Le nuove ingerenze del vaticano…

“Se il tempo che si vuole frapporre per l’approvazione, è un tempo destinato a migliorare le cose, avrebbe un senso. Ma se rimandare vuol dire soltanto prendere tempo, cercare di non pagare il prezzo per un’approvazione così importante, allora qualche difficoltà c’è ad apprezzare tutto questo”. Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei, torna alla carica. E, ai microfoni del Gr1, atttacca quelle forze politiche che hanno rinviato la legge sullo ius soli: “Due anni fa questa legge alla Camera è stata approvata da chi oggi non l’approva”.
Nonostante lo stop in parlamento, la Cei continua a sostenere (con vigore) la legge che regala la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. E adesso se la prende con quelle forze politiche che, dopo aver appoggiato lo ius soli, hanno fatto un passo indietro. “Probabilmente chi si è tirato indietro avrà le sue buone ragioni – attacca Galantino – purtroppo sul tema dello ius soli sono state scaricate tante tensioni – aggiunge, poi, il segretario della Cei – su questo tema sono stati scaricati i temi e i problemi dell’immigrazione ma è una realtà che non c’entra niente”. In Italia, secondo Galantino, c’è “un’eccessiva semplificazione e soprattutto un approccio curvaiolo, da tifo da stadio”.
Già ieri Galantino si era scagliato contro il parlamento per aver fermato l’iter della legge. “Si è trovato il modo di accelerare sui diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso – aveva tuonato – si dia almeno la stessa attenzione ai diritti di italiani tenuti senza cittadinanza”. Una presa di posizione che ha fatto infuriare anche le associazioni arcobaleno. “Non ha senso mettere in competizione i nostri diritti con quelli degli altri – ha commentato il portavoce di Gay Center, Fabrizio Marrazzo – sono stati dati diritti a persone che non li avevano, su questo punto bisogna in realtà fare ancora molti passi in avanti in Italia, ma questo non significa che si debba colpevolizzare una comunità che sulla questione dello ius soli non ha influenza. Spetta alla politica dare risposte”.

La chiesa mondialista e lo ius soli

La Cei in campo per i migranti: ius soli, accoglienza, xenofobia. Il presidente della conferenza episcopale, cardinal Bassetti: “La nuova cittadinanza favorirà l’integrazione” di Luca Romano

Il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti aprendo il consiglio permanente della Conferenza Episcopale italiana torna ad affrontare il tema dello ius soli. “Alla luce del Vangelo e dell’esperienza di umanità della Chiesa, penso che la costruzione di questo processo di integrazione possa passare anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sè”, ha affermato il cardinale. Dunque la posizione della Cei riguardo alla legge per il momento congelata al Senato che introiduce la cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia è abbastanza chiara: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i 4 verbi che Papa Francesco ha donato alla Chiesa per affrontare la grande sfida delle migrazioni internazionali”, ha aggiunto Bassetti. Il processo di integrazione “richiede, innanzitutto, di fronteggiare, da un punto di vista pastorale e culturale, la diffusione di una ’cultura della paurà e il riemergere drammatico della xenofobia. Come pastori non possiamo non essere vicini alle paure delle famiglie e del popolo. Tuttavia, – avverte Bassetti – enfatizzare e alimentare queste paure, non solo non è in alcun modo un comportamento cristiano, ma potrebbe essere la causa di una fratricida guerra tra i poveri nelle nostre periferie. Un’eventualità che va scongiurata in ogni modo”.

Il presidente della Cei inoltre ha anche parlato dei recenti episodi di violenza che hanno copito diverse donne in Italia: “Vorrei testimoniare la più sincera vicinanza a tutte quelle donne che in Italia, pressochè quotidianamente, sono vittime di una violenza cieca e brutale”. Infine il cardinale parla anche di Fisco e di tutte quelle misure da adottare per dare un sostegno forte alle famiglie, soprattutto quelle numerose: “Una misura di cui avvertiamo l’assoluta importanza non solo perché avrebbe dei benefici sui redditi familiari ma perché potrebbe avere degli effetti positivi su un tema cruciale per il futuro della nazione: quello della natalità”. “Il contesto attuale – caratterizzato da un crescente aumento di convivenze, separazioni e divorzi, nonché da un tasso di natalità che continua a diminuire drammaticamente – ci impone di guardare alla famiglia in modo concreto, senza cercare alcuna scorciatoia, scorgendo nelle fragilità della famiglia non solo i limiti dell’uomo, ma soprattutto il luogo della Grazia”.

L’ideologo di Putin: in Europa sarà presto caos, guerra civile, distruzione

di Giulio Meotti
Europa e Stati Uniti hanno spesso ricambiato il favore ad Aleksandr Dugin. Un anno fa, il famoso politologo russo è stato messo alla porta in Grecia. Accompagnato dal patriarca di Mosca Kirill per una conferenza sul Monte Athos, Dugin è stato fermato all’aeroporto di Salonicco e gli è stato comunicato che il suo ingresso all’interno dei territori della Ue gli era interdetto. Un anno prima, il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti lo aveva inserito nella lista dei cittadini russi sotto sanzioni per la crisi ucraina. Un mese dopo è il Canada a mettere sotto embargo Dugin. Di lui hanno scritto tutti, da Foreign Policy, che lo chiama “il cervello di Putin”, al Sole 24 Ore, che la settimana scorsa lo ha definito il “Rasputin di Putin”.… Continua a leggere

La strage dei Cosacchi

Ricordiamo a chi urla che la Russia ha rubato la Crimea che i cosacchi sono già stati traditi una volta da quelli che hanno finto di fare qualcosa per loro.
Il cimitero dei Cosacchi si trova a Lienz, nella località detta “Peggetz”, accanto alla Drau (Drava). Qui, nel 1945, si verificò una tragedia che molti dimenticano volentieri e molti non conoscono: la morte di 25.000 Cosacchi. Ogni anno, il 2 giugno, centinaia di Cosacchi provenienti da tutto il mondo ricordano questo dramma e si ritrovano in questo cimitero, dove i sepolti sono soltanto trecento.
I Cosacchi sono una popolazione che viveva soprattutto nelle steppe meridionali della Russia e dell’Ucraina; possedevano una propria cultura ed una propria lingua, che è una lingua slava con interferenze linguistiche di altre lingue, turco compreso, da cui proviene la parola Cosacco: il guardiano.… Continua a leggere

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Papa Boldrini e Madonna Bergoglio

Che non avesse un briciolo di cervello, lo avevamo capito, che fosse un sinistro talebano e non fosse un vero credente, lo abbiamo capito poco dopo la sua elezione. E forse, è stato eletto proprio per distruggere ciò che restava della vera chiesa… ma ora, ha passato ogni limite di decenza. Si tolga quella veste, non la merita. Vuole fare politica? Faccia pure ma si tolga quegli abiti che non gli sono mai appartenuti. Perchè davvero, a me personalmente, ha fatto schifo fin dall’inizio ma perchè vuole distruggere anche la fede?

Su Barcellona

“Non ci faremo prendere dalla paura, le nostre vite continueranno comunque”. La Incontrada (in un tweet) dice che le sue lacrime grondano sangue (che cazzo significa?), Madonna è andata in chiesa in puglia (dove stava in vacanza) a pregare… La Lucarelli in un post delirio dice che la colpa è nostra… Oggi, nella Sagrada Familia si prega per la pace… Gentiloni vuole accelerare sullo ius soli, secondo lui, è la soluzione di tutti i mali. Minniti invece si chiedeva come mai quel furgone fosse passato sulla rambla… io mi chiedo se c’è mai stato Minniti sulle ramblas… Il problema non è solo la classe dirigente italiana, il problema sono tutte le classi dirigenti dell’europa. Avrei tante altre da dirne ma da facebook, estraggo due immagini piuttosto eloquenti.

No, ma il tweet migliore, ripensandoci è quello del sottosegretario allo sviluppo economico dei governi Fonzarelli e sto sveglio Gentiloni… Cioè, poi fanno le vittime perchè vengono insultati? Gli insulti se li cercano con il lanternino… Ma daltronde, quelli del PD, non sono poi così intelligenti come credono.

Pochezza e pressapochismo

Papa Francesco in visita all’università Roma Tre. Durante il suo intervento davanti agli studenti dell’ateneo, il Pontefice ha affrontato diversi temi tra cui l’immigrazione e il terrorismo internazionale.
Sui migranti la posizione del Papa è chiara: “Le migrazioni non sono un pericolo. L’Europa è stata fatta di invasioni, migrazioni ed è stata fatta artigianalmente, così. Le migrazioni non sono un pericolo sono una sfida per crescere”.
Poi ha aggiunto: “È importante il problema dei migranti pensarlo bene oggi che c’è un fenomeno così forte: pensiamo ad Africa e Medio Oriente rispetto all’Europa. Dirlo non è far politica di parte: c’è la guerra e fuggono dalla guerra, c’è la fame e fuggono dalla fame. Ma quale sarebbe la soluzione ideale? Che non ci siano fame e guerra. Che ci sia la pace e che si facciano investimenti in quei posti perchè si abbiano risorse per lavorare e guadagnarsi la vita. Ma attenzione: c’è una cultura che li fa soffrire, è il fatto di essere gente sfruttata. Noi in generale andiamo là per sfruttarli. Un premier africano mi ha detto l’anno scorso che il suo primo impegno è la riforestazione del paese perchè le multinazionali erano andate lì e sfruttato. Non sfruttare Non facciamo i potenti che vanno a sfruttare. Hanno fame perchè non hanno lavoro e non hanno lavoro perchè siamo andati a sfruttarli”. Per questo partono, diventano migranti ma, ha continuato Francesco, “anche qui sono sfruttati dagli sfruttatori dei barconi, da quel che ha fatto del Mediterraneo un cimitero: il ’mare nostrum’ oggi è un cimitero. Pensiamo a questo quando siamo da soli, come se fosse una preghiera”.
Poi il Papa ha parlato del terrorismo e soprattutto degli attentati che hanno insanguinato l’Europa: “I ragazzi che hanno fatto la strage a Zaventem erano belgi: nati in Belgio, immigrati di seconda generazione, ghettizzati non integrati”. Il Papa ha parlato dei giovani e ha analizzato quel processo, a suo dire, che lega il dramma della disoccupazione al terrorismo: “Quando c’è liquidità nell’economia non c’è lavoro concreto. Nella nostra cara Europa: come si può pensare – si è chiesto – che i paesi sviluppati abbiano una disoccupazione giovanile così forte? Non dirò i paesi ma sì le cifre: 40 per cento, 47 per cento, un altro il 50 altro lìvicino quasi il 60. Questa liquidità dell’economia toglie la concretezza del lavoro e la cultura del lavoro, perchè non si può lavorare. I giovani non sanno cosa fare e io, giovane senza lavoro, ho l’amarezza nel cuore: dove mi porta? Alle addizioni che hanno una radice, o mi porta al suicidio? Lo dicono quelli che sanno le vere statistiche dei suicidi, che non si pubblicano. Le vere statistiche non si pubblicano. Oppure – ha continuato il Papa – vado dall’altra parte e mi arruolo in un esercito terroristico. Almeno ho qualcosa da fare, dò senso alla mia vita”.
Il messaggio di Papa Francesco
Il Pontefice ha poi inviato un messaggio ai Movimenti popolari riuniti in California. E anche qui tra i vari temi trattati c’è anche quello del terrorismo internazionale: “Nessun popolo è criminale, e nessuna religione è terrorista. Non esiste il terrorismo cristiano, non esiste il terrorismo ebraico e non esiste il terrorismo islamico. Non esistono. Nessun popolo – afferma il Papa – è criminale o narcotrafficante o violento”. Secondo Francesco, infatti, “ci sono persone fondamentaliste e violente in tutti i popoli e in tutte religioni, che si rafforzano anche con le generalizzazioni intolleranti, e si nutrono dall’odio e dalla xenofobia”.

Ma il Natale di chi è?

C’è di che farsi cadere le braccia, ad ogni Natale. Ed è ormai così dal 2011 col governo degli Androidi Monti & banchieri. A ridosso di  questo periodo non hanno nemmeno più il pudore di confezionarci “pacchi”, nel senso di bidoni. Non regali sotto l’albero, ma veri e propri “pacchi” e fregature ignobili contro gli Italiani. A cominciare dal Pacco di Mattarella  col governo Gentiloni, appena dopo la nostra strepitosa vittoria al referendum. Dal Patto Gentiloni (il trisavolo dell’attuale presidente del consiglio) al Pacco Gentiloni, quarto governo nominato  e non eletto a tempo di record.

Intanto pacco su pacco, ogni anno l’iconoclastia anti-Natale galoppa spedita. La Rai ha pensato di mettere per sigla pubblicitaria natalizia una grafica a base di “pacchi-regalo” che si scompongono e ricompongono dove appare la scritta “Buone Feste“, quella che usano le macellerie fuori dalle loro vetrine per i clienti.

Coi soldi del nostro canone estorto dalla bolletta per l’elettricità, potevano almeno degnarsi di scrivere un “Buon Natale” agli Italiani trombati dalle tasse, e mettere una sigla con una grafica più suggestiva.  Ma fanno così “per non offendere la sensibilità” dei “nuovi ospiti”, usando “simboli neutri” e impersonali.
Anche una nota marca di panettone ha deciso da anni di adeguarsi al  “target” (si dice così) dei nuovi “consumatori”. Pertanto c’è un negretto allampanato dal sorriso smagliante vestito da Babbo Natale che canta il jingle col nome della marca tenendo in mano il dolce milanese. Panettone per tutti: neri, bianchi, belli e brutti.

Sulle scale mobili dei grandi magazzini in mezzo ad uno sfavillio di luci, colori, prodotti confezionati in scatole con nastri, ecco la voce di Dean Martin che canta “I’ll be home for Christmas“. Gli risponde Sinatra con un “Let is snow” e immediatamente vengo catapultata  in un’ovattata scenografia hollywoodiana, con la neve finta. Ma il Natale di chi è?
Pare  una scenografia e  sceneggiatura  scritta altrove. Bella, ma non è la mia.

Passo per il centro di Milano e alla Galleria Vittorio Emanuele vedo un albero di Natale impreziosito dai cristalli di Swaroski, il quale  però non perde l’occasione per mettere firma, logo (il cigno) e auguri della  premiata ditta, bene in vista.  Turisti giapponesi  semi-impazziti dalla gioia fanno clic! clic! clic verso l’albero coi cristalli, allungando con bastoncini i loro cellulari,  smartphone per far foto; poi sorridono sotto l’albero con i  loro selfie.

In piazza Duomo un altro scintillante albero griffato reca sotto alla base la scritta Pandora Joy, davanti alla cattedrale. E nessuno scaccia dal tempio questi mercanti simoniaci. Stavolta potrò entrare in Duomo senza pagare?
Lo chiedo a una guardia che fa aprire borse e zaini ai visitatori (c’è il “terrorismo internazionale”).
“Sì c’è un corridoio per la preghiera”, mi risponde. Chiedo se c’è anche il presepe allestito. “No, non c’è nessun presepe”, è la risposta asciutta. E allora non entro.
Scola e la Curia Milanese non hanno voluto, con ogni evidenza,  urtare “altre sensibilità”. Ma allora il Natale di chi è?

A Rimini canti africani con bonghi e tamburi rullanti al posto di “Tu scendi dalle stelle” bandito dalla solita recita scolastica perché considerato “troppo cristiano”.  Si fa tutto questo per “l’integrazione”. Un buontempone di cantautore di cui non faccio il nome per non fare pubblicità gratuita ai minus habentes come lui,  ha pensato di comporre una canzone dal titolo “Babbo Natale di cioccolato” che porta tanti permessi di soggiorno agli immigrati nella sua sacca, destinata  ai ragazzi  della scuola media di Sorbolo (Parma),. E’  un altro di quei “canti alternativi” ai soliti canti cristiani. Ma il Natale di chi è?

A Torino in piazza Castello si accende in uno sfarzo di luci, di colori cangianti,  di musiche ed effetti sonori un albero alto 23 metri. Ventitré metri di luci, cambi di colore e musiche che incanterà grandi e piccini. Ad accenderlo è stata  la sindaca  (mi raccomando chiamatela così) Chiara Appendino dal 1 dicembre al 7 gennaio. Sponsor sono UBI Banca, e alcune fondazioni culturali. Qui non fanno nemmeno lo sforzo di mimetizzare i loro simboli: una piramide che più piramide non potrebbe sembrare. Ci manca solo l’occhio di Horus e la scritta Novus  Ordo Seclorum, tanto per essere “complottisti”. Ma il Natale di chi è?

Corro a casa, vado in cantina e  tiro fuori la scatola delle statuine di gesso avvolte nella paglia. Preparo un presepe con la solita Madonnina dal manto celeste e il san Giuseppe dal manto marrone e viola. Poi Gesù Bambino nella paglia, il bue, l’asinello, le pecore, i pastori, la stella cometa, la solita capanna di vecchio sughero, gli angioletti. Vado in giardino e raccolgo un po’ di muschio. Fa freddo e le dita si  arrossano in fretta, ma ne riconosco il buon profumo  fragrante e umido che odora tanto di “mattinata di’nverno”, dato che ero solita raccoglierlo  fin da bambina con le amiche. Cerco di resuscitare un po’ di quella gioia semplice perduta che questi tempi malvagi sempre ci sottraggono.  Ma il Natale di chi è? 


Forse  è di  quelli che sanno  costruirselo con serenità,  da soli, lontano dal clamore e dalla confusione. E così, alla fine mi sono  preparata il “mio” Natale con un piccolo presepe domestico, festività che aspetterò così, con i miei familiari e amici. 

Presepi Prossimi Venturi.

Si arriverà al Presepe senza Madonna, Giuseppe e Bambinello, per non offendere le altre (???) religioni (???). Senza bue ed asinello, per non offendere gli animalisti. Senza i Re Magi, per non offendere repubblicani e comunisti. Senza le palme, per via dell’ olio di palma. Senza Capanna, per non offendere la dignità dello Zio Tom. Senza il laghetto, perchè privo del depuratore. Senza la Stella Cometa, perchè sospettata di produrre Scie Chimiche. Senza pastorelli, per non incorrere nello sfruttamento del lavoro minorile. Senza, senza, senza.
Senza Dio.