Abbiamo ancora bisogno di eroi

L’imponente folla che ha reso omaggio alla salma e partecipato al funerale di Lucio Dalla, mi ha portato alla riflessione di cui al titolo.Pur non essendo esperto di musica e ricordando Dalla essenzialmente per “L’anno che verrà”, continuamente richiesto dai miei commilitoni alle radio locali nell’anno in cui ho svolto il servizio militare, mi ha colpito la partecipazione spontanea di tante persone, addirittura venute da fuori Bologna.Probabile che un cantante con una carriera di quasi quaranta anni (me lo ricordo agli esordi negli anni sessanta nella trasmissione di Pippo Baudo “Settevoci” con una canzone “persa, forse non sua, mai più sentita come “Quando ero soldato”) abbia rappresentato anche la colonna sonora di qualche momento della vita di molti.Possibile che una persona come Lucio Dalla che svolgeva, evidentemente bene, il suo lavoro, senza eccessi e senza esternare sermoni e proclami, neppure sulle sue pulsioni sessuali, abbia rappresentato quella eccezione che crea affetto.Ma anche questo non giustificherebbe una simile partecipazione.Perché, dunque, tante persone hanno sentito il bisogno di venire a Bologna, fare la coda in piazza Maggiore e partecipare al funerale di un cantante ?La mia risposta è che, nonostante la tendenza alla massificazione, all’egualitarsimo fine a se stesso, abbiamo ancora bisogno di eroi.Ne abbiamo una voglia tale che non solo ammiriamo chi realmente può essere tale, ma anche eleviamo al ruolo chi, in realtà, non ha fatto altro che rappresentare un’emozione.A memoria, infatti, una partecipazione, peraltro ben più imponente, come naturale e giusto, la ricordo per i funerali del Papa Giovanni Paolo II che con i suoi quasi trenta anni di pontificato giustificava appieno tale folla.Che oggi migliaia di persone si ritrovino in piazza Maggiore a Bologna per rendere l’ultimo saluto ad un cantante, mostra il desiderio di trovare una cifra identitaria in un mondo in cui i Valori sono stati calpesti e derisi per sostenere, invece, un egoismo che non è individualismo, ma gretto materialismo.Non importa, quindi, attorno a chi ci si possa ritrovare, importa il sentimento che muove queste migliaia di persona.Un sentimento comunque positivo, un sentimento che anela a quei Valori, che molti di quelli che pure erano in piazza Maggiore definirebbero “reazionari”, probabilmente senza saperlo.La partecipazione ai funerali di Lucio Dalla diventa quindi una possibile cartina di tornasole che ci dice quanto le persone siano stanche del relativismo materialista conculcato in anni di sinistrismo e di deriva morale e quanto, invece, anche inconsapevolmente, aspirino ad un ritorno ai Valori antichi e buoni e universali.Per uno inguaribilmente ottimista come me, anche la partecipazione ai funerali di un cantante, rappresenta una speranza per il futuro di questa nostra Patria.
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L’ Italia di Mario Vattani e l’ Italasia di Staffan de Mistura.

Cresce l’ indignazione in Italia verso lo stato canaglia del Kerala, dove una vicenda di politica e diplomazia internazionale è stata trasformata in un arma per far vincere le elezioni al candidato del Partito Comunista Indiano a scapito di quello del Partito del Congresso (peraltro socialista massimalista…). Ma se vergognosa è l’ultima decisione del Tribunale dello Stato indiano di trasformare in arresto il fermo dei due Nostri Eroici Marò, non posso non ricordare come sia finita la diplomazia del nostro paese.
Da una parte il caso di Mario Vattani, ottimo e giovane Console Italiano ad Osaka, sospeso dal servizio per volere del Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per la sua vicinanza a Casa Pound ed il suo leader, Iannone. E non per aver cantato ad un concerto delle canzoni di Musica Alternativa inneggianti al Fascismo; se così fosse, sicuramente qualche solerte toga rossa di Magistratura Democratica avrebbe rinviato a giudizio tutti i cantanti di quella serata. Solo canzoni identitarie.
Dall’ altra parte il caso del sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, peraltro mezzo svedese, e quindi avente il pacifismo, il buonismo ed il terzomondismo nel DNA. Il quale, che come alto incaricato ONU ha in passato sempre avuto occhi di riguardo per i clandestini, da sottosegretario inviato in India per tutelare i Nostri Eroi, ha ottenuto un bel nulla, nonostante mille inchini alla maniera indiana con mani giunte e namastè nel quale è stato visto prodigarsi in questi giorni.
Due diplomatici, due storie esemplari nell’ Italia succube e sottomessa di Monti Mario. Reintegriamo Vattani e mandiamolo a Delhi !

Il governo monti e i due Soldati italiani

Pochi giorni fa, dopo 15 minuti di colloquio (tanto ha concesso ai soldati che rischiano la pena di morte per un fatto forse non commesso), il ministro degli esteri italiano ci disse che le cose si stavano mettendo per il meglio… e sono finiti in carcere. La vigliaccheria e la non reazione delle istituzioni italiane fa capire che ormai sono prone ad ogni governo estero. Una infinita vergogna.
Un commento: “Una nazione, in campo internazionale, vale per il “peso” che sa dare alle sue azioni a tutela dei suoi diritti e della sua autorevolezza specialmente in difesa dei propri cittadini, imprese e istituzioni. Siamo senza peso! Avrei voluto vedere gli indiani fare lo stesso con Russi, Americani, Cinesi, Inglesi… Prima di tutto nessuno dei loro comandanti avrebbe fatto rotta verso il porto indiano; qualsiasi fatto successo, è successo in acque internazionali e non credo che i nostri marò sono idioti senza cervello che senza motivo si divertono a fare il tiro a segno a ogni cosa si muova sul mare. Perché non è stato fatto un casino infernale all’ONU, a Strasburgo, ai nostri alleati Europei (quelli che hanno preteso le nostre basi per l’aggressione alla Libia per esempio), all’ambasciata indiana e davanti a qualsiasi organismo internazionale in grado di fare valere propriamente i nostri diritti internazionali? Napolitano, Monti & Co., avete poco rispetto in Italia… non fatelo sapere a tutti!”
I marò trasferiti nel carcere di Trivandrum: duro schiaffo dell’India al governo italiano. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò del battaglione San Marco accusati dell’uccisione di due pescatori indiani, avvenuta mentre si trovavano in servizio sulla Enrica Lexie, saranno trasferiti con effetto immediato in un carcere di Trivandrum, nel Kerala. Trascorreranno nell’istituto penitenziario tre mesi di carcere preventivo

UBALDI SCENDE IN CAMPO : LARGO AL VECCHIO CHE AVANZA


Ci mancava solo la discesa in campo di Ubaldi per completare il quadro: con la faccia tosta che gli è congeniale si è inventato la “città delle funzioni”; meglio avrebbe fatto a denominare il suo nuovo “mostro” “città delle finzioni”.
Credo sia ormai consapevolezza di molti che l’artefice primario dello sfascio di questa città sia lui !!
Il suo incapace delfino, Vignali, assieme ai suoi affamati sodali, ha poi completato l’opera di sfacelo.
Dal 1998 in poi l’ex sindaco Ubaldi ha infilato una serie di genialate portate poi al dissesto dalla gestione Vignali; vediamole: nel 1999 City S.p.A destinata a gestire i servizi informatici del comune, nel 2001  Infomobility S.p.A sottraendo ai servizi comunali i sistemi di traffico e mobilità; nel 2003 parte la Stu Stazione, la cui situazione è sotto gli occhi di tutti quelli che hanno il bisogno di prendere un treno o che arrivano in città: bel biglietto da visita!!! Sempre nel 2003 nasce Parma Infanzia S.p.A. destinata ai servizi per l’infanzia e nel 2006 affidando la regia a Vignali nasce ParmaZeroSei S.p.A, in ordine segue la Città delle Scienze S.r.l. , ormai già fallita,  per realizzare residenze e servizi per studenti, di  cui ovviamente non troviamo traccia da nessuna parte.
Ma la lunga serie di strutture, Agenzie e quant’altro, non sono finite .  l’Agenzia Parma Energia fallita o in liquidazione anch’essa che doveva servire addirittura all’uso gestito dell”energia. Ma la più odiata dai cittadini è sicuramente “Gestione Entrate S.p.A”, la società per tutte le attività di incasso delle entrate tributarie e patrimoniali prima di competenza di uffici comunali.
Una continua esternalizzazione dei servizi comunali di cui poi si è perso il controllo. Penso che ogni cittadino di buon senso arrivi a comprendere che ognuna di queste strutture ha dei costi enormi e la maggior parte di queste ne generano altri, costi su costi, debiti su debiti. Ora chiedo all’ex sindaco Ubaldi: di tutte queste sue “belle Imprese” cosa se ne farà la città, quanto dovranno pagare i cittadini? E non prendiamo in considerazione la metropolitana.
Continuiamo a vedere politici che si riciclano inventandosi alleanze “d’occasione” nascondendole dietro slogan dal significato indecifrabile (città delle funzioni) o derisorio per l’intelligenza dei cittadini come “il nuovo che avanza” o “rinnovamento nella continuità”. Poveri parmigiani: tassati e beffati.
Ilpensieroverde

Italia e pensionamenti

La richiesta: aumentare l’impiego produttivo delle donne e dei lavoratori più anziani. Età della pensione, record all’Italia. Il rapporto di Bruxelles: dal 2020 ritiro più tardi che nel resto d’Europa. Previdenza, basta raccomandazioni della Ue al governo
ROMA – Adesso anche l’Europa prende atto, nero su bianco, che con l’ultima riforma della previdenza l’Italia avrà la più alta età di pensionamento tra i Paesi membri, uguale per uomini e donne. E ciò non accadrà chissà tra quanto ma già nel 2020. Lo certifica il Libro bianco sulle pensioni diffuso sotto la regia del commissario per l’Occupazione e gli affari sociali, László Andor. E finalmente non c’è più, come accadeva in tutti i documenti ufficiali di Bruxelles, alcuna raccomandazione all’Italia, come invece c’è per gli altri Paesi, a eccezione di Germania e Ungheria. Abbiamo insomma fatto «i compiti a casa», direbbero il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Secondo la tabella di marcia della riforma, già nel 2020 l’età di pensionamento in Italia sarà la più alta in Europa, con 66 anni e 11 mesi per uomini e donne, a fronte dei 65 anni e 9 mesi della Germania e i 66 della Danimarca, si legge nel Libro bianco. E questo primato si consoliderà successivamente perché la stessa riforma prevede adeguamenti periodici dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Così si arriverà, secondo le previsioni, a 68 anni e 11 mesi nel 2040, a 69 anni e 9 mesi nel 2050 e a 70 anni e 3 mesi nel 2060, anno in cui la Germania, se non interverranno riforme, sarà ferma a 67 anni, il Regno Unito a 68.
Il salto è enorme se si pensa che fino allo scorso anno nel nostro Paese l’età di pensionamento di vecchiaia era di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne e c’era la possibilità di uscire dal lavoro con la pensione di anzianità a «quota 96» (60 anni d’età e 36 di contributi oppure 61+35). Ciò faceva sì che nei confronti internazionali sull’età media effettiva di pensionamento l’Italia accusasse un paio d’anni in meno della Germania: nel 2009 essa era di 60,8 anni per gli uomini e 59,4 per le donne in Italia contro i 62,6 anni e i 61,9 anni per i lavoratori e le lavoratrici tedesche. L’aumento dell’età pensionabile è inevitabile, si sottolinea nel documento della Commissione, visto che entro il 2060 la speranza di vita alla nascita dovrebbe aumentare in Europa di 7,9 anni per i maschi e di 6,5 anni per le femmine. Le riforme serviranno inoltre a contenere la spesa, che attualmente supera in media il 10% del prodotto interno lordo (in Italia siamo intorno al 15%, ma la nostra è la società più vecchia del continente) e che arriverà «probabilmente al 12,5%» nonostante i correttivi già decisi in numerosi Paesi. L’equilibrio dei conti, però, non è tutto. Non a caso il Libro bianco è intitolato a pensioni «adeguate, sicure e sostenibili». L’adeguatezza ha a che fare con l’importo degli assegni e il tenore di vita di 120 milioni di anziani in Europa. I sistemi previdenziali, dice la Commissione, dovranno continuare a garantire l’«indipendenza economica» dei pensionati.
In questo quadro viene analizzata la riduzione del tasso medio di sostituzione (rapporto tra la pensione e la retribuzione) nei vari Paesi conseguente all’adozione di riforme. In Italia il taglio teorico è pesante: 15 punti tra il 2008 e il 2048. Nella realtà, però, esso si ridurrà di «soli» 5 punti per effetto dell’aumento dell’età pensionabile che, col sistema contributivo, fa crescere anche l’importo della pensione. Ad incrementare il tasso di sostituzione potranno concorrere, dice il rapporto, anche i fondi pensione integrativi: «Occorrerebbe, tuttavia, che i regimi di pensione finanziati privatamente fossero più sicuri, avessero un miglior rapporto costi/efficacia e fossero più compatibili con la mobilità di un mercato del lavoro flessibile». Ed è proprio sul mercato del lavoro che si sofferma la seconda parte del Libro bianco, raccomandando di «aumentare la partecipazione delle donne e dei lavoratori più anziani». Più occupazione, soprattutto se di qualità, significa infatti più entrate contributive per pagare le pensioni, oltre ad avere riflessi positivi sulla crescita e quindi sul rapporto tra spesa previdenziale e Pil. Si raccomandano quindi politiche di formazione permanente e di conciliazione tra lavoro e famiglia. Anche di questo è chiamata a occuparsi la trattativa sul mercato del lavoro tra governo e parti sociali, attualmente arenata sulla difficoltà di trovare risorse per gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e disoccupazione).
Enrico Marro

Diabolicum perseverare

Continuo a leggere le ripetute dichiarazioni di Berlusconi che, al netto delle forzature, ci dicono:1) Alfano è il capo designato del PdL2) Il Pdl cambierà nome3) Disponibilità a riforme con i comunisti.Delle tre questioni l’unica che mi può andare bene è la numero due, purchè non si arrivi a nomi tipo “Tutti per l’Italia” o “Italia per la libertà” contingenti e più slogan che nomi di partito destinati a durare nel tempo, preferendo io un “Partito Nazionale Federalista” che riassume tre caratteristiche fondamentali.Partito significa una struttura organizzata sul territorio con i suoi congressi e i dirigenti eletti, come i candidati, dagli iscritti e non da una pagliacciata come sono in Italia le “primarie”.Nazionale che caratterizza una scelta di campo sicuramente ostile alla sinistra che è internazionalista e che tende a recuperare Sovranità e Indipendenza in questi anni progressivamente cedute a favore di organizzazioni estranee agli interessi della Patria e degli Italiani che devono essere posti davanti a tutto.Federalista perchè recupera quello che è un sentimento ormai diffuso al Nord, prendendo atto delle peculiarità delle varie zone e della iniquità del fatto che una parte d’Italia debba mantenere il resto della nazione, quindi “federalista”, significa l’azzeramento delle politiche clientelari con il permanere dei redditi e delle relative imposte nei territori in cui sono prodotti e applicate.Dopo diciotto esaltanti anni vissuti in netta contrapposizione, Berlusconi (o il suo sosia avariato …) insiste nell’errore di aprire ad una possibile collaborazione (non precisa se di governo o legislativa) con la sinistra.Un errore che il Pdl pagherà caro in termini elettorali, ma, purtroppo, non solo il Pdl bensì tutti i cittadini che nella prossima primavera vedranno molte giunte cambiare colore dal Centro Destra alla sinistra a causa della separazione con la Lega e della inaffidabilità di un Pdl che apre alla sinistra.Pdl e Lega, separati, perderebbero ovunque.Il Pdl da inciucio perde voti senza guadagnarne da parte degli elettori disponibili al compromesso (pochi) che già hanno i loro referenti in Casini e nell’Udc e tanto meno da quelli di sinistra che non voterebbero mai per un partito come il Pdl ancora, sia pur solo nominalmente, di Centro Destra.Stupisce che ancora Melloni, La Russa, Gasparri, Matteoli e tutta una classe dirigente di qualità proveniente dall’Msi non abbia colto quanto sia suicida la politica che il Berlusconi non più Premier e non più attaccato dalla sinistra, ha adottato.Le dichiarazioni che ascolto in televisione dei vari Lupi, Quagliarello rappresentano al meglio (cioè nel peggio) questa nuova politica inciucista, piene come sono di riconoscimenti e apprezzamenti verso i comunisti.Dichiarazioni ben diverse da quelle che erano musica per le mie orecchie di continua polemica con il pci/pds/ds/pd (al quale, ora, costoro riconoscono persino la redenzione dal comunismo ancestrale !).Fortunatamente in primavera ci saranno solo elezioni parziali e amministrative.Il risultato ideale, a questo punto, sarebbe una debacle totale del Pdl, che scenda ampiamente al di sotto del 20% con una astensione superiore al 50% del corpo elettorale e con significative, per quanto possibile, affermazioni della Lega, La Destra e Forza Nuova.Solo così possiamo sperare di infliggere a Berlusconi una scossa talmente violenta da farlo rinsavire ed organizzare, nell’anno che ci separa dalle politiche del 2013, la rivincita.Perchè vincere contro la sinistra è possibile, provarci è un dovere.E perchè, allo stato, non possiamo ancora prescindere da un Berlusconi che non insista nell’errore di inseguire il consenso dei comunisti, ma si redima e ricominci ad essere il vero Berlusconi