Schizofrenie…

Prima qui e poi anche qui.

Roma – Il Governo ha deciso di innalzare l’aliquota ordinaria dell’Iva dal 20 al 21%: lo rende noto Palazzo Chigi in una nota. Tale aumento non è temporaneo: secondo quanto si apprende da fonti di governo, non è stata fissata una scadenza (si era parlato di 3 mesi) per quanto riguarda la durata. Invece, per le altre aliquote Iva (rispettivamente al 10 e al 4%), resta in piedi l’ipotesi di innalzarle entrambe di un punto percentuale. In questo modo, passerebbero rispettivamente all’11% e al 5%. Il gettito previsto, sempre secondo indiscrezioni, sarebbe stato quantifcato in 6 miliardi. Giovedì il Consiglio dei Ministri approverà inoltre l’introduzione in Costituzione della “regola d’oro” sul pareggio di bilancio e l’attribuzione alle Regioni delle competenze delle Province. Tra le altre novità della manovra: l’adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014. “Il Cdm ha autorizzato la fiducia” sulla manovra, ha riferito il Guardasigilli Nitto Palma, lasciando Palazzo Chigi. “Bisogna fare in fretta”, così il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferisce Palma, ha giustificato la necessità di porre la fiducia sulla manovra.
Polemiche ed emendamenti. Mentre la manovra economica approda al Senato non si placano le polemiche sul provvedimento licenziato domenica scorsa dalla commissione bilancio di Palazzo Madama. Sono circa 350 gli emendamenti con cui si chiede di modificare il testo su cui si registra l’allerta anche degli Enti Locali, tanto che si profila una riunione straordinaria delle Regioni e dei Comuni giovedì.
I tempi dell’iter parlamentare. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è rientrato a Roma, dopo diversi giorni di assenza dalla capitale e ha presieduto nel primo pomeriggio un vertice di maggioranza a palazzo Grazioli. Mentre si attende che la capigruppo di Palazzo Madama definisca i tempi dell’iter della manovra con la possibilità di porre la fiducia per accelerare ulteriormente l’approvazione, governo e maggioranza stanno studiando possibili nuovi interventi alla luce delle parole di ieri del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Il nodo sulle pensioni. Resta il pressing nei confronti della Lega per superare il “niet” di Bossi ad intervenire sulle pensioni. L’articolo 8 resta al centro dello scontro. Duro Pier Luigi Bersani che stamani ha partecipato al corteo della Cgil a Roma. “E’ inutile far presto se non si fa bene – ha ammonito il segretario del Pd – rischiamo di fare una manovra alla settimana. Questa manovra va rafforzata, va rafforzata la coesione del paese e noi abbiamo le nostre idee”. Per questo, ha aggiunto, in Senato “siamo pronti a rendere essenziali gli emendamenti”. Di certo bisogna “togliere l’articolo 8” che rivede lo statuto dei lavoratori, ha chiesto. Ma il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, gli ha risposto a stretto giro: “Non se ne parla proprio”.

Un Tea Party per l’Italia

Avevo in mente da tempo di scrivere sul Tea Party e su quanto sarebbe necessario che si realizzasse anche in Italia un movimento analogo.

Mi è venuto un post lungo il doppio del solito.
Pazienza.
Del resto è il post del fine settimana …
Le manovre fiscali ordite dal socialista Tremonti a luglio ed agosto, lasciano sul terreno la credibilità di questo Centro Destra e, cosa più grave, del suo Leader Silvio Berlusconi che, ormai, non potrà più distinguersi dagli altri statalisti del teatrino della politica avendoci messo le mani in tasca ed anche in modo brutale (anche se sempre meno di quanto avrebbero fatto da sinistra).
Gli elettori del Centro Destra sono manifestamente ostili alle tasse e all’assistenzialismo di stato.
La nostra filosofia di vita è fondata sulla Libertà e sull’Individualismo e lo stato lo vediamo come dovrebbe essere: una unione di più Uomini Liberi accomunati dal vivere nel medesimo territorio, dal parlare la stessa lingua e dalle comuni radici etniche, religiose, storiche, per la difesa comune dai nemici esterni ed interni e per dare regole condivise ai rapporti interpersonali e tra le varie comunità.
Lo stato costa per svolgere i suoi compiti, ma certamente non può costare al punto da sottrarci il 50% o più del nostro reddito e risparmi.
Quando uno stato “sbraga” nel tartassare i cittadini con ogni sorta di balzello e gabella, allora questi hanno tutto il diritto a ribellarsi, a chiudere i rubinetti che forniscono il carburante della spesa pubblica ed a riprendersi ciò che appartiene loro.
Perchè ciò accada è necessario che questi cittadini liberi siano adeguatamente rappresentati.
Fino ad ora pensavamo che la rappresentanza potesse essere affidata nelle mani di Berlusconi, ora non è più così.
Berlusconi ha mancato nel ridurre le tasse e potevamo anche perdonarglielo in considerazione della situazione generale e delle aggressioni di cui era ed è il bersaglio, ma non possiamo perdonargli l’aver adottato la politica esattamente contraria.
A Berlusconi possiamo perdonare tutto, non credere ai fantasiosi teoremi delle procure ostili, ma non possiamo perdonargli la tassa sui risparmi al 20%, il super bollo sui depositi, le due nuove aliquote fiscali sui redditi.
Negli Stati Uniti questo sentimento di libertà in opposizione alla oppressione statalista si è da tempo manifestato nell’ambito degli ambienti conservatori del partito Repubblicano ed ha portato alle battaglie contro la spesa pubblica (mai riuscite fino ad ora, ma comunque presenti nel programma) e per la riduzione delle tasse (obiettivo solo parzialmente raggiunto) con le presidenze Reagan e Bush.
Contro l’attuale amministrazione democratica di sinistra, i Repubblicani hanno agito con forza e il risultato delle elezioni di medio termine del novembre 2010 è anche il frutto di un nuovo movimento contrario alle tasse che si è denominato Tea Party, per richiamare la “rivolta del te’” di Boston nel 1773 che innescò la Rivoluzione Americana con la Dichiarazione e la guerra di indipendenza dalla Corona Britannica che imponeva tasse da e per Londra.
Il Tea Party Americano ha così ottenuto numerosi successi ed eletti che hanno condizionato pesantemente (e positivamente) il compromesso raggiunto il 2 agosto scorso sul debito pubblico.
Michele Bachman, una rappresentante del Tea Party del Minnesota, sta emergendo come uno dei candidati con maggior seguito per la candidatura repubblicana alle presidenziali del prossimo anno.
Ma anche Rick Perry, Governatore del Texas con notevoli possibilità di vittoria, appartiene se non al Tea Party alla stessa area conservatrice.
E in Italia ?
Da noi esiste il Tea Party Italia, con un suo sito  il cui portavoce ha scritto un cortese commento  al mio post dell’11 agosto “Tasse male assoluto per gli Uomini Liberi”     
Avevo già letto del Tea Party Italia ed avevo visitato il sito.
Il programma illustrato, dalle tasse alla sanità, dalle privatizzazioni (rai in testa) alle pensioni mi trova perfettamente d’accordo.
Il problema mi sorge però quando vado a leggere i nominativi dei “partners”, cioè di chi ha già aderito.
Vedo nomi e sigle a me note, ma voglio parlare di uno solo rappresentativo di quel che voglio esporre: Tocqueville .
Era il 2005 quando, anche lì dalla stampa, venni a conoscenza che si stava formando questo “aggregatore” di blog di Centro Destra.
Aderii sin dall’inizio e partecipai alla scelta del nome all’interno di un referendum svoltosi nella riservatezza di un gruppo di Yahoo.
Poi sono cominciati i problemi.
Mano a mano che ci scambiavamo opinioni e si approfondiva la conoscenza delle idee reciproche, si scoprivano delle differenze anche sostanziali.
Sì, apparentemente eravamo tutti del Centro Destra (anche se per alcuni dubito che fosse così) e ci si ritrovava su una tesi di fondo che voleva una unione di tutte le anime della Destra (o del Centro Destra) definita “fusionismo”.
Così apparentemente eravamo d’accordo sul fatto che ci si ritrovasse su quel che ci univa, Destra Liberale e Cattolica, Federalista e Nazionalista … ma ad un cero punto mi sono trovato ad aver a che fare con degli antifascisti che no, la Destra Fascista non la volevano.
Allora che cavolo di “fusionismo” era ?
Peggio ancora.
Dovetti riproporre tre volte il blog, a sostegno della pena di morte, Non si abbia timore di punire Caino  prima che fosse accettato, mentre mai è stato accettato – senza alcuna spiegazione – il blog Secondo Natura  che tratta la problematica omosessuale sotto una prospettiva affine alle tesi del prof. Nicolosi e contrario a leggi di privilegio a favore degli omosessuali.
Fortunatamente non avevamo chiuso Il Castello  e, così, pur con alti e bassi, abbiamo potuto dare una “casa” a chi, con molta approssimazione, può essere definito di Centro Destra senza sbandamenti verso il politicamente corretto.
Ma se ci sono quelli antifascisti, quelli contrari alla pena di morte, quelli favorevoli a leggi di privilegio per gli omosessuali e presumibilmente favorevoli all’eutanasia, alla manipolazione genetica, all’aborto e al divorzio, cosa ci stanno a fare nel Tea Party che è, sì, liberale in economia, ma vigorosamente reazionario nei Valori ?
Benissimo, quindi il programma economico scritto nel sito, ma che dire delle questioni di carattere etico e morale ?
Eppure il Tea Party Americano emerge non solo contro le tasse, ma anche per le sue battaglie contro l’aborto, l’eutanasia, la società omosessuale.
Rick Perry è un conservatore alla Bush, il marito della Bachman è uno psicologo che cura gli omosessuali e Sara Palin ha sin dalla sua candidatura alla vicepresidenza nel 2008 dimostrato quanto sia aliena dal politicamente corretto sui Valori.
Ecco la mia perplessità sul Tea Party Italia , non vorrei ritrovarmi in una riedizione di Tocqueville  in cui possiamo sì essere d’accordo su una parte, ma non sul resto.
E non si tratterebbe di differenze marginali, superabili nel nome del “fusionismo”, perchè riguardano il tipo di società che vogliamo costruire e che non può che poggiare su solide basi morali ed etiche, quindi su Valori forti e condivisi.
Perchè non di sole tasse vive la politica, anzi personalmente ritengo di affermare la superiorità del momento valoriale su quello economico.
Sono, quindi, ancora alla ricerca del Tea Party Italiano, della Right Nation Italiana …

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Migrazione biblica

Ore di fuoco nel mare di Lampedusa. Centinaia di immigrati stanno arrivando sull’isola nelle ultime ore. Diciotto migranti sono stati rintracciati la notte scorsa dai carabinieri: alle 4.10 sono stati notati quattro algerini, alle 4.30 undici minorenni tunisini e alle 6.05 tre libici. Non si sa ancora se i 18 migranti siano sbarcati, perché non sono state viste imbarcazioni. Quindi si sta cercando di accertare se possano essere fuggiti dal Centro d’accoglienza. Il direttore del Centro di contrada Imbriacola, Cono Galipò, esclude una fuga: “Dal Centro non è scappato nessuno, neppure dalla ex base Loran – spiega Galipò – quindi forse potrebbero essere sbarcati”. Sono invece 320 i migranti arrivati stamattina sull’isola. Si trovavano a bordo del barcone intercettato a mezzo miglio da Lampedusa e accompagnato sull’isola dalla Guardia di Finanza. Il comando generale delle Capitanerie di Porto fa sapere che tra di essi vi sono 35 donne e 11 minori.
Un altro barcone carico di migranti è stato avvistato da un velivolo della Guardia costiera 53 miglia a sud di Lampedusa. A bordo un centinaio di persone, arrivate in tarda serata. Un peschereccio ha avvistato un’altra imbarcazione con 200-250 immigrati a 16 miglia a nord ovest di Pantelleria. L’imbarcazione è diretta con ogni probabilità a Mazara del Vallo. Una motovedetta della Guardia costiera è già in navigazione verso la zona per accertare le condizioni di navigabilità del barcone. Il governo, intanto, ha deciso di estendere lo stato di emergenza, dal momento che non solo dal Nord Africa, ma anche da altre zone di quel continente potrebbero arrivare flussi massicci di migranti sulle coste italiane. Un decreto del premier Silvio Berlusconi pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale estende ad altri Paesi africani lo stato di emergenza umanitaria disposto lo scorso 7 aprile per “l’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa”. Il decreto – proposto dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli – richiama la nota con cui il “Commissario straordinario della Croce Rossa italiana ha rappresentato la gravissima situazione in cui versa il Corno d’Africa in cui è in atto la peggiore crisi umanitaria degli ultimi 60 anni”.
Rileva inoltre che “oltre 12 milioni di persone tra Somalia, Etiopia, Kenya, Gibuti e Uganda sono state colpite dalla carestia” e questa situazione di emergenza “si sta allargando ad altri Paesi limitrofi”. Questo contesto critico, si legge nel provvedimento, “rischia di aggravare ulteriormente la situazione di emergenza in atto nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa”. E’ stato quindi ritenuto “necessario avviare ogni iniziativa utile ad assicurare le attività di soccorso”. Servono “misure di carattere straordinario ed urgente finalizzate ad assicurare le necessarie forme di assistenza umanitaria nei territori del continente africano, assicurando nel contempo l’efficace contrasto dell’immigrazione clandestina nel territorio nazionale”. Il decreto definisce “ineludibile” l’esigenza di “assicurare l’urgente attivazione, in coordinamento con il ministero degli Affari esteri, di interventi in deroga all’ordinamento giuridico, sicché si impone l’estensione della dichiarazione dello stato di emergenza adottata” lo scorso 7 aprile.

Intanto altrove… esattamente in francia si decide che… (e magari è solo propaganda elettorale)

Adesso l’Europa chiude le porte agli stranieri I muratori? Se sono immigrati niente visto di Gabriele Villa

Autodifesa. Difficile definirla in altro modo. Anche se qualcuno adesso comincerà a parlare di sciovinismo, razzismo e quant’altro. Resta il fatto che la Francia dalle “generose” grandi aperture agli immigrati (tranne quelli che vi arrivano, passando per l’Italia, vi ricordate le tensioni al valico di Ventimiglia?), la Francia che, ogni due per tre, dà lezioni di buone maniere all’Italia, ha deciso di cominciare a chiudere un po’ di porte e un po’ di finestre in faccia agli extracomunitari, in cerca di un lavoro regolare Oltralpe. La misura, ventilata già dalla primavera e tradotta in legge ieri, prevede una drastica riduzione, da 30 a 14, del numero di mestieri aperti ai non europei, che danno diritto al permesso di soggiorno. Le restrizioni più importanti riguardano l’informatica e l’edilizia. Giusto per fare un paio d’esempi: i muratori e i capi cantiere non saranno più ammessi, mentre restano in gioco, anche per gli immigrati, altri lavori come la vendita a distanza, la lavorazione del legno e del vetro, la chimica farmaceutica, la manifattura di prodotti elettrici ed elettronici.

In buona sostanza, lo scopo «ufficiale» è quello di mantenere accessibili quei mestieri per i quali resta difficile trovare candidati tramite gli uffici di collocamento (che contano oggi in Francia 4 milioni di iscritti) ma l’altro obiettivo, nemmeno tanto recondito, resta quello di ridurre il numero di permessi di soggiorno (circa 20.000 nel 2010), concessi per motivi di lavoro. Un piano ben preciso, che rientra nella politica del governo di tagliare l’immigrazione legale portandola da 200 mila a 180 mila persone all’anno. La «stretta», anche se esclude gli immigrati già residenti in modo stabile in Francia ed i Paesi, come la Tunisia ed il Senegal, con i quali la Francia ha accordi specifici in materia di flussi migratori, ha già sollevato polemiche. L’opposizione l’ha definita «una mossa politica in vista delle presidenziali del 2012», ma non è un mistero che la destra di Nicolas Sarkozy stia facendo della politica dell’immigrazione, legale e no, il cavallo di battaglia della campagna. Il ministro degli Interni, Claude Gueant, ha infatti più volte ribadito di voler ridurre il numero degli immigrati «legali», che entrano in Francia per lavoro, studi o per raggiungere la famiglia mentre per quanto riguarda i clandestini, ha annunciato nei giorni scorsi 17.500 espulsioni nei primi sette mesi del 2011. C’è da aggiungere che la Francia in questa manovra di «autodifesa» non è sola. É ancora fresca la brusca retromarcia, innescata dalla Spagna che, sempre «per motivi di sopravvivenza», dati i livelli allarmanti della disoccupazione nel Paese, ha ottenuto il via libera della Commissione europea e potrà quindi bloccare alla frontiera gli immigrati rumeni in cerca di occupazione. É la prima volta che nell’Unione viene adottato un provvedimento che limita in questo modo la circolazione dei lavoratori tra Stati membri. La preoccupazione iberica si era già manifestata il 22 Luglio, quando Madrid aveva annunciato limitazioni per i lavoratori del settore agricolo, impegnati nelle attività stagionali. Solo sei giorni dopo, il 28 luglio, il governo Zapatero ha notificato a Bruxelles la richiesta di poter sospendere anche l’ingresso di tutti i lavoratori rumeni e per tutti i settori, considerata la grave crisi occupazionale (il tasso ha raggiunto il 21% contro il 9,9% della media dell’Eurozona e il 9,4% dell’Unione) e Bruxelles ha dato il permesso. Se è vero che quasi un giovane spagnolo su due è disoccupato è anche vero che quella dei rumeni in Spagna è la comunità che più continua a crescere: dal 2006 i rumeni presenti sono quadruplicati, e solo nel 2010 ne sono arrivati 33 mila. Oggi più di 300 mila residenti rumeni pagano i contributi sociali e 50 mila ricevono un sussidio di disoccupazione.

E, per concludere, un altro segnale di forte preoccupazione è arrivato nei giorni scorsi anche dalla placida e multi culturale Olanda che ha affidato a Henk Kamp, ministro per gli Affari sociali e il lavoro, un improvviso ultimatum per rimandare a casa con decreto d’espulsione, i polacchi ospiti nel Paese, ma disoccupati da più di tre mesi: «Dobbiamo sbarazzarci degli immigrati che non sono capaci d’integrarsi ma pretendono di vivere a lungo qui da noi», ha tuonato Kamp. Della serie: pochi giri di parole, ma un giro di vite.

La fine della democrazia?

Dal blog del deputato gollista Nicolas Dupont-Aignan, leader del movimento gollista “Debout la Republique” e candidato alla presidenza nel 2012, una triste analisi sulla fine dell’istituzione democratica ormai consegnata nelle mani dei banchieri. Una considerazione che parte proprio dalla lettera con cui Trichet e la BCE hanno dettato al governo italiano la manovra finanziaria, una manovra che ricalca in tutto e per tutto le stangate di prodiana memoria e che pone definitivamente fine alle distinzioni tra destra e sinistra. Buona lettura e buona debitocrazia bancaria. E già che ci siamo, chiudiamo direttamente i parlamenti, mettiamo Trichet a Palazzo Chigi. Almeno la finiamo con la farsa.

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La recente lettera di Jean Claude Trichet a Silvio Berlusconi è un dettame senza precedenti, che mette sotto tutela il governo italiano.
Il presidente della BCE non fissa più degli obiettivi, ma impone i dettagli di una politica decidendo non solo per il capo del governo italiano, ma anche per il parlamento.
E’ una deriva particolarmente grave che pone fine alla democrazia nazionale senza pertanto sostituirla con una democrazia europea, ammesso che possa esistere.
Imponendo una politica la cui efficacia non è mai stata provata (liberalizzazioni del mercato del lavoro, privatizzazioni tc.) Trichet s’arroga le prerogative delle autorità politiche del paese e si trasforma in un governatore non eletto di un protettorato.
L’Unione Europea discredita così totalmente l’idea d’Europa che sarà, evidentemente, assimilata a sacrifici ingiusti quanto inutili. Considerando inoltre che se l’Italia è lì, come la Spagna e la Grecia, è perché vittima della politica dell’Euro ipervalutato imposto dal dogmatismo di Trichet.
Insomma, il principale responsabile si finge il salvatore.
Vediamo dunque bene come l’Euro, follia economica, diviene il mezzo per imporre un federalismo anti-democratico. Ma d’altronde non era questo l’obiettivo di partenza, poiché molti sapevano che era impossibile costruire una moneta unica applicata ad economie differenti?
Il sogno di Trichet e soci è a favore di questa crisi tramite cui sbarazzarsi dei popoli e dei loro eletti.
La famosa “governance” di cui parlano consiste sostanzialmente nel concentrare tutto il potere nelle mani di una ventina di persone: La BCE (non eletta); la Commissione UE (non eletta); la Corte di giustizia europea (non eletta).
Una ventina di persone imbevute dei loro dogmi, al servizio del pensiero mondialista e agli interessi di una ristretta minoranza vogliono imporre ancora più sacrifici alle popolazioni e sempre più privilegi ai loro padroni.
La scelta è semplice oggi, o i popoli si ribellano a queste manovre, o pagheranno caro la loro nuova schiavitù.
Nicolas Dupont Aignan

Chi fa cadere le borse ?

Così titola Le Monde, prestigioso quotidiano francese.

I suoi giornalisti, però, non hanno dimostrato sufficiente sagacia, infatti non si sarebbero posti tale domanda se ascoltassero le pluriquotidiane liturgie di Bersani e compagni che hanno da tempo individuato il Responsabile, il Male Assoluto: Silvio Berlusconi.
Se la Lehman è fallita, la colpa è di Berlusconi.
Se lo spread con i bund tedeschi schizza oltre i 300 punti, la colpa è di Berlusconi.
Se la borsa di Milano perde il 2,35, mentre New York va sotto del 6%, Francoforte di oltre il 5%, Parigi di quasi il 5% e Londra di oltre il 3%, la colpa di chi mai potrà essere se non di Berlusconi ?

Si mormora che ci fosse Silvio Berlusconi anche dietro al serpente che offrì la mela ad Eva …

E se i giornalisti di Le Monde avessero ascoltato con il dovuto rispetto le parole di Bersani e compagni, avrebbero saputo che basterebbe un passo indietro del Premier Italiano perchè torni il sereno, i guadagni piovano come da una cornucopia ed una nuova Età dell’Oro si affacci sulla Terra intera.
Però mi viene un dubbio: e se non fosse così facile ?
E se quella di Bersani fosse solo la propaganda disperata di un funzionario di partito atterrito dall’ipotesi che dalla crisi (globale) si esca (perchè ne usciremo !) a breve e con Berlusconi a Palazzo Chigi pronto ad incassare i dividendi dello scampato pericolo ?
Ecco allora il mantra recitato in ogni luogo ed in ogni circostanza per cacciare il Diavolo, prima che il Diavolo cacci lui (come già fece con i suoi otto o nove predecessori che lo sfidarono).
Una tale ossessione mostra però la corda e fa perdere di lucidità.
Tale infatti è la causa della domanda “chi pagherà” che sembra la nuova parola d’ordine della sinistra.
Bersani e compagni “aspettano al varco” Tremonti in commissione, dove comunicherà le modalità dell’anticipo della manovra che ci porterà al pareggio di bilancio nel 2013 e “non lo faranno uscire” se prima non avrà detto “chi paga”.
Ma perchè ci deve sempre essere qualcuno che “paga” ?
Quella domanda è la evidenza di una mentalità distorta che pensa solo a come spremere i cittadini con tasse e patrimoniali, invece di tagliare le spese.
Chi pagherà ?
La domanda deve essere posta meglio: chi dovrà rinunciare ai suoi privilegi ?
Dovranno rinunciarvi tutti quelli che, a carico delle nostre tasse, hanno alimentato il debito pubblico senza corrispondente corrispettivo, quelli che usufruivano di servizi senza pagare adeguato corrispettivo e scaricandone i costi su tutti noi.
Dovranno quindi fare rinunzie
i quattro milioni e mezzo di dipendenti pubblici,
la rai,
gli editori dei quotidiani foraggiati dai contributi statali,
nani e ballerine che approfittano del fus e delle cosiddette “iniziative culturali” degli enti pubblici,
chi pensava di andare in pensione prima dei sessantacinque anni scaricandone sulle future generazioni il costo,
le associazioni che, dietro il paravento degli “aiuti umanitari”, sbarcano il lunario con i contributi pubblici,
i partiti dalle troppe chiacchiere e pochi fatti,
i sindacati della mobilitazione permanente.
Non dovrà pagare nessuno, ma solo chi ha beneficiato per oltre sessanta anni di situazioni di privilegio dovrà rinunciarvi e confrontarsi con la legge del Mercato.
La contropartita sarà un maggiore benessere, meno tasse e maggiore equità per tutti.

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Servi e più servi della BCE

Ormai è ufficiale: questo governo è stato commissariato dai poteri forti internazionali che gli dettano l’agenda delle misure e degli inasprimenti fiscali (chiamati con eufemismi  soft, “riforme”) da dover assumere per far fronte al “pareggio di bilancio”. Quest’ultimo è un altro ipocrita eufemismo per non dire che il debito “sovrano” (l’unica sovranità concessaci nella nostra storia) è, come ho già detto, inestinguibile, per sua  stessa natura strutturale. Epperò si moltiplicano in questi giorni gli editoriali dove smascherano il servo di scena Silvio Berlusconi  e il suo tesoriere riottoso e burbanzoso Giulio Tremonti. Non è bastata, evidentemente, nemmeno la manovra “lacrime e sangue”, perché superGiulio ha lasciato capire senza mezzi termini che gli 80 mila miliardi sono stati bruciati già dal calo in picchiata  delle  borse in questi giorni. Dunque a che pro varare la manovra? La risposta gliel’ha data immediatamente il canuto  Mr. Trucchetto della BCE: anticipare i due anni peggiori della nostra vita (2013 e 2014) qui e  ora. Hic et nunc.  Lo ha scritto nella lettera al suo successore Draghi, lettera che contiene tabelle di marcia, tempi, metodi, e perfino strumenti legislativi da far applicare, seduta stante,  al nostro governo. Trucchetto o scherzetto?
I  pretoriani di Trichet, Sarkozy e Angela Merkel, fanno da  zelanti ripetitori: bene le misure, ma vanno attuate subito.

Il CorServa, altrimenti detto anche Corriere della BCE, esce oggi con un titolo che ha del surreale: La BCE in difesa di Italia e Spagna. E uno sprovveduto lo legge e pensa: meno male che l’Europa C’E’ e  ci offre un paracadute di salvataggio.  

In realtà la BCE sta all’Italia e alla Spagna, come la FED sta agli USA. Compra titoli a interessi usurai e vuole in cambio  fior di garanzie e di pesanti ipoteche per il nostro ulteriore indebitamento. 

Ma torno agli editoriali di questi giorni: quello dal titolo “Il Podestà straniero” di Mario Monti. Il solito lettore naif di turno lo legge e pensa: però, che patriota quel Monti! come ha a cuore la dignità offesa del nostro povero paese nelle mani  di un “podestà straniero”, per colpa di governanti scellerati. Come sbugiarda il duo Berlusconi-Tremonti che hanno ridotto l’Italietta ad un’entità  poco rispettata e poco auterevole, mettendola nelle grinfie dei banchieri centrali.  E, intendiamoci, ci sarebbe pure del vero in questa retorica moralizzatrice. Ma è pur sempre astuta retorica.  
Quel che Monti non ci dice, è che i suoi illuminati comparuzzi hanno compiuto  un bel salto di qualità: non vogliono più trovarsi tra i piedi quei politici perdigiorno che spalmano le manovre in piani quadriennali. Ora   optano direttamente per un “tecnico” (cioè, uno di loro come lui) che ci taglia seduta stante la vita, i risparmi e  quel che resta del nostro futuro. I signori hanno fretta, molta fretta.
Quanto a noi Italiani, abbiamo poche chances di scelta: politici esecutori  della finanza ridotti allo stato  amebico oppure  tecnici vigilanti e sferzanti che fanno gli interessi immediati  dei poteri finanziari stessi. Servi i primi,  e più servi, i secondi.  

Il Governo c’è, la sinistra invece è andata in ferie !!

Gli stati Uniti sono stati declassati per la prima volta e siccome per la sinistra Barak Obama è un santo elevato alla settima potenza ancora prima  della sua elezione alla Casa Bianca, la colpa della retrocessione americana sarà di qualcun altro . Per Luigi Bersani presumo che dall’alto della sua arguzia politica abbia già identificato il colpevole in Silvio Berlusconi.
Gli conviene pensarlo e soprattutto dirlo per spostare  l’attenzione degli elettori dal caso Penati e e dai suoi 102 indagati (di cui alcuni condannati) del suo Partito.
Alle opposizioni fa sempre comodo incrementare la confusione e in quanto a sollevare polveroni è imbattibile. Venerdì  il Presidente del Consiglio con Giulio Tremonti e Gianni Letta hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare nuove misure finalizzate a contrastare l’escalation di questa crisi finanziaria mondiale .  Provvedimenti di sicuro buon senso : anticipo del pareggio di bilancio, taglio di altre spese, modifica della Costituzione in alcuni punti, procedere con le liberalizzazioni. Vogliamo ammettere almeno la buona  volontà di affrontare il momento !! ? No, il quotidiano la Repubblica commentava così, “specchietto per le allodole”. La segretaria della CGL, “così si fa male al Paese”, Antonio Di Pietro almeno è stato più comico, “conferenza stampa dei fichi secchi”. Le opinioni ovviamente sono tutte legittime, le cazz..te NO !! Ma i tre personaggi che vorrebbero mandare via il Cavaliere avrebbero l’obbligo di spiegarci almeno cosa farebbero al posto suo. Dalla loro bocca escono solo critiche e sfottò ma a parte questo non esce mezza idea concreta. Walter Veltroni scomodato dalle sue vacanze estive ancora ancora in preda a deliri dovuti alla calura se ne esce con una perla politica: “ è l’assenza o la fragilità della politica che ha creato questa situazione in Italia e in Europa…. Occorrono segnali forti perché solo una democrazia più lieve e più rapida riesce a decidere e dunque a sembrare più utile agli Italiani”. Spiegatemi che cavolo significa!!!
Traduzione tratta dal suo successivo pensiero: “ Ci vuole un Governo nuovo che dia più autorevolezza al Paese”.  Eureka !!! Neppure uno straccio di proposta o di progettino. Come dire che i Repubblicani in America in un momento come questo chiedessero la testa di Obama invece di discutere su come  affrontare la gravissima crisi.
Vigliacco se ne fosse uno in grado di scendere dal  fumoso e  incomprensibile politichese  alla pratica, alla concretezza.
Avete notato che dai saloni milionari della sinistra, dei loro filosofi che si impancano a professori  di economia non esce un benchè minimo suggerimento o teoria sul da farsi !!
Tutti proprio tutti in America e in Europa sono d’accordo, il male risiede nel debito pubblico (che non è certo imputabile agli ultimi 15 anni !!) e  che sottrae le potenzialità del rilancio economico.  Il nodo è questo e va sciolto in fretta e non basta dire che bisogna fare presto, bisogna dire come !!!  Il piano del Governo è sbagliato ? La sinistra   ne sbatta uno migliore sul tavolo. Se ce l’ha. Altrimenti visto i tempi duri che ancora dovremo affrontare ci risparmi almeno le sue lagne !!
No, non cade, non conviene nemmeno a questa sinistra che sicuramente è consapevol che ci sia troppo da perdere e sembra quasi che abbiano paura. Il Governo Berlusconi  resterà in piedi  perché non ci sono alternative.  L’opposizione non si sente pronta nonostante le Comunali e i referendum  e l’euforia dimostrata che non hanno fatto altro che complicare i rapporti fra le mille anime della sinistra.
Tutti sanno che in questa congiuntura economico-politica chiunque va lassù trova solo grane grandi come montagne. Non cadrà perché nessuno ha gli attributi per prendere in mano una situazione come questa , ne la questione Libia, ne la questione Lampedusa, ne la questione TAV,  figuriamoci tutto il resto. Tutti a parole inneggiano alla sua caduta ma poi fanno gli scongiuri perché resti in piedi.
Certo la strada del Governo è lastricata di insidie ma non è certo la prima volta che il Berlusca si gioca il tutto per tutto.   E si sa la fortuna aiuta gli audaci !
I  mercati chiedono severità sui conti, la finanziaria e i doverosi aggiustamenti  che arriveranno  dopo anni di strette di borsa e con una crisi economica globale che sembra peggiorare  è di quelle che nessun politico vorrebbe mai fare. 
Raffaele da ” il pensiero verde”

I buffoni… ci ripensano

Solo ieri Calderoli ci diceva che: “di fronte ad una crisi come questa, i politici non hanno diritto di andare in ferie questo agosto”. Oggi hanno già cambiato idea. Ma invece che straparlare a vanvera, non sarebbe meglio tacere preventivamente? Io penso che farebbero un pò meno schifo se tenessero almeno una volta quella bocca chiusa.
Roma – Inizieranno domani, salvo imprevisti, le vacanze dei deputati, subito dopo il dibattito sull’informativa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, previsto alle 15 in Aula alla Camera. I lavori di Montecitorio riprenderanno poi il 5 settembre, con le sedute delle Commissioni. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo, che questa mattina ha fissato il calendario di settembre. L’Aula della Camera riprenderà le sue sedute la settimana successiva, il 12 settembre. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha spegato che la decisione è stata frutto di una “valutazione seria”, dal momento che la prima settimana di settembre “circa un centinaio di parlamentari”, come tradizione, “fanno un pellegrinaggio. Per rispetto verso di loro abbiamo dunque ritenuto – ha spiegato Cicchitto – di iniziare le sedute dell’Aula la settimana successiva”. 170 tra deputati e senatori, infatti, andranno in Terra Santa dal 3 al 9 settembre. È dal 2004 che i parlamentari cattolici vanno in pellegrinaggio, un viaggio organizzato anche quest’anno dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi.

Berlusconi novello Dorando Pietri

Dorando Pietri fu il marciatore italiano che alle olimpiadi di Londra del 1908, avendo tagliato il traguardo sorretto dai giudici di gara impietositi e preoccupati perchè lo vedevano barcollare, fu squalificato e perse la medaglia d’oro.
Il suo nome, però, è ricordato più del vincitore (che dovrei cercare appositamente) e la sua vicenda è nota agli appassionati e sportivi di tutto il mondo.
Mi viene spontaneo accostare allo sfortunato marciatore italiano dell’inizio del secolo scorso, il nostro Premier, Silvio Berlusconi.
Dal 1994, quando “scese in campo” per nostra fortuna e per maggior scorno della sinistra, suscitò speranze e passioni.
La sua proposta politica era non solo accattivante, ma dava anche una casa a quanti speravano in una modernizzazione dell’Italia e, soprattutto, nella difesa contro la “gioiosa macchina da guerra” comunista che sembrava proiettata al governo.
Berlusconi ottenne il governo e se il primo risultato fu colto (impedire l’ingresso al governo dei comunisti) da subito si coalizzarono contro di lui tutte le lobbies, i poteri forti, le consorterie che da una modernizzazione della nazione avevano ed hanno tutto da perdere.
Il resto è cronaca.
Pur osteggiato con sempre maggiore veemenza da tutti coloro che dalla modernizzazione della nazione avrebbero perso privilegi e laute remunerazioni, nonostante i tradimenti di amici ed alleati, il Cavaliere riuscì a vincere le elezioni del 2001, ad interdire la dubbia vittoria dei comunisti a quelle del 2006 ed a rivincere nel 2008.
Purtroppo la sfortuna si è accanita contro la buona volontà di un Premier liberale in economia e conservatore nei valori (come testimonia la buona legge in via di approvazione sul cosiddetto “fine vita” che blocca le velleità dei sostenitori dell’eutanasia più o meno mascherata).
L’attentato dell’11 settembre 2001, lo tsunami economico globale del 2008 e quello giapponese del 2010, hanno imbrigliato le iniziative liberiste e hanno ulteriormente alimentato le aggressive opposizioni delle varie cosorterie.
Ciononostante Berlusconi era riuscito ad arrivare in vista del traguardo.
La crisi economica globale, con la necessità di imporre una cura dimagrante ai costi dello stato, gli ha messo a disposizione l’ultimo giro di pista per dare una svolta liberista alla nostra economia, abbattendo le tasse, tagliando drasticamente la spesa pubblica e privatizzando i servizi.
Purtroppo, mal sorretto (consigliato) nei momenti di debolezza, si è affidato alla sinistra manovrina di Tremonti con le vecchie ricette dell’incremento delle tasse, l’aggiunta di una autentica patrimoniale come è la tassa sui risparmi aumentata al 20% e poi la tassa sui depositi amministrati, tasse sul trading, tasse sul ticket, tasse sulla benzina.
Come Dorando Pietri, Berlusconi è crollato in vista del traguardo e come lo storico marciatore si è fatto sorreggere da chi ha fatto il suo male e non il suo (e nostro) interesse.
E’ uscita così una manovra che, se sarà approvata, rappresenta una autentica porcheria che impedirà, a qualsiasi persona di buon senso di Centro Destra, di votare per Pdl e Lega che hanno, in tal modo, tradito gli impegni elettorali del “non mettere le mani nelle tasche degli Italiani”.
Posso capire e condividere la necessità di una manovra da 40 o più miliardi di euro.
Ma perchè possa essere efficace, doveva essere fatta integralmente di tagli alla spesa pubblica.
Invece, a fianco di una manovra da gabellieri, leggo che vengono assunti dallo stato sessantasettemila ulteriori dipendenti pubblici nella scuola.
I nostri sacrifici vanno così in fumo e ci troveremo fra un anno, due, tre, al punto di partenza: a dover fare una manovra, che sarà di tasse, per contenere il debito pubblico, invece di sforbiciare le spese per non doverle affrontare nei prossimi anni.
Berlusconi ci ha indicato la strada e in buona parte l’ha anche percorsa.
Adesso aspettiamo che un nuovo Berlusconi ne raccolga il testimone e riesca a condurci al traguardo.

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Della serie: buoni sì, ma fessi no


A proposito del post di Eleonora Milano, di male in peggio?, leggendo il post e la striscia di Reuters qui sotto, si può comprendere il motivo del suo disappunto, a riguardo della città di Milano, qualora dovesse passare nelle mani di Pisapia.
E, a tal proposito, basta con i finti moralismi, perchè, a quanto pare, i più puliti avrebbero la rogna, come si evince anche da questo post su Marco Travaglio, e da quest’altro su Concita De Gregorio, o qualche scheletro nell’armadio, come è il caso dell’altro candidato a sindaco di Milano.
ROMA, 12 maggio (Reuters) – Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, difende il sindaco Pdl uscente, Letizia Moratti, che ieri in un duello tv ha accusato il suo avversario del centro sinistra, Giuliano Pisapia, di essere stato condannato per un furto d’auto, salvo essere amnistiato senza ricordare che nell’appello richiesto da Pisapia è stato assolto per non avere commesso il fatto.

“Non vedo come la sinistra possa scandalizzarsi perché la Moratti ha ricordato una condanna di primo grado per il proprio candidato”, ha detto Berlusconi, capolista del Pdl al Comune di Milano, ai microfoni di CNRmedia .

“Sono stato attaccato dalla Procura di Milano con 30 processi, 24 dei quali sono finiti con la mia asssoluzione o con l’archiviazione, quindi ci sono state almeno 24 accuse non fondate che i magistrati hanno ritenuto infondate. Si pensi al fango che mi hanno tirato addosso lungo tutto l’arco di questi processi. Tra l’altro ricordo che nel ’94 addirittura mi venne fatta un’accusa che portò alla caduta del Governo scelto dagli italiani”, ha aggiunto il premier.

“Ogni tanto è giusto che anche Letizia tiri fuori le unghie. In campagna elettorale si possono capire tanti comportamenti che non saranno poi quelli di quando si dovrà governare insieme”, ha concluso Berlusconi.