Tutto all’incontrario

Il paese dell’incontrario di Marco Cedolin

Ascoltando la cacofonia schizofrenica dell’universo massmediatico in queste ultime settimane, continua a ronzarmi nella testa il gingle di uno sciocco carosello degli anni 70 “Il paese dell’incontrario, dove sia non si sa, io lo so ma non lo dico”, dal momento che proprio in un “paese dell’incontrario”, assai meno idilliaco di quello della pubblicità di 40 anni fa, ho la sensazione di ritrovarmi a vivere in questo mio presente ricco di tinte fosche e scampoli di realtà dai toni drammatici… Gli Usa e la Ue, nel bel mezzo di una crisi economica che sta scarnificando la dignità delle famiglie e violentando il futuro delle nuove generazioni, fingono che non sia successo nulla e si dedicano ad altri problemi, secondo loro più impellenti. Dopo avere distrutto e gettato nella barbarie l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia, violentato la Siria e ridotto in miseria buona parte dell’Africa, gli stessi “distruttori di mondi” si scoprono improvvisamente “amici” degli africani, degli afgani, degli iracheni, dei siriani, ma soltanto qualora gli stessi abbandonino il proprio paese, per correre in occidente sotto forma di migranti che anelano ad un futuro migliore. Il tutto senza considerare minimamente il fatto che costoro un futuro migliore lo avevano già in patria, prima che le “volenterose” bombe della Nato lo mandassero in frantumi. Nè il fatto che nella maggior parte dei paesi occidentali il futuro sta diventando un incubo per le stesse popolazioni locali, anche grazie al dumping sociale che la politica dell’immigrazione indiscriminata senza dubbio favorisce. Nel delirio dell’elitè mondialista e dei suoi figli che si tolgono per un paio d’ore le Tods per marciare a piedi scalzi contro Orban e tutti coloro che si oppongono all’immigrazione (o deportazione che sarebbe più corretto) in Europa di milioni di persone, il nemico principe è quello che ancora resta degli stati sovrani. Le identità, le tradizioni, le peculiarità dei singoli popoli, sono mostri che vanno espiantati, all’insegna di un mondo nuovo, senza frontiere, ma anche senza diritti. Il mondo McDonald’s, una distesa appiattita di “sopravviventi” apolidi, deprivati di qualsiasi identità e costretti a lavorare e consumare come ossessi per riuscire a tirare avanti la propria esistenza. A Monaco ed a Vienna migliaia di profughi entrano trionfalmente in città fra gli applausi della popolazione, reggendo in mano la foto della Merkel, senza che a nessuno dei giornalisti impegnati ad immortalare l’evento venga in mente di domandarsi chi ha creato quei profughi e per quale ragione lo abbia fatto. Al largo delle coste siciliane, spesso più vicino a quelle africane che all’Italia, quasi quotidianamente naufragano barconi carichi di migranti, i più fortunati dei quali vengono tratti in salvo dalla marina nostrana, evitando di annegare come invece accade a molti altri. La “buona stampa” altrettanto quotidianamente documenta le tragedie con dovizia di particolari, senza però mai chiedersi chi stia inducendo, per ingrassare il proprio tornaconto, masse sempre più cospicue di disperati a salire sui quei barconi, alla ricerca di un Eldorado che non esiste, nè esisterà mai. Come se tutto questo teatrino dell’assurdo non fosse già abbastanza disperato e disperante di suo, i professionisti della comunicazione, mai come oggi specializzati nell’orientamento del pensiero, non lesinano di condire il tutto con lo sciacallaggio sulle foto di bambini morti e sui migranti deceduti nelle circostanze più raccapriccianti, additando chiunque osi mostrare scetticismo verso la globalizzazione mondialista come il depositario di una colpa universale. Gli economisti che attraverso la propria professionalità ci hanno condotti nel baratro di una crisi irreversibile, ci informano che nei prossimi 40 anni l’Europa dovrà accogliere 250 milioni di migranti che alla luce di un curioso ragionamento cervellotico dovrebbero servire (così come serve una merce) a pagare le pensioni degli europei. Ma nessun giornalista in carriera ha pensato bene di domandare a costoro quali prospettive di lavoro avranno gli europei nei decenni a venire, nè cosa ne sarà dei paesi di provenienza dell’immigrazione di massa. Il bestiario politico non si mostra certo migliore del reparto orientamento del pensiero. Matteo Renzi afferma di ritenere una bestia chiunque non condivida il pensiero del PD e alla luce dei risultati elettorali del suo partito trasforma l’Italia in un paese di animali. La Merkel si trasforma da satanasso in fatina buona. Il premio Nobel Obama dimentica le proprie responsabilità nella distruzione di almeno una mezza dozzina di stati sovrani, continua a coccolare l’Isis e si scaglia contro il presidente Assad, uno dei pochissimi leader che sta davvero combattendo il terrorismo. Il paese dell’incontrario, dove i carnefici si trasformano nei “buoni” da ammirare, le bestie da macello vengono addittate come lupi assassini ed i radical chic marciano scalzi in segno di protesta, mentre chi scalzo lo è per davvero si suicida compostamente, senza che il circo mediatico ed i radical chic lo ritengano meritevole della propria attenzione.

L’Europa è in caduta libera

L’Europa è in caduta libera. Nessuno può più metterlo in dubbio. In effetti, l’Europa è simultaneamente vittima di diversi problemi cruciali ognuno dei quali potrebbe potenzialmente diventare catastrofico. Esaminiamoli individualmente.

I 28 membri dell’Unione Europea non hanno, nel loro insieme, una giustificazione logica.
Il problema più evidente per l’UE è che non ha assolutamente alcun senso a partire dall’economia. Inizialmente, nei primi anni 1950, c’era un piccolo gruppo di nazioni non troppo dissimili che decisero di integrare le proprie economie. Erano i cosiddetti Sei Interni che hanno fondato la Comunità europea (CE): Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Nel 1960 a questo “gruppo ristretto” vennero aggiunti altri sette Paesi. I quali non volevano aderire alla CE, ma volevano partecipare a una Associazione europea di libero scambio (AELS). Erano, Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Insieme, questi Paesi hanno formato quello che potrebbe vagamente chiamarsi “la maggior parte dell’Europa occidentale”. Pure con i loro difetti, questi trattati riflettevano una realtà — che i Paesi partecipanti avevano molto in comune e che i loro popoli volevano unire le forze.
Dopo il 1960, la storia dell’integrazione europea ed espansione è diventata molto complicato e ha progredito in zig-zag con regolari battute d’arresto. Poi, alla fine, il processo si è trasformato in una crescita incontrollata, come un tumore maligno.
Oggi l’Unione europea comprende 28 Stati membri, ivi inclusi quelli appartenenti all’Europa un tempo chiamata “centrale” e “orientale” (!) — Anche le Repubbliche baltiche ex sovietiche sono ora parte di questa nuova unione. Il problema è che, mentre tale espansione era attraente per le élite europee per ragioni ideologiche, dal punto di vista dell’economia non ha alcun senso. Cos’hanno in comune Svezia, Germania, Lettonia, Grecia e Bulgaria? Ben poco, naturalmente.

Adesso le crepe si vedono bene. La crisi greca e la minaccia di una “Grexit” ha il potenziale di creare un effetto domino che coinvolge il resto dei cosiddetti “PIGS” (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Anche la Francia è minacciata dalle conseguenze di queste crisi.
La moneta europea — l’euro — è una “moneta senza una missione”: dovrebbe sostenere l’economia tedesca o quella greca? Nessuno lo sa, almeno ufficialmente. In realtà, naturalmente, tutti capiscono che la signora Merkel ha in mano la regia. Soluzioni Quickfix, che è quello che i Euroburocrati stanno offrendo, prendendo tempo prima di arrivare al redde rationem, ma non offrono alcuna soluzione a quello che è chiaramente un problema sistemico, vale a dire la natura completamente artificiale di una EU con 28 membri.
La soluzione più ovvia, cioè rinunciare al sogno folle di un’Unione Europa con 28 membri, è così politicamente inaccettabile che non sarà nemmeno discussa anche se tutti la temono

L’UE è sull’orlo di un collasso sociale e culturale. La realtà innegabile è tanto semplice quanto forte: L’UE non può assorbire così tanti rifugiati. L’UE non ha i mezzi per fermarli.

Un massiccio afflusso di rifugiati rappresenta un problema di sicurezza molto complesso che i Paesi dell’UE non sono in grado di affrontare. Tutti gli Stati dell’UE hanno tre strumenti chiave per proteggersi da agitazioni, disordini, crimini o invasioni: i servizi speciali di sicurezza, le forze di polizia e i militari. Il problema è che nessuno di tali servizi possono affrontare una crisi di rifugiati.
I servizi speciali / sicurezza sono numericamente troppo pochi quando si tratta di una crisi dei rifugiati. Inoltre, i loro tipici bersagli (criminali di carriera, spie, terroristi) sono pochi e mescolati in una tipica ondata di rifugiati. Inoltre, i rifugiati sono spesso famiglie, anche estese, e mentre possono includere bande criminali, è ben lungi che sia sempre così.

“All’ONU serve adottare una risoluzione unica sulla lotta contro il terrorismo”

A differenza dei poliziotti che hanno un certo vantaggio. Infatti sono letteralmente ovunque e in genere hanno una buona padronanza del cosiddetto “battere sulla strada”.
Tuttavia, i loro poteri sono molto limitati e devono ottenere un ordine del tribunale per eseguire la maggior parte delle loro operazioni.

I poliziotti, per lo più, si occupano di criminali locali, mentre la maggior parte dei rifugiati non sono né locali, né criminali. La triste realtà è che il maggior contributo dei poliziotti nella crisi dei rifugiati è di fornire forze antisommossa — che non può essere una soluzione per tutte le situazioni e quindi finisce di risolvere niente.
Per quanto riguarda le forze armate, il meglio che possono fare è cercare di aiutare a bloccare le frontiere. Qualche volta possono assistere le forze di polizia in caso di disordini civili, ma è tutto.

Così i vari membri dell’UE non hanno né i mezzi per trincerare i loro confini e per deportare la maggior parte dei rifugiati — né hanno i mezzi per controllarli. Certo, ci saranno sempre i politici che promettono di rimandare i rifugiati a casa loro, ma è una immigrazionebugia crassa e sfacciata. La stragrande maggioranza dei rifugiati fugge da guerra, fame e povertà e non v’è alcun modo di rimandarli a casa.

Anche mantenerli, tuttavia, è impossibile, almeno in senso culturale. Nonostante la propaganda buonista per integrare razze, religioni e culture, la realtà è che l’Unione europea non ha assolutamente nulla da offrire a questi rifugiati per far desiderar loro di integrarsi.

Sia pure con tutti i problemi e limiti, almeno gli Stati Uniti propongono un “sogno americano”, che, per quanto falso sia, ispira ancora la gente in tutto il mondo, soprattutto i pochi sofisticati e i poco istruiti. Non solo, ma la società statunitense è di per sé già in gran parte a-culturale.
Chiedetevi che cosa sia la “cultura americana”, per cominciare? Semmai, è davvero un “melting pot” in contrapposizione ad un’ “insalata rimestata” — il che significa che quando qualcuno è gettato in nel melting pot perde la sua identità originale, mentre la miscela che finisce nella pentola (della “melting pot”) non riesce a produrre una vera e propria cultura indigena, almeno non nel senso europeo della parola.

L’Europa è, o dovrei dire era, radicalmente diversa dagli Stati Uniti. Esistevano profonde differenze culturali tra le varie regioni e province all’interno di ciascun Paese europeo. Un basco non è certamente un catalano, un marsigliese non è un bretone, etc. E le differenze tra un tedesco e un greco sono semplicemente enormi.

Il risultato dell’attuale crisi dei rifugiati è che tutte le culture europee sono ora direttamente minacciate nella loro identità e nel loro stile di vita.

La colpa viene data all’Islam, ma in realtà i cristiani africani non si integrano meglio — e nemmeno gli zingari cristiani, tra l’altro. Quindi scontri avvengono letteralmente ovunque — nei negozi, strade, scuole, etc. Non c’è un solo paese in Europa in cui questi scontri non minaccino l’ordine sociale. Gli scontri quotidiani provocano crimine, repressione, la violenza e la ghettizzazione sia dei migranti che degli abitanti che lasciano le loro periferie tradizionali e si muovono in zone meno sature di immigrati.

Nota ai miei lettori americani che potrebbero pensare “Va bene, ma anche noi abbiamo ghetti negli Stati Uniti”, rispondo che quelle che i francesi chiamano “zones de non-droit” (zone fuori dal diritto), sono di gran lunga peggiori di quanto si può vedere negli Stati Uniti. E bisogna tenere a mente che nessun paese in Europa ha il tipo di enormi forze di polizia militarizzate, in dotazione in ogni grande città degli Stati Uniti. Né vi è l’equivalente della Guardia Nazionale degli Stati Uniti. Nella migliore delle ipotesi, ci sono le forze anti-sommossa, come il CRS francese, ma non possono fare più di tanto.

Il livello di frustrazione sofferto da molti, se non dalla maggior parte, degli europei, derivante direttamente da questa crisi immigratoria, è difficile a descriversi per chi non l’abbia visto. E dal momento in cui si esprimono queste frustrazioni si passa per “razzista” o “xenofobo”, nella definizione dei poteri forti (almeno fino a poco tempo fa — c’è un cambiamento progressivo). Il profondo risentimento è in gran parte tenuto nascosto, ma è comunque percepibile. E gli immigrati certamente lo sentono ogni giorno. Quindi, va ripetuto ancora, questo è il motivo per cui il concetto di “melting pot” in Europa non si materializza. L’unica cosa che l’Europa può offrire alle centinaia di migliaia di rifugiati è un’ostilità silenziosa alimentata da paura, indignazione, disgusto e impotenza. Anche quanti erano essi stessi rifugiati in passato (gli immigrati dal Nord Africa, per esempio) sono ora disgustati e molto ostili alla nuova ondata di profughi in arrivo. E, naturalmente, nessun rifugiato in arrivo in Europa crede in un “sogno europeo”.

Infine, ma non meno importante, è il fatto che questi rifugiati rappresentano un enorme onere per le economie locali e per i servizi sociali, mai progettati per far fronte a un tale afflusso di “clienti” bisognosi.

Per il prossimo futuro la prognosi è chiara: più dello stesso, ma solo in peggio, forse molto peggio.

L’Unione europea è soltanto una colonia degli Stati Uniti, incapace di difendere i propri interessi. L’Unione europea è governata da una classe di persone completamente vendute agli Stati Uniti. Esempio tipico e classico è stata la debacle libica, dove gli Stati Uniti e la Francia hanno completamente distrutto il paese più sviluppato in Africa. Ottenendo che centinaia di migliaia di profughi attraversino il Mediterraneo e cerchino rifugio dalla guerra in Europa.

Tale risultato avrebbe potuto essere molto facile da prevedere, e tuttavia i paesi europei non ha fatto nulla per impedirlo. In realtà, tutte le cosiddette Obamawars (Libia, Siria, Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia, Pakistan) hanno portato a enormi flussi di rifugiati. Si aggiunga anche il caos in Egitto, Mali e la povertà in tutta l’Africa. Assistiamo a un esodo di massa che nessun muro-frontiera, fosso di scavo o bombe lacrimogene fermeranno.

Se non bastasse, l’UE ha realizzato quello che può solo essere chiamato un suicidio politico ed economico, consentendo all’Ucraina di esplodere in una guerra civile che coinvolge 45 milioni di persone, che ha distrutto completamente un’economia e installato al potere un vero e proprio regime nazista. Anche questo risultato era facile da prevedere. Ma la reazione degli Euroburocrati è stata di imporre sanzioni economiche masochiste alla Russia. Il che che ha finito per creare esattamente le condizioni e l’incentivo necessario per l’economia russa a diversificare e a produrre localmente invece di importare tutto dall’estero.

Vale la pena di ricordare che alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Europa era praticamente un territorio occupato. I sovietici avevano la parte centro-orientale, mentre gli Stati Uniti/Regno Unito avevano la parte occidentale. Siamo stati condizionati a pensare che le persone che vivevano sotto “l’oppressione” di ciò che la propaganda degli Stati Uniti ha denominato il “Patto di Varsavia” (in realtà chiamato il Organizzazione del Trattato di Varsavia”) siano stati meno liberi rispetto a quelli che vivevano sotto la “protezione” del Trattato Nord Atlantico.

A parte il fatto che il termine “Nord Atlantico” è stato coniato deliberatamente per legare l’Europa occidentale agli Stati Uniti, la questione centrale è che mentre in molti modi le persone in Occidente hanno avuto più libertà rispetto a quelli in Oriente, gli Stati Uniti/Gran Bretagna occupavano parte di un’Europa che non si è mai ripresa la propria sovranità. E proprio come i sovietici hanno coltivato un’élite compradora locale in ogni paese dell’Europa orientale, così hanno fatto gli Stati Uniti in Occidente.

La grande differenza è apparsa solo alla fine degli anni ’80 e ai primi ’90, quando l’intero sistema a conduzione sovietica è crollato mentre il sistema gestito dagli Stati Uniti è uscito rafforzato a seguito del crollo sovietico. Sicché, a partire dal 1991, la morsa di ferro degli Stati Uniti sopra l’UE è diventata ancora più forte di prima.

La realtà è triste e semplice: l’Unione europea è una colonia degli Stati Uniti, gestita da marionette degli Stati Uniti che non sono in grado di lottare per gli interessi fondamentali ed evidenti degli europei.

L’Unione europea si trova in una profonda crisi politica

Fino alla fine degli anni ’80, c’era, più o meno ‘reale’, un’ opposizione di ‘sinistra’ in Europa. Infatti, in Italia e Francia i comunisti quasi salirono al potere. Ma non appena il sistema sovietico è crollato, tutti i partiti dell’opposizione europei, o sono scomparsi, o sono stati rapidamente cooptati dal sistema.

E, proprio come negli Stati Uniti, gli ex trotzkisti divennero dei neocon da un giorno all’altro. Di conseguenza, l’Europa ha perso la poca opposizione all’Impero Anglo-Sassone ed è diventata una terra ‘politicamente pacificata’.

Vale a dire si è instaurato quelli che i francesi chiamano “la pensée unique”” o il “pensiero unico” — trionfante, almeno a giudicare dai media di regime. La politica si è trasformata in un reality show nel quale i vari attori fingono di affrontare problemi reali quando in realtà sono inventati e creati artificialmente. “Problemi” che poi “risolvono” (il matrimonio tra omosessuali è l’esempio perfetto). L’unica forma di politica significativa rimasta nell’UE è il separatismo (scozzese, basco, catalano, ecc), ma fino ad ora, non si è vista alcuna alternativa.

In tale “nuovo mondo coraggioso” di finzione politica, nessuno si occupa di problemi reali, mai affrontati direttamente, ma spinti solo sotto il tappeto fino alle prossime elezioni — il che, provoca un peggioramento generale. Per quanto riguarda i super-signori AngloSassoni dell’UE, a loro quanto succede non importa, a meno che i loro interessi siano direttamente colpiti.

Si potrebbe dire che il Titanic sta affondando e l’orchestra continua a suonare, e l’immagine si approssima alla realtà. Tutti odiano il capitano e l’equipaggio, ma nessuno sa con chi sostituirli.

Articolo tratto da Sputnik

Madonna Boldrini ordina…

Boldrini: “L’Italia migliori l’accoglienza dei profughi”. La presidente della Camera: “Servono gli Stati uniti d’Europa” di Chiara Sarra

“Dobbiamo migliorare l’accoglienza”. È il diktat di Laura Boldrini che, intervistata da SkyTg24 tira le orecchie al Belpaese, reo di non fare abbastanza per l’emergenza migranti. “L’Italia ha quaranta commissioni che decidono sullo status del rifugiato, quindi l’Italia è un paese che dal punto di vista della procedura d’asilo è molto strutturato. Si deve sviluppare di più sull’accoglienza, che è quello che ci rimproverano i nostri partner europei”, ha detto la presidente della Camera, “Nei paesi dove si chiede asilo ci sono delle commissioni che fanno delle audizioni e decidono, sulla base delle audizioni, se quella persona che chiede asilo ha diritto di ottenerlo oppure no. In Italia ci vuole del tempo, ma c’è anche un grande sforzo”.

Punti di vista

La falsa “crisi dei rifugiati” di Thierry Meyssan

Un’ondata di emozioni ha brutalmente sommerso le persone che vivono nello spazio della NATO. Improvvisamente si sono rese conto del dramma dei profughi nel Mediterraneo; una tragedia che durava da anni nella loro indifferenza permanente. Questa inversione è dovuta alla pubblicazione d’una fotografia che mostra un bimbo annegato, derelitto su una spiaggia turca. Non importa che questa immagine sia in sé una montatura grossolana: il mare rigetta i corpi parallelamente alle onde, mai perpendicolarmente. Poco importa che essa sia stata immediatamente riprodotta in prima pagina da quasi tutti i giornali dell’area NATO in meno di due giorni. Vi è stato già detto che la stampa occidentale è libera e pluralista. Proseguendo sulla stessa falsariga, le televisioni hanno moltiplicato i servizi concernenti l’esodo di migliaia di siriani, a piedi, attraverso i Balcani. Particolare attenzione è stata rivolta alla traversata dell’Ungheria, che dapprima ha costruito un’inutile barriera in filo spinato, poi ha moltiplicato delle decisioni contraddittorie di modo che si potesse riprendere delle moltitudini marciare lungo le ferrovie e prendere d’assalto i treni. “Reagendo” all’emozione che hanno causato presso i loro concittadini, i dirigenti europei “sorpresi” e addolorati si tormentano su come portare aiuto a questi rifugiati. Antonio Guterres, ex presidente dell’Internazionale socialista e attuale Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, s’invita al loro dibattito perorando «la partecipazione obbligatoria di tutti gli Stati membri dell’UE. Secondo le stime preliminari, i paesi europei hanno una potenziale necessità di accrescere le opportunità di reinsediamento a 200mila posti», dichiara. Qual’ è il problema reale, chi lo strumentalizza e per quale scopo?
 

I rifugiati del Mediterraneo

Sin dalla “primavera araba” nel 2011, il numero di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo e di entrare nell’Unione europea è aumentato considerevolmente. È più che raddoppiato e si è innalzato nel 2014 fino a 626mila unità. Tuttavia, contrariamente a un diffuso luogo comune, non si tratta di un’onda nuova e ingestibile. Nel 1992, quando l’Unione comprendeva solo 15 dei 28 stati attuali, ne riceveva ancora di più: 672mila per 380 milioni di abitanti. Vi è quindi un notevole margine prima che i migranti possano destabilizzare l’economia europea e i suoi attuali 508 milioni di abitanti. Questi migranti sono per più di due terzi uomini. Secondo le loro dichiarazioni, più della metà di loro sono tra i 18 ei 34 anni. In generale, non si tratta quindi di famiglie. Contrariamente all’idea attualmente diffusa dai media, solo meno di un terzo sono rifugiati in fuga dalle zone di guerra: il 20% sono siriani, il 7% afghani e il 3% iracheni. Gli altri due terzi non provengono da paesi in guerra e sono principalmente migranti economici. In altre parole, il fenomeno delle migrazioni è solo marginalmente legato alla “primavera araba” e alle guerre. I poveri lasciano il proprio paese e cercano fortuna nei paesi ricchi in virtù dell’ordine post-coloniale e della globalizzazione. Questo fenomeno, dopo il calo avutosi nel periodo 1992-2006, ha ripreso e sta aumentando progressivamente. Attualmente rappresenta solo lo 0,12% annuo della popolazione dell’UE, ovvero – se viene gestito correttamente – non rappresenta alcun pericolo a breve termine per l’Unione.
 

I migranti rappresentano un problema?

Questo flusso di migranti riguarda popolazioni europee, ma viene celebrato dal padronato tedesco. Nel dicembre 2014, il “capo dei capi” tedeschi Ulrich Grillo, dichiarava a DPA mascherando ipocritamente i propri interessi dietro buoni sentimenti: «Siamo da molto tempo un paese di immigrazione, e dobbiamo rimanerlo.» «In quanto paese prospero e anche per l’amore cristiano per il prossimo, il nostro paese dovrebbe permettersi di accogliere più rifugiati». E ancora: «Mi distanzio molto chiaramente dai neonazisti e dai razzisti che si radunano a Dresda e altrove.» Più seriamente: «A causa della nostra evoluzione demografica, assicuriamo la crescita e la prosperità con l’immigrazione» [1]. Questo discorso riprende i medesimi argomenti del padronato francese degli anni ’70. Oggi ancora di più, le popolazioni europee sono relativamente istruite e qualificate, mentre la stragrande maggioranza degli immigrati non lo sono e possono facilmente occupare certi tipi di posti di lavoro. A poco a poco, l’arrivo di una forza lavoro non qualificata, nell’accettare condizioni di vita inferiori a quelle degli europei, ha sollevato tensioni nel mercato del lavoro. Il padronato francese spinse a suo tempo al ricongiungimento familiare. La legge del 1976, la sua interpretazione da parte del Consiglio di Stato nel 1977 e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno largamente destabilizzato la società. Lo stesso fenomeno può essere osservato in Germania, dopo l’adozione delle stesse disposizioni con l’iscrizione, nel 2007, del ricongiungimento familiare nella legge sull’immigrazione. Contrariamente a un diffuso luogo comune, i migranti economici non pongono alcun problema di identità in Europa, ma mancano ai loro paesi d’origine. Per contro, pongono un problema sociale in Germania, dove, a causa della particolare politica instillata da Ulrich Grillo, la classe operaia è già vittima di uno sfruttamento brutale. Altrove, non sono i migranti economici, ma il successivo ricongiungimento familiare a porre problemi.

Chi costruisce l’immagine attuale di una “crisi dei rifugiati”?

Dall’inizio dell’anno, il passaggio dalla Turchia all’Ungheria, che costava 10.000 dollari, è sceso a 2.000 dollari a persona. Mentre certi contrabbandieri sono degli schiavisti, molti stanno semplicemente cercando di fornire un servizio a persone in difficoltà. In ogni caso, chi paga la differenza? Inoltre, se all’inizio della guerra contro la Siria, il Qatar stampava e distribuiva agli jihadisti di al-Qa’ida dei passaporti siriani falsi in modo che potessero convincere i giornalisti atlantisti che erano «ribelli» e non mercenari stranieri, dei falsi passaporti siriani sono ora distribuiti da certi contrabbandieri ai migranti non siriani. I migranti che li accettano pensano a buon titolo che questi documenti falsi faciliteranno la loro accoglienza nella UE. In effetti, poiché gli Stati membri dell’Unione hanno chiuso le loro ambasciate in Siria – tranne la Repubblica Ceca e la Romania -, non è loro possibile verificare l’autenticità di questi passaporti. Sei mesi fa, mi sorprendevo della cecità dei leader dell’Unione che non comprendevano la volontà degli Stati Uniti di indebolire i loro paesi, anche attraverso la «crisi dei rifugiati» [2]. Il mese scorso, la rivista Info Direktha affermato che secondo i servizi segreti austriaci, il passaggio in Europa dei rifugiati siriani è stato organizzato dagli Stati Uniti [3]. Questa imputazione resta da verificare, ma costituisce già un’ipotesi solida. Inoltre, tutti questi eventi e queste manipolazioni non sarebbero gravi se gli Stati membri dell’Unione europea mettessero un termine al ricongiungimento familiare. L’unico vero problema non sarebbe allora l’ingresso dei migranti, ma il destino di coloro che muoiono lungo la rotta, attraversando il Mediterraneo. L’unica realtà che però non mobilita alcun governante europeo.
 

Che prepara la NATO?

Attualmente, la NATO, ossia il braccio militare internazionale degli Stati Uniti, non si è tirata indietro. Ma, secondo le sue nuove missioni, l’Alleanza atlantica si riserva la possibilità d’intervenire militarmente quando ci siano migrazioni significative. Sapendo che solo la NATO è nota per avere la capacità di diffondere un’intossicazione informativa sulla prima pagina di tutti i quotidiani dei suoi Stati membri, è altamente probabile che sia essa a organizzare la campagna in corso. Inoltre, l’assimilazione di tutti i migranti a dei rifugiati che fuggono dalle zone di guerra e l’insistenza sulla presunta origine siriana di questi migranti suggerisce che la NATO stia preparando un’azione pubblica legata alla guerra che essa conduce segretamente contro la Siria.
 

Traduzione a cura di Matzu Yagi

NOTE:

[1] «Allemagne: le patronat veut plus de réfugiés», AFP, 23 décembre 2014.

[2] «La cecità UE di fronte alla strategia militare USA», di Thierry Meyssan, Megachip, 27 aprile 2015.

[3] “Insider: Die USA bezahlen die Schlepper nach Europa!”, Info Direkt, 5. August 2015. «Les USA accusés de financer l’envoi de réfugiés en Europe», Réseau Voltaire, 13 août 2015

Ah, l’immigrazione selvaggia è un problema… ma vah!

Londra: “Basta Schengen anche per europei disoccupati”. Londra pronta a rivedere gli accordi di Schengen: “L’assenza di frontiere ha esacerbato l’emergenza”. Gb, Francia e Germania: “Servono misure immediate” di Chiara Sarra

Si torna a parlare di un giro di vite agli accordi di Schengen. Dopo il vertice di Parigi di ieri, quando i ministri di nove Paesi Ue hanno chiesto maggiore sicurezza anche sui treni e più vigilanza ai confini, il Regno unito sostiene che il principio di libera circolazione all’interno dell’Unione europea va inteso solo come “libertà di movimento verso il lavoro” e non per cercare un’occupazione o i benefici del welfare offerti dai vari Paesi. A rimodulare uno dei cardini della Ue è il ministro dell’Interno britannico Theresa May, che in un intervento sul Sunday Times sostiene che così si tornerebbe al “principio originale” sancito dall’Unione. In questo modo, quindi, ad attraversare le frontiere interne dell’Europa sarebbe solo chi ha già un contratto di lavoro, non disoccupati e disperati. Del resto, secondo la May, proprio il “sistema europeo di assenza di frontiere” avrebbe esacerbato l’emergenza immigrazione.

L’intervento del ministro britannico giunge a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione delle statistiche ufficiali che indicano un forte aumento di immigrati in Gran Bretagna, con 330mila presenze in più fatte registrare tra il marzo 2014 e il marzo 2015, a dispetto delle promesse fatte dal governo conservatore di David Cameron, che si era impegnato a mantenere gli ingressi entro le 100mila unità nell’arco di 12 mesi. Proprio l’arrivo di cittadini dai Paesi Ue, sostiene la May, ha impedito al governo di mantenere i propri impegni in tema di immigrazione, poiché Londra non può impedire l’ingresso sul proprio territorio di cittadini comunitari. L’immigrazione in ambito europeo è uno dei punti che Cameron si è impegnato a discutere con Bruxelles, in vista del referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue.

Il tema dell’immigrazione è comunque sul tavolo anche degli altri Paesi. Oltre alla Gran Bretagna, infatti, anche Francia e Germania hanno chiesto una riunione urgente dell’Ue. Nella dichiarazione comune pubblicata sul sito del ministero dell’interno francese, i tre governi sottolineano la necessità di “misure immediate”, e premono ancora una volta per l’allestimento di cosiddetti “hot spot” in Grecia e in Italia per registrare i migranti e identificare i richiedenti asilo. I tre governi chiedono inoltre che venga stilata una lista dei “paesi d’origine sicuri” per completare il regime di asilo comune, proteggere i rifugiati e garantire il ritorno effettivo degli immigrati illegali nei paesi di provenienza. Per queste ragioni i tre ministri chiedono alla presidenza di turno lussemburghese dell’Ue di convocare un primo Consiglio Interni e Giustizia (JAI) entro due settimane “per preparare efficacemente le decisioni” della riunione dell’8 ottobre e “avanzare concretamente sui differenti punti”.

Il turismo…

Emergenza profughi, la Romagna trema: “Questi ci mandano il turismo in malora”. Da Cesenatico a Riccione i profughi occupano gli alberghi, vagano per le spiagge e pretendono posti vicino al mare. E si teme la fuga dei clienti di Emanuela Fontana

La serata romagnola è anche la loro: vino, ciambelline, sembra di tornare ai tempi d’oro, in piccolo, delle gloriose feste dell’Unità della Romagna. È successo anche l’altra sera, giovedì, lungo via Cavour. Le scuole sono finite e a Ponente, dopo la pioggia dell’ultimo fine settimana, il divertimento è già cominciato. I 77 profughi ormai vivono qui, a Cesenatico, e rimarranno in uno dei circhi più frequentati della riviera almeno fino alla fine del 2015.

Un paio di mesi fa hanno aiutato l’allestimento della corsa campestre, ma ora che arrivano i turisti, ora che gli albergatori e i commercianti aspettano i clienti come un prigioniero l’aria, fanno paura, danno fastidio. Paura è la parola che ricorre più spesso. Paura degli albergatori, soprattutto quelli che gestiscono hotel vicini allo Splendid, la casa a tre stelle dei rifugiati. Paura di una parte – non tutti – i cittadini, che però hanno ora la loro rappresentanza forte in Comune, dal momento che la ex rossa Cesenatico è ora nelle mani del centrodestra, con un vicesindaco, Luigi Donini, della Lega, paladino dell’integrità dell’estate romagnola.

Ieri era giornata di esposizione di prodotti a chilometro zero, ma non era difficile trovare voci di allarme. «C’è preoccupazione – confidava il titolare di un hotel nella zona di Valverde, vicina allo Splendid – gli arrivi di profughi anche qui mettono in allerta molti turisti per un discorso di diffusione di malattie come la scabbia, che contagia anche gli animali, e che si diffonde con una rapidità impressionante». Come si diffondono le voci, da Riccione a Rimini, di nuovi arrivi. È recentissima l’apertura ai profughi di un albergo a Miramare: affacciati alle finestre ci sono solo gli ospiti in attesa di asilo: «Questa situazione ci farà andare in malora tutti», sospirano in una pizzeria riminese. A Rimini l’ultimo dato parla di 308 profughi accolti proprio alle porte dell’estate. La Romagna è terra generosa come poche, ma guai a toccare o minacciare il turismo, l’anima di questo pezzo di costa famoso per l’allegria e l’ospitalità. Anche i profughi conoscono la piacevolezza di questi luoghi: una decina di loro, raccontano dalla polizia di Rimini, si sono rifiutati di essere ospitati nell’entroterra, a Perticara, perché troppo lontani dal mare.

Al Bagno 80 giovedì è già scattato il primo pattuglione antiabusivi, con tre fermi e un sequestro di bigiotteria. Preoccupazione e paura sono anche della polizia. La carenza di organico è una battaglia che il sindacato di polizia Sap sta conducendo da tempo. L’ultima estate una rissa tra vigili e ambulanti è stata il segnale chiaro di una convivenza non facile. Gli ambulanti non dovrebbero essere i profughi, ma sta capitando anche questo. Un mese fa a Cesenatico è stato fermato in spiaggia proprio un rifugiato dell’hotel Splendid, un ragazzo del Bangladesh, che stava vendendo in riva al mare i fazzoletti dell’albergo. Multa di 5mila euro, più del costo del viaggio della speranza dalla Libia: naturalmente impagabili.

I profughi di Ponente, a parte bizzarre eccezioni, non lavorano, perché sono in attesa che le commissioni territoriali valutino la loro domanda di asilo. L’albergo ha stretto un accordo con la cooperativa Cad, rinnovabile al 2016. Lo Stato fornisce vitto e alloggio, più 2 euro e 50 di paghetta giornaliera. Per ora girano per la città, li si vede anche in spiaggia, e soprattutto davanti all’ingresso dello Splendid, sotto la tettoia. «Non danno fastidio a nessuno – spiega un dipendente dell’albergo – ma il fastidio qui è che urtano alla vista. Tra due mesi, vedrete, sparirà il problema». Una questione visiva. Ma la legge del turismo mette l’occhio al primo posto. Questi ragazzi del Ghana, del Senegal, della Costa d’Avorio, che giocano in spiaggia tra i turisti richiamano l’inferno delle scene dal mare, l’emergenza di un’Italia piagata dalla disoccupazione e da salari ai minimi che non riesce a gestire tutti gli arrivi.

Vive la france della libertè, egalitè, fraternitè…

I poliziotti a Ventimiglia: “Francia rimanda indietro anche migranti mai passati da qui”. Sulla scogliera iniziato il Ramadan, le preoccupazioni della Croce Rossa. La Ue: no a nuovi muri. Intanto Parigi continua con i respingimenti di massa di Mario Valenza

La battaglia che in queste ore si sta combattendo al confine con la Francia sulla pelle dei profughi potrebbe diventare presto un caso diplomatico ben più pesante. Finora abbiamo parlato dei respingimenti di profughi che dall’Italaia provano a varcare il confine tra Ventimiglia e Mentone. Ma adesso a quanto pare Parigi starebbe usando la bagarre alla frontiera per far pulizia a casa propria. Infatti secondo quanto hanno denunciato alcuni volontari della Croce Rossa e anche alcuni polziotti a telecamere spente a Repubblica.it, il governo di Parigi avrebbe fatto dei “respingimenti” strani.

A quanto pare, secondo quanto avrebbero raccontato questi volontari, l’esecutivo d’oltralpe starebbe approfittando della situazione per provare ad espellere in Italia anche extracomunitari minorenni e clandestini di dubbia provenienza. Ovvero soggetti che in realtà non hanno varcato il confine dall’Italia verso la Francia: “Ci rimandano di tutto, stanno ripulendo il loro Paese”, hanno dichiarato alcuni volontari. Di fatto dunque questa situazione al confine rischia di divenatre esplosiva. La furbizia dei francesi potremmo pagarla a caro prezzo.

Se nonno aveva tre palle, era un flipper…

Non serve aggiungere tanti commenti. La situazione ormai è degenerata molto di più di quello che ci si aspettava. Il governo servo è incapace di fare qualcosa proprio perchè, il capo non eletto, il cervello non ce l’ha. Non sa pensare e non sa agire. Dunque, doppiamente criminale. Intanto, continuiamo a sobbarcarci di subumani. Perchè questo sono. Nè profughi, nè poveracci. Solo clandestini subumani.
“Se l’Ue non mi ascolta, sui migranti ho già il piano B”. Ma Renzi bluffa con gli italiani. In calo nei sondaggi e con un Paese allo stremo da gestire, il premier si rifugia al Corriere della Sera. A cui assicura: “Vado avanti fino al 2018, ho i numeri”

Il Paese affonda. Immigrazione, criminalità, crisi economica sono solo alcune delle voci che Matteo Renzi dovrebbe provare a risolvere. Ma il premier è troppo occupato ad arginare gli scandali giudiziari che nelle ultime settimane hanno travolto il Pd. Così, quando l’emergenza immigrazione si è fatta davvero insostenibile, concede una intervista al Corriere della Sera per dire che “le risposte che l’Europa sta dando sono insufficienti”, che “redistribuire solo 24.000 persone è quasi una provocazione” e che, se i Paesi europei dovessero negare la solidarietà all’Italia, ha “un piano B”. Ma non spiega agli italiani di cosa si tratta.

“Nei prossimi giorni – chiarisce Renzi nell’intervista al Corriere della Sera – ci giochiamo molto sull’identità europea e la nostre voce si farà sentire forte perché è la voce di un Paese fondatore”. “Se il consiglio europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il piano B. Ma sarebbe una ferita anzitutto per l’Europa”, avverte il premier. Che, poi, assicura: “Vogliamo lavorare fino all’ultimo per dare una risposta europea. Per questo vedrò nei prossimi giorni Hollande e Cameron e riparlero con Juncker e Merkel”. Secondo il presidente del Consiglio, “va cambiato il principio sancito da Dublino II e votato convintamente da chi oggi protesta contro il nostro governo”. Ma quale sia il piano B Renzi non lo dice né la giornalista del Corriere della Sera glielo chiede. Pertanto resta un mistero.

I problemi di Renzi non sono solo per le strade del Paese, ma anche in parlamento. Qualsiasi piano B voglia mettere in atto, dovrà passare per le Camere dove, come si è visto già in un paio di occasione, i numeri non sono più così scontati dopo l’addio dei Popolari di Mario Mauro. Il premier, però, ci tiene (ancora) a ostentare sicurezza: “Al Senato i numeri sono più solidi del passato. Credo che la maggiornaza non voglia interrompere questo percorso di riforme”. E, dopo aver rivendicato di aver fatto “in 15 mesi cose ferme da anni”, ammette che “si può sempre fare di più. E cercheremo di farlo. Se poi – prosegue – deputati e senatori si sono stancati di noi, basta togliere la fiducia delle Camere e vedremo chi prenderà quella dei cittadini. Ma non vedo praticabile questo scenario – conclude Renzi – a mio giudizio la legsilatura andrà avanti fino al 2018″.

Direttamente dal piano Kalergi

Ban Ki-moon: “L’Europa invecchia, ha bisogno di migranti”. In un discorso pronunciato a Dublino il segretario delle Nazioni Unite invita l’Europa a fare di più per salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo di Raffaello Binelli

Le parole del segretario delle Nazioni Unite faranno discutere. E non poco. Alla vigilia degli incontri a Bruxelles con la leadership dell’Ue Ban Ki-moon da Dublino lancia questo messaggio: l’Europa invecchia, se vuole mantenere il suo dinamismo economico, ha bisogno di migranti. Lo ha detto in un discorso pronunciato nel Castello della capitale irlandese, durante la celebrazione dei 60 anni dell’ingresso dell’Irlanda nelle Nazioni Unite. “I fattori di spinta includono guerre e sottosviluppo; quelli di attrazione includono il semplice miraggio di una fuga dalla povertà. L’Europa deve riconoscerne un altro: il suo deficit nella forza lavoro. Bassa crescita demografica e una transizione demografica ad un continente di vecchi. Se vuole mantenere il suo dinamismo, l’Europa ha bisogno di migranti”. Se l’invecchiamento della popolazione europea è un dato di fatto oggettivo, resta da chiedersi per quale motivo l’Europa non dovrebbe porvi rimedio sviluppando le politiche sociali volte a aiutare le giovani coppie a fare figli. Ma su questo Ban non si sofferma. Si limita a dire che l’Europa deve accogliere i migranti perché ne ha bisogno.

Ban si è occupato del piano che l’Ue si è data per far fronte alla crisi. Poche ore prima, in un incontro con i profughi reinsediati in Irlanda da Paesi come Siria, Afghanistan, Congo, aveva espresso il proprio sostegno all’Agenda per le Migrazioni dell’Unione Europea. Ban ha sottolineato che “le Nazioni Unite e l’Alto Commissario per i Rifugiati sono pronti a collaborare con l’Ue, i suoi stati membri e i paesi terzi interessati per sostenere e sviluppare ulteriormente le misure incluse nell’Agenda”. Nel discorso a Dublino ha osservato che l’approccio deve essere complessivo, dai paesi di destinazione a quelli di transito, e soprattutto, di origine.”Serve un giro di vite sui trafficanti, allo stesso tempo dobbiamo proteggere i profughi e rispettare i diritti umani e il diritto internazionale. Dobbiamo superare l’emergenza per andare alle radici”.

Di immigrazione e altro

In pratica, dobbiamo sobbarcarceli comunque. Perchè la francia e l’inghilterra sono in campagna elettorale e non possono o non vogliono dire di accettare altri immigrati. La germania se ne frega, gli altri membri ue sono troppo lontani dalle coste e noi siamo i soliti coglioni che non contiamo un emerito cazzo. Come dire, la ue sborsa più soldi (NOSTRI) e sono comunque cazzi degli italiani. Checchè ne dica fonzarelli tronfio ormai soltanto della sua aria che gli sta uscendo tutta ma proprio tutta dal culo.