Indietro non si torna

Napolitano ha tuonato al parlamento europeo con l’appoggio di Schultz (il cui ruolo da presidente del parlamento europeo ci fornisce la misura esatta dello spessore di chi ci vuole imporre l’europa sovietica) che, da singolo parlamentare, interruppe ed offese il nostro Premier Berlusconi ma che oggi, si rivela un perfetto interprete di un “kapò” o, meglio, di un “vopos” intervenendo contro le pacifiche, giustificate e legittime interruzioni a Napolitano.
Indietro non si torna.
L’europa c’è e ce la teniamo.
Parla uno che, male che vada, dovrà sorbettarsela (e in una nicchia di assoluto privilegio) per pochi anni ancora.
Chissà se Napolitano, con quel suo indietro non si torna, pensava anche ai carri armati sovietici che, con la sua benedizione, invasero l’Ungheria ?



Entra ne

Tornando a casa

Casini getta la spugna e torna nella Casa del Padre.
Mauro lo seguirà e Alfano è solo in attesa del pretesto per fare altrettanto.
Fini, se potesse, lo farebbe (ma ormai non conta nulla e non interessa più a nessuno).
Sinceri ?
Neanche un po’.
Sono convinto che il ragionamento dei figlioli prodighi sia pressapoco questo.
Berlusconi ha quasi ottanta anni: quanti ancora potrà farne restando in sella ?
Ecco che il riavvicinamento ha un obiettivo molto personale: proporsi come erede.
La Santanchè ha ragione, ancora una volta mi ritrovo completamente nelle sue parole.
Un bluff.
Chiedano pubblicamente scusa, ammettano di avere sbagliato e operino per la vittoria del Centro Destra in modo disinteressato, senza un posto sicuro in lista, senza imporre i propri uomini.
Allora, forse, redenti, potranno riproporsi all’attenzione degli elettori che ne avranno apprezzato il ravvedimento operoso.



Entra ne

Grillini:sì al modo, assolutamente no ai contenuti

I grillini sono quasi riusciti a farci pagare la seconda rata dell’imu.
Persino la Boldrini ha capito che un evento del genere avrebbe scardinato quel poco che resta dello stato e, una volta tanto, ha preso una decisione giusta.
Resta il fatto che i grillini hanno mostrato come sia facile mettere alle corda i parrucconi di regime adottando un sistema di opposizione appena un po’ sopra le righe.
Hanno sbagliato l’argomento, ma hanno azzeccato il metodo.
Berlusconi e tutto il Centro Destra (da Forza Nuova a Forza Italia, passando per La Destra, Fratelli d’Italia e Lega) devono solo prendere nota e agire allo stesso modo, invece di illudersi per l’accordo sulla legge elettorale che, se passasse nel pasticcio presentato ieri, tornerebbe utile solo alle smodate ambizioni del bulletto fiorentino.


Entra ne

Quelli che … Nixon boia

Ha fatto scalpore e suscitato indignate reazioni l’uscita di un grillino che ha affibbiato a Napolitano la qualifica di “boia”.
Quel che stupisce (ma non tanto, avendo avuto modo di confrontarmi con la loro doppiezza e ipocrisia) è che le reazioni più scandalizzate provengono da quegli stessi ambienti che negli anni settanta gridavano “Nixon boia” all’indirizzo dell’allora Presidente degli Stati Uniti.
E analoghi, se non peggiori, epiteti quella stessa parte ha, di volta in volta, riservato ai presidenti Italiani Leone e Cossiga, ai premier Andreotti e Berlusconi, di nuovo a Cossiga ed al ministro Reale quando, da titolari degli interni, introdussero le norme sul “fermo” di polizia.
Per non parlare di tanti leaders stranieri quali i presidenti degli Stati Uniti come Reagan e Bush e la premier britannica come la Thatcher.
Oppure di quanti hanno gioito per il lancio di treppiedi e di statuine contro il Cavaliere e gli hanno lanciato uova quando si è recato nella sede del pci/pds/ds/pd o quanti, pochi anni fa, scaricarono letame davanti all’abitazione del Ministro Gelmini.
Non hanno titolo per scandalizzarsi, quindi, quelli della parte politica che ha generato questo modo “raffinato” di “fare politica”.
Chi semina vento, raccoglie tempesta.



Entra ne

Dimissioni troppo frettolose

Nel giorno in cui l’ex ministro Scajola viene assolto da ogni addebito in relazione alla compravendita della sua casa presso il Colosseo, la ministra De Girolamo, senza aspettare il voto dell’aula, ha presentato le dimissioni da ministro dell’agricoltura.
In realtà le aveva già presentate per la scelta del pci/pds/ds/pd di aggredire Berlusconi poi, per motivi suoi, aveva accettato la decisione di Letta di respingerle e, quando gli “alleati”, votarono per l’estromissione del Cavaliere dal senato, non rinnovò tale giustificatissimo, sotto il profilo politico, atto.
Come non le presentò quando Letta e Saccodanni hanno violato i patti e le promesse facendoci pagare la cosiddetta “mini” imu.
La De Girolamo si dimette per “dignità offesa” dal mancato appoggio del governo e di Letta nella vicenda in cui non c’è nulla di nulla contro di lei e neppure è indagata.
Io avrei apprezzato le dimissioni per solidarietà con Berlusconi, o per solidarietà con i cittadini tartassati, non mi piace chi scappa invece di combattere, soprattutto quando non ha neppure un p.m. alle calcagna.
Non ci si deve dimettere per le aggressioni dei nemici.
Berlusconi si è dimesso due volte (nel dicembre 1994 e nel novembre 2011) e ha fatto malissimo.
Una volta che sei fuori, sei indebolito e gli avvoltoi volano sempre più basso.
Mi auguro, almeno, che la De Girolamo abbia compreso l’errore dell’abbandono del Cavaliere e torni a casa: sarà accolta immolando l’evangelico vitello grasso.



Entra ne

Al richiamo dei magistrati Letta scende in trincea

Il governo avrebbe molte e importanti questioni da affrontare, dai Marò ancora sequestrati in India alla povertà crescente che colpisce gli Italiani, alle tasse senza fine che ci tolgono anche quel poco che riusciamo a risparmiare, impoverendo ancora di più tutti.
Enrico Letta, invece, recepisce il messaggio arrivato dalla procura di Milano che, nonostante nove milioni di Italiani siano in attesa di una giustizia in ritardo cronico, pensano ad imbastire il terzo capitolo del processo a Berlusconi su Ruby Rubacuori e così tira fuori dalla naftalina la bufala di questi ultimi venti anni: il conflitto di interessi.
Piccolo e debole presidente del consiglio, senza carisma, senza voti e senza leadership, buono solo a galleggiare (e tutti sappiamo quale sia l’elemento che galleggia meglio …).



Entra ne

Il wwf delle liste elettorali

Nel leggere il testo integrale del pastone elettorale renziano, bisogna evidenziare un’altra “chicca” che lo (s)qualifica.
Nelle liste elettorali è fatto obbligo mettere un numero pari di rappresentanti dei due sessi e, per di più, non possono esserci più di due persone dello stesso sesso collocate consecutivamente in lista.
Sono le famose quote panda che già portarono al disastro gli Stati Uniti quando, con la Great Society di Johnson, furono imposte le quote per i negri.
Pensate un po’ se, nel prosieguo, si chiedesse la quota omo, la quota immigrato, quella drogato, quella asiatica e, perchè no, quella per i calvi, i biondi, le rosse
Sono le stesse manie politicamente corrette che vediamo nei telefilm dove il numero dei protagonisti si gonfia sempre di più (in modo inversamente proporzionale alla qualità del prodotto) perchè deve essere dato spazio ai negri, alle donne, agli ispanici, agli omosessuali e via discorrendo.
Se una sciocchezza viene ripetuta all’infinito, non diventa intelligente, ma resta una sciocchezza e  Renzie è lì a dimostracelo.


Entra ne

L’immangiabile pastone del putto fiorentino

La stampa ruffiana e quella interessata hanno elevato elegiaci “ah, oh” al pacchetto riformatore del putto di Firenze in trasferta sotto la falce e martello della direzione pci/pds/ds/pd.
Ma voi mangereste un piatto di tortellini annegati nel vino e coperti da strati di rucola, scaglie di cioccolata e peperoncino ?
Credo neppure quei tedeschi che da bambino vedevo a Pinarella di Cervia ingozzarsi di spaghetti al pomodoro e di insalata (una forchettata degli uni e una dell’altra …) oserebbero tanto.
L’unico, forse, sarebbe Cofferati, ma lui è da prendere come esempio, sempre, di ciò che NON si deve fare o dire.
La riforma elettorale di Renzie è uguale ai tortellini con vino, cioccolata, peperoncino e rucola: immangiabile.
Per carità, tutti ingredienti che, correttamente utilizzati, forniscono un qualcosa in più ad ogni piatto, ma assieme ai tortellini rovinano tutto.
Così prendere un sistema proporzionale, con sbarramento alla tedesca anzi, per non essere da meno, con doppio sbarramento di lista e di coalizione, con una spruzzata di doppio turno per calmare i compagni comunisti ed un premio di maggioranza per far credere di voler garantire governabilità e quindi, proprio per non farci mancare nulla, minicircoscrizioni alla spagnola, mescolato, non agitato, ecco che arriva un beverone, un pastone che rischia di uccidere il malato, cioè l’Italia e farebbe rimpiangere il porcellum se fosse approvato (ma non lo credo, sarà impallinato prima e stravolto con gli emendamenti).
Così, alla fine, l’unico aspetto condivisibile sono proprio le liste bloccate, che almeno sono utili ad evitare il controllo sui pacchetti di voti che la criminalità esercita sempre con l’oculata distribuzione dei “santini” con le preferenze.


Entra ne

Il gioco del Putto fiorentino

 
Siamo ai giardini di Boboli a Firenze. Ma  il nuovo Putto delle fontane fiorentine da molti lodato per energia ed eloquio, non è così innocuo da limitarsi agli zampilli e ai giochi d’acqua. Parlo di Matteuccio  Renzi che in prima battuta poteva sembrare simpatico anche al popolo di destra, poiché  seriamente intenzionato a rottamare le tre streghe macbethiane del Pd Livia Turco, Rosy Bindi e Finocchiaro (nella foto in basso col carrello). E dato che queste tre arroganti fattucchiere non le può soffrire nessuno, ecco scattare il pragmatico “il nemico del mio nemico è quasi mio amico”.  Le cose però sono un po’ più complicate. Renzi non si limiterebbe a “rottamare” le vecchie comari dello stantio apparato Pd.
Come è noto la Consulta ha reso incostituzionale il porcellum e votar si deve con nuova legge.
In altre circostanze, non troverei nulla di male che i capi dei due più numerosi partiti si mettessero d’accordo per avere una nuova legge che ci permetta di andare a votare. Ma qui di normale non c’è più nulla. Se vogliamo applicare la più ferrea logica aristotelica, se il porcellum è nullo, ergo se ne deduce che  anche tutti i parlamentari  e le più alte cariche dello stato eletti col Porcellum dovrebbero essere invalidati (Napolitano compreso).
 
Inoltre la più grave decisione da parte di Berlusconi e della neo-rinascente FI è  di inciuciare con chi ci vuole rifilare lo ius soli, le gaie nozze, e vuole ultimare la svendita dei nostri migliori gioielli di famiglia. Intendiamoci, io non sono una “purista” e se c’è da scrivere insieme regole condivise ben vengano. Ma la realtà è che certe regole si scrivono con alcuni imprescindibili punti fermi. Lo ius soli e le nozze omosessuali dovrebbero essere a priori bandite da chi si appresta a sedersi intorno ad un tavolo con un interlocutore di partito avversario, in quanto non rientrano nemmeno nel dettato costituzionale. Non con chi in caso di vittoria, vuole aiutare a mandare a picco quel che resta dell’Italia. Ecco inoltre sul piano delle politiche economiche chi c’è dietro a Renzi, perché piace il suo Job Act (ridicola l’inglesizzazione di Legge per il lavoro) alle cancellerie della Ue. Osservate e ascoltate bene il filmato del sig. Nessuno tratto dal programma La Gabbia su La7, quel consueto sig. Nessuno,  che “abita nelle stanze del potere e sa le cose”.
 
 
Se avete visionato lo spezzone, vi sarete resi conto che andremo a votare solo quando i giochi sono predisposti in modo tale da far vincere il  politico più organico alla Troika, a Olii Rehn, alla Merkel e brutta Co. Non solo. Uno che piace tanto ai repubblicani, quanto ai democratici americani.   Indovinate un po’ chi può essere…?
 
Se avete ascoltato bene, Renzi è il chou-chou di De Benedetti, di Caltagirone e di Romiti. 
 
E se ascoltate anche quest’altro filmato
 
beh, scoprirete chi,  in relazione ai “poteri forti”, è stato indicato “consigliere economico” di Renzi:  l’economista israeliano (ora deputato del PD) Itzhak Yoram Gutgeld, fino al marzo dello scorso anno, direttore della multinazionale Mc Kinsey nonché nemico giurato della spesa pubblica, già autore del programma politico del governo di Romano Prodi (2006). E come Gutgeld (cognome che in tedesco significa “buon denaro”) abbia confezionato per Renzi un  programmino che contempla lo spolpamento completo di quel che resta delle nostre risorse industriali.
 
Frattanto, per la felicità dei gonzi che a tutto abboccano, i media mainstream presentano l’immagine di un baldo giovin fiorentino di belle speranze che vorrebbe rigirare il sistema partitocratico come un calzino, ostacolato però,  da quei parrucconi vetero bolscevichi dei suoi colleghi di partito. Poverino!
 
S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo… Bisogna che tutto cambi perché tutto resto come prima. Più di prima.

Berlusconi senatore a vita

La morte di Abbado fornisce a Napolitano l’opportunità di nominare un altro senatore a vita.
Se le sue asserzioni di amore per l’Italia e di voler pacificare un lungo periodo di guerra civile fredda sono veritiere, ha un solo nome per la nomina: Silvio Berlusconi.


Entra ne