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Lasco e il suo territorio

Lasco il bandito della Valsassina, alias Conte di Marmoro, è il personaggio principale dell’omonimo romanzo storico di Antonio Balbiani.

La vicenda si svolge nel periodo della dominazione spagnola, al tempo dei bravi di manzoniana memoria. Lo scrittore fu allievo spirituale e amico del Manzoni, anche se tra loro correvano 53 anni di differenza; e lo fu al punto che in suo onore si cimentò nel seguito dei Promessi Sposi. Nacque così il romanzo storico di ben 500 pagine I figli di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella. Anche nel Lasco ritroviamo numerosi collegamenti con i Promessi Sposi, vi sono infatti ben tre capitoli dedicati unicamente alle vicende storiche riguardanti la calata in Italia dei lanzichenecchi, il periodo di carestia precedente la loro calata e la terza, e più devastante tragedia, l’ondata di peste portata da loro in Italia. In tutta la Valsassina e la Valvarrone – valli del lecchese, alle quali si può accedere da Bellano e Dervio – la peste risparmiò solo gli abitanti di Pagnona. Vi è anche un capitolo dedicato interamente alla vicenda umana dell’Innominato, personaggio anonimo dei Promessi Sposi, che Balbiani avrebbe identificato in Bernardino Visconti.  

Essendo dunque un romanzo storico, ciò che mi ha spinto a leggerlo è stata anche la curiosità di scoprire quale briciolo di fondamento avesse la frase di un calendario predisposto nel 2010 per gli abitanti di Mornico. Multicolore, dedicato a dodici sgargianti fiori e piante da giardino che lì crescono spontaneamente in ogni dove (*), una frase in prima pagina attira l’attenzione: Mornico, il Giardino dell’Eden. Titolo suggestivo. Campanilismo, pubblicità turistica o c’è dell’altro?  Mornico è una frazione del comune di Vendrogno (Lecco), alle spalle di Bellano. Dopo questa frase accattivante, preceduta dal passo della Genesi 2,8-9 (“Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta d’alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male” ), a seguire il seguente messaggio che sa molto di pubblicità:
Antiche leggende, confermate tuttavia da recenti scavi in loco, fanno ritenere con assoluta certezza che l’Eden corrisponda all’area della Muggiasca dove oggi sorge Mornico. La posizione invidiabile, con vista impagabile sulla Valsassina e sul massiccio delle Grigne, l’esposizione a meridione col bacio costante del sole, la brezzolina che scende leggera dal Monte Muggio rendono il clima tanto dolce, piacevole e così favorevole allo sviluppo di fiori e piante che ci permettono di comprendere la scelta originaria del Creatore nel piantarvi il suo fantastico giardino. E, in effetti, ciò di cui si fa esperienza in Mornico è l’incontro con la bellezza…



Quanto ci sia di effettivamente concreto nell’affermazione, o se sia solo una réclame, sarà oggetto di eventuali approfondimenti futuri, nel frattempo, però, grazie a questa lettura ho ampliato la conoscenza della zona. Un elemento non trascurabile, che potrebbe dare un senso di concretezza alla frase degli ideatori del calendario, è che la Valsassina e la Valvarrone si trovano sullo stesso parallelo, e ad appena 50 km in linea d’aria dalla Valcamonica, dove, durante l’Età del Ferro, si era sviluppata la civiltà dei Camuni. Ferro di cui è stata ricca la Valsassina, con miniere attive già in età preromana. E proprio a Premana, in Valvarrone, vi è uno dei più antichi distretti manufatturieri del mondo, specializzato nella lavorazione del ferro. Ancor oggi i suoi abitanti sono quasi tutti dediti alla produzione delle rinomate forbici di Premana. Come si può constatare dalle immagini di questo post, vi si producono anche i campanacci (il post contiene anche un link che vi porterà a scoprire la festa di “Premana rivive l’antico”, che si svolge in autunno).
Resti delle antiche miniere di ferro e di altri minerali (tra cui anche l’argento), ormai in disuso, si trovano anche al Pian dei Resinelli, in Alta Valsassina, dove stanno per essere lentamente riattivate, a scopo esclusivamente pedagogico-turistico (qui, al Pian dei Resinelli, la riapertura al pubblico di antiche miniere di piombo).
Tornando quindi al testo del calendario di Mornico, è campanilismo, pubblicità turistica, o qualcosa di più emblematico e suggestivo? Quale che sia la verità, è innegabile che la zona sia molto bella, e ciascuno lo può constatare facendo un giro virtuale della valle con il motore di ricerca di Google Maps View. Si potrebbe iniziare da Bellano o da Lecco, che sono poste ai due estremi della valle. Oppure puntando direttamente su Mornico o Parlasco, dove, in epoca medioevale, c’era un castello dei Torriani, la Rocca di Marmoro del romanzo, nella quale Balbiani ha ambientato la sede del bandito Lasco. Nei suoi pressi Taceno con l’ingresso alle ex Terme di Tartavalle (che i nuovi proprietari stanno cercando di rilanciare). Nel romanzo l’acqua di Taceno viene definita di proprietà terapeutiche miracolose. Infatti, preparata una pozione con erbe segrete della zona e acqua del torrente, la maga Bissaga

guarì una donna in un caso molto disperato. Condannata al rogo per stregoneria, il suo nome sarebbe poi rimasto nella toponomastica locale. Altre località meritorie di visita virtuale sono Cortenova, Primaluna, Introbio, Pasturo, fin poi arrivare a Ballabio da dove si scende verso Lecco .
Ed eccoci quindi a Parlasco, in Valsassina (Lecco), che oggi, con i suoi poco più di 100 abitanti, è diventato uno dei comuni più piccoli d’Italia, a causa del progressivo spopolamento da parte dei giovani, che vengono attratti dalle città. Le amministrazioni dei comuni della valle compiono ogni sforzo per cercare di arginare il fenomeno, rivitalizzandola. In questa ottica si inquadrato i progetti promossi dai comuni di Taceno e Parlasco di affrescare i muri esterni delle case con scene riguardanti gli antichi mestieri della valle a Taceno, e a Parlasco (cliccare qui per leggere il comunicato) con scene tratte da questo romanzo storico di Antonio Balbiani.

La Valsassina, che unisce Bellano a Lecco, baipassando il tratto di lago che le separa, è stata, tramite il Sentiero del Viandante, che l’attraversava (qui alcune foto del tratto superiore Corenno Dervio, situato a nord di Bellano), l’unica strada per via di terra praticabile; e questo fino al 1832 quando venne inaugurata la strada costiera (l’attuale Strada Provinciale 72 Lecco-Colico) mediante apertura delle prime gallerie.

Con la pubblicazione del romanzo, nel 1871, la Valsassina cominciò a godere di un periodo di relativa maggior fama, tutti gli abitanti della valle e del lungolago, soprattutto orientale, lo conoscevano. Lo leggevano e rileggevano, durante le fredde serate invernali, nel chiuso al tepore delle stalle. Oggi, invece, come per il caso del Medeghino e di Forte Fuentes, ben pochi dei locali ne conoscono le storie.
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E qui sospendo il racconto. Nei prossimi giorni sarò nella terra di Lasco, dove raccoglierò altre notizie su di lui e sul suo territorio; in particolare su quella sorta di Valle del’Eden, che mi ha molto incuriosito. Non avrò il computer al seguito, mi sarà quindi impossibile rispondere prontamente a eventuali commentatori.
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(*) Rosa (Rosa ‘Queen Elisabeth’), Cotogno del Giappone (Chaenomeles superba ‘Rowallane’), Iperico (Hypericum ‘Hidcote’), Valeriana rossa (Centranthus ruber), Dalia (Dahlia ‘Fashination’), Giacinto (Hyacinthus ‘Ben Nevis’), Tulipano (Tulipa ‘Appel doorn’s Elite’), Iris (Iris latifolia ‘Duchess of York’), Edera (Hedera helix), Tritoma (Kniphofia uvaria ‘Grandiflora’), Amarena (prunus cerasus), Primula e Viola (ibridi).

Foto 1: copertina del libro – Ia edizione 1871
Foto 2 e 5: gli affreschi di Parlasco. Dal sito hollowvoices.splinder.com contenente le foto di tutti i 14 affreschi.
Foto 3: Valvarrone – dal sito montagna.tv
Foto 4: La strega Bissaga: dal sito Valsassinanews
Foto 6: dalia gialla con punte di rosso – dal sito ROYALTY FREE