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Io sono Nessuno

Nell’era della tracciabilità universale, della reperibilità telefonica grazie alla telefonia mobile, della dittatura della trasparenza (la teoria del mondo come  “casa di vetro”) , della videosorveglianza universale ad ogni angolo di strada, dei body scanner agli aeroporti, delle rilevazione dei dati biometrici, delle intercettazioni telefoniche con tanto di tabulati schiaffati sulle prime pagine dei quotidiani, delle foto scattate dai cellulari eppoi immesse in rete a scopo di sputtanamento, l’unico modo per difendersi è rendersi irreperibile. Sì, ma come?

Quasi impossibile. Se andiamo ai supermercati l’acquisto di molti prodotti lascia tracce che saranno poi utili ai ricercatori di mercato per stabilire mirate inchieste di marketing. Tant’è vero che poi si sentono in dovere di molestarci al telefono nelle ore di cena, per cercare di piazzare telefonicamente questo o quel prodotto da venderci. In particolare, lasciamo tracce con le apposite carte sconti di supermercati ed outlet. Lasciamo tracce sul biglietto di un treno, di una metropolitana, di un prelievo col bancomat, di una transazione con le carte di credito,  con carta acquisti, e ora nei nuovi aggeggi High Tech  iPhone e iPad che seguono gli spostamenti degli utenti,   eccetera.

                                                                            

Lasciamo tracce sul monitor del pc del nostro medico di base, ogni qualvolta andiamo a farci curare e a farci prescrivere qualche farmaco. Lasciamo tracce al fotofinish di una strada se appena siamo fuori di qualche km dai fatidici 50 obbligatori, per la consueta multa a domicilio. Lasciano tracce tutti i nostri conti correnti e depositi bancari regolarmente monitorati da un Grande Fratello Finanziario e Universale, preposto per farci i conti in tasca (in caso di leggi inique come i prelievi forzosi delle famigerate “patrimoniali”, detrarre direttamente dal conto corrente diventa un gioco da ragazzi come fece Amato nel 1992).  
Insomma, vivere ed esistere in questa società,  significa renderci rintracciabili. E’ forse diminuita la delinquenza comune e quella organizzata, grazie a tutto ciò? La risposta è NO. Anzi, è aumentata. Dal che se ne desume che tutto questo potenziamento di strumenti di controllo immesso nelle città del mondo  dopo l’11 settembre 2001 è stato fatto con uno scopo precipuo: il controllo della popolazione e l’insinuarsi  in modo pervasivo nel nostro privato. E che il “terrorismo internazionale” è solo un vuoto pretesto, tenuto conto che bloccare i flussi migratori (vera causa di disordine, di possibili attacchi nonché di decomposizione sociale) è considerato un tabù per la società globalizzata .
Qualche tempo fa google è stato fatto oggetto di una causa da parte di una fotomodella canadese la quale ha chiesto di poter accedere all’IP di un’internauta che a suo dire, l’avrebbe offesa e diffamata sul web . Questa  sarebbe la ragione del giro di vite dato a molti motori di ricerca circa l’anonimato. Ma come sappiamo “queste rivoluzioni con obbligo di dati completi non avvengono mai per questi motivi: primo, da sempre anche un commentatore offensivo può essere smascherato anche da prima se dietro richiesta e azione legale si cerca il suo IP in caso di insulti; e dall’IP si rintraccia subito la persona” (copyright: Josh).
La convinzione è che non siano le fotomodelle a dettare una netiquette che in fondo è già in vigore, ma alcune lobby di pressione che da tempo ambiscono mettere le mani sulla rete anche negli Usa, per ingabbiare teorie, pensieri, concetti e parole ritenuti scomodi. Con ciò, la sottoscritta non intende certo fare l’apologia ai troll, ai fake, ai flame war né agli insultatori o diffamatori di professione, dai quali è giusto e sacrosanto difendersi. Voglio però sottolineare che nella società della sovraesposizione mediatica, e della tracciabilità informatica,  il mio pensiero in materia di anonimato (anche sul web), coincide con quello della poetessa Emily Dickinson:
Io sono nessuno! Tu chi sei?
Sei nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere qualcuno!
Così volgare – come una rana,
che gracida il tuo nome – tutto giugno
ad un pantano in estasi di lei!