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Indignados speciali o i soliti noti de sinistra?

Santoro da Gran Mestatore mediatico qual è  ,  in una delle sue puntate televisive lamentava il fatto  di non vedere ancora nel nostro Paese profilarsi all’orizzonte una “primavera araba all’italiana”.  E nemmeno un movimento di “indignados” come quello spagnolo. Gli risponde laconico Belpietro che basta andare a Milano o a Roma e c’è almeno un corteo al giorno ma che lui  forse non se n’è accorto. Ovviamente per l’industria mediatica se “l’evento” non c’è, basta crearlo. E ieri (giovedi 26)  cosa ha fatto don Michele? Spedisce la sbarbatella dalla voce espressiva come una chitarra scordata Giulia Innocenzi nelle piazze di Madrid a gridare: “Michele! Michele!…”.
Ma arrivano o non arrivano los indignados anche da noi? E se arrivano chi sono e chi tira i fili di questo movimentismo che spunta come un fungo per poi sparire o trasformarsi in un altro mutante? Di Pietro ha già detto che se arrivano lui e i suoi viola ci saranno. L’avanzo di comunismo trotzismo Marco Ferrando (ex rifondarolo in dissenso con Bertinotti) ha detto che ci sarà anche lui; potrebbero esserci pure i vendoliani e i grillini. Grillo assai modestamente si è assunto la paternità del movimento ispanico dichiarando di esserne l’ispiratore. Insomma, los indignados son sempre loro e capirai che novità.
Si parla di banche , di finanza e qualcuno raddrizza già le orecchie pensando che stia per nascere un movimento antimondialista. E invece no. Potrebbero essere le solite astute élites mondialiste che gestiscono il dissenso. E del resto i “no global” o i “new global”, i seguaci della Naomi Klein  e del suo “No logo” cos’erano, se non un dissenso autogestito dalle stesse élites o che ne facevano comunque il gioco? Bruciare bancomat o tirare molotov contro i centri commerciali , i Mc Donald e le banche è un modo certo per ottenere la riprovazione e l’ostracismo popolare, tutto a vantaggio dei nuovi “benefattori dell’umanità” mondiale.  Della serie, o il nostro progresso o la barbarie dei casseurs.  E’  una vera un’alternativa, non c’è che dire.
Intendiamoci, i motivi per protestare i giovani europei li avrebbero tutti. Sì, ma contro chi? Contro gli “invisibili della Finanza”? Contro i loro governi ostaggi delle élites sovrannazionali? Perché allora non marciare  direttamente su Bruxelles, sulla City londinese o su Wall Street?
Intanto il  24 maggio 2011 l’ECON  (Commissione del Parlamento europeo per i problemi economici e monetari) con accordo unanime consente alle istituzioni centrali dell’Ue di accettare dagli Stati nazionali il loro oro, a titolo di garanzia, nel quadro degli interventi comunitari relativi all’EMIR (Regolamento europeo delle infrastrutture di mercato).
Tradotto in parole povere: l’Ue potrà d’ora in poi confiscare l’oro dell’Italia (2451,8 tonnellate), del Portogallo (382,5 tonnellate), della Spagna (281,6 tonnellate), della Grecia (111,5 tonnellate), ecc.
Il che significa un monito tremendo: non osate mai più ritornare alla lira o uscire dall’Eurozona, poiché non riavrete indietro il vostro oro nazionale (qui la fonte di informazione. Soprattutto qui sul sito Zero Hedge).
Ma tutto questo los indignados spagnoli e, prevedo anche quelli futuri italiani, non lo dicono e forse nemmeno lo sanno.
In compenso –   c’è da scommetterci – sta già nascendo la solita sociologia spicciola da salotto per fare l’eterna socio-analisi degli “indignados”, quale “movimento di massa” creativo e autenticamente democratico. Insomma il solito polverone depistante e fuorviante. Già… democrazia, la parola più sputtanata che ci sia.