L’ennesimo parassita del quale non avevamo bisogno

Presidente Montezemolo, il premier Monti ha dato la sua disponibilità a restare a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni. È una buona notizia per il Paese? E per lei cosa cambia? «È un’ottima notizia. La stagione delle riforme è appena iniziata. Mario Monti è riuscito a dare agli italiani l’idea che si possa voltare pagina, affrontando un momento drammatico della nostra storia. Adesso è necessario un passaggio elettorale per consolidare il lavoro svolto e andare oltre. Dobbiamo legittimare con il voto di milioni di italiani l’apertura di una stagione di ricostruzione nazionale, che sarà lunga e difficile».
Non crede sia arrivato per lei il tempo di dire una parola definitiva su quel che intende fare? «Il progetto a cui è sempre stata interessata Italia Futura è contribuire al rinnovamento della politica nelle persone, nelle idee e nelle proposte. Per questo è necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e autenticamente liberale, che nasca dall’incontro tra società civile e politica responsabile e si ponga l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti. Personalmente intendo impegnarmi perché questo progetto abbia successo, senza rivendicare alcun ruolo o leadership. La mia speranza e quella di molti cittadini è che il premier voglia continuare a guidare la fase che si aprirà dopo le elezioni, insieme a tanti altri italiani che dovranno abbandonare le tribune, impegnandosi in prima persona, senza nulla chiedere in cambio in termini di ruoli o ricompense».
Non teme che l’operazione possa essere considerata debole fin dalle premesse? Nelle democrazie occidentali si mette in campo un partito o una lista con l’ambizione di guidare il Paese, non di sostenere un premier che alle elezioni non è neppure candidato. «Il Paese è a pezzi, il sistema produttivo sopravvive solo quando esporta, il disagio sociale enorme e il distacco tra politica, istituzioni e cittadini non ha precedenti. Ogni giorno scopriamo con sgomento nuovi scandali, ruberie e inaccettabili privilegi. Lo spettacolo che sta dando la politica è passato dal cinepanettone di cui parlavamo due anni fa a un horror di serie b. Stiamo vivendo una situazione esplosiva. È ora che il governo intervenga subito e con determinazione, e quindi per decreto, sui centri di spesa regionali. La prossima legislatura non potrà che essere costituente, è impossibile pensare di tornare alla conflittualità permanente della Seconda Repubblica. L’Italia non ha bisogno dell’ennesimo partito personale, grande o piccolo che sia, e Italia Futura non è mai stata interessata a esserlo. Serve un ampio movimento civico che si ponga l’obiettivo di dare rappresentanza ai milioni di italiani che si sono riconosciuti almeno in parte nel percorso di Monti, che non credono alla retorica populista antieuropea della destra o ai neostatalismi della sinistra. Milioni di italiani che in assenza di una vera novità non andranno a votare».
Quindi l’alleanza con il Pdl, di cui si parla e si scrive da settimane, non ci sarà? «Alleanza, no; del resto l’abbiamo sempre smentita. È opportuno invece dialogare con le persone responsabili che sono nel Pdl e guardano con preoccupazione al futuro di un partito che resta una realtà importante del mondo moderato.
Così come abbiamo ottimi rapporti con la parte più responsabile del Pd».
Ma il nuovo movimento dovrà pure fare alleanze. O no? «È mai possibile che i tanti milioni di italiani che non si riconoscono nel Pd o nel Pdl siano condannati a disperdere il loro voto in piccoli partiti, la cui massima aspirazione sembra essere quella di accordarsi con questo o con quello, invece di ritrovarsi in un unico grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito? Serve un movimento che nasca dalla scelta comune di tante personalità e associazioni, provenienti da matrici ed esperienze diverse ma unite dalla convinzione che nessuno degli attuali partiti sia da solo in grado di rispondere alla crisi italiana. Oltre la destra e la sinistra di questa fallimentare Seconda Repubblica occorre dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti».
Lei elogia il governo del rigore. Ma di troppo rigore non si rischia di morire? Quale sono le sue proposte per la crescita? «La crescita è il grande tema della prossima legislatura. Con molta franchezza, è su questo tema che dall’attuale governo sono venute le maggiori delusioni. Si è data l’impressione di perdersi in mille rivoli e annunci mirabolanti, mentre occorreva una visione netta e pochi obiettivi chiari. Io penso che dobbiamo rimettere al centro lavoro, produzione e cultura: i tre pilastri su cui costruire il rilancio italiano e sui quali concentrare ogni euro disponibile. E l’unica via per trovarne è ripensare radicalmente il perimetro dello Stato. Agli italiani serve uno Stato più forte nei suoi compiti fondamentali ma meno pervasivo. Un solo esempio: non è possibile con una spesa pubblica gigantesca a otto anni dall’ultimo indulto, siamo di fronte a una nuova emergenza carceri. Non è pensabile che si costituisca ogni giorno un nuovo fondo per questa o quella categoria d’imprese, quando a migliaia chiudono per il peso insostenibile del fisco. Meno incentivi, meno tasse e soprattutto molte più dismissioni. Agli italiani sono stati richiesti sacrifici immani. Ora è lo Stato che deve fare la sua parte».
La collocazione naturale del nuovo movimento sembra essere il centro. Che è già presidiato da Casini, contro cui Italia Futura ha preso una posizione critica. Perché? È vero che c’entra qualcosa la presenza della Marcegaglia? «Non ho alcun pregiudizio nei confronti dell’Udc, di Casini che conosco da trent’anni, o di Emma Marcegaglia che è stata tra l’altro una mia vicepresidente in Confindustria per quattro anni. Anzi, ho apprezzato che l’Udc sia stato l’unico partito ad ammettere di aver bisogno della società civile, ed è positivo che Emma Marcegaglia si sia dichiarata disponibile a impegnarsi. Detto questo, esiste una questione che riguarda la credibilità oggettiva del progetto presentato a Chianciano. Non credo basti cambiare la cornice del simbolo, o reclutare due o tre figure dalla società civile o dal governo, per realizzare operazioni di vero rinnovamento. Se i partiti del centro hanno in testa qualcosa di diverso da una “Udc 2.0”, da un remake dello stesso film, e pensano invece a contenuti, idee e rinnovamento vero della classe dirigente, allora vale assolutamente la pena aprire un dialogo. Senza tatticismi o idiosincrasie, perché gli italiani non capirebbero operazioni all’insegna dello slogan “tutto cambi perché niente cambi”. Il tempo in cui si poteva essere per il rigore a Roma e per gli sprechi in Sicilia è finito».
Molti tra gli elettori delusi dai partiti guardano a Grillo. Che ne pensa? «È inevitabile che sia così. E io penso che ogni nuova forza che affronta il giudizio degli elettori abbia il diritto ad essere rispettata. D’altra parte i partiti non sono riusciti, neanche di fronte al totale discredito pubblico e a un’emergenza economica che costringe gli italiani a enormi sacrifici, a realizzare riforme di una qualche rilevanza. Ma le risposte non possono essere distruttive o populiste, perché il populismo è una delle cause della crisi italiana. Affrontare una profonda riforma dello Stato è il migliore antidoto».
Renzi che impressione le fa? «È un fatto nuovo, una bella dimostrazione di democrazia. È giusto che il sindaco di una grande città europea possa ambire a essere il leader di un partito. Non possiamo da un lato lamentarci dei professionisti della politica e dall’altro allarmarci se un giovane si fa avanti».
Della Valle, suo socio in Ntv e suo amico, ha usato un linguaggio molto duro verso Marchionne ed Elkann. Chi ha ragione? «Guardi, con la famiglia Agnelli ho da quarant’anni rapporti di stima e di affetto che attraversano le generazioni, da Gianni Agnelli a Leone Elkann, il figlio di John. Mi sono sempre sentito orgoglioso di far parte di una quadra. Quando la famiglia mi chiese di assumermi responsabilità, non mi sono tirato indietro. Le lascio immaginare la mia profonda amarezza di fronte alle parole di Diego, che non condivido nella sostanza e tanto meno nella forma, in rapporto a una polemica nei confronti della famiglia e di Sergio Marchionne che considero dannosa e sbagliata. Sono stato presidente della Fiat per sei anni, e posso ben dire che Marchionne ha salvato l’azienda».
Ma della Fiat che sarà? Manterrà gli stabilimenti e la “testa” in Italia? O rischia di diventare la sottomarca europea della Chrysler? «La Fiat opera in uno dei settori più difficili e competitivi del mondo, con un mercato europeo tornato indietro di trent’anni. Eppure ha confermato di voler rimanere in Italia. L’operazione Chrysler sarà fondamentale per il futuro di Fiat. E non dimentichiamoci mai che una grande azienda come Peugeot, e altre presenti in Europa, si trovano oggi in enormi difficoltà. La questione a cui dobbiamo dare una risposta è se l’Italia vuole continuare a essere un grande Paese industriale, con regole e condizioni da grande Paese industriale. Io sono sicuro di sì, e anche per questo ho investito in Ntv. Ma attenzione, Ntv è un’esperienza che se da un lato conferma che c’è grande potenziale di crescita, dall’altro mette in evidenza che fare impresa in Italia oggi è una missione quasi impossibile».
Perché dice questo? «Perché tra barriere alla concorrenza e insufficiente attenzione da parte del governo siamo l’unico Paese al mondo dove sembra che la politica faccia una cortesia a lasciar investire i privati. Per questo dico: dobbiamo favorire e premiare l’Italia che rema e che continua ad avere fiducia nelle proprie potenzialità, restituendo al lavoro e alla produzione il posto che meritano, anche nelle politiche fiscali. Lavoratori e imprese sono legati in maniera molto forte in questo momento storico. Con una tassazione sulle imprese che è vicina al 70%, con un costo dell’energia del 30% superiore alla media europea, con una burocrazia asfissiante, una produttività bassa, norme spesso assurde e liberalizzazioni insufficienti o continuamente rinviate, come possiamo pensare che gli imprenditori continuino ad investire e l’occupazione cresca?».
Aldo Cazzullo

Fini chi? Quello dei tortellini?

“Fli non si scioglie e, a quanto mi risulta, nemmeno l’Udc. Vedremo se presentare il simbolo”. Non ha dubbi il presidente della Camera, Gianfranco Fini parlando a Otto e mezzo su La7 delle prospettive di quello che era il Terzo polo. Poi il leader di Fli ha spalleggiato il Monti-bis: “Tanti italiani attendono dalla politica più responsabile un riferimento con una cultura di governo per rendere possibile un assetto politico che sia all’insegna dell’interesse nazionale. Il presidente del Consiglio più idoneo a fare ciò è Mario Monti”. Per quanto riguarda il centrodestra, Fini si è autoproclamato insieme a Casini come l’alternativa credibile: “Il Terzo Polo non c’è più ma ciò che abbiamo detto Casini ed io a Chianciano e ciò che spero Casini dirà ad Arezzo significa che c’è un obiettivo comune: costruire un’alternativa credibile di governo di centrodestra a Bersani e a Berlusconi. Una aggregazione che vada molto oltre Fli, che non si scioglie come mi risulta si sciolga l’Udc, ed altre eventuali altri liste di cui si parla”.

Deserto della politica, occupazione dei banchieri

Con immensa fatica rientro nel pollaio nostrano, pertanto vorrei dire la mia sul Laziogate o come lo si chiama.
Ricordate Lusi? In the sky with diamonds. Penati, chi se lo ricorda più? Marrazzo? si è portato perfino i trans di via deGradoli nell’ufficio del palazzo della regione. Ma chissà perché tutti i delitti, le pene (e i penati) del Pd hanno la memoria corta. Ora poi si usa scontare la pena in convento, magari con la consulenza di un frate cappuccino: c’est plus mystique. Ma i media non infieriscono sul fatto che Marrazzo, dopo quello che ha fatto ce lo ritroveremo “pienamente reintegrato” alla Rai, cioè nel servizio pubblico pagato di nostra tasca. L’ultima ruberia è sempre quella che conta di più, specie se proviene da quel che resta della destra.  Cuori, picche, denari e fiori. O Fiorito che dir si voglia.
Poi quel er Batman lì, ha  pure una faccia spaventosa, ergo, ha proprio le physique du role per essere sbattuto in prima pagina. Mentre la Polverini sembra una coatta del Testaccio.  
Ora l’opposizione che avrebbe dovuto vigilare, ma non l’ha fatto attacca: doveva dimettersi prima! la Governatora del Lazio, non poteva non sapere… E via pontificando.   Io rubo, tu rubi, essi rubano ecc. Certo le feste col maiale e il paesaggio di Roma mascherona non  è dei più confortanti.

Però… però…c’è qualcosa di losco dietro a tutto ciò che merita di essere investigato. Sembrerebbe  la realizzazione moderna del motto di Massimo D’Azeglio sugli Italiani,  parafrasato per l’uopo: una volta trombato Berlusconi occorreva deberlusconizzare tutta la scena politica.
 
In principio fu il Berlusca  ad essere costretto alla resa a colpi di clava di Spread. 
It’s sad, so spread
It’s a sad, spread situation
And it’s getting more and more absurd
 
 tanto per fare una parodia a una celebre canzone di Elton John.
 
Poi attaccarono con la Lega e la Bossinovela (Trota,  il nepotismo e i figli che so’ piezzi e’ core ecc.). Ora vabbé, si spappola  una regione importante come il Lazio e  si rifaranno le elezioni, sapendo già chi le vincerà. Vasco Errani, governatore dell’Emilia-Romagna indagato si è forse dimesso? Nicki Vendola  governatore della Puglia indagato ha forse mollato?
La Polverini invece lo ha fatto in quattro e quattr’otto, ma a quanto pare non basta ancora, per questi maramaldi.
Non ho proprio nessuna voglia di difendere QUESTA classe politica, quale che ne sia il colore. Ma non vorrei che adagio adagio ci ritrovassimo con addosso un secolo di Partito Unico detto Grosse Koalition, o Governo di Scopo o come altro vorranno chiamarsi,  con a capo PD, FLI, UDC con l’appoggio  esterno di qualche Sventola bandiera bianca. E tutta la Koalition che appoggia un Monti bis o che comunque ruota intorno ai benemeriti circoli eurocratici illuminati, senza nemmeno più lo straccio di una parvenza d’alternanza.
Naturalmente per Grillo e grillini del M5S ci sarebbe subito un bello sbarramento costruito ad hoc, per impedirgli di varcare sul nascere,  la soglia di un parlamento ancora più commissariato di quanto lo è già.
Rottamare la politica per continuare a fare largo ai banchieri  piaccia o meno, sarebbe un suicidio nel suicidio.  Certamente si obbietterà:  ma questi qui fanno già di tutto per rottamarsi da sé.
E la natura  così come la società non sopportano la tabula rasa, perciò se la politica latita si fa largo la finanza predatrice.

Il parassita Befera e il suo redditometro

Ci vogliono far sentire con la forza degli strumenti tecnologici “ladri, parassiti ed evasori”. Vogliono attuare preventivamente una colpevolizzazione di massa dei cittadini, basata sul terrorismo fiscale  e in proposito ecco cosa scrive Ida Magli nel suo ultimo articolo:  Perciò stiamo, senza accorgercene, scivolando verso la dittatura e il governo dei banchieri può fare qualsiasi cosa, così come di fatto sta facendo: dare del ladro ed evasore ad ogni cittadino che abbia in mano più di cinquanta euro, togliendogli ogni dignità, preparandolo ad una sottomissione sempre più completa“.
 
Questo quando proprio oggi, falliMonti smentisce di appartenere al “governo dei banchieri”. Ma nooo? E’ mai possibile che sia solo, chessò una calunnia-venticello?
 
Insomma siamo alla solita vecchia fòla del ladro che urla al ladro e al vero parassita (sanguisuga, zecca, pulce ecc. ) che si fa pubblicità gettando anatemi e scomuniche  nei confronti dei cittadini chiamati con l’appellativo che spetterebbe a lui. L’ultima di Befera è il suo dannato redditometro su tutto quel che spendiamo, e guai a chi porta il bambino all’asilo perché deve recarsi al lavoro e paga tanto di retta di sua tasca. Guai a quel poveraccio che va in palestra o a nuoto o a tennis a rilassarsi e a mantenersi in forma dopo una giornata di lavoro, poiché passa per un riccastro da tenere strettamente d’occhio.  Vacanze e biglietti di agenzia? Redditometro. Baby sitter perché non si ha un nonno o una nonna a portata di mano in grado di sorvegliare i piccoli, quando si va al lavoro? Redditometro. E questo quando proprio oggi i dati di Confindustria ci dicono che mai i consumi italiani sono stati così bassi, depressi (si parla addirittura del II dopoguerra) e contenuti al minimo indispensabile.

Ecco dunque una lista satirica prelevata dal blog di Beppe Grillo su tutto quello che Befera potrebbe aver ancora dimenticato dal titolo emblematico “La tassazione della carta igienica“. Certamente nel conto di Equitalia, anche il numero di volte in cui tiriamo lo sciacquone, avrà il suo…peso :
 
Spese voluttuarie come la badante, il cellulare, l’asilo, l’università dei figli, l’abbonamento in palestra, la parcella del veterinario, le donazioni alle Onlus saranno d’ora in avanti controllate dal fisco.
Vorrei dare un contributo per l’estensione dei controlli sulle famiglie italiane. Infatti, non sono ancora compresi, ma andrebbero inseriti: i maxi rotoli di carta igienica, il dopobarba, il parrucchiere, l’abbonamento per il cappuccino al bar (10 cappucci, nove euro), la tessera del tram e del treno per i pendolari, il biglietto del cinema (in particolare 3D e Imax), l’ingresso a teatro, i cotton fiocc (confezione da 100), la spesa al supermercato se superiore ai cento euro settimanali, l’abbonamento ai quotidiani, l’adsl, le scarpe (in particolare quelle da ginnastica), le aspirine in tubetti da 10, gli shampoo tranne quelli per bambini, l’utilizzo frequente dello sciaquone del water (non più di 5 volte al giorno e non per la pipì), gli scontrini dei ristoranti e delle pizzerie, le spese per il matrimonio (su questa voce ci siamo
già portati avanti), funerali, battesimi, cresime e divorzi (per divorziare è necessario ormai disporre di un reddito medio alto), le donazioni domenicali durante la messa, le assicurazioni sulla casa e sulla salute, biciclette, monopattini e oggetti per la mobilità individuale, preservativi per uso superiore alle 4 volte al mese (solo di sabato…), montature di occhiali di tartaruga, consumo di energia elettrica oltre i 40 euro mensili e di spese da riscaldamento superiori agli 800 euro annuali, parenti all’estero con un reddito (per la tassazione presuntiva in caso di donazioni in nero ai disoccupati), regali natalizi, doni di compleanno (in particolare per il diciottesimo anno), cravatte, camiceria firmata con le iniziali, maglioni in cachemire, sigari, sigarette “americane”, la tessera dell’abbonamento alla squadra del cuore (obbligatorio in dichiarazione se vince lo scudetto), macchine fotografiche, zainetto per la scuola, penne “Carioca” multicolore, astuccio griffato di Batman e di Ben 10, acquari e pesci rossi in boccia da sei litri, abbonamento a Sky, collezione di francobolli del periodo coloniale, cappelli Borsalino, vecchi dischi di Little Tony, calendari Pirelli, impianti di condizionamento, ficus da appartamento, terrazzi, terrazzini e balconi di almeno tre metri quadri, finestre luminose, max 80 centimetri per un metro (come nel Medioevo), annate complete di Alan Ford e di Zagor, tessera punti benzina (sovrattassa sul regalo della stazione di rifornimento), vincite al tiro a bersaglio al luna park (da sempre senza scontrino), aria ossigenata per chi vive al di fuori dei centri urbani, vicinanza della casa a prati demaniali (basta con le corse gratis sull’erba), ecc. 

Equitalia è la scure, la mannaia dell’usura bancaria  di questa Europa,  estesa all’Agenzia delle Entrate, divenuta sempre più strumento di oppressione, di esproprio e di dittatura fiscale. Ecco come si esprime in proposito in un’intervista,  Elena Polidori autrice di un libro sull’agenzia di Riscossione nata con Tremonti, mantenuta sotto il governo Prodi e in auge sotto Monti:
 
Nel suo libro scrive che “una macchina da guerra creata per essere al servizio dei cittadini spesso si trasforma nel loro incubo peggiore”. Come succede?
In molti modi. Con tassi di mora che dopo un certo periodo di tempo arrivano all’11%: una cifra altissima, se consideriamo che la soglia di usura è al 14%. Succede con ipoteche sulla casa e sulla macchina per poche centinaia di euro, magari per una multa non pagata o il canone Rai evaso. Ci troviamo di fronte all’assurdo che si arrivano a pignorare gli strumenti di lavoro di un artigiano, o perfino le pecore di un pastore sardo. E’ successo anche questo, in Sardegna. Ma di esempi ne potrei fare a centinaia. Ad una persona di cui non farò il nome Equitalia ha ipotecato il garage di 80.000 euro, per un debito che era di 156 euro. continua qui

 
Non pago dell’aggio esattoriale  e dei tassi usurai praticati che hanno cagionato la  disperazione  e la morte  per suicidio di molti nostri bravi imprenditori, ora Attilio Befera (ovvero l’eco dello Strozzino), si mette pure a fare il perverso Guardone del nostro Quotidiano, minuto per minuto.
(foto in alto: zecca dei cani)

Scenari orrorifici

 
 
Non si è capito bene come mai che a Cernobbio (ormai detta Cernobyl) si  sia precipitato anche Van Rompuy nonostante si parlasse di Italia. O meglio, sì che lo si è capito…. Non si è certo fiondato lì per limitarsi a dire, compiaciuto,  che abbiamo messo in atto riforme  “impressionanti“. Monti ha  colto  in quel contesto, la palla al balzo per fare la sua reprimenda contro i movimenti “populisti”.  Questa è una dimostrazione palese, se ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che, alla faccia della tecnica,  il suo è il governo più “ideologico” della nostra storia. Lo hanno piazzato lì per fare l’economista che risana il bilancio, ma a quanto pare ciò non gli basta: vuole fare l’uomo politico e nonostante ripeta troppe volte che il suo è solo un  mandato episodico, si vede lontano un miglio che vorrebbe prolungarlo, quel suo mandato. Vuol fare l’uomo etico (ricordate le tasse sulle bibite gasate poi rientrate? e la pubblicità sui “parassiti” che evadono?) ;  ma soprattutto si comporta da  uomo ideologico, il più ideologico della storia della nostra Repubblica. Nemmeno i leader dei  vecchi regimi totalitari si sono mai illusi di poter sradicare del tutto il dissenso e l’opposizione alle proprie politiche. Lui invece, col suo zelo di euromassone gesuitico, ci prova. E lo ha fatto in due occasioni: al forum Ambrosetti a  Cernobbio e a Sarajevo all’incontro “interreligioso” con la premiata comunità di S. Egidio del non eletto ministro senza portafoglio Andrea Riccardi, sollecitando quanto prima un vertice  a Roma.
Sostiene che  stanno tornando “vecchi stereotipi”, “vecchie tensioni”, mentre si diffondono “molti populismi” che mirano alla “dis-integrazione” anziché all’integrazione europea. A Sarajevo si è spinto a stigmatizzare i regurgiti di  ” risorgenti nazionalismi”. Non cita nessun movimento specifico, ma è chiaro che si riferisce sia a chi, come i falchi tedeschi, impongono un rigore cieco, sia a quei movimenti, come quello di Beppe Grillo in Italia, che fanno dell’euroscetticismo la loro bandiera. Per non dire dei vari movimenti identitari sorti qua e là  un po’ in tutti gli stati europei. Monti spiega di averne parlato con Napolitano e, ha già sondato l’idea con diversi leader europei.

 
Stiamo vivendo una pesante  e opprimente crisi della democrazia che oltre esserci stata palesemente strappata con il golpe Monti-Napolitano, rischia di non venire mai più ripristinata. Il tifo a Cernobbio per un Monti bis, da parte del Gotha della finanza lì presente, non lascia presagire proprio nulla di buono.  Soprattutto la cosa davvero “impressionante” è il silenzio all’unisono (mi si perdoni l’ossimoro) della classe politica, nei confronti di affermazioni tanto gravi per la coscienza democratica e civile.  D’accordo, questo di cui metto il link, è uno delle tante goliardate di Dagospia, ma scherzando scherzando, lo scenario che dipinge non è poi così lontano dalla realtà che potrebbe capitarci:
GRANDI POTERI INTERNAZIONALI, QUELLI CHE DICONO DI MUOVERE I MERCATI E CHE HANNO SOSTENUTO L’AVVENTO DI GOLDMAN MONTI A PALAZZO CHIGI, HANNO STABILITO ANCHE UNA SERIE DI COSINE CHE CI RIGUARDANO E CHE CI VERRANNO COMUNICATE A TEMPO DEBITO COME SE FOSSERO CASUALI. ANZI, COME SE LE AVESSIMO DECISE NOI DA BRAVI CITTADINI, SIA PURE CON L’AIUTO ILLUMINATO DEI MEDIA LOCALI. ECCO LE PRINCIPALI: – 2- DRAGHI TORNERÀ IN ITALIA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, LA BCE DIVENTA FINALMENTE A GUIDA TEDESCA PER ASSICURARE LA VITTORIA ELETTORALE DELLA MERKEL, MONTI RESTERÀ A PALAZZO CHIGI ANCHE DOPO LE ELEZIONI, MA SOLTANTO SINO AL 2014 QUANDO DIVENTERÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO AL POSTO DI VAN ROMPUY – 3- MA ALLORA A CHE SERVONO LE ELEZIONI ITALIANE? A NIENTE, AL MASSIMO SERVIRANNO A DECIDERE CHI SARANNO I VICEPRESIDENTI DEL CONSIGLIO TRA I CAPI DEI PARTITI CHE, AVENDOLO SOSTENUTO IN CAMPAGNA ELETTORALE, AFFIANCHERANNO MONTI FINO AL 2014.

Qui sotto tutto l’articolo:
Le elezioni?  Per questi illuminati trilateralisti non sono che un’anticaglia da relegare in fretta e furia in soffitta. Perché mai concederle se poi  il vero governo è ALTROVE? nelle mani del Bilderberg, della Trilaterale, della Goldman Sachs, della Troika.  Come disse Gordon Gekko al suo allievo Bud  Fox in “Wall Street” di Oliver Stone: ” Ehi Buddy, non crederai mica di vivere in una democrazia?”.

 

    Tanto per spiarci meglio e per complicarci la vita

    Ricordate il tormentone della favola di  Cappuccetto Rosso? Nonnina nonnina, che occhioni grandi che hai…E la nonna: “Per guardarti meglio bimba mia”. Nonnina nonnina che orecchie lunghe hai. “Per ascoltarti meglio, bimba mia” . Nonnina nonnina che dentacci aguzzi…”Per mangiarti meglio bimba mia”. E balzando fuori dal letto  il lupaccio cattivo si mangiò la piccola in un boccone.
     
    Oggi tutti i giornali riportavano la lieta novella del decreto Passera. Nuove tecnologie al servizio del cittadino,  un decretuccio passeraceo in 50 articoli “per la semplificazione burocratica” a favore dei cittadini. Ovvero per far credere al povero gonzo che … “sto lavorando per te, cittadino mio”. 
    Entro un anno avremo la ricetta medica digitale per farmaci, visite specialistiche e via al macero la cara vecchia ricetta cartacea del buon medico di famiglia, il quale dovrà consorziarsi con almeno 7 soloni e lavorare  in team anche alla domenica. Cartelle cliniche digitalizzate, fascicolo sanitario elettronico, contenente dati  personali e documenti in formato digitale, con buona pace per la privacy, parola vuota di cui si riempiono tanto inutilmente la bocca.
    Per non dire dei commercianti vil razza dannata di “parassiti” nonché “evasori”, obbligati a partire dal 1 luglio 2013 coi pagamenti in bancomat e carte di credito, per tutte le spese a partire dai 50 euro. E così la segaligna e ferrigna Gabanelli è stata accontentata. Oddio, non ha fatto che sfondare una porta spalancata, ma è comunque esecrabile che la classe dei giornalisti sia così zelantemente supina, prona e servile nei confronti della giunta bancaria golpista. Ce ne ricorderemo…
     
    E non è finita qui. L’obiettivo è quello di costringere i cittadini a pagare sempre anche importi minimi  (foss’anche un gelato) con le carte prepagate, o magari col cellulare. Insomma, eliminare il contante dalle nostre tasche per incrementare le banche. Tu chiamala se vuoi, Cashless Society.
    Ma questi “nominati” non eletti accelerano a tutto spiano perché hanno un’agenda da far rispettare, l’agenda del NWO, la distopia Orwelliana, il “mondo nuovo” di Huxley.
    Pertanto ci sarà la carta di identità elettronica, che sarà incorporata alla tessera sanitaria, in modo da creare un futuro “documento elettronico digitale“. Per non dire poi della schedatura del cittadino a cui sarà possibile comunicare “un domicilio digitale”  con tanto di indirizzo di posta elettronica “trasparente” e non più riservata a cui avere accesso per “eventuali comunicazioni che la riguardano” fin dal primo gennaio 2013. Ma che rivoluzione!
    L’Anagrafe non sarà più municipale ma nazionale (primo passo verso un anagrafe Ue), e a partire dal 2016  quel censimento Istat che ci è costato una fatica immane compilare, non sarà più decennale ma annuale. L’anagrafe tributaria vuol ficcanasare su tutti i nostri cambiamenti, anche minimi.
    Per non lasciare scoperta nessuna zona franca, foss’anche il divertimento e lo sport, c’è pure un Osservatorio degli striscioni allo stadio dove potranno entrare a fare il tifo solo quelli autorizzati,  una sorta di   registro che vaglia preventivamente i contenuti scritti, all’insegna del correttismo politico. Anche lo sfogo domenicale sarà qundi strettamente regolamentato, per non dire censurato.
    Welcome in the New World Order!
     
    Le notizie relative al decreto Passera sono state riportate dalla stampa suddita come se si trattasse di grandi conquiste della tecnologia a beneficio dei cittadini,  con l’eccezione di Libero.
    Ma come insegna la favola, sotto  il manto d’agnello,  o meglio, della nonnetta in camicia da notte, c’è un lupo  dai denti acuminati pronto a divorarci.
     E’ per il vostro bene, bimbi miei!

    Napolitano: chi semina vento raccoglie tempeste

    Ieri ho comprato Panorama per leggere del famoso scoop sulla conversazione intercettata tra Napolitano e Nicola Mancino, già interrogato dalla magistratura sull’ipotesi di aver patteggiato con Ciampi sulla tregua tra governo  e mafia nel ’92-93.
    Morale? Potevo risparmiarmi i 3 euretti, perché l’arte dei giornali e dei rotocalchi settimanali (quale che sia la loro tendenza)  è quella di essere abili raccontatori di un bel nulla. Copertina  con l’immagine dell’uomo del Colle cupo in volto, titolo a caratteri cubitali “Ricatto al Presidente” con sottotiloro “La verità sulle intercettazioni che scottano”.  Un lungo catenaccio che promette assai più di quanto non mantenga “Ecco le indiscrezioni sul contenuto delle telefonate tra Napolitano e Mancino: giudizi privati e taglienti su politici e magistrati”. Speravo di leggere una bobina, chessò, un virgolettato  estratto da una vera conversazione. Nulla di tutto ciò. Solo vaghe e generiche chiacchiere aventi come tema Berlusconi al quale verrebbe addebitata da Napolitano “la responsabilità di aver appannato l’immagine internazionale dell’Italia al punto da far tirare un sospiro di sollievo dalle parti del Colle per la sua uscita di scena da Palazzo Chigi” (cito una frase-chiave dell’articolo).
     
    Ma nooo?!? Ma davvero? e perché? non lo sapevamo che anche Napolitano quando è al telefono con un suo amico, trancia giudizi e parla male di chi gli sta sulle cosiddette? Non sapevamo forse che Antonio Ingroia e le procure sicule usano il sistema dell’insinuazione, per poi ritirare la mano dopo aver lanciato il sasso nei confronti anche del capo dello Stato?
    Ballorama avrebbe fatto assai meglio a dirci invece come Napolitano si è speso per far fare in fretta le valige a Berlusconi  sloggiandolo da Palazzo Chigi per nominare senatore a vita nottetempo, Mario Monti, un banchiere caro ai Poteri oligarchici.  Non a riportare  il  presumibile chiacchiericcio (peraltro non virgolettato) che l’uomo del Colle fa con Mancino. Il resto dell’articolo è una lista di veleni,  di ciarle,  di insinuanzioni  da parte del bel gotha della stampaglia nostrana come Ezio Mauro e Scalfari di Repubblica, il Fatto di Travaglio, di quel che pensa Adriano Sofri e via disinformando, perciò non mi riesce di capire lo strepito di altri giornali rivali né dove sia lo scandalo, se non che questo è un periodico della famiglia Berlusconi.

     Il problema è invece un altro. Il presidente della repubblica è anche il capo supremo della Magistratura. La magistratura in Italia è un potere incuneato nel potere parlamentare e politico, capace (come ha dimostrato)  di scardinare quest’ultimo. Napolitano ha sempre sottoscritto e avallato tutti gli arbitri e gli abusi della magistratura. Mani pulite e le Procure sono state una delle famose rivoluzioni colorate (il bianco di Mani pulite con i palloncini bianchi lanciati davanti a Palazzo Marino ai tempi di Tangentopoli, con tanto di signore in guanti bianchi) che hanno altrove, la loro cabina di regia.
     

    Sta scritto sui libri di Storia: ogni rivoluzione finisce sempre col divorare i propri artefici. E ora la sinistra che di questa rivoluzione togata si è sempre fatta paladina, impara a proprie spese che chi semina vento, raccoglie tempeste. Inutile fare i garantisti dell’ultima ora e a corrente alternata a seconda dei tornaconti e  delle convenienze, come fa in queste ore Bersani. Poi toccherà pure al giustizialista Di Pietro che in queste ore si sente indicare da La Stampa ( art. di Maurizio Molinari) e da Il Foglio ( art. di Giuliano Ferrara)  , come l’uomo degli ambienti atlantici, mandato a fare la sua rivoluzione togata per scardinare il sistema- Italia. Tutte cose che la sottoscritta e i pochi sfigatissimi blogger sapevano già da tempo (tant’è vero che le scrissi nel pezzo “ Mani pulite: Come nacque l’internazionale  globalista“), ma che ora qualcuno  assai in alto nelle sfere (la solita manina d’oltreAtlantico?) ha deciso di rendere pubblico, molti anni dopo. Sarebbe interessante capire perché oltre agli  scopi e sovrascopi della messa in onda di tali notizie …

     
     
    Insomma, aspettiamoci l’ennesima stagione di veleni, di corvi che svolazzano, di insinuazioni della serie qui lo dico e qui lo nego, di procure mestatrici, di tutti contro tutti e via intorbidendo  le acque da qui alle prossime elezioni, e da qui alla fine del mandato presidenziale, visto che  mancano solo otto mesi alla scadenza  della mozzarella… napoletana. 
     
    Una cosa resta vera. Napolitano  detto “il comunista preferito da Kissinger”, uomo vicino al CFR non merita alcuna solidarietà per come ha gestito il golpe tecno-finanziario nella data palindroma del 11/11/2011, quel golpe che ci ha regalato i banchieri al governo (il trio Monti-Passera-Fornero), i quali si stanno dimostrando dei veri e propri liquidatori fallimentari della nostra economia e industria.

    Due parole  di disprezzo voglio aggiungerle anche per quei “coglioni” del PdL che in queste ore si sono  bovinamente prosternati a porgergli la loro solidarietà e a sollecitare un disegno anti-intercettazioni ex- aequo con Bersani. Un’ottima occasione (sprecata per loro) per starsene in disparte, godersi la scena e tacere. Ma un bel silenzio, non fu mai scritto.
    Quanto al garantismo last minute di Bersani & piddini vari, esso è  parte integrante del loro sentirsi “antropologicamente e moralmente superiori”. Loro possono brandire l’ascia del giustizialismo per far fuori i nemici politici. e lo fecero nella prima, nella seconda Repubblica e perfino per tre Presidenti della Repubblica (Antonio Segni, Giovanni Leone e Francesco Cossiga) nonché  per i due Presidenti del Consiglio dei Ministri legittimamente eletti, Bettino Craxi e Silvio  Berlusconi.  Ma guai a farlo per loro. Ora che  uno dei loro viene beccato, invocano ipocritamente una legge salva-Napolitano. E troppo!
     
     

    Falliti mai falliti sul serio…

    Non sono affatto sicuro che Beppe Grillo dice bene, cogliendo la sostanza delle cose, quando si rivolge alla mignatta neoliberale Bersani – apostata del comunismo e capofila politico dei servitori delle Aristocrazie finanziarie nella penisola – in questi esatti termini: «Si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen.»
    Non credo che Bersani, con molte altre marionette al servizio del neocapitalismo finanziario, nell’agone politico nazionale, sia da considerarsi soltanto un fallito, e quindi un incapace e un incompetente, frutto di una “selezione inversa” e del depotenziamento della politica in uno stato sempre meno sovrano, perché i padroni globali della classe dominante, che lo tengono saldamente al guinzaglio, non sono disposti a tollerare troppo a lungo, oltre un certo limite, l’incompetenza, l’incapacità, il fallimento, che potrebbero improvvisamente ritorcersi contro di loro e i loro interessi.
    Un fallito incapace non è certo il miglior servo, tenendo conto che per le sue “caratteristiche” potrebbe fare dei danni rilevanti anche al padrone, e per giunta, come ben sappiamo, la classe dominate globale è in grado di sostituire i suoi servitori, e fra questi i politici nazionali liberaldemocratici nei paesi sottomessi, senza eccessive difficoltà, quando arriva il momento buono, come è accaduto nel novembre dello scorso anno con Silvio Berlusconi, alla guida del governo. Senza dubbio il capoccia pidiino Bersani, assieme a molti altri esponenti della sua camarilla politica (e delle camarille apparentemente avverse), ha contribuito a fare “carne di porco” del paese e degli italiani, come afferma Grillo, ma non per mera incapacità, per sconcertante approssimazione, per pressappochismo innato, per pura necessità di sopravvivenza della burocrazia politica (e della sinistra degenerata) che il suddetto rappresenta. Venendo al dunque, per quanto mi riguarda Bersani potrà essere tutto – un apostata, un imbroglione, un mentitore, un servo dei grandi poteri, addirittura un “ommemmerda”, in compagnia di tanti altri capi e capetti della sinistra neoliberista postcomunista – ma non proprio e non esattamente un fallito incapace, come sembra sostenere con forza l’arrabbiato Beppe Grillo, il quale probabilmente si illude di “sparare sulla Croce Rossa”, o sugli zombie caracollanti, come nei noti filmetti americani del genere. Considerando che il destino dell’Italia è interamente nelle mani delle Aristocrazie finanziarie occidentali, e che la politica minore liberaldemocratica non ha più alcun potere decisionale effettivo sulle materie che contano (dalla moneta all’istruzione pubblica e alla sanità), Bersani, da bravo e fedele lacchè, sta soltanto eseguendo gli ordini esterni che gli piovono dall’altrove e dall’alto, assumendo comportamenti politici conformi al ruolo che d’autorità è stato assegnato ai leader di partito, a lui e naturalmente agli altri compari nella sua stessa condizione “servile”, senza distinzione alcuna di schieramento parlamentare: dagli Alfano in Berlusconi ai Casini in Caltagirone.
    Si illude forse il buon Beppe che questi avversari visibili sul tormentato terreno politico nazionale, “hot line” e livello più basso della catena di comando globalista, crolleranno di schianto quando e se ci saranno le politiche, e si apriranno le porte per un cambiamento “democratico” che rispetti la (sempre più fantomatica) volontà popolare, ma probabilmente così non sarà, perché la regia è esterna e sapiente, la legge elettorale si lascia scrivere, per togliere seggi alle liste di Grillo e darli ai servitori delle Aristocrazie globali, per predeterminare gli eletti e le maggioranze future fedeli alla “linea Monti”, e cioè quelle preconizzate, non a caso, anche dal tristo Napolitano. In poche parole, se si resta all’interno del sistema, come ha fatto il buon Beppe, accettando le sue regole e partecipando ai suoi riti (in tal caso elettorali), si è già sconfitti in partenza e ci si può pure illudere, illudendo nel contempo milioni di italiani in supposta buona fede, di aver a che fare con ridicoli zombi della politica, con cadaveri che attendono sepoltura, con falliti congeniti, con meri incapaci, facili da sconfiggere e da mettere da parte. A Bersani è stato assegnato il compito di ingannare gli italiani – assolto finora abbastanza bene dalla sinistra di sistema e da lui stesso – di votare le controriforme del lavoro e del pubblico impiego senza creare problemi a Monti (manomissione dell’articolo 18 e Spending review di tagli a tutto al settore pubblico), riuscendo, però, attraverso funambolismi e menzogne, a trattenere il grosso del consenso dei lavoratori dipendenti e degli statali, e di costruire alleanze politiche, con annessi cartelli elettorali, aderenti ai diktat programmatici euroglobalisti, in continuità con l’attuale governo del Quisling Monti, questo perché è il merdosissimo Pd (e mi si perdoni, una volta tanto, per l’elegante espressione) che dovrà vincere le prossime politiche, con o senza i pur utili compari centristi dell’Udc di Casini/ Cuffaro.
    Bersani, esattamente come fanno i suoi pari grado Alfano e Casini, ascolta la “Voce del Padrone”, interpreta i desideri e la volontà della potente Aristocrazia finanziaria, e agisce di conseguenza, commettendo certo qualche errore (errare è umano anche per lacchè e servitori), fino ad ora, però, mai irreparabile, ma, in non pochi casi, raggiungendo comunque gli obiettivi assegnati e salvando così il suo posteriore di servo. Infatti, finora sono passate senza scossoni sociali rilevanti tutte le misure di Monti, anche quelle che incideranno nella carne viva dei lavoratori pubblici e privati, grazie all’opera del Pd di Bersani, integrata dall’azione della CGIL della Camusso. A ben vedere, quello che il Padrone ha assegnato a Bersani, e a tutto il suo “pool” di rinnegati sinistroidi, non è un compito facile, e non è certo un compito che può essere assolto da un fallito-incapace, da un totale incompetente nelle (raffinate) arti dell’imbroglio delle masse e della menzogna politica, per le quali Bersani e la nomenklatura burocratico-partitica pidiina sono molti versati. Si tratta di simulare un blocco sociale rappresentato ed uno straccio di programma politico puntualmente disatteso, in occasione delle prossime elezioni per il parlamento, di trattenere il voto di coloro che sono i più colpiti dalle controriforme montiane – lavoratori dipendenti pubblici e privati, pensionati, precari, eccetera – che, fra l’altro, dovrebbero costituire il grosso della base elettorale di Bersani e del Pd, continuando, però, fino all’ultimo a sostenere con il voto parlamentare il massacro sociale operato da Monti, ben sapendo che una volta al governo si continuerà sulla stessa linea, e le politiche adottate non potranno che essere quelle euroglobaliste imposte dall’esterno.
    Ci vuole “mestiere” – oltre che una buona dose di cinismo, di malafede e un’assoluta assenza di Etica – per ottenere simili risultati, altro che “falliti”, cadaveri o zombie! Certo che per fare cose del genere ci vuole anche una certa dose di incoscienza, e naturalmente un robusta dose di fiducia nella tenuta sistemica complessiva, perché sono proprio i servi come Bersani che “ci mettono la faccia”, che si espongono in prima persona massacrando la popolazione – non le Aristocrazie globali, che li manovrano standosene comodamente nell’”empireo cielo” neocapitalistico! – e se qualcosa andrà male, veramente male (rivolte di massa, insurrezioni distruttive, paese fuori controllo sull’orlo della frantumazione) con buona probabilità saranno loro, per primi, a pagarne personalmente le conseguenze. Bersani questo lo sa, o almeno riesce ad intuirlo, e ne ha dato dimostrazione nelle sue passate dichiarazioni, riconoscendo il pericolo che corre assieme ai suoi pari-grado: con il solito linguaggio colorito e approssimativo, il pericolo dei “cazzotti” per tutti, politici (cioè lui stesso) e tecnici (ossia la squadra di Monti, venduta dai media come quintessenza “tecnica”). Ma Bersani sa anche che questo esito è abbastanza improbabile, almeno nel breve-medio periodo, perché gli strumenti di dominazione neocapitalistici hanno agito in profondità, nell’arco di oltre un ventennio, flessibilizzando e rendendo imbecille una buona parte della popolazione. Lo stesso berlusconismo è servito allo scopo, quale forma italica, peculiare, di idotizzazione della popolazione, della quale ha beneficiato – oltre che Berlusconi per un certo periodo – il sistema nel suo complesso (se ne vedranno ancora per un po’ i frutti venefici) e lo stesso Bersani, con tutto il Pd.
    Per questo motivo, reazioni di massa, decise e violente, destabilizzanti, insurrezionali o addirittura rivoluzionarie, sono molto improbabili, e ciò mette relativamente al sicuro i servi politici delle Aristocrazie globali dominanti come Pier Luigi Bersani, il suo compagno di partito Napolitano e il “capo-tecnico” imposto al paese, Mario Monti. Tutto questo il buon Beppe Grillo dovrebbe capirlo, e quindi dovrebbe sapere che non ha a che fare con pittoreschi zombi, o poveri falliti, ma con professionisti dell’inganno, della menzogna, del nascondimento della realtà al servizio del Nuovo Capitalismo finanziarizzato. Ma mi viene il sospetto (fondato?) che Beppe Grillo, il quale scrive i suoi post e le sue dichiarazioni “ufficiali” in stretta collaborazione con l’inseparabile Gianroberto Casaleggio, facitore del celebre blog, queste cose le sa fin troppo bene (sia lui sia l’informatico-politico Casaleggio) e se le scrive lo fa unicamente per raggiungere obiettivi politici e di consenso. Per quanto riguarda l’accusa di “fascismo”, che rimpalla da una sponda all’altra nella polemica Grillo-Bersani, faccio presente che tale accusa ha delle finalità ben precise, simili alle accuse di “comunismo”, di “antisemitismo”, di “populismo”, e via elencando.
    Si tratta di accuse infamanti che ovviamente, nella grandissima parte dei casi, non hanno fondamento, ma data la demonizzazione neoliberale e democratica di tutto ciò che non è sistema neocapitalistico e pensiero unico, servono per delegittimare l’interlocutore impedendogli di partecipare al dibattito, un dibattito che deve sempre essere, all’interno del sistema, “politicamente corretto” ed esclusivamente fra veri “democratici”. Quindi Bersani come del resto afferma lo stesso Grillo, non è certo fascista, così come non è (e ancor di meno, se possibile) comunista, o populista (leggi dalla parte del popolo), o addirittura antisemita (leggi critico nei confronti dello stato d’Israele). In conclusione, contraddicendo un po’ Beppe Grillo che attacca il segretario del Pd puntello di Monti, Pier Luigi Bersani, oltre a non essere fascista (né comunista, né populista, né antieuro) non è un fallito, perché altrimenti i globalisti lo avrebbero già eliminato dalla scena, e non è un incompetente, nel suo ruolo di servo della nuova classe dominante global-finanziaria, perché fino ad ora ha assolto in modo abbastanza accettabile (senza infamia e senza lode) i suoi compiti principali, che sono quelli di supportare le controriforme di Monti in parlamento, rendere applicabile il programma trasmesso l’altro anno dalla BCE e mentire al popolo italiano, imbrogliandolo. Il premio del Padrone per il fedele servitore politico Bersani? In futuro, forse, la presidenza del consiglio dei ministri, con buona pace per il buon Beppe Grillo.

    Mes e Fiscal Compact: trombati e contenti

    Alzi la mano chi ha visto una coraggiosa campagna di stampa informativa  prima che venissero approvati il MES (o ESM che dir si voglia) e  il Fiscal Compact. Alzi la mano chi ha letto una qualche riga che almeno spiegasse agli Italiani (a misfatto avvenuto) a cosa vanno incontro con queste due  nefandezze. Quali sono per noi gli svantaggi e la totale perdita di sovranità legata al bilancio, non più effettuato in ambito nazionale, ma imposto a livello sovrannazionale, dopo aver modificato in silenzio e nottetempo, perfino la nostra Costituzione allo scopo di averci le mani libere. Come i ladri. Si replica dunque lo stesso scenario già andato in onda il 23 luglio 2008 col Trattato di Lisbona. Gli Italiani, tutti al mare, mentre le due camere ratificarono  nel silenzio più assoluto della stampa, un trattato di svendita della nostra patria potestà. Ma si sa, i malfattori non vanno in vacanza. E ora, ecco  il bis.
    Laddove c’è stato qualche tentativo parziale da parte  di alcuni giornali (Libero e Panorama), Monti si è affrettato a minacciare che certa stampa farebbe salire lo spread.  E’ ormai ufficiale: abbiamo il ricattatore del XXI secolo. Se Mussolini diceva “taci il nemico ti ascolta”, Monti ha perfezionato in modo subdolo la dittatura del terzo millennio: “Taci ché sale lo spread ed è colpa tua”. L’ottimismo obbligatorio e coattivo è diventata la nuova medicina degli oligarchi: vietato dubitare della bontà della loro cura. Ma l’affermazione  più disgustosa l’ha fatta Enzo Moavero Milanesi, ministro delle politiche Ue, non appena è stato ratificato il MES e il Fiscal Compact: “Siamo davanti  a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea con nuove e sostanziali cessioni di sovranità”. “Credo di poter dire che forte azione dell’Italia nella realizazzione di questi Trattati viene oggi riconosciuta da tutti nella comunità internazionale, senza con questo volerci auto-attribuire meriti particolari”.  Ma va là? !? Qui, su Wall Street Italia, il resto delle sue dichiarazioni.
    E così ci siamo distinti come i più zelanti servi tra i  27 trombati d’Europa. Non solo prendiamo i fischi per applausi, ma Monti e i suoi giannizzeri come Moavero, si prendono pure le briga di fare da apripista agli altri recalcitranti Paesi.  E’ il caso di dire, trombati e contenti.
    PS: Per un’analisi dettagliata  capitolo per capitolo e articolo per articolo sul MES (Meccanismo di Stabilità Economica) , rimando al post N. 62 dell’amico Silvio del 19 luglio 11: 20 sul blog di Marcello Foa nel topic

    Altri articoli di approfondimento sul tema:

    Viscidume democristiano

    Casini esce allo scoperto e dice chiaramente di volere un accordo con la sinistra. L’ammissione arriva in questo preciso momento perché il leader Udc è convinto che il voto anticipato sia più vicino: per “colpa” di Berlusconi. Dunque occorre prepararsi per tempo alle urne. “Ho sempre ritenuto – dice il leader Udc a margine della direzione nazionale del suo partito – che la prospettiva sia un patto per affrontare le emergenze tra progressisti e moderati”, . “Oggi – prosegue – si è realizzato con il governo tecnico, ma la strada è un governo politico per risollevare il Paese a affrontare l’emergenza che non durerà poco per arrivare così agli Stati Uniti d’Europa costruiti attorno al rapporto tra le due grandi famiglie del Ppe e del Pse”.
    Chi dice via dall’euro è fuori dal Ppe: Casini sferza un duro colpo a Berlusconi ricordando che “basta fare un giro in Europa per capire che il Ppe non ha niente a che fare con chi ha voglia di uscire dall’Europa”. “I mercati – osserva il leader Udc – prendono di mira diversi Paesi, non perché non credono a misure specifiche, ma per chiedere se crediamo all’Unione europea e negli Stati Uniti d’Europa”.
    Il Pdl vuole solo indebolire Monti: In un passaggio del suo ragionamento Casini denuncia quello che, a suo dire, è un disegno subdolo e per certi versi diabolico del Pdl: paventare l’uscita dall’euro non per convinzione ma solo per danneggiare il governo. “Qualcuno chiede a Monti di fare miracoli, ben sapendo che questo non è possibile. Spazio per furberie non ce n’è più. Da che lato degli schieramenti politici arrivi il rischio” di far mancare il sostegno al governo è sotto gli occhi di tutti. “Nel Pdl – aggiunge – parlano un giorno di uscita dall’euro e il giorno dopo dicono di voler sostenere il governo. Tanta confusione fa male però all’esecutivo”.