Il male assoluto

La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea». A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde. La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro. La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group. Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee. Non a caso Peter Denis Sutherland presidente non esecutivo della Goldman Sachs International, membro del Bilderberg Group e presidente onorario della Trilaterale, è stato chiamato a dirigere le operazioni per il salvataggio dell’economia irlandese. Peccato che la Commissione Trilaterale, ideata nel 1973 da David Rockfeller, venga spesso accusata di non essere non soltanto un “think tank” dedito al coordinamento delle politiche di Asia, Europa e Stati Uniti, ma un centro di potere occulto creato – scriveva il senatore repubblicano Barry Goldwater – per sviluppare «un potere economico mondiale superiore ai governi politici delle nazioni coinvolte».
Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi – al pari del “Supermario” nostrano – a salvare la patria in pericolo. Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici. Tra i Goldman’s Boys nostrani Le Monde dimentica Romano Prodi. A puntare il dito sull’ex premier dell’Ulivo ci pensa già nel 2007 il Daily Telegraph accusandolo di esser stato sul libro paga della Goldman una prima volta tra il 1990 e il 1993 e poi di nuovo dopo il 1997. Ma alla luce dello scenario disegnato da Le Monde è assai interessante anche il “cursus honorum” di Massimo Tononi, il 47enne manager bocconiano nominato nel 2006 sottosegretario all’Economia del governo Prodi dopo una fulgida carriera in Goldman Sachs. Tornato alla Goldman dopo quell’esperienza, Tononi è oggi il presidente di Borsa Italiana, la società di proprietà del London Stock Exchange che controlla Piazza Affari. Una carica assunta lo scorso giugno, poche settimane prima del fatidico decollo dello spread. Uno di quei casi che solo Dio sa spiegare. Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio».

Misure aggiuntive

Prima un paio di commenti: “Come volevasi dimostrare..”servono misure aggiuntive”.. per far mangiare gli untori. Fatte nuove misure ne occorreranno altre perchè i profittatori della speculazione hanno capito che possono mangiarsi l’Italia. I francesi stranamente continuano a comprare nostrre aziende di pregio, chissà come mai .. Il rimedio c’è: uscire dall’euro.”

“Sangue per noi, lacrime di coccodrillo per loro. Coraggio gente cerchiamo di limitare i danni e riduciamo i nostri risparmi al minimo perchè dai sarcofagi usciranno tutti i vampiri che da circa 4 anni aspettano solo di succhiarci tutto il poco di sangue che ancora ci è rimasto per darlo ai boiardi di stato, ai politici che gongogolano all’idea di aumentare la loro rappresentanza parlamentare e i loro miseri stipendi e rimborsi da 300 mila euro all’anno. Naturalmente tutto andrà a contribuire alle loro pensioni faraoniche dopo cinque anni passati a schiacciare i bottoni con una media di 60 giorni di presenza all’anno ed il resto passato in missioni alle maldive o in qualche altro paese esotico per vacanze studio naturalmente. Vadano tutti a farsi … mettete voi quanto di peggio potete perchè se lo metto io i puritani del giornale mi censurano.”
L’Europa è sempre più preoccupata per la situazione economica e finanziaria dell’Italia. Lo ha ribadito il Commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, nella conferenza stampa al termine dell’Ecofin. Rehn ha aggiunto, però, di non voler fare previsioni perché la situazione politica del Paese “è in movimento”. A impensierire la Commissione è soprattutto il livello raggiunto dalla spread sui titoli pubblici. Una situazione che Rehn considera “più o meno drammatica”. “Quale che sia il governo”, ha quindi sottolineato il commissario, “vogliamo aiutare l’Italia a riformarsi assieme alla sua gente”. L’importante, dice Rehn, è che “il sistema democratico italiano esca da questa situazione”, per ritrovare la fiducia nei mercati. Il commissario crede in ogni caso che “la stabilità verrà ripristinata” e che “non nuoce un consenso diffuso quando si devono affrontare sfide sociali ed economiche”
Per questo motivo l’Unione europea manderà una missione a Roma per monitorare e vigilare sull’attuazione delle misure di risanamento dei conti pubblici e delle riforme economiche promesse dal governo. “Si inizia a lavorare domani”, ha precisato, “con incontri con ministri e alti funzionari pubblici dell’Italia”. Una missione che “sarà solo il primo passo della sorveglianza che la Ue effettuerà sul Paese, che proseguirà con un monitoraggio regolare sul cammino delle riforme” e che si svolgerà anche tramite un questionario di 40 domande inviato al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Proprio il questionario è al centro delle attenzioni perché, secondo il testo pubblicato da Repubblica, l’Europa avrebbe chiesto “misure aggiuntive” per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Italia in materia di finanza pubblica per il 2012 e il 2013: “Dal momento che riteniamo che nell’attuale contesto economico, la prevista strategia fiscale non assicura il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 – si legge nel documento – misure aggiuntive saranno necessarie per raggiungere gli obiettivi per il 2012 ed il 2013″.
Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha però detto di non voler commentare “i documenti riservati diffusi dai media, in quanto non si tratta della posizione ufficiale della Commissione, ma di un documento riservato dei servizi della Commissione”. Nonostante questo il portavoce ha ricordato che “la situazione si è deteriorata, soprattutto per quanto riguarda la crescita in tutta l’eurozona, come vedremo nelle previsioni economiche d’autunno”.

Gli inutili vertici dell’Eurozona

Il Nuovo Ordine Mondiale è in grossi guai. La suddivisione Europea sta visibilmente cadendo a pezzi.

Si può sempre dire quando un accordo importante del NWO è in modalità crisi. I rappresentanti dei media mainstream continuano a chiedere ai portavoce di alto livello: “Ciò minaccia il vostro programma?” Rispondono: “No, questo è solo un’aberrazione temporanea”. Lo ripetono sempre. Nel frattempo, gli eventi che portarono alla sopracitata domanda diventano sempre più minacciosi.

L’altro segno di una vera crisi è che i leader politici del mondo si riuniscono ripetutamente in qualcosa chiamato vertici. Un vertice significa “i capi del mucchio”. I funzionari di alto livello si incontrano tra di loro. Si incontrano in privato, ma l’incontro è visibile per i media.

I giornalisti amano un incontro al vertice, perché i vertici sono sempre tenuti in hotel sfarzosi di località boriose. Voglio dire, chi prenderebbe sul serio un vertice che si tiene a, diciamo, Hoboken, New Jersey? Nessuno. Così, i leader si incontrano in qualche Località Molto Costoso. I giornalisti vanno lì e ci danno dentro con le spese. E tutti passano una buona giornata.

Il problema di questa strategia è che i manifestanti possono presentarsi senza troppi problemi. Non soggiornano nello sfarzoso hotel. I media non dicono con precisione dove stanno. In qualche modo, migliaia di loro hanno i soldi per pagare le tariffe per l’aereo. Trovano un rifugio pagando prezzi da scantinato. Poi sfilano di fronte all’hotel, portando cartelli e urlando molto. “Basta con questo! Basta con quello! Basta con questo! Basta con quello!” Forse qualcuno porta un cartello “Free Mumia”. Questo va avanti fino a quando il vertice non si conclude.

A volte, diventano violenti. Alcune decine sono stati arrestati.

I membri del vertice non hanno mai detto nulla pubblicamente sulla protesta. I media educatamente non lo chiedono.

Il comunicato stampa rassicura il mondo che ci sono state discussioni franche al vertice. Ci saranno ulteriori discussioni franche da parte dei membri della commissione permanente a cui è stato assegnato il compito di esaminare la questione in profondità. I partecipanti si incontrano per una foto di gruppo. Poi la riunione viene sciolta.

E Mumia rimane in carcere.

RIPETERE I VERTICI

Quando il gruppo si riunisce di nuovo in due mesi per esaminare Il Problema, possiamo essere sicuri che la gente in cima al mucchio – la cima vera, non i loro uomini eletti che mandano sempre avanti – è nei guai. La riunione precedente dei loro portavoce non ha calmato la situazione. La crisi sta peggiorando. Quindi, la parola va ai Leader Ufficiali che farebbero meglio a chiamare un altro incontro al vertice. Il comunicato stampa da quello più recente non ha fatto la magia.

Così, i Leader Ufficiali hanno fatto in modo che i loro assistenti pianificassero una prenotazione in un altro hotel sfarzoso. Hanno fatto le valigie, assemblare il loro entourage, messo in moto i loro jet da Leader Ufficiali, e sono volati via in un’altra città di prestigio per il prossimo vertice. Si incontrano in segreto, ma questa volta hanno permesso ai fotografi dei media di entrare in una stanza per una foto di una discussione franca in scena tra i due Leader Ufficiali di più alto rango – o, raramente, i tre più alti. Si siedono su sedie da $2,500 e sembrano molto preccupati.

Poi il gruppo rilascia un altro comunicato stampa che annuncia la creazione di un quadro permanente per le discussioni future Del Problema.

I mercati azionari a livello mondiale salgono notevolmente per un giorno. Poi il giorno dopo ricadono al punto in cui erano il giorno prima del comunicato stampa.

Ecco una regola inviolabile: se c’è un terzo vertice in un periodo di tre mesi, il sistema bancario è in guai davvero grossi. Se, tra il vertice due e tre, ci sono un paio di fallimenti bancari o di società di intermediazione di cui la gente non ha mai sentito parlare, ma che risultano avere un patrimonio di decine di miliardi di dollari, la gente in cima alla mucchio vanno in modalità panico. Essi si chiedono: “Chi è il prossimo?” Ciascuno di loro pensa “forse la mia banca”, ma naturalmente parlano gli uni agli altri solo di qualche banca di grandi dimensioni che ha cercato per anni di entrare nel cerchio interno, ma non ce l’ha ancora fatta.

Vertici multipli in cui si parla dello stesso problema sono il segno che il problema non sta andando via. E sta peggiorando.

VERTICI IL FINE SETTIMANA

Un vertice inizia sempre di Venerdì e termina di Domenica. L’incontro inizia dopo che il mercato azionario nel fuso orario dell’hotel sfarzoso ha chiuso. In questo modo, il mercato regionale non precipita, in modo da inviare un segnale ai mercati che rimangono aperti con fusi orari diversi.

L’incontro di Sabato è quello in cui i leader decidono quali questioni saranno oggetto del comunicato stampa di Domenica. Le principali aree di discussione sono queste:

  1. Quanti soldi dei contribuenti menzionerà il comunicato stampa?
  2. Quali nazioni o organizzazioni internazionali prenderanno la quantità raccolta?
  3. Quanto tempo ci vorrà per prendere in prestito i soldi, e da chi?
  4. Quanto tempo resta fino a quando il denaro effettivo verrà raccolto?
  5. Che chiamerà il premier Cinese per un’altra promessa di acquisto di maggiori bond?

Le discussioni sono molto franche. “Non cercate di fregarmi! Quante volte pensate che io possa tornare dagli elettori? La mia coalizione è sul punto di sfaldarsi.” “Come possiamo convincere gli elettori che non stiamo buttando i loro soldi in una dolina?” “Quali tre più grandi banche hanno bisogno di un’infusione di fondi?” “Quali banche potrebbero presentare i prestiti necessari se vogliamo offrire garanzie sui prestiti?” E così via.

Poi arriva Domenica. Nessuno al vertice va in chiesa. Non adorano tornare a casa, così qualsiasi indicazione di cui hanno bisogno da parte di un intervento divino potrebbe mandare il messaggio sbagliato ai mercati dei capitali il Lunedi mattina.

La Domenica pomeriggio, rilasciano il comunicato stampa.

Se aspettare fino a Domenica sera, i mercati apriranno al ribasso dell’1% il Lunedi.

Se non annunciano alcuna decisione, i mercati apriranno al ribasso del 3%.

Il comunicato stampa deve sembrare che dica qualcosa di nuovo. Ci sarà un nuovo quadro di discussione. Il gruppo ha impegnato un totale di [X] miliardi di euro, da versare al governo di [Y]. Ciò significa che le banche che hanno prestato 4X di euro ad Y non andrà fallito. Ancora.

Il problema del vertice dovrebbe essere ovvio. Visto che le maggiori banche hanno stipulato prestiti stupidi, basati sui libri fasulli della precedente coalizione di governo, nessuno è sicuro che le banche abbiano il rating del credito e il capitale liquido sufficiente per concedere i prestiti promessi all’Agenzia Europea per il salvataggio. L’intera struttura bancaria è sul bordo del baratro. Se due o tre grandi banche annunciano il fallimento, in stile MF Global o in stile Dexia, ci sarà una corsa degli hedge fund creditori per riallocare i loro fondi rimanenti verso quelle che sperano saranno grandi banche solvibili. Quali potrebbero essere queste banche? Nessuno lo sa. “Fate il vostro gioco. La finestra sta per chiudersi.”

GLI INCONTRI ANNUALI DEL G-20

Il G-20 è una organizzazione specializzata in comunicati stampa annuali per quanto riguarda la situazione finanziaria del mondo, che sta sempre migliorando, rispetto al caos che ha prevalso subito prima la riunione precedente. L’ultimo incontro in programma si è svolto in Francia, Ottobre 14-15. C’è stato un vertice d’emergenza questa settimana.

Non fa mai male rivedere il sito ufficiale di un’organizzazione di alto livello del Nuovo Ordine Mondiale. Ciò richiede sempre una traduzione dal gergo ufficiale.

Il G20 è stato fondato nel 1999, sulla scia della Crisi Finanziaria Asiatica del 1997, per riunire le principali economie avanzate ed emergenti al fine di stabilizzare il mercato finanziario globale. Fin dalla sua nascita, il G20 ha tenuto incontri annuali di Ministri delle Finanze e dei Governatori della Banca Centrale ed ha discusso delle misure per promuovere la stabilità finanziaria del mondo ed il raggiungimento di una crescita economica sostenibile.

Traduzione: Il G-20 è stato creato per affrontare la prima grande minaccia al piano del Nuovo Ordine Mondiale per il lancio dell’euro nel 2000, come primo passo nella creazione di una moneta gestita a livello mondiale.

Per affrontare la crisi economica e finanziaria che si è diffusa in tutto il mondo nel 2008, i membri del G20 sono stati chiamati a rafforzare ulteriormente la cooperazione internazionale. Di conseguenza, i vertici del G20 si sono svolti a Washington nel 2008, a Londra e Pittsburgh nel 2009, ed a Toronto e Seul nel 2010.

Traduzione: Il salvataggio Asiatico del 1998 ha tenuto insieme il sistema, soprattutto perché gli Asiatici stanno vivendo una crescita economica. Cià ha mantenuto le loro banche fuori dal buco. Ma, nel 2008, un ceppo diverso di “influenza Asiatica” ha colpito l’Occidente. Ciò ha richiesto un incontro annuale per mantenere sotto controllo i segni di rottura.

Le azioni concertate e decisive del G20, con la sua composizione equilibrata di paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo ha aiutato il mondo ad affrontare efficacemente la crisi finanziaria ed economica, e il G20 ha già prodotto una serie di risultati significativi e concreti:

Traduzione: un incontro di teste rotanti di stato – diverse all’anno in Giappone – risolve i problemi finanziari del mondo generati dalla crisi in una riunione tenutasi il fine settimana in programma una volta all’anno, solo per rilasciare un comunicato stampa, possiamo essere sicuri che ci sono cose che accadono dietro le quinte e tra i comunicati stampa annuali. Ciò include:

In primo luogo, la portata della regolamentazione finanziaria è stata largamente ampliata e la regolamentazione prudenziale e la vigilanza sono state rafforzate. C’è stato anche un grande progresso nel coordinamento delle politiche grazie alla creazione di un modello per una crescita forte, sostenibile ed equilibrato, progettato per migliorare la cooperazione macroeconomica tra i membri del G20, e quindi per mitigare l’impatto della crisi. Infine, il governo globale è notevolmente migliorato per tenere maggiormente in considerazione il ruolo e le esigenze emergenti dei paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso la ambiziose riforme del governo del FMI e della Banca Mondiale.

Traduzione: La soluzione Keynesiana istantanea ad ogni problema è una maggiore regolamentazione. Ciò è noto in altri ambienti come chiudere la porta della stalla quando i buoi sono scappati. Il G-20 dispone di un modello per una crescita equilibrata, che ha scarseggiato sin dal 2008. Inoltre, il FMI ha preso in prestito un sacco di soldi da consegnare ai dittatori del Terzo Mondo per finanziare i loro conti bancari Svizzeri.

Sulla base di queste importanti progressi, il G20 ora deve adattarsi ad un nuovo contesto economico. Deve dimostrare che è in grado di coordinare le politiche economiche delle maggiori economie su base continuativa.

Traduzione: Il nuovo contesto economico è questo: l’intero sistema internazionale bancario a riserva frazionaria sta cadendo a pezzi, e ci vorrà più che un comunicato stampa per tenerlo insieme. Dietro le quinte, ogni governo sta cercando di trasferire le passività agli altri governi. “Le nostre banche sono in condizioni peggiori delle vostre!”

Il 2011 sarà l’occasione per costruire i successi recenti del G20 ed assicurare un seguito attivo dei processi già in corso. Sarà anche il momento di affrontare altre questioni essenziali che sono cruciali per la stabilità globale, come la riforma del sistema monetario internazionale e la volatilità dei prezzi delle materie prime.

Traduzione: “A malapena riusciamo tenere insieme questo sistema a fronte dei fallimenti continui. Questo è il successo massimo di cui siamo capaci in questo momento. Nel frattempo, i mercati sono così volatili che stanno richiamando l’attenzione sul fatto che la nostra passeggiata sul filo del rasoio tra inflazione e recessione sta diventando visibilmente inquietante. Non vogliamo finire come l’Olandese Volante”.

Crediamo infatti che le principali sfide economiche di oggi richiedono un’azione collettiva ed ambiziosa a cui il G20 è in grado di fornire impulso.

Traduzione: Non sono sicuro di cosa voglia dire “in grado di fornire impulso”. Mi dispiace.

LA VOLATILITA’ RIVELA INSTABILITA’

I mercati azionari quest’anno hanno riflesso la presenza di pessimismo negli investimenti per quanto riguarda

  1. l’imminente partenza della Grecia dalla zona euro,
  2. la probabilità crescente di un default della Grecia per il proprio debito basato sull’euro,
  3. la perdita di centinaia di miliardi di euro da parte di grandi banche del nord Europa,
  4. il rischio di fallimenti bancari in Italia dopo il default del governo Greco,
  5. la condizione traballante delle banche Portoghesi e Spagnole,
  6. la probabilità crescente di una recessione a livello mondiale nel 2012, e
  7. il timore di un evento imprevedibile risultante da un “momento Dexia”.

I mercati azionari hanno riflesso anche ottimismo per quanto riguarda

  1. il potere calmante dei comunicati stampa rilasciati negli incontri al vertice,
  2. la speranza che la banca centrale della Cina continuerà ad inflazionare in patria per comprare IOU basati sull’euro al fine di sostenere l’euro stesso e promuovere le esportazioni Cinesi,
  3. la speranza che la Federal Reserve farà qualcosa di nuovo che possa eventualmente cambiare le cose,
  4. la speranza che le aziende con enormi flussi di cassa annunceranno programmi di riacquisto di azioni in modo da far aumentare le stock option dei senior manager.

I mercati azionari sono più volatili di oggi rispetto a qualsiasi momento nella memoria recente. Nella misura in cui il 20% degli Americani che possiede circa l’80% dei singoli titoli presta attenzione, stanno recependo questo messaggio: nessuno sa cosa sta succedendo. Per quanto ne sa l’uomo comune, le cose non stanno affatto migliorando per lui. Le oscillazioni del mercato azionario sono solo più rumorose. Egli è preoccupato per la sicurezza del suo lavoro – per una buona ragione.

CONCLUSIONE

I Poteri In Carica si trovano ad affrontare Problemi Che Non Andranno Via. Il cuore del loro controllo è la riserva frazionaria ed il mercato per i titoli di stato (debito sovrano). Entrambi sono sotto assedio. Entrambi stanno mostrando segni di vulnerabilità senza precedenti.

Gli incontri al vertice dell’euro si stanno trasformando in reality show. Quale squadra Sopravviverà? Merkel-Sarkozy? Papandreou-Berlusconi?

Nel frattempo, l’Estonia è l’unica nazione in Occidente che non è in guai fiscali.

Poi c’è l’Islanda.

L’Islanda, le cui banche fallirono per $85 miliardi nel 2008, ha completato nel mese di Agosto un programma di 33 mesi del Fondo Monetario Internazionale. Il fondo con sede a Washington si aspetta che l’economia Islandese cresca più velocemente della media della zona euro quest’anno e il prossimo. Costa meno assicurarsi contro un default sovrano Islandese di quanto costi, in media, proteggersi da un evento di credito nello show del debito del blocco valutario Europeo.

Islanda ed Estonia non sono mai state invitate ai più importanti incontri al vertice Europei. Non sono nel G-20. C’è una lezione da imparare qui.

Gary North

[*] traduzione di Johnny Cloaca by: www.rischiocalcolato.it

Lagarde

La signora omicidi di Johnny Doe
La Lagarde direttore FMI: “L’Italia è un Paese solvibile ma non credibile.” La dice lunga questa frase… se é solvibile, che cazzo vuole quest’altra testa di legno a capo di questa organizzazione di lestofanti, killers dei paesi dove mettono piede? Infatti agli strozzini interessa la “credibilità”, una speciale credibilità. Come già detto in altra sede, per gli usurai internazionali e per gli affossatori dell’FMI, credibilità é quella di chi si presta a svendere il paese per i loro interessi. Quella della Lagarde poi é tutta da ridere, visto che é stata inquisita per i soliti maneggi poco chiari sul dinero.

In nome di Dio, vattene…

Giusto due minuti fa, stavo seguendo un dibattito alla 7. C’era un giornalista straniero che in un italiano un pò stentato diceva che i mercati non vogliono più Berlusconi e, al suo posto “pretendono” un governo tecnico. E ora, leggo questo. Il financial times a nome di quale dio parla?
MILANO – «In the name of God and Italy, go!». In nome di Dio e dell’Italia, vattene. Il destinatario della accorata supplica è il premier Silvio Berlusconi. Autore della richiesta il Financial Times, che dedica al Cavaliere un editoriale pubblicato all’indomani del vertice del G20 di Cannes, in cui l’Italia ha chiesto il monitoraggio del Fondo monetario internazionale (Fmi) sull’applicazione delle riforme raccomandate dall’Unione europea.
«BERLUSCONI MINIMIZZA…» – Alla crisi dell’Italia, il principale quotidiano economico e finanziario del Regno Unito dedica anche la prima pagina, titolando «Berlusconi minimizza la crisi del debito» e pubblicando una fotografia che ritrae Berlusconi che parla in conferenza stampa, con accanto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha la testa bassa e le mani a sistemare le asticelle degli occhiali. «Che il Fmi monitori i progressi di Roma può solo essere positivo – scrive il Ft nell’editoriale – tuttavia tutto questo rischia di essere minato dalla permanenza del suo attuale premier». Quindi, conclude il giornale della City, dopo due decenni di spettacolo inconcludente, le uniche parole da rivolgere a Berlusconi rimandano a quelle usate da Oliver Cromwell nella storica intimazione al Parlamento inglese. «In the name of God, go!».

Nanoleone, la culona, la grecia, gli strozzini e il banchiere

Il bluff greco di Johnny Doe 
Papandreou nella notte del 2 novembre – sotto le pressioni del cancelliere tedesco Angela Merkel e del presidente francese Nicolas Sarkozy – ha fatto marcia indietro. Il premier greco ha ceduto all’ultimatum dei due leader europei: nessun quesito sull’accordo del 27 ottobre. Se un referendum ci deve essere, che riguardi la permanenza della Grecia nell’Eurozona. Infatti il trattato di Lisbona non prevede la possibilità di abbandonare l’euro senza uscire anche dall’Unione europea.
Come già avevamo ipotizzato, la mossa di Papandreu era solo un bluff per ottenere forse maggiori agevolazioni per il debito greco, ben sapendo che l’unico referendum possibie e ammesso é quello dall’uscita dalla UE. I marpioni usurai della Ue sono andati a vedere il bluff e Papandreu é rimasto in braghe di tela al freddo, come si suol dire. Sconfessato anche dl suo ministro delle finanze Venezelos. Vedremo se almeno avrà ottenuto qualcosa, cosa di cui dubitiamo. Si profila un governo di transizione o tecnico, guidato da Lucas Papademos…. udite udite!.. ex vice presidente della Banca centrale europea! Missione compiuta. Il piano di saccheggio é riuscito. L’unica cosa positiva di tutta questa faccenda di ricatti e controricatti, é che é suonato un campanello d’allarme, molti cominciano a dubitare che questa Europa non ci porterà da nessuna parte e che bisogna cambiarla da capo a piedi. Non possiamo essere incatenati come schiavi a questa costruzione fasulla di strozzini. Questo significa il Trattato di Lisbona, e la rivolta sociale non é improbabile.

La grecia, il referendum, la culona e nanoleone

MILANO – Rischio sopravvivenza per il governo di Georges Papandreou. L’esecutivo del premier greco si è spaccato sulla scelta di quest’ultimo di indire un referendum sul piano salva-euro varato dall’Unione. Una mossa che ha provocato la dura reazione dei grandi leader europei e la ribellione di alcuni ministri tra cui il titolare delle Finanze e numero due del governo Evangelos Venizelos. In Parlamento due deputati della maggioranza socialista hanno annunciato intanto che non voteranno venerdì la fiducia.
«AVANTI SENZA LA GRECIA» - L’Eurozona si sta attrezzando per minimizzare i danni della possibile uscita della Grecia dalla moneta unica. E dell’ eventualità ritenuta a dir poco drammatica sino a 24ore sembra si stia già iniziando a prendere atto. «Andremo avanti anche senza la Grecia» hanno affermato al termine del vertice con il premier greco Geroges Papandreou mercoledì sera a Cannes il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. «Lavoriamo per ridurre i danno per i cittadini tedeschi e della zona dell’euro» ha affermato giovedì mattina il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker intervistato da una tv tedesca.
DRACMA O EURO? – Merkel e Sarkozy hanno costretto il governo di Atene a uscire dall’ambiguità: se ci sarà un referendum sarà sull’adesione all’Unione e non sull’accordo salva-euro raggiunto a Bruxelles lo scorso 27 ottobre. La permanenza o meno della Grecia dovrà essere nota in tempi brevi: la consultazione, se ci sarà, dovrà svolgersi tra un mese, il 4 dicembre, e non in gennaio come annunciato.
I MINISTRI RIBELLI – Il referendum provoca intanto le prime divisioni nel governo di Atene. Il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha affermato in comunicato che l’appartenenza della all’area euro «è una conquista storica per il popolo greco, che non può essere messa in discussione e non può dipendere da un referendum». E il ministro dello Sviluppo, Michalis Chryssohoidis, ha chiesto che il piano di salvataggio europeo venga ratificato in tempi rapidi dal Parlamento.
MANCA LA MAGGIORANZA – Due deputati della maggioranza socialista hanno annunciato intanto che non voteranno venerdì la fiducia al governo, che rischia di perdere così la maggioranza in Parlamento, ridotta a 150 voti su 300. Governo di George Papandreou potrebbe ancora avere un voto positivo dal Parlamento, a seconda del numero dei deputati che saranno presenti, ma la sua sopravvivenza sembra poco probabile. I dissidenti protestano contro il referendum proposto da Papandreou, contestato anche da cinque ministri
JUNKER: «NON AD OGNI COSTO» - Sulla stessa linea il presidente dell’ Eurogruppo: «È auspicabile che la Grecia resti nell’euro, ma non a ogni costo» ha affermato ammettendo che si sta già «lavorando sulla questione di come assicurarci che non ci sia un disastro per i cittadini tedeschi, del Lussemburgo, della zona euro. Siamo assolutamente preparati per la situazione»
LAGARDE (FMI): AIUTI SOLO DOPO IL REFERENDUM – La nuova tranche di aiuti internazionali per la Grecia arriverà solo dopo l’esito del referendum, ha confermato il direttore del Fondo monetario Christine Lagarde, «Non appena sarà completato il referendum rimosse tutte le incertezze, faremo una raccomandazione al bord del Fmi sulla sesta tranche del nostro prestito per sostenere il programma economico della Grecia». «Resto convinta che l’accordo dei leader della zona euro della scorsa settimana che include una significativa riduzione del peso del debito greco e sostegno finanziario aggiuntivo per un nuovo, ambizioso programma, sarà di grande beneficio per la Grecia aiutando a ripristinare la crescita e la creazione di lavoro», ha concluso Lagarde.

Il crollo

Nel momento in cui sto scrivendo questa breve nota (1 novembre 2011 ore 11) la borsa italiana perde più del 5% Cosa c’è di diverso da ieri? L’Italia è sicuramente la stessa, anzi. Approfittando del giorno festivo, molti sono andati tranquillamente fuori città mentre Berlusconi, Bersani, Vendola e compagni litigano come il solito (anzi, data la festività, forse un po’ meno del solito). I commentatori affermano tutti che: “La Grecia ha terrorizzato i mercati annunciando l’intenzione di indire un referendum popolare sui nuovi prestiti concordati con l’Ue”. Che cosa significa? Semplicemente che, nella democraticissima unione europea, chiedere un parere al popolo su ciò che decidono i governanti, dovrebbe essere proibito, come ha già rilevato Angela Merkel con il suo sdegno per l’iniziativa del Premier greco: il loro No, infatti, è sicuro.
Non c’è dubbio che le cose stiano così. Se, però, noi, semplici cittadini privi di qualsiasi potere, non troviamo il modo per far ragionare i nostri governanti, andremo tutti a fondo partendo proprio da questo presupposto. La debolezza dell’unione europea, infatti, causa prima della mancanza di fiducia dei mercati, dipende prima di tutto da questo dato di fatto: non esiste la comunità dei popoli, non esiste nessuno Stato a nome “Ue”. D’altra parte, però, i singoli Stati hanno rinunciato (decisione illegittima e pertanto invalida) a battere moneta, per cui a garantire la moneta europea non c’è nessuno: né gli Stati nazionali che vi hanno rinunciato né lo Stato Ue che non esiste. Né si dica che allora bisogna rafforzare i legami politici unendosi di più perché la comunità dei popoli, ossia la forza di uno Stato, quella che lo fa nascere e vivere, non si crea a tavolino, per finzione, come è stato fatto fino adesso per l’Europa. Si sono create le istituzioni: parlamento, commissione, consiglio, che avrebbero dovuto costituire l’ossatura dello Stato, ma talmente vuote di realtà che giunti a dar loro un’anima, neanche i politici più ostinati nel loro europeismo sono riusciti a farle indossare l’essenza e dei simboli di uno Stato: l’Ue non possiede né Costituzione né Bandiera né Inno. Al posto di una costituzione l’Europa ha firmato un trattato fra Stati (il trattato di Lisbona); l’inno è stato eliminato e la bandiera la si può esporre, sempre che qualcuno lo voglia, soltanto il giorno della festa dell’Europa, cosa che nessuno fa. Soltanto i governanti italiani si sono ostinati a farla sventolare ovunque: il loro spirito di finzione si rivela anche in questo.
Adesso, però, di fronte al baratro in cui stiamo sprofondando, un baratro che non è soltanto economico e finanziario, ma anche di perdita di dignità e di rispetto, dobbiamo trovare il modo per costringere i politici a riappropriarsi della sovranità monetaria e a nazionalizzare la banca d’Italia. Lo diciamo anche soltanto in nome del buon senso. Si parla tanto di “contagio”: ebbene dalle malattie contagiose ci si salva scappando lontano dalla loro fonte. Il Premier greco sicuramente ha parlato di un referendum pensando di poter portare così, con l’avallo dei cittadini, la Grecia fuori dall’euro. Il nostro governo non ha bisogno di referendum: esiste già da molto tempo una maggioranza di parlamentari, di economisti, di esperti e di semplici cittadini che è convinta non vi sia altro da fare. Inutile scaricarsi le colpe gli uni con gli altri: il gravissimo errore è stato compiuto quando è stato deciso (con l’interessato entusiasmo di Ciampi e di Prodi) di far entrare l’Italia nell’euro. Perciò la situazione rimarrebbe la stessa anche se si cambiassero le persone di governo, anzi diventerebbe ancora più grave con l’aggiunta dell’instabilità. Si pensa di far andare al governo un economista o un banchiere? Sarebbe la decisione peggiore perché, pur essendo proprio questo lo scopo degli economisti e dei banchieri che hanno voluto l’unificazione europea, il potere racchiuso esclusivamente nelle mani dei banchieri sancirebbe formalmente la fine della democrazia. Quindi non c’è altra via d’uscita: abbandonare l’euro.

Ancora sull’eurotruffa, parla Monti…

Signor presidente del Consiglio,
mi permetto di richiamare la Sua attenzione su alcuni aspetti delle Sue dichiarazioni di venerdì sull’euro. Lei ha affermato: «L’euro non ha convinto nessuno. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico». Di fronte alle vivaci reazioni suscitate, Lei ha in seguito precisato: «L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi». Sono dichiarazioni che meritano un’analisi a freddo, al di fuori di ogni visione di parte. A mio parere, esse contengono alcune affermazioni fondate e altre infondate. Nell’insieme, fanno sorgere, accanto ad una remota speranza, serie preoccupazioni. Mi auguro che, con le parole e ancor più con i fatti, Lei riesca a rafforzare quella speranza e a sgombrare il campo dalle preoccupazioni, così vive in Italia e in Europa. Non solo – La prego di credermi – presso i suoi «nemici».
È certamente vero che l’euro è «una moneta strana», «un fenomeno mai visto». È anche fondata, e condivisa dagli osservatori più seri, la Sua diagnosi: il principale problema dell’euro consiste nell’essere una moneta «senza un governo, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza». C’è sì la Banca Centrale Europea ma, come credo Lei voglia dire giustamente, essa non dà garanzia di intervento illimitato in caso di difficoltà. Qui mi permetto di suggerirLe una considerazione. Se la condivide, potrebbe forse riprenderla in uno dei Suoi interventi. L’euro può soffrire della mancanza di un vero Stato alle sue spalle. Ma avere un vero Stato alle proprie spalle non porta necessariamente una moneta ad essere solida. La lira non era una moneta «strana». Ma era, il più delle volte, una moneta debole, proprio perché rifletteva le caratteristiche dello Stato italiano, dei governi e della Banca d’Italia (sempre autorevole ma, per lunghi periodi, arrendevole) che l’avevano generata. A parte un certo rialzo dei prezzi al momento della sua introduzione, la strana moneta euro, rispetto alla nostrana lira, ci ha portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa.
Se la Sua diagnosi coglie bene una gracilità di fondo dell’adolescente euro, mi sembra però che Lei la applichi a malanni che, in questo momento, il nostro adolescente non ha. Lei rappresenta un euro in crisi, a seguito di attacchi speculativi e aggiunge: «È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici». Questo no, signor presidente. L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. E non è vero che «risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico». Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali. È questo il caso dell’Italia, dopo che in prima linea si erano trovati la Grecia e altri Paesi. Per questo, da qualche tempo, è diventato problematico collocare i titoli del debito pubblico italiano. E di una cosa, signor presidente, può essere certo: se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua.
Che l’Italia stia facendo pesanti sacrifici, è vero. Essi sono più pesanti di come sarebbero stati se si fosse ammesso per tempo il problema di una crescita inadeguata. Ma non posso credere che Lei pensi davvero che l’Italia faccia questi sacrifici non per rimettersi in carreggiata e ridare un minimo di speranza ai nostri giovani, ma «per difendere l’euro dall’attacco speculativo». Mentre è vero se mai che la Bce, con risorse comuni, interviene a sostegno dei titoli italiani. In Europa e nei mercati, affermazioni di questo tipo accrescono i dubbi sulla convinzione e la determinazione del governo italiano. Già due giorni dopo le decisioni di Bruxelles, i titoli italiani hanno fatto fatica a trovare collocamento. Ad ogni rialzo dei tassi, dovuto a scarsa fiducia nell’Italia, Lei finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani. Anche le parole non sorvegliate hanno un costo. Ma ho una preoccupazione ancora maggiore. Dopo le Sue dichiarazioni sull’euro, Fedele Confalonieri, Suo storico collaboratore, personalità rispettata nel mondo economico, se ne rallegra. Affermando che «l’euro è una moneta strana, che non ha convinto nessuno, Berlusconi ha detto una cosa che pensano tutti; solo che lui lo dice, perché non è ipocrita. E non c’è dubbio che il premier con questa battuta abbia toccato le corde di chi, dai tempi del cambio della lira, ha sempre storto il naso». Questo, secondo vari osservatori, fa ritenere che nella prossima stagione pre-elettorale, ormai non lontana, il tema in questione potrebbe diventare un Suo cavallo di battaglia.
Se questa fosse la prospettiva, e non voglio crederlo, ci avvieremmo ad una fase nella quale i severi provvedimenti che Lei si è impegnato a introdurre non potrebbero essere presentati in modo convincente ai cittadini, né potrebbero essere accettati con maturità, perché sarebbero accompagnati da scetticismo, se non recriminazioni, verso l’Europa. L’Italia non farebbe i passi avanti che le sono indispensabili e potrebbe rivelarsi il ventre molle dell’eurozona, con gravi fratture per l’Europa. Parlavo, però, di una remota speranza. La Sua diagnosi – la moneta è incompiuta e «strana» senza un governo dell’economia e passi verso l’unione politica – è in linea con la migliore tradizione dell’europeismo italiano. Come Lei, forse con qualche turbamento, ha visto a Bruxelles alcuni giorni fa, il governo economico si sta creando. Ma sarebbe più ordinato, più equilibrato e più orientato alla crescita economica se potesse formarsi con un’Italia che con gli altri, Germania e Francia in primo luogo, concorresse attivamente a plasmarlo. Anziché, come sta avvenendo, con un’Italia costretta ad accettare passivamente forme di governo dell’economia che vengono improvvisate soprattutto allo scopo di «disciplinare» il nostro Paese. Confido, signor presidente, che prevalga in Lei l’ambizione di riportare l’Italia nel ruolo che le appartiene in Europa, accelerando in silenzio il risanamento, rispetto a quella di un successo elettorale a tutti i costi per la Sua parte politica, ma in un Paese sempre più populista, distaccato dall’Europa e magari visto come responsabile di un fallimento dell’integrazione europea.
Mario Monti

Eurotruffa

La nave non deve limitarsi a uscire dal porto con la banda e navigare bene per un po’, ma deve arrivare sana e salva a destinazione, se ciò non accade e fa naufragio, è doveroso indagarne le cause e se è il caso cercare i responsabili. Può anche essere che la responsabilità sia dei progettisti che hanno sbagliato la costruzione. Nel caso dell’euro ci vuole davvero poco a capire che il problema risiedeva proprio nell’architettura di base, in quello stesso progetto disegnato dall’Europa dei tecnocrati di sinistra che ha visto Ciampi e Prodi come nostri rappresentanti nazionali, e per il quale essi hanno goduto di ampi onori ed applausi finché la nave andava. Eh sì, perché Berlusconi, costretto a smentire intenzioni antieuropee quando venerdì ha citato i difetti dell’euro, in realtà ha detto molte cose assai vere che abbiamo ripetuto su queste pagine sin da tempi non sospetti. Il premier ha solo sbagliato una cosa: ha eccessivamente sintetizzato un concetto giusto citando semplicemente il nome della moneta invece di citare il problema a monte e che a quella moneta dà valore, vale a dire il debito sovrano denominato in euro. La moneta in sé e per sé non ha colpe è solo uno strumento.
Le nostre banconote, per brutte che siano, decorate solo da ponti e finestre (due luoghi dai quali in tempi grami ci si butta di sotto), una volta scelte diventano la bandiera di un popolo, e dietro alle bandiere si deve stare uniti, però sono anche semplici pezzi di carta. Quello che dà loro valore (anche se molti lo dimenticano) è il debito che essi possono legalmente ripagare, primo fra tutti quello fiscale. Il fatto di aver del tutto staccato la capacità di emissione di moneta dalle autorità nazionali, che a quella moneta danno valore tramite l’imposizione delle tasse, è il peccato originale dell’eurosinistra. Si tratta di una struttura molto coerente con un’impostazione ideologica che vede il governo ideale nelle mani di un’aristocrazia di tecnici e sottratto alla volontà popolare che, nella sua insipienza, potrebbe persino (orrore!) eleggere qualcuno diverso da loro.
Peccato, però, che alla prova dei fatti questo sistema non abbia retto. I mercati si reggono su certezze assolute e il pensiero che un debito possa non esser ripagato e che il fatto di poter essere onorato dipenda da estenuanti trattative fra i capi di Stato e i padroni della moneta è, per un creditore, intollerabile. Tutti i debitori rispondono con i loro beni delle proprie obbligazioni altrimenti nessuno presterebbe nulla, per gli Stati così non è perché la Banca centrale li tutela. Obama potrebbe fare tutte le sciocchezze di questo mondo, ma il suo debito è garantito dalla Federal Reserve. L’economia inglese è un disastro, ma nessuno specula contro quel debito perché la Banca centrale lo potrebbe acquistare senza limiti. Noi no. Abbiamo disegnato un sistema dove le garanzie sul debito non esistono. In questo progetto fallato, poi, abbiamo inserito degli ingredienti pessimi quali ad esempio economie chiaramente non allineate come la Grecia (trattato del giugno 2000, presidente Ue Prodi, presidente del Consiglio Amato, presidente della Repubblica Ciampi, tutti all’epoca entusiasti), oppure debiti già fuori limite sin dall’inizio come il nostro e quello del Belgio in eccezione a regole appena scritte.
Ma, si dirà, forse la colpa non è degli architetti dell’euro, ma di quei paesi indisciplinati come l’Italia che non hanno approfittato dei vantaggi (innegabili) dei tassi bassi per ridurre il proprio debito. L’obiezione però cade se si guarda ai paesi caduti prima, vale a dire Irlanda e Spagna, che avevano virtuosamente un indebitamento fra i più bassi d’Europa, ma anch’essi subito caduti davanti alla sfiducia. La Cina ci disse quest’estate: «Ma se la vostra Banca centrale non compra il vostro debito perché dovremmo farlo noi?». Verissimo, e il fatto che ora lo stia acquistando quasi con schifo, mettendo ben in chiaro che lo farà solo per breve tempo, ha messo una pezza ma di certo non restituisce la fiducia. Prodi ha dichiarato che «i giudizi di Berlusconi sono una follia» ma prima o poi bisognerà fare il punto sulle cause profonde e lontane dell’attuale crisi. Troppo comodo prendersi solo gli applausi e chiamarsi fuori davanti al disastro.