L’ideologo di Putin: in Europa sarà presto caos, guerra civile, distruzione

di Giulio Meotti
Europa e Stati Uniti hanno spesso ricambiato il favore ad Aleksandr Dugin. Un anno fa, il famoso politologo russo è stato messo alla porta in Grecia. Accompagnato dal patriarca di Mosca Kirill per una conferenza sul Monte Athos, Dugin è stato fermato all’aeroporto di Salonicco e gli è stato comunicato che il suo ingresso all’interno dei territori della Ue gli era interdetto. Un anno prima, il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti lo aveva inserito nella lista dei cittadini russi sotto sanzioni per la crisi ucraina. Un mese dopo è il Canada a mettere sotto embargo Dugin. Di lui hanno scritto tutti, da Foreign Policy, che lo chiama “il cervello di Putin”, al Sole 24 Ore, che la settimana scorsa lo ha definito il “Rasputin di Putin”.… Continua a leggere

Il no di Ungheria e Repubblica Ceca

“Meglio niente fondi che i migranti”. I Paesi che sfidano l’Ue e non accolgono. Rivolta contro la Corte di giustizia che impone di accogliere i migranti. L’Ungheria: “Non ne accettiamo uno in più”. E la Repubblica Ceca: “Non ci facciamo minacciare” di Giovanni Neve

Meglio perdere i fondi Ue che accogliere i rifugiati (e, in modo particolare, i musulmani). A sostenerlo è il presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, dopo la sentenza della Corte europea che conferma il principio della redistribuzione dei migranti. “Non ci facciamo minacciare – ha messo in chiaro – ma se le cose volgessero al peggio è sempre meglio rinunciare ai fondi Ue che non lasciare entrare i migranti. Non si tratta di ucraini, di vietnamiti ma dimigranti islamici la cui cultura è completamente diversa dalla nostra”. La Repubblica Ceca non è l’unico Paese dell’Unione europea che non vuole piegarsi alla Corte di Giustizia europea.

Oggi la Corte ha respinto i ricorsi presentati contro lo schema da parte dei due Paesi maggiormente “refrattari” alle quote obbligatorie di profughi da accogliere, Ungheria e Slovacchia, accusate dalla Corte di “mancanza di cooperazione”. Come ha preannunciato il commissario Dimitris Avramopoulos, la stessa Corte si potrebbe trovare a sanzionare l’Ungheria, la Polonia e la Repubbica Ceca, se questi Paesi non provvederanno ad accogliere le rispettive quote di migranti “nelle prossime settimane”. Passato l’esame dei giudici di Lussemburgo, lo schema, che ha finora permesso il ricollocamento di 27.695 rifugiati, di cui 19.224 dalla Grecia (soprattutto siriani) e 8.451 dall’Italia (in gran numero eritrei), non sarà però esteso oltre la scadenza fissata al 26 settembre. Dopo quella data, si continueranno a “trasferire” solo quei migranti che avranno già ottenuto lo status di “avente diritto”. Secondo le stime della Commissione europea, sono oltre 7mila in Italia e quasi 5mila in Grecia. I numeri complessivi sono quindi ben lontani da quei 120 o 160 mila del programma iniziale, deciso nel 2015 in piena crisi migratoria.

La sentenza non è stata accolta positivamente dai Paesi dell’Est Europa. Che hanno già annunciato nuove barricate pur di non accogliere altri immigrati. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto ha definito “irresponsabile” la sentenza del Tribunale di Giustizia dell’Unione europea e che, per questo, il suo Paese “non intende accettare neanche un immigrato”. Pur annunciando che “rispetta pienamente” la sentenza, il premier slovacco Robert Fico ha assicurato che la sua politica migratoria “non cambia”. “Nel futuro – ha continuato – proseguiremo a lavorare perchè la solidarietà sia mostrata in altre maniere rispetto ad accettare i rifugiati che non vogliono stare qui”. Durissima anche la posizione del presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman: “Non ci facciamo minacciare ma se le cose volgessero al peggio è sempre meglio rinunciare ai fondi Ue che non lasciare entrare i migranti – ha commentato – non si tratta di ucraini, di vietnamiti ma di migranti islamici la cui cultura è completamente diversa dalla nostra”.

Su Barcellona

“Non ci faremo prendere dalla paura, le nostre vite continueranno comunque”. La Incontrada (in un tweet) dice che le sue lacrime grondano sangue (che cazzo significa?), Madonna è andata in chiesa in puglia (dove stava in vacanza) a pregare… La Lucarelli in un post delirio dice che la colpa è nostra… Oggi, nella Sagrada Familia si prega per la pace… Gentiloni vuole accelerare sullo ius soli, secondo lui, è la soluzione di tutti i mali. Minniti invece si chiedeva come mai quel furgone fosse passato sulla rambla… io mi chiedo se c’è mai stato Minniti sulle ramblas… Il problema non è solo la classe dirigente italiana, il problema sono tutte le classi dirigenti dell’europa. Avrei tante altre da dirne ma da facebook, estraggo due immagini piuttosto eloquenti.

No, ma il tweet migliore, ripensandoci è quello del sottosegretario allo sviluppo economico dei governi Fonzarelli e sto sveglio Gentiloni… Cioè, poi fanno le vittime perchè vengono insultati? Gli insulti se li cercano con il lanternino… Ma daltronde, quelli del PD, non sono poi così intelligenti come credono.

Sullo ius soli piddiota

Faccio mie le parole di Alfio Riccardo Krancic (che ogni 3×2, il suo account viene bloccato da facebook e dalle orde di buonisti di merda, immensa solidarietà a lui):
Se io andassi in Cina per lavoro e li avessi un figlio da mia moglie italiana; nessuno si scandalizzerebbe se qualcuno mi dicesse che mio figlio non è cinese. Nemmeno io mi scandalizzerei. Però se una coppia di congolesi fa un figlio in Italia, è obbligatorio dire che è italiano. C’è qualcosa che non quadra…”
Inoltre, il pd, ha deciso che si voterà lo ius soli con la fiducia… (l’ennesima di una lunghissima serie e questo, dovrebbe dirla lunga su quale genere di democrazia abbiamo al governo) MA dopo i ballottaggi.  E daltronde, i nuovi negrieri, continuano indisturbati a traghettare su suolo italico la loro preziosa merce. E qualche novità dalla lurida unione europea, qui. A favore della merce umana…

#IOVOTONO

Un altro buon motivo per votare NO al referendum del 4 dicembre… sempre che non venga rimandato da re giorgio.
La Germania invade il campo “Un’Italia migliore con il Sì”. Il ministro dell’Interno tedesco tende la mano a Renzi sul referendum. Ma chiude su flessibilità e immigrati di Francesca Angeli

«Con il sì al referendum un futuro migliore per l’Italia». A un mese dalla consultazione popolare sulla riforma costituzionale e dopo quello del presidente Usa Obama arriva l’ennesimo endorsement per Matteo Renzi. Questa volta è il ministro degll’Interno tedesco Thomas De Maizière, intervistato da Maria Latella per Skytg24 a venire in soccorso del premier. «Non spetta a me esprimere un giudizio sulla struttura sociale di un popolo», si schermisce il ministro che poi però questo giudizio lo esprime ed assai chiaramente. «Quando la struttura parlamentare non è abbastanza efficiente è il popolo a dover intervenire -afferma De Maizière – Riconosco il coraggio di questo governo nel voler cambiare la Costituzione e la struttura decisionale di questo Paese. Potrà dare all’Italia un futuro migliore. Approvare un simile cambiamento per il futuro è una decisione coraggiosa».

Proprio un paio di giorni fa il quotidiano Repubblica, che fino ad ora aveva sempre dato in testa il Sì, ha pubblicato un sondaggio che registrava il sorpasso del No. Se a votare il 4 dicembre andassero i leader europei o il presidente Usa, Renzi dormirebbe sonni tranquilli ma invece a votare andranno gli italiani che sono ancora nella stragrande maggioranza indecisi se non addirittura orientati per il No. E non è detto che l’interferenza dei leader stranieri non sia un boomerang per il governo. È già successo con le dichiarazioni rilasciate poche settimane fa dall’ambasciatore Usa in Italia, John Phillips. Le sue parole, «se vince il No addio agli investimenti americani», erano apparse come un’inaccettabile pressione sull’opinione pubblica del nostro paese, provocando la dura reazione delle opposizioni.

La presa di posizione di De Maizière non è certamente una sorpresa visto che Berlino aveva chiaramente fatto capire che Angela Merkel si era schierata al fianco di Renzi per sostenere le sue riforme. Berlino e anche il resto d’Europa. All’inizio di ottobre Pierre Moscovici, commissario agli Affari Economici, aveva parlato di «una minaccia populista» che incombe sull’Italia. Moscovici aveva lasciato intendere che pur di scongiurarla la Ue era pronta a sostenere gli sforzi di Renzi, lasciando aperto uno spiraglio per una maggiore flessibilità dei conti. Nell’intervista di ieri De Maizière sulla flessibilità è stato molto più rigido ricordando che «ci sono obblighi europei e questo vale per tutte le parti».

Anche sulla questione immigrazione il ministro tedesco ha lanciato qualche stoccatina all’Italia colpevole «in passato di un deficit nella registrazione degli immigrati» che così sono arrivati nel nord Europa mentre, ha aggiunto, «l’Italia si comporta in modo corretto, quando registra gli immigrati e non li esorta ad andare al nord». De Maiziere, incalzato dalla Latella, è stato molto chiaro sulla questione delle ricollocazioni chiamando in causa anche il nostro ministro dell’Interno. «La ricollocazione in Europa deve riguardare persone vulnerabili. Cioè bisognose di protezione – avverte – Quando Angelino Alfano mi dice che il 70-75 per cento di coloro che arrivano in Italia sono migranti economici, dunque non soggetti vulnerabili, dev’essere chiaro che queste persone non saranno ricollocate». Insomma il sostegno a Renzi da parte del governo tedesco alterna bastone (niente sconti su flessibilità e crisi migranti) carota, ovvero benedizione per il Si.

De Maizière infine pur invitando a «non fare di tutta l’erba un fascio» ha confermato che «tra i rifugiati possono nascondersi anche combattenti dell’Isis».

Eh, la deriva populista…

Conti e banche, commissario Ue Moscovici spiana strada a referendum: “Minaccia populista, sosteniamo Renzi”. In nome della lotta a presunti estremismi, l’Europa apre all’esecutivo italiano alla vigilia della prova di una legge di Stabilità che nelle premesse sarà a misura del referendum costituzionale. Via libera, con criterio, alla flessibilità per “la crisi di rifugiati o un terremoto o un Paese che soffre attacchi terroristici come il Belgio”. Salgono anche le probabilità di una mano morbida su Mps: “Indulgenti? Direi piuttosto che saremo d’aiuto”

In Italia “c’è una minaccia populista. E’ per questo che sosteniamo gli sforzi di Renzi affinché sia un partner forte all’interno dell’Ue”. Parola del commissario europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici, che ha rilasciato la dichiarazione nel corso di un’intervista a Bloomberg a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale. “Ho fiducia che l’Italia, come sempre, se la caverà e risolverà i suoi problemi con il nostro aiuto”, ha detto il commissario riferendosi ai problemi di bilancio e del sistema bancario della Penisola. Non si è scomposto quando l’intervistatrice ha alzato il tiro chiedendo se Bruxelles sarà così “indulgente” da fare in modo che i problemi delle banche italiane, con il rischio di bail in che nel caso Mps si fa sempre più concreto, vengano risolti prima del referendum,. “Non abbiamo bisogno di essere indulgenti – ha risposto – siamo sempre seri, ma dobbiamo anche capire e cercare di essere d’aiuto. Ecco, non direi indulgenti, direi essere d’aiuto”. Ma le regole possono essere cambiate, possono essere violate, obietta l’intervistatrice. E il commissario francese lima ancora: nessun bisogno di rompere le regole, ma piuttosto c’è la “flessibilità all’interno delle regole e questa Commissione cerca di essere intelligente all’interno della cornice di regole”.

Flessibilità, del resto, è stata la parola chiave dell’intervento di Moscovici all’Atlantic Council a margine dei lavori del Fmi. Qui il commissario non si è esposto sulle spine del sistema bancario italiano che oltre al caso MontePaschi, contano anche quello di Unicredit e delle quattro banche salvate un anno fa e ancora da vendere. Ha invece dato una grande apertura sui conti pubblici del Paese e sul tema della flessibilità di cui ha tanta fame il governo Renzi in fase di stesura della legge di Stabilità, specie alla vigilia di un referendum che politicamente mal si sposa con le misure che i conti del Paese richiederebbero. “Abbiamo detto chiaramente cosa è la flessibilità nel gennaio 2015. Dobbiamo incoraggiare i Paesi che creano molti investimenti, lo abbiamo fatto con l’Italia. Aiutare i Paesi che portano avanti riforme strutturali affinché possano avere più tempo, lo abbiamo fatto con l’Italia – ha dichiarato Moscovici -. Abbiamo detto che saremmo pronti a considerare spese per la crisi di rifugiati o un terremoto o un Paese che soffre attacchi terroristici come il Belgio. Si tratta di flessibilità precise, limitate e chiaramente spiegate. In generale un Paese deve rispettare i criteri e ridurre il debito, è il principale problema di Italia e Belgio”.

Questo, populismi a parte, perché secondo Moscovici “questa commissione non vuole sanzionare. Le sanzioni sono sempre un fallimento. Lo sarebbe per le regole perché dimostra che non funzionano, lo sarebbe per un Paese”. Il segnale, sostiene il commissario, “sarebbe stato un disastro su Spagna e Portogallo, avrebbe indicato un fallimento, che non stiamo costruendo fiducia”. Moscovici si è quindi detto orgoglioso di non aver punito Spagna e Portogallo. Non crediamo che le sanzioni vadano evitate se sono evitabili ma devono essere evitate se possiamo fare meglio”, ha aggiunto, Moscovici sostenendo che sanzionare è meglio avviare un dialogo e cercare un compromesso. Parole come il miele per il tandem Renzi – Padoan che si appresta a chiedere a Bruxelles nuovi spazi di bilancio nel Draft budgetary plan, il documento programmatico utilizzato da Bruxelles per esprimere il suo giudizio sulla manovra. Considerando le varie posizioni all’interno della Commissione, l’apertura non potrà probabilmente essere assoluta, ma l’Italia potrebbe godere di qualche decimale in più rispetto al 2,0% di deficit inserito nelle tabelle della Nota di aggiornamento al Def. Un compromesso che sembra ormai alle porte anche per le banche proprio mentre in Borsa il Monte dei Paschi, che dovrà presto chiedere 5 miliardi al mercato, continua a perdere valore: dopo l’ennesimo tonfo di giovedì 6 ottobre, il valore di mercato dell’istituto di credito senese di cui il Tesoro è il primo azionista, è scivolato sotto il mezzo miliardo, a circa 492 milioni di euro.

La Ue e l’euro sono irreversibili

Mantenere un cracken anche a costo di sacrificare e schiavizzare i cittadini degli stati europei, di cancellare democrazie, identità e sovranità nazionali e ammazzare candidati scomodi o deputati capri espiatori… e incolpare sempre comunque i presunti nazionalisti nazisti.
 
Abbiamo visto ciò che è accaduto in Austria, con il voto per posta, vediamo oggi ciò che accade in Gran Bretagna con il Brexit alle porte. Dopo i brogli l’omicidio, perché la posta in gioco è maggiore. Solo un coglione sinistroide-liberaloide, utile idiota di Soros e della troika, zombi creato da questo capitalismo marcio e assassino, non capisce, non sospetta e non collega gli eventi…

Ci ricordiamo tutti di quando Draghi è stato nominato presidente della Bce (2011). “Mario, salva l’euro!”, come se fosse una cosa buona, e poi l’infame ci ha rotto il culo, mantenendo in vita, sulla nostra pelle, la moneta-mostro. Giornali e televisioni hanno starnazzato menzogne in quella occasione, quanto in quella dell’arrivo di Monti salvatore (sempre 2011), che ha preso a calci lavoratori, pensionati e ha distrutto il mercato interno. Così fanno oggi, i pennivendoli mercenari attaccati alla mammella dei potentati finanziari. Agitano senza ritegno il cadavere dell’eurofanatica-laburista Cox, come se fosse una martire, un’eroina, uccisa dai cattivi anti-Ue assetati di sangue… Ve li vedete l’ex sindaco conservatore di Londra Boris Johnson e l’ex conservatore Nigel Farage a fomentare stragi, omicidi, pulizie di quelli (sicuramente imbecilli oppure in mala fede) che vorrebbero “Remain”, predicando alle folle come novelli Hitler?

Quanto alle presidenziali austriache, sembrerebbe che si tornerà alle urne, ma non perché ci siano stati brogli – scrivono i giornalistucoli italiani servi del sistema, vedi Il Piccolo di Trieste – solo per irregolarità nel voto per posta! Se così sarà, state pur certi che nella campagna elettorale bis accadrà qualcosa di spiacevole a Norbert Hofer o, comunque, al (moderatissimo ex liberale!) partito della libertà austriaco. E pensare che quel rotolo di carta igienica radical chic che è Il Manifesto ha giubilato, a fine maggio, in quanto l’Austria è stata “salvata” dal voto per posta. Riconoscere gli squallidi servi e collaborazionisti delle euronazicrazie non è poi così difficile …

La cosa più inquietante, però, è che i Signori dell’unione europide e delle City finanziarie hanno sacrificato una loro servetta – Jo Cox, deputata laburista pro-Ue – condannandola a morte, per incolpare e sputtanare i britannici sani, senzienti, schierati con il “Leave” al referendum. Uccisa, costei, in circostanze poco chiare da uno squilibrato facile da manovrare, oppure da qualche tiratore esperto, professionale (MI6 “deviato”?), che ha approfittato dell’aggressione?

La Cox è stata “sacrificata” (a sua insaputa!) per ribaltare il risultato del referendum di giovedì prossimo, 23 giugno, dato che l’aria era ormai quella della vittoria del “Leave”. L’eurofanatica è stata immolata sull’altare del grande capitale finanziario che governa spietatamente l’occidente. Non importa che fosse dalla parte dei Padroni delle City, da brava sinistroide-“laburista”, perché il servo può essere più utile al padrone da morto che da vivo. E’ la sola e unica martire, prima del voto referendario, oppure seguirà qualcos’altro?

Sono casi drammatici come questi che ci fanno comprendere cosa si nasconde dietro la tanto osannata democrazia liberale e addirittura dietro le consultazioni referendarie, che dovrebbero essere un momento topico di democrazia diretta.

Come andrà a finire in Gran Bretagna possiamo solo presumerlo, ma sarà molto difficile che trionfi il “Leave” dei simpatici, innocui Johnson e Farage, visto che si arriva all’omicidio per indirizzare il voto dei britannici nel senso voluto, cioè verso un catastrofico “Remain”.

Chiediamoci allora quale sarà l’esito del referendum costituzionale italiano d’autunno… pardon! Il referendum su Renzi, data la personalizzazione in atto a cura dello stesso imbroglione fiorentino. Qui non serve neppure uccidere qualche esponente renziano di secondo piano, per suscitare sdegno, seminare il panico e far vincere il Sì. Nelle condizioni in cui sono ridotti gli italiani, sarà sufficiente qualche broglio incruento (non servono killer, servizi deviati e pistole), certi che probabilmente non vi saranno neppure i ricorsi… e se ci saranno, potranno agevolmente essere respinti.

Questa è la vera sostanza della democrazia oggi, in Gran Bretagna, in Austria, in Italia e in occidente, e sarebbe bene trarre qualche conclusione, dalla lezione che la realtà ci impartisce.

Imbecilli

Più immigrati meno figli. Ce lo chiede la UE – ed El Papa. di Maurizio Blondet   

Il web è (giustamente) in ebollizione per quel che hanno detto, dopo aver firmato un accordo italo-tedesco sulla formazione, le due ministre dell’istruzione, Stefania Giannini e Johanna Wanka.  Prendo da IntelligoNews, il primo a dare l’allarme: “L’Italia deve prendere spunto dalla Germania e colmare la discrepanza che ci divide dai tedeschi. L’accordo odierno è solo l’ultimo passo dopo il Jobs Act e La Buona Scuola per riformare radicalmente il nostro sistema”, secondo la Giannini. E ha dipinto, con la Wanka, una società completamente nuova: “Non ci sarà più spazio per la famiglia come la intendiamo oggi. La flessibilità induce le persone a spostarsi individualmente, il modello di famiglia a cui siamo abituati, che rappresenta stabilità e certezze, non esisterà più”. E ancora: “Dobbiamo tendere sempre più verso un modello americano, in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico”.

Affermazioni che poi la Giannini ha cercato di attenuare.  Per esempio avrebbe detto “la flessibilità ‘non’ è sinonimo di precariato”.

Ma è davvero strano che tutti i presenti abbiano mal inteso i discorsi delle due dementi.  Nel resoconto più completo che ho trovato (su  un sito di insegnanti), la  Giannini ha annunciato giuliva: “L’Italia sta attuando le riforme sul mercato del lavoro che la Germania ha attuato oltre 10 anni fa con il governo Schroeder. Ci stiamo rimettendo al passo coi tempi e stiamo eliminando i nostri punti deboli”.  Le riforme Hartz, quelle della precarizzazione della forza-lavoro poco produttiva, a cui vengono assegnati mini-jobs con mini-salari  da  480 euro al mese.

“Flessibilità significa precariato, che non è sinonimo di malessere”, ha  continuato  la Giannini. “Dobbiamo abituarci all’idea di un mondo impostato su un modello di economico di stampo americano, dove il precariato è la norma. Dobbiamo abituarci a vite con meno certezze immediate, fatte da persone che si spostano continuamente e dobbiamo incentivare i loro movimenti“.

“Le persone, in primis i genitori, si devono poter spostare individualmente e per questo il nucleo famigliare non avrà più la funzione di stabilità sociale che ha avuto per la mia generazione”.

“Le vite degli italiani, le nostre vite, stanno andando incontro a enormi cambiamenti, figli della globalizzazione e delle riforme messe in atto per starle al passo. Vite più precarie lavorativamente e affettivamente, in cui il successo economico di un Paese, come nel caso tedesco, non si traduca in aumento della natalità o della stabilità individuale e sociale. Sarà sempre più difficile creare una propria famiglia stabile e prendersi cura dei propri figli”.

Ovviamente è stato obiettato che in questo splendido nuovo ordine precario e nomade,  sparita la famiglia, crollerà la natalità: nei due paesi, Italia e Germania, che hanno una demografia già collassata. Entrambi i paesi hanno un tasso di natalità di 1,2 figli per coppia, il che significa l’estinzione delle rispettive nazioni  per la fine del secolo.  Qui è intervenuta l’altra giuliva, la Wanka,  che ha giulivamente comunicato: “In dieci anni la popolazione tedesca si è ridotta del 22 per cento. L’unico settore in cui la produttività è diminuita è quello dei figli”.

In dieci anni riduzione del 22 per cento. In venti, del 40. In trenta, del 70 per cento o giù lì. Ma la “competitività  tedesca”  verrà mantenuta, anzi  potenziata: sempre meno lavoratori, sempre più prodotti manifatturati a basso costo.  In una Germania senza più tedeschi.  E’ per questo, ha spiegato la Wanka tutta allegra, che  stiamo importando centinaia di migliaia, anzi milioni di immigrati. “i nuovi arrivi hanno una precisa funzione economica, perché vanno a inserirsi all’interno di uno spazio lasciato vuoto”.

Quindi è proprio questo che hanno detto.  Le loro parole, che certamente ripetono ad orecchi  istruzioni dalle due  sceme ricevute, coincidono troppo bene con l’accelerazione del progetto mondialista che vediamo in corso: accelerazione della destabilizzazione in Medio Oriente,  trattati transatlantici fatti ingollare a forza  agli occidentali delle due sponde, Israele, Katar  e Arabia Saudita inseriti a forza nella NATO (1), Israele di fatto inserita nella Unione Europea insieme alla Turchia (fine dei visti d’entrata per 80 milioni di  loro),   con l’accettazione da parte di Berlino e quindi Bruxelles  del dispotismo  ottomani ed incivile, anti-europeo  che Erdogan sta  instaurando.  E’ la fine d’Europa,  della civiltà europea con le sue articolazioni nazionali, le sue culture diverse e tuttavia unificate dal cristianesimo. Ed è  impressionante vedere con quanto tempismo “El Papa”  appoggia, anzi consacra – fra gli applausi dei media e dei politici progressisti –  questo progetto mondialista (parodia dell’universalità cristiana):  l’inondazione di musulmani sarà un bene per nonna Europa”, la renderà “feconda”. Ma non è preoccupato, “Francesco”, che vi scompaia   il cristianesimo? Nient’affatto. Come ha spiegato Eugenio Scalfari – il suo interprete autorizzato –   qualche sera prima al Teatro Eliseo, “Questo è il primo Papa che ha detto che Dio è uno, e non è di nessuno. I cristiani sono una delle confessioni”.
 

Il  Papa del G.A.D.U

Il sogno massonico si realizza: un Papa a capo della religione generale per il mondo,  de-sacramentata,  quella del  Dio generico, il Grande Architetto dell’Universo,  buono (loro credono)  per eternizzare il sistema terminale. Già “L’Osservatore Romano”  ha pubblicato  lo scorso 26 aprile, un importante articolo per la svolta in corso,  intitolato “Il disagio dei monoteismi”, a firma  Marco Vannini,  studioso della mistica ma su posizioni   gnostiche. Sul giornale della ex Santa sede, Vannini   sostiene ed esalta la tesi (tipicamente massonico-gnostica) “che i monoteismi, tutti, in testa il giudeocristianesimo, sono per essenza esclusivi e violenti nei confronti di ogni altro credo, all’opposto degli antichi politeismi, per essenza pacifici”. E continua:

“In un tempo di rinnovata violenza in nome di Dio, una vera tolleranza religiosa, capace di riconoscere la relatività senza scivolare nella banalità, può sussistere solo superando la distinzione mosaica tra vera e falsa religione  (…) “Nel nostro mondo globalizzato la religione può trovare posto solo come ‘religio duplex’, ovvero religione a due piani, che ha imparato a concepirsi come una tra le tante.(…) Siccome, nonostante la globalizzazione, non ci sarà mai un’unica religione, un’unica verità, un unico Dio, la ‘religio duplex’ è quella che permette di restare uniti e solidali nel comune destino umano”.  (2)

Non è  forse questa la religione di El Papa? Ostile ai cattolici, “chiusi farisaici” legati alla dottrina, alla “verità” che va superata in nome della “carità”. E del business che deve restare “efficiente” per il capitale  globale.   Infatti, ha detto Scalfari “Oggi questa questione è di un’importanza enorme”,  ed è appunto nel senso indicato da Wanka: inserire nuovi arrivati nel sistema produttivo tedesco, il più efficiente.  Francesco e Wanka uniti nella lotta per il governo mondiale.  Voluto dal capitalismo terminale, che ha una fretta eccezionale  di questi tempi. Far durare il capitalismo terminale.

Le due giulive

Le due sceme infatti –   orecchiando quel che è stato loro ordinato – hanno stilato un Progetto singolare: quello di trasformare in Utopia desiderabile  un sistema economico non sostenibile – quello della deflazione e del debito impagabile  – che loro hanno creato. Rendere permanente, eterno,  il Capolinea  dei Creditori che  hanno perseguito con tanta “efficienza” la massima retribuzione del Capitale, fino all’usura, da  svuotare i paesi dalle popolazioni di lavoratori  dell’europa,  qualificati perché preparati da un civiltà che fino a ieri fu industriale, ma nutrita di una cultura più antica e più alta, e innervata di cristianesimo,    illudendosi  di sostituirli con negri e  islamici, senza qualificazione alcuna, e senza alcuna “etica del lavoro”, perché anche quella – come tutti gli elementi della civiltà – è un lascito cristiano.

Nulla di meglio che riportare quel che mi ha scritto l’amico Gianluigi Marletta:

“Ecco cosa ci preparano i poteri forti. “L’aspetto positivo dei nostri governanti è che non si nascondono più nelle loro dichiarazioni (non ne hanno più bisogno). La ministra Giannini spiega che: nella società futura NON ci sarà più spazio per la famiglia perché tutti dobbiamo abituare di essere sballottati per i continenti a cercare lavoro;  visto che gli europei neo-schiavi non faranno più figli, dovremo riempire il nostro paese di migranti. Ecco fatto! Capite a cosa sono serviti femminismo, rivoluzione sessuale, gender, immigrazione selvaggia e destabilizzazione di interi continenti? Dovete essere precari, anaffettivi, migranti perenni. Parola di ‘ministra’ della Repubblica”.

Eh sì: tutte le goie dell’edonismo libertario si sono rovesciate nella neo-schiavitù. Il nomade anaffettivo avrà pur sempre la pornografia per  consolarsi mentre  si sballotta da continente a continente a cercare lavoro.   La fine della famiglia, sogno del Capitalismo terminale – e di Satana – è  finalmente realizzato. Il punto (piccolo insignificante) è che questa “civiltà”  di  satana   che  rende  i vostri figli schiavi nomadi e masturbatori,  non è, semplicemente,  sostenibile. E loro la vogliono rendere eterna, gli usurari. Si fanno aiutare da El Papa. Ma fallirà “per le sue stesse contraddizioni”; come fu già il sovietismo.

Il Pontefice della UE e TTIP

Lo mette in chiaro Ettore Gotti Tedeschi, economista, che è stato per breve tempo “Il banchiere del Vaticano” (prima di essere espulso: non  vogliono cattolici nella Santa Sede di Bergoglio). Sulle soluzioni della ministra tedesca Wanka, Gotti Tedeschi dice:

“Le considerazioni di Wanka sono insostenibili. L’”accoglienza” reale, benefica,  [di tanti immigrati]    si può realizzare solo in condizioni di equilibrio economico, non di grave crisi – come quella attuale –   che aggraverà il modello stesso di accoglienza. L’integrazione vuole investimenti altissimi, e le risorse non ci sono; andranno perciò sottratte alle spese per la sanità e pensioni degli anziani. Quello che non capiscono questi burocrati è che le soluzioni da loro prospettate provocheranno una rivoluzione epocale, sociale, culturale e politica. Vedrete alle prossime elezioni quali partiti prenderanno il potere in Europa… Già: i partiti “populisti, xenofobi”,   che stanno crescendo. E contro questo progetto.  Il sistema terminale li reprimerà con tutti i mezzi, anche violenti,  e provocherà lo scontro. Gotti Tedeschi: “Se si vuole esser pragmatici, si facciano anche i conti. Quanti immigrati sono necessari per compensare il gap di popolazione ( senza vere soluzioni economiche )? diciamo, solo per l’Italia, dieci milioni? Ma se è vero, se è vero che per risolvere la crisi economica europea sono necessari una cinquantina di milioni di emigrati, abbiamo capito finalmente cosa stanno progettando i governanti europei, magari con l’appoggio della Autorità morale? Mah!”.

“Il  problema  che questi vogliono risolvere  è dovuto proprio alle politiche malthusiano-ambientalistiche avviate negli anni ’70 quando si varò il Nuovo Ordine Mondiale,  dove sempre grazie alle politiche anti-natalità degli anni ’70, si avviò la crisi economica che oggi qualcuno vuol risolvere con le politiche di immigrazione. In pratica si vuole risolvere gli effetti (e non le cause) agendo proprio sugli effetti. Per capire, basterebbe andarsi a rileggere quello che l’Oms (Organizzazione Mondiale Sanità) scriveva nel 1992, invitando ad occuparsi di chi è sano e produttivo (e non di chi è anziano e malato), lasciando intendere che l’immigrato ha questi caratteri. Il direttore generale Oms (Hiroschi Nakaijama) spiegava anche che l’etica cristiana non poteva  più esser applicata in futuro. Non mi meraviglia pertanto neppure la considerazione che  non ci sarà più spazio per la famiglia come la intendiamo oggi”. E’evidente che uno dei veri obiettivi è proprio la distruzione della famiglia (cristiana) che educa i figli soggettivamente, sottraendoli alla educazione omogenea “di Stato” voluta dalla cultura gnostica.

 “Si pensi solo alla difficoltà che sta rivelandosi   nella “integrazione europea” per la  dfferenza di visione protestante e cattolica!”.  Integrare in questa anche i musulmani a milioni, e di colpo, sarebbe come ripetere l’errore di “quando è stato fatto l’Euro, con lo stesso superficiale approccio usato a fine anni ’90, questa volta dal punto di vista socio competitivo. Scusatemi se riaffermo che il nostro problema vero è l’inadeguatezza della nostra classe dirigente politica (e religiosa). Amen”.

Amen.
 

Note: “La Nato si allarga ancora. Dopo l’espansione a est, l’Alleanza Atlantica estende il numero dei “paesi osservatori partner” guardando al medio oriente. Dopo Israele, anche Giordania, Qatar, Bahrein e Kuwait disporranno di una sede permanente all’interno del quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles. L’annuncio, ritardato dalle negoziazioni turco-israeliane, è stato dato il 4 maggio scorso, in occasione dell’entrata in carica del nuovo Comandante supremo alleato in Europa (SACEUR), il generale Curtis M. Scaparrotti. E’ questo un modo per aggirare la clausola di mutua difesa che obbliga tutti gli alleati a intervenire in caso di necessità. La Nato apre così la porta a nuovi scenari catastrofici per l’Europa e il mondo”.