Di agende (miracolose) montiane e di rubriche…

Alcuni amici mi hanno sconsigliato di indugiare sul promemoria di Monti http://www.ilpost.it/2012/12/24/agenda-monti/agenda-monti-01/
Una perdita di tempo per un documento dal sapore preelettorale. Quanto all’ecumenismo, ha poco da invidiare alla letteratura che ha infestato le precedenti e infesterà l’attuale campagna. Già a poche ore di distanza dalla pubblicazione, la cruda realtà degli eventi comincia a beffarsi, però, delle intenzioni pie e ipocrite impresse a futura memoria. A pagina 12, il documento recita “Per aiutare la crescita sostenibile del settore agroalimentare italiano occorre fermare la cementificazione e limitare il consumo di superficie agricola come proposto nel disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo”; a poche ore di distanza lo stesso Monti, sostenuto dai buoni uffici di Corrado Passera, autorizza, oltre all’aumento del 70% della tariffa riscossa per ogni passeggero, il raddoppio delle piste dell’aeroporto di Fiumicino con il conseguente esproprio, a prezzi di mercato e relativo sovrapprezzo legato all’esercizio di attività, della quasi totalità dell’area agricola Maccarese, uno dei terreni agricoli più fertili esistenti in Italia e la probabile urbanizzazione della parte restante. Un’opera in gran parte superflua solo con un semplice processo di ottimizzazione delle attuali strutture aeroportuali. Il particolare intrigante risiede nei Benetton, proprietari dell’azienda agricola, acquistata a suo tempo a prezzi politici dallo Stato e contemporaneamente importanti azionisti di Adr, gestore dell’aeroporto http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/27/aeroporti-di-roma-lultimo-regalo-di-monti-a-benetton/456079/
Probabile che l’accavallarsi degli impegni in “Agenda”, porti a qualche incongruenza, qualche distrazione se non allo sdoppiamento della personalità del nostro Primo Ministro “tecnico”. Come vedremo, non si tratta, però, di un episodio isolato. Lo stesso Monti deve, in qualche maniera, essere cosciente della sua eccessiva propensione ad aderire a realtà antitetiche tra loro e temere che qualcosa sfugga al controllo se non alla sua coerenza di immagine; il suo vezzo di prendere appunti e rinviare di qualche tempo le decisioni, tra le altre cose, deve servire a riordinare le scadenze e gli argomenti; qualche particolare può sempre sfuggire. Una qualsiasi espressione dell’uomo rivela sempre, per quanto mimetizzati, una rappresentazione, un “non detto”, un “mondo vitale”; l’Agenda, a suo modo, ne rivela tante del nostro Professore sino a farlo scendere sempre più dall’Olimpo alle beghe e furberie del conflitto politico quotidiano. [continua qui]

Eugenio Scalfari si prepari…per il Senato…

Si è liberato un seggio in parlamento. Poichè probabilmente al Senato nuovamente i voti dei senatori a vita potrebbero essere determinanti nella prossima legislatura, Eugenio Scalfari si prepari a ricevere l’ investitura da Napolitano.

Terzomondismi, mondialismi e massoneria…

Pauperismo e marketing. Terzomondismo, ma senza perdere la consuetudine con il potere. L’abilità è la prima virtù nella comunità di Sant’Egidio, uno degli snodi strategici nelle ore in cui Monti sta partorendo la sua creatura. E la nascita è assistita dai guru della comunità, elegante biglietto da visita delle migliori istanze pacifiste della nostra epoca. Sant’Egidio ha meriti indubbi, per esempio aver portato la pace nel Mozambico devastato da una lunghissima guerra civile, ma Sant’Egidio gode anche di buona stampa. Specialmente quella di sinistra che poi è quella che forma buona parte della coscienza nazionale. E Sant’Egidio ha ottime entrature nei palazzi che contano, nelle stanze di chi comanda, nelle sagrestie più accreditate. Così quando nel 1992 la diplomazia parallela della comunità fece scoppiare la pace nel paese africano, nessuno si ricordò dell’opera preziosa e infaticabile del sottosegretario Gabrielli. I giornali lo oscurarono, come capita in una eclissi, e tributarono la standing ovation d’ordinanza alla comunità romana. In principio, un trentina d’anni fa, c’erano due preti. Don Vincenzo Paglia, classe 1945, e don Matteo Zuppi, di dieci anni più giovane. Il primo è stato per molti anni parroco della basilica romana di Santa Maria in Trastevere, l’altro il suo vice. Poi, sia pure a tappe, entrambi hanno fatto carriera. Oggi Paglia è vescovo di Terni, Zuppi è vescovo ausiliare di Roma con raggio d’azione fra i vip del centro storico. Il terzo del gruppo, Andrea Riccardi esce dai fermenti postsessantottini del Virgilio, uno dei licei storici della Capitale. I tre fondano Sant’Egidio, una comunità che mette le proprie energie al servizio dei poveri. È un po’ la loro chiave di violino: il cristianesimo viene a liberare gli ultimi. E i poveri, per loro, sono soprattutto quelli che non ce la fanno, che non arrivano alla fine del mese, che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Intendiamoci: non c’è niente di più cristiano, ma l’enfasi è tutta in quella direzione perché Nostro Signore è venuto a salvare tutti, chi sta bene e chi se la passa male. Insomma, la realtà viene letta con il cannocchiale della tradizione cattolica democratica. Un menù perfetto per la sinistra, anche se la comunità sa essere trasversale. Lo si capisce bene quando Paglia diventa, il 2 aprile 2000, vescovo di Terni: la consacrazione avviene davanti a migliaia di persone nella basilica d San Giovanni in Laterano. Paglia fa il giro del tempio, manco fosse il Papa, per raccogliere l’applauso scrosciante dei fedeli fra i quali ci sono politici di tutto l’arco costituzionale. Paglia, e con lui i suoi amici e collaboratori, è fatto così: sembra intimo della destra, del centro e della sinistra e infatti, come una lobby superaddestrata, Sant’Egidio batte cassa con tutti i governi. Ma il cuore sta a sinistra, nella cornice di quel pauperismo che privilegia chi si dibatte in fondo alla scala sociale. Dove il povero non è il povero di spirito ma quello cui manca tutto. A Sant’Egidio invece non manca nulla: finanziamenti, consenso, sostegno dei grandi giornali. Se Cl e l’Opus Dei sono sempre state nel mirino dei quotidiani progressisti, con accuse talvolta al limite della fantascienza, Sant’Egidio e i suoi capitani sono sempre stati portati in palmo di mano e la comunità ha sempre ricevuto cospicui aiuti per i propri progetti: per esempio 600 milioni di lire per combattere l’Aids in Mozambico con tanto di assegno arrivato da Bill Gates tramite il presidente di Microsoft Italia Roberto Paolucci.
Si sanno vendere bene, benissimo, gli apostoli della pace universale: l’Onu di Trastevere, la chiamano i suoi ammiratori. E anche ora, alle grandi manovre del governo Monti, non si sono fatti cogliere impreparati. Con quella collocazione, vicina alla lista Monti cui è approdato Riccardi, e la spiccata sensibilità per i temi sociali cari alla sinistra, sono all’incrocio strategico fra Monti e Bersani, al crocevia di quello che dovrebbe essere il domani dell’Italia. Formalmente solo Riccardi è sceso in campo, ma di fatto tutta la comunità è schierata sulle stesse posizioni e non vive quella lacerazione che ha attraversato l’area che fa riferimento a Comunione e liberazione. Anzi, Riccardi e Paglia sono di casa non solo nelle capitali africane sfregiate dalla miseria e dalla guerriglia, ma anche nei salotti che contano. E così, non c’è da stupirsi che l’altro giorno si sia sparsa la voce, poi smentita in una giostra incontrollabile di versioni, che l’incontro chiave per il costituendo centro montiano, cui ha partecipato anche Riccardi, si sia svolto nell’istituto di Nostra Signora di Sion, ai piedi del Gianicolo, residenza di monsignor Paglia che è vescovo e Presidente del pontificio Consiglio per la famiglia ma resta consigliere spirituale di Sant’Egidio. E si prepara a dare la benedizione al nuovo governo.

Mons. Negri replica a Bagnasco.

In risposta a Massimo e Nessie, ecco arriva puntuale l’ intervista di Francesco Mastromatteo sul Blog “Papalepapale” a Mons. Negri:

Domanda: “In questi giorni, però, assistiamo a prese di posizione abbastanza esplicite che fanno parlare di vero e proprio “endorsement vaticano” verso determinate forze politiche… E’ di pochi giorni fa la dichiarazione, che ha suscitato disorientamento in molti cattolici, del presidente della CEI d’appoggio esplicito alla “salita” in politica con una lista propria ed entro certe alleanze del premier Mario Monti.”

Risposta: “Sinceramente credo ci vorrebbe e ci sarebbe voluta più discrezione da parte delle autorità ecclesiastiche, vaticane e non, nel fare interventi che possono essere letti come sostegno aperto per qualcuno. Non credo che il Papa si voglia esprimere nel senso di appoggiare un determinato partito o candidato. Quelli che sono a mediare tra lui e il resto della Chiesa e della società dovrebbero vivere con molta più prudenza questa responsabilità.“.

Aggiungo inoltre che dopo la sparata di Bagnasco su Facebook è in corso una vivace discussione, sia da Massimo Introvigne di Alleanza Cattolica che in altri profili, e che la stragrande maggioranza di Cattolici non di sinistra critica e condanna ampiamente sia queste esternazioni filo-montiane di Bagnasco che la parallela debolezza del Presidente CEI nel difendere il Parroco di Lerici, Don Piero Corsi, dagli attacchi assai pesanti ricevuti, reo di aver detto cose che qualsiasi Pope Ortodosso (per tacer di un Imàm o di un Rabbino…) è libero di pronunciare nel proprio Tempio senza che orde di femministe si precipitino nelle Chiese pronti a linciare chi non abbia paura di dire scomode verità. 

E’ certo, fu un complotto

Silvio Berlusconi ha osato dire quel che, finora, appariva solo nei nostri blog: le dimissioni del Governo Berlusconi nel novembre 2011 e la sua sostituzione con i vassalli dei poteri finanziari internazionali furono le conseguenze di un complotto ordito ai danni dell’Italia e degli Italiani.
Noi lo avevamo subodorato da subito, ieri anche la vittima principale ha trovato il coraggio di dirlo a microfoni aperti.
Gli Italiani che si mettono a novanta gradi, accettando le tasse di Monti e di Bersani, sapranno aprire almeno gli occhi davanti ad una palese interferenza straniera e speculativa contro i nostri interessi di cittadini Italiani ?





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Conflitto d’interesse…

Roma – Chiesa, mondo cattolico, grande industria, banche. Sono gli azionisti del marchio «Monti in politica», molto più strategici degli alleati di facciata Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, costretti a sposare il Professore per mancanza di alternative. No, qui si parla di pezzi fondamentali del sistema-Italia il cui endorsement il presidente del Consiglio uscente si è garantito con l’opera di una serie di efficienti «pontieri» ma anche con qualche provvedimento ad alleatum approvato nella sua opera di governo. Siamo insomma in zona conflitto di interessi. L’appoggio più entusiastico negli ultimi giorni è stato quello delle gerarchie ecclestiastiche, con tanto di benedizione dell’Osservatore romano, mai così esplicito nell’appoggiare un leader politico di quello strano Paese straniero che è l’Italia. Forse un ringraziamento per alcuni favorucci resi dal governo dei professori negli ultimi tredici mesi. Prendete l’Imu: Monti ha fatto passare il concetto che il suo è stato il primo governo a far pagare l’imposta sugli immobili alla Chiesa. In realtà la rivoluzione è stata abilmente annacquata da una serie di scappatoie previste dal regolamento. Ad esempio le attività commerciali e alberghiere della Chiesa possono continuare a non pagare l’Imu se le loro prestazioni sono svolte dietro il pagamento di cifre non superiori alla metà «dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale». Un principio simile salva di fatto buona parte delle scuole paritarie cattoliche. E che dire delle mancette da 12,5 milioni al Bambin Gesù di Roma e da 5 milioni al Gaslini di Genova erogate nelle pieghe di uno dei tanti emendamenti al decreto sviluppo che è stato il congedo del Monti-1? Trattasi di due istituti cattolici molto cari alla Cei, che avrà certamente gradito il cadeau natalizio. E poi c’è uno dei provvedimenti più controversi del governo tecnico, quella sanatoria utilizzata da oltre 100mila lavoratori stranieri in nero per regolarizzarsi molto invocata dalla Comunità di Sant’Egidio, del quale guarda caso Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione internazionale, è fondatore ed ex presidente. Proprio quel Riccardi che, dopo esser stato uno dei più attivi portatori d’acqua del governo Monti, svolge lo stesso ruolo nel partito-Monti.
Tifa a gran voce per un Monti legittimato dall’elettorato a Palazzo Chigi quel blocco di potere che si raggruma attorno alle grandi imprese e alle banche e che vuole avere un piede se non tutti e due nelle stanze dei bottoni. Quelle che si beano di provvedimenti del governo come il decreto legge del 24 gennaio 2012 che, all’articolo 32 comma 1, prevede a proposito dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli sconti e agevolazioni per gli automobilisti che acconsentano a installare sul proprio veicolo la cosiddetta «scatola nera». Si prevedono tempi gloriosi per le aziende leader in questa tecnologia tra le quali c’è, toh, la Octo Telematics partecipata dal fondo Charme che fa capo a Luca di Montezemolo. Magicamonti il valore della Octo è volato a cifre siderali: secondo Goldman Sachs addrittura un miliardo. Capito come? E poi c’è stato un altro regalino in extremis: lo sblocco da parte del ministero del Tesoro del ritocco delle tariffe aeroportuali a Fiumicino. Ogni passeggero pagherà 10,50 euro in più a tratta e grazie a questo super-obolo Adr, la società che gestisce gli scali romani, avrà una bella boccata di ossigeno e potrà sbloccare investimenti per 12,5 miliardi entro il 2044. Un futuro luminoso per la società controllata dalla Gemina e quindi dai Benetton, e presieduta da Fabrizio Palenzona, che è anche numero due di Unicredit e membro di alcuni strategici cda. Gente importante, che si spenderà con entusiasmo per un Monti premier. È il minimo, no?

Passera solitario

Pare che il ministro Passera non si sia reso disponibile all’alleanza tra Monti , Bagnasco, Casini e Fini.
Dignità personale per non essere accomunato a simili figuri o astuta mossa della Spectre finanziaria internazionale per avere una carta di riserva nel caso in cui, nonostante la potenza di fuoco a disposizione, Monti facesse fiasco ?





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Bersani e le nuove Pecorarie

 
 
 
 
Povero Culatello Bersani nato a Bettola, eppure sotto sotto va capito! Ha oliato diligentemente gli ingranaggi della sua “gioiosa macchina da guerra” con lunghe estenuanti Pecorarie insieme a Renzi, cercando con ogni mezzo riflettori e vetrine mediatiche e ora che è a un passo dal traguardo, non ci vorebbe altro che un Rigor Mortis a rubargli la vittoria a portata di mano. Sarebbe il colmo!
E ora cosa s’ inventerà Bersani di così peggio da potersi distinguere da Monti? Ha dichiarato che la sua agenda sarà la stessa di Monti con qualcosa in più. E sappiamo già cos’è quel “qualcosa in più”: Pacs, matrimonio gay, ius soli per gli immigrati e loro diritto al voto nonché messa a regime della moneta elettronica con contante limitato a 50 euro.  Della serie, quando i servi cercano di superare in zelo,  i  loro padroni.
Domenica mattina inizieranno nuove Pecorarie parlamentari decembrine, alla vigilia del veglione di S. Silvestro. Ce la mettono tutta per autopromuoversi sul piano mediatico, anche al freddo e al gelo, poveracci!
Eppoi , suvvia, guardate un po’ come sono altamente democratici! Questo sì, vuol dire “salire in alta politica”:  candidano in primarie la  futura casta parlamentare. Non possono rottamare direttamente le brutte, antipatiche e arroganti Rosy Bindi e Livia Turco, perché sarebbe “femministicamente scorretto” farlo. E allora ricorrono alle Pecorarie di mandria e di gregge. E’ il popolo ovino coi due euro in mano che lo vuole. Nel mentre, viene candidato l’ennesimo esponente del Toga Party: il procuratore Pietro Grasso, un valore aggiunto, perbacco!
Chi vota Bersani vota Monte dei Paschi (a proposito di pecore, non c’è pecora senza pascolo). Chi vota l’Agenda per Monti, vota Monte dei Paschi  pure, appena foraggiati, pasciuti e ingrassati con le nostre IMU.

Abbiamo una vasta gamma di opzioni, con l’eurocrazia, non c’è che dire

La difficile ascesa al Potere

 




 

La "nuova formazione politica"…

Qualche commento: “E’ inutile dire che a questo individuo è consentito tutto, ma la legge elettorale attualmente in vigore, il tanto vituperato porcellum non consentirebbe la manovra che questo bieco individuo vorrebbe fare, ma lo farà perchè lui può.”
“Semplicemente osceno, in quanto si tratta di un vero e proprio attentato alla democrazia, attraverso un pesante ridimensionamento del voto popolare, probabilmente suggerito anche dagli amici del signor Monti a Bruxelles. Sicuramente non verra’ valutato come tale dalle presunte grandi firme giornalistiche italiane, nella realta’ assolutamente inesistenti.”
Non ha in mente un vero e proprio partito, piuttosto una federazione delle forze centriste che possano portarlo nuovamente sullo scranno di Palazzo Chigi. Così, per mera opportunità, il premier dimissionario Mario Monti ha deciso di correre al Senato con una lista unica, mentre alla Camera si presenterà con una coalizione di liste. “Non immaginiamo alleanze con gli uni o gli altri – ha spiegato il Professore – questa è una operazione di rinnovamento nel profondo della politica italiana che deve avere un giorno vocazione maggioritaria”. Tuttavia, per provare ad essere rieletto premier, si è visto costretto ad allearsi con Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo. “Oggi nasce una nuova formazione politica”. Dopo oltre quattro ore, il vertice tra il Professore e le forze centriste si conclude con l’archiviazione dell’idea di scegliere, come modalità operativa della aggregazione centrista, un nuovo partito da presentare a entrambe le Camere. “Non ho mai pensato di creare un nuovo partito, non sono l’uomo della provvidenza”, ha spiegato lo stesso Monti che, nei giorni scorsi, aveva sollecitato l’opzione di creare una lista unica anche a Montecitorio. Ci sarà dunque una sola lista, che si richiamerà a Monti, al Senato e più liste alla Camera (una dell’Udc e una civica) così da accantonare i personalismi della politica e, al tempo stesso, rispettare diverse storie. L’idea, di per sé, è piuttosto semplice: aggregare le forze di centro in modo da essere alternative al bipolarismo tra destra e sinistra e creare un terzo polo, appunto, che raccolga il consenso di movimenti, spicchi della società civile e individui singoli che si riconoscono nell’agenda presentata settimana scorsa dal Professore. A Enrico Bondi ha affidato una sorta di due diligence per valutare i candidati. Tuttavia, alcuni nomi è lo stesso Monti a snocciolarli: oltre agli scontatissimi centristi (Pier Ferdinando Casini, Benedetto Della Vedova, Linda Lanzillotta e Nicola Rossi), si sono già schierati il piddì Pietro Ichino, il ciellino Mario Mauro, i vertici di ItaliaFutura (all’incontro erano presenti Carlo Calenda e Andrea Romano), il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai e il presidente delle Acli Andrea Olivero. Dei tecnici, invece, erano presenti Corrado Passera, Andrea Riccardi, Ezio Moavero Milanesi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà.
Durante il vertice di oggi pomeriggio i centristi hanno preparato uno statuto che permetterà la coesistenza tra forze politiche, associazioni, movimenti e individui. E sta tutto qui il “trucchetto” del Professore che potrà contare su una macchina ben oliata per fare la campagna elettorale senza partecipare ai comizi, su cui ammette di non aver molta pratica. “La mia terzietà nell’esercizio dei poteri dell’ordinaria amministrazione non verrà assolutamente messa in gioco”, ha continuato Monti, convinto di aver dimostrato in questi mesi di “essere fuori dalla pressione degli interessi di parte”. Dribblando abilmente l’endorsement fatto nelle ultime ore dal Vaticano e la marcata componente cattolica presente tra i suoi sostenitori, il premier ci ha tenuto a sottolineare che si tratta di movimento teso a persone credenti e non credenti. “Credo che le questioni etiche siano fondamentali, non le considero meno importanti delle situazioni dell’economia ma non è su queste questioni che si articola questa formazione e questo impegno”, ha aggiunto rimandando alla coscienza personale e alle sedi parlamentari il confronto.
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Nel frattempo, in rai per par condicio, succede anche questo.