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Insolvenze d’Agosto

Dunque si voterà domani al Senato e già da stasera si sa che in Usa al Congresso dopo le esortazioni di Obama,  avrebbero trovato un accordo bipartisan tra repubblicani e democratici per evitare l’insolvenza relativa a un debito pubblico di 14.294 miliardi di dollari. Avrebbero, condizionale d’obbligo,  salvo sorprese ed eventuali franchi tiratori. La medicina è amara assai, ma quel che più conta, non servirà un granché.
Comunque sia, sintetizziamo: tagli da tremila miliardi in dieci anni, poi c’è l’incognita delle tasse sui ricchi, ma nella bozza dell’accordo i repubblicani sono riusciti ad evitarle. Siamo alla cura di Superciuk, lo spazzino ubriacone della banda TNT che  rubava  ai poveracci per rifinanziare i ricchi. Intanto se ne va a ramengo con tagli per 1200 miliardi la Social Security e Medicaid (la mutua per gli anziani). Ma quel che più conta è che il tetto del debito salirà ancora e peserà come una montagna. Il che vuol dire che il problema non è risolto ma semplicemente rinviato sine die. Quattro sarebbero i fattori scatenanti dello stallo americano secondo  Massimo Gaggi del Corriere della sera elencati nell’articolo del 31 luglio dal titolo
Quattro chiavi che spiegano lo stallo americano“:
 1) la radicalizzazione ideologica dei Tea party che si sono mostrati intransigenti al Congresso 2) il mancato carisma di Obama che non è riuscito a produrre quel cambiamento promesso (non è stato il Kennedy del nostro tempo, come si era proposto in campagna elettorale) 3) la Babele mediatica che impedisce di costruire il consenso dei cittadini intorno ai loro rappresentanti (” i parlamentari vagano come formiche impazzite anche perché non hanno più le idee chiare sull’orientamento dell’opinione pubblica e dei loro elettori”).  E come quarto ed  ultimo fattore, purtroppo determinante, è “il cambiamento del ruolo del debito pubblico. Fino al 2008 prendere a prestito denaro era considerato — almeno nell’America che non aveva mai vissuto situazioni fiscali come quella italiana— un modo accettabile per ammortizzare una crisi momentanea del sistema produttivo. La crescita, poi, avrebbe provveduto a rimettere le cose a posto. Ora, col deficit record e la consapevolezza che crescere in futuro sarà difficile mentre il debito è destinato a divenire insostenibile  non è più così”.
Tuttavia si gira e rigira intorno al lume,  ma la stampa (internazionale e nazionale) evita sistematicamente di spiegarci  fuori dai denti, alcune cosette. Come nasce il debito? Come lo si contrae? Chi ce lo impone? Perché  non ci dicono che è  endemicamente non risarcibile e inestinguibile?  Il governo federale statunitense sarà ora costretto a emettere titoli pubblici, la FED (rigorosamente privata, lo ricordo) stamperà nuova carta-moneta con rischi inflazionistici. Insomma, sarà il solito serpente che si morde la coda e dall’impasse gli Usa non ne usciranno, ma cercheranno di spalmare inesorabilemente il loro debito a ridosso di tutti gli altri paesi, manco si trattasse di  quel Blob di un famoso film fanta-horror. Ovvero il fluido gelatinoso e rosaceo che uccide mentre si espande,  e tutto e tutti ingloba e divora. Sarà  dunque una pesante ipoteca sul nostro futuro. Dopotutto, siamo tutti americani, o no?
Non a caso Putin ha già parlato degli Usa come di uno stato parassita. Tutto si può dire di lui, fuorché non sia stato chiaro.

Altro post pertinente sull’argomento: “La fine dell’Euro” di George dal blog Dalla parte del Torto.