LA DERIVA VERSO LA FOLLIA.

È come in una regata: dopo una prima boa di bolina si gira verso la seconda con il vento in poppa, e si va più forte con il vento in poppa…
Ma c’è un problema: ormai sempre più spesso nei campi di regata la prima boa è quella dell’antipolitica, errata ed utopistica per definizione, la seconda è quella della pura follia!
Abbiamo assistito in questi giorni ad alcuni fatti tanto tristi quanto incredibili e sconcertanti: sia per il fatto in se che per le reazioni che questo ha causato nella Collettività.
Tre su tutti che dimostrano quanto l’odierna Società sia malata e rischi di perdersi irrimediabilmente con una velocità ormai fuori controllo: i fatti di Oslo e i deliri di Anders Behring Breivik, la morte di una cantante drogata ed alcolizzata (Amy Winehouse) e la morte di un militare italiano (il caporalmaggiore David Tobini) in Afghanistan.
È sconvolgente che nelle ore immediatamente seguenti alle stragi di Oslo e al suicidio VOLONTARIO (perché una che vive in quel modo SI VUOLE UCCIDERE) della Winehouse sui principali social network siano apparsi più messaggi di cordoglio per la morte di una drogata che non di solidarietà ad un popolo colpito dalla follia di un invasato e che ha visto la perdita di 80-90 persone (ancora non si sa quante siano in realtà), la stragrande maggioranza delle quali minorenni. Ad oggi, a distanza di quasi 5 giorni dai fatti, tra i miei amici su face book, non ho ancora visto un commento per la Norvegia (eccezion fatta per quello di un militante di un movimento politico), mentre sono almeno 4 quelli sulla cantante.
Ancora peggio se parliamo del caporalmaggiore Tobini, QUARANTUNESIMO morto  ammazzato nella guerra mediorientale in cui siamo entrati solo ed esclusivamente per motivi economici, cui è stato dedicato poco più che un titolo sui notiziari televisivi dello stesso giorno e sui giornali del giorno dopo, perché si deve far spazio per pubblicare il menù del ristorante di Palazzo Madama.
Sviare l’attenzione, è questo lo scopo del vero potere, gestito dai vari Signor Nessuno, che in realtà hanno nome, cognome e numero di tessera di partito: é un discorso complesso ed articolato, ogni accadimento può essere sfruttato per portare vantaggi ad un piano prestabilito. Ma c’è un problema che ormai è ben tangibile, questo piano prestabilito porta vantaggi ad alcuni nel breve periodo che aumentano però l’instabilità mondiale e sfociano nell’entropia globale.
La gente si è assuefatta ad una sorta di rassegnazione verso gli accadimenti più gravi che la porta ad enfatizzare molto di più la perdita di un rifiuto umano di cantante (che da tanto si fa schifo da sola, riesce ad autodistruggersi), piuttosto che non i problemi reali del Mondo. Questo apre un varco in cui i veri manipolatori dell’opinione pubblica riescono ad insinuare e far accettare qualunque schifezza per un determinato periodo di tempo: fino a quando una persona non si sveglia dal proprio torpore e rinsavisce, solo che è quasi sempre troppo tardi.
Vengono a mancare dei punti fermi. L’opinione pubblica, o meglio la maggior parte della collettività, è spaesata, perde la messa a fuoco rispetto gli obbiettivi della Società: è confusa.
In questa situazione di confusione è vero tutto ed il contrario di tutto, ognuno può dire quello che gli salta in testa senza pensare se sia una cazzata o una grande rivelazione.
Sono le situazioni preferite da personaggi come Borghezio, colui che riesce a concentrare in un’unica persona tutti gli stereotipi negativi che nell’immaginario collettivo vengono attribuiti ai politici della Lega Nord. Un uomo che è stato “esiliato” in Europa (un “esilio” da circa 13.000 euro al mese) ma che riesce a far sfaceli anche da li.
Situazioni in cui Pisapia solidarizza con la famiglia di Carlo Giuliani e dichiara che “Era un ragazzo che sognava un futuro migliore” o in cui Paolo Cento dichiara che sul caso Battisti il Governo Italiano ha avuto una reazione esagerata. Sono situazioni in cui non esistono regole e può proliferare ogni ideologia. In una situazione del genere non può stupire che possano nascere anche derive come quella di Breivik.
Il malessere di fondo che pervade l’umanità intera genera una risposta, regolarmente sbagliata, che ciascuno di noi fornisce a questo malessere. È come se un malato, seppur conscio del proprio stato, facesse di tutto per aggravare la malattia piuttosto che cercare una via di guarigione. Ecco, in questa chiave di lettura si può accettare di prendere ad esempio Amy Winehouse, come icona della decadenza di un modello societario che cerca di autodistruggersi. Lei è stata vittima di se stessa, ha fatto una scelta libera, la stessa che molti non vogliono fare e combattono con tutte le loro forze. Non dobbiamo e non possiamo assuefarci al dolore, essere schiavi di un sistema che odiamo con tutte le nostre forze ma che continuiamo a foraggiare, a nutrire, ad ingigantire con i nostri atteggiamenti. Fino a che non verrà il giorno che ci renderemo tutti quanti conto che siamo noi stessi il male che ci sta uccidendo non riusciremo mai a migliorare il Mondo.
Breivik è l’esempio lampante di tutto questo. Un uomo che genera altra violenza in aggiunta a tutta quella che oggi pervade il Pianeta non può che definirsi un folle. Questo va ben chiarito. Il problema della decadenza della società odierna, dell’islamizzazione dell’Europa, della depravazione clericale, dello sfruttamento delle popolazioni deboli, della corruzione politica, etc., etc., etc., non può essere risolto con l’omicidio semplicemente perché, oltre ad essere a prescindere sbagliato, non è un problema di singole persone, è un problema di mentalità e di coscienza comune. La coscienza non muta con l’eliminazione fisica di alcuni soggetti, la coscienza è un processo intellettuale che va ricercato con il ragionamento ed il confronto. Solo gli stupidi camminano con i paraocchi e gli ignoranti non cercano il dibattito con chi la pensa diversamente.
DOBBIAMO LAVORARE ASSIEME TUTTI QUANTI SE VOGLIAMO AVERE UN FUTURO!
Maurizio

Ogni delitto abbia la sua pena

La vicenda di Anders Beirik e dei massacri di Oslo e Utoya, suggerisce anche un commento relativo alle sanzioni da applicare a chi si rende colpevole di tali atti.
Abbiamo appreso che in Norvegia, società definita “aperta” e immancabilmente “progressista”, non esiste nel diritto penale la pena di morte e neppure l’ergastolo.
Il massimo della pena per il colpevole dei massacri suddetti dovrebbe quindi essere di 21 anni.
Questo significa che Beirik potrebbe essere in libertà all’età di poco più di cinquanta anni.
Appare evidente che la pena è sproporzionata, perché troppo mite, rispetto alla colpa e non diviene così un efficace deterrente per eventuali emuli, ma neppure una adeguata punizione per il reo, soddisfazione per i parenti delle vittime e, soprattutto, non protegge da una reiterazione del crimine una volta liberato.
Cosa studia allora una nazione così “progressista” e “aperta” ?
Una forzatura del diritto, per accusare il Beirik di crimine contro l’umanità al fine di vederlo condannare a 30 anni di galera.
Se adotteranno una tale strategia sarà evidente come una eventuale condanna apparterrà alla categoria della condanna politica, né più né meno di un qualsiasi processo intentato a Cuba o nell’Uganda di Amin, in quanto non vi sono gli estremi per un “crimine contro l’umanità”, mancando il requisito della continuità, essendo il delitto un unico, isolato episodio.
Ma vi è un altro rischio, ben maggiore, che una corte indipendente dal potere politico e che sentenziasse solo in base al diritto, come dovrebbe fare qualsiasi magistrato, a fronte di un’accusa infondata mandi assolto il criminale proprio a causa dell’accuso impropria formulata, che, così, tornerebbe libero subito.
La forzatura che la stampa norvegese pare suggerire è inoltre una palese violazione dei principi di diritto che obbligano a giudicare il reo in base alle leggi vigenti, negando la retroattività della legge penale se non “pro reo”.
La “progressista” e “aperta” società norvegese renderebbe così un pessimo servizio alla causa della
Civiltà che vuole le Idee libere di circolare, ma severe punizioni a chi mette in pericolo vite umana e proprietà
.
Appare quindi evidente la limitatezza delle opzioni da parte di chi ha, preventivamente, rinunciato a punire i reati in base alla loro gravità.
La mancata previsione nel diritto penale norvegese della pena di morte e persino dell’ergastolo, obbliga a condannare Breivik ad una pena irrisoria se paragonata al crimine commesso (ancorché 21 anni, se effettivamente scontati, sono un periodo lunghissimo) obbligando quindi, in una scala di proporzionalità doverosa, a ridurre le pene anche per altri e minori reati, rendendo così la punizione inefficacie per gli scopi voluti e dimostra quanto siano nel giusto quelli che, “reazionari” e “identitari”, sostengono la necessità che sia prevista la punizione dell’ergastolo e anche della pena di morte.
Prevedere tali pene nell’ordinamento non significa “doverle” comminare, ma consente di ricorrervi all’occorrenza nel rispetto del principio della deterrenza, della giusta e proporzionata punizione, della soddisfazione dei parenti delle vittime e della difesa sociale dalla reiterazione del reato, quando se ne presentasse l’occasione, senza forzature, senza violare i principi del diritto e senza rischiare di dover comminare pene troppo lievi rispetto alla colpa.
Pubblicato anche in BlacKnights

Entra ne

Luca era ghei e adesso sta con lei

Domenica 24 luglio 2011 ne Il Giornale, pagina 20 e 21, autore Stefano Lorenzetto,
sono state pubblicate due pagine di servizio – intervista su e con Luca Di Tolve, l’uomo che è riuscito ad uscire dall’omosessualità ed al quale il cantante Povia ha dedicato una canzone.

Qui il link

Oggi poi (non ho trovato il link) l’Avv. Mauro Mellini ha contestato la fondatezza di una legge che istituisca il “reato” di omofobia in discussione alla camera.

Ed è sin troppo evidente che non può esservi alcuna aggravante di pena se Tizio picchia Caio perché omosessuale, rispetto a Tizio che picchia Mevio perché grasso o magro, pelato o capellone, alto o basso.

Entra ne

Sapevate che anche Bertinotti, come Renzo Bossi, è stato bocciato tre volte alle superiori?

Uno è chiamato “Il Trota” ed è additato quale esempio della scarsa meritocrazia italiana. L’altro è stato persino docente universitario. Verrebbe da pensare che uno sia un autentico somaro e l’altro un intellettuale, come minimo laureato. Invece no. Renzo Bossi, il “Trota”, e Fausto Bertinotti, il docente universitario, vantano la medesima carriera scolastica. Entrambi non sono laureati, anche se per la verità il figlio del leader del Carroccio è ancora all’inizio della sua carriera universitaria. Ed entrambi si sono diplomati con ben tre anni di ritardo a causa di ripetute bocciature.
Su Renzo Bossi si sa già tutto e il contrario di tutto, inutile soffermarsi ulteriormente. Parliamo di Fausto Bertinotti: il “comunista in cachemire” si è diplomato come perito elettronico (!!) presso l’Istituto Tecnico “Omar” di Novara. Correva l’anno 1962, Fausto Bertinotti è nato nel 1940: il diploma gli è stato consegnato alla veneranda età di 22 anni (età in cui oggi in teoria si potrebbe conseguire una laurea breve) a causa delle tre bocciature maturate durante i cinque anni delle scuole superiori. Non esattamente uno studente modello. Eppure ha fatto una brillante carriera in politica. E nessuno se ne lamenta.
Per la verità in pochi conoscono le peripezie scolastische del comunista in cachemire, ma i pochi che ne hanno l’onore addirittura riescono a trasformare lo scarso rendimento in un “valore aggiunto” che depone a favore di Bertinotti.
Guardate come lo descrive Aldo Cazzullo in questo articolo apparso sul Corriere della Sera nel 2005:
Bertinotti , secondo Cazzullo, non è “un somaro”, “un asino”, bensì, udite udite, “L’unico leader della sinistra italiana ad aver avuto una formazione proletaria” (!!), “ad aver imparato a leggere non sui classici ma sulle pagine sportive dell’Avanti” (!), E poi? “E poi le interrogazioni all’Istituto per periti industriali Omar, dove si diplomò con un paio di anni di ritardo (parziale ammissione di Bertinotti, in realtà gli “anni di ritardo” sono tre n.d.r.) parlando per ore anche se impreparato”. Ma che bravo!
Insomma, a differenza di Renzo Bossi, Bertinotti ne esce bene. Ed era pure in gamba, molto in gamba, perché durante le interrogazioni parlava per ore anche senza sapere nulla.
Si potrebbe dire che in politica sia rimasto lo stesso.
Cari laureati italiani con 110 e lode, sappiate che Bertinotti è diventato presidente della Camera. E pure docente universitario, incarico prestigioso che in teoria dovrebbe spettare ai soli laureati. Invece no, il glorioso ateneo di Perugia, per festeggiare i suoi 700 anni di storia, nel 2008 ha deciso di offrirgli nientemeno che una cattedra da “docente di diritto costituzionale”.
Osserviamo il manifesto che raffigura il viso di una precaria e quello di Renzo Bossi: c’è scritto “Laureata con 110 e lode, operatrice call center, 800 euro al mese” sotto la ragazza, “Bocciato tre volte alla maturità, consigliere regionale della Lombardia, 10.000 euro al mese” sopra il “Trota”. Diecimila, però, sono anche le preferenze che Bossi jr ha ottenuto per diventare consigliere regionale.
E se sostituissimo la faccia di Renzo Bossi con quella di Fausto Bertinotti, scrivendo “Bocciato tre volte alle superiori, mai laureato, ex parlamentare, ex segretario di partito, ex presidente della Camera, ex docente universitario, pensionato a 9.000 euro al mese”?
Ovviamente, non potrebbe mancare la considerazione finale che appare sul manifesto: “Questa è l’Italia!”
O no, cari compagni?
da questa è la sinistra Italiana

Nuove scoperte al Colosseo

Un focolare, antiche mura, un piano calpestebile del XII secolo, una vasca adibita alla conservazione del vino. Una sorta di bottega all’interno della più famosa e affascinate arena dei gladiatori che la storia ricordi. E’ questo quanto ha riportato alla luce una squadra di studenti dell’Università Roma Tre, della cattedra di Archeologia urbana di Roma, che hanno scavato per sei settimane al Colosseo grazie alla convenzione con la Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Roma.

L’Anfiteatro Flavio dunque non è stato utilizzato per i giochi ma anche per le più semplici attività commerciali: antiche tabernae, magazzini, o forse stalle e abitazioni private con tanto di cucine. La storia ha così restituito tracce di un focolare con pietre disposte a circolo, resti di cenere bruciata, frammenti ossei di animali, diverse varietà di molluschi come telline e lumachine, due vasche  forse usate come calcatorium, impianto per pigiare l’uva e ricavarne vino.
Un mondo, quello dell’Urbe, che non smette di stupire, di far sognare svelando agli occhi del presente preziose testimonianze che il ventre del passato ha amorevolmente saputo conservare.

La distruzione delle leggi

MILANO – La condizione di immigrato o immigrata irregolare non può essere di per sé un ostacolo alla celebrazione delle nozze con un cittadino o una cittadina italiana: lo ha stabilito la Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, che recita: «Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio Paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio». Il testo era emerso dal «pacchetto sicurezza» del 1994 e modificato nel 2009.
«DIRITTI INVIOLABILI» – La sentenza ammette la celebrazione delle nozze tra un partner italiano e uno straniero, anche se non regolarmente presente sul territorio nazionale. Riprendendo un recente pronunciamento della Corte europea e l’articolo 12 della Convenzione, la Consulta ha risposto alla richiesta di una coppia di Catania italo-marocchina che ha contestato il rifiuto a celebrare il proprio matrimonio, annullando «la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze» su nubendi irregolarmente in territorio italiano. «Resta pur sempre fermo che i diritti inviolabili, di cui all’articolo 2 della Costituzione, spettano ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani, di talché la condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi», hanno scritto i giudici nel dispositivo.
I MATRIMONI DI COMODO – La Corte costituzionale ha affermato che la limitazione al diritto dello straniero, oltre a implicare un’implicita compressione del corrispondente diritto della controparte italiana, non è comunque uno strumento idoneo a contrastare i cosiddetti «matrimoni di comodo» vista la normativa vigente che disciplina già alcuni istituti in materia.

Come vivono questa crisi i greci

Nessie,ottimo articolo scritto da questo tuo commentatore (*). Ottimo, anche perchè, dal fondo del baratro in cui si trova veramente la Grecia, egli riesce a far trapelare un sottile filo di speranza sul futuro dell’umanità: data la crisi irreversibile della civiltà dei consumi, occorre puntare al sociale per dare speranze d’occupazione ai giovani. E di questo me ne sono accorto personalmente nel corso della breve vacanza. Mi trovavo in una località di poco più di 2000 abitanti, e mi serviva un fisioterapista laureato. Credevo di faticare a trovarlo, come se dovessi cercare un ago in un pagliaio, e invece è stato facilissimo: mi è bastato chiedere informazioni ed ho subito trovato un baldo giovane, subito disponibile e veramente in gamba.
Per quanto riguarda invece il pessimismo sulle condizioni e sul futuro della Grecia, sono pienamente d’accordo col tuo interlocutore: parola anche di grandi esperti, la Grecia – purtroppo! – fallirà comunque. Con un debito pubblico pari al 160 percento del PIL, anche vendendo tutto il vendibile, privatizzando tutto, credo le sia impossibile rimborsare tutti i prestiti internazionali…, sarebbe come un rinnovare i prestiti all’infinito.
E dopo di lei – stando anche e sempre a quanto dicono gli autorevoli commentatori internazionali – verranno i turni di Irlanda, Portogallo, Spagna.
E la vedo grigia anch’io da questo punto di vista. E allora perchè continuare a rimandare in là nel tempo un’agonia che è già scritta nel grande libro della storia?
E’ bastato infatti che oggi (25 luglio 2011), nonostante la promessa dei massicci aiuti da parte degli altri partners europei –  intenzionati a non far fallire la moneta unica  – Moody’s abbia abbassato il rating della Grecia all’ultima soglia prima del default, che si sono scatenate le vendite sulle banche dei paesi periferici dell ‘Europa (Spagna, Italia, ecc), facendo precipitare i rispettivi indici di borsa.

(*) Vedere Nessie: Scenari futuribili

Riflessioni sui fatti di Norvegia

Commentare l’attentato di Oslo e il massacro di Utoya non è facile.

Non perché manchino le idee, ma perché la superficialità e la strumentalizzazione che caratterizzano la sinistra sono sempre in agguato e la manipolazione delle idee altrui e la loro demonizzazione è parte del suo dna.
1) Premessa – condanna alla pena capitale
Così sono costretto ad una premessa (anche se so che ci sarà sempre qualche imbecille che non comprende quello che legge) che, richiamando il pensiero di Giorgio Almirante sugli episodi di terrorismo “nero” degli anni settanta, ribadisca, per quanto ovvio, l’orrore per il crimine di Anders Breivik, che merita la pena di morte.
Vorrei che a sinistra fossero altrettanto decisi nei confronti dei terroristi rossi, da Battisti a Curcio a Franceschini a Balzarani e compagni, ora tutti liberi, ma il fatto che le stesse parole non risuonino a sinistra dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, la differenza che, fortunatamente, è tutta ad onore della Destra.
2) Il Breivik pensiero secondo i giornali
E’ impressionante che una sola persona sia riuscita ad ucciderne un centinaio.
Ma non deve essere più impressionante dei massacri commessi dai fondamentalisti islamici a New York, in Irak, in Pakistan e altrove contro bersagli cristiani.
A me, però, colpisce di più quello che emerge dai resoconti sulle idee del Breivik.
E’ contro il marxismo.
Si oppone all’invasione degli immigrati.
Critica alti (e bassi) prelati della chiesa cattolica per la loro arrendevolezza, ma nel contempo ritiene che le chiese cristiane debbano tutte unirsi con quella cattolica perché, a differenza delle fedi protestanti, ha mantenuto unità e identità.
Considera l’europa di Bruxelles una sentina di vizi e di corruzione, dannosa per le Patrie e i Popoli del vecchio continente.
Accusa, in Italia, i partiti che derivano dall’ “arco costituzionale” (Pdl, pci/pds/ds/pd, Udc) , non assolve per troppo moderatismo Lega e La Destra, salva solo Forza Nuova.
3) Si puniscano gli atti malvagi, non si proibiscano le idee
Detto così Breivik non esprime idee particolarmente differenti da quelle di molti blog di Centro Destra, ivi incluso il presente.
Con una non trascurabile ma fondamentale differenza: nessuno di noi pensa di poter affermare le proprie idee con la violenza e massacrando i propri stessi connazionali.
Questo mi conferma nelle mie opinioni circa la nefandezza di leggi liberticide, esistenti o proposte, che vorrebbero sanzionare le idee, perché le idee, tutte le idee, hanno diritto di cittadinanza e devono trovare spazio per essere diffuse e discusse.
Quello che deve essere represso, anche con la pena di morte in casi come quello norvegese, ma anche come l’11 settembre o gli omicidi singoli di matrice terrorista, è l’agire in modo tale da provocare la uccisione anche di una sola altra vita umana.
Così come, ovviamente su un altro piano, perché leggermente più lieve la colpa, deve essere repressa e punita con decisione e senza attenuanti ogni azione, ogni violenza che distrugga la proprietà pubblica o privata dei beni.
Mi piacerebbe però che le 1500 pagine del messaggio di Breivik fossero tradotte e stampate, per poterle conoscere senza mediazioni.
Del resto se circolano Il Capitale o Mein Kampf, perché non dovrebbe circolare anche questo scritto ?
4) Il pericolo proibizionista
Non posso quindi condividere la scelta delle autorità norvegesi che hanno deciso le porte chiuse nel procedimento contro Breivik.
Di cosa hanno paura ?
Breivik voleva le porte aperte per spiegare le sue ragioni, probabilmente una sintesi verbale delle 1500 pagine di cui sopra, ma qualsiasi persona civile rigetterebbe il metodo scelto per veicolare il suo messaggio.
Le idee si esprimono, si diffondono, si stampano, si leggono, ma non sono mai una giustificazione per massacrare decine di persone.
Non lo sono per gli islamici e non lo sono per i cristiani.
Penso, invece, che le autorità norvegesi abbiano paura che quelle idee che sono state prese a pretesto per il massacro, appartengano al sentimento profondo della loro gente.
Così, non sapendo in che altro modo agire, credono di limitarne la diffusione con il proibizionismo.
Non si rendono conto che, come sempre, quando si proibisce la circolazione di una idea, quando si vieta la visione di un evento, si rende quella idea, quell’evento ancora più attraente, ma, soprattutto, non si rendono conto che se quelle idee appartengono al sentimento nazionale, per quanto si possa proibire di parlarne, emergeranno inevitabilmente, tanto più quanto insisteranno nella loro politica immigrazionista.
Le autorità norvegesi sono così cadute nella trappola di Breivik.
5) Nord europa alla deriva
Ho già avuto modo in passato di commentare la situazione di quelle nazioni del Nord europa cui, negli anni sessanta e settanta, guardavamo con interesse e invidia (e non solo per le bionde walkirie).
La lettura di uno spaccato della società nordica che viene fornito dagli innumerevoli romanzi gialli ci dice come la struttura “dalla culla alla tomba” di stampo socialista abbia miseramente fallito.
Non è riuscita a garantire un diffuso benessere economico (perché non è tale il sopravvivere, ma per vivere è necessario quel superfluo che l’oppressiva società fiscale nordica impedisce di ottenere se non a parti limitatissime della popolazione) ed ha provocato la più completa deriva morale, con il suo relativismo nichilista, che provoca, tra l’altro, un numero di suicidi ben superiore alla media europea.
Per limitarci alla Norvegia, autori come Joe Nesbo e Anne Holt vengono ora citati come preveggenti del massacro perché si sono limitati a registrare nei loro romanzi una situazione che va incancrenendosi ed alla quale non si vedono prospettive di soluzione.
Ma soprattutto il loro orientamento a sinistra, come si vede dalla descrizione, dalla presentazione dei personaggi, dalle ovvietà politicamente corrette che fanno dire ai protagonisti, non fa presagire nulla di buono per il futuro.
Breivik, in base a quanto si legge sulla stampa, si scaglia contro l’invasione islamica in europa, la perdita di identità dei Popoli europei, il “meticciato”, per dirla con una espressione di un ex presidente del senato italiano.
Se la risposta sarà solamente quella di proibire queste idee e di continuare nella accoglienza dei flussi immigratori, il Nord europa proseguirà nella sua deriva che potrà vedere altri Breivik, di un segno o di un altro, mettere in serio pericolo la vita dei cittadini onesti.
6) Breivik e i terroristi islamici
Ho letto un parallelismo tra Breivik e i terroristi dell’11 settembre, il fondamentalismo islamico.
La volontà, quasi, nel nome del montante relativismo, di cercare di equiparare l’uno e gli altri, in una sorta di compensazione che faccia dire: sono uguali, non c’è differenza tra le due civiltà.
Non ci sto.
Breivik è uno.
I fondamentalisti islamici, così fanatici da suicidarsi pur di ucciderci, sono centinaia.
Breivik non ottiene alcuna solidarietà dalla sua gente.
I terroristi islamici, nelle loro gesta criminose contro bersagli occidentali, hanno l’evidente compiacimento se non approvazione dei popoli di cui proclamano la presunta liberazione.
Anche in un evento così tragico, possiamo quindi rimarcare una totale differenza tra l’atto criminale di una singola persona e la strategia terrorista di gruppi numerosi.
Con le ovvie, conseguenti valutazione sulla qualità delle rispettive civiltà, tutto a vantaggio di quella Occidentale.
7) Conclusione: quale morale ?
Sarebbe assurdo oggi trarre una conclusione, anche perché molte cose devono ancora essere esaminate, valutate, ponderate.
Mi limito ad una passiva elencazione di questioni che la vicenda norvegese mi porta ad evidenziare.
a) Nessuno è al sicuro dai momenti di follia del prossimo
b) Le idee sono sacrosante, le azioni vanno incanalate su un percorso che salvaguardi la vita e la proprietà.
c) Le azioni malvagie vanno sanzionate in modo proporzionale alle loro conseguenze, anche con la pena di morte.
d) L’immissione di elementi estranei ad un tessuto sociale consolidato è foriero di reazioni violente e potenzialmente devastanti.
e) La perdita dei Valori Morali della Tradizione e l’emergere di un perverso relativismo nichilista comporta la perdita della conoscenza di ciò che è Giusto e Sbagliato, il mancato riconoscimento di ciò che è Bene e di ciò che è Male.
Anders Breivik è un criminale e come tale andrà punito, ma il malessere che lo ha spinto al massacro appartiene, con diverse gradazioni a seconda delle nazioni e dei popoli, all’intera società occidentale e se vogliamo evitare il rischio che da qualche parte nel mondo ci sia qualche altro, fortunatamente isolato, Anders Breivik, bisogna rimuovere le cause del malessere, non demonizzare le idee di chi denuncia una realtà e fornisce una sua alternativa politica e sociale.

Entra ne