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Il dandy e il fascino blasé dell’antimodernità

Il Giardino delle Esperidi si riserva di ospitare altri blogger che trattano argomenti affini al nostro e che possono contribuire coi loro pezzi ad arricchire e a rendere vivace il nostro dibattito. Per dare un seguito al tema da me già svolto ne “L’importanza di essere Oscar“, ospito il post “Dandy e dintorni” dell’amico Johnny Doe del blog “Le bateau ivre”. Dalla lettura del pezzo si possono ricavare questi interrogativi: possono esistere ancora i dandy in epoca attuale? E come possono resistere alle sirene e ai disvalori della modernità? Come possono soddisfare la loro eccentricità senza passare attraverso i media? Il dandismo è una moda o piuttosto una filosofia di vita?

Charles Baudelaire
E’ una specie di culto di sé, che può sopravvivere alla ricerca della felicità da trovare nell’altro, a esempio, nella donna; e che può sopravvivere persino a tutto ciò cui si dà il nome di illusioni. E’ il piacere di stupire e la soddisfazione orgogliosa di non essere mai stupiti. Un dandy può essere un uomo cinico, può essere un uomo che soffre, ma, anche in questo caso, egli sa sorridere come lo Spartano addentato dalla volpe.
Così, per certi aspetti, il dandismo confina con lo spiritualismo e con lo stoicismo. Ma un dandy non può essere mai un uomo volgare. Se commettesse un delitto non ne sarebbe degradato, forse; ma se il delitto avesse origine da una causa ignobile, il disonore sarebbe irreparabile. Il lettore non si scandalizzi dinanzi a questa gravità nella frivolezza e ricordi che vi è una grandezza in tutte le follie, una forza in tutti gli eccessi.
Questi uomini possono farsi chiamare raffinati, favolosi, magnifici, leoni o dandy, ma tutti vengono da una stessa origine; partecipano del medesimo carattere di opposizione e di rivolta; sono rappresentanti di ciò che vi è di migliore nell’orgoglio umano, del bisogno, troppo raro negli uomini di oggi, di combattere e distruggere la volgarità. Di qui deriva, nei dandy, quell’orgoglioso atteggiamento di casta e di sfida, anche nella sua freddezza”
(Charles Baudelaire, “Scritti sull’arte”)
Lord Byron
Oscar Wilde

Il Dandy è un rivoluzionario e un illusionista. È la creazione a partire dal nulla. È per la gratuità, per il trionfo del nulla, per l’ozio, contro il lavoro, la democrazia, contro l’utilità e il progresso. È un esempio di quell‘intellettuale negativo, inattuale, perché rifiuta la logica del mondo ‘borghese’, regressivo perché tutto inverte; sceglie un altro tempo di vita, anzi ferma il tempo. È difficile farne l’identikit, perché ci sfugge, è incollocabile. Quella del dandy è un’estetica della ‘singolarità'”.
“Il poeta è il dandy e il dandy è il poeta. Il dandy è un comportamento e il comportamento del dandy è la maschera immobile dell’impassibilità assunta come natura.”
(G.Franci, ‘Il sistema del dandy’)

Da non dimenticare la simbolica fascinazione del dandy per il Viaggio, metafora della vita, e dell’attesa. Baudelaire, in “Spleen e ideale”, racconta un suo fantastico viaggio attraverso il mare, per giungere ad una terra promessa, ricca di felicità, quanto di mistero; egli trova così dolce e piacevole la lunga attesa, che al momento di attraccare, domanda sconsolato se il viaggio è “Già finito?”.

“Esiste solo un modo per sfuggire all’alienazione dell’odierna società: allontanarsi.”
(Roland Barthes)

-Un uomo molto ricco, in un casinò, vinse una grossa somma. Un famoso dandy era lì nei pressi, l’uomo lo apostrofò:
“E voi cosa ne fareste di tutti questi soldi?”
Per il seduttore sensuale il piacere culmina nel possesso, ma il seduttore intellettuale è un personaggio più complesso… è un ‘homo ludens’ che vive di calcoli raffinati e decadenti, che distilla e concentra il piacere…”.
(Diario del seduttore, Kierkegaard)

Max Beerbohm, sul letto di morte, declamò al medico, che gli domandava come stava, i versi di Swinburne: “Non c’è fiume così stanco che infine non trovi il mare”.

Il dandy, disinteressato a vibrare all’unisono con la storia, cerca negli sconfitti un riflesso della propria virtù che più ama: il distacco da ogni interesse, l’ebbrezza d’esser in minoranza, il gusto del gioco e della morte. Il dandy non è mai per qualcosa, ma sempre e soltanto contro qualcos’altro. Sentenzia Cocteau: ” L’estetica dell’insuccesso è l’unica durevole. Chi non capisce l’insuccesso è perduto”.

Dandy e snob
Lo snob (sine nobilitate) sta al dandy come il valet Leporello a Don Giovanni
Una differenza fra lo snob e il dandy è che, mentre il primo si fa spedire da Cuba una scatola di sigari Cohiba che non fumerà mai e terrà sigillata, bene in mostra nel salotto, il secondo s’accende un Antico Toscano con la sua ultima banconota da centomila lire.
Lo snob? Un imitatore.
Il dandy? Un… inimitabile.
Dandismo e snobismo si escludono a vicenda.
Lo snob, che non cerca la differenza ma il privilegio, aspira ad aggregarsi a una classe sociale elevata; mentre il dandy, per il quale non conta che ‘differirsi’, è, per destino, un ‘fuori/classe’.
Snobismo: malanno sorto da un sentimento d’inferiorità compensato con l’ambizione e l’attitudine all’autoinganno. Almeno nella forma, lo snobismo non è troppo dissimile dalla schizofrenia: malattia devastante, ma che gli snob credono à la page.

Jean Cocteau

Peraltro, è nell’altrui devastazione mentale che il dandy accerta l’equilibrio perfetto della propria mente.

I dandies hanno messo radici nel letame, ma è grazie ad esso che le orchidee fioriscono più rigogliose, finché infine il fiore muore e resta solo il letame”
(C. Connoly)

Dandy, splendi un po’, se puoi; ma soprattutto, ‘tramonta’.

dal Blog “Le Bateau Ivre” .
http://www.pojanlive.com/2010/07/dandy-e-dintorni.html