Perchè Trump ha ragione anche sui dazi

Se io, Italiano, ho una fabbrica di tondini di ferro, oltre alla qualità, superiore come in tutte le cose che realizziamo noi Italiani, ho anche degli obblighi (la paga base contrattuale, le ferie pagate, le malattie pagate, le norme ambientali e di sicurezza degli impianti) che mi impongono di vendere il mio tondino ad un prezzo che comprenda e mi ripaghi di tutti quei costi.
Se arrivano dalla Cina tondini di ferro a prezzo inferiore, io esco dal mercato, chiudo, fallisco e mando a spasso tutti i miei operai.
Ma il ferro è sempre lo stesso, come il tondino, il problema è che i cinesi, con il regime che hanno, impongono agli operai di lavorare in cambio di un pugno di riso, in ambienti la cui sicurezza non è ai livelli dei nostri, con un inquinamento atmosferico che cede alle esigenze dell’economia comunista, con contratti decisi dal partito, senza ferie o malattie pagate.
Tanti, tanti costi in meno.
Uno squilibrio che il mio governo dovrebbe pareggiare con i dazi.
Perchè il Mercato funzioni, la concorrenza deve essere paritaria, se io sono oppresso da leggi e norme che aumentano i miei costi, il minimo è imporre al materiale di importazione una tassa che ne riequilibri i costi, così torna ad essere prevalente la qualità del prodotto.
Senza contare che, tra l’altro, è moralmente discutibile accettare lo squilibrio perchè avalla le politiche sindacali dei regimi dittatoriali come quelli comunisti, l’oppressione degli operai, l’inquinamento ambientale e la scarsa sicurezza dei luoghi di lavoro.
Evitare di riequilibrare i costi significa favorire quelle pratiche sindacali sbagliate e danneggiare le nostre.
Significa, come unica alternativa, applicare anche da noi i loro sistemi, riportandoci indietro di tre secoli.
Trump, con i dazi, vuole semplicemente tutelare il lavoro degli Stati Uniti e le conquiste sindacali e del lavoro.
Invece di appiattirci sulle posizioni della Merkel e di Micron, noi dovremmo prendere esempio da Trump e agire di conseguenza a difesa della italianità dei prodotti, la cui qualità non ha rivali al mondo.

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La Giöbia di Busto Arsizio

In Gennaio si propiziano riti agricoli arcaici un tempo pagani, opportunamente assorbiti dalla Cristianità come i falò di San Antonio Abate, protettore dei contadini e degli animali agricoli che cade 17 gennaio. In alcune località della bassa padana sopravvive la tradizione della Giöbia, la vecchia strega, e permane ancor oggi il simbolo dell’inverno da scacciare mediante un enorme falò per far sparire i mali, affinché possa nascere e germogliare rigogliosamente la nuova stagione con i suoi doni di opulenza. E’ un altro rito di passaggio propiziatorio di origini agricole molto sentito. In particolare a Busto Arsizio, Legnano, Turbigo, nel pavese e nella bassa lodigiana, dove la Giöbia è impersonata da una vecchia fatta di paglia, di stracci, di pezze e di altro materiale combustibile, rivestita di vecchi abiti dismessi, che viene issata su cataste di legna e bruciata in piazza l’ultimo giovedì di gennaio. Forse il suo nome trae per l’appunto origine da Giovia in riferimento al giovedi,  storpiato poi nel dialettale Giöbia . Ma ci sono altre versioni etimologiche, altri modi di chiamare “la vecchia” e altre varianti della vecchia strega da bruciare, a seconda delle località. Basta pensare alla Fogheraccia a Rimini immortalata da Fellini in “Amarcord” che però slitta al 19 marzo, alle porte della primavera.  (qui il video). 
Quel che è certo,  è che la Giöbia rappresenta la brutta stagione invernale da bruciare, col fuoco che crepita e scintilla portando via ogni elemento negativo: le malattie, i fardelli della vita ed altro. Era ed è una “festa” pubblica, collettiva, nella quale si mangiavano (e si mangiano)  piatti tradizionali costituiti da risotto con luganega (salsiccia) e polenta con i “brüscitt” (l’umido che si fa con la carne trita) ; poi seguiva il “falò”.
Non esiste, pertanto, che un’antica sagra agricola anticipatrice del vicino Carnevale (nelle scuole elementari del basso varesotto e dell’alto milanese questo rito del fuoco viene accompagnato dalle grida festanti dei bambini, con chiacchiere e frittelle da gustare per l’occasione), si stia trasformando in questa miserabile gazzarra polemica solo perché hanno messo la faccia della Boldrini alla vecchia  fatta di pezza e stracci.

Parliamoci con franchezza: quante caricature di pessimo gusto sono state fatte contro i  politici della Prima Repubblica in passato? Ricordate Andreotti, sempre più ingobbito con orecchie pipistrellesche su tutti i carri allegorici? Eppure non esisteva  questa canea. E quanto vilipendio nei confronti di Berlusconi quand’era premier legittimamente eletto usato addirittura come faccia da tiro al Poligono? Con titoli di film che inneggiavano alla sua morte? Altro che “discorsi sull’odio” e Hate Speech! Eppure quest’eco di indignazione a senso unico,  con una pletora di giornali servi prezzolati a disposizione della “lesa maestà” come è avvenuto per la Boldrini, non l’abbiamo sentita. Male ha fatto la Lega e Salvini a prendere le distanze mostrando debolezza intrinseca.  La verità è che è da tempo che si vuole fare sparire la Giöbia definita “festa sessista” (in realtà festa identitaria) e quanto è avvenuto è solo un miserabile pretesto per cancellarla. Quando si dice acchiappare i classici due piccioni con una fava: da una parte impedire la satira, ma solo a senso unico (quando c’è di mezzo la sinistra e i suoi esponenti), dall’altra cancellare una festa identitaria fortemente legata al territorio.  E quando sento papaveri istituzionali lontani mille miglia dal popolo,   che vogliono paragonare una sagra paesana  con fantoccio, alla stregua del rogo dei libri effettuati dai nazisti, mi vien solo da ridere. Un conto è bruciare opere passate alla posterità per impedirne la libera circolazione e lettura, un altro conto, bruciare l’effige (di carta) di un politico, personaggio di passaggio e dunque effimero per antonomasia (o almeno si spera). 
 A questa stregua, perché non vietare anche i carri allegorici di Viareggio? Ma in quest’epoca demenziale, va a finire che arriveremo anche a questo,  poiché hanno deciso di toglierci tutto, perfino l’arma del  sorriso e dello sberleffo!

I romani praticavano il classico panem et circenses;  gli attuali politicanti, invece,  vorrebbero solo martoriarci di  tasse, di espropri e  di repressione circa l’uso d’ ogni critica e del diritto alla satira.  Ma non erano proprio loro quelli del “vietato vietare”? Sì certo, quand’erano all’opposizione, però. Ipocriti che non sono altro. 

Il negazionismo di Mattarella

Negare le Opere del Fascismo in campo sociale, architettonico e urbanistico è una grave colpa, come scrive ne Il Giornale Giordano Bruno Guerri.
Nel tentativo di abbassarsi al livello dei suoi predecessori, Mattarella tracima e nega persino quel che mai nessuno ha mai avuto la faccia tosta di negare.
Si può criticare il Fascismo, esattamente come si può criticare qualunque altro sistema politico o ideologia del passato, del presente e del futuro, ma non si può pensare di riscrivere la Storia come nel 1984 di Orwell.
Soprattutto nell’epoca di internet dove il vecchio Samizdat, cioè il circuito che faceva diffondere nella Unione Sovietica comunista le idee e i principi di Libertà, è elevato all’ennesima potenza.
Direi che sia anche molto, molto infantile negare l’evidenza delle bonifiche, delle leggi sulla maternità e gli infortuni, delle costruzioni e ricostruzioni delle città.
Un’attività complessiva mai più eguagliata.
Non è bello che l’Italia abbia un paese con un presidente bocciato in Storia dal prof. Guerri.
Speriamo che con il voto del 4 marzo si pongano le basi per correggere anche una simile stortura.

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FakeNews, un tempo si chiamavano belinate

Le #belinate sono sempre state diffuse, anche prima di internet, adesso, con internet si chiamano #FakeNews e i politici non si danno pace.
Calmatevi, sempre belinate sono… Non fatene motivo di falsa preoccupazione, visto che, voi per primi, siete maestri nel dire belinate.

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Il regime senza meriti di Mattarella

Gentile e illustre presidente Sergio Mattarella,
abbia comprensione per un povero storico convinto liberale e democratico costretto dagli eventi a intervenire in quella che potrebbe sembrare una difesa del fascismo.
«E allora perché non ti sei dichiarato liberale, democratico e antifascista?», ribatterà qualcuno in vena di polemiche. Perché è inutile e superfluo, rispondo: un liberale e democratico non può essere che antifascista, altrimenti non è né liberale né democratico. Anzi, a ben guardare, anche l’aggettivo «democratico» è superfluo: come ce lo immaginiamo un liberale non democratico?
Per un uomo delle istituzioni è diverso, tanto più se è anche presidente della Repubblica. Come tale lei è tenuto a ricordare che «La Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo. La nostra Costituzione ne rappresenta, per i valori che proclama e per gli ordinamenti che disegna, l’antitesi più netta». Così ha infatti detto lei, ieri, non mancando di ricordare gli orrori delle leggi razziali e delle guerre in cui il regime fascista portò il Paese.
Se non che poi lei ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirrozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».
È inaccettabile – caro presidente Mattarella, lei ha ragione – se si intende sostenere che il fascismo fu un grande bene, e peccato per quei due errori. Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, in mezzo alle odiose volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale. E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili.
Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma.
In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia».
Con i più cordiali saluti e i migliori auguri di buon lavoro.

Una ciambelllla di salvataggio per Renzi

Avevo preparato un commento “perchè Trump ha ragione nell’imporre i dazi doganali“, ma ho poi letto la notizia che Stefano Parisi, dopo aver perso Milano per il Centro Destra, adesso è stato candidato a perdere anche il Lazio e ne rimando la pubblicazione.
Ma dove hanno la testa Berlusconi, Salvini e la Meloni ?
Il sospetto è forte.
Il prossimo 4 marzo Renzi prenderà un bagno colossale, allora gli viene lanciata una ciambella di salvataggio con la quale salvarsi la faccia, tenendo il Lazio.
Infatti se il Centro Destra avesse candidato un potenziale vincitore, come il sindaco di Amatrice Pirozzi o Fabio Rampelli o persino Maurizio Gasparri, allora Renzi avrebbe perso le elezioni e la faccia insieme.
Allora ecco un perdente sicuro, che probabilmente non sarà votato neppure da parte degli elettori di Centro Destra.
Infatti, poichè l’obiettivo primario, nel Lazio come in tutta Italia, è cacciare il pci/pds/ds/pd dall’amministrazione della regione, molto meglio votare per la Lombardi, candidata del M5S.
E tanti saluti a Parisi.

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Immigrazione, tasse e unione sovietica europea

La campagna elettorale stenta a decollare e le polemiche si concentrano sul programma del Centro Destra.
A secco di idee e personalmente spento, Renzi riesce solo a fare qualche esternazione sulle proposte di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, in ciò seguito, come un fedele cagnolino, dal ministro dell’economia.
Analogamente i grillini criticano le proposte del Centro Destra, poi si lanciano in ipotesi di revisione delle aliquote e in elargizioni di vario genere.
Nel contempo i media servi di regime, organizzano dibattiti e anche in assenza dei diretti interessati (due sere fa a TG24 Economia con ospiti un toscano del pci/pds/ds/pd e una pasionaria grillina – che praticamente ha zittito il primo apparso come un pugile suonato – il conduttore ha domandato della flat tax del Centro Destra: prevedibili gli attacchi e clamorosa violazione della par condicio l’assenza di un esponente del Centro Destra) si parla degli argomenti del Centro Destra.
Del resto non è possibile prescindere perchè mentre i grillini probabilmente temono come la peste un loro ingresso al governo, viste gli esiti tragicomici di Torino e Roma e i cattocomunisti sono ormai preda del loro cupio dissolvi visto che continuano a sostenere battaglie ideologiche, come quella per l’immigrazione, che rende ostili gran parte degli Italiani, gli unici a parlare di questioni concrete sono nel Centro Destra.
E le questioni concrete sono tre:
l’immigrazione, di cui ne abbiamo già tutti le scatole piene, che deve essere bloccata, anche con la forza, per poi rispedire a casa tutti clandestini che la sinistra ha fatto arrivare in Italia (e ormai le guerre sono finite a casa loro, quindi possono tornarci anche i cosiddetti profughi);
le tasse che sono troppe e troppo alte, per cui solo una cura da cavallo, alla Trump, può restituirci il maltolto, quindi solo una flat tax che si accompagni con una forte cura dimagrante della spesa pubblica;
l’unione sovietica europea, verso la quale ha sbagliato Berlusconi a voler dare garanzie, perchè devono essere loro a garantire noi che non si intrometteranno mai più nei nostri fatti interni e che rispetteranno tutte le decisioni del governo Italiano a tutela degli interessi degli Italiani.
Insomma, solo il Centro Destra può toglierci dalla palude del politicamente corretto e dell’asservimento alle consorterie affaristico finanziarie internazionali.
Gli altri lo sanno e per questo parlano solo contro il programma del Centro Destra, perchè è quello più in sintonia con il sentimento degli Italiani.

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Scene di guerra civile in Svezia




Qualche  volta è bene affacciarsi all’estero per constatare che tutto il mondo è paese. In particolare quello che ci stanno confezionando. Leggo questo articolo di Tyler Durden prelevato da Zero Hedge che in Svezia il governo sta fornendo la logistica per la difesa dei suoi cittadini, in caso di guerra civile, dei quali ci sono già tutti i prodromi.  Vale la pena di riportare l’intero articolo, tanto per farsi un’idea circa i guasti della società multietnica, della politica dell’accoglienza ad ogni costo e della politica del “più ponti e meno muri”, predicata quotidianamente dai governi eurosudditi, dalle cancellerie di Bruxelles, da Bergoglio, Boldrini, Gentiloni ecc. Non mi dilungo oltre, dato che ne abbiamo già parlato a profusione. A quando, qui da noi? 

La Procura vuole schierare l’Esercito nelle zone fuori controllo per la presenza di migranti
Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, la Svezia si sta preparando a distribuire un opuscolo sulla difesa civile a circa 4,7 milioni di famiglie, avvertendoli dell’inizio della guerra.

L’opuscolo servirà come un manuale di “difesa totale” in caso di guerra e fornirà dettagli su come garantire i bisogni di base come acqua, cibo e riscaldamento, secondo quanto riportato dal FT. Il manuale copre anche altre minacce come attacchi informatici, terrorismo e cambiamenti climatici.

” Tutta la società deve essere preparata ai conflitti, non solo ai militari. Non abbiamo usato parole come difesa totale o allerta da almeno 25-30 anni o più, quindi la consapevolezza tra i cittadini è molto bassa “, ha detto Christina Andersson, capo del progetto presso l’agenzia svedese per le contingenze civili.
Il manuale di sopravvivenza o meglio conosciuto da alcuni come guida per i sopravviventi, è chiamato “If Crisis o War Comes” sarà pubblicato dal governo nella tarda primavera. La sua pubblicazione arriva in un momento in cui la minaccia di una guerra con la Russia è alta, beh, forse, secondo le Tv ma questo è ciò che i media mainstream hanno condizionato molti a credere.
Che cosa succede se la minaccia non proviene dalla Russia, ma è interna?

Mercoledì, il primo ministro Stefan Lofven ha detto che la Svezia farebbe tutto il necessario, incluso l’invio nell’esercito, per porre fine all’ondata di violenza di gruppo nelle zone di divieto di circolazione in tutto il paese. Il tasso di omicidi in Svezia è stato relativamente basso nel corso degli anni, ma grazie alla crisi ed all’arrivo di masse di migranti, la polizia è impotente in molte aree del paese.
” Non è la mia prima azione da militare, ma sono pronto a fare tutto il possibile per far sì che il crimine organizzato seriamente scompaia”, ha detto Lofven dopo la discussione sulla leadership del partito in parlamento.

“Ma è anche ovvio che ci sono problemi sociali. Lo scorso anno si sono verificati 300 sparatorie, 40 persone sono state uccise. Il nuovo anno è iniziato con nuovi episodi di violenza, stupri e rapine. Vediamo criminali che agiscono con totale mancanza di rispetto per la vita umana, questo è uno sviluppo terribile, sono determinato a affrontare questo “, ha aggiunto.Persino il leader democratico svedese, Jimmie Akesson, “ha dichiarato guerra” contro il crimine organizzato e ha suggerito che la Svezia dovrebbe schierare l’esercito in zone vietate per contrastare la violenza fuori controllo.
“Le persone vengono uccise a colpi di pistola nelle pizzerie, oppure le persone vengono uccise dalle bombe a mano che trovano per strada “, ha detto Akesson in Parlamento mercoledì.
Questa è la nuova Svezia; il nuovo, eccitante, dinamico, paradiso multiculturale che tanti qui in questa assemblea … hanno combattuto per creare un ambiente per così tanti anni “, ha detto sarcasticamente. 
Peter Imanuelsen, giornalista indipendente in Svezia, ha riassunto i recenti sviluppi in una linea temporale:
Il governo invia volantini a 4,7 milioni di famiglie dicendo loro come prepararsi per la guerra.
Il leader del partito democratico svedese dice “Si sta conducendo una guerra nella società svedese.”
Il primo ministro svedese sta valutando la possibilità di schierare l’esercito in zone vietate.
Per riassumere, il governo svedese si sta preparando per un evento destabilizzante, mentre i media mainstream continuano a usare la Russia come capro espiatorio. Nel frattempo, alti funzionari governativi in ​​Svezia hanno fatto eco nell’unità di crisi che l’intervento militare in dozzine di zone vietate in tutto il paese è un’alta probabilità.

Allo stesso tempo, il governo si sta preparando a distribuire milioni di manuali di sopravvivenza ai propri cittadini, indicando che un evento destabilizzante si sta avvicinando.
Mercoledì scorso abbiamo riferito di ancora più caos in Svezia quando una bomba a mano è stata lanciata in una stazione di polizia a Malmo, provocando una “grande esplosione” secondo i resoconti dei media locali.

Infine, mentre i tre maggiori partiti politici svedesi sollecitano un intervento militare nelle zone vietate, l’agenzia svedese per le contingenze civili sta tentando freneticamente di stampare milioni di manuali di sopravvivenza per proteggere i cittadini per quello che sembra essere un futuro turbolento 2018.
Nota: Tutto “tranquillo” e secondo quanto era facile prevedere nelle nuove società multiculturali volute dai mondialisti e dai sostenitori del mondo senza confini. Bisogna abbattere i muri, gettare ponti ed aprire le porte a tutti, occorre integrare ed accogliere, integrare ed accogliere…

Fonte: Zero Hedge
Link: http://mondolibero.org/la-svezia-si-sta-preparando-per-una-guerra-civile/ (traduzione di Luciano Lago)

L’immigrazione di Gentiloni

E’ necessario contribuire alla crescita dell’Africa, un processo che sarà lungo, ma nel frattempo passare da un sistema di flussi migratori irregolari e in mano alla criminalità a un sistema regolare e sicuro. Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, intervenendo al World economic Forum di Davos alla sessione dedicata alla stabilizzazione del Mediterraneo.
“Quello che dobbiamo fare è chiaro – ha spiegato – dobbiamo contribuire alla crescita dell’Africa. Ma quanto ci vorrà per cambiare le condizioni economiche in Africa per ridurre questo fenomeno? Abbiamo bisogno di un lungo tempo e saremo impegnati con le migrazioni per i prossimi 10 o 20 anni”.
Nel frattempo, ha aggiunto, c’è “un problema da affrontare: trasferire il flusso dei migranti da irregolare e criminale a un flusso regolare e sicuro. E’ possibile? Sì, è assolutamente possibile”. Per far questo occorre “distruggere la rete dei criminali”, supportare i Paesi africani a “controllare i propri territori” e “gradualmente” creare un sistema di “corridoi umanitari” e “quote” di immigrazione.