Il parassita Befera e il suo redditometro

Ci vogliono far sentire con la forza degli strumenti tecnologici “ladri, parassiti ed evasori”. Vogliono attuare preventivamente una colpevolizzazione di massa dei cittadini, basata sul terrorismo fiscale  e in proposito ecco cosa scrive Ida Magli nel suo ultimo articolo:  Perciò stiamo, senza accorgercene, scivolando verso la dittatura e il governo dei banchieri può fare qualsiasi cosa, così come di fatto sta facendo: dare del ladro ed evasore ad ogni cittadino che abbia in mano più di cinquanta euro, togliendogli ogni dignità, preparandolo ad una sottomissione sempre più completa“.
 
Questo quando proprio oggi, falliMonti smentisce di appartenere al “governo dei banchieri”. Ma nooo? E’ mai possibile che sia solo, chessò una calunnia-venticello?
 
Insomma siamo alla solita vecchia fòla del ladro che urla al ladro e al vero parassita (sanguisuga, zecca, pulce ecc. ) che si fa pubblicità gettando anatemi e scomuniche  nei confronti dei cittadini chiamati con l’appellativo che spetterebbe a lui. L’ultima di Befera è il suo dannato redditometro su tutto quel che spendiamo, e guai a chi porta il bambino all’asilo perché deve recarsi al lavoro e paga tanto di retta di sua tasca. Guai a quel poveraccio che va in palestra o a nuoto o a tennis a rilassarsi e a mantenersi in forma dopo una giornata di lavoro, poiché passa per un riccastro da tenere strettamente d’occhio.  Vacanze e biglietti di agenzia? Redditometro. Baby sitter perché non si ha un nonno o una nonna a portata di mano in grado di sorvegliare i piccoli, quando si va al lavoro? Redditometro. E questo quando proprio oggi i dati di Confindustria ci dicono che mai i consumi italiani sono stati così bassi, depressi (si parla addirittura del II dopoguerra) e contenuti al minimo indispensabile.

Ecco dunque una lista satirica prelevata dal blog di Beppe Grillo su tutto quello che Befera potrebbe aver ancora dimenticato dal titolo emblematico “La tassazione della carta igienica“. Certamente nel conto di Equitalia, anche il numero di volte in cui tiriamo lo sciacquone, avrà il suo…peso :
 
Spese voluttuarie come la badante, il cellulare, l’asilo, l’università dei figli, l’abbonamento in palestra, la parcella del veterinario, le donazioni alle Onlus saranno d’ora in avanti controllate dal fisco.
Vorrei dare un contributo per l’estensione dei controlli sulle famiglie italiane. Infatti, non sono ancora compresi, ma andrebbero inseriti: i maxi rotoli di carta igienica, il dopobarba, il parrucchiere, l’abbonamento per il cappuccino al bar (10 cappucci, nove euro), la tessera del tram e del treno per i pendolari, il biglietto del cinema (in particolare 3D e Imax), l’ingresso a teatro, i cotton fiocc (confezione da 100), la spesa al supermercato se superiore ai cento euro settimanali, l’abbonamento ai quotidiani, l’adsl, le scarpe (in particolare quelle da ginnastica), le aspirine in tubetti da 10, gli shampoo tranne quelli per bambini, l’utilizzo frequente dello sciaquone del water (non più di 5 volte al giorno e non per la pipì), gli scontrini dei ristoranti e delle pizzerie, le spese per il matrimonio (su questa voce ci siamo
già portati avanti), funerali, battesimi, cresime e divorzi (per divorziare è necessario ormai disporre di un reddito medio alto), le donazioni domenicali durante la messa, le assicurazioni sulla casa e sulla salute, biciclette, monopattini e oggetti per la mobilità individuale, preservativi per uso superiore alle 4 volte al mese (solo di sabato…), montature di occhiali di tartaruga, consumo di energia elettrica oltre i 40 euro mensili e di spese da riscaldamento superiori agli 800 euro annuali, parenti all’estero con un reddito (per la tassazione presuntiva in caso di donazioni in nero ai disoccupati), regali natalizi, doni di compleanno (in particolare per il diciottesimo anno), cravatte, camiceria firmata con le iniziali, maglioni in cachemire, sigari, sigarette “americane”, la tessera dell’abbonamento alla squadra del cuore (obbligatorio in dichiarazione se vince lo scudetto), macchine fotografiche, zainetto per la scuola, penne “Carioca” multicolore, astuccio griffato di Batman e di Ben 10, acquari e pesci rossi in boccia da sei litri, abbonamento a Sky, collezione di francobolli del periodo coloniale, cappelli Borsalino, vecchi dischi di Little Tony, calendari Pirelli, impianti di condizionamento, ficus da appartamento, terrazzi, terrazzini e balconi di almeno tre metri quadri, finestre luminose, max 80 centimetri per un metro (come nel Medioevo), annate complete di Alan Ford e di Zagor, tessera punti benzina (sovrattassa sul regalo della stazione di rifornimento), vincite al tiro a bersaglio al luna park (da sempre senza scontrino), aria ossigenata per chi vive al di fuori dei centri urbani, vicinanza della casa a prati demaniali (basta con le corse gratis sull’erba), ecc. 

Equitalia è la scure, la mannaia dell’usura bancaria  di questa Europa,  estesa all’Agenzia delle Entrate, divenuta sempre più strumento di oppressione, di esproprio e di dittatura fiscale. Ecco come si esprime in proposito in un’intervista,  Elena Polidori autrice di un libro sull’agenzia di Riscossione nata con Tremonti, mantenuta sotto il governo Prodi e in auge sotto Monti:
 
Nel suo libro scrive che “una macchina da guerra creata per essere al servizio dei cittadini spesso si trasforma nel loro incubo peggiore”. Come succede?
In molti modi. Con tassi di mora che dopo un certo periodo di tempo arrivano all’11%: una cifra altissima, se consideriamo che la soglia di usura è al 14%. Succede con ipoteche sulla casa e sulla macchina per poche centinaia di euro, magari per una multa non pagata o il canone Rai evaso. Ci troviamo di fronte all’assurdo che si arrivano a pignorare gli strumenti di lavoro di un artigiano, o perfino le pecore di un pastore sardo. E’ successo anche questo, in Sardegna. Ma di esempi ne potrei fare a centinaia. Ad una persona di cui non farò il nome Equitalia ha ipotecato il garage di 80.000 euro, per un debito che era di 156 euro. continua qui

 
Non pago dell’aggio esattoriale  e dei tassi usurai praticati che hanno cagionato la  disperazione  e la morte  per suicidio di molti nostri bravi imprenditori, ora Attilio Befera (ovvero l’eco dello Strozzino), si mette pure a fare il perverso Guardone del nostro Quotidiano, minuto per minuto.
(foto in alto: zecca dei cani)

Scenari orrorifici

 
 
Non si è capito bene come mai che a Cernobbio (ormai detta Cernobyl) si  sia precipitato anche Van Rompuy nonostante si parlasse di Italia. O meglio, sì che lo si è capito…. Non si è certo fiondato lì per limitarsi a dire, compiaciuto,  che abbiamo messo in atto riforme  “impressionanti“. Monti ha  colto  in quel contesto, la palla al balzo per fare la sua reprimenda contro i movimenti “populisti”.  Questa è una dimostrazione palese, se ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che, alla faccia della tecnica,  il suo è il governo più “ideologico” della nostra storia. Lo hanno piazzato lì per fare l’economista che risana il bilancio, ma a quanto pare ciò non gli basta: vuole fare l’uomo politico e nonostante ripeta troppe volte che il suo è solo un  mandato episodico, si vede lontano un miglio che vorrebbe prolungarlo, quel suo mandato. Vuol fare l’uomo etico (ricordate le tasse sulle bibite gasate poi rientrate? e la pubblicità sui “parassiti” che evadono?) ;  ma soprattutto si comporta da  uomo ideologico, il più ideologico della storia della nostra Repubblica. Nemmeno i leader dei  vecchi regimi totalitari si sono mai illusi di poter sradicare del tutto il dissenso e l’opposizione alle proprie politiche. Lui invece, col suo zelo di euromassone gesuitico, ci prova. E lo ha fatto in due occasioni: al forum Ambrosetti a  Cernobbio e a Sarajevo all’incontro “interreligioso” con la premiata comunità di S. Egidio del non eletto ministro senza portafoglio Andrea Riccardi, sollecitando quanto prima un vertice  a Roma.
Sostiene che  stanno tornando “vecchi stereotipi”, “vecchie tensioni”, mentre si diffondono “molti populismi” che mirano alla “dis-integrazione” anziché all’integrazione europea. A Sarajevo si è spinto a stigmatizzare i regurgiti di  ” risorgenti nazionalismi”. Non cita nessun movimento specifico, ma è chiaro che si riferisce sia a chi, come i falchi tedeschi, impongono un rigore cieco, sia a quei movimenti, come quello di Beppe Grillo in Italia, che fanno dell’euroscetticismo la loro bandiera. Per non dire dei vari movimenti identitari sorti qua e là  un po’ in tutti gli stati europei. Monti spiega di averne parlato con Napolitano e, ha già sondato l’idea con diversi leader europei.

 
Stiamo vivendo una pesante  e opprimente crisi della democrazia che oltre esserci stata palesemente strappata con il golpe Monti-Napolitano, rischia di non venire mai più ripristinata. Il tifo a Cernobbio per un Monti bis, da parte del Gotha della finanza lì presente, non lascia presagire proprio nulla di buono.  Soprattutto la cosa davvero “impressionante” è il silenzio all’unisono (mi si perdoni l’ossimoro) della classe politica, nei confronti di affermazioni tanto gravi per la coscienza democratica e civile.  D’accordo, questo di cui metto il link, è uno delle tante goliardate di Dagospia, ma scherzando scherzando, lo scenario che dipinge non è poi così lontano dalla realtà che potrebbe capitarci:
GRANDI POTERI INTERNAZIONALI, QUELLI CHE DICONO DI MUOVERE I MERCATI E CHE HANNO SOSTENUTO L’AVVENTO DI GOLDMAN MONTI A PALAZZO CHIGI, HANNO STABILITO ANCHE UNA SERIE DI COSINE CHE CI RIGUARDANO E CHE CI VERRANNO COMUNICATE A TEMPO DEBITO COME SE FOSSERO CASUALI. ANZI, COME SE LE AVESSIMO DECISE NOI DA BRAVI CITTADINI, SIA PURE CON L’AIUTO ILLUMINATO DEI MEDIA LOCALI. ECCO LE PRINCIPALI: – 2- DRAGHI TORNERÀ IN ITALIA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, LA BCE DIVENTA FINALMENTE A GUIDA TEDESCA PER ASSICURARE LA VITTORIA ELETTORALE DELLA MERKEL, MONTI RESTERÀ A PALAZZO CHIGI ANCHE DOPO LE ELEZIONI, MA SOLTANTO SINO AL 2014 QUANDO DIVENTERÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO AL POSTO DI VAN ROMPUY – 3- MA ALLORA A CHE SERVONO LE ELEZIONI ITALIANE? A NIENTE, AL MASSIMO SERVIRANNO A DECIDERE CHI SARANNO I VICEPRESIDENTI DEL CONSIGLIO TRA I CAPI DEI PARTITI CHE, AVENDOLO SOSTENUTO IN CAMPAGNA ELETTORALE, AFFIANCHERANNO MONTI FINO AL 2014.

Qui sotto tutto l’articolo:
Le elezioni?  Per questi illuminati trilateralisti non sono che un’anticaglia da relegare in fretta e furia in soffitta. Perché mai concederle se poi  il vero governo è ALTROVE? nelle mani del Bilderberg, della Trilaterale, della Goldman Sachs, della Troika.  Come disse Gordon Gekko al suo allievo Bud  Fox in “Wall Street” di Oliver Stone: ” Ehi Buddy, non crederai mica di vivere in una democrazia?”.

 

    Tanto per spiarci meglio e per complicarci la vita

    Ricordate il tormentone della favola di  Cappuccetto Rosso? Nonnina nonnina, che occhioni grandi che hai…E la nonna: “Per guardarti meglio bimba mia”. Nonnina nonnina che orecchie lunghe hai. “Per ascoltarti meglio, bimba mia” . Nonnina nonnina che dentacci aguzzi…”Per mangiarti meglio bimba mia”. E balzando fuori dal letto  il lupaccio cattivo si mangiò la piccola in un boccone.
     
    Oggi tutti i giornali riportavano la lieta novella del decreto Passera. Nuove tecnologie al servizio del cittadino,  un decretuccio passeraceo in 50 articoli “per la semplificazione burocratica” a favore dei cittadini. Ovvero per far credere al povero gonzo che … “sto lavorando per te, cittadino mio”. 
    Entro un anno avremo la ricetta medica digitale per farmaci, visite specialistiche e via al macero la cara vecchia ricetta cartacea del buon medico di famiglia, il quale dovrà consorziarsi con almeno 7 soloni e lavorare  in team anche alla domenica. Cartelle cliniche digitalizzate, fascicolo sanitario elettronico, contenente dati  personali e documenti in formato digitale, con buona pace per la privacy, parola vuota di cui si riempiono tanto inutilmente la bocca.
    Per non dire dei commercianti vil razza dannata di “parassiti” nonché “evasori”, obbligati a partire dal 1 luglio 2013 coi pagamenti in bancomat e carte di credito, per tutte le spese a partire dai 50 euro. E così la segaligna e ferrigna Gabanelli è stata accontentata. Oddio, non ha fatto che sfondare una porta spalancata, ma è comunque esecrabile che la classe dei giornalisti sia così zelantemente supina, prona e servile nei confronti della giunta bancaria golpista. Ce ne ricorderemo…
     
    E non è finita qui. L’obiettivo è quello di costringere i cittadini a pagare sempre anche importi minimi  (foss’anche un gelato) con le carte prepagate, o magari col cellulare. Insomma, eliminare il contante dalle nostre tasche per incrementare le banche. Tu chiamala se vuoi, Cashless Society.
    Ma questi “nominati” non eletti accelerano a tutto spiano perché hanno un’agenda da far rispettare, l’agenda del NWO, la distopia Orwelliana, il “mondo nuovo” di Huxley.
    Pertanto ci sarà la carta di identità elettronica, che sarà incorporata alla tessera sanitaria, in modo da creare un futuro “documento elettronico digitale“. Per non dire poi della schedatura del cittadino a cui sarà possibile comunicare “un domicilio digitale”  con tanto di indirizzo di posta elettronica “trasparente” e non più riservata a cui avere accesso per “eventuali comunicazioni che la riguardano” fin dal primo gennaio 2013. Ma che rivoluzione!
    L’Anagrafe non sarà più municipale ma nazionale (primo passo verso un anagrafe Ue), e a partire dal 2016  quel censimento Istat che ci è costato una fatica immane compilare, non sarà più decennale ma annuale. L’anagrafe tributaria vuol ficcanasare su tutti i nostri cambiamenti, anche minimi.
    Per non lasciare scoperta nessuna zona franca, foss’anche il divertimento e lo sport, c’è pure un Osservatorio degli striscioni allo stadio dove potranno entrare a fare il tifo solo quelli autorizzati,  una sorta di   registro che vaglia preventivamente i contenuti scritti, all’insegna del correttismo politico. Anche lo sfogo domenicale sarà qundi strettamente regolamentato, per non dire censurato.
    Welcome in the New World Order!
     
    Le notizie relative al decreto Passera sono state riportate dalla stampa suddita come se si trattasse di grandi conquiste della tecnologia a beneficio dei cittadini,  con l’eccezione di Libero.
    Ma come insegna la favola, sotto  il manto d’agnello,  o meglio, della nonnetta in camicia da notte, c’è un lupo  dai denti acuminati pronto a divorarci.
     E’ per il vostro bene, bimbi miei!

    Napolitano: chi semina vento raccoglie tempeste

    Ieri ho comprato Panorama per leggere del famoso scoop sulla conversazione intercettata tra Napolitano e Nicola Mancino, già interrogato dalla magistratura sull’ipotesi di aver patteggiato con Ciampi sulla tregua tra governo  e mafia nel ’92-93.
    Morale? Potevo risparmiarmi i 3 euretti, perché l’arte dei giornali e dei rotocalchi settimanali (quale che sia la loro tendenza)  è quella di essere abili raccontatori di un bel nulla. Copertina  con l’immagine dell’uomo del Colle cupo in volto, titolo a caratteri cubitali “Ricatto al Presidente” con sottotiloro “La verità sulle intercettazioni che scottano”.  Un lungo catenaccio che promette assai più di quanto non mantenga “Ecco le indiscrezioni sul contenuto delle telefonate tra Napolitano e Mancino: giudizi privati e taglienti su politici e magistrati”. Speravo di leggere una bobina, chessò, un virgolettato  estratto da una vera conversazione. Nulla di tutto ciò. Solo vaghe e generiche chiacchiere aventi come tema Berlusconi al quale verrebbe addebitata da Napolitano “la responsabilità di aver appannato l’immagine internazionale dell’Italia al punto da far tirare un sospiro di sollievo dalle parti del Colle per la sua uscita di scena da Palazzo Chigi” (cito una frase-chiave dell’articolo).
     
    Ma nooo?!? Ma davvero? e perché? non lo sapevamo che anche Napolitano quando è al telefono con un suo amico, trancia giudizi e parla male di chi gli sta sulle cosiddette? Non sapevamo forse che Antonio Ingroia e le procure sicule usano il sistema dell’insinuazione, per poi ritirare la mano dopo aver lanciato il sasso nei confronti anche del capo dello Stato?
    Ballorama avrebbe fatto assai meglio a dirci invece come Napolitano si è speso per far fare in fretta le valige a Berlusconi  sloggiandolo da Palazzo Chigi per nominare senatore a vita nottetempo, Mario Monti, un banchiere caro ai Poteri oligarchici.  Non a riportare  il  presumibile chiacchiericcio (peraltro non virgolettato) che l’uomo del Colle fa con Mancino. Il resto dell’articolo è una lista di veleni,  di ciarle,  di insinuanzioni  da parte del bel gotha della stampaglia nostrana come Ezio Mauro e Scalfari di Repubblica, il Fatto di Travaglio, di quel che pensa Adriano Sofri e via disinformando, perciò non mi riesce di capire lo strepito di altri giornali rivali né dove sia lo scandalo, se non che questo è un periodico della famiglia Berlusconi.

     Il problema è invece un altro. Il presidente della repubblica è anche il capo supremo della Magistratura. La magistratura in Italia è un potere incuneato nel potere parlamentare e politico, capace (come ha dimostrato)  di scardinare quest’ultimo. Napolitano ha sempre sottoscritto e avallato tutti gli arbitri e gli abusi della magistratura. Mani pulite e le Procure sono state una delle famose rivoluzioni colorate (il bianco di Mani pulite con i palloncini bianchi lanciati davanti a Palazzo Marino ai tempi di Tangentopoli, con tanto di signore in guanti bianchi) che hanno altrove, la loro cabina di regia.
     

    Sta scritto sui libri di Storia: ogni rivoluzione finisce sempre col divorare i propri artefici. E ora la sinistra che di questa rivoluzione togata si è sempre fatta paladina, impara a proprie spese che chi semina vento, raccoglie tempeste. Inutile fare i garantisti dell’ultima ora e a corrente alternata a seconda dei tornaconti e  delle convenienze, come fa in queste ore Bersani. Poi toccherà pure al giustizialista Di Pietro che in queste ore si sente indicare da La Stampa ( art. di Maurizio Molinari) e da Il Foglio ( art. di Giuliano Ferrara)  , come l’uomo degli ambienti atlantici, mandato a fare la sua rivoluzione togata per scardinare il sistema- Italia. Tutte cose che la sottoscritta e i pochi sfigatissimi blogger sapevano già da tempo (tant’è vero che le scrissi nel pezzo “ Mani pulite: Come nacque l’internazionale  globalista“), ma che ora qualcuno  assai in alto nelle sfere (la solita manina d’oltreAtlantico?) ha deciso di rendere pubblico, molti anni dopo. Sarebbe interessante capire perché oltre agli  scopi e sovrascopi della messa in onda di tali notizie …

     
     
    Insomma, aspettiamoci l’ennesima stagione di veleni, di corvi che svolazzano, di insinuazioni della serie qui lo dico e qui lo nego, di procure mestatrici, di tutti contro tutti e via intorbidendo  le acque da qui alle prossime elezioni, e da qui alla fine del mandato presidenziale, visto che  mancano solo otto mesi alla scadenza  della mozzarella… napoletana. 
     
    Una cosa resta vera. Napolitano  detto “il comunista preferito da Kissinger”, uomo vicino al CFR non merita alcuna solidarietà per come ha gestito il golpe tecno-finanziario nella data palindroma del 11/11/2011, quel golpe che ci ha regalato i banchieri al governo (il trio Monti-Passera-Fornero), i quali si stanno dimostrando dei veri e propri liquidatori fallimentari della nostra economia e industria.

    Due parole  di disprezzo voglio aggiungerle anche per quei “coglioni” del PdL che in queste ore si sono  bovinamente prosternati a porgergli la loro solidarietà e a sollecitare un disegno anti-intercettazioni ex- aequo con Bersani. Un’ottima occasione (sprecata per loro) per starsene in disparte, godersi la scena e tacere. Ma un bel silenzio, non fu mai scritto.
    Quanto al garantismo last minute di Bersani & piddini vari, esso è  parte integrante del loro sentirsi “antropologicamente e moralmente superiori”. Loro possono brandire l’ascia del giustizialismo per far fuori i nemici politici. e lo fecero nella prima, nella seconda Repubblica e perfino per tre Presidenti della Repubblica (Antonio Segni, Giovanni Leone e Francesco Cossiga) nonché  per i due Presidenti del Consiglio dei Ministri legittimamente eletti, Bettino Craxi e Silvio  Berlusconi.  Ma guai a farlo per loro. Ora che  uno dei loro viene beccato, invocano ipocritamente una legge salva-Napolitano. E troppo!
     
     

    Falliti mai falliti sul serio…

    Non sono affatto sicuro che Beppe Grillo dice bene, cogliendo la sostanza delle cose, quando si rivolge alla mignatta neoliberale Bersani – apostata del comunismo e capofila politico dei servitori delle Aristocrazie finanziarie nella penisola – in questi esatti termini: «Si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen.»
    Non credo che Bersani, con molte altre marionette al servizio del neocapitalismo finanziario, nell’agone politico nazionale, sia da considerarsi soltanto un fallito, e quindi un incapace e un incompetente, frutto di una “selezione inversa” e del depotenziamento della politica in uno stato sempre meno sovrano, perché i padroni globali della classe dominante, che lo tengono saldamente al guinzaglio, non sono disposti a tollerare troppo a lungo, oltre un certo limite, l’incompetenza, l’incapacità, il fallimento, che potrebbero improvvisamente ritorcersi contro di loro e i loro interessi.
    Un fallito incapace non è certo il miglior servo, tenendo conto che per le sue “caratteristiche” potrebbe fare dei danni rilevanti anche al padrone, e per giunta, come ben sappiamo, la classe dominate globale è in grado di sostituire i suoi servitori, e fra questi i politici nazionali liberaldemocratici nei paesi sottomessi, senza eccessive difficoltà, quando arriva il momento buono, come è accaduto nel novembre dello scorso anno con Silvio Berlusconi, alla guida del governo. Senza dubbio il capoccia pidiino Bersani, assieme a molti altri esponenti della sua camarilla politica (e delle camarille apparentemente avverse), ha contribuito a fare “carne di porco” del paese e degli italiani, come afferma Grillo, ma non per mera incapacità, per sconcertante approssimazione, per pressappochismo innato, per pura necessità di sopravvivenza della burocrazia politica (e della sinistra degenerata) che il suddetto rappresenta. Venendo al dunque, per quanto mi riguarda Bersani potrà essere tutto – un apostata, un imbroglione, un mentitore, un servo dei grandi poteri, addirittura un “ommemmerda”, in compagnia di tanti altri capi e capetti della sinistra neoliberista postcomunista – ma non proprio e non esattamente un fallito incapace, come sembra sostenere con forza l’arrabbiato Beppe Grillo, il quale probabilmente si illude di “sparare sulla Croce Rossa”, o sugli zombie caracollanti, come nei noti filmetti americani del genere. Considerando che il destino dell’Italia è interamente nelle mani delle Aristocrazie finanziarie occidentali, e che la politica minore liberaldemocratica non ha più alcun potere decisionale effettivo sulle materie che contano (dalla moneta all’istruzione pubblica e alla sanità), Bersani, da bravo e fedele lacchè, sta soltanto eseguendo gli ordini esterni che gli piovono dall’altrove e dall’alto, assumendo comportamenti politici conformi al ruolo che d’autorità è stato assegnato ai leader di partito, a lui e naturalmente agli altri compari nella sua stessa condizione “servile”, senza distinzione alcuna di schieramento parlamentare: dagli Alfano in Berlusconi ai Casini in Caltagirone.
    Si illude forse il buon Beppe che questi avversari visibili sul tormentato terreno politico nazionale, “hot line” e livello più basso della catena di comando globalista, crolleranno di schianto quando e se ci saranno le politiche, e si apriranno le porte per un cambiamento “democratico” che rispetti la (sempre più fantomatica) volontà popolare, ma probabilmente così non sarà, perché la regia è esterna e sapiente, la legge elettorale si lascia scrivere, per togliere seggi alle liste di Grillo e darli ai servitori delle Aristocrazie globali, per predeterminare gli eletti e le maggioranze future fedeli alla “linea Monti”, e cioè quelle preconizzate, non a caso, anche dal tristo Napolitano. In poche parole, se si resta all’interno del sistema, come ha fatto il buon Beppe, accettando le sue regole e partecipando ai suoi riti (in tal caso elettorali), si è già sconfitti in partenza e ci si può pure illudere, illudendo nel contempo milioni di italiani in supposta buona fede, di aver a che fare con ridicoli zombi della politica, con cadaveri che attendono sepoltura, con falliti congeniti, con meri incapaci, facili da sconfiggere e da mettere da parte. A Bersani è stato assegnato il compito di ingannare gli italiani – assolto finora abbastanza bene dalla sinistra di sistema e da lui stesso – di votare le controriforme del lavoro e del pubblico impiego senza creare problemi a Monti (manomissione dell’articolo 18 e Spending review di tagli a tutto al settore pubblico), riuscendo, però, attraverso funambolismi e menzogne, a trattenere il grosso del consenso dei lavoratori dipendenti e degli statali, e di costruire alleanze politiche, con annessi cartelli elettorali, aderenti ai diktat programmatici euroglobalisti, in continuità con l’attuale governo del Quisling Monti, questo perché è il merdosissimo Pd (e mi si perdoni, una volta tanto, per l’elegante espressione) che dovrà vincere le prossime politiche, con o senza i pur utili compari centristi dell’Udc di Casini/ Cuffaro.
    Bersani, esattamente come fanno i suoi pari grado Alfano e Casini, ascolta la “Voce del Padrone”, interpreta i desideri e la volontà della potente Aristocrazia finanziaria, e agisce di conseguenza, commettendo certo qualche errore (errare è umano anche per lacchè e servitori), fino ad ora, però, mai irreparabile, ma, in non pochi casi, raggiungendo comunque gli obiettivi assegnati e salvando così il suo posteriore di servo. Infatti, finora sono passate senza scossoni sociali rilevanti tutte le misure di Monti, anche quelle che incideranno nella carne viva dei lavoratori pubblici e privati, grazie all’opera del Pd di Bersani, integrata dall’azione della CGIL della Camusso. A ben vedere, quello che il Padrone ha assegnato a Bersani, e a tutto il suo “pool” di rinnegati sinistroidi, non è un compito facile, e non è certo un compito che può essere assolto da un fallito-incapace, da un totale incompetente nelle (raffinate) arti dell’imbroglio delle masse e della menzogna politica, per le quali Bersani e la nomenklatura burocratico-partitica pidiina sono molti versati. Si tratta di simulare un blocco sociale rappresentato ed uno straccio di programma politico puntualmente disatteso, in occasione delle prossime elezioni per il parlamento, di trattenere il voto di coloro che sono i più colpiti dalle controriforme montiane – lavoratori dipendenti pubblici e privati, pensionati, precari, eccetera – che, fra l’altro, dovrebbero costituire il grosso della base elettorale di Bersani e del Pd, continuando, però, fino all’ultimo a sostenere con il voto parlamentare il massacro sociale operato da Monti, ben sapendo che una volta al governo si continuerà sulla stessa linea, e le politiche adottate non potranno che essere quelle euroglobaliste imposte dall’esterno.
    Ci vuole “mestiere” – oltre che una buona dose di cinismo, di malafede e un’assoluta assenza di Etica – per ottenere simili risultati, altro che “falliti”, cadaveri o zombie! Certo che per fare cose del genere ci vuole anche una certa dose di incoscienza, e naturalmente un robusta dose di fiducia nella tenuta sistemica complessiva, perché sono proprio i servi come Bersani che “ci mettono la faccia”, che si espongono in prima persona massacrando la popolazione – non le Aristocrazie globali, che li manovrano standosene comodamente nell’”empireo cielo” neocapitalistico! – e se qualcosa andrà male, veramente male (rivolte di massa, insurrezioni distruttive, paese fuori controllo sull’orlo della frantumazione) con buona probabilità saranno loro, per primi, a pagarne personalmente le conseguenze. Bersani questo lo sa, o almeno riesce ad intuirlo, e ne ha dato dimostrazione nelle sue passate dichiarazioni, riconoscendo il pericolo che corre assieme ai suoi pari-grado: con il solito linguaggio colorito e approssimativo, il pericolo dei “cazzotti” per tutti, politici (cioè lui stesso) e tecnici (ossia la squadra di Monti, venduta dai media come quintessenza “tecnica”). Ma Bersani sa anche che questo esito è abbastanza improbabile, almeno nel breve-medio periodo, perché gli strumenti di dominazione neocapitalistici hanno agito in profondità, nell’arco di oltre un ventennio, flessibilizzando e rendendo imbecille una buona parte della popolazione. Lo stesso berlusconismo è servito allo scopo, quale forma italica, peculiare, di idotizzazione della popolazione, della quale ha beneficiato – oltre che Berlusconi per un certo periodo – il sistema nel suo complesso (se ne vedranno ancora per un po’ i frutti venefici) e lo stesso Bersani, con tutto il Pd.
    Per questo motivo, reazioni di massa, decise e violente, destabilizzanti, insurrezionali o addirittura rivoluzionarie, sono molto improbabili, e ciò mette relativamente al sicuro i servi politici delle Aristocrazie globali dominanti come Pier Luigi Bersani, il suo compagno di partito Napolitano e il “capo-tecnico” imposto al paese, Mario Monti. Tutto questo il buon Beppe Grillo dovrebbe capirlo, e quindi dovrebbe sapere che non ha a che fare con pittoreschi zombi, o poveri falliti, ma con professionisti dell’inganno, della menzogna, del nascondimento della realtà al servizio del Nuovo Capitalismo finanziarizzato. Ma mi viene il sospetto (fondato?) che Beppe Grillo, il quale scrive i suoi post e le sue dichiarazioni “ufficiali” in stretta collaborazione con l’inseparabile Gianroberto Casaleggio, facitore del celebre blog, queste cose le sa fin troppo bene (sia lui sia l’informatico-politico Casaleggio) e se le scrive lo fa unicamente per raggiungere obiettivi politici e di consenso. Per quanto riguarda l’accusa di “fascismo”, che rimpalla da una sponda all’altra nella polemica Grillo-Bersani, faccio presente che tale accusa ha delle finalità ben precise, simili alle accuse di “comunismo”, di “antisemitismo”, di “populismo”, e via elencando.
    Si tratta di accuse infamanti che ovviamente, nella grandissima parte dei casi, non hanno fondamento, ma data la demonizzazione neoliberale e democratica di tutto ciò che non è sistema neocapitalistico e pensiero unico, servono per delegittimare l’interlocutore impedendogli di partecipare al dibattito, un dibattito che deve sempre essere, all’interno del sistema, “politicamente corretto” ed esclusivamente fra veri “democratici”. Quindi Bersani come del resto afferma lo stesso Grillo, non è certo fascista, così come non è (e ancor di meno, se possibile) comunista, o populista (leggi dalla parte del popolo), o addirittura antisemita (leggi critico nei confronti dello stato d’Israele). In conclusione, contraddicendo un po’ Beppe Grillo che attacca il segretario del Pd puntello di Monti, Pier Luigi Bersani, oltre a non essere fascista (né comunista, né populista, né antieuro) non è un fallito, perché altrimenti i globalisti lo avrebbero già eliminato dalla scena, e non è un incompetente, nel suo ruolo di servo della nuova classe dominante global-finanziaria, perché fino ad ora ha assolto in modo abbastanza accettabile (senza infamia e senza lode) i suoi compiti principali, che sono quelli di supportare le controriforme di Monti in parlamento, rendere applicabile il programma trasmesso l’altro anno dalla BCE e mentire al popolo italiano, imbrogliandolo. Il premio del Padrone per il fedele servitore politico Bersani? In futuro, forse, la presidenza del consiglio dei ministri, con buona pace per il buon Beppe Grillo.

    Mes e Fiscal Compact: trombati e contenti

    Alzi la mano chi ha visto una coraggiosa campagna di stampa informativa  prima che venissero approvati il MES (o ESM che dir si voglia) e  il Fiscal Compact. Alzi la mano chi ha letto una qualche riga che almeno spiegasse agli Italiani (a misfatto avvenuto) a cosa vanno incontro con queste due  nefandezze. Quali sono per noi gli svantaggi e la totale perdita di sovranità legata al bilancio, non più effettuato in ambito nazionale, ma imposto a livello sovrannazionale, dopo aver modificato in silenzio e nottetempo, perfino la nostra Costituzione allo scopo di averci le mani libere. Come i ladri. Si replica dunque lo stesso scenario già andato in onda il 23 luglio 2008 col Trattato di Lisbona. Gli Italiani, tutti al mare, mentre le due camere ratificarono  nel silenzio più assoluto della stampa, un trattato di svendita della nostra patria potestà. Ma si sa, i malfattori non vanno in vacanza. E ora, ecco  il bis.
    Laddove c’è stato qualche tentativo parziale da parte  di alcuni giornali (Libero e Panorama), Monti si è affrettato a minacciare che certa stampa farebbe salire lo spread.  E’ ormai ufficiale: abbiamo il ricattatore del XXI secolo. Se Mussolini diceva “taci il nemico ti ascolta”, Monti ha perfezionato in modo subdolo la dittatura del terzo millennio: “Taci ché sale lo spread ed è colpa tua”. L’ottimismo obbligatorio e coattivo è diventata la nuova medicina degli oligarchi: vietato dubitare della bontà della loro cura. Ma l’affermazione  più disgustosa l’ha fatta Enzo Moavero Milanesi, ministro delle politiche Ue, non appena è stato ratificato il MES e il Fiscal Compact: “Siamo davanti  a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea con nuove e sostanziali cessioni di sovranità”. “Credo di poter dire che forte azione dell’Italia nella realizazzione di questi Trattati viene oggi riconosciuta da tutti nella comunità internazionale, senza con questo volerci auto-attribuire meriti particolari”.  Ma va là? !? Qui, su Wall Street Italia, il resto delle sue dichiarazioni.
    E così ci siamo distinti come i più zelanti servi tra i  27 trombati d’Europa. Non solo prendiamo i fischi per applausi, ma Monti e i suoi giannizzeri come Moavero, si prendono pure le briga di fare da apripista agli altri recalcitranti Paesi.  E’ il caso di dire, trombati e contenti.
    PS: Per un’analisi dettagliata  capitolo per capitolo e articolo per articolo sul MES (Meccanismo di Stabilità Economica) , rimando al post N. 62 dell’amico Silvio del 19 luglio 11: 20 sul blog di Marcello Foa nel topic

    Altri articoli di approfondimento sul tema:

    Viscidume democristiano

    Casini esce allo scoperto e dice chiaramente di volere un accordo con la sinistra. L’ammissione arriva in questo preciso momento perché il leader Udc è convinto che il voto anticipato sia più vicino: per “colpa” di Berlusconi. Dunque occorre prepararsi per tempo alle urne. “Ho sempre ritenuto – dice il leader Udc a margine della direzione nazionale del suo partito – che la prospettiva sia un patto per affrontare le emergenze tra progressisti e moderati”, . “Oggi – prosegue – si è realizzato con il governo tecnico, ma la strada è un governo politico per risollevare il Paese a affrontare l’emergenza che non durerà poco per arrivare così agli Stati Uniti d’Europa costruiti attorno al rapporto tra le due grandi famiglie del Ppe e del Pse”.
    Chi dice via dall’euro è fuori dal Ppe: Casini sferza un duro colpo a Berlusconi ricordando che “basta fare un giro in Europa per capire che il Ppe non ha niente a che fare con chi ha voglia di uscire dall’Europa”. “I mercati – osserva il leader Udc – prendono di mira diversi Paesi, non perché non credono a misure specifiche, ma per chiedere se crediamo all’Unione europea e negli Stati Uniti d’Europa”.
    Il Pdl vuole solo indebolire Monti: In un passaggio del suo ragionamento Casini denuncia quello che, a suo dire, è un disegno subdolo e per certi versi diabolico del Pdl: paventare l’uscita dall’euro non per convinzione ma solo per danneggiare il governo. “Qualcuno chiede a Monti di fare miracoli, ben sapendo che questo non è possibile. Spazio per furberie non ce n’è più. Da che lato degli schieramenti politici arrivi il rischio” di far mancare il sostegno al governo è sotto gli occhi di tutti. “Nel Pdl – aggiunge – parlano un giorno di uscita dall’euro e il giorno dopo dicono di voler sostenere il governo. Tanta confusione fa male però all’esecutivo”.

    L’uomo giusto al posto giusto…

    Prima questo post, poi questo, poi questo e poi ancora questo.
    «Non solo non escludiamo la cessione di quote dell’attivo del settore pubblico, ma la stiamo preparando e presto seguiranno degli atti concreti». Mario Monti è categorico sull’argomento. Il primo ministro, rispondendo a una domanda in proposito durante la conferenza stampa seguita alla consegna del premio Responsible leadership award. «Abbiamo predisposto veicoli, fondi mobiliari e immobiliari, attraverso i quali convogliare in vista di cessioni, attività del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale», ha spiegato da Berlino.
    IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI – Monti ha spiegato che nella nuova strategia predisposta dall’esecutivo, gli enti locali avranno un ruolo centrale: «Abbiamo predisposto dei veicoli, fondi immobiliari e mobiliari attraverso i quali convogliare, in vista di cessioni, attività mobiliari e immobiliari del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale». Il premier ha quindi in mente una strada ben definita: servizi pubblici locali e municipalizzate, settori e aziende che al momento hanno sul mercato valutazioni, e opportunità di ritorno economico, molto più vantaggiose di quelle delle grandi aziende di cui lo Stato conserva un quota.
    I TAGLI – Il governo sarà quindi all’opera per l’attuazione delle misure proposte martedì sera dal Comitato interministeriale per la spending review, che consentiranno di risparmiare già nel 2012 5 miliardi, e altri 8 o 9 nel 2013 (ma l’area potenziale di intervento, ha riferito il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, potrebbe arrivare a 100 miliardi complessivi). E intende aggiungere a queste cifre anche la cessione degli asset pubblici. Questo significa, quindi, che dovrebbe essere evitata una nuova manovra, ma potrebbe anche consentire di evitare l’aumento dell’Iva a ottobre (spesa quantificata in 3,8 miliardi), di avere 200 milioni per la copertura del decreto Sviluppo e di poter mettere sul piatto un altro miliardo per il terremoto di Emilia e Lombardia.
    LE LODI DI SCHAEUBLE – Monti ha anche incassato le lodi dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, che lo ha definito «l’uomo giusto al posto giusto» prevedendo un ritorno alla crescita per l’Italia. Schaeuble ha anche precisato che l’Italia ha effettuato progressi considerevoli nel ristrutturare le sue finanze pubbliche da quando Monti ha assunto la carica di capo del governo alla fine dello scorso anno. «L’Eurozona – ha aggiunto – ha bisogno che l’Italia sia forte».
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    Un titolone de il giornale ci dice che il criminale monti si inchina alla corte della culona. Mentre ieri sera, i tre porcellini ABC si sono inchinati ancora una volta alla corte del criminale. Vadano pure avanti con la loro politicuccia da quattro soldi del votare le fiducie (ormai a 18…) e poi lamentarsene subito dopo gli accordi sottobanco e nel frattempo Grillo fa incetta di potenziali voti per le prossime elezioni.

    Monti, il grande Jettatore

    Ricordate l’articolo di Marco Travaglio su Berlusconi “Il Grande jettatore“? Eravamo ancora nel 2011 prima che si insediasse l’attuale giunta golpista. Mi piacerebbe sapere perché ora che l’Emilia è stata colpita due volte dal terremoto nel giro di pochi giorni quelli come Travaglio tacciono di fronte a un presidente del Consiglio abusivo che 48 ore prima del terremoto fa un decreto legge per chiamarsi fuori dagli aiuti  di stato e affidare tutto quanto alle lobby assicurative (come si sa, organiche alle banche), nel mentre aumenta le accise. Non aspettavano altro.  Dire che è uno jettatore è dire troppo poco.
    Scrive Ida Magli nel suo ultimo saggio Dopo l’Occidente: “Forse Giorgio Napolitano vissuto fin dalla prima giovinezza nell’ambito degli ideali del Partito comunista sovietico, ha voluto dare omaggio a uno delle invenzioni più care ai fondatori del comunismo in Russia: il governo dei tecnici. Si erano definiti così infatti, Lenin, Trockij e i loro primi compagni per giustificare il fatto che a prendere il potere, erano degli intellettuali che non avevano mai avuto cariche politiche“. Niente di più vero.
    L’attuale governo bolscevico- finanziario ( vi assicuro che non è un ossimoro) non perde tempo per realizzare l’agenda del FMI e della Banca Mondiale: privatizza tutto il privatizzabile procedendo alla confisca e alla precettazione, con gli stessi risultati del comunismo staliniano. Gli handicap e la disabilità passano sotto la tutela delle solite lobby assicurative. Le galere saranno svuotate perché non più patrie, ma privatizzate in stile Sing-Sing o Alcatraz. Le catastrofi “naturali”, pure. Il che vuole dire il Nulla, tenuto conto che nelle zone sismiche (e a quanto pare l’Italia è tutta sismica) le assicurazione non coprono.  Inoltre le polizze sono così complesse e farraginose che ci vuole un avvocato solo per farsele interpretare, anche quando tutto fila liscio come l’olio. Figuriamoci, in caso di calamità.
    La casa  (principale fonte di investimento e di risparmio degli Italiani) ci viene tassata al punto da costringere numerosi cittadini  a venderla. Sono sempre più numerosi  i pensionati che accedono alla “nuda proprietà” e le nostre città si riempiono di cartelli con la scritta VENDESI. Ora dopo il terremoto, c’è da scommetterci che arriverà un nuovo Piano Marshall di ricostruzione e forse sarò mal pensante, ma fioccheranno ditte straniere da ogni parte dell’universo. De Benedetti, per cominciare è proprietario di una di queste. Ma stavolta non c’è il suo rivale Berlusconi a tagliarlo fuori come è avvenuto all’Aquila. Perciò anche le disgrazie in molti casi,  fruttano e… luccicano.
    Lo avete sentito Barroso nelle cronache politiche viste in tv, esprimersi finalmente in Italiano, lui che ci parla sempre in Inglese anche se è portoghese? Bene, c’è di che preoccuparsi sentire l’EuroKomiSSar degnarsi di parlare nella nostra lingua,  visto che dopo la sventura che ci è costata 17 morti e un numero altissimo di feriti, ci vogliono far “beneficiare” del Fondo Salva-stati. Che significa? Ovviamente che non saremo aiutati gratis e che  saremo ancor più dentro la tagliola del Debito.
    E lo avete visto Monti sfilare per tendopoli e prendere in braccio come un Federale un bambinello nero extracomunitario? Degno compare della Lagarde a cui i bambini greci non fanno nessuna pietà, perché la loro denutrizione è colpa dei loro genitori che non pagano le tasse, mentre si commuove solo per i bambini della Nigeria. Prima questi dannati corvi menagrami se ne vanno fuori dalle palle, meglio sarà per tutti noi.

    A proposito, in un altro momento della mia vita, forse l’amor di Patria avrebbe avuto il sopravvento. Ma tenuto conto che l’uomo del Colle che ci ha più d’ogni altro gonfiato la capoccia di retorica risorgimentale in occasione dei 150 anni della cosiddetta unità,  è quello stesso che alla faccia della “nazione sovrana” ci ha consegnato mani e piedi  ai Banchieri, allora dico che la parata del 2 giugno presieduta da costui, rappresenta per i terremotati (e per il resto degli Italiani) un’atroce beffa. Da rifiutare in ogni caso, al di là d’ ogni demagogia.
    Per tornare al terremoto, per chi avesse dei dubbi sulle scosse e su come si sono ripetute a distanza di pochi giorni,  leggere questo interessante post dal blog Il Corrosivo, sul fenomeno dello stoccaggio del gas, del  fracking  e delle trivelle, a cura di Marco Cedolin.
    Un pensiero speciale va alle popolazioni colpite e alla dignità e coraggio manifestati in queste ore. Una grande Emilia, nonostante i suoi pessimi gestori  e amministratori. Qui sotto, il numero per aiutarli.

    La fine di ABC, ma resiste il lato B

    Le ultime elezioni hanno liquefatto il PdL di Alfano (A) , azzerrato le baldanze di Calta-Casini (C) e del mai nato terzo polo. Hanno perfino disinnescato la Lega alla quale i suoi elettori non hanno perdonato gli scandali. Ma hanno miracolosamente lasciato in  piedi Bersani (B) e il Pd. Essi resistono nelle giunte amministrative, nonostante l’avanzata dei grillini. Non guadagnano, ma resistono. 
    Tutti e tre gli ABC tengono attaccata la spina al governo Monti, ma dei tre B non è stato penalizzato al pari  degli altri due compari. Perché?
    Prima di tentare di capire, ricordo a chi se ne fosse ancora dimenticato che nelle ultime settimane di vita del governo Berlusconi, Bersani faceva cortei coi suoi, a favore di un nuovo esecutivo capeggiato da Mario Monti in Piazza S. Giovanni a Roma. Quanta tristezza e che squallore constatare che l’ex partito dei lavoratori è diventato il principale supporter  dei tecnocrati della Finanza! E quanto sfoggio di imbecillità  vedere in tv un’operaia, il capellino  con la visiera in tenuta da gitarella fuori porta,  che  scandiva per slogan “Vo-gli-amo Monti”, indottrinata dai suoi capoccia. Eccovi accontentati, o  compagnucci di merende dei finanzieri!
    Cercherò di mettere qui alcuni utili elementi di analisi, sul perchè il Trio Monnezza ABC, tiene attaccata la spina a Monti, ma solo A e C  sono rimasti fulminati. Manca il fattore B. Anzi, il lato B.
    • Il Pd dispone ancora di un apparato partitico (erede del vecchio PCI) lasciatogli in piedi da Tangentopoli e di un elettorato ottuso, obbediente e pecorone (i cosiddetti “coglioni”), abituati allo spirito di delega e a credere che “il Partito ha sempre ragione”, un vecchio residuato ideologico rottame della Guerra Fredda.
    • Il Pd gode dell’appoggio della casta dei magistrati, le cui inchieste li sfiorano sempre di striscio, ma fanno a pezzi i loro oppositori: si veda il recente caso Lega, in comparazione al caso Lusi. Parlare di doppiopesismo è  un eufemismo soft.
    • Molti del partito trasversale dei giudici si sono candidati e sono stati eletti nelle loro file  (Violante, Finocchiaro, D’Ambrosio) e rappresentano una scorrevole “cinghia di trasmissione” tra il Parlamento e le aule giudiziarie.
    • Il Pd gode dell’appoggio diretto o indiretto dei grandi media ufficiali sia della carta stampata che della tv. I principali conduttori dei talk show politici sono dei loro (Lucia Annunziata, Giovanni Floris, Fabio Fazio, Santoro, Gad Lerner, Enrico Deaglio fratello del banchiere Mario  Deaglio nonché cognato della Fornero, ecc).
    • I cosiddetti “cattolici adulti” una volta caduto il Muro e tramontata la parabola della DC dopo Tangentopoli, si sono riversati nel Pd (Enrico Letta, la Bindi, la Binetti , Enzo Carra ecc.) perchè vi trovano la convalida al loro  ipocrita buonismo. Altri voti e altre clientele sono state perciò,  lì traghettate.

    Come ebbe a dire in una sua dichiarazione l’avv. Giovanni Agnelli, quando divenne senatore per l’Ulivo “la sinistra ha più radici nel sistema” (cioè è lei che dirige la macchina del dissenso e del consenso).
     Poi –  per carità! – si può discutere se un partito che piaceva ad Agnelli, che è andato via via trasformandosi nel partito dei tecnocrati, degli alti funzionari,  degli operatori mediatici, delle fondazioni bancarie (Montepaschi, Italiani-Europei ecc) , dei banchieri come Luigi Abete della BNL o come il fu Padoa-Schioppa o  come il consigliere di Deutsche Bank Giuliano Amato, degli industriali come Colaninno, meriti ancora l’etichetta di “sinistra”. Ma questa disamina la lascio fare a chi appartiene a questo schieramento.
    E’ comuque importante constatare che non appena sorge qualcosa di nuovo, molti voti del Pd (a parte lo zoccolo duro degli irriducibili) si spostano sulle nuove liste politiche: è accaduto oggi con il Movimento a 5 stelle, accadde in passato con FI e con la Lega.
    Grillo attacca Bersani e lo paragona a una sorta di dead man walking della politica. Cacciari dice che B delira a parlare di vittoria senza SE e senza MA, dato che il centrodestra (Lega e Pdl) si è presentato diviso;  inoltre  – afferma Cacciari  – al Nord piuttosto che votare Pd preferiscono astenersi o votare addirittura per Grillo. Hanno ragione entrambi sul lungo periodo.
    A breve,  Culatello B e i suoi resistono perché la finanza ha bisogno di loro e loro ne sono parte. Basta pensare a Elsa Fornero, già assessora per la giunta torinese nel Pd, tanto per fare un esempio eclatante, e ai numerosi sottosegretari in quota Pd che fanno parte di questo governo. Solo questo, basterebbe a  tener lontani molti lavoratori dalla scellerata ipotesi di votarli tanto per farsi del male. Altri esempi li ho già illustrati nel mio precedente post sulle Liaisons dangereuses tra la sinistra e la finanza.
    Resta comunque la variante elettorato sotto il cappio stringente della crisi. Nessune rendita di posizione dura in eterno, e prima o poi il tonfo sarà fatale anche per loro, nonostante tutti i santi in paradiso di cui ancora dispongono. Sarebbe ora. E’ un gulag della nostra vita politica e sociale durato troppo a lungo.
                                              Culatello B:  Resistere, resistere, resistere!