Le consorterie spingono verso l’inciucio

Leggere i quotidiani e ascoltare i giornali radiotelevisivi ci consente di capire dove vorrebbero spingere l’Italia le consorterie affaristico finanziarie, la Spectre mondiale che ha nell’unione sovietica europea, nell’FMI, nella Banca Mondiale i propri kapò.
Preso atto della incapacità degli uomini da loro investiti del ruolo di vicere italiani (da Monti a Prodi a Renzi) di imbrogliare il Popolo fregandolo con il suo consenso elettorale, si sono adattati al piano “B” che, casualmente, significa anche “Berlusconi”.
Lo stanno riabilitando come statista e come imprenditore, probabilmente faranno in modo di restituirgli qualcosina di quello che ha perso con la politica, sempre però facendogli vedere il bastone di qualche inchiesta, per portarlo ad una alleanza contro natura con i cattocomunisti di osservanza renziana.
Persino Andrea Cangini, direttore de Il Resto del Carlino, i cui editoriali si contraddistinguono quasi sempre per essere contro corrente, nel suo commento al dopo elezioni siciliane ha concluso, amaramente, con “«Dagli al populista» è diventato il grido di battaglia di Renzi così come di Berlusconi: un gioco di specchi, un modo per non confliggere, ben sapendo di essere destinati a governare assieme.“.
Danno per scontato quel che scontato non è affatto, cioè che il pci/pds/ds/pd e Forza Italia, assieme, possano raggiungere la maggioranza dei seggi, magari con qualche aiutino dei soliti voltagabbana.
Ebbene Salvini e la Meloni devono ergersi a garanti contro ogni ipotesi di inciucio.
Devono formare le liste, per quel che compete loro, con uomini e donne affidabili, che non si prestino a puntellare un’alleanza contro natura con Renzi.
L’impegno della Meloni e di Salvini deve essere inequivocabile, contro ogni cedimento, anche contro le sirene che sicuramente cominceranno a cantare e ad incantare come già in passato verso individui che si sono dimostrati deboli, inaffidabili e … senza quid.

Entra ne

Vittoria dei moderati? No, grazie!

C’è una frase che ricorre in queste ore sui titoli dei giornali (e del Giornale) dopo lo spoglio che sancisce la vittoria del centro-destra in Sicilia: “Vittoria dei moderati.

Moderati?!? Una crisi di questa portata che dura da quasi 10 anni  messa in atto bell’apposta,  con punte esasperate dal 2011 ad oggi, e con quattro governi non eletti e imposti “dal Presidente”,  sarebbe forse “qualcosa di moderato”? L’invasione quotidiana sulle nostre coste è “moderata”? I provvedimenti legge imposti a colpi di fiducia sono forse “moderati”?
Moderato“un termine assai ipocrita che serve fin troppo bene a coprire il fatto che nella realtà non esiste, non deve esistere vera “alternanza”, che gli schieramenti devono rassomigliarsi il più possibile, che non deve esserci troppa differenza tra loro  e che per la Ue e l’eurocrazia,  se non è zuppa è pan bagnato. Qualche esempio? La CDU in Germania deve rassomigliare il più possibile all’SPD, sì da poterli inglobare all’interno di quella che chiamano Grosse Koalition, come del resto avviene. Ma torno al caso Sicilia. 
La strategia della sinistra è sempre la stessa: prima fanno terra bruciata, macerie e desertificazione; poi  lasciano  questo sfacelo (o meglio sono costrette a lasciarlo) agli avversari. Non c’è di che gioire, a mio avviso di aver ereditato l’amaro peso di una Sicilia fallita. Basta leggere quest’intervista del “siciliano”  Pietrangelo Buttafuoco, che proprio ierisera in tv ha pregato Nello Musumeci, il vincitore, di correre a presentare i libri  in Tribunale, libri che decretino il fallimento dell’Isola. In caso contrario, tutto il peso ricadrà sul  “vittorioso di Pirro” secondo l’effetto-Raggi (stesso scenario già sperimentato nella Roma del dopo Marino) :

Pietrangelo Buttafuoco

Chiunque governa qui inciamperà nella voragine lasciata da Crocetta, col presidente della Corte dei Conti che ne ha impugnato il bilancio regionale. Qui non ci sono più i soldi, c’ è un debito strutturale gigantesco. Quindi ci vuole uno choc”.

Il precedente governatore Rosario Crocetta si è circondato di una pletora di commissari, commissioni e sottocommissioni,  guardie forestali a gogò, nomine clientelari, un vero poltronificio da  Alì Pascià, e via dissipando, con 97 indagati nella sua Giunta.  Solo nel 2016 la Procura contabile ha avviato ben 13 istruttorie sulle irregolarità gestionali riscontrate in società a partecipazione pubblica della Regione e degli enti locali.

 Ovviamente  per il Rais di Sicilia, sono tutte cose che non possono essere criticate: sarebbe “omofobo”! Intanto però il primo a svignarsela è stato proprio Battiato, suo assessore al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo.

Ma torniamo al redivivo Berlusconi che ora si pavoneggia e si prende tutti i meriti della citata Vittoria di Pirro.  Avete notato la strana gara dei media di questi giorni, quei media che in passato lo dileggiavano e che ora gli lisciano il pelo?
Perfino Prodi suo acerrimo nemico, ora va dichiarando che può essere un argine contro il “populismo”.  E lui ci crede e rilascia dichiarazioni “antipopuliste”, “antigrilliste” “anti-5 stelle” Insomma i “comunisti d’antan”,  ora per Berlusconi sono diventati il M5S, col rischio concreto di “santificarli”.

Non a caso, l’espressione sulla “coalizione dei moderati” ha già fatto saltare la mosca al naso a Giorgia Meloni che ha fiutato l’aria che tira (“I moderati in politica non esistono più. Basta con le etichette“)

Vedremo. Non c’è da farsi grosse illusioni, stante così le cose, ed è bene che Salvini e Meloni stiano all’erta  e mettano giù dei punti chiari, perché inciuci e pastrocchi sono già dietro l’angolo. Alle élites va bene pure un ottuagenario, già anatra azzoppata, ricattabile  tenuta sotto tiro dalla magistratura, alla quale non è escluso che prometterenno qualche succulento “risarcimento”, pur di non far trionfare i “populisti”.
In ogni caso, il Pd perde sì, ma in realtà è ben contento che qualcun altro gli tolga le castagne bollenti dal fuoco. Una castagnaccia di nome Sicilia. O come la chiama Buttafuoco nel suo ultimo libro, la Strabuttanissima Sicilia.


Chi l’avrebbe detto un anno fa ?

In Sicilia ed a Ostia il pci/pds/ds/pd di Renzi ha collezionato altre due sonore sberle.
Ormai non si contano più.
Eppure, fino a meno di un anno fa sembrava che Renzi dovesse fare polpette di chiunque lo contrastasse.
D’alema e Bersani erano stati emarginati nel loro stesso partito, Berlusconi era stato fregato almeno tre volte dalle furbizie del bulletto di Rignano che aveva anche fatto stare definitivamente sereno e all’estero Letta.
Ma le furbizie si pagano e così, con le prime difficoltà seguite alla sconfitta di dimensioni impreviste al referendum del dicembre 2016, anche la corte del principino ha cominciato a mostrare segni dell’usura.
Non ci sono più gli Andreotti di una volta che il potere non logorava, ma logorava chi il potere non aveva !
Ma, attenzione, Berlusconi insegna che ci si può rialzare una, due, tre, quattro volte se si sottovaluta il nemico sconfitto.
E non è solo Berlusconi che lo insegna, ma anche il Manzoni che ricorda come quel delinquente di Napoleone fosse andato due volte sull’altare e due volte nella polvere.
Del resto Montanelli soprannominò Fanfani “il Rieccolo”, per la sua capacità di riciclarsi quando orma sembrava relegato a comparsa.
Quindi aspettiamoci che Renzi, la cui terra non è poi tanto lontana da quell’Arezzo che fu di Fanfani ed oggi è della Boschi, possa riemergere, per nostra sfortuna.
E’ un qualcosa non solo possibile, ma anche probabile, perchè questa Italia tripolare non consente di dormire sugli allori.
Ne sanno qualcosa i grillini che riescono a tenere solo perchè verso Renzi e, in genere, la nomenklatura politica c’è tanta rabbia che oggi si manifesta con il voto e una volta si manifestava con i forconi.
Ma anche i grillini hanno forti limiti e cominciano a mostrare l’usura dei politici.
Il loro capo branco designato, Di Maio, infila una gaffe dietro l’altra e poi si sottrae al dibattito che aveva cercato con Renzi.
Un dibattito che avrebbe voluto sancire lo scontro, o di qua o di là, tra i grillini e i cattocomunisti del pci/pds/ds/pd e, invece, devono resettare tutto e prendere atto che, sia pur sotto forma di coalizione, la prima forza politica italiana è il Centro Destra.
Salvini, la Meloni e Berlusconi non devono però pensare di aver già la vittoria alle politiche in tasca, devono invece perseguire la linea tenuta: contro l’immigrazione, contro la deriva morale, per il recupero di Identità e Sovranità Nazionale, per la riduzione delle tasse.
Su quei temi si giocheranno la vittoria.
Se in questi mesi che ci separano dalle elezioni (e che leggo la sinistra vorrebbe ancora rinviare a maggio nella speranza che migliori il clima generale nei suoi confronti) Berlusconi, la Meloni e Salvini sapranno dare continuità alla loro azione su quei temi, rafforzando la credibilità acquisita in questi ultimi anni di opposizione, allora torneranno in molti a votare Centro Destra e il voto non avrà storia.
Ma se la Meloni, Berlusconi e Salvini pensassero che la Sicilia sia la tomba di Renzi, allora commetterebbero un gravissimo errore ad abbandonare la trincea dove stiamo benissimo, perchè rappresenta il sentimento profondo del Popolo del Centro Destra.

Entra ne

Si scelga su Valori, Progetti, Idee

Mentre siamo in attesa di conoscere l’esito delle elezioni in Sicilia ed a Ostia, si scaldano i motori per la campagna delle politiche.
La stampa serva preferisce, comodamente, puntare sulle contrapposizioni personali e va in brodo di giuggiole per il dibattito tra Renzi e Di Maio, tra due personaggi, cioè, di cui non si conosce alcun merito lavorativo e che hanno “trovato l’America” con la politica.
E’ invece necessario focalizzarsi sui Valori che i partiti, veicoli imprescindibili della Politica, rappresentano, sui loro Progetti e sulle Idee che professano.
Avendo ben chiaro che ogni programma fondato su tali capisaldi, all’atto pratico, deve concretamente calarsi nella realtà delle pressioni, delle divisioni, degli interessi contrapposti.
Come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma quello che mi interessa è l’orientamento, l’impegno che si assumono e che cercano di mettere in pratica.
Come Trump negli Stati Uniti.
Contro l’immigrazione, i transessuali nelle Forze Armate, la deriva statalista (e costosissima) della sanità voluta da Obama, le balle sul clima, la minaccia di dementi muniti di armi nucleari, la riforma fiscale con un draconiano taglio delle unghie al fisco, tutto quello che ha promesso, cerca di realizzarlo nonostante abbia contro i parrucconi del regime affaristico finanziario che, fregandosene altamente di Valori ed Idee, perseguono solo il loro interesse economico senza curarsi se il mondo va a rotoli.
Ecco allora che il dibattito tra Renzi e Di Maio è fuorviante, perchè nessuno dei due può rappresentare una parte, forse maggioritaria dell’Italia.
Quell’Italia, cioè, che non vuole altri immigrati e, anzi, vuole rispedire a casa quelli che già ci sono.
E qui ci sono poche chiacchiere: o si preferisce la povertà degli Italiani per portare  a casa nostra, mantenere, istruire, curare orde di immigrati, oppure si bloccano gli arrivi, si bonifica il territorio nazionale e si dà vera Sicurezza e Benessere agli Italiani, anteponendo il nostro interesse alle chiacchiere buoniste e melense dei Bergoglio e delle Boldrini.
Altrettanto dicasi per le tasse.
O si tagliano le tasse, tagliando ancora di più la spesa pubblica perchè abbiamo un debito enorme che dobbiamo ridurre, dando quindi nuovamente spazio all’Individuo, ai suoi meriti, alle sue capacità alla sua inventiva, oppure si accentua l’invadenza dello stato predone, con la rapina legalizzata sui redditi, sulle proprietà, sui risparmi per pagare l’accoglienza degli immigrati, le clientele (veggasi gli aumenti all’esercito dei dipendenti pubblici), le rottamazioni per favorire finti imprenditori e squali della finanza amici.
Nel 1994 c’era una trasmissione di informazione condotta da Pialuisa Bianco: o di qua o di là.
I Progetti, i Valori, le Idee dei partiti, che superano le divisioni personali e ogni preferenza sui capofila della propria parte politica, ci portano a stare o di qua o di là.
E su temi come le tasse, la morale, l’immigrazione, credo che non ci sia alcun dubbio che si debba stare o di qua o di là e nessun compromesso è possibile.
Neppure se il giorno dopo le elezioni il parlamento fosse equamente diviso in tre.

Entra ne

Colpi bassi di fine legislatura

Come nelle migliori situazioni di guerra (e questa lo è anche se attuata con “altri mezzi” e non dichiarata ) i periodi peggiori avvengono quando sta per finire. Il governo Gentiloni sta per avviarsi a fine legislatura. Ma non possiamo permetterci di tirare il fiato. Le cose peggiori ci verranno riservate entro la fine dell’anno, magari sotto l’albero di Natale: ius soli ed eutanasia con nome camuffato in qualcos’altro (legge di fin di vita, testamento biologico, biotestamento e/o altro eufemismo). Le due cose accostate insieme servono a squarciare definitivamente il velo di Maia della mistificazione a chi ancora stenta a capire: dipartita forzosa degli autoctoni, e di converso, legge per favorire gli allogeni, incoraggiati a sostituirci da nuove leggi e nuovi diritti a loro favore. Chi proprio si volesse ancora illudere che non è così, è sufficiente che guardi tutti i ragazzini e perfino bambini africani fatti arrivare bell’apposta “da soli” sulle nostre coste. A che pro? Semplice! Per favorire ricongiungimenti, affidi, tutor, assistenza e interventi di Ong come Save the Children (riciclate per l’uopo, vero Minniti?), e molto altro. 

Altre porcherie in agguato,  sono la Boldrini e la Fedeli (le disgrazie non vengono mai sole) che lavorano in tandem nelle scuole per l’ “educazione dei ragazzi” a distinguere le fake news da quelle vere (cioè le loro). Le avete sentite, la Presidenta e la Ministra dai capelli  ricci color lucido da scarpe che si agitano come serpenti e lo sguardo meduseo, insegnare la “verità” contro le bufale? Vietato “odiare” e caccia allo “Hater” (già bandito anche dagli stadi come nemmeno i più tirannici imperatori romani osavano fare, i quali giustamente lasciavano un’arena di contenimento per gli umori della plebe, sgombra dalle ideologie).

Sapete come si chiama quella del citato tragico Duo? EDUCAZIONE all’Ipocrisia. Ragazzi, abituatevi a dire e a scrivere  il contrario di quel che pensate, e la società sarà migliore. E’ questa la loro pedagogia e didattica!
Senza contare le loro evidenti simpatie onusiane per le politiche gender nella scuola. A tale scopo vorrei sottolineare i cospicui aumenti garantiti a Presidi e capi d’Istituto.
Secondo voi perché nutrono con  succulenti aumenti, categorie dello stato già molto ben remunerate che  non hanno bisogno di essere sussidiate, come i dirigenti scolastici?
Semplice, c’è l’Agenda mondialista da portare avanti con le sue politiche gender nella scuola e bisogna “lubrificare” e oliare bene gli ingranaggi di  chi può fungere da ruffiano e farle passare. Aspettatevi  dunque “sperimentazioni scolastiche” all’insegna del nuovo codice barre internazionale: LGBT. 

Infine, tra le molteplici boiate, dobbiamo assistere pure alla  beatificazione e canonizzazione di Gentiloni e del governatore di Bankitalia Visco. Come è andata? Che Renzi ha continuato a voler riempire la scena coi suoi trenini per la Penisola, con le sue vendite all’incanto di pentole,  con la sua iattanza ansiogena di Buffalmacco fiorentino. E allora il Tonno Lesso con la faccia un po’ così (parlo del conte Gentiloni) passa per essere  “un felpato che cammina forte”uno “rassicurante”, uno che non ti mette ansia. In realtà, come ho già avuto modo di rilevare, Gentiloni è un galoppino diligente e silenzioso, un fido esecutivo delle élites eurocratiche. E senza dare tanto nell’occhio come il suo predecessore. Dai video che mostrano manifestazioni con bordate di fischi contro le gite in treno di Renzi riportate con spietatezza dai media, resta evidente che è finito l’Idillio tra le élites e il Putto di Rignano d’Arno, il quale ora corre a Chicago a farsi consolare da Obama. Quelle  stesse élites che ora fingono di adulare Gentiloni al punto da montargli la testa. Tant’è vero che  si parla già di un suo piano per scavalcare il suo Mentore  e metterlo in un angolo.
Già si sono evidenziati  tangibili segni di ribellione del premier, schieratosi palesemente dalla parte di Mattarella  durante la mozione di sfiducia contro Visco voluta ad ogni costo da Renzi. Già si sono visti i renziani disertare la riunione del Consiglio dei Ministri per la riconferma del Governatore di Bankitalia: tutti segnali di attrito.

E Ignazio Visco? Riconfermato, com’era ovvio e piazzato al suo scranno d’oro di Palazzo Koch anche se non ha mai vigilato un bel nulla, anche se ha dormito. Ma Renzi è un re Mida all’incontrario e riesce  ad aver torto, pure quando avrebbe un po’ di ragione. Certo che se la Ragione arriva troppo tardi e dopo l’episodio dello scippo dei risparmi ai correntisti delle Popolari, allora è facile tirare l’assist perfino a uno come Visco che ora promette di togliersi qualche “sassolino dalle scarpe”.

Inoltre abbiamo e avremo le solite sceneggiate di cortei sinistrati per sollecitare lo  Ius soli (come il recente capeggiato da Sala-melek ), catene di falsi digiunatori come la recente pagliacciata dei ministri e  ora perfino dei magistrati: tutti soliti pranzare in ristoranti stellati da Guida Michelin che fingono di fare le indianate gandiane. E tante altre sconce sceneggiate oramai quotidiane…

Le elezioni dovrebbero tenersi in Primavera, ma c’è da giurarci che questa “fine legislatura” non sarà un interregno tranquillo e che non basterà certamente la matita copiativa e la scheda “a primavera” per liberarci da questo rettilario. Senza dimenticare l’inquieto e turbolento  contesto internazionale. 

Anche Salvini doma la Latella

Sky Tg 24 è notoriamente schierato con Renzi.
I suoi servizi giornalistici sono costantemente orientati a difenderne l’operato governativo, ad accentuare i “successi” (come certi dati Istat) e ad occultarne gli scivoloni, le sconfitte e certi altri dati Istat.
I giornalisti italiani pretendono di essere considerati al di sopra delle parti e chiedono che venga loro riservato il monopolio dell’informazione (si battono infatti per mettere dei paletti alla libertà di internet) ma in realtà sono politicamente schierati e difendono tesi di parte (provare a leggere gli editoriali di Bruno Vespa al sabato sul Carlino, per credere).
Sky Tg 24, anche se emanazione di una società straniera, non fa eccezione.
Così, quando è costretto, per salvare la faccia, ad ospitare politici “nemici” affida ai suoi intervistatori il compito di affondare i colpi.
Una rubrica costantemente presente è “L’intervista” alla domenica con Maria Latella, giornalista che a me non piace neanche un po’ (soprattutto quando, ricordandosi i corsi di comunicazione, sfodera il suo finto sorriso).
Fortunatamente i telegiornali anticipano l’ospite e come con la Meloni, ho saputo della presenza di Salvini così, una tantum, ho guardato l’intervista.
Al solito la Latella, quando incontra un esponente di Centro Destra o grillino, ha cercato di essere aggressiva, ma Salvini ha risposto, anche con ironia, a tutte le domande, persino sulla ricandidatura di Bossi.
Non solo, Salvini ha detto sulle alleanze (mai con gli Alfano i Fini …), sui problemi (immigrazione), sulle tasse (flat tax), su Trump (rendendogli onore soprattutto a confronto con i suoi avversari che prendevano milioni di dollari da chi poi si è scoperto essere – forse … – un “maniaco sessuale”), sull’europa (si pensa agli italiani non alle percentuali fissate a Bruxelles) tutto quello che avrei detto io.
Soprattutto ha affermato che mai e poi mai è ipotizzabile, se vincerà il Centro Destra, una alleanza con Renzi e il pci/pds/ds/pd.
Esattamente quel che volevo sentirmi dire.
Continui così e prenderà tanti voti, anche senza il “Nord” nella ragione sociale (magari potrebbe radersi la barba e indossare una cravatta).

Entra ne

Una legge elettorale complicata e distorsiva

Se la legge elettorale del 2006 è passata sotto il nome del “porcellum“, come dovremmo chiamare quella approvata definitivamente da un connubio contro natura tra Centro Destra e sinistra?
Il nome l’ho già sentito, ma non è stato più riproposto: merdellum !
Sì, perchè non è possibile definire tale provvedimento se non con termini volgari.
La astrusità delle norme, degli intrecci tra collegi maggioritari e proporzionali e l’impossibilità di consentire all’elettore di votare per il partito più vicino alle sue idee senza dover anche votare il candidato del collegio maggioritario che potrebbe essergli, anche per legittimi motivi personali, totalmente inviso, sottrae libertà agli elettori, già privati della possibilità di scegliersi i parlamentari che vengono decisi dalle segreterie dei partiti.
Ma le leggi elettorali sono lo specchio di una classe politica e una legge dove vi hanno messo becco Renzi, Fiano e Verdini, non può che essere la rappresentazione di quei tre.
Adesso gli strateghi di ogni partito dovranno studiarsela per bene, al fine di evitare figuracce nella presentazione delle liste e per cercare le combinazioni migliori per vincere.
Tutti i sondaggi dicono che, con questa legge, ci sarà una situazione di stallo, l’ultimo della Ixè, che ha fatto la meda dei sondaggi dell’ultimo mese, dice che il Centro Destra se unito conquisterebbe la maggioranza relativa con 270 seggi, a seguire l’alleanza del pci/pds/ds/pd con 180 e poi i grillini con 150.
Ricordo che nella prima repubblica la dc aveva circa 270 seggi, i comunisti 170 e a seguire gli altri con i socialisti che, nel loro maggior splendore, arrivarono a 80.
Proprio a causa dell’alta probabilità di un risultato che non consenta alcuna maggioranza, chiederei a Salvini, Berlusconi e alla Meloni un solenne giuramento pubblico, magari il classico “giuramento di sangue“, che mai e poi mai, dopo il voto, aprirebbero a colloqui per un governo con Renzi.

Entra ne

Il Centro Destra riparta dai referendum

L’eccellente risultato del referendum Lombardo-Veneto di domenica (certificato da come masticano amaro a sinistra, cercando il pelo nell’uovo per l’impossibile dimostrazione che è un fallimento della Lega) ci ha detto che c’è una solida base elettorale per il Centro Destra.
Mentre Renzi i referendum li perde, il Centro Destra li vince, dimostrando di essere in sintonia con il sentimento del Popolo, le sue esigenze e le sue aspirazioni.
Adesso è necessario non demordere, non sedersi sugli allori, non abbassare la guardia perchè il percorso per arrivare al voto politico è lungo.
Solo vincendo le politiche e conquistando il governo dopo sette anni di abusivismo governativo potrà felicemente concludersi la lotta della Lombardia, del Veneto e anche di tutte le altre regioni per l’autonomia.
Perchè ciò accada il Centro Destra non deve deviare da una posizione che ripudi lo ius soli (che Renzi dovrà approvare per coprirsi a sinistra) e si proponga non solo di bloccare con i respingimenti, ma anche di rispedire a casa loro tutti gli immigrati presenti illegalmente in Italia.
E’ necessario abbassare le tasse, a tutti, riducendo l’invasività dello stato centrale e questo potrà accadere solo se ci sganceremo dall’unione sovietica europea.
Le difficoltà (forse più presunte che reali) del Regno Unito derivano da una azione isolata, ma se al Regno Unito si aggiungesse l’Italia e, magari, anche il gruppo dell’est (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca) rafforzato dall’Austria, probabilmente il colpo alla burocrazia del soviet di Bruxelles subirebbe un colpo mortale.
La strada è lunga, ma solide fondamenta sono state piantate con il voto nel Lombardo-Veneto.

Entra ne

L’Indipendenza non ha prezzo

Nel momento in cui scrivo (dopo pranzo domenicale) non conosco quello che sarà il risultato dei referendum del Lombardo-Veneto.
Logica vorrebbe un successo delle istanze autonomiste, perchè più chi amministra è vicino agli amministrati, più controllo è possibile esercitare e se chi amministra è incapace, viene cacciato alle votazioni successive.
Una partecipazione nel Veneto (dove c’è il quorum) superiore al 50% e in Lombardia (dove il quorum non c’è) al 30% renderebbe sicuramente amara la domenica di Renzi, Mattarella, della Boldrini, Grasso e tutto il politburo, istituzionale o meno, della politica.
Soprattutto perchè, per contrastare tale positivo risultato, si sono mobilitati spargendo subdolo terrore dai giornali e dalle trasmissioni televisive, dove si sono messi a raccontare il futuro distopico del Regno Unito (che ha osato mandare a quel paese l’unione sovietica europea come neanche Grillo sarebbe mai stato capace di fare) e della Catalogna (con tutte le fughe delle aziende multinazionali.
Il gioco è evidente.
Poichè anche i Lombardi e i Veneti “tengono famiglia”, induciamoli a credere che autonomia significhi povertà.
E così è stato taciuto che, a una settimana dal trionfo del Centro Destra di Kurz e Strache in Austria, anche nella Repubblica Ceca primo, secondo e terzo posto sono stati conquistati dal partiti che dal Centro Destra vanno all’Estrema Destra e, anche nella Repubblica Ceca, il partito socialista è in rotta.
Un successo della istanza autonomista in Veneto e Lombardia, darebbe ulteriore impulso alla riscossa delle Nazioni e dei Popoli europei contro i burocrati e gli squali.
In ogni caso chi ha partecipato al voto referendario ha posto il suo mattoncino per la riconquista di un qualcosa che vale più di ogni bilancio: l’Indipendenza di un Popolo, il suo diritto a gestire in proprio i soldi che dona alla propria comunità.
A prescindere comunque da quello che sarà il risultato finale, la strada è tracciata e come in Austria e nella Repubblica Ceca (e prima ancora in Polonia e in Ungheria) i Popoli torneranno ad appropriarsi del proprio destino.

P.S.: Ostacolo superato. Quasi il 60% in Veneto e il 40% in Lombardia. Adesso ci saranno le mistificazioni della stampa di regime (già iniziate, basta ascoltare i commenti in radio e i titoli dei quotidiani) e l’ostruzionismo del governo che cercherà di concedere rapidamente a Bonaccini il minimo indispensabile per poter dire: l’Emilia Romagna senza referendum ha ottenuto di più. Ma a primavere con le politiche sarà tutto il Popolo che potrà cambiare governo e cambiare disco …

Entra ne

Oscurati Salvini e la Meloni

Da qualche tempo radio, televisioni e giornali stanno orchestrando un giochino che sembra diretto dai sostenitori dell’inciucio.
Suddiviso (non equamente) il tempo delle notizie, ecco che largo spazio viene dato al governo, quindi al pci/pds/ds/pd o, meglio, a Renzi ed ai suoi ventriloqui, altro tempo alle grasse boldrinate istituzionali apparecchiate con il mattarello, infine alle opposizioni.
Una spruzzata di estrema sinistra per dimostrare che Renzi è moderato e strizzare l’occhio al centro, una sgrammaticata dichiarazione di Di Maio o di qualche grillino, così per metterli alla berlina e lunghe dichiarazioni di Berlusconi, quasi a voler certificare che è il primus inter pares del Centro Destra.
Salvini viene citato solo quando non se ne può fare a meno o per manipolare le sue dichiarazioni per dimostrare che la Lega è spaccata e la Meloni solo quando la fa fuori dal vaso – dando una mano alla sinistra – parlando contro il referendum lomberdo-veneto.
Evidente l’intenzione di spingere Renzi e Berlusconi al matrimonio contro natura, favorendo il Cav nella sua battaglia per il primato nel Centro Destra.
Ecco che, quindi, nelle trasmissioni radiofoniche, messa la sordina agli esponenti di Forza Italia favorevoli, ad esempio, al matrimonio omosessuale, rispolverano i Gasparri e i Rotondi.
Il tutto per accreditare Forza Italia come rappresentante di un Centro Destra in contrapposizione con la sinistra.
Ma noi sappiamo che non è così e la vicenda della mozione Renzi-Boschi contro Visco ne è la riprova dal momento che il Cav, a parte un distinguo di stile sul metodo e sulla tradizione comunista di voler occupare le poltrone anche prima del voto, si è poi schierato con Renzi contro Visco.
E allora spetterà a noi elettori di Centro Destra votare chi, con maggiori probabilità (in politica metto la mano sul fuoco solo sulle mie idee e azioni) comunque vada, qualunque parlamento esca dal voto, mai e poi mai si accorderebbe con la sinistra.
Se, poi, non si riuscisse a formare un governo, non sarebbe poi così male visto che avremmo un periodo di sospensione da provvedimenti legislativi che ci espropriano i risparmi, i redditi e le proprietà o che introducono nuovi reati di opinione e nuove derive morali.
Belgio, Olanda, Spagna, ci hanno dimostrato che senza un governo, senza una maggioranza, si vive lo stesso, forse meglio. 

Entra ne