegno politico reale a favore del Medio Oriente, nessuna giustizia neutrale sarà parte probabile di questo conflitto di durata indefinita. La disperazione e l’umiliazione e la sofferenza dei popoli del Medio Oriente non figurano tra gli obiettivi della nostra guera–solo la disperazione e l’umiliazione e la sofferenza di americani ed europei. Per quanto concerne bin Laden, nessuno crede che i Talebani davvero non sappiano dove si trovi. è in Afganistan. Ma è veramente finito a terra? Durante la guerra russa, emergeva ogni volta per combattere gli occupanti russi dell’Afganistan, per attaccare la seconda superpotenza mondiale. Ferito sei volte, era un maestro delle imboscate tattiche, come i russi scoprirono a loro spese. Il male e la cattiveria non si avvicinano alla descrizione del massacro di massa degli USA, ma — se fosse stato davvero un lavoro di bin Laden — ciò non significa che non ricomincerebbe di nuovo a combattere. E combattere sul terreno di casa. Ci sono tantissimi nascondigli oscuri in cui infilarsi. E tanti fucili a basso costo per spararci. E questa non sarebbe affatto “un nuovo tipo di guerra”.

The Independent 25 settembre 2001 Robert Fisk.

Happy Birthday, America!

standard2 On July 4, 1776, we claimed our independence from Britain and Democracy was born. Every day thousands leave their homeland to come to the "land of the free and the home of the brave" so they can begin their American Dream.

Happy Birthday, America!

In CONGRESS, July 4, 1776

The unanimous Declaration of the thirteen united States of America

When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation.

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness. That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed. That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.

Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient causes; and accordingly all experience hath shewn, that mankind are more disposed to suffer, while evils are sufferable, than to right themselves by abolishing the forms to which they are accustomed.

But when a long train of abuses and usurpations, pursuing invariably the same object evinces a design to reduce them under absolute Despotism, it is their right, it is their duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future security.

Such has been the patient sufferance of these Colonies; and such is now the necessity which constrains them to alter their former Systems of Government. The history of the present King of Great Britain [George III] is a history of repeated injuries and usurpations, all having in direct object the establishment of an absolute Tyranny over these States. To prove this, let Facts be submitted to a candid world.

He has refused his Assent to Laws, the most wholesome and necessary for the public good.

He has forbidden his Governors to pass Laws of immediate and pressing importance, unless suspended in their operation till his Assent should be obtained, and when so suspended, he has utterly neglected to attend to them.

He has refused to pass other Laws for the accommodation of large districts of people, unless those people would relinquish the right of Representation in the Legislature, a right inestimable to them and formidable to tyrants only.

He has called together legislative bodies at places unusual, uncomfortable, and distant from the depository of their public Records, for the sole purpose of fatiguing them into compliance with his measures.

He has dissolved Representative Houses repeatedly, for opposing with manly firmness his invasions on the rights of the people.

He has refused for a long time, after such dissolutions, to cause others to be elected; whereby the Legislative powers, incapable of Annihilation, have returned to the People at large for their exercise; the State remaining in the meantime exposed to all the dangers of invasion from without, and convulsions within.

He has endeavoured to prevent the population of these States; for that purpose obstructing the Laws for Naturalization of Foreigners; refusing to pass others to encourage their migrations hither, and raising the conditions of new Appropriations of Lands.

He has obstructed the Administration of Justice, by refusing his Assent to Laws for establishing Judiciary powers.

He has made Judges dependent on his Will alone, for the tenure of their offices, and the amount and payment of their salaries.

He has erected a multitude of New Offices, and sent hither swarms of Officers to harass our people, and eat out their substance.

He has kept among us, in times of peace, Standing Armies, without the consent of our legislatures.

He has affected to render the Military independent of and superior to the Civil power.

He has combined with others to subject us to a jurisdiction foreign to our constitution and unacknowledged by our laws; giving his Assent to their Acts of pretended Legislation:

  • For protecting them by a mock Trial from punishment for any Murders which they should commit on the Inhabitants of these States:
  • For cutting off our Trade with all parts of the world:
  • For imposing Taxes on us without our Consent:
  • For depriving us in many cases of the benefits of Trial by Jury:
  • For transporting us beyond Seas to be tried for pretended offences:
  • For abolishing the free System of English Laws in a neighbouring Province, establishing therein an Arbitrary government, and enlarging its Boundaries so as to render it at once an example and fit instrument for introducing the same absolute rule into these Colonies:
  • For taking away our Charters, abolishing our most valuable Laws and altering fundamentally the Forms of our Governments:
  • For suspending our own Legislatures, and declaring themselves invested with power to legislate for us in all cases whatsoever.

He has abdicated Government here by declaring us out of his Protection and waging War against us.

He has plundered our seas, ravaged our Coasts, burnt our towns, and destroyed the lives of our people.

He is at this time transporting large Armies of foreign Mercenaries to complete the works of death, desolation and tyranny, already begun with circumstances of cruelty and perfidy scarcely paralleled in the most barbarous ages, and totally unworthy the Head of a civilized nation.

He has constrained our fellow Citizens taken Captive on the high Seas to bear Arms against their Country, to become the executioners of their friends and Brethren, or to fall themselves by their Hands.

He has excited domestic insurrections amongst us, and has endeavoured to bring on the inhabitants of our frontiers, the merciless Indian Savages, whose known rule of warfare is an undistinguished destruction of all ages, sexes and conditions.

In every stage of these Oppressions We have Petitioned for Redress in the most humble terms. Our repeated Petitions have been answered only by repeated injury. A Prince, whose character is thus marked by every act which may define a Tyrant, is unfit to be the ruler of a free people.

Nor have We been wanting in attentions to our British brethren.

  • We have warned them from time to time of attempts by their legislature to extend an unwarrantable jurisdiction over us.
  • We have reminded them of the circumstances of our emigration and settlement here.
  • We have appealed to their native justice and magnanimity, and we have conjured them by the ties of our common kindred to disavow these usurpations, which would inevitably interrupt our connections and correspondence.

They too have been deaf to the voice of justice and of consanguinity. We must, therefore, acquiesce in the necessity, which denounces our Separation, and hold them, as we hold the rest of mankind, Enemies in War, in Peace Friends.

We, therefore, the Representatives of the United States of America, in General Congress, Assembled, appealing to the Supreme Judge of the world for the rectitude of our intentions, do, in the Name, and by the authority of the good People of these Colonies, solemnly publish and declare.

That these United Colonies are, and of Right ought to be Free and Independent States; that they are Absolved from all Allegiance to the British Crown

and that all political connection between them and the State of Great Britain is and ought to be totally dissolved;

and that as Free and Independent States, they have full Power to levy War, conclude Peace, contract Alliances, establish Commerce,

and to do all other Acts and Things which Independent States may of right do. And for the support of this Declaration, with a firm reliance on the protection of Divine Providence, we mutually pledge to each other our Lives, our Fortunes, and our sacred Honor.

bar

The Signers of the Declaration
and the new States they represented

  • Connecticut

  • Roger Sherman
  • Samuel Huntington
  • William Williams
  • Oliver Wolcott
  • Delaware

  • Caesar Rodney
  • George Read
  • Thomas McKean
  • Georgia

  • Button Gwinnett
  • Lyman Hall
  • George Walton
  • Maryland

  • Samuel Chase
  • William Paca
  • Thomas Stone
  • Charles Carroll of Carrollton
  • Massachusetts

  • John Hancock
  • Samual Adams
  • John Adams
  • Robert Treat Paine
  • Elbridge Gerry
  • New Hampshire

  • Josiah Bartlett
  • William Whipple
  • Matthew Thornton
  • New Jersey

  • Richard Stockton
  • John Witherspoon
  • Francis Hopkinson
  • John Hart
  • Abraham Clark
  • New York

  • William Floyd
  • Philip Livingston
  • Francis Lewis
  • Lewis Morris
  • North Carolina

  • William Hooper
  • Joseph Hewes
  • John Penn
  • Pennsylvania

  • Robert Morris
  • Benjamin Rush
  • Benjamin Franklin
  • John Morton
  • George Clymer
  • James Smith
  • George Taylor
  • James Wilson
  • George Ross
  • Rhode Island

  • Stephen Hopkins
  • William Ellery
  • South Carolina

  • Edward Rutledge
  • Thomas Heyward, Jr.
  • Thomas Lynch, Jr.
  • Arthur Middleton
  • Virginia

  • George Wythe
  • Richard Henry Lee
  • Thomas Jefferson
  • Benjamin Harrison
  • Thomas Nelson, Jr.
  • Francis Lightfoot Lee
  • Carter Braxton

Demolizione controllata? 7

Riprendiamo una scena del crollo delle torri. La sequenza è stata ripresa con una macchina fotografica motorizzata, quindi gli scatti sono successivi uno all’altro. Volendo si può anche calcolare la velocità di scatto e quindi, quella iniziale di caduta della torre. I complottisti affermano che le torri sono state demolite intenzionalmente provocando un crollo controllato. A sostegno della loro teoria mostrano delle foto dove si vedono degli sbuffi di polvere uscire dalle pareti delle torri gemelle.

Adesso, noi, con la sequenza fotografica vedremo che gli sbuffi non sono dovuti all’esplosione di cariche esplosive ed in oltre che l’incendio si propagò anche ai piani inferiori di quelli dell’impatto.

Noteremo dei punti rossi molto vividi segno di una temperatura particolarmente alta.

Il lato mostrato è quello posteriore, come si può notare l’incendio è anche qui, quindi si può presupporre che tutto il piano sia in fiamme. Osservate l’antenna ed usate come riferimento le parabole (quelle palle attaccate all’antenna) al fine di determinarne l’altezza rispetto il tetto. Adesso spostate la vostra attenzione sulla destra della torre e noterete un oggetto in caduta libera, parallelo allo spigolo. Più in basso di esso c’è del fumo, alla stessa altezza dell’incendio che si vede benissimo. Ora spostatevi sul lato opposto e fissate la vostra attenzione sullo spigolo della torre in corrispondenza della linea dell’incendio. Le fodere d’alluminio delle colonne d’acciaio, sono staccate, sintomo di una pressione anomala che ha deformato le coperture.

Guardate l’insieme della torre da quel punto, e andando in alto vi accorgerete che essa pende leggermente verso sinistra (aiutatevi con le linee verticali disegnate dalle colonne. Usate questi indizi per giudicare l’evolversi degli avvenimenti.

Osservate come all’altezza del pavimento dove ci sono le fiamme, esistono già degli sbuffi di fumo che fuoriescono dalla struttura L’antenna è ancora al suo posto mentre il corpo che precipita è ancora più in basso rispetto lo scatto precedente. Per aiutarvi, usate le linee orizzontali della struttura.

L’antenna è ancora al suo posto, anche se più inclinata a sinistra rispetto a prima mentre il corpo ha raggiunto gli sbuffi che escono dal piano in fiamme .

L’antenna è ancora lì ma inclinata verso sinistra mentre il corpo ha superato gli sbuffi e si appresta ad uscire dall’inquadratura.

Ora fate attenzione. Succede un fatto anomalo, il fumo che copriva interamente il tetto della torre, improvvisamente si abbassa mostrando il parapetto, come se fosse stato aspirato verso il basso. L’antenna ora è più bassa ed inclinata. Le fiamme sono soffiate all’esterno dalla struttura mentre prima erano all’interno ed allineate al piano. Lo sbuffo laterale aumenta d’intensità, anch’esso soffiato verso l’esterno. Già si notano, sulla destra, parti della struttura che precipitano, nessuna sulla sinistra. Possiamo presupporre che l’inclinazione della parte superiore della torre stia facendo cadere le macerie, all’interno quelle di sinistra ed all’esterno quelle di destra. Lo potete dedurre da come il fumo sul lato sinistro sia inclinato verso sinistra. E’ evidentissimo il differente andamento tra destra e sinistra.

Notate come il fumo che prima si era abbassato, ora stia tornando in alto ma permane la separazione tra destra e sinistra. Le fiamme sono tornate all’interno della struttura e coperte dal fumo ma aumenta la violenza e la distanza alla quale è scagliato lo sbuffo. Notate quanto materiale sta precipitando sulla destra mentre a sinistra ancora non si notano detriti. Osservate attentamente al centro della torre immediatamente sotto il fumo, c’è un’altro sbuffo appena accennato.

Tutta la struttura al di sopra dell’impatto sta collassando sui piani inferiori che si disintegrano. Parti sono proiettate distanti dalle pareti verticali. Lo sbuffo che si trovava in alto a destra della torre continua a proiettare materiale. Quello al centro frontale aumenta d’intensità così come quello a destra in basso. I piani superiori collassando stanno sfondando i solai inferiori scomponendo l’energia cinetica rivolta verso il basso in due vettori:

· Uno sul piano orizzontale

· L’altro su un piano inclinato di 45° rispetto la verticale.

Il fumo, più leggero, è spinto sul piano orizzontale e quindi fuoriesce orizzontalmente dalla torre, mentre tutto il resto che sta crollando segue l’andamento inclinato lanciando verso l’esterno le parti di struttura che compiendo un arco si andranno a schiantare sugli edifici tutt’intorno. Notate ancora il netto comportamento dei due lati, quello destro e quello sinistro. I detriti a destra sono più bassi di quelli a sinistra, come se avessero tempi di caduta differenti. Il fumo non è ancora una palla (quindi nessuna esplosione) ma continua ad avere due comportamenti nettamente diversi sui lati. Ancora più in basso, sul lato destro si nota un’altro sbuffo con fuoriuscita di detriti.

Osservate, con l’avanzare del crollo, l’enorme compressione dovuta alla parte alta della torre che è ancora integra, demolisce tutto quello che trova in basso. Tutto il resto si evolve naturalmente.

Il fronte di caduta ha ormai raggiunto il primo sbuffo che si trovava al centro della facciata. Gli altri due a destra aumentano la loro attività. Si nota un incremento significativo di detriti che cadono dal lato sinistro.

Notate quanto materiale è proiettato al di fuori della torre. Ancora c’è un diverso comportamento tra destra e sinistra. Mentre a destra i detriti cadono compiendo un arco, a sinistra cadono verticalmente. La nuvola di fumo è sempre inclinata a sinistra sul lato sinistro mentre ha la più naturale forma a “palla” su quello destro. Gli sbuffi sono solo sul lato destro e sulla facciata.

Collassano le pareti esterne che non reggono più l’enorme peso in.

Notate dei puntini rossi in mezzo al fumo. La fuoriuscita di materiale dagli sbuffi è violenta.

Aguzzate la vista e tra il fumo noterete più di un puntino rosso a diverse altezze. Questo significa che gli incendi si trovavano anche al di sotto del punto d’impatto Ormai il fronte di caduta ha raggiunto la zona di dove prima si trovavano gli sbuffi, quello al centro della facciata e quello laterale destro. Lo sbuffo a destra non c’è più, ma al posto suo compare un grosso pezzo di struttura che precipita portandosi dietro il suo fumo. Il crollo a sinistra non è ancora evidente come quello a destra e continuano a non esserci sbuffi.

Ancora puntini rossi a macchia di leopardo. Notate come da sinistra, adesso, parti della struttura stiano precipitando quasi intere. Pezzi da decine di tonnellate si stanno riversando ovunque. Il crollo di destra è sempre più basso di quello a sinistra e più ampio.

aumentano le parti in caduta libera. Il fronte di caduta è sempre più in basso rispetto a quello del crollo.

Da sinistra precipiano parti massicce, molto più grandi di quelle di destra.

Il fronte del crollo avanza soffiando aria ed alimentando gli incendi. I puntini rossi diventano più vividi e si spostano in basso anticipando il fronte del crollo. Il comportamento del fuoco è normale, la struttura collassante sta funzionando da mantice alimentando i focolai dei piani inferiori. Notate a destra, la parte di struttura che si trovava all’altezza del secondo sbuffo, sta precipitando ruotando su se stessa, tirandosi dietro il proprio fumo. Quella struttura è stata direttamente interessata dall’incendio altrimenti non fumerebbe in quel modo. A sinistra grosse porzioni di struttura si spezzano precipitano ma non hanno fumo. Il fronte di caduta è sempre obliquo, esso anticipa quello del crollo.

Considerazioni

Abbiamo visto nell’introduzione di quest’indagine ed a pagina 4 di come siano effettuate le demolizioni controllate. Adesso se veramente si è voluto deliberatamente distruggere le torri, dove sono state poste le cariche? Quante? E con quale sequenza sono state fatte esplodere?

La serie mostrata non mette in risalto nessun’esplosione. Ma anche volendo ammettere che gli sbuffi dipendessero dalle esplosioni delle cariche usate per demolire le torri, ne sarebbero state usate così poche? Continuiamo col ragionamento.

Abbiamo visto solo 2 esplosioni sul lato destro e 2 al centro della facciata, quelle 4 cariche avrebbero fatto crollare una torre progettata per assorbire un impatto di un 707? Torri che, a quanto si è visto hanno resistito dando il tempo alla maggior parte del personale di mettersi in salvo? Tra l’altro abbiamo visto che gli sbuffi della facciata non hanno aperto crepe nella struttura ma si sono limitate a soffiare una nuvola di polvere e null’atro

Siamo seri! Torniamo con i piedi per terra! Smettiamo di parlare di demolizione controllata. In una demolizione controllata le cariche sono poste tutt’intorno all’edificio, in basso ed in alto. La sequenza non ci mostra esplosioni a “corona” tutt’intorno all’edificio e tanto meno esplosioni in sequenza dall’alto verso il basso. Vi ricordo di ricontrollare a pagina 4 la procedura di demolizione.
Il fronte del crollo è sempre in ritardo rispetto quello di caduta ed entrambi seguono un andamento oblicuo da sinistra verso destra. Ne deduciamo che la parte destra è collassata prima della sinistra. Tra l’altro il collasso di destra ha provocato la frantumazione della struttura in parti piccole mentre quello di sinistra ha fatto precipitare ampie porzioni delle colonne esterne. Abbiamo visto come la maggior parte delle fiamme risiedevano nella parte destra della torre

Conclusioni

Da quello che abbiamo visto e dall’ausilio della conoscenza delle demolizioni controllate possiamo affermare che le torri non sono state deliberatamente distrutte dagli americani. Che i crolli ed i collassi sono stati causati da una serie di circostanze e coincidenze :

  • Un impatto che ha causato la perdita del 95% della resistenza meccanica
  • Focolai che alimentati da tutto quello che si trovava all’interno della struttura hanno generato , trovandosi al chiuso, un’innalzamento della temperatura tale da indebolire ulteriormente la resistenza meccanica
  • Il vento potrebbe aver agito da elemento scatenante, ricordiamoci che le torri erano alte 400 metri ed erano state progettate per resistere con la struttura integra alla pressione del vento a quella quota.

Demolizione controllata? 6

Continuiamo con l’avvicinamento al WTC7 Dalle mappe e dalle foto esposte nei precedenti articoli abbiamo visto che i crolli delle torri non sono avvenuti verticalmente perchè sono stati coinvolti anche tutti gli edifici facenti parte del WTC (World Trade Center).
Adesso passiamo ad analizzare il perimetro esterno del WTC e cioè quella serie di edifici identificati col nome di WFC (World Financial Center). Aiutiamoci con un’altra cartina e con una tabella di riferimento.

No. Block Lot Address Name Color Code Rating
1 16 100 395 South End Ave. Gateway Yellow Moderate Damage
2 16 120 120 West St. 1 WFC Tower A Yellow Moderate Damage
3 16 120 120 West St. South Bridge Yellow Moderate Damage
4 16 120 120 West St. 1-2 WFC Link Bridge Yellow Moderate Damage
5 16 120 125 West St. 2 WFC Tower B Blue Major Damage
6 16 140 200 Vesey St. 3 WFC Tower C – Annex Blue Major Damage
7 16 140 201 Vesey St. Winter Garden Building Blue Major Damage
8 48 1 2 Wall St. Yellow Moderate Damage
9 49 2 111 Broadway. Yellow Moderate Damage
10 51 14 125 Greenwich St. Yellow Moderate Damage
11 51 16 90 Trinity Pl. Yellow Moderate Damage
12 52 10 120 Cedar St. Blue Major Damage
13 52 15 110 Trinity Pl. Yellow Moderate Damage
14 52 21 120 Liberty St. Yellow Moderate Damage
15 52 22 124 Liberty St. Fire Station Yellow Moderate Damage
16 52 30 106 Liberty St. Yellow Moderate Damage
17 52 7501 110 Liberty St. Yellow Moderate Damage
18 52 7502 114 Liberty St. Engineering Building Blue Major Damage
19 53 23 5 Carlisle Yellow Moderate Damage
20 53 28 1 Carlisle Yellow Moderate Damage
21 53 33 110 Greenwich St. Yellow Moderate Damage
22 54 1 130 Liberty St. Bankers Trust Blue Major Damage
23 56 1 130 Cedar St. Blue Major Damage
24 56 20 155 Cedar St. Greek Orthodox Church Black Collapse
25 56 4 90 West St. Blue Major Damage
26 58 WTC 1 North Tower Black Collapse
27 58 WTC 2 South Tower Black Collapse
28 58 WTC 3 Marriott International Hotel Black Collapse
29 58 1 WTC 4 South East Plaza Red Partial Collapse
30 58 1 WTC 5 North East Plaza Red Partial Collapse
31 58 1 WTC 6 Custom House Red Partial Collapse
32 84 WTC 7 Black Collapse
33 62 1 1 Liberty Plaza. Yellow Moderate Damage
34 63 1 10 Cortland St. Yellow Moderate Damage
35 63 3 22 Cortland St. Yellow Moderate Damage
36 63 6 27 Church St. Century 21 Yellow Moderate Damage
37 63 13 189 Broadway. Yellow Moderate Damage
38 63 16 187 Broadway. Yellow Moderate Damage
39 65 10 9 Maiden Ln. Jewelers Building Yellow Moderate Damage
40 65 16 174 Broadway. Yellow Moderate Damage
41 80 4 47 Church St. Millennium Hotel Yellow Moderate Damage
42 84 1 140 West St. Verizon Blue Major Damage
43 86 1 90 Church St. Post Office Yellow Moderate Damage
44 88 2 12 Vesey St. Yellow Moderate Damage
45 88 8 26 Vesey St. Yellow Moderate Damage
46 88 10 28 Vesey St. Yellow Moderate Damage
47 88 13 14 Barclay St. Yellow Moderate Damage
48 125 20 100 Church St. Yellow Moderate Damage
49 126 2 110 Church St. Yellow Moderate Damage
50 126 9 45 Park Pl. Blue Major Damage
51 126 27 120 Church St. Yellow Moderate Damage
52 127 1 30 West Broadway. Blue Major Damage
53 127 18 75 Park Pl. Yellow Moderate Damage
54 128 2 224 Greenwich St. Yellow Moderate Damage
55 136 15 60 Warren St. Yellow Moderate Damage
56 138 16 128 Chambers St. Yellow Moderate Damage

Ancora una volta non si può certo dire che il crollo delle torri sia stato pilotato, sempre che non si sia incantato il disco delle menzogne complottiste. Ma come può essere successo tutto ciò? Prima di tutto dobbiamo capire quanto fossero grandi le torri e quanta superficie coprivano. Ancora una volta le foto ci sono di grande ausilio.

Da qui possiamo vedere benissimo di quanto spazio c’era tra le colonne dell’armatura esterna e la loro dimensione fisica (considerate che sono foderate d’alluminio).

Questa foto è stata scattata dal WTC2. Si vede il lato sud del WTC1, il marriot Hotel ed aguzzando la vista si nota al centro della foto leggermente in alto il tunnel che univa il WTC al WFC. I palazzi alla sinistra sono quelli del WTC2 e 3. Impressionante l’altezza vero?

Questo è l’atrio di una delle torri. Potete vedere le colonne principali che poi si dividevano per 3 nel loro andamento verticale. Proprio avanti a sinistra si possono vedere quelle del core foderate dal marmo.

Questo invece è il WTC7 visto sempre dalla WTC2. Vicino vero? Guardandolo così si può benissimo immaginare che sia stato investito dai detriti delle torri. Gli edifici bianchi proprio qui sotto sono il WTC6 e 5. Pensate c’è gente che ancora crede che i detriti delle due torri sono caduti verticalmente alla base delle stesse.Ricontrolliamo un attimo come erano costruite queste benedette torri

Questa è la struttura. Le mensole che si vedono sono i supporti dei solai, non ci credete? Allora guardate meglio la foto più in basso. Osservate bene come sono fissati i solai e sopratutto la dimensione della struttura che li compone.

Come potete notare la struttura è leggerissima. Dato che non fa parte della struttura portante non è necessaria la robustezza agli sforzi.
I solai in questo caso servono solo a sostenere uno sforzo statico verticale.
Credete che l’acciaio che li compone avrebbe sopportato le temperature della combustione?
I complottisti parlano di un massimo di 600 gradi. Ammettendo che abbiano ragione, si può credere che siano stati sufficenti a indebolire e piegare la struttura?

Lo sapevate che i solai erano appoggiati e non bloccati? Il motivo è semplice. I solai avevano la necessita di avere intorno lo spazio necessario alla dilatazione termica e quindi si dovevano muovere in uno spazio all’interno della struttura senza trasferire pressione sulle pareti costituite dalle colonne esterne. Tutto intorno ed all’interno esisteva un giunto elastico che in termini tecnici si chiama giunto di dilatazione. Avete mai fatto caso a quei tagli a distanza regolare che viene fatto nel cemento dei marciapiedi o delle piattaforme? Quei tagli funzionano come un giunto di
dilatazione e servono ad impedire che il cemento si spacchi a causa dei movimenti termici. Altra cosa da prendere in considerazione, i solai non hanno tutti lo stesso peso. Mano a mano che si sale il peso deve diminuire e quindi sia i solai che le strutture si alleggeriscono e rastremano. Da cui si deduce che la dimensione delle colonne alla base non poò essere la stessa di quelle in alto.
Altra cosa non meno importante è il peso complessivo della struttura e la pressione che esercita sulla superficie su cui insiste. Allora se i dati che ho trovati in internet, presso un sito complottista sono esatti, le torri dovevano pesare circa 98.000 tonnellate al progetto per un peso effettivo di 244.5 kg per metro quadrato, a questo poi bisogna aggiungere tutte le infrastrutture.

Each tower had an effective floor area of 319,000 m2 and used 87,000 tonnes of steelwork.The reported quantity of structural steel used in the
construction of the towers, varies from 175,000 to 220,000 US short tons, with the most commonly quoted figure being 192,000 tons, that
is, 96,000 tons (87,091 tonnes) per tower.]

Facciamo due calcoli (sempre con i dati dei complottasti), The potential force of the impact from each plane can be approximately calculated and the figures are very large. The weight of each plane would have been approximately 150 tonnes, according to the media reports and Boeing
data on this type of plane. The plane would have been traveling at around 800 kms/hour at impact. This gives a momentum of Momentum =
150 x 800/3.6 = 33,333 tonnes.m/sec.

If the plane was arrested by the building in effectively 0.6 seconds, which is a reasonable estimate based on a linear deceleration over
the 63.5 m width of the building, then the force exerted on the building is the momentum/effective time to arrest, i.e.,
Force = 33,333/0.6 = 55,555 kN.


To put that in perspective, the ultimate limit state design wind pressure over the entire height of the building is 220 kg/m2 2). This gives a ULS
wind force on one face of the building of 58,400 kN.

Wind Force = 220 x 63.5 x 411 = 5,741,670 kg-force = 5,741,670 x 9.8 N = 56,268,400 N = 56,268 kN

Thus the potential force of impact from the plane is 95% of the design ultimate limit state wind load on the building!

Ecco cosa riportano I complottisti, per affermare cosa? Che le torri non potevano crollare a causa degli impatti e degli eventi collaterali perchè :


If any core columns were taken out by the impact, then clearly, the undamaged core columns would have to carry an increased compression
load. That this implies that the perimeter frame to floor connections must be put under severe stress, is false. The remaining core columns had ample reserve strength to handle the increased load (by themselves). The loading on these columns could be increased more than 400% before failure occurred (one would need to be remove 37 of the 47 core columns to increase the load on the remaining columns by 400%). The perimeter columns had even more reserve strength. Here is a quote from Engineering News Record,
April 2, 1964.


A design procedure that will be used for structural framing of the 1,350-ft high twin towers of the World Trade Center in New York City gives the exterior columns (perimeter columns) tremendous reserve strength. Live loads on these columns can be increased more than 2,000% before failure occurs.

Bla, bla, che il calore non poteva deformare la struttura e che quindi le torri sarebbero dovute crollare in 15 secondi invece di 10! Ma dico dopo
tutti i calcoli fatti la struttura aveva subito un impatto che ne aveva inficiato il 95% della resistenza, le rimanenti colonne venivano sovraccaricate del 400% e le torri non dovevano cadere? Ma bastava un alito di vento, altro che cariche esplosive.