Immigrazione e comunisti

Fermo – La provincia di Fermo istituisce la consulta dell’immigrazione. A darne l’annuncio è l’assessore Giuseppe Buondonno: “Il prossimo martedì 28 febbraio, nel corso del consiglio provinciale, sarà discussa la proposta ufficiale con successiva delibera”. Un organo atteso da tempo e fortemente richiesto dai tanti immigrati che vivono e lavorano nel territorio fermano.. Un processo d’integrazione ormai strutturato che parte dalle scuole per arrivare alle più svariate attività lavorative e alla vita di tutti i giorni. Immigrati che nella provincia di Fermo rappresentano quasi il 10 per cento della popolazione. Le varie associazioni di extracomunitari si dichiarano soddisfatte per la costituzione della nuova consulta. Un’attesa che è stata premiata. Assessore Buondonno che spiega come questa realtà: “Sarà composta da alcuni membri di diritto scelti secondo il regolamento consiliare delle consulte. Ne faranno parte le istituzioni, i rappresentati delle realtà sindacali, delle associazioni d’immigrati, del settore volontariato e della Prefettura di Fermo”. La varie organizzazioni di extracomunitari saranno invitate a presentare una dichiarazione d’interesse di cui la nuova consulta terrà conto. Buondonno che spiega come: “La provincia ha anche istituito un tavolo tecnico per quel che riguarda il progetto sperimentale denominato ‘Pon’ avviato con la Regione Marche e con Italia Lavoro. L’obiettivo è quello di creare un raccordo per l’inserimento e il reinserimento degli immigrati nel mercato del lavoro”. Subito dopo l’approvazione in consiglio provinciale di martedì prossimo, ci sarà una fase di lavoro preparatorio. La composizione della nuova consulta avverrà anche tenendo conto delle varie etnie presenti sul territorio Fermano. Novità anche sul fronte del comune di Fermo. Dopo la scadenza del termine di sei mesi per la nomina del consigliere comunale aggiunto, segnalata nei giorni scorsi dal Corriere Adriatico, il presidente del consiglio Giovanni Lanciotti spiega il lavoro svolto. Lo scorso 21 febbraio la terza commissione consiliare (Cultura, Politiche Socio Sanitarie, Partecipazione) presieduta da Patrizio Cardinali ha convocato una seduta per lunedì prossimo, 27 febbraio, con un unico punto all’ordine del giorno: l’incontro con i rappresentanti delle varie etnie di cittadini extracomunitari presenti nel territorio della città di Fermo, in vista dell’elezione del loro rappresentante in Consiglio Comunale. Della questione si è occupata anche la conferenza dei capigruppo. “È importante – ha spiegato Lanciotti – che si concluda rapidamente il percorso avviato”.

Ulteriori rapine

Class action vs Rai di Davide Giacalone
Ci sono gli estremi per una class action contro la pretesa del canone speciale Rai. Questione niente affatto superata dalla retromarcia di ieri, che, anzi, rende ancor più grottesca la situazione. Se lo spirito delle liberalizzazioni avesse già attecchito dovremmo leggere gli annunci pubblicitari degli studi legali, tesi ad offrire il servizio a molti cittadini, indebitamente aggrediti da ingiunzioni minacciose e, soprattutto, fuori legge. Mettiamo ordine fra gli schiamazzi. Accantono, ma solo per un momento, la soluzione più corretta: vendere la Rai e cancellare il balzello del secolo scorso. Restiamo (con dolore) dentro il sistema attuale: la pretesa del canone anche per terminali diversi dal televisore, come il computer, il tablet o lo smart phone non è nuova, tanto è vero che l’abbiamo raccontata diverse volte e tempo addietro. Tutti gli indignati caduti dal pero prendano la collezione di Libero e facciano ammenda della sorpresa. Chi ora tira un sospiro di sollievo sbaglia. Aggiungo che tale pretesa non è affatto limitata, come qualcuno ha erroneamente scritto, alle sole aziende, ma riguarda anche le famiglie: non hai il televisore ma il computer? Devi pagare lo stesso. Fino a ieri sostenevano che bastava il possesso di un sistema adattabile alla ricezione, ora vogliono i soldi solo se è stato effettivamente adattato. Peccato che tutti quei terminali sono già adattati.
Il fatto è che questa demenziale pretesa, figlia di una lettura strumentale e da analfabeti del combinato disposto di una norma del 1938 e dei barocchismi successivi, era destinata a restare lettera morta, semmai occasione per cori di pernacchie e fischi, ma le cose cambiano a causa di un errore commesso dall’attuale governo, che s’è fatto inserire, dalla lobby Rai, un articolo 17 nel decreto “Salva Italia”. Sicché ora si deve salvarla da quello, né il salvataggio può consistere nel mettersi d’accordo nell’ignorarlo, giacché questo è un misero trucco. Tale articolo dice che “le imprese e le società” devono inserire nella dichiarazione dei redditi il numero dell’abbonamento speciale. Madornale svarione, anche questo non corretto ieri, perché in quei luoghi il canone non è dovuto neanche se c’è un televisore, figuriamoci se c’è solo un computer. Forte di quella legge l’ufficio abbonamenti della Rai ha mandato lettere a pioggia, battendo cassa anche laddove non ha alcun diritto. La gran parte di quelle lettere sono fuori legge, anche dopo che se le sono rimangiate, perché è fuorilegge il presupposto. Spiego: l’abbonamento speciale è dovuto da tutti quegli esercizi che attirano clienti anche fornendo l’accesso alla televisione. Esempi: alberghi, bar, ristoranti, ma anche negozi con schermi che rimandano immagini diffuse dai canali televisivi. La Rai, invece, ha delle pretese su architetti, dentisti, professionisti di vario tipo, gente che, come me (sono una partita iva) di certo non desidera che qualcuno passi a sedersi per vedere una partita. Tutti noi siamo abbondantemente coperti dalla legge, che stabilisce il diritto di vedere la tv ovunque sia di nostra pertinenza, una volta pagato il canone normale. Perché la tv non fa parte della nostra attività. Chiaro? La Rai (s)ragiona diversamente: come cittadino hai pagato, ma come partita iva devi fare lo stesso (il precario che lavora a casa paga due volte per lo stesso apparecchio). Se lo scordino. E, come si vede, il discorso non cambia ora che gli hanno ricacciato in gola la pretesa di tassare ogni terminale digitale.
Quando Libero invitò a non pagare il canone dissentii. Non perché mi piaccia, ma perché non condivido l’incitazione ad evadere il dovuto, semmai se ne deve chiedere la soppressione. Ma quel che oggi la Rai chiede non è dovuto. Il che vale non solo per i computer e gli altri sistemi digitali, ma anche per quegli schermi, rivolti al pubblico, con cui si trasmettono, ad esempio, le estrazioni dei concorsi a premi. Se la Rai insiste otterrà il solo risultato di far disattivare quegli schermi, quindi di far scendere il gettito fiscale legato al gioco. Se c’è ancora un cervello, all’amministrazione delle finanze, fermi chi lo ha perso! Ecco perché dico che ci sono gli estremi per una class action: un’azienda dello Stato chiede ai cittadini e alle imprese quel che non è dovuto. Aggiungo che non a caso ho sempre considerato farlocchi i dati sull’evasione del canone (certamente evaso), perché calcolati dalle menti ottenebrate che ritengono di avere un diritto che non hanno. Senza contare che la classifica degli evasori è giudata dalla Rai stessa. Ecco un suggerimento: visto che il governo deve porre rimedio all’imbucato articolo 17, invece di praticar sotterfugi colga la palla al balzo e cancelli il canone, del tutto, spostando il finanziamento della Rai a carico della fiscalità generale. Il gettito sia compensato dai profitti dei fornitori di contenuti (beneficiari economici dell’esistenza degli spettatori). Ma non è la soluzione che preferisco, quella sana è sempre la stessa: vendetela.

Incompetenti santoni

Allarme rosso nelle casse dello stato: nei prossimi due mesi si prevede un deficit di 18-20 miliardi. Tanto, troppo: per ripianarlo non basta riformare il Tesoro: ecco perché, secondo Repubblica, prende forza l’ipotesi di un anticipo delle scadenze dell’Irap pagata dalle imprese. Come detto, la Tesoreria unica non basta: l’escamotage permetterebbe di accentrare tutte le somme depositate nelle casse degli enti locali e immetterle nella cassaforte della Banca d’Italia. Sono 8-9 miliardi di euro di fatto sottratti a Comuni, Province e Regioni. Che infatti protestano e annunciano ricorsi alla Corte Costituzionale. La beffa è che quei soldi non coprono il fabbisogno dei prossimi mesi, già annunciato in rialzo alla faccia dei tagli alla pubblica amministrazione. L’altra mossa, sconsigliata, è aumentare le emissioni dei titoli pubblici che però aumenterebbe di riflesso i tassi, con effetti nefasti sullo spread. Ecco perché dal decreto fiscale già oggi potrebbe spuntare quella vocina che tanto dispiace alle imprese: Irap anticipata, visto che la tassa si paga sul valore di produzione e non sugli utili. Un’altra cattiva notizia per gli italiani, dunque. Il premier negli ultimi giorni ha più volte smentito la necessità di una manovra bis, ma questo non significa che non si dovranno tirare fuori altri soldi. L’ultima occasione dovrebbe essere la tassa sulla casa prevista nel decreto semplificazioni oggi al vaglio del Consiglio dei ministri, mentre stando alle indiscrezioni dovrebbero essere esentate le proprietà del Vaticano.

Civili risorse

Rischiava di finire come Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa dal padre nel 2006 perché fidanzata con un italiano. Così nonostante le proteste una 23enne da 12 anni residente nell’hinterland milanese ha accettato di sposare un connazionale, figlio di un amico del padre, che aveva visto solo in foto. Il ragazzo, 25 anni, dopo il matrimonio si è trasferito in Italia e la coppia è rimasta per cinque anni nella casa dei suoceri. Eppure si era lamentato perché doveva costringerla ad avere rapporti sessuali, tanto che il padre l’ha ripetutamente picchiata e chiusa in casa per impedirle di avere contatti gli amici italiani. Per questo i due (marito e padre della giovane) sono stati arrestati con l’accusa di violenza. A salvarla dalla segregazione sarebbe stato un 23enne italiano che il 31 ottobre 2011 ha raccolto sotto casa sua un bigliettino con una richiesta d’aiuto. Il ragazzo ha così aiutato l’amica a fuggire e l’ha accompagnata a sporgere denuncia. Delle violenze, inoltre, sarebbero a conoscenza tutta la famiglia pachistana.

Quell’ India dei 3 sessi.

Nell’ offensiva che stiamo portando avanti contro l’ India che detiene illegalmente i nostri 2 Marò, non potevo fare a meno di raccogliere quanto giuntomi, e cioè ecco il modulo x il visto per Delhi in Internet, dove alla voce “sesso” compaiono 3 alternative. Male, Female e Transgender. Non ho parole…

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Napolitano vuole imbavagliare il parlamento

I comunisti, come sempre, si riempiono la bocca di parole quali “democrazia”, “libertà”, “giustizia”, “diritti”, di cui, però non conoscono il significato.
Abbiamo infatti visto, nel recente passato, l’alluvione di definizione come “democratiche” delle repubbliche comuniste asiatiche e dell’est europeo.
Democrazia sui generis visti gli oltre cento milioni di morti che sono, per ora, il saldo dell’esperienza comunista nel mondo.
Vediamo oggi come Napolitano prima imponga un governo che non ha la fiducia del Popolo e con ministri che non si sono sottoposti all’esame delle elezioni e quindi, pur di farlo governare, detti precise indicazioni ai parlamentari, ai quali vorrebbe imporre il bavaglio, per evitare o limitare gli emendamenti ai provvedimenti del governo.
Lascio tutti immaginare cosa sarebbe accaduto se una tale richiesta fosse arrivata dal Presidente Berlusconi.
Persino il salto della quaglia (ma solo quello che danneggiava Berlusconi …) veniva giustificato con la libertà del mandato parlamentare, ma ora, come in una vecchia barzelletta “non si può più”.
Al governo ci sono gli intoccabili procuratori della finanza internazionale e i loro provvedimenti non sono emendabili.
Napolitano dixit.
Qui ci starebbe una di quelle iniziativa alla Grillo.
Un “vaffa … day” , questa volta sì veramente a difesa della libertà del parlamento di modificare o bocciare i provvedimenti del governo.
Un parlamento che, al momento, rimane l’ultimo (esile) baluardo della Sovranità Popolare, vilipesa e ignorata da vecchi comunisti che cambiano il pelo, ma non il vizio.

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Appecoronamento continuo

E hai voglia a pubblicare in home (sui maggiori quotidiani asserviti) queste notizie che sicuramente sono bufale belle e buone ma… pur di restare piegati a 90°, si pubblica tutto. E per una notizia irrilevante come quella di cui sopra, una notizia davvero importante finisce quasi a fondo pagina… forse per non voler mostrare che il governo italiano non eletto, è completamente incapace su tutti gli argomenti? E dire che prima avevamo frattini, il peggior ministro degli esteri della storia… ma c’è sempre qualcosa di peggio, appunto.

Due pesi due misure contro la sola italia

Tre anni fa. A Roma c’era Berlusconi, a Tripoli Gheddafi. Dopo estenuanti trattative i due leader avevano raggiunto un accordo: respingimento per i clandestini che tentavano di raggiungere le nostre coste. Un’operazione dura e cruda, ma anche un modo per mettere un argine all’avanzata incontrollabile dei disperati che dall’Africa cercavano il grande salto verso l’Occidente. Una vicenda che, se misurata col metro del diritto, presentava molti aspetti quantomeno discutibili. E oggi, puntuale, arriva la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo. La sentenza di Strasburgo, all’unanimità, punisce l’Italia per il primo respingendo, del 6 maggio 2009. Due motovedette italiane intercettarono un barcone alla deriva a 35 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali. A bordo erano in duecento: giovani, vecchi, donne, bambini. Furono riportati in Libia e lì finirono nelle fauci del regime di cui nessuno, ma proprio nessuno, immaginava la fine imminente. La polizia li caricò sui camion, come bestiame, e li deportò in varie regioni del Paese. Umiliazioni. Privazioni. Botte. Oggi la Corte (nulla a che fare con la Ue) dice che l’Italia «riportando i migranti in Libia senza esaminare i loro casi li ha esposti al rischio di maltrattamenti» con un trattamento che si è risolto in «un’espulsione collettiva».
La Corte naturalmente fa il suo mestiere e valuta la violazione dei diritti umani. Peccato che si decida in punta di diritto un problema che riguarda l’Europa intera, scaricandolo sulle spalle di Roma. Ad ogni ondata migratoria parte la gara a spostarsi e a lasciare il cerino nelle mani del nostro governo. Malta, che pure si trova da quelle parti, scansa, anzi dribbla tutti i barconi e il massimo che fa è avvisare le nostre navi. Malta non si fa scrupoli e non interviene nemmeno quando le carcasse del mare sono sul punto di rovesciarsi e le vite di quei poveracci sono un azzardo senza futuro. E Parigi? E Madrid? Parigi, quando la Tunisia scossa dalla crisi del regime di Ben Alì era diventata un trampolino verso l’Europa, ha scelto una soluzione spiccia che assomiglia ad una scorciatoia furbastra: molti fuggitivi venivano agguantati dai poliziotti in Costa Azzurra e scoprivano nelle tasche bucate scontrini dei bar di Ventimiglia e Sanremo. Dunque, in base alle solite leggi dello scaricabarile europeo, venivano rispediti in Italia e l’Italia si ritrovava con il solito cerino acceso fra le dita. Per non parlare del defunto leader della destra carinziana e austriaca Jorg Haider. In un’intervista al Giornale spiegò e risolse così il problema dei clandestini: «Quando li acciuffiamo in Carinzia, li mettiamo sui treni e li rimandiamo in Italia perchè è sicuramente da lì che sono arrivati in Europa». L’Europa ha pure un’agenzia che dovrebbe sbrogliare la matassa, Frontex, ma alla fine la palla finisce sempre sullo stivale.
L’Italia oggi viene condannata. Gli spagnoli, i socialisti di Zapatero, sparavano sui migranti che tentavano di entrare in un modo o nell’altro nelle enclave del Marocco spagnolo. O, più sottilmente, lasciavano fare la polizia locale. Si potrebbe proseguire a lungo e parlare anche della Grecia, ma il concetto è chiaro: l’Europa dovrebbe battere un colpo. Per ora il nostro Governo dovrà dare un indennizzo di 15 mila euro a testa a 22 dei 24 profughi africani – 11 somali e 13 eritrei -che avevano fatto ricorso e si erano affidati a due avvocati di grande esperienza: Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci. I 24, come tutti gli altri, non furono nemmeno identificati e non furono ascoltate le loro ragioni: fu un’operazione a scatola chiusa, come sono i respingimenti, e questo non andava bene. Particolarmente per i somali che provenivano da un Paese disintegrato e avrebbero potuto chiedere protezione a Roma. «Questa sentenza – spiega il premier Mario Monti – sarà esaminata con la massima attenzione dal governo», anche se il capo dell’esecutivo sottolinea che «si riferisce a casi del passato». Ma anche il futuro è incerto e il ministro della cooperazione Andrea Riccardi si spinge in là: il verdetto «ci farà ripensare la nostra politica nei confronti dell’immigrazione». D’altra parte Gheddafi non c’è più e la primavera araba ha cambiato la faccia della sponda meridionale del mar Mediterraneo. Secco, infine, Umberto Bossi: «Quando arriverà l’Europa delle regioni la musica cambierà».

Buffoni in sauna

BRUXELLES – Notevole imbarazzo sta creando nella Commissione europea un colloquio riservato «per soli uomini» organizzato dal vicepresidente finlandese, Olli Rehn, con sei giornalisti di importanti media. È avvenuto infatti nella sauna interna dell’istituzione di Bruxelles, ottenuta come benefit dagli euroburocrati per rilassarsi e riprendersi dalle fatiche quotidiane. Rehn aveva concordato con i reporter invitati che l’incontro e i suoi contenuti restassero riservati, in quanto solo di contesto sulla crisi finanziaria. Ma la sala stampa di Bruxelles, con un migliaio di giornalisti accreditati, è considerata la più grande del mondo. Un segreto del genere non poteva durare. E ieri Rehn, già nella presentazione delle previsioni economiche, si è visto chiedere da una giornalista tedesca se intendesse estendere alle donne i suoi colloqui riservati con i media. Il vicepresidente, molto imbarazzato, se l’è cavata esprimendo la sua ampia disponibilità verso la stampa e concentrandosi poi a parlare solo delle previsioni economiche. Il Corriere ha allora utilizzato il «Briefing di mezzogiorno» della Commissione per chiedere se l’ultimo di quegli incontri riservati con i giornalisti fosse avvenuto nella sauna e se per i partecipanti fosse previsto un dress code (regole di abbigliamento). Il portavoce spagnolo di Rehn, imbarazzatissimo, si è limitato a dire che non era il caso di fornire particolari sull’argomento perché tutti conoscono i «costumi finlandesi».

Lottiamo uniti contro i parassiti

Guarda il video su YouTube: Il titolo non porti a conclusioni affrettate. I parassiti di cui parlo io non sono i ladri e i fannulloni di cui ha parlato la Marcegaglia. Quelli, ci sono, sì, ma la società li sa riconoscere e li sa escludere, sia pure anche solo moralmente, con l’articolo 18 o no. […]