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Cecilia Malmstrom e l’Europa del dopo Breivik

Ieri ho avuto la conferma ai miei sospetti circa la strage di Breivik in Norvegia: gli EurokomiSSar non aspettavano altro. E se proprio  mancava il mostro, l’hanno costruito a tavolino per l’uopo, e non hanno perso tempo a utilizzarlo per i loro loschi fini: la Polizia del Pensiero.   Basta leggere l’intervista di Cecilia Malmstrom,  commissaria (non eletta da nessuno) agli Affari esteri della Ue, sul Corriere di  ieri dal titolo “Basta silenzi : i politici devono agire. C’è troppo odio contro gli immigrati“.
La signora se la prende coi “partiti populisti” e i “movimenti antiintegrazione” rei di creare un “clima di odio contro gli immigrati stranieri”. Poi auspica una propaganda rieducativa indirizzata ai giovani e idonea a spiegare “i benefici del multiculturalismo e dell’integrazione”.  Inoltre si scandalizza perché ci sono paesi che hanno partiti radicali di destra al governo e quando il cronista le fa notare che potrebbe trattarsi di una reazione di paura dovuta al fatto che in certe nazioni si percepisce la crescente immigrazione come una minaccia culturale e anche economica, lei risponde asciutta che no,  non si può tracciare una linea o un limite né fissare una percentuale di immigrati da non superare in Europa: “basta guardare agli Stati Uniti e alla loro storia, per capirlo”.
Per capire cosa, di grazia? Che dobbiamo avere uno “stato-guida” occidentale come era l’URSS orientale per i partiti comunisti? Che dobbiamo copiarne il modello fin  nei dettagli, da poveri subordinati? Che dobbiamo prendere la già popolatissima e antichissima Europa per il Continente Nuovo, nato come terra di immigrazione e ripopolamento?
Alla domanda  di Luigi Offeddu, autore dell’intervista, se non pensa a nuove regole, nuove direttive europee in materia di immigrazione, la signora risponde “No, non ce n’è bisogno. Piuttosto occorre passare subito ai fatti concreti: ogni Stato deve combattere il radicalismo, diffuso soprattutto in Internet e identificare i giovani che sono a rischio…”.

Ma c’è di più: a breve con il Consiglio dei Ministri degli Interni della Ue lanceranno una campagna contro “la radicalizzazione delle idee” attraverso uno specifico network. Sì, ma chi decide cos’è “un’idea radicale?” Loro?
 Dopotutto asserisce la signora, “in un mondo ideale tutti dovrebbero avere la libertà di trasferirsi ovunque, senza barriere”. Siamo alla teologia universale dei diritti umani, imposta con la forza. Il Terminator Anders Breivik con la sua criminale licenza d’uccidere, ha subito trovato dei sodali a Bruxelles: per impedire il crimine, ci vuole un altro crimine:  la Polizia Europea del Pensiero e magari anche la censura planetaria sul web.