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L’Italia che si sbriciola

Se dovessi stabilire  un indice di gravità di quanto è accaduto venerdi 4 novembre non saprei dire qual è la peggiore: la fatale alluvione a Genova che ha cagionato sei vittime, o l’altra alluvione, quella metaforica a Cannes al G20. In entrambi i casi, constato solo che pezzo per pezzo l’Italia se ne va alla deriva  e che rischia di essere solo una bella cartolina illustrata di “come eravamo”.
L’immagine  che abbiamo visto in tv, di quel poveretto intrappolato nel furgone bianco che cerca di uscire, ma viene frenato da un muro d’acqua tumultuosa e fangosa del rio Fereggiano, ci rimarrà sempre nella memoria. L’uomo non sa come mettersi in salvo: se esce rischia di essere travolto dalla bomba d’acqua e dalle auto che avanzano,  pesanti come relitti di morte. Se resta nel veicolo rischia di fare la fine del topo in trappola. E’ un po’ la metafora di ognuno di noi cittadini italiani travolti da uno tzunami alluvionale e finanziario.

La sindachessa di Genova Marta Vincenzi è una zarina del Pd, proterva e assai petulante che pretende avere ragione anche di fronte ad una tragedia evidente. La Protezione Civile aveva allertato con un allarme codice 2, pertanto le scuole andavano chiuse, la città doveva essere presidiata e il traffico nelle zone a rischio, vietato, come già avevano fatto assai più prudentemente di lei, gli amministratori delle 5 Terre, della Val di Vara, di Magra e di Lunigiana. Inoltre i genovesi lamentano la mancanza di pulizia dei tombini e il mancato dragaggio del torrente Bisagno e del rio Fereggiano. Ergo, la zarina deve sloggiare al più presto da Palazzo Tursi. Altrettanto indisponente e arrogante in queste ore è l’atteggiamento di Burlando, governatore della regione Liguria. Tra le disgrazie di questa regione, occorre dirlo, c’ è un’ottusa nomenklatura politico-amministrativa che non ha mai effettuato un sano ricambio dal dopoguerra ad oggi, sempre eternamente avvitata nella solita retorica resistenziale, quale blasone  a garanzia e perpetuazione  del suo intoccabile feudo rosso. Se è vero che la concorrenza  è l’anima del commercio, in Liguria di concorrenza politica e di sana alternanza non ce n’è mai stata.

Christine Lagarde

Passiamo alla stangata di Cannes avvenuta lo stesso giorno della tragedia di Genova. Alla Croisette hanno fatto un po’ di cinema, anzi di ciné, davanti alla macchina mediatica. Ma in realtà le vere decisioni sono state prese altrove. Madame Lagarde, la sostituta del trombato Strauss-Kahn al FMI, con la sua allure da “bilderberger” con tanto di  ditino alzato,  ha costretto l’Italia a porsi sotto tutela del Fondo. Ovvio poi che al nostro premier sia stato dato “l’onore delle armi” facedoci credere che sia stato il governo stesso a chiedere la tutela, ma ciò non corrisponde a verità. In realtà sono volati gli stracci e Berlusconi ha posto resistenze per l’intera mattinata.
Dopodiché oppresso dal duo Merkozy e dalla Lagarde, la capitolazione. Ora avremo ispezioni del Fondo ogni tre mesi, con tanto di monitoraggio di conti. Per cominciare, il primo viaggio del rappresentante americano del Fondo, un tal David Lipton si terrà il 15 novembre. Avremo questi benefattori dell’umanità mondiali col fiato sul collo a darci pagelle trimestrali. Fine della nostra libertà e sovranità, inizio dell’invasione e intrusione delle lobby, un fenomeno a noi prima sconosciuto. Il Debito italiano è sulla piazza straniera e gli investitori sono pronti a sbranarci. Ma, come osserva perfino Maurizio Molinari ne La Stampa, il vero vincitore di questo G20 è Obama che è riuscito, lui che ha un paese  in via di fallimento, senza più manifattura, con molti americani che vivono in tende e roulotte, a far porre sotto tutela,  un paese tutto sommato ancora benestante come il nostro, considerato la terza economia europea. Prima il liquidatore FMI riservava la sua “protezione”  (mai disinteressata) solo ai paesi del terzo e quarto mondo. Ora è riuscito attraverso la mostruosa  chimera Merkozy a porre sotto sorveglianza noi. Della serie , mors tua vita mea.

Frattanto dagli Usa, una perturbazione atlantica ha trasformato la Liguria, la Toscana e il Piemonte, in una zona da uragano Katrina. E dire che eravamo il bel Paese delle mimose e dei limoni d’inverno. Non siamo più sicuri di nulla, nemmeno più  del mite clima mediterraneo. Prima si diceva “piove governo ladro”.
Dopo il G20 della Croisette,  c’è un salto di qualità: “Piove Governo Mondiale usuraio”. Siamo nelle Canne-s.