Italiani bastardi

Ormai ci siamo quasi. L’ennesima (non e’ la prima) vendetta della Camorra scopre finalmente la vera natura del fronte. Cio’ che normalmente sarebbe stato solo l’affermazione dell’unica giustizia ancora sopravvivente in alcune zone del Meridione d’Italia (quella della criminalita’ organizzata), diventa scontro etnico. Per la verita’, le organizzazioni criminali italiane che si spartiscono il

Ora e sempre: resistenza !

Tornare in Italia e perdere i benefici delle vacanze in un paese libero dove si parla di McCain e Palin nello stesso tempo del Keniano, grazie a Fini ed alle sue dichiarazioni da Cattivo Maestro è tutt’uno.Perchè se i neo-antifascisti di Antifascismo Nazionale sperano che muoiano in fretta i valorosi Combattenti dell’ Onore che combatterono tutta la Seconda Guerra Mondiale SEMPRE con una divisa

QUEL PASSATO CHE NON VUOLE PASSARE…

Sono ormai trascorsi più di sessant’anni dai fatti in questione, cioè dagli eventi che hanno diviso gli italiani tra i due schieramenti contrapposti nella più cruenta guerra civile della loro storia recente, e ancora non si è giunti ad un’autentica rappacificazione nazionale basata sul pieno riconoscimento, da parte di tutti, di valori indiscutibili e condivisi, dai quali partire per andare avanti, e sulla consegna definitiva alla Storia di quei tragici eventi passati; consegna alla Storia che, chiaramente, non può inendersi come archiviazione nel dimenticatoio degli avvenimenti stessi o come un impossibile, e neppure auspicabile, “embrassons nous” generale suggellante l’equiparazione tra loro di tutte le scelte di campo operate allora, valutando con il solo criterio della “buona fede” di chi le fece, ma che, al contrario, deve fondarsi sulla finalmente chiara, netta e definitiva pubblica ammissione da parte di tutti che una sola delle due cause in gioco nel ’43-45 fu quella giusta, a prescindere dai singoli episodi di comportamento eroico o di condotta infame registrati da una parte come dall’altra, e sul conseguente abbandono dell’odiosa abitudine a strumentalizzare meschinamente, per i propri fini politici contingenti, ogni più piccola frase pronunciata dall’avversario, su tali argomenti, che si presti allo scopo, come appunto accaduto con le dichiarazioni di Alemanno e La Russa in occasione delle recenti rievocazioni dell’8 settembre e dei primi atti della Resistenza.
Le pretese, avanzate in passato, e parzialmente ancora oggi, da una certa estrema destra, di collocare sullo stesso piano la scelta fatta da chi, nel 1943 ed oltre, si schierò a favore del ristabilimento della libertà e della democrazia, in via di inevitabile affermazione sull’onda dell’ormai scontato esito degli eventi bellici, e quella propria di quanti invece perseverarono nella guerra ormai irrimediabilmente perduta, ma combattuta nel campo delle forze della barbarie, con la sola giustificazione della “buona fede” che avrebbe animato questi ultimi, non possono trovare accoglimento.
La buona o cattiva fede ispiratrice di ognuno, o le circostanze fortuite per le quali in molti si ritrovarono tra le file “repubblichine”, dovrebbero essere valutate caso per caso e senz’altro ci indurrebbero a provare profondi sentimenti di rispetto per parecchi di questi combattenti individualmente considerati, ma non possono pesare sul giudizio complessivo di totale negatività della causa per la quale essi, pure talvolta eroicamente, si batterono: una causa il cui trionfo avrebbe significato la vittoria della più brutale violenza, dell’oppressione, dell’intolleranza.
Ora, un dato di fatto è che chi detiene in questo momento la responsabilità del governo del nostro Paese, ancorchè “di destra”, questi concetti sembra averli, grazie a Dio, assimilati perfettamente: il ministro della Difesa, ad esempio, nel suo discorso per commemorare gli eventi di Porta San Paolo ha inequivocabilmente lodato quel primo atto resistenziale ed esaltato quanti, in generale, hanno ridato libertà e democrazia all’Italia. Il cosiddetto “omaggio” da lui rivolto al mirabile comportamento sul campo di un reparto schierato “dalla parte sbagliata” rientra semplicemente tra quei riconoscimenti di singoli atti di valore che onestamente sono dovuti, ma che non implicano nessun mutamento di giudizio sulla causa “politica” al servizio della quale quegli uomini si battevano.
Pertanto, la polemica innescata dalla solita nostra bella sinistra su quelle poche parole pronunciate quasi in un inciso ci pare ancora una volta del tutto sterile e pretestuosa; tanto più se si tiene conto, ad esempio, che fu proprio un alto esponente di quello stesso versante politico, Violante, a lanciare anni fa un ben più clamoroso invito ad essere comprensivi verso la scelta fatta dai giovani combattenti di Salò, non riscuotendo altro, allora, che calorosi applausi bipartisan.
Se davvero , a questi signori, si volesse rendere pan per focaccia, non ci si metterebbe molto a rinfacciare loro i fini rivoluzionari – e quindi miranti non a restaurare in Italia la democrazia liberale, bensì ad impiantarvi un regime di tipo sovietico – propri delle ali più estremiste dello schieramento resistenziale di sessant’anni fa, ogni volta che oggi gli eredi di queste pretendono di incarnare la parte maggioritaria e migliore dei quei combattenti per la libertà, quasi negando agli altri il diritto di condividere celebrazioni che dovrebbero in realtà appartenere a tutti gli italiani, come quelle del 25 aprile.
Ma non ci pare il caso di farlo, in quanto ci rendiamo perfettamente conto di quanto quelle realtà siano ormai cose totalmente estranee anche ai più diretti dei loro lontani discendenti del 2008.
Concludendo, infatti, per una vera rappacificazione nazionale, perchè davvero passi quel passato che non sembra volerlo fare, non occorre certo dimenticare la Storia, maestra di vita, nè tantomeno assolversi reciprocamente da ogni responsabilità, ma si deve serenamente accettare che si tratta di un capitolo completamente diverso dalle vicende attuali, con le quali non deve continuamente mescolarsi.
Tommaso Pellegrino

I COMICI CHE NON FANNO PIU’ RIDERE NON DEVONO ESSERE I PADRONI DELLA SCENA

Con l’ultimo post pubblicato su questo blog, risalente ormai a quasi due mesi fa, ci eravamo lasciati in una situazione che sembrava preludere all’instaurarsi di un clima politico finalmente soddisfacente, o quanto meno da paese “normale”, in un’Italia fino ad allora travagliata (l’assonanza di questa parola con il cognome di uno dei massimi animatori delle più squallide esibizioni, di piazza e non di piazza, da sempre miranti a mantenere il livello del confronto tra le parti politiche nazionali il più possibile lontano dai canoni di civiltà e rispetto reciproco auspicabili in ogni paese, è puramente voluta) da una contrapposizione quasi violenta tra i due schieramenti del precedente imperfetto bipolarismo, dall’eccessiva eterogeneità e numerosità dei partitini che componevano i medesimi ed alla presenza al loro interno di flange estremiste che rendevano difficile l’assunzione di posizioni comuni e quindi l’azione di governo.
Con l’avvento dell’attuale esecutivo targato centro-destra, sostenuto da una maggioranza parlamentare più che solida, una nuova epoca sembrava infatti sul punto di inaugurarsi: blocchi di maggioranza e di opposizione finalmente sufficientemente omogenei, estromissione dalle Camere delle formazioni estremiste di entrambi i versanti, quasi un bipartitismo con non più di un paio di gruppi parlamentari per parte, definizione di ruoli chiari e distinti e perciò niente “inciuci”, certo, ma anche niente avversione pregiudiziale e buoni propositi di disponibilità al dialogo e alla collaborazione “bipartisan” laddove possibile ed auspicabile.
Appunto a quasi due mesi da quell’esordio, non si può fare a meno di notare quanto il quadro idilliaco appena descritto appaia, purtroppo, non poco deturpato.
La squadra Berlusconi non ha perso tempo ad avviare i programmi per i quali gli italiani le avevano affidato il timone del Paese, e lo ha fatto con una determinazione alla quale non si era più abituati e che ha offerto inevitabilmente il destro agli attacchi strumentali di coloro che, quando si trovavano essi stessi al governo, si trovarono impossibilitati ad operare con analoga incisività a causa della debolezza della loro maggioranza e delle divisioni interne.
Così, ecco che norme istituite a tutela di minori nomadi ridotti peggio che in schiavitù dagli adulti del loro stesso popolo sono diventate “razziste”; altre, che istituiscono una immunità per i massimi vertici dello Stato (immunità prevista anche in altri paesi civili a tutela anche dello stesso diritto degli elettori di essere governati da chi hanno votato) sono state bollate come “ad personam” nell’esclusivo interesse del premier; persino provvedimenti a favore delle classi meno abbienti come l’abolizione dell’ICI prima casa, la Robin Tax e la “card” per anziani sarebbero bazzecole di pochissimo conto, quando non misure dannose o addirittura umilianti, e avanti di questo passo.
Nel campo dell’opposizione, rispetto a quanto sembrava profilarsi due mesi fa, la degenerazione della situazione è stata paurosa.
Per le ultime elezioni, il buon Veltroni aveva lasciato a piedi quello che, al confronto, può ritenersi un perfetto gentiluomo come il socialista Boselli, solo perchè questi non voleva saperne di integrarsi totalmente nel PD, ed aveva invece imbarcato il più illiberale, forcaiolo ed antigarantista ex magistrato della storia patria, siccome questi aveva finto di accettare la condizione di entrare, dopo, in un unico gruppo parlamentare con il Walter nazionale. Poi, l’ex magistrato forcaiolo il gruppo parlamentare unico si è guardato bene dal farlo e si è buttato a pesce, anzi, a riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa dal Parlamento della sinistra radicale, quale alimentatore del vecchio, perfido odio antiberlusconiano pregiudiziale, che si pensava pressochè archiviato all’atto del varo del nuovo governo. E’ di questi giorni la rottura forse definitiva dell’ex magistrato forcaiolo con Veltroni, il quale, nella praticabilità di un’opposizione civile, probabilmente crede ancora e gli ha imposto l’aut-aut: o con me, o con qei nuovi compagni di strada che ti sei scelto.
Già, perchè il nostro ha scelto di affiancarsi, nella sua lotta anti-cavaliere, ai patetici ex comici e tristi figuri vari che, nel corso della manifestazione romana di pochi giorni fa, hanno dato il peggior spettacolo di inciviltà e di volgarità che potessero dare, con tanto di offese inaccettabili dirette al Papa, al Presidente della Repubblica e a chi più ne ha ne metta, al punto da indignare non solo il capo dell’opposizione più istituzionale, Veltroni, ma persino molti degli stessi esponenti dell’ultrasinistra recentemente uscita dal Parlamento e di altri antiberlusconiani di ferro come il regista Nanni Moretti, che Dio non voglia dovessimo, di questo passo, finire per rimpiangere.
Per comportamenti di questo genere non ci dev’essere indulgenza. Per l’inciviltà e l’intolleranza, niente tolleranza. Quei comici che non fanno più ridere non devono essere i padroni della scena. Fare satira è un diritto e fa ridere, ma la loro non è più satira.
Sotto le luci della ribalta deve tornare lo spettacolo di una politica sana e seria, di governo e di opposizione.
Tommaso Pellegrino

Qualcuno dica all’ Unità che le FARC sono COMUNISTI !

Non cambiano mai ! Oggi il quotidiano che fu l’ organo del Partito Comunista Italiano, quello che aveva giornalisti per i quali le Brigate Rosse erano “sedicenti” e che negli Anni ’70 vedeva il Pericolo Fascista dappertutto, ha aperto con un appello di Maurizio Chierici per dare il Nobel per la Pace ad Ingrid Betancourt. Premio che, tra gli altri, ha visto anche vincente Nelson Mandela, fino all

30 GIUGNO 1960: i Partigiani occupano Genova.

Facciamo un piccolo passo indietro per parlare di quello che accadde quarantotto anni fa a Genova. Era da poco nato il Governo Tambroni, un monocolore DC appoggiato dal MSI. Troppo per chi covava ancora nell’anima l’odio di quindici anni prima e che ancora sognava una rivoluzione proletaria. Tutto ebbe inizio alle quattro del pomeriggio del 30 giugno 1960, quando le squadre che guidavano un

LUGLIO 1970 – Parte Prima.

3/4 Luglio: Roma, studenti comunisti ed anarchici impediscono gli esami alla Facoltà di Architettura.8 Luglio: Milano, Bombe Molotov sono lanciate contro il salone di Rappresentanza della FIAT in Via Dante:dopo aver rotto con una spranga di ferro alcune vetrine, degli individui mascherati le gettano all’ interno. Una esplode.Roma, denunciati 10 comunisti per le violenze ad Architettura. Devono

Caschi blu a Roma?

Mugabe e qualche altro leader “democratico”, piu’ o meno “eletto”, nel continente africano si sono resi disponibili a creare una forza di interposizione ONU per fronteggiare il “rischio Italia”. La xenofobia sara’ stroncata. Meglio se ad opera dei discriminati per eccellenza, la cui lista sarebbe oltremodo lunga da esporre, ma ci siamo capiti. Sembra che nemmeno l’inserimento di parecchi

Chi sono i docenti di oggi: Luca Cafiero.

Vedo che c’ è meraviglia per il clima di questi giorni all’ Università Romana La Sapienza . Non c’ è molto da meravigliarsi, perchè molti “insigni docenti universitari” di oggi me li ricordo bene. Uno di questi è Luca Cafiero, docente di filosofia all’ università statale di Milano, ai miei tempi, con Mario Capanna uno dei più noti capi del Movimento Studentesco della Mia Città. Fondatore poi del