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La Catena di Sant’Antonio

La cosiddetta Catena di sant’Antonio non ha nulla a che vedere col santo del 13 giugno. E’ stato un espediente inventato da buontemponi del dopoguerra, per spillare soldi dalle tasche di povera gente, sfruttandone l’ignoranza e la superstizione ancora molto diffuse in quel periodo; tutto questo succedeva nonostante anche i parroci durante le prediche avessero preso ad avvertire la gente di non farsi accalappiare da quei furbi, perchè quello che promettevano in cambio dell’obolo eran tutte fandonie. Il fenomeno si era poi  esteso fino agli anni ’80, e anche ora, come par d’intuire da quanto segue, sembra esserci un rigurgito, come un tentativo per rinverdirlo, confidando sul fatto che ignoranza e superstizione esistono tuttora.
A dire il vero, avevo anche letto di un santo napoletano che aveva ideato un meccanismo del genere, ma solo per raccogliere i fondi necessari per sfamare i suoi poveri orfanelli; però di questa storia non trovo più riferimenti. Quella che invece sto per raccontare sembra una storia uscita dal romanzo di Giuseppe Pontiggia, Vite di uomini non illustri, o da uno dei tanti racconti di Giovannino Guareschi, ai quali dava poi titoli così popolari.
L’ispirazione m’è venuta dopo aver constatato che ci sono internauti in cerca di notizie a  riguardo della Catena di sant’Antonio; me ne sono accorto dagli accessi al mio blog generalista effettuati tramite la frase chiave: Catena di Sant’Antonio. E anche il 2 giugno, mentre scrivevo, c’era stato l’ennesimo passaggio di un navigatore che aveva digitato: “Catena di Sant’Antonio soldi”; idem il giorno successivo, 3 giugno, con ben tre passaggi.  Può essere che il fenomeno stia tornando di moda? O che magari, anche per via della crisi e delle restrizioni che si vanno preannunciando, qualcuno sia in cerca d’idee sul come raggranellare soldi agevolmente, e che abbia trovato magari nella Catena uno dei modi? E qui devo subito smontare gli illusi, poichè, come vedremo, è solo agli ideatori o ai primissimi della Catena che va qualcosa; ai successivi vanno solo rimasugli, o nulla. Solo tempo e soldi buttati alle ortiche. A convalidare la tesi sulla probabile esistenza di persone in cerca d’idee per raggranellare soldi, m’aiutano anche i dati del  recente rapporto INPS, secondo il quale il 50,8 percento dei pensionati percepisce meno di 500 euro al mese. E’ così giocoforza che vi sia chi tira la cinghia, e qualcun altro che invece si dia fare per aumentare i proventi; e tra i vari modi vi potrebbe stare benissimo, perchè no, anche questo. Perchè questi pensionati, anche se dovessero bussare a certe porte le troverebbero chiuse  per via della mancanza cronica di fondi. Soldi che invece a volte vengono sperperati, come si desume dagli ultimi due post di Josh. Sembra infatti quasi che – ma per fortuna pare siano solo una piccola frangia, quella forse dei più insospettabili – chi sta dietro a quelle porte faccia a gara con colleghi dello stesso genere per sprecare denaro pubblico; spendendo i denari, anzichè in vere opere assistenziali, in quella specie di opere d’arte moderne, quali meglio illustrate nei due citati post di Josh (cliccare qui).

E’ quindi plausibile pensare che quella categoria di pensionati sia costretta a inventarsi qualcosa per arrotondare la magra pensione, magari facendo resuscitare la classica Catena di Sant’Antonio.
La più colossale, la più universale – per via delle ripercussioni create a livello globale, fu quella ideata da un banchiere americano negli anni antecedenti al 2008. Quell’anno eravamo piombati nel pieno dello scoppio della bolla speculativa sui mutui sub-prime, per via della gigantesca Catena di sant’Antonio messa in piedi da Madoff, il guru di Wall Street; il suo caso finì sulla bocca di tutti gli abitanti della terra, per via delle conseguenze catastrofiche verificatesi a catena in tutto il mondo. La vicenda avrà degli strascichi che si protrarranno per almeno 30 anni, fino a quando le generazioni attuali non avranno lasciato gradatamente questa terra. Madoff era riuscito a far sognare tutti, pronosticando la crescita continua, sulla quale doveva pur sperare affinchè si mantenesse in piedi la sua fragile impalcatura.
Con questo post voglio invece riesumare la storia di una catena di sant Antonio alla quale anch’io ingenuamente presi parte circa trent’anni fa.
Un cliente mi aveva convinto della bontà e del facile arricchimento che ne avrei conseguito. E per far si che vi aderissi mi aveva promesso un consistente ordine. E quindi, in quel frangente molto ingenuo non fui: era stato come se avessi reinvestito, in quella sorta di giocata, parte delle provvigioni ricavate da quell’ordine. Comunque sia, furono soldi buttati al vento. E lo sapevo già in partenza, infatti a tutt’oggi dovrei essere ancora in attesa dei proventi di quella favolosa somma che mi era stata prospettata: Campa cavallo, che l’erba cresce!

Chissà se, leggendo la storia, quel mio amico si riconoscerebbe? Già, perchè era un mio coetaneo, io poco più che ventenne, lui di qualche anno più di me. Era figlio unico e con i suoi genitori abitava a Milano, in zona Monumentale. Aveva due grandi passioni: il calcio, e correre dietro alle ragazze. Il calcio però era quello delle grandi discussioni al bar, non quello praticato, poichè aveva la vista molto difettosa che lo costringeva a portare occhiali con lenti molto spesse. Appena diplomato, aveva subito trovato impiego come venditore in un’azienda del settore stampa. Suo padre era il direttore di una grande azienda tipografica, che i proprietari decisero di chiudere in quel periodo, ponendola in liquidazione. Occorreva rinnovare i macchinari, e loro, anziani, non se l’erano sentita di continuare. Ci pensò il padre del mio amico che la comprò con la liquidazione e poi la rivoltò sottosopra. E fu lì che ci conoscemmo, e il figlio cominciò a far pratica alternandosi con l’altra attività di venditore. Ma passiamo di palo in frasca e veniamo a quel gioco della Catena. Si trattava di mandare, a mezzo vaglia postale, una determinata somma al primo di una lista di sette o otto persone, fornitami dall’ultimo di quella lista, che, nel mio caso, era stato quell’amico buontempone. La “lunghezza” di quell’elenco, sette o otto, ma che potevano/possono anche essere cinque o sei oppure nove o dieci ecc., lo decide l’ “organizzatore” del gioco, colui che trarrà senz’altro il massimo del beneficio da tale “gioco/catena”.
Spedita la somma a quel tale, avrei dovuto compilare tre o più liste simili a quella che mi era stata consegnata, dopo aver trovato tre o più “gonzi” come me a cui “impartire” le medesime istruzioni che mi erano a mia volta state fornite, depennando il primo (quello al quale avevo spedito i soldi) e mettendo al suo posto, quindi al primo posto, quello che nella lista consegnatami era al secondo posto.
In tal caso, se tutti avessero rispettato a perfezione, e senza alcuna interruzione le regole del “gioco”, colui che nelle tre liste da me compilate era passato dal secondo al primo posto, veniva citato al primo posto di 81 oppure 243 oppure 729 oppure 2187 oppure 6.561 oppure 19.683 cartelle (se non addirittura il tutto moltiplicato per tre, a seconda se dovetti spedire tre e non un solo vaglia) a seconda se l’elenco da me compilato doveva essere costituito da una lista di 5 oppure 6 oppure 7 oppure 8 oppure 9 oppure 10 nominativi con tanto di indirizzo cui far spedire i soldi.
Questi ragionamenti avran fatto girare la testa a qualcuno, ma tant’è. E in ogni caso, a seconda delle varie possibilità, fate un pò voi il calcolo di quanto teoricamente avrebbe incassato il primo della lista!!
E’ evidente che si tratta di un raggiro ben congegnato. Con piccoli singoli versamenti, il primo della lista riceverebbe (teoricamente) una montagna di soldi. Ma prima o poi la catena si estinguerebbe comunque, per “esaurimento” di persone da coinvolgere nel gioco. E così gli ultimi della catena resteranno con il classico cerino acceso in mano. Infatti, come detto, dopo trent’anni sono ancora qui in attesa di ricevere qualcuno di quei 729, o 2187 vaglia da due o tremila lire ciascuno d’allora, e non s’è mai visto nulla.

In conclusione della storia devo dire che quel mio amico, da quando ha ereditato l’azienda di suo padre, ha smesso di fantasticare ed è diventato un imprenditore di successo. E tutto questo nonostante l’attuale periodo non sia particolarmente favorevole.
  

link correlato: Catena di Sant’Antonio
foto: Sant’Antonio al momento dell’uscita in processione il 13 giugno, Chiesa Maria SS. Immacolata di Catenanuova (EN) – da Wikipedia
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Nota: vale ancora l’avvertimento del post precedente: per qualche giorno sarò senza computer, pertanto mi sarà impossibile rispondere prontamente a eventuali commenti.