No Tav… l’inizio della Rivoluzione?

Guarda il video su YouTube: Naturalmente non può avere ragione chi si appende ai fili dell’alta tensione e poi cade fulminato dall’altezza di una decina di metri. Come non può avere ragione, a maggior ragione, quel delinquentello che provoca il povero militare a botte di “pecorella”… al quale povero militare faccio i miei complimenti per […]

Lucio Dalla è scomparso

Guarda il video su YouTube: Questo spazio che ci siamo procurati sul web non può fare a meno di dire due parole sull’improvvisa morte di Lucio Dalla. Non foss’altro per la passione che da sempre nutriamo per la musica. Lucio è un altro grande cantautore che, anche con i suoi straordinari e simpatici gorgheggi, ci […]

Lucio tra le Nuvole

Lucio Dalla, nato sotto il segno dei Pesci il 4 marzo 1943, morto sotto il segno dei Pesci il 1 marzo 2012. Con lui, Pupi Avati e altri amici musicisti bolognesi nasce il jazz made in Bologna.
Questa splendida “Nuvolari” tratta dall’album “Automobili”, dedicata a Tazio Nuvolari detto

Il crollo dello spread

Per i titoli di Stato italiani sta avvenendo un fatto che ha dell’incredibile, in paragone a quello che succedeva fino a soli pochi giorni fa: prosegue vistosamente il recupero dei prezzi, ciò che fa scendere altrettanto vistosamente i rendimenti. Il recupero di oggi ha poi contagiato fortemente anche la borsa, che ha chiuso con un guadagno del 2,93%.
In dettaglio, il rendimento del Btp decennale è sceso al 4,91%, che ha fatto crollare lo spread con il corrispondente Bund tedesco a 306 punti base.
Il rendimento dei Btp a 2 anni è sceso a livelli che non si vedevano da molti mesi: 1,62%, 46 punti base in meno di ieri. Su questa scadenza lo spread con l’analogo Bund tedesco è di appena 142 punti.
Pare proprio si stia andando in direzione opposta, rispetto a quanto aveva previsto in novembre dell’anno scorso Roubini per l’Italia: il default entro la fine di quest’anno. Quanti gli han dato retta, e si son messi a vendere a man bassa i titoli di Stato italiani, ora si staranno leccando le ferite. Per coloro calza a pennello l’aforisma di Totò sui fessi:
Lo so, dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro.
(Totò, in Totòtruffa 62, 1961)

Il nuovo inganno di Bin Loden

Mario Monti, con azzeccata arguzia soprannominato Bin Loden da Francesco Storace in una interessante intervista pubblicata oggi ne Il Giornale, sta perpetrando un nuovo inganno contro gli Italiani.Coadiuvato dalla prona complicità della stampa, non perde giorno per annunciare provvedimenti e disegnare un’Italia che non c’è e non potrà mai esserci finchè non saranno toccati i santuari della spesa e del debito pubblico che si annidano nella pubblica amministrazione e nelle voci di spesa del bilancio statale.Bin Loden ha annunciato che sta elaborando la riforma fiscale che prevede uno spostamento (graduale, per carità) del carico fiscale dalla tassazione diretta a quella indiretta.In sostanza meno irpef e più iva.Detta così non potrebbe che trovarmi favorevole, perché è giusto che ci rimanga in tasca il nostro reddito in una alta percentuale (almeno il 90% del lordo) e, in base alle nostre personali priorità, si spenda per ricevere quei servizi e quei beni che noi desideriamo, senza dover pagare quel che piace ad altri.Ma le parole non sono inutili e quando Bin Loden usa l’avverbio “gradualmente”, noi possiamo facilmente tradurre: adesso aumentiamo il costo dei servizi, un domani, forse, diminuiremo di una percentuale da prefisso telefonico l’irpef.Senza considerare che è inutile pensare ad una vera riduzione delle tasse se prima non si taglia la spesa pubblica e tutto ciò che n deriva, mentre se è il pubblico ad offrire il servizio, magari in regime di monopolio, l’inganno assume i contorni di una beffa maligna vista la scarsa qualità dei servizi pubblici.Ma la consapevolezza che la stampa non lo smaschererà mai, porta Bin Loden a raddoppiare e lanciare una nuova minaccia: riequilibrio della tassazione delle rendite finanziarie.Il termine “riequilibrio”, intendiamoci, è sempre nel senso di adeguare alla percentuale più alta e non a quella minore.Ma significa anche che, non contenti della feroce tassazione sui depositi titoli, non contenti di aver aumentato del 60% (dal 12,5 al 20 %) la tassazione sui titoli (compravendita o interessi maturati) Bin Loden e i suoi si apprestano a mordere e sottrarci una fetta ancora più grossa dei risparmi che riusciamo, nonostante loro, a mettere da parte.Risparmi, si badi bene, che hanno già scontato una altissima tassazione nel momento in cui, sotto forma di reddito, ci sono pervenuti da clienti e datori di lavoro.Quindi pensano non solo di fregarci altri soldi aumentando il costo dei servizi, ma anche a sottrarci denaro già a noi pervenuto dopo la ghigliottina delle tasse sul reddito, riducendo i nostri risparmi.Sembra abbastanza chiara la politica perseguita da Bin Loden : impoverire gli Italiani, perché solo se saremo tutti più poveri, diventeremo sudditi ubbidienti, pronti ad eseguire quello che sarà imposto, nel timore di subire la punizione di vari sceriffi di Nottingham mascherati da agenti della riscossione imposte.Mi domando se il Pdl si renda conto di come il suo voto favorevole a questo governo, fiducia dopo fiducia, provvedimento dopo provvedimento, oltre a rappresentare un connubio innaturale con i comunisti, è anche un tradimento dei principi liberali sostenuti in campagna elettorale e sui quali ha ottenuto il voto degli Italiani: meno tasse per tutti.Non posso che unire la mia voce alla richiesta di Storace, perché la Destra si ricomponga, nell’opposizione a Bin Loden, sollecitando a tale scopo anche tutta la parte sana del Pdl, che ha sicuramente mal di pancia nel votare i balzelli e i provvedimenti da gabelliere di un governo non eletto dal Popolo e, per di più, in una maggioranza assieme ai comunisti, nemici di e da sempre di ogni istanza e progetto liberale e democratico.

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Ciao Lucio !

Ciao, Lucio, hai accompagnato la vita di molti di noi della mia generazione, ma poi anche quella di tante altre…Molti non sapevano, ma eri profondamente Cattolico e credente, a Bologna ti vedevano spesso in San Domenico, oppure nella Chiesa dei Celestini. Ciao e grazie per tante poesie.

«Sono cristiano, sono cattolico, credo fermamente in Dio e professo la mia fede sempre. La fede cristiana è il mio unico punto fermo, è l’unica certezza che ho. La fede è una grande certezza in una società come la nostra che diviene ogni giorno più complessa, più enigmatica. La nostra società moderna ha un grande bisogno di fede. Nelle mie canzoni ci sono molti valori cristiani. Metterei l’accento sulla parte umanistica della vita, quello che cerco attraverso le mie canzoni è invitare ad aumentare la propria coscienza. Ho trovato una grande forza nelle parole dei Salmi, non lasciano indifferenti»

E mai stato comunista…

http://www.ilgiornale.it/spettacoli/lucio_dalla_mai_stato_comunista_andavo_feste_dellunita_soldi/27-12-2007/articolo-id=230031-page=0-comments=1

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Con Monti si torna a comprare il vino sfuso

Guarda il video su YouTube: Da una parte, che si torni a comprare il vino e il latte sfusi potrebbe essere un ottimo segnale. Un segnale di ritorno alla società di un tempo, in cui si doveva stare attenti a come si spendevano i propri soldi, perchè gli operai, gli impiegati e i contadini non […]

Dalla Val di Susa all’ India, lo Stato Italiano sotto attacco.

Continua l’ attacco portato al cuore dello Stato, interno ed esterno. I Nuovi Partigiani (come le BR amavano definirsi…)No-Tav, incuranti dei danni che portano ad un paese già in crisi coi ritardi che arrecano al cantiere, proseguono nei loro intenti terroristici, tenendo in scacco un intera parte del paese, con atti da vera insurrezione armata, come avevo già scritto per altri episodi che videro coinfolti la feccia peggiore dei No-global.
Nello stesso tempo, lo stato Indiano prosegue nella guerra non dichiarata al Bel Paese, rifiutando la presenza dei nostri inviati militari, i Maggiori dei Carabinieri Paolo Fratini e Luca Flebus, agli esami balistici sui calibri dei proiettili che hanno ucciso i due pescatori.
A questo punto occorre che il governicchio di Monti Mario si dia una smossa !

I Leoni della San Marco nell’ assedio di Cèzembre in Normandia.

Quegli irriducibili nell’isola-bunker che non volevano cedere agli Alleati

di Gianluca Di Feo Corriere della Sera, 30 Maggio 2004


Quella mattina sulle coste della Normandia c’erano anche loro. Una piccola armata di italiani che per scelta, per convenienza o per obbligo era schierata dalla parte dei tedeschi. Migliaia di uomini impegnati lungo il «vallo atlantico»: ventimila secondo alcune stime, addirittura 40 mila secondo altre. Basta guardare alle spiagge del primo sbarco: all’alba del D-Day negli scacchieri di Omaha, Utah, Juno e Gold c’erano almeno cinque unità italiane in armi. Invece gli alpini della «Trento», costretti a lavorare per l’organizzazione Todt, approfittarono del caos e fuggirono verso casa. «E’ stato un inferno – ricorda Antonio Cipriani -. A mezzanotte sembrava di essere in pieno giorno tante le bombe che cadevano: i morti non si contavano. Nella confusione dell’attacco, io e tre miei compaesani siano scappati». Durante i raid si diedero alla macchia anche i camionisti piemontesi che per uscire dal lager avevano accettato di servire con la colonna mobile della 716ma divisione. Invece i mitraglieri aggregati al 736mo granatieri, quasi tutti bersaglieri, tentarono un disperato contrattacco. E gli artiglieri del 1261mo restarono ai pezzi, sparando contro la più grande flotta di tutti i tempi. Nel settore Utah, in un bosco dietro al forte di Marcouf, la quarta batteria – personale italiano e comando tedesco – distrusse un cacciatorpediniere: «Centrammo un colpo dopo l’altro – ha scritto il colonnello Triepel -. Uno spezzò il timone, perché la nave cominciò a sbandare. Poi sprofondò di prua».

STORIA DIMENTICATA – La storia di questi soldati si è dissolta, persa nel grande caos seguito all’armistizio. Esiste un’unica traccia certa: gli archivi della Feldpost, il servizio postale germanico che permettono di ricostruire movimenti e composizione delle forze armate hitleriane. Uno storico – Gianni Giannoccolo – è riuscito a selezionare un elenco di unità tedesche composte anche da militari italiani. Evidenzia almeno 60 reparti attivi sul fronte atlantico. Berlino dopo l’8 settembre aveva inquadrato gli «alleati» in piccoli nuclei, compagnie o al massimo battaglioni. I compiti erano scelti in base all’affidabilità. In prima linea chi si era immediatamente mostrato fedele al Reich: in Normandia armavano ben 24 batterie di artiglieria pesante. Chi invece aveva «aderito» alla Rsi dopo la cattura, andava nella contraerea o nei trasporti. I prigionieri leali ai Savoia invece finivano nei cantieri della Todt: furono loro a costruire la fortezza di Longues sur Mer – oggi trasformata in museo – che tenne sotto tiro Omaha e Gold. Parecchi autisti italiani guidavano le colonne dei rifornimenti. Persino le tre divisioni corazzate delle SS mandate da Hitler per «ricacciare in mare» l’armata anglobritannica avevano dei contingenti di volontari di Salò. E in tanti non tornarono. Tra il 19 e il 27 giugno a Montebourg tre reggimenti di artiglieria (1261, 1262 e 1709) furono distrutti nel tentativo di fermare i tank inglesi: un terzo dei soldati erano italiani.

IL COMANDO DI BETASOM – Dopo l’8 settembre l’unica eccezione alla dispersione dei «collaborazionisti» riguardò la base sottomarini di Bordeaux, in codice Betasom. Diecimila uomini guidati da Enzo Grossi – con una discussa fama di asso dei sommergibili – che si erano guadagnati la stima dell’ammiraglio Doenitz. Gli fu concesso di arruolare altri volontari: 4.000 figli di immigrati, giovani cresciuti in Francia che del fascismo avevano conosciuto solo la propaganda. Già dall’autunno del ’43 crearono la «Divisione atlantica» e il battaglione «Longobardo» di fanteria di marina. Le foto mostrano file di ragazzi con divise improvvisate e sguardi poco marziali. Ma nelle settimane successive allo sbarco anche la «Divisione atlantica» – come ha ricostruito Marino Perissinotto su «Storia e Battaglie» – venne smembrata.

L’ISOLA DI FUOCO – La battaglia più sanguinosa fu combattuta a Cézembre, l’isoletta-bunker che «copriva le spalle» alla cittadella di St. Malo: una Maginot in miniatura, con tre livelli di sotterranei. Lunga 500 metri e larga poco più di 250, ha conquistato il terribile primato di «terra più bombardata della storia»: in un mese 120 mila tonnellate di ordigni. Nonostante questo inferno, l’isola difesa da tedeschi e marinai di Salò ha continuato a fare fuoco sugli americani.
L’assedio cominciò ai primi di agosto: navi, obici semoventi, bombardieri la bersagliano senza sosta. Il 17 agosto Saint Malo alza la bandiera bianca, ma l’isola resiste ancora. È a questo punto che gli alleati decidono di usare un’arma mai sperimentata prima: il napalm. Molti italiani sono terrorizzati: il 20 agosto tre marò disertano e raggiungono la costa a nuoto. Descrivono agli americani le condizioni della guarnigione: nei rifugi ci sono 277 feriti, tra cui 17 repubblichini, manca l’acqua potabile e scarseggia il cibo. Eppure, il 28 i bunker rispondono con l’artiglieria a una nuova richiesta di cedere le armi. Dicono che Patton fosse infuriato: il generale ordina di spazzare via Cézembre. Due giorni dopo, l’apocalisse: 265 bombardieri sganciano migliaia di bombe perforanti e barili di napalm. Dall’isola si leva una nuvola di fuoco, simile al fungo di un’atomica: il calore piega persino le canne dei cannoni, cancella ogni forma di vita dalla superficie. Il 1° settembre l’ammiragliato germanico dà il permesso di resa al presidio. Dalle caverne escono anche 69 italiani: «Camminavano a testa bassa come gente che viene dall’altro mondo, parevano degli zombie». Appena arrivati sulla spiaggia, gli americani rendono l’onore delle armi a questi «uomini che sembravano delle ombre». Molti dei loro commilitoni rimasero nei cunicoli devastati. E mai più esplorati: ancora oggi Cézembre è «una terra desolata», vietata a tutti per la presenza di mine e ordigni inesplosi.
In uno dei fortini crollati, sotto una croce incisa nel cemento – riporta uno speleologo francese – c’è una scritta spezzata da una granata: «Giovanni F…». Poi un numero e la parola «Nap…». Forse l’ultimo saluto a uno di quei marinai senza nome.

Miseria e Splendore della Carne

(Caravaggio, “Ragazzo morso da un ramarro”)Il titolo del post, che ricorda “Splendori e Miserie delle Cortigiane” di Honoré de Balzac, è anche il titolo della Mostra organizzata dal MAR di Ravenna,con esattezza “Miseria e Splendore della Carne. Caravaggio, Courbet, Giacometti, Bacon… Testori e la grande pittura europea”.(Caravaggio, dettaglio del dipinto precedente)Si tratta prima di tutto di una