Quei Caduti a cui Ghaddafi deve chiedere scusa.

Ieri in Santosepolcro/Non Porgiamo l’ altra Guancia ho scritto qualcosa a riguardo della vera storia politico/militare italiana in Libia.



http://santosepolcro.splinder.com/post/20745923/Il+razzismo+antiitaliano+dei+c



Oggi voglio ricordare gli 8898 caduti italiani durante la giusta appartenenza della Nostra Quarta Sponda al Territorio Italiano. Sancita, come ricordavo, dal Trattato o Pace di Losanna. 1432 caduti della Guerra Italo-Turca del 1911-12 ed i quasi 7500 morti contro i ribelli e terroristi libici tra il 1912 ed il 1939.

Questi i combattimenti in cui caddero:





a) Occupazione della Tripolitania

23 ottobre 1911 : Combattimenti di Sciara Sciat e Bu Maliamar

4 dicembre 1911 : Sidi el Hani, Ain Zara, Tagiura

8 giugno 1912 : Battaglia di Zanzur

23 ottobre 1911 : Occupazione di Homs

27 febbraio 1912 : Combattimento di Mergheb

1-2 maggio 1912 : Combattimento ed occupazione di Lebda

10 aprile 1912 : Sbarco e combattimento di Buchemasc (zuara)

5 agosto 1912 : Occupazione di Zuara

8 luglio 1912 : Combattimento ed occupazione di Zuara

b) Occupazione della Cirenaica

18 ottobre 1911 : Sbarco a Bengasi

28 novembre 1911 : Combattimento di El Coefia

12 marzo 1912 : Battaglia delle 2 Palme

16 ottobre 1911 : Sbarco a Derna

3 marzo 1912 : Combattimento di Bu Maafer e Sidi Abballa

17 settembre 1912 : Combattimento di Ras el Lebem

4-9 ottobre 1912 : Sbarco a Tobruk

22 ottobre 1912 : Combattimento a Tobruk

c) Conquista altipiano Cirenaico (1912-1914)

Combattimenti a Benina, Regima, el Merg, Slonta, Cirene, Marsa Susa, Faida, Teniz, Talfagà, Zaviet el Beda, Ain bu Scimrat, Sidi Garbaa, Ettangi, Martuba, El Mdauuar, Bir Gandula, Sceleidima, Zuetina, Agedabia




d) – 1922-1924 Riconquista Tripolitania

e) – 1923-1924 Riconquista Cirenaica

f) – 1925-1938 Operazioni di Polizia Coloniale.

Questi quasi 7500 caduti per mano terrorista ed assassina in tempo di pace (1912-1939), insieme a quelli della Guerra Italo-Turca ed agli Eroi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale contro gli invasori britannici nelle Battaglie di Bardia, Agedabia, Tobruk, Capuzzo, Bel Amed, Scief Sciuf, Sidi Rezegh, El Adem, Bir el Gobi, Bir Hacheim, Alem Hamza, Harmat, Aslag, Ualeb, Gad el Amar, Mteifel el Abis, Bir Tamar, Harmat, Gasr R’gem, Acroma e Cufra, chiedono rispetto e ricordo imperituro. Chiedono a Ghaddafi di chiedere lui scusa al Popolo Italiano ed a quegli Eroi che Non Dimenticheremo.

ELEZIONI EUROPEE: CHI HA PERSO POCO E CHI CREDE DI AVER VINTO MOLTO.

E’ finalmente calato il sipario anche su queste ultime consultazioni elettorali per il rinnovo del Parlamento Europeo, consultazioni queste, inutile negarlo, da sempre scarsamente “sentite” sia dal “palazzo” che dalla gente comune, se non come mera occasione di verifica dei più freschi orientamenti assunti dall’elettorato domestico verso chi, pro tempore, detiene la responsabilità del governo del Paese e chi si arrabatta invece per mettergli i bastoni tra le ruote, e possibilmente rosicchiargli qualche consenso, come opposizione, al fine di trarne conclusioni utili soltanto per le consuete schermaglie che animano il teatrino politico interno.
Se non proprio giustificabile, questo atteggiamento mentale è per lo meno facilmente spiegabile: nonostante l’esistenza di questo Parlamento eletto a suffragio universale e la moneta unica, infatti, l’Unione Europea, piaccia o non piaccia, è ancora ben lungi dall’essere (e chissà se mai lo diverrà) quello che si dice uno stato federale, come lo sono, ad esempi, gli Stati Uniti d’America. Con i nostri voti per l’Europa, noi non eleggiamo, cioè, una maggioranza che poi esprimerà un vero esecutivo comunitario dotato di poteri effettivi e diretti di governo e, soprattutto, con la titolarità esclusiva della politica estera dell’intera Unione, divenuta così un unico soggetto di diritto internazionale. E’ dunque in un certo qual modo naturale che, malgrado le direttive europee disciplinino ormai svariatissmi aspetti della nostra vita e condizionino la politica del Paese, si possa non percepire, avvicinandosi a queste elezioni, quella stessa sensazione di compiere una scelta fondamentale per i nostri destini di governati provata invece quando si tratta di votare per le politiche o per le amministrative, ma, nella campagna elettorale appena conclusasi e negli attuali dibattiti del dopo-voto, pare si sia andati e si stia andando ben oltre la fisiologica messa in secondo piano dei temi squisitamente europei per concentrarsi quasi esclusivamente sulle ripercussioni dell’esito della consultazione comunitaria sugli equilibri politici interni.
Nei mesi precedenti il voto, certe forze politiche italiane hanno deliberatamente scelto di trasformare la campagna elettorale per le europee nella più aspra battaglia senza esclusione di colpi, leciti ed illeciti, mirante a demolire l’avversario sul piano morale ed umano prima ancora che su quello politico.
Lo spettacolo è stato, a tratti, indegno; si è cercato di sfruttare di tutto: dai guai familiari del capo del governo a suoi presunti illeciti, dalle allusioni a suoi possibili rapporti ambigui con candide diciottenni alle ineleganti disquisizioni sulle qualità estetico-intellettive di talune candidate di parte governativa.
Nell’obbiettiva difficoltà ad esercitare un’opposizione motivata, brandendo argomenti validi, contro un governo che ha aumentato sensibilmente la sicurezza nelle strade cittadine, che sta migliorando il rendimento della Pubblica Amministrazione introducendovi la cultura della meritocrazia, che darà la possibilità ai terremotati d’Abruzzo di andare ad abitare in vere case dopo pochi mesi dal verificarsi del sisma stesso, e che ha finalmente adottato una drastica, ma efficace, politica di contrasto all’immigrazione clandestina via mare, gli avversari non hanno disdegnato neppure il ricorso a colpi bassi abbondantemente al di sotto della cintura, come quello di dubitare persino delle qualità di buon educatore del premier per ipotetici nuovi figli, suscitando le giuste rimostranze della prole reale già cresciuta, e cresciuta bene, maggiorenne e vaccinata.
Alla fine, lo scadente antiberlusconismo fine a sè stesso, in bocca a chi avrebbe invece avuto il compito istituzionale di proporre serie alternative alla politica governativa, non è stato per questi pagante, ed ha determinato soltanto il rafforzamento dell’ala peggiore dell’opposizione, quella che tanto più prospera quanto più la buona politica latita.
I risultati della sfida sono noti: la coalizione al governo in Italia ha saldamente tenuto, come pure il centro-destra di Sarkozy in Francia, mentre una crisi della sinistra che non è solo nostrana, ma generalizzata, ha portato a grosse delusioni per le forze al potere in quasi tutto il resto d’Europa.
Il PDL ne è uscito con un risultato leggermente inferiore alle aspettative, è vero, ma i suoi due punti percentuale in meno rispetto alle elezioni politiche di poco più di un anno fa non sono i ben sette in meno riportati, nello stesso raffronto, dal PD, che pure si dichiara soddisfatto per essere almeno riuscito ad arginare uno “sfondamento” senza precedenti da parte dell’avversario, imponendogli una “battuta d’arresto”.
E’ infatti tra le più consolidate tradizioni italiane quella di vedere tutti il bicchiere mezzo pieno dopo le tornate elettorali; ed anche chi ha perso poco o tanto si sente sempre un po’ vincitore.
Pur rimanendo sostanzialmente inalterato l’equilibrio tra le coalizioni di maggioranza e di opposizione, i due protagonisti principali sulla scena politica nazionale ci hanno invero entrambi rimesso qualcosa, seppure in misura diversissima, a vantaggio dei loro rispettivi alleati più “esuberanti”, ma è innegabile che vi sia stato chi, dalla prova, ha avuto conferma di avere fin qui operato secondo le aspettative di chi lo ha eletto e chi, invece, ha ricevuto un forte segnale dell’urgenza di un cambiamento di rotta.
Tommaso Pellegrino

Cesare Battisti ed i soliti propositi.

Leggo che il terrorista Cesare Battisti ha ieri dichiarato a mari e monti che, in caso di estradizione in Italia preferirà scegliere il suicidio. Poichè in passato abbiamo assistito a tante dichiarazione di sinistri poi rimaste senza esito, come di chi voleva abbandonare l’ Italia in caso di sconfitta elettorale, oppure tanti scioperi della fame non conclusi, vedremo se, nel caso di buon esito

Global news

Il progresso non si arresta di fronte a nulla. La specie canina diviene finalmente razza, grazie ad una provvidenziale iniziativa intrapresa dalle Nazioni Unite. Considerato il grande successo dello stesso esperimento svolto dal Governo Mondiale sui paguri bernardi e le oloturie, gli Illuminati hanno deciso di estenderlo ad alcuni mammiferi terrestri, nella prospettiva di proseguire in un non

IL 25 APRILE, ALEMANNO ED ALTRO…

Come ad ogni sopraggiungere di tale data cruciale, anche in vista di questo 25 aprile ci si era già pressochè rassegnati ad assistere alle consuete polemiche di bassa lega e manovre di appropriazione della festa ad opera di un solo versante politico ben definito, manovre in passato sempre favorite, bisogna ammetterlo, anche dalle sostanziali assenze nelle sedi più opportune e dalla rinuncia, per quieto vivere, a rivendicare con la dovuta energia il proprio ruolo nella lotta resistenziale, o, almeno, il proprio diritto a festeggiare come tutti la riconquistata libertà, da parte di quei protagonisti di altri orientamenti politici che sono spesso ben più sinceri fautori degli ideali posti alla base della nostra democrazia di quanto non lo siano gli apparenti padroni della festa, ma non altrettanto aggressivi e possibilitati a convogliare grandi masse, a proprio sostegno, nelle piazze ove solo chi fa più chiasso sembra avere diritto di cittadinanza.
Invece, quest’anno, qualcosa sembra essersi finalmente mosso nel senso del reciproco venirsi incontro tra italiani e dell’intendere la ricorenza come veramente “nazionale” anzichè appannaggio di una sola parte.
Il presidente della Repubblica, gesto ancora più significativo in quanto compiuto proprio da una delle più autorevoli personalità di quella sinistra da sempre ritenutasi depositaria esclusiva di storia e valori della lotta partigiana, si è recato a Montelungo, dove ad esordire contro i tedeschi non furono i partigiani, ma i militari regolari del ricostituito Regio Esercito, ed ha ricordato che a “nessun caduto di qualsiasi parte (…) si può negare rispetto e pietà”.
Il capo dell’opposizione ha invitato quello del governo a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, come non aveva mai fatto precedentemente (magari nella segreta speranza che rifiutasse, così da avere l’appiglio per innescare sterili polemiche, come da migliori tradizioni di ogni anno a questa data), e questi ha accettato, ancorchè non recandosi a Milano (come avrebbe voluto il Franceschini) o in altra piazza “calda” del Nord Italia, teatro effettivo dei fatti insurrezionali di sessantaquattro anni fa, dove ad attenderlo sarebbero state soprattutto masse mobilitate dalle forze politiche prevalenti in quel contesto (e quindi, inutile negarlo, da quelle di sinistra, con tutta la buona volontà ben difficilmente immaginabili ad osannare Berlusconi) e che, comunque, non avrebbe certo costituito una cornice adatta per la presenza di un capo di governo, ma prma presenziando alla cerimonia ufficiale nella capitale e poi recandosi in quel di Onna, già teatro di una strage nazista ed oggi provata dalla tragedia del terremoto abruzzese.
Negli interventi di tutte le personalità della maggioranza, secondo taluni ancora in bilico tra nostalgie mussoliniane e conversione all’antifascismo, la piena adesione ai valori democratici e costituzionali, trionfanti con la vittoria di quanti, nel ’43-45 combatterono contro il nazifascismo, è stata inequivocabile come mai in precedenza, e, se questo può apparire in un certo qual modo scontato per quanto riguarda gli esponenti del PDL provenienti da Forza Italia, da sempre in prima linea nella difesa dei valori liberali, essa non si è rivelata meno convinta da parte anche degli ex di Alleanza Nazionale, vale a dire del partito discendente da quel MSI ancora pochi anni or sono non certo sospettabile di eccessivo antifascismo.
Il passo successivo è stato il pieno accoglimento della richiesta avanzata dall’opposizione (chissà se, anche in questo caso, per cercare la rissa nel caso di una risposta a picche) di ritirare un discutibile progetto di legge che avrebbe equiparato combattenti repubblichini, partigiani e del Regio Esercito cobelligerante nel comune diritto a cavalierati e vitalizi.
Al netto accoglimento di questa richiesta, e alla netta presa di posizione su quale sia, tra le parti in lotta nel ’43-45, quella da ringraziare per le odierne libertà democratiche, non ha mancato di associarsi neppure il sindaco della capitale ed ex dell’estrema destra Alemanno; lo stesso che, giorni fa, è stato bersaglio di gratuiti apprezzamenti non propriamente benevoli da parte di un patetico sindaco di Parigi che vogliamo credere solamente disinformato sulle reali posizioni del suo collega romano, e non in aperta malafede.
Parrebbe, quindi, che più nulla possa offrire il destro ad insinuazioni sulla mancata condivisione dei valori fondanti della nostra Repubblica, almeno tra le grandi forze politiche destinate ad alternarsi democraticamente alla guida del Paese.
Certo rimarrà qualche isolato a non accorgersi del progredire del treno della Storia, come chi ha tanto cretinamente (ma anche prevedibilmente) contestato Formigoni a Milano, o come chi resterà fermo su posizioni ormai fuori del tempo anche sul versante politico opposto. Ma saranno persone e gruppi che si autoemargineranno, che saranno sempre in meno e peseranno sempre meno.
La condvisione dei valori di base è invece essenziale in una moderna democrazia degna di tale nome, non c’è alcun grande Paese in cui questa non si sia realizzata, e poi si potrà, anzi si dovrà, differenziarsi e confrontarsi su tutto il resto.
Tommaso Pellegrino

25 aprile: vengo anch’io ? No, tu no !

Dopo essermi occupato in “La peggio gioventù” dell’ uso della parola “resistenza” negli slogan rossi degli anni ’70, passo ora qui a ricordare che, in questo clima celebrativo resistenziale, ancora una volta rimangono fuori dalla memoria migliaia di combattenti di un Esercito Regolare, che combatterono in Divisa per oltre un anno e mezzo continuando una guerra, voluta e sentita dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, decisamente Fascista il 10 Giugno 1940, restando alleati ai paesi con cui ci si era schierati inizialmente. Parliamo naturalmente dei Combattenti dell’ Esercito della Repubblica Sociale Italiana, che pagarono con un altissimo tributo di sangue, anche a guerra finita da tempo, questa loro fedelta’ e coerenza. Anche in combattimenti contro i veri invasori di allora, gli angloamericani, i francomarocchini, i polacchi, i neo-zelandesi, i canadesi, i brasiliani, gli juogoslavi e tutte le variegate formazioni che si succedettero nel corso degli ultimi tempi della II° Guerra Civile Europea nella progressiva occupazione d’ Italia.

Ancora oggi, anche nei vari discorsi ufficiali, li si dimentica oppure si pretende di parlare per loro, inneggiando a valori resistenziali per i quali moltissimi italiani ebbero lutti anche dopo la fine della guerra e, successivamente, anche negli Anni di Piombo. E pretendendo che tutti gli italiani guardino oggi beati a quei valori, omettendo che, negli Anni del Consenso, la stragrande maggioranza degli Italiani si identificarono negli Ideali del Fascismo, alternativi alla forma di governo democratica e parlamentare. Che rimane UNA delle tante forme di governo.

Tra di loro, voglio ricordare oggi il Reggimento Alpini Tagliamento, che si distinse nella lotta contro i partigiani di Tito, come nella battaglia di Tarnova della Selva (oggi in territorio temporaneamente Sloveno), per impedire l’ occupazione dell’ intero Friuli-Venezia Giulia da parte jugoslava con l’ avvallo di Togliatti.
Questi Alpini, oggi dimenticati, collaborarono verso la fine del conflitto con i partigiani anticomunisti della Osoppo (quelli uccisi a Porzùs, per intenderci, di cui mi sono occupato in passato)per difendere la Patria, ed in particolare la città di Udine. Questi Soldati ebbero 720 uomini tra morti e dispersi, 608 furono i feriti, e 45 assassinati a guerra finita nel nome della resistenza e dell’ antifascimo.

La resistenza ce l’ha insegnato:uccidere un Fascista non è reato !

In questo clima di massificazione delle coscienze e delle idee, mi rifiuto di accodarmi alla glorificazione del 25 Aprile, impegnando i miei blog per ravvivare la memoria. Incominciando da questo, il più trascurato ma non il meno amato.Che, trattando gli Anni di Piombo, non può certo tralasciare di rammentare che negli anni ’70 tra gli slogan più odiosi che si sentivano nelle piazze italiane,

Vittorio Montiglio II

Ricevo dal Cile e volentieri pubblico, anche nel precedente post linkato:

Enrique:

“Questo post e molto antico ma anche lascio il mio comento, sono un studene de la Scoula Italiana Vittorio Montiglo a Santiago del Cile e se era fascita non lo so ma io credo di si perche per qualque significato mai ci hanno racontanto la suaa vita.Saluti dal Cile”
9:54 PM, aprile 17, 2009

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Come si vede, la censura non ha frontiere.
Grazie, Enrique. Esiste una via a Roma.

Primi grossi guai per Obama: La Destra di Lieberman al Governo in Israele.

Grossi guai per il pacifista ed amico dei ricercatori alla Frankestein,temporaneamente in carica negli USA: Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver raggiunto l’ accordo con il Partito di Avigdor Lieberman, Yisrael Beyteinu (La Nostra Casa d’ Israele ovvero Israele la Nostra Casa), che avrà cinque Ministeri importanti: Esteri, Sicurezza interna, Infrastrutture, Turismo e Integrazione. E’ un passo importante a dimostrazione che gli Israeliti di Israele hanno meno pregiudizi verso la Destra dei Miei Fratelli Israeliti d’ Italia, ancora legati o alla sinistra oppure a visioni della politica appartenenti ormai solo alla Storia. E che il Premier incaricato Netanyahu dimostra di non lasciarsi influenzare da esterni, a differenza di Berlusconi che non ha voluto patti esterni con La Destra.

Liebermann, nativo di Chisinau, un tempo Romania ed oggi facente parte della Moldavia, che avrà gli Esteri, è un continuatore della linea del Revisionismo Sionista fondato dall’ eroe della Prima Guerra Mondiale Zeev Jabotinsky, ammiratore di Benito Mussolini, di cui ho parlato nel post precedente. Davanti alle richieste di pacificazione di Obama intese come capitolazione davanti ad Hamas (in passato chiese la fucilazione di eventuali parlamentari della Knesset in contatto con l’ organizzazione palestinese), sarà un osso veramente duro, forse indigesto anche alla Sig. ra Clinton. Al tempo stesso il leader della Destra Israeliana è ideatore di quel “Piano Lieberman”

che potrebbe essere una giusta soluzione per l’ annoso conflitto arabo-israeliano.
Di Lieberman,spesso paragonato ad Heider ed ingiustamente tacciato di razzismo, riporto alcune frasi.
Sul conflitto:
“Si tratta dei nostri valori e delle nostre idee, e fa parte di uno scontro mondiale tra l’Occidente o il mondo libero e il mondo radicale islamico. Israele rappresenta il mondo libero, e l’Autorità Palestinese e Hamas rappresentano il mondo radicale islamico”.
Sul riportare i confini al 1967:
“la soluzione migliore è la separazione, come nei Balcani.”
Sugli arabi israeliani: “vogliono godere di tutti i vantaggi dell’Israele moderno, ma d’altro canto vogliono distruggerci dall’interno”.
Ed inoltre:
“Israele è sotto un doppio attacco terroristico, dall’interno e dall’esterno. E il terrorismo dall’interno è sempre più pericoloso del terrorismo dall’esterno”.
Per Obama, nuovi capelli bianchi…

Subdoli e minori!

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RomaSono quasi 8000 l’anno i minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia, e il loro numero è in costante crescita, soprattutto nelle città del centro-nord. Secondo lo studio promosso dall’Anci i minori arrivano in Italia, spesso con l’accordo delle famiglie. Tra loro sono tanti quelli che fuggono dalle strutture di accoglienza e dai servizi sociali (62% gli irreperibili nel 2006), e quasi il 60% «sono particolarmente esposti a percorsi devianti perchè privi di permesso di soggiorno».

I mezzi scelti per il viaggio sono tanti (a piedi, nascosti su traghetti, camion e autobus, in macchina accompagnati da «passeur» che falsificano i documenti di viaggio).

[fonte: un quotidiano dalla rete]

LA PATRIA SEGUITA A ESSERE
UN VERGOGNOSO COLABRODO
DOVE I CLANDESTINI PIAZZANO
LA LORO PROLE INFETTANDO
IL SISTEMA ECONOMICO E SOCIALE.
GLI SBARCHI DEVONO ESSERE BLOCCATI,
GLI IMMIGRATI RISPEDITI AL MITTENTE,
LA LORO PROLE SPEDITA INDIETRO
CON I RISPETTIVI GENITORI!
NON PERMETTIAMO LA TOTALE
DECADENZA DEL NOSTRO PAESE!


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+nuovopatriota+