Legge elettorale: se complessa è un imbroglio

Ci risiamo, tornano a perdere tempo sulla legge elettorale sperando di riuscire a fregarsi l’un l’altro e ottenere surrettiziamente (con codici, commi e pandette) quella maggioranza che non hanno.
E’ il male endemico della politica italiana pensare di “far fesso” il prossimo, invece di pensare ad un sistema semplice che dia una maggioranza forte e suscettibile di alternanza.
Non mi sono neanche messo a leggermi la proposta inciucista tra comunisti, berlusconiani, alfaniani e, purtroppo, leghisti.
Non che l’altra parte mi piaccia, visto che fa perno sui grillini.
Approfondirò quando ne varrà la pena, cioè ci sarà il testo definitivamente approvato.
Nel frattempo ribadisco che quello che si legge sui giornali rende la legge complessa, quindi un imbroglio, aggravato dal fatto che sembra che avremo un lenzuolo per contenere tutti i simboli, senza possibilità di suddividere il voto tra proporzionale e maggioritario.
Insomma se al maggioritario la mia parte politica candidasse un mio acerrimo nemico sarei costretto a votarlo, oppure ad astenermi, favorendo quindi i nemici politici: bella roba !
Spero non sarà così.
Un sistema semplice, sarebbe invece dividere l’Italia in 500 collegi da 120mila abitanti l’uno per la camera e il senato in 250 collegi da 240mila abitanti l’uno.
Vince chi prende più voti.
Può candidarsi chiunque, senza raccogliere firme, purchè sia residente nell’ambito del territorio del collegio da almeno due anni.
Ogni candidato deve versare una cauzione da 100mila euro (o anche più, ma non meno) che sarà incamerata dallo stato se non otterrà almeno il 5% dei voti.
Gli eletti possono essere revocati dai loro elettori a maggioranza semplice, eleggendo un nuovo rappresentante fino al termine del mandato.
Semplice. no ?
Si risolve il problema delle “firme false” sulle candidature, della rappresentanza effettiva (tutti rappresentano un egual numero di cittadini e chi non rappresenta altri che se stesso paga), dell’imbroglio delle candidature plurime e dei paracadutati e della fedeltà al mandato.
Troppo semplice per essere di gradimento dei politici italiani.

Entra ne

I giudizi sono fatti apposta per essere smentiti

Avevo appena finito di tessere le lodi della Meloni che subito la Giorgia Nazionale toppa sui referendum autonomisti di Veneto e Lombardia (e questo mi ricorda il perchè, per quanto apprezzi la Meloni e le radici di Fratelli d’Italia, alla resa dei conti voto e firmo il 2 per mille per la Lega). 
Capisco che non si può chiedere ad una romana di chiudere il rubinetto dei denari che arrivano a Roma e, altrettanto, dicasi per i meridionali tutti, ma l’errore della Meloni non è solo di prospettiva (guardare all’immediato, cioè al soldo che arriva oggi invece di guardare alla società migliore che avremmo domani) ma anche politico andando a rompere una alleanza con la Lega che ha motivi molto importanti (immigrazione, unione sovietica europea, libertà di opinione, principi e valori etici) per proseguire.
Mi auguro che alla Meloni riescano a spiegare che i referendum del 22 ottobre non sono contro l’Italia, anzi sono a favore e nell’interesse dell’Italia e, capendolo, la Meloni farebbe una figura da statista riconoscendolo e manifestando la sua opinione cambiata.
A differenza della Catalogna, Veneto e Lombardia hanno indetto un referendum consultivo, nell’ambito delle regole esistenti e che, quindi, non è solo legittimo (come quello Scozzese e Catalano) ma anche legale (come quello Scozzese, ma non quello Catalano).
Di più, Veneto e Lombardia non pongono sul tavolo la questione dell’Indipendenza, quindi della Secessione (che lascia perplesso anche me, ancorchè, dovendo votare alla fine voterei per la secessione), ma chiedono una legislazione di autonomia, in cui è la regione ad incassare i fondi e, semmai, a trasferirli a Roma e non viceversa e, quindi, è la regione ad intervenire su tutte le questione amministrative, lasciando allo stato centrale le sole attività istituzionali di uno stato: la Polizia federale, le Forze Armate per difendere gli interessi ed i confini nazionali, le regole della giustizia e la rappresentanza con gli altri stati.
Ma, dicono, questo significherebbe togliere a Roma i soldi necessari per le spese pubbliche.

Sì, ma di quali spese si tratta ?

Strade, scuole, sanità, dipendenti pubblici, cioè tutto ciò che viene costruito per il cittadino e per il quale il cittadino paga.

Ora mi domando perchè il cittadino lombardo, veneto, emiliano, toscano, dovrebbe pagare per le incapacità gestionali degli amministratori eletti dai cittadini siciliani, campani, romani.
L’autonomia non esclude la solidarietà che significa un intervento massiccio in caso di eventi catastrofici di carattere naturale (alluvioni, terremoti) ma quella che ci viene chiesta non è più solidarietà, bensì mantenimento perpetuo.
Allora non va più bene.
Per costruire un’Italia forte e rilevante sul piano nazionale le regioni che oggi ricevono gli aiuti economici e beneficiano dei trasferimenti dallo stato in misura superiore alle tasse che loro pagano, devono mantenersi da sole nell’ordinario delle esigenze e dei servizi quotidiani.
Devono quindi spendere quello che ricevono dai loro cittadini e non pensare che ci sia sempre un Pantalone a Milano, Venezia o Bologna che sganci qualche lira in più per i loro servizi.
Se non cominciamo ad attivare questo ciclo virtuoso, non riusciremo mai a far uscire l’Italia dalle sabbie mobili debito dei 2300 miliardi di euro che abbiamo e che è in crescita (come attesta anche la manovra proposta da Gentiloni che sfrutta la “flessibilità” per aumentare di 10 miliardi il deficit) perchè con gli stessi soldi dobbiamo mantenere pretese sempre maggiori visto che c’è la sbagliata idea che dobbiamo avere tutti gli stessi servizi, che li paghiamo o meno.
Invito quindi la Meloni a fare un gesto da grande statista e dichiarare pubblicamente di averci ripensato e cambiato idea, schierandosi a favore del referendum di Veneto e Lombardia.
Anche perchè il nemico non si chiama Autonomia o Federalismo, ma immigrazione, clericomarxismo (o cattocomunismo), unione europea, euro, deriva morale, repressione della libera opinione.

Entra ne

Di Maio in caccia dei voti di Destra

L’esternazione di Di Maio, il delfino di Grillo, ha suscitato scomposte reazioni a sinistra e nei sindacalisti.
Di Maio ha ragione, quasi completamente.
I sindacati confederali devono profondamente essere revisionati, ma devono farlo da soli.
Alla politica si chiede solo di far cessare ogni privilegio loro accordato: dalla gestione dei CAF e dei patronati, ai permessi senza giustificativo, alle trattenute tramite sostituto di imposta.
Ma, soprattutto, smetterla con la “concertazione” con i sindacalisti che, senza essersi sottoposti ad elezioni, ma solo in rappresentanza di una esigua minoranza di iscritti, vanno a trattare e a pretendere, con il ricatto dello sciopero generale, con un governo che dovrebbe essere (anche se gli ultimi quattro non lo sono stati) espressione del voto popolare.
E’ ora di dire basta alla concessione di una rappresentanza sindacale di carattere generale.
La firma di accordi e contratti si riverberi sugli iscritti a quei sindacati che firmano e basta a leggi che tendono ad escludere i sindacati autonomi a favore dei sindacarti confederali con la balla della “rappresentatività”.
Se vogliono la rappresentatività svolgano libere elezioni nei luoghi di lavoro ma senza i privilegi che impongono la raccolte di decine di firme di presentazione delle candidature tranne per chi è espressione dei sindacati “firmatari” di questo accordo o di quel contratto.
Tutti alla pari, venga eletto chi ha più voti e i permessi, tutti, li abbiano gli eletti che ne daranno conto ai loro colleghi.
Dove sbaglia Di Maio ?
Nel “minacciare” un intervento legislativo su una associazione che dovrebbe essere libera, privata, senza benefici e privilegi dallo stato, ma anche senza alcun vincolo o controllo pubblico.

Dove non è credibile Di Maio ?

Nel suo tentativo di arruffianarsi i voti degli elettori di Destra.

Non è credibile sia perchè non mi risulta che abbia un curriculum lavorativo tale da renderlo esperto in materia, sia perchè i grillini, con la loro opposizione ai governi di Centro Destra, hanno fatto male all’Italia quanto la sinistra e tutte le manifestazioni sindacali contro i governi Berlusconi.
Anche quando si parla di tagliare le unghie ai sindacati è sempre meglio scegliere l’originale e non un clone malriuscito.

Entra ne

Il Padre Nobile

Grillo ha passato il testimone a Di Maio (?!?) ritagliandosi il ruolo di Padre della patria grillina.
E Grillo credo abbia poco più di 70 anni.
Oggi Silvio Berlusconi compie 81 anni, una età alla quale la maggioranza delle persone ama restare in casa, magari in inverno davanti ad un caminetto e in estate alla fresca ombra di un bosco, seduto su una panchina, ricevendo vecchi amici e giovani ansiosi di imparare e ricevere consigli, anche se sappiamo tutti sbagliare da soli.
Auguri al vecchio leader del Centro Destra e “mi consenta” un consiglio: si ritagli un ruolo da Padre Nobile del Centro Destra italiano.
Nessuno La contesterebbe, purchè eviti di fare giochini con il dico e non dico su un possibile governo con Renzi dopo il voto.
Dicono che si sia riavvicinato alla Merkel (de gustibus, ma Le si conoscevano gusti migliori) probabilmente per acquisire benemerenze in vista della decisione della corte di giustizia (?) europea sul Suo ricorso contro la legge Severino (applicata solo a Lei …), ma si rassegni: il Suo onore è intatto.
I Suoi elettori e sostenitori non l’hanno, non l’abbiamo, mai messo in dubbio e chi Le è ostile non glielo concederà mai.
Allora non Le chiediamo altri sacrifici, ma solo di fare un passo di lato, dare strada a Salvini, alla Meloni, a Toti e dichiarare a chiare lettere che nessun accordo è possibile con i socialcomunisti nè con i cristiani alla Bergoglio.
Non è possibile in Italia e non lo è in Europa.
Il Popolo del Centro Destra La collocherà a forza nel nostro Pantheon, dove merita di stare, purchè non segua la strada di Montanelli che, dopo una vita passata a combatterli, si alleò con i nemici di sempre, rovinando la sua immagine presso tutti noi e senza acquisire nulla dai vecchi nemici ed ora giace dimenticato da tutti.

Entra ne

Brava Meloni !

Compressa e penalizzata tra le elezioni in Germania e lo spettacolo dei grillini a Rimini, poche sono state le notizie su Atreju 2017, ma ho avuto la possibilità di ascoltare parte del discorso della Meloni.
Un discorso da Leader.
La Meloni, in totale contrasto con il suo fisico minuto, si è messa alla testa di una comunità che, dopo il tradimento di Fini, era palesemente allo sbando e sta riuscendo a ricompattarla.
Battaglie come quella contro lo ius soli o la proposta di legge di Fiano, sono catalizzatori non solo di semplice consenso elettorale, ma anche di rinnovato spirito di corpo.
Pur restando sempre dell’idea che i vari movimenti che si richiamano ad una medesima area politica dovrebbero rinunciare agli eccessi di protagonismo individualista, per rafforzare quello, tra loro, che fosse il più forte, mi sembra evidente che Fratelli d’Italia sia riuscito a ritagliarsi un proprio ambito nel Centro Destra che, se per lo più esprime concetti che ascoltiamo anche da Salvini, riesce a conservare e recuperare quelle radici che la Lega non ha.
Considerando la giovane età della Meloni e di Salvini, credo che la Destra Italiana, i Nazionalisti, Identitari e Sovranisti possano guardare con fiducia al loro e nostro futuro.

Entra ne

A pensare male …

Ieri La Verità, il nuovo quotidiano fondato un anno fa da Maurizio Belpietro, ha pubblicato un articolo di Luca Telese, nel quale si evidenziava come i tre partiti di opposizione (Lega, Fratelli d’Italia e Grillini) fossero sotto attacco giudiziario.
Alla Lega cercano di bloccare i fondi per la campagna elettorale con il pretesto di presunti malversazioni di alcuni ex dirigenti che (forse) hanno utilizzato il denaro legittimamente della Lega per fini personali.
Fratelli d’Italia sarebbe sotto attacco con le varie iniziative che tendono a reprimere la Libertà di Opinione.
I grillini avrebbero il fiato delle procure sul collo dei loro sindaci.
Il tutto oscurerebbe Consip.
Beh, le certezze di Telese io non le ho, certo che rilevo come ben strano che, a pochi mesi da un voto decisivo per il futuro della nostra Patria e della nostra Nazione (una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor, quindi senza i derivati dello ius soli) proprio i partiti antisoviet e identitari subiscano indagini a tappeto.
Talmente strano che non posso evitare di citare il buon, vecchio Andreotti che da lassù sicuramente se la ride e che diceva come a pensare male fosse peccato, ma spesso ci si azzeccasse.

Entra ne

Il tipico bullo di periferia

Con un insolito provvedimento, la magistratura ha sequestrato “preventivamente” (forse perchè prima dell’inizio della campagna elettorale ?) i fondi della Lega.
Mentre tutti i partiti si sono indignati per tale sopruso il bullo di Rignano ha berciato contro la Lega additandola come il partito che chiamava “Roma ladrona” e che invece ruba agli Italiani.
La solita frottola di un bullo di periferia che esce allo scoperto solo quando ha le spalle coperte.
Ammesso e non concesso che il contenuto della sentenza sia corretto, abbiamo alcuni dirigenti della Lega che hanno usato i soldi della Lega per spese personali.
I soldi della Lega, che la Lega non ha rubato a nessuno perchè sono il frutto del finanziamento pubblico erogato in base ai voti ottenuti.
Semmai è la Lega ad essere stata vittima di una malversazione da parte dei suoi dirigenti e, semmai, sarebbe la Lega a dover essere risarcita, in solido con chi ha commesso il presunto reato, da uno stato che non ha vigilato.
La Lega non ha rubato nulla, nè deve risarcire alcuno.
Nel momento in cui i soldi, per effetto del finanziamento connesso ai voti ricevuti passa dallo stato al partito, è questo a deciderne la destinazione e, per quanto mi riguarda, è corretta anche la destinazione per il decoro e un adeguato tenore di vita dei suoi dirigenti, ma anche per investimenti (come quello in diamanti) produttivi di ulteriori incassi.
Del resto per la vicenda della casa di Montecarlo non vengono bloccati i fondi del partito di Fini (se esiste ancora), mentre per quella del senatore Lusi, già tesoriere della Margherita, non è stato sequestrato il patrimonio della Margherita.
E per le spese personali di tanti consiglieri regionali come sono apparse nelle cronache in questi anni non è mai stato sequestrato il saldo del conto corrente dei rispettivi partiti.
Allora perchè per la Lega si agisce in questo modo e a ridosso della campagna elettorale ?
La sin troppo facile risposta la si ha dalle parole del bullo di periferia e a pensare male ci si azzecca più spesso di quanto potesse immaginare il buon Andreotti.

Entra ne

Prendere esempio da Forza Nuova

Forza Nuova è uno di quei (troppi) movimenti identitari che raccolgono, legittimamente, l’eredità dell’Msi.
Logica vorrebbe che si rinunciasse all’individualismo del minimalismo, per aggregarsi, anche in forma federativa, soprattutto con il movimento maggiore.
E che la forma federativa sia quella più produttiva lasciando ad ogni singolo movimento aderente la libertà di manifestare le proprie individualità che sono un arricchimento per tutti, lo dimostra Forza Nuova con una serie di iniziative che hanno costretto la stampa serva di regime a darne conto.
Dalla “visita ispettiva” per ascoltare la dottrina di un prete immigrazionista a Pistoia, alle passeggiate di controllo per Roma fino alla manifestazione dei Patrioti annunciata per il 28 ottobre a Roma.
Tutte iniziative che hanno suscitato le furibonde reazioni della sinistra e degli ascari dell’antifascismo che sono i primi a far risorgere quel Fascismo che dicono di voler combattere.
Sono tutte iniziative non solo condivisibili, ma anche legittime.
Perchè è legittimo che un gruppo di fedeli (ma ce ne sono ancora dopo quattro anni di bergogliate ?) vada a messa per ascoltare le parole di un prete che non sembra in linea con la Tradizione.
E’ legittimo che un gruppo di cittadini percorra le strade del proprio quartiere, della propria città intervenendo, come è dovere di ogni buon cittadino, se rileva comportamenti criminali.
E’ legittimo che un movimento politico organizzi una manifestazione contro la svendita della Sovranità e dell’Identità Nazionale.
Chi vi si oppone manifesta evidentemente ostilità verso gli obiettivi da quelle iniziative, quindi manifesta il suo intollerabile spirito antitaliano.
Forza Nuova ha indicato, forse per caso, forse dopo uno studio analitico della situazione, la strada che tutta la Destra, tutto il Centro Destra dovrebbe intraprendere, posto che la stampa serva è prona al regime e non concederà quegli spazi che dovremo quindi prenderci a forza.
Tutto il Centro Destra deve partecipare e rilanciare, come già fece Salvini, con la presenza della Meloni e di Berlusconi, a Bologna.
Nonostante il martellamento radiotelevisivo e dei quotidiani di regime, ci sono tanti Italiani che sono pronti se non a scendere in piazza con Forza Nuova, a votare per quelle idee, soprattutto se l’adesione e l’unione di tutte le altre forze del Centro Destra consentirà di sperare in una loro affermazione concreta.
Perchè le Boldrini, i Bergoglio, i Fiano, i Renzi siano solo un rigo in nota nei futuri libri di Storia.  

Entra ne

La giustizia sociale secondo i clerico marxisti

Ieri mattina, mentre guidavo per venire in montagna per il fine settimana, ascoltavo una delle trasmissioni radiofoniche che in genere, essendo al lavoro, non posso ascoltare.
Su Radio anch’io l’argomento, inframmezzato dalle notizie sul terremoto messicano, erano le pensioni dopo la ridicola proposta governativa di scalare, ma solo per la cosiddetta ape sociale, sei mesi alle donne per ogni figlio sino ad un massimo di due anni.
Non hanno nemmeno perso l’occasione per fare bassa propaganda elettorale al governo che ha annunciato, dal 2019 !, la ripresa della rivalutazione al 100% delle pensioni (ma non hanno specificato che vale solo per quelle fino a 1500 euro, per gli altri un pernacchio).
A parte la presenza a senso unico dell’ex ministra Fornero, che ricordo anche consigliere comunista al comune di Torino, dell’ex ministro di Prodi Damiano e della segretaria della cisl che dimostra il concetto assai orbo di pluralismo della rai (perché nessuno di Lega o Fratelli d’Italia o, almeno, di Forza Italia, per non parlare dell’assenza dei grillini, in pratica l’esclusione di un buon 55% dell’elettorato) è da rimarcare come i tre sunnominati abbiano parlato a ruota libera, raccontando favole e girando sempre attorno al problema centrale: i costi.
Risorse da spendere chiede la Furlan, risorse da impiegare, Damiano, sembrava che la Fornero, se solo tralasciassimo la devastazione da lei provocata con la sua riforma, fosse quella più sensata, anche se ha criticato i partiti per non essere intervenuti in cinque anni per migliorare (?) la sua riforma.
Ma, alla fine, un dato emerge.
Lo stato, cioè noi, deve spendere di più, ma non per tutti, solo per chi ha di meno (domandarsi magari perchè ha di meno, no? Merito, capacità, voglia di lavorare e, certo, anche sfortuna …).
Ma quale sarebbe la società che quei tre avrebbero in mente ?
Con il loro sistema avremmo una società di uguali (tranne i burocrati e i sindacalisti, ovviamente) dove si lavorerebbe solo per sopravvivere e mantenere chi per i motivi indicati prima non avrebbe guadagnato abbastanza per mantenersi in vecchiaia.
Saremmo una società in miseria e ristrettezze e la giustizia sociale dei Damiani, delle Fornero e delle Furlan verrebbe realizzata livellandoci tutti sempre più in basso.
Esattamente il contrario di quel che ci ha consentito una società anche solo parzialmente regolata dal Mercato che ha consentito a tanti nella borghesia di migliorare costantemente la propria condizione.
Pur di eliminare le differenze, ci vorrebbero tutti poveri.
E probabilmente anche per eliminare velleità di controllo sulle consorterie che vorrebbero governare il mondo perché si sa che se uno ha il problema di sopravvivere, non si occupa certo di immigrazione o di controllare quel che fanno al governo.
I clerico marxisti criticano tanto i grillini con la loro decrescita felice, ma sanno solo prospettarci una decrescita molto più veloce e profonda e molto,molto infelice.

Entra ne

l’articolo su Repubblica contro Giovanni Falcone

Abbiamo recuperato l’introvabile articolo di Sandro Viola che nel gennaio 1992 si scagliava contro Giovanni Falcone, accusandolo di essere un “guitto televisivo”. Qualche giorno dopo sullo stesso giornale Giuseppe D’Avanzo difendeva il giudice antimafia: “Non ha mai avuto una vita facile
È il 9 gennaio del 1992, un giovedì. Il quotidiano la Repubblica in quel periodo vende mediamente circa 750mila copie. Nella pagina dedicata ai commenti viene pubblicato un articolo dal titolo “Falcone, che peccato…” vergato da Sandro Viola, firma di punta del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. L’argomento del commento è il giudice antimafia che Viola prende di mira per via della sua esposizione mediatica.… Continua a leggere

(continua qui)