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La residenza rivierasca della Regina Margherita

Bordighera è un angolo di  quiete del Ponente Ligure, situata tra cielo, mare e immersa in una vegetazione rigogliosa che mescola quella mediterranea di pini, lecci, olivi, cipressi,  pittospori, mimose,   a quella tropicale. Già territorio di sperimentazione botanica a cura di  agronomi e naturalisti inglesi e tedeschi grazie alla mitezza del suo clima,  vi sono state  trapiantate fin dall’antichità,  specie di alberi come il ficus magnolia che ha dimensioni davvero colossali, il banano, l’albero del pane, l’avocado, l’albero del pepe, palmizi di ogni varietà,  ecc.
Monet transitò e soggiornò da queste parti per cercare, lui uomo del Nord, i colori caldi del Mediterraneo.  Come pure l’impressionista e vedutista  lombardo Pompeo Mariani che ha lasciato qui, la sua magione,  una sua fondazione e il suo grande atelier.  
Bordighera dipinta da Claude Monet
Qui a Bordighera svetta candida tra rigogliosi alberi secolari, la dimora incantata della Regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I, lungo l’elegante Via Romana che segue il percorso dell’antica Julia Augusta. Questa prestigiosa residenza  fu edificata tra il 1914 e il 1916 per volere della sovrana che  amava trascorrrervi la stagione invernale.  Vi  morì infatti nel 1926. La terrazza con una stupenda vista panoramica spalancata sulla baia di  Bordighera, è già in sé un vero capolavoro dove natura e arte si intrecciano indissolubilmente..
Tra le sale della storica villa si dipana il percorso permanente, teso a ricostruire l’atmosfera seducente di una dimora d’epoca. Ricordo che la regina Margherita possedeva altre importanti dimore a Venaria,  Gressoney, Aglié, a Napoli e a Roma. Grazie ad un sapiente restauro sono stati recuperati anche stucchi, tempere, parquet e vetrate artistiche originali. Di grande bellezza gli affreschi in cui la Regina amava far rappresentare,  agli angoli dei soffitti, proprio le sue fiabesche ville sabaude sparse per l’Italia. Il bagno di Margherita (interamente restaurato con grande dispendio di mezzi) reca il celebre decoro a nido di vespa nella piastrellatura e in ogni rombo intarsiato in oro compare una piccola “margherita”, un vezzo che amava ripetere anche nel decoro dei soffitti e delle pareti. Anche tra le suppellettili preziose, colpisce una grande margherita in peltro, quasi un’autocitazione.

I primi piani della Villa sono dedicati alla Regina e ai suoi celebri ritratti  con le immancabili collane di perle (ne sfoggiava di lunghissime e  con molti fili) ed orecchini in parure. Tutti i gioielli della regina sono conservati in copia nel castello di  Racconigi in provincia di Cuneo. Quelli originali invece, pare siano situati nel caveau della Banca d’Italia (oggi Bankitalia). Ma qui si aprirebbero vari punti interrogativi sulla loro proprietà:  i gioielli della Corona sono  ancora dello stato italiano? E perchè Bankitalia non li espone al pubblico nella loro autenticità e splendore?

Nei piani successivi si accede all’esposizione permanente di opere (prevalentemente del 600 e 700, ma non solo) della collezione Terruzzi,  un famoso mecenate milanese, adibendo la Villa a polo museale e culturale: oltre 1200 i pezzi esposti, tra cui tavole  a fondo oro del  ‘330  400, nature morte italiane e straniere del periodo compreso tra il 1500 e il 1800, importanti nuclei di dipinti del ‘600 e ‘700 rappresentativi di diverse scuole italiane , preziosi arredi e collezioni uniche di porcellane di Sèvre.

Il ratto di Proserpina (Luca Giordano)
Tra le opere di scuola napoletana (una scuola assai cara alla Regina, grande amante ed estimatrice delle arti figurative) oltre alle tele di Luca Giordano, che decorano le pareti con tutto il vigore di questo artista, anche i dipinti di Paolo De Matteis, Francesco De Mura e Giuseppe Recco. Altri fulgidi esempi della scuola emiliana sono invece costituiti da Il ritrovamento di Mosé e L’Adorazione dei Magi.
Alcuni dei pezzi più suggestivi della quadreria li troviamo al primo piano, nella sala destinata all’alloggio per i membri della famiglia reale: un Cristo alla colonna di scuola caravaggesca e un’Adorazione dei pastori del giovane Jusepe de Ribera detto Lo Spagnoletto.

In tutte le sale, pezzi d’arredo preziosissimi, arazzi, tappeti, poi  porcellane orientali, bronzi, argenti, ceramiche tra le quali spicca per numero di eccelsa qualità il celebre servizio Minghetti, realizzato nel 1888 per il Duca di Montpensier Antoine d’Orléans.

Villa Regina Margherita  è stata acquisita nel 2009 dall’Amministrazione Provinciale di Imperia e della Città  di Bordighera nonchè dalla Regione Liguria che in quello stesso anno siglarono insieme, un accordo con la famiglia Terruzzi, dando avvio ai lavori di restauro, con l’intento di realizzarvi un polo museale. Ovviamente non mancarono i contributi delle solite banche. E’ stata certamente un’operazione di grande valenza ed impegno, tesa a ridare splendore ad un importante bene architettonico, oltre che a valorizzare e rendere accessibile al pubblico una parte consistente della collezione della famiglia Terruzzi. Ma la sottoscritta si chiede fino a che punto sia giusto, pur nella bellezza e nell’incanto delle cose visitate,  snaturare la storicità della villa sabauda, per farne un contenitore (ancorché prezioso)  che rimescola varie ere e varie scuole pittoriche –  in un’offerta turistica del territorio ligure, seppur di altissimo livello. E qui apro una parentesi sulle nuove concezioni “museali” che tendono a  mescolare e a creare contaminazioni tra l’antico e il moderno. Ma questo è un’altra storia e magari un altro post.

Qui, altri articoli sulla Villa: http://www.mondointasca.org/articolo.php?ida=20796

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