GIUGNO 1970

1 Giugno: Palermo, il Parlamentare del Movimento Sociale Italiano, Angelo Nicosia viene ferito a pugnalate da un terrorista comunista greco. Nicosia, nato a Palermo nel 1926, fu uno dei fondatori della Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del MSI; Presidente tra il 1955 ed il 1957, poi Presidente del FUAN, l’ equivalente Universitaria. Eletto alla Camera nel 1953, fu confermato per sei

CAMPA’ IN UN PAESE NORMALE? ORA (FORSE) SE PO’ FA’.

Sembra che, finalmente, la nostra Italia abbia ora l’occasione per avviarsi piano piano sulla strada per diventare quello che si può definire semplicemente un Paese normale, il che vale a dire nulla di speciale o di eccezionale, anzi, qualcosa di cui è piena l’Europa ed il resto del mondo civilizzato, ma anche qualcosa che, per noi, rappresenta già un enorme passo avanti rispetto a quello che siamo stati sino a pochissimo tempo fa. Dov’era, infatti, la normalità in un sistema nel quale, ad ogni cambio di colore politico della maggioranza, la prima preoccupazione dei nuovi padroni del vapore era quella di smantellare il più possibile del lavoro fatto dai predecessori? In una situazione che vedeva i governi paralizzati più dai capricci delle flange meno responsabili interne alle proprie eterogenee coalizioni di riferimento che non dall’opposizione vera e propria? In un’impotenza ad intervenire efficacemente su problemi quali i rifiuti della Campania o i pericoli e disagi connessi all’immigrazione incontrollata e clandestina, tanto da lasciarli scivolare fino a livelli di gravità inconcepibili in qualsiasi parte del mondo civile, e in tante, tante altre piacevolezze che ci hanno cullato in tutti questi anni che ci è piaciuto definire “di transizione”, pur senza sapere bene di che transizione si trattasse e verso che cosa?
L’ovvia risposta è che, in tutto questo, non c’era proprio traccia di normalità.
Ora invece, scomparso finalmente il governo più pazzo del mondo, che non ha rinunciato ad elargirci le nefandezze più impensabili sino ache ha avuto un alito di vita (l’ultima quella dei redditi degli italiani sbattuti sul web, alla mercè di chiunque sul pianeta volese servirsene per fini leciti e non), e con l’avvento del nuovo esecutivo, sin dalle sedute parlamentari per la fiducia qualcosa sembra essere cambiato.
Favorito anche dalla mancata elezione in Parlamento di elementi radicali di entrambe le sponde, nelle aule dove si decideva la fiducia si è subito stabilito un inedito clima di serietà e serenità nei rapporti maggioranza-opposizione, di intenzione di entrambe a giocare i propri ruoli senza pregiudizi, e dialogando e venendosi anche incontro dove ciò è possibile ed auspicabile: Berlusconi ha lanciato lì, non senza bonaria presa in giro del motto sbandierato da Veltroni per tutta la campagna elettorale, la battuta in romanesco “Se po’ fa’”; non sono mancati neppure degli applausi bipartisan, così come non è mancato qualche squallido rigurgito dei vecchi toni di contrapposizione violenta e pregiudiziale, già all’interno del Parlamento durante la seduta stessa (Di Pietro) e, successivamente, fuori dalle aule (Travaglio), ma, nel complesso, il nuovo stile instauratosi nei rapporti tra i due schieramenti pare evidentissimo, il rispetto reciproco è fuori discussione e l’opposizione ha creato un “governo ombra”, com’è nella migliore tradizione anglosassone, che sembra avere iniziato a svolgere il suo compito seriamente.
Qualcuno dirà che, così, la politica è diventata piatta, che, essendo ormai rappresentati in Parlamento quasi soltanto i due maggiori partiti, già “accusati” in campagna elettorale di avere programmi molto simili tra loro, è praticamente venuta a mancare una vera opposizione. Invece, è questo il panorama politico di un Paese finalmente normale: quelle che oggi mancano, e delle quali non si ha alcuna nostalgia, sono in realtà soltanto le chiassate delle forze della contrapposizione a tutto e a tutti per partito preso, dell’odio fine a sè stesso verso l’avversario, dell’impedimento ad un’efficace opera di governo, ma l’opposizione, quella vera, c’è da giurare che, quando sarà il momento, si farà sentire eccome, ed il governo la starà ad ascoltare, com’è giusto che sia in ogni autentica democrazia che si rispetti.
A Napoli si sono già senz’altro viste importanti conseguenze della svolta avvenuta: “monnezza” campana e disastri dell’immigrazione selvaggia sembrano sul punto di venire affrontati con determinazione, mezzi ed energia prima impensabili.
Il governo appare efficiente, coeso al proprio interno e volitivo; l’opposizione si direbbe sufficientemente “collaborativa”, composta ormai da persone responsabili, realisticamente coscienti che la risoluzione di problemi tanto macroscopici non può non anteporsi a qualsiasi logica di contrapposizione pregiudiziale o ideologica tra fazioni.
Vivere dunque in un Paese normale, potendo contare su una dirigenza rinnovata che consideri un punto di partenza, e non di arrivo, l’insediamento al governo dopo essere stata eletta dai cittadini, e che quindi si rimbocchi sul serio le maniche per ricercare immediatamente soluzioni che non possono più aspettare, una dirigenza controllata, ma non sabotata, da un’opposizione intelligente e costruttiva, forse, per gli italiani, oggi “se po’ fa’”.
Tommaso Pellegrino

Fantascienza Tricolore

Un paio di commenti nei precedenti post, mi portano a questo ulteriore salto di argomento.
E se il primo commento parlava di uno strano banner apparso su fantascienza.com che, ora, sappiamo si tratta del “lancio” di Sci-fi Italia sulla rete Premium Gallery di Mediaset (digitale terrestre) il secondo, di Freeman, arriva alla letteratura, cioè alla base di tutto.
Freeman chiedeva di un romanzo che è un classico della fantascienza, scritto da uno dei Grandi di questa letteratura, Edmond Hamilton.
I due romanzi del ciclo di John Gordon (“I sovrani delle stelle” e “Ritorno alle stelle”) li ho nella edizione della Libra, collana “Classici”, degli anni settanta.
Molti sono i romanzi di qualità che hanno caratterizzato la storia di questa letteratura.
Purtroppo le esigenze di incasso immediato, oltre alle mode in continua evoluzione, non sempre consentono di rinvenire quei titoli che formano una biblioteca di fantascienza rappresentativa.
Allora è necessario rivolgersi ed affidarsi alle scelte di “Editor” esperti, che abbiano conoscenza della materia.
E’ il caso di Ugo Malaguti, bolognese, che dopo la Libra ha creato la Perseo e, ora, è il direttore delle collane della Elara .
Giovanissimo, grazie alle scelte editoriali di Malaguti, imparai a conoscere i classici da Williamson ad Hamilton a Simak, Van Vogt, Heinlein e anche quell’Hubbard che sarebbe poi diventato ricco e famoso per aver fondato Scientology.
L’anno del militare lo passai leggendo una nuova autrice come Tanith Lee.
A seguire una ottima fantascienza italiana.
Fino all’ultimo nato, il “Semen” di Bruno Vitiello, di cui riproduco la copertina, uscito appena una settimana fa e che con le sue 530 pagine si impone come uno dei romanzi che farà storia nella fantascienza italiana.
Un romanzone che, a dispetto della dimensione, si legge con grande facilità e passione.
Ottima l’idea attorno alla quale è costruito: una sterilità totale colpisce la popolazione maschile mondiale.
Perché l’umanità possa sopravvivere è necessario recuperare e conservare il seme di quei pochi uomini ancora riproduttivi.
Avventure, affreschi di colore locale, una trama avvincente fino alla conclusione.
Forse qualche concessione di troppo al “politically correct” (nonostante un finale che mi piace anche dal punto di vista “ideologico”) e magari qualche manierismo che si poteva evitare, ma che esprime anche la profonda cultura dell’Autore.
Un’altra azzeccata scelta di Malaguti, una piacevole sorpresa trovare in un autore italiano (ma non è l’unico, altri finiranno in questo blog …) una vena così … “americana”.

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Gli anni ’70…i miei. (9)

Vivevamo blindati. Nelle scuole che frequentavamo i professori avevano un atteggiamento che andava dalla chiusura più totale a qualche sprazzo di discussione. Ricordo il mio professore d’italiano che mischiava un’intolleranza per i ‘fascisti’ in generale, con un’apertura verso la sottoscritta, studentessa abbastanza brillante ed attenta: guardava con sorpresa il mio abbigliamento sportivo (meglio non andare a scuola coi tacchi…) ed il mio piglio testardo. Si sorprendeva quando nelle discussioni con lui mostravo conoscenza di qualcosa di diverso dal ‘Mein Kampf’ e spesso si soffermava a parlare con me finite le ore di lezione…Anche da quelle ore di dialogo è nata la mia voglia di vedere sempre i due lati di un problema, che spesso mi ha fatto tacciare di ‘insubordinazione’….
C’erano i comizi e c’erano i funerali. In alcuni anni purtroppo i secondi furono molto più frequenti dei primi. Nel 1973 ci fu l’omicidio dei fratelli Mattei a Primavalle, da parte di militanti di Potere Operaio; nel ’74 ci fu l’omicidio di Mazzola e Giralucci nella sede del MSI di Padova, da parte di brigatisti rossi; l’omicidio di Sergio Ramelli a Milano nel 1975, da parte di militanti di avanguardia operaia. Questi funerali me li ricordo ancora. Ricordo l’orrore del viso di Virgilio Mattei carbonizzato in quelle foto. Ricordo il silenzio di quel funerale a Roma, una piazza piena dove non si sentiva volare una mosca. Ricordo bandiere italiane tenute fra le mani e feretri che ci sfilavano davanti. Ricordo la netta consapevolezza di tutti che sarebbe potuto capitare anche a noi. Ricordo l’odio che serpeggiava fra gli italiani, fomentato a bella posta per esaltare gli animi più fragili e spingere verso ‘la strategia della tensione’, verso quella divisione tra italiani di serie A ed italiani di serie B che poi effettivamente si è attuata fino allo sdoganamento di Berlusconi della Destra Italiana. Un percorso durante il quale è stato fatto un processo alle idee, ai libri, ai personaggi di cultura legati in qualche modo alla Destra. Un vero e proprio martellamento psicologico e mediatico (in epoca in cui non c’era nessun pluralismo d’informazione, se non di tipo quasi carbonaro…) durato più di 20 anni. E scusate se è poco….(continua)