Il pensiero politico dopo le ideologie

Il potere culturale ha tentato di liquidare Augusto Del Noce archiviandolo fra i filosofi inattuali ossia refrattari al furore squillante sul palcoscenico postmoderno.
Antonio Livi ha tuttavia stabilito che, nell’età della parlantina senza controllo, l’ostracismo alla memoria di Del Noce, pensatore irriducibile agli sdegni crepuscolari, si deve al fatto che egli fu sostenitore di una “metodologia storiografica, che si fonda su induzioni di carattere schiettamente sperimentale, e arriva a stabilire delle leggi universali sulla base di fatti accuratamente esaminati e valutati attraverso il confronto con fatti analoghi”.
Per mezzo dell’analisi storiografica Del Noce, negli anni bui del post-sessantotto, ha dimostrato la stretta parentele esistente tra le sorelle della discordia, la soffocante mitologia intorno alla mano magica del mercato e la mitologia intorno alla giustizia riparatrice del comunismo.
Di qui la scandalosa anticipazione a Domenico Settembrini: “Voi sapete quanto io detesti il comunismo: ebbene, se l’unica alternativa – cosa che non credo – dovesse essere la società consumistica, sceglierei il comunismo”.
Livi commenta: “Si potrebbe dire: sono parole di un utopista; come si fa a opporsi a un processo ineluttabile come quello che ha portato e sempre di più porterà all’egemonia del sistema capitalistico? Come si fa ad andare contro la globalizzazione? Ebbene: Augusto Del Noce fu creduto un sognatore quando prevedeva il crollo del comunismo, e invece il suo pensiero si rivelò l’espressione del più acuto realismo politico, perché aveva saputo leggere nella realtà la legge che regola le idee politiche e le fa vivere o morire, facendo vivere o morire con esse i sistemi di potere che se ne servono”.
A oltre vent’anni dalla morte di Del Noce la fede nel mito della globalizzazione non è più incrollabile. Sull’universale labaro del mercato magico adesso sono evidenti gli strappi causati dalla delusione e dal risentimento seguiti allo scoppio americano della grande bolla speculativa.
Dove splendeva il simbolo liberale della consumante felicità, fiammeggiano le parole Usura, Truffa Madoff, Depressione.
Il giudizio di Del Noce sul capitalismo è ultimamente confermato dai fatti. Sostiene Livi: ”Chi può essere certo che Del Noce non abbia visto chiaro anche nel caso del capitalismo consumistico? Non sarà anch’esso condannato a crollare, perché in conflitto con la coscienza cristiana ma anche e soprattutto perché contrario alla legge naturale, alla natura dell’uomo e al bene comune della società?”.
A Del Noce la discesa delle ideologie nell’organizzazione alienante del consumismo fu evidente dopo la trionfale diffusione del pensiero ludico, francofortese e californiano.
Nel lontano 1971, ragionando con Ugo Spirito sull’eclissi dei valori tradizionali, Del Noce dimostrò che, nella resa incondizionata ai miti borghesi della scienza e della tecnologia, la cultura progressista dava luogo a un movimento indirizzato “al conservatorismo più oppressivo che la storia abbia mai conosciuto … sicché si ha la distruzione totale delle tre virtù teologali e delle loro versioni laiche e questo, appunto, è il nichilismo”.
Del Noce ha previsto la trasformazione del conflitto ideologico tra liberali e socialisti in gara, tra imprese e banche gestite da sessantottini impenitenti: un doppio tritacarne, inteso alla conquista della prima fila nella sistema dell’oppressione.
La filosofia d’ispirazione cristiana ha anticipato la riduzione della modernità a duello parolaio, combattuto fuori dalla storia, nell’oltretomba televisiva della ragion sconvolta.
L’ultimo orizzonte dell’ideologia, secondo Del Noce, è il regno di Dio senza Dio, circolo quadrato inventato da Walter Benjamin e Ernst Bloch e messo in scena dai sessantottini, nel dolente presagio della catastrofe sovietica.
Destra bancaria e sinistra imbalsamata, le due teste del delirio, hanno trovato rifugio nel brusio del salotto buono, dove, osservava appunto Del Noce, “La negazione totale della tradizione coincide con l’emergere dello spirito borghese allo stato puro nel senso che mai l’estensione dell’homo oeconomicus e l’abolizione dell’etica in favore dell’economia, erano state portate tanto avanti”.
La lettura degli scritti delnociani squarcia il sipario del teatrino in cui si esibiscono la diserzione della politica di destra e di sinistra e lo spietato trionfo degli usurai. E fa intravedere il futuro propizio all’ardimento del primo soggetto politico capace di spingere il pensiero di là del recinto abitato dai fantasmi del fallimentare ideologico.

Piero Vassallo

Quei Cattolici Illuminati che la sanno lunga su Gesù e Castellucci.

Nel corso di questi anni ho dovuto smentire svariate panzane cattocomuniste che propinano immagini di un Gesù pvoletavio e povero tra i poveri. Non è così, sappiamo che San Giuseppe era un artigiano benestante e San Pietro un piccolo armatore di barche, ne aveva diverse e le affittava. Gesù inoltre chiedeva la povertà ai Santi, ma amava i peccatori, capace nella sua Bontà Divina di perdonarli e comprendere quanto la natura umana sia tentata dal Male, a causa del Peccato originale. Conscio nella Sua Divinità di quanto fosse difficile accettare il Suo Messaggio in pieno, recepibile solo da quella infinitesimale minoranza che, appunto, chiamiamo Santi.
Tra le confusioni svariate che ho letto in questi giorni intorno al Caso Castellucci, spicca senz’ altro quella intervista di ieri sul Corriere della Sera di Don Gino Rigoldi, cappellano del Carcere Minorile della Mia Città, tendente ad una difesa dello spettacolo. Chiama “Baccano Esagerato”, la presa di posizione di molti Cattolici non disposti ad accettare di veder imbrattato il Dolce e Santo Volto di Gesù. Parla di uno spettacolo che non ha visto, ma ammonisce chi ne parla, non avendolo visto; ignorando invece che da molto tempo esistono non solo filmati, ma anche prese di posizioni di molti Cattolici Francesi che lo avevano visto. Afferma poi: “
Intanto mi risulta che in piazza e in Rete non c’erano soltanto gruppi religiosi ma anche formazioni politiche di estrema Destra che con Gesù non hanno nulla a che fare.“. Ma, dico io, vogliamo impedire che chi non sia cattocomunista, vicino alla Teologia Liberata, ai cattoomofili, ai pacifinti e sodali, possa manifestare in difesa di una Religione che abbraccia oltre un miliardo di credenti ? Vogliamo negare che chi aderisca a Forza Nuova abbia il diritto di avere a che fare col Cristo che tutto perdona ?
Ma è alla fine che abbiamo le dichiarazioni che più mi hanno choccato da parte di Don Rigoldi: “
Gesù camminava per le strade, gli puzzavano i piedi, sputava per terra. Era Dio e Uomo insieme. L’idea che di Gesù si possa parlare solo tra gli incensi delle chiese o figurandoselo sulle nuvole e basta mi pare altrettanto blasfema di qualsiasi testo teatrale blasfemo. Forse anche di più.
Francamente tutto questo, oltre che irrispettoso ed ammantato di buonismo pauperista, mi sembra anche privo di fondamenta: le Pie Donne lavavano e profumavano quotidianamente i piedi di Gesù, e paragonare la Guarigione del cieco avvenuta attraverso un gesto che ricordava la Creazione ad un semplice sputo, mi sembra parimenti blasfemo. Dio è anche Bellezza Infinita, Don Gino… e la Sua Incarnazione Umana pretende rispetto.

La destra genovese nel tunnel degli ideali

Mentre passeggiavo con il mio cane mi ha fermato un giovane studente di giurisprudenza e mi ha chiesto come è possibile liberare la mente dalle nebbie depositate da decenni di diseducazione scolastica, politica, giornalistica, televisiva, cinematografica e (pur troppo) parrocchiale. Diseducazione è la parola adatta a significare il risultato di mezzo secolo di varia umanità, di confusioni incoraggiate dai compromessi sottoscritti da cattolici modernizzanti con il laicismo furente e incapacitante. Anni segnati dall’inganno politicante e dalla superba stupidità: la lettura dilettantesca e demenziale del Grande inquisitore anticattolico o dagli applausi parrocchiali a Brecht, a Fellini e a Testori, per citare soltanto i primi esempi di amori intelligenti che si affacciano alla memoria. Dagli anni Sessanta ad oggi la storia genovese ha infatti messo in scena una vera e propria catastrofe civile, spirituale e in ultima analisi antropologica. Il popolo laborioso e virtuoso, che aveva rovesciato l’esito tragico della guerra, nel giro di pochi decenni si è trasformato nella massa senescente, opaca e sciatta, che corre verso piaceri orizzontali ed evasioni umilianti. Il furore della metamorfosi non ha risparmiato nessuna area della città partita. Nell’immaginario culturale Gramsci è diventato Luxuria. Giovanni Gentile è naufragato nell’alcova di Gaucci. Don Sturzo si è disperso nelle ridarelle intitolate – con abuso inaudito – a Sant’Egidio. Benedetto Croce si è sciolto nella lacrime della Fornero. Un naufragio umiliante al quale si è sottratta una minoranza trascurabile, emarginata e silente: il clero fedele e il resto del suo popolo. E’ evidente che la via d’uscita è intitolata a quella tradizione che è stata sfregiata dai politicanti. D’altra parte si sa che esiste una ricca biblioteca, che raccoglie le testimonianze degli autori (ad esempio il cardinale Giuseppe Siri) che hanno esposte con maestria le indicazioni necessarie all’uscita dal disordine. Il compito di usare quella biblioteca compete ai politici e non agli studiosi impegnati a sottrarla all’avanzate oblio. Ma dove sono i politici? Politicanti una folla rumorosa e asfissiante. Politici? E’ questo il nodo del problema genovese. La politica latita. A destra oscilla tra la filosofia di scherzi a parte e il rombo desolante della retorica. Ora la disastrosa svolta modernizzante è stata perfezionata nella Genova di Paolo Emilio Taviani. L’appiattimento della città sullo zero metafisico stampato sul faccione inespressivo di Marta Vincenzi è il risultato ultimo di una scelta creduta tonificante e maturata da Taviani contro la contraria opinione del cardinale Siri. Inizio dell’avvilimento di Genova – la denatalità, lo sfascio delle famiglie, lo sconquasso dell’economia, l’esodo della Esso e della Shell, la liquidazione delle società di navigazione, la contrazione della siderurgia, la decadenza del porto, l’anchilosi del commercio, insomma il mal di Genova ha origine dalla scelta creduta progressista da Taviani. E’ dunque evidente che il rilancio della città deve cominciare dal rovesciamento degli indirizzi alla decadenza progressiva. Una tale scelta obbliga ad uscire dal cicaleccio politicante e appropriarsi della tradizione cattolica, l’unica seriamente antagonista. La buona amministrazione incomincia dal corretto pensare. I veti paralizzanti – ad esempio: no al termo-valorizzatore, no alle ronde militari nelle zone infestate dai malavitosi – hanno infatti origine dalla metamorfosi decadente dell’ideologia marxista-leninista. La soluzione dei problemi di Genova deve iniziare dalla critica della cultura che li ha generati e ingigantiti. Purtroppo la destra genovese sta muovendo fantocci su una scacchiera irreale, simile a quella di Marostica. Tanti candidati, tante chiacchiere, tanti sogni-incubosi, nessuna strategia in uscita dal consueto bla-bla-bla.

(nella foto: Paolo Emilio Taviani)

PIERO VASSALLO

Il Cristo viene ucciso in Nigeria. Ma anche a Milano.

Crescono i massacri di Cristiani in Nigeria. Ma anche in italasia, non è che stiamo meglio. Ieri al Teatro Salone Pier Lombardo (da ieri torno a chiamarlo col vecchio nome…) è andata in scena l’ opera iperblasfema del regista cesenate ma francese d’ adozione Romeo Castellucci, “Sul concetto del volto del Figlio di Dio”. Spettacolo contestato mesi prima in Francia da alcuni ragazzi Cattolici, saliti sul palcoscenico recitando il Rosario come riparazione per il grave atto contro il Volto di Gesù raffigurato in un famoso quadro di Antonello da Messina,riempito di liquami simili ad escrementi durante lo spettacolo. Anche a Milano si annunciava un Rosario davanti al teatro, ma la questura non ha dato il permesso, permettendo la manifestazione solo a 200 metri. Anche grazie alla mobilitazione preventiva che Corriere e Repubblica avevano fatto, insieme ai soliti Cattivi Maestri, accusando i Cattolici persino di antisemitismo (??? !!!) gli organizzatori. Questo perchè Andreè Ruth Shammah, direttrice del teatro, è israelita. I giornalisti benpensanti in questi giorni hanno fatto tutta una tiritera, vedendo Cattointegralisti ovunque, invece che semplici credenti offesi da una violenza inaccettabile contro la Fede. Speravano che tutto degenerasse in violenza. Non è stato così, tutto è rimasto contenuto in preghiere, ed anche alcuni militanti di Forza Nuova si sono limitati a resistenza passiva, venendo spostati di peso dalla Polizia. Così, non potendo trovare pretesti per parlare di CattoFascisti, il Corriere e Repubblica si son dovuti limitare oggi ad articoli ironici. Lo spettacolo è andato in onda con la presenza di molti soliti noti cattofobi benpensanti fratellini di Sofri e Battisti.
Castellucci, che tanto consenso ed appoggio ha pure tra gli omofili, avrebbe il coraggio di fare uno spettacolo su Maometto ? Non dico Allah, ma Maometto, che rimane solo un profeta anche per i Mussulmani ?
Sarà certo un caso, ma oggi Milano ha avuto un terremoto del 4,9 Richter.
Un caso. O no ?

Imbecillità ad oltranza

Un commento: “mi dispiace, da cattolico seppur non praticante, difendere il diritto da italiano di provvedere ai bisogni di profughi in altro modo…difatti, se andiamo a far di conto, non c’è discrasia più ampia nei confronti degli italiani più indigenti che l’occuparsi innanzitutto degli altri che, per arrivare da noi, spendono delle vere fortune che, se rapportate alle vere necessità, nascondono delle scuse più becere, dei sotterfugi più squallidi, delle vere truffe, insomma… con 7000 euro, nel loro paese, potrebbero vivere da ricchi per 10 anni!!! possibile che il vaticano non lo capisca??? e la storia dei massacri dei cristiani? il papa si limita al bla bla più nefasto, non condanna così, ma l’aumenta… l’ islamismo è più forte del cristianesimo, e, la colpa è del papa che soggiace agli imput più strani come quello della debolezza dell’occidente, della paura della mancanza del petrolio se noi ci opponessimo in modo deciso… il papa vive in un altro mondo, quello della ricchezza sfrenata peccato.”
In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, il papa Benedetto XVI è tornato a lanciare un netto appello agli Stati affinché non considerino gli immigrati coltanto come numeri: “Sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace”. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha comunque voluto ringraziare la Chiesa e le organizzazioni cattoliche per il lavoro svolto da sempre con gli stranieri: “Accompagnandoli in un’esperienza mai facile, talvolta drammatica, assicurano loro quel supporto materiale e sostegno spirituale che nel passato molti italiani emigrati poterono ricevere all’estero dalle comunità religiose impegnate ad accoglierli nei paesi di destinazione”. Dopo la recita dell’Angelus, il Santo Padre ha ricordato che verso i “nostri fratelli e sorelle rifugiati e migranti dobbiamo essere testimoni autentici del Vangelo vivendo concretamente la solidarietà e la carità cristiana, non solamente con la preghiera ma anche con gli atti”. Rivolgendosi in particolar modo ai pellegrini polacchi, Benedetto XVI ha esortato a pregare per “tutti coloro che vivono in terra straniera”. Proprio durante l’omelia della messa in occasione della Giornata nazionale del migrante, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana monsignor Gualtiero Bassetti ha fatto notare che in Italia manca “una specifica legge sul diritto di asilo, così come servono misure più efficaci di accoglienza dei rifugiati per motivi politici”. Secondo il vescovo di Perugia, infatti, “troppo debole risultano ancora la protezione ed il contrasto delle vittime della prostituzione e della tratta di esseri umani, spesso gestiti da organizzazioni criminali di vari paesi stranieri”. Bassetti ha, quindi, evidenziato la “forte discriminazione, dal punto di vista della salute e della maternità, tra stranieri regolari ed irregolari”. Tutto questo mentre “per la Chiesa nessuno è escluso, estraneo o lontano, e rispetto alle tante persone che cercano di sfuggire alla miseria, alle persecuzioni ed alla morte, non si può restare insensibili”.
Napolitano ha apertamente lodato il ruolo della Chiesa nell’accoglienza agli stranieri. “L’attenzione e il sostegno che a quanti oggi emigrano nel nostro paese – ha spiegato il capo dello Stato – vengono offerti a prescindere dalle appartenenze religiose, non implicano alcuna rinuncia ai valori propri del cristianesimo, ma piuttosto una forte riaffermazione di quei valori universali di solidarietà umana che sono alla base di tutte le grandi religioni e non possono conoscere frontiere né geografiche né etniche”. Per la difesa dei diritti non solo lavorativi, ma anche sociali e politici dei migranti, il presidente della Repubblica ha fatto poi notare che “le organizzazioni cattoliche, grazie alla attività dei sacerdoti, degli operatori e dei tanti volontari, hanno profuso un impegno costante che è giusto sottolineare e valorizzare”. “Il contributo che esse, insieme ad organizzazioni laiche, forniscono – ha concluso il capo dello Stato – al fine di rimuovere gli ostacoli che si oppongono a un percorso virtuoso di inclusione della popolazione straniera nella società italiana, costituisce una leva indispensabile per sostenere la tenuta e la crescita non solo economiche ma anche civili e sociali del nostro paese: chiunque ne abbia a cuore le sorti non può non apprezzare il grande valore di questa opera meritoria“.

Immigrati esentasse…

Roma – C’è crisi, più tasse per gli italiani. C’è crisi, meno tasse agli immigrati. Dopo un mese di salassi annunciati e applicati, ora il governo Monti lancia l’unico messaggio anti-imposte dal giorno dell’insediamento. Seguendo un ragionamento che potrebbe essere corretto se non arrivasse da chi ha appena flagellato sessanta milioni di cittadini, i ministri dell’Interno Anna Maria Cancellieri e della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi stanno lavorando ora in una direzione opposta: hanno deciso di «avviare un’approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia».
Il contributo sarebbe il nuovo balzello deciso da un decreto del governo Berlusconi, a firma degli ex ministri Maroni e Tremonti, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre, che sarà in vigore dal prossimo 30 gennaio. Nel decreto è previsto che gli stranieri che chiedano il permesso di soggiorno debbano pagare tra gli 80 e i 200 euro, a seconda del tipo di documento: la quota minima è per il permesso classico di un anno, 200 euro è invece l’obolo necessario per la carta di soggiorno, destinata ai «soggiornanti di lungo periodo», da rinnovarsi ogni cinque anni. La nuova tassa non riguarda in nessun modo i ragazzi minorenni, gli immigrati che vengono in Italia per cure mediche e coloro che richiedono asilo.
Il ragionamento dei ministri Cancellieri e Riccardi è questo: «In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione può essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare». Il Pd applaude, ma la mossa filo-immigrati piace soprattutto agli ambienti cattolici, che questo governo rappresenta in effetti con molti ministri, e soprattutto con il premier Monti. La Lega è sulle barricate, annuncia l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma anche il Pdl è gravemente perplesso: intervenire su questa materia sarebbe «uno sfottò al Parlamento», avverte l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano. Questo perch´ la tassa era definita nell’ultimo decreto attuativo di ottobre, ma il contributo «è stato introdotto con la legge 94/2009, che a sua volta ha modificato il testo unico sull’immigrazione; è quindi legge dello Stato, varata dopo un confronto parlamentare consapevole e acceso». Se si modifica questa materia, bisogna quindi ripassare dal Parlamento, avverte anche il Pdl Lucio Malan.
Maroni ha subito reagito sulla sua pagina Facebook: «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento. Io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare». E il vicepresidente del Carroccio al Senato Sandro Mazzatorta ha ricordato che in Francia sono necessari ben 1.600 euro a un immigrato per ottenere il permesso di lavoro.
Il nuovo meccanismo era stato pensato per rifinanziare in parte i considerevoli costi sostenuti dallo Stato per la gestione dell’immigrazione: rimpatrio degli irregolari e amministrazione delle pratiche dei permessi di soggiorno. Metà delle entrate erano infatti destinate al fondo rimpatri, per sostenere gli straordinari degli agenti di polizia. L’altra metà andrebbe invece a finanziare gli sportelli unici per l’immigrazione e l’integrazione. Il provvedimento avrebbe portato nel giro di poco tempo circa 200 milioni nelle casse dello Stato. L’imposta era stata duramente criticata dalla Chiesa, «una tassa ingiusta», l’aveva definita martedì monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei. E ieri dal Vaticano e ambienti vicini sono arrivate lodi al governo che nella crisi pensa agli immigrati: il ripensamento del contributo sul permesso di soggiorno «è il segno di una grande apertura che accogliamo con favore», è stato il commento di Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana. «Un segnale importante e coraggioso» per le Acli.

Madiran:il pensiero cristiano fra destra e sinistra

Consumata dalla passione per la Banca vampiresca e appiattita dal consenso all’algido prestidigitatore Mario Monti, si è estinta la destra, vasta e bizzarra radunata dei portatori di due etichette: la piccola etica [etichetta] interpretata da pendolari in viaggio tra Luigi Pirandello, Giorgio Almirante e Luciano Gaucci e il marchio di fabbrica [etichetta] applicato dalla sinistra, che (insegna Jean Madiran) inventa, confonde, giudica e condanna i suoi nemici.
Con felice tempismo, l’editore veronese Giovanni Zenone (www. Fede & Cultura. com) celebra l’evento pubblicando il saggio di Jean Madiran, “La destra e la sinistra”, che si legge come un’anticipata, illuminante analisi delle cause a monte dell’ingloriosa estinzione dell’oggetto surreale, “la destra che non sa più che cosa essa sia”.
Nella nota dell’editore, Jean Madiran è definito massimo pensatore cattolico vivente in Francia e autore di un progetto inteso alla rifondazione della vita sociale sul trinomio lavoro-famiglia-patria con la bussola evangelica di servire Dio per primo.
Senza ombra di dubbio la lezione di Madiran può istruire e orientare i cattolici che non intendono affidarsi alle ideologie imprigionanti, piazzate a sinistra e a destra dagli architetti del disordine e del nulla ultimo.
Ora la condizione per conquistare la libertà dalla menzogna è comprendere che il Cristianesimo costituisce il più efficace metodo per contrastare le ingiustizie sociali, infatti “ha soppresso la schiavitù classica e ha compiuto, così facendo, la più grande riforma sociale di tutti i tempi … nessuna sinistra avrebbe potuto farlo, nessuno, in ogni caso, ci sarebbe potuto arrivare senza rimpiazzarla immediatamente con una schiavitù più feroce”.
Al fine di conquistare i cristiani, i dirigenti della sinistra hanno tentato con ogni mezzo di collocare il Cristianesimo a destra. Risultato di tale azione propagandistica è il cristianesimo adulto, figlio di una timidezza strenuamente impegnata a non essere di destra a giudizio della sinistra.
Se non che la pretesa di diventare incolpevoli agli occhi dei comunisti genera i cristiani dimezzati: “Invece di separarsi dal mondo, come chiede Dio, i cristiani ora si separano dalla destra, come chiede la sinistra. Riescono così facendo a superare la fatica di separarsi da se stessi per andare a perdersi nel mondo”.
Per diventare adulti i cattolici sono obbligati a rovesciare il sì si no no del Vangelo in una fede unitiva, disposta a raccogliere e fare proprie le bizzarrie degli ideologismi. Le obiezioni all’errore pertanto si avvitano nella languida figura del tango con caduta della ragione.
Madiran segnala inoltre il pericolo costituito dall’incomprensione del danno procurato dall’attività a sostegno della destra: “è già fare il gioco della sinistra, poiché precipua specificità della sinistra consiste nell’inventare arbitrariamente l’esistenza della destra e la necessità di combatterla politicamente”.
Di qui l’obbligo di affidarsi a una giustizia estranea alle culture di sinistra e di destra, uno spirito “che non è un’invenzione della sinistra e che esisteva ben prima di essa, lo spirito cristiano, la tradizione cattolica, la civiltà cristiana”.
I disastri causati da una destra oscillante tra i miti americani intorno alla globalizzazione e il furore patriottardo-risorgimentale, testimoniano l’urgente necessità di uscire dalla fossa dei serpenti. Un risultato conseguibile poiché nell’ambiente cattolico italiano operano da tempo e in ordine sparso studiosi capaci di tracciare la via dell’allontanamento dalle ideologie in guerra nel mondo moderno.
Il naufragio della politica nazionale nelle acque torbide della finanza strozzina esige una risposta unitaria dei cattolici pensanti, che sono rimasti fedeli alla loro identità.
Il tempo dei circoli chiusi, delle meschine discriminazioni e delle scolastiche incomunicabili è scaduto. Il futuro appartiene a coloro che si dimostreranno capaci di affrontare uniti la sfida lanciata dalle culture anticristiane.

Piero Vassallo

Considerazioni sul convegno delle Acli a Genova

Condizioni di autentica povertà, troppo spesso generate da comportamenti degradati, famiglie allo sfascio o in grave situazione di precarietà con conseguenze drammatiche sulla prole, anziani malati e disabili, cioè persone autenticamente bisognose, in stato di solitudine e abbandono: dalle relazioni degli esponenti dell’Acli della Liguria, riuniti a Genova in convegno il 22 ottobre scorso, è emersa in tutta la sua drammaticità la situazione di una regione che da pretesa fucina della modernità sociale, culturale ed economica (alcuni ancora ricorderanno la Genova Città Laboratorio degli anni Settanta del secolo scorso, quella dove si sperimentavano le sorti magnifiche e progressive dell’intero nostro paese) si è trasformata in capitale, forse mondiale, della denatalità e dell’inerzia.

Fatalismo e rassegnazione al peggio sono le conseguenze, quasi scontate, di una negatività ormai diffusa e radicata: tutti gli oratori legati all’associazionismo cattolico provenienti dalla nostra regione si sono limitati a descrivere una situazione di fatto che vede il malessere sociale crescere intorno a noi in maniera esponenziale e, quasi in parallelo, il drastico ridimensionamento delle risorse che fino a ieri servivano a lenirlo, almeno un po’. Una realtà angosciosa che, così rappresentata, appare senza alcuna via d’uscita, visto che un rigido inverno sta calando non solo sulle improvvide cicale nostrane ma su quelle, altrettanto sconsiderate, di tutto l’Occidente imbambolato dai suoi stessi vizi.

Denunce e rivendicazioni che hanno anche messo in evidenza, in questo convegno, l’universo limitato di tutto il sindacalismo nostrano: un fiato, a mio avviso, un po’ troppo corto per un’associazione nata nel pieno della seconda guerra mondiale con il compito specifico di affermare i principi cristiani nella vita sociale. Quegli stessi principi cristiani che, trasmessi di generazione in generazione, sono sempre stati in grado di garantire comportamenti virtuosi, consentendo alle famiglie e alle collettività di superare senza danni irrimediabili momenti sicuramente ben più duri dal punto di vista materiale di quelli attuali.

Fortunatamente, a riportare al centro dell’attenzione i fondamenti statutari della storica associazione, ha pensato il suo presidente nazionale, Andrea Olivero, un giovane coraggioso e dalle idee estremamente chiare. “Bisogna ricordarci che siamo chiamati a portare Speranza in ogni contesto perché siamo figli del Risorto”: queste le parole con cui egli ha esortato i presenti a ritrovare i Grandi Valori della Tradizione Cristiana. Poi, con la concretezza e la semplicità di parola di chi è abituato a confrontarsi con il disagio materiale, ha energicamente richiamato l’urgenza dei nostri tempi rappresentata dal rinnovamento spirituale che, in ogni caso, deve accompagnare l’intervento sociale per renderlo produttivo.

Un discorso, quello del giovane Olivero, che è risultato il miglior assist per l’intervento successivo del Cardinale Angelo Bagnasco.

E’ sicuramente riconducibile alla discussione aperta nel corso del recente convegno dell’associazionismo cattolico di Todi, la frase con cui il Cardinale ha aperto il suo intervento: “La Chiesa non è un’agenzia politica, sociale, etica. Questi aspetti ridurrebbero il ministero della Chiesa a religione civile e deformerebbero il volto della Chiesa” che, invece, “ha la missione di annunciare la Salvezza e di occuparsi dell’uomo”.

Una premessa importante ma anche molto confortante in quanto apre a prospettive di Speranza, a partire dal tema specifico dello stesso convegno. Infatti, vale la pena qui ricordare che  la politica d’assistenzialismo prodotto dalle istituzioni ad esso preposte e tutte le etiche richiamate dalle più moderne costituzioni e dalle carte degli organismi internazionali rivolti alla soluzione o almeno al contenimento dei problemi, hanno fin qui fallito clamorosamente l’obiettivo di frenare la spaventosa deriva sociale ed economica che tutti i relatori genovesi e liguri avevano appena finito di descrivere con tanta puntualità e precisione.

Entrando poi nel merito di tutte le emergenze che affliggono l’Italia, come la maggior parte dei paesi dell’Occidente, egli ha detto chiaramente che non è compito della Chiesa trovare delle soluzioni né indagare le cause tecniche che le hanno originate, quanto piuttosto andare alla loro radice, che risiede proprio nell’uomo, nelle priorità della sua coscienza da cui procedono scelte e comportamenti; precisando che tutto questo, ben lontano da costituire un modo per eludere l’argomento, rappresenta invece una grande assunzione di responsabilità: l’assunzione del compito proprio della Chiesa di “richiamare alla Speranza per riconoscere il Bene nella Storia”. Parole alte e chiare eppure, al momento, difficili da comprendere per gli italiani contemporanei, vittime di una scuola troppo debole e di pregiudizi inculcati ad arte, disastrosamente propedeutici al crollo del senso comune e a quell’autolesionismo generatore d’una parte rilevante dei gravissimi mali che oggi ci affliggono. Anche se, come ha inteso sottolineare lo stesso cardinale per smentire analisi troppo pessimistiche della realtà, gli antichi valori fondamentali sono ancora forti nella coscienza popolare e il vincolo familiare, bersaglio privilegiato dell’individualismo dilagante, da noi resiste assai più che nel resto d’Europa.

“Il Vangelo va prima capito e poi condiviso” è il sostanziale richiamo del Presidente della CEI. Una sfida impegnativa che presuppone l’impegno corale di tutti i cattolici e il superamento di non più sopportabili divisioni e distinguo, in quanto sarà impresa richiedente lo sforzo congiunto di tutti reintrodurre questo valore nella coscienza collettiva (come anche altri fondamenti della tradizione cristiana), considerato il punto troppo basso raggiunto oggi dalla dimensione spirituale.

Sì, penso proprio che dovremmo imparare a guardare un po’ meno ai personaggi che costituiscono il riferimento della politica che ogni giorno di più appaiono impotenti e del tutto inadeguati alle sfide dei tempi e seguire con maggiore attenzione le parole del nostro acuto e preparato Cardinale.

Chissà che Genova, attuale laboratorio di depressione e regressione umana, non possa diventare un luogo di Speranza.

Miriam Pastorino

Dittatura delle minoranze

Un commento all’articolo: Continuiamo a sbagliare. Sono loro a dover essere tolleranti e rispettuosi nei confronti delle nostre usanze. Questo é il significato di integrazione. E’ un problema loro se non sopportano cristiani, ebrei, buddisti, taoisti, cioé tutti quelli che non sono come loro. Oltre a cio’ non dobbiamo concedere un centimetro a chi non rispetta la nostra civilta’ e ci uccide nei propri paesi per quello che rappresentiamo. E’ ora di dire basta, nessuna concessione speciale per i musulmani. Hanno la possibilita’ di vivere liberi e in democrazia nei nostri paesi e di professare liberamente la loro fede. Se questo non gli basta vanno espulsi. Noi non cambieremo la nostra civilta’ per la loro!A tutte le anime buone e comprensive: guardate le loro societa’ e cosa é successo nei paesi dove l’islam si é stabilito, se non facciamo qualcosa diventeremo cosi’ anche noi. Volete questo per i vostri figli?”
Niente preghiere in aula. Niente festività religiose. Niente quadri della madonna in aula. La stretta laica arriva anche all’istituto Andrea Sole di Borgo Molara, nel palermitano. A causare l’eliminazione di ogni simbolo religioso dalla scuola materna ed elementare di Palermo le rimostranze di una famiglia musulmana, preoccupata che la figlia potesse essere discriminata religiosamente dalla presenza dei simboli cristiani nell’istituto. Una decisione che per accontentare una singola famiglia, scontenta di fatto tutti gli altri genitori della scuola, che oppongono alla decisione sostanzialmente la stessa motivazione. Non è giusto discriminare nessuna posizione religiosa. Sia essa islamica o cristiana. Passi forse l’abolizione delle preghiere all’inizio delle lezioni, ma la rimozione del quadro della vergine dai muri dell’istituto, decisa dalla dirigente del plesso scolastico, si scontra con le idee dei genitori che commentano il fatto e fanno presente che i loro figli hanno diritto a mantenere l’identità religiosa e culturale con la quale sono cresciuti. Dal canto suo la preside, a capo di di una direzione didattica che comprende 5 plessi, e quindi un migliaio di alunni, spiega che “la mamma della bambina musulmana ha soltanto rivendicato il diritto di non aver impartiti insegnamenti cattolici. Sono garante di un’istituzione che deve vedere tutti egualmente rappresentati. Avevo persino pensato di realizzare un angolo interreligioso”. Nessun problema, almeno in questo caso, è stato avanzato invece per la presenza in aula del crocifisso, anche perché, spiega sempre la dirigente scolastica, “ci sono sentenze europee che lo consentono” e dell’albero di Natale.