La lezione di Ostia

Ostia non è l’Italia e non è neppure un comune (come dovrebbe essere).
Il voto di domenica, però, ci propone alcuni insegnamenti.
Intanto la indifferenza dei cittadini alla capacità di amministrare di questo o quello.
La Raggi non mi sembra faccia granchè, ma più della sua incapacità, conta la propaganda con i grillini che, ancora, possono vantare una loro “diversità”.
Gli elettorati di Centro Destra e di sinistra sono l’un contro l’altro armati.
A Torino e a Roma lo scorso anno furono gli elettori di Centro Destra a dare la vittoria alle grilline, mentre ad Ostia è stato l’elettorato di sinistra a votare la grillina.
In odio al Centro Destra ad Ostia, in odio alla sinistra a Torino e Roma.
Insomma, non ci possiamo sopportare e pur di vedere il nemico di sempre sconfitto, votiamo anche chi sappiamo incapace di ben amministrare.
Ne tenga conto Berlusconi per evitare che la sua simpatia verso Renzi lo porti alla rovinca di un’alleanza con gente con la quale noi, il suo elettorato, non vogliamo avere nulla a che fare.
Infine il Centro Destra non può, non deve permettersi di lasciare indietro i movimenti Identitari come Casapound o Forza Nuova.
Hanno pieno diritto di cittadinanza – e non solo di tribuna – nella Coalizione e male ha fatto la Picca, con tono … piccato (scusate, non riesco a trattenerlo 😈 ) a dire, a caldo, che la grillina ha ottenuto i voti del clan Spada e di Casapound, come se ci fosse qualcosa di vergognoso nei voti di Casapound (e, tutto sommato, anche nei voti del clan Spada, perchè se votano vuol dire che sono cittadini con pieni e pari diritti e non può essere la Picca, come non può essere la Bindi a dire che non vanno bene).
Imparare da Ostia, può aiutarci a vincere le elezioni importanti, quelle politiche.

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Lo stellone del Cavaliere

Avete notato che è tornato di moda Berlusconi ?
Apparizioni televisive, interviste, riabilitazioni politiche e, per finire, pure il rientro di qualche decina di milioni che si era precedentemente accaparrati la ex moglie.
Poi, ancora, buoni risultati elettorali e una prospettiva da king maker per il dopo elezioni.
Che, poi, è quello che mi preoccupa vista la sua evidente ed insana simpatia per Renzi.
Intendiamoci: il Cav merita una completa riabilitazione, ma non al costo di un governo renzusconi.
Fortunatamente gli Dei fanno impazzire quelli che vogliono distruggere e Renzi si è messo anche a rincorrere i ruderi comunisti per qualche voto in più e sarà costretto a concedere loro quel che gli Italiani non vogliono: lo ius soli.
Il pericolo è che, delusi da Renzi e con ancora le scorie dell’antiberlusconismo, invece di rivolgersi ai Patrioti ( da “Pater” alla faccia della signora Murgia) di Lega, Fratelli d’Italia, Casapound o Forza Nuova, votino un comico per seppellire di risate la Nazione.
Domani si vota ad Ostia (un municipio di Roma, neanche un comune come meriterebbe e dovrebbe essere) e c’è stata grande mobilitazione della sinistra che, peraltro, non è arrivata al ballottaggio e sarà interessante vedere chi sceglierà tra la grillina e la candidata di Fratelli d’Italia per tutto il Centro Destra.
Dopo Ostia ci sarà la battaglia finale sullo ius soli e quindi, finalmente al voto.
Per spazzare via sei anni da dimenticare.

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Non cadiamo nella trappola del politicamente corretto

Ho letto una brevissima intervista con il leader di Casapound di Ostia, nella quale invita i suoi elettori a non votare nessuno al ballottaggio di domenica 19 novembre perché il Centro Destra si vergognerebbe di loro.
Errore.
Se Casapound non voterà la candidata del Centro Destra, vincerà la grillina, anche sull’onda emotiva orchestrata dopo il naso rotto di un giornalista rai.
E se il Centro Destra si vergognasse dei voti di Casapound farebbe ugualmente un errore perchè si dimostrerebbe permeabile alla propaganda sinistra, cadendo nella trappola che è stata così preparata.
Se ci sono più partiti che compongono una coalizione, è perché ognuno ha esperienze, storia e identità precise.
Anch’io vorrei, come Casapound, un governo sovranista che esca dal soviet europeo e riprenda il totale controllo sulle scelte politiche ed economiche dell’Italia.
Ma se non mi alleo, accantonando, non rinunciando ai principi più caratterizzanti, rischio un autogoal come quello di De Rossi contro la Svezia.
Casapound e tutto il Centro Destra possono bloccare l’immigrazione, lo ius soli e la svendita ulteriore di Sovranità, ma assieme.
Separati rischiano di dare spazio a sinistra e grillini, con il reddito di inclusione, lo ius soli, le orde di immigrati in arrivo sui barconi delle ong e la totale sudditanza a Bruxelles.
Non mi sembrerebbe un buon risultato.
Casapound ci ripensi e si aggreghi al Centro Destra.
Il Centro Destra non ascolti le sirene della stampa serva e le lusinghe dei pifferai di Bruxelles e si accordi per una coalizione inclusiva che non lasci indietro nessuno sulla sua destra.
Nessun voto è impresentabile. 

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Solo gli Elettori decidono chi è impresentabile

Gli sconfitti non si rassegnano, così gioiscono quando qualcuno di parte avversa viene arrestato, mentre pretendono garantismo (e magari cambiano i propri regolamenti) se ad essere indagato è qualcuno dalla loro parte.
Dopo il voto siciliano che ha visto prevalere il candidato di Centro Destra Nello Musumeci (credo in quota Fratelli d’Italia), un eletto dell’Udc è stato messo agli arresti domiciliari per presunta evasione fiscale.
A parte ogni considerazione sul carattere predatorio delle tasse italiane, mi sembra un reato – se tale si deve proprio considerare – minore e, in un mondo che si sta rapidamente trasformando in una fogna (veggasi la sentenza della corte costituzionale tedesca che ha imposto la creazione di un fantomatico terzo sesso) mi sembra che chi volesse usare la ramazza dovrebbe avere ben altri obiettivi.
In ogni caso Grillo e la Bindi hanno strillato come se si fossero chiusi i gioielli di famiglia nella portiera della macchina (per la Bindi in senso metaforico, ovviamente).
Il fatto è che non riescono a digerire l’elezione di chi ha ottenuto quei voti che loro non hanno.
Il fatto è che la Sovranità appartiene al Popolo e non esiste un magistrato, una Bindi o un Grillo che abbiano la legittimazione per impedirmi di votare chi preferisco.
Il fatto è che è l’Elettore a decidere se uno è impresentabile o meno e lo decide con il suo voto, lasciando fuori o in minoranza gli impresentabili e promuovendo chi è presentabilissimo, perchè così ha deciso il Popolo.
Non esiste che ci sia un “tutore” (a quale titolo ?) che pensi di essere superiore anche solo ad un elettore e decidere per lui chi può votare e chi no.
Non Grillo, non la Bindi, non un magistrato.
La Sovranità appartiene al Popolo.

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Attenzione ai colpi di coda

I Romani ne avevano viste di tutti i colori e la loro esperienza, tradotta in un agile brocardo, ci viene sempre ad ammonire: in cauda venenum.
Il veleno è nella coda e, ormai, siamo ai titoli di coda di una legislatura in cui la sinistra ha fatto il bello e brutto tempo con tre suoi esponenti (Letta, Renzi e Gentiloni) a palazzo Chigi esattamente come accadde nella disastrosa legislatura 1996-2001 (Prodi, D’alema e Amato) che riconsegnoò una grande maggioranza al Centro Destra, facendo risorgere, alla grande, Berlusconi.
In ballo ci sono ancora pochi mesi (che a sinistra vorrebbero con quello che sarebbe un autentico colpo di stato, allungare di tre o quattro fino a maggio o giugno) nel quali, però, chi detiene il potere potrebbe comunque fare danni, tanti danni, forse non irreversibili, ma sicuramente tali da mettere in difficoltà un eventuale nuovo governo di Centro Destra.
Il danno peggiore potrebbero combinarlo se riusciranno a far passare lo ius soli.
Dopo sarebbe difficile, anche abrogandolo, dare all’abrogazione valore retroattivo e, quindi, dovremmo tenerci per sempre un altro milioncino di simil Chienge.
Poi l’età della pensione.
Potrebbero decidere da un lato di prostituirsi ai sindacati, accontentandoli in cambio di un pugno di voti, dall’altro vendersi completamente alle consorterie affaristico finanziarie straniere, inasprendo una situazione che la Fornero ha creato e contribuito a rendere odiosa.
E ancora l’immigrazione e l’elargizione dei fondi agli immigrati sottraendoli ai terremotati e la svendita della nostra Sovranità a Bruxelles, assunzioni nel pubblico impiego come se piovesse e le nomine dei boiardi di stato inquinate dalle amicizie e dagli interessi personali.
E allora Salvini, la Meloni e Berlusconi dovranno vigilare e gridare forte ad ogni intervento che non sia una banale attività ordinaria.
Perchè questo governo, che non ha mai avuto, come i tre (Renzi, Letta e Monti) che lo hanno preceduto, alcuna legittimazione popolare, oggi rappresenta ancora di più un abuso, rappresentativo solo di un’esigua minoranza e che si regge sui parlamentari voltagabbana.

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Le consorterie spingono verso l’inciucio

Leggere i quotidiani e ascoltare i giornali radiotelevisivi ci consente di capire dove vorrebbero spingere l’Italia le consorterie affaristico finanziarie, la Spectre mondiale che ha nell’unione sovietica europea, nell’FMI, nella Banca Mondiale i propri kapò.
Preso atto della incapacità degli uomini da loro investiti del ruolo di vicere italiani (da Monti a Prodi a Renzi) di imbrogliare il Popolo fregandolo con il suo consenso elettorale, si sono adattati al piano “B” che, casualmente, significa anche “Berlusconi”.
Lo stanno riabilitando come statista e come imprenditore, probabilmente faranno in modo di restituirgli qualcosina di quello che ha perso con la politica, sempre però facendogli vedere il bastone di qualche inchiesta, per portarlo ad una alleanza contro natura con i cattocomunisti di osservanza renziana.
Persino Andrea Cangini, direttore de Il Resto del Carlino, i cui editoriali si contraddistinguono quasi sempre per essere contro corrente, nel suo commento al dopo elezioni siciliane ha concluso, amaramente, con “«Dagli al populista» è diventato il grido di battaglia di Renzi così come di Berlusconi: un gioco di specchi, un modo per non confliggere, ben sapendo di essere destinati a governare assieme.“.
Danno per scontato quel che scontato non è affatto, cioè che il pci/pds/ds/pd e Forza Italia, assieme, possano raggiungere la maggioranza dei seggi, magari con qualche aiutino dei soliti voltagabbana.
Ebbene Salvini e la Meloni devono ergersi a garanti contro ogni ipotesi di inciucio.
Devono formare le liste, per quel che compete loro, con uomini e donne affidabili, che non si prestino a puntellare un’alleanza contro natura con Renzi.
L’impegno della Meloni e di Salvini deve essere inequivocabile, contro ogni cedimento, anche contro le sirene che sicuramente cominceranno a cantare e ad incantare come già in passato verso individui che si sono dimostrati deboli, inaffidabili e … senza quid.

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Vittoria dei moderati? No, grazie!

C’è una frase che ricorre in queste ore sui titoli dei giornali (e del Giornale) dopo lo spoglio che sancisce la vittoria del centro-destra in Sicilia: “Vittoria dei moderati.

Moderati?!? Una crisi di questa portata che dura da quasi 10 anni  messa in atto bell’apposta,  con punte esasperate dal 2011 ad oggi, e con quattro governi non eletti e imposti “dal Presidente”,  sarebbe forse “qualcosa di moderato”? L’invasione quotidiana sulle nostre coste è “moderata”? I provvedimenti legge imposti a colpi di fiducia sono forse “moderati”?
Moderato“un termine assai ipocrita che serve fin troppo bene a coprire il fatto che nella realtà non esiste, non deve esistere vera “alternanza”, che gli schieramenti devono rassomigliarsi il più possibile, che non deve esserci troppa differenza tra loro  e che per la Ue e l’eurocrazia,  se non è zuppa è pan bagnato. Qualche esempio? La CDU in Germania deve rassomigliare il più possibile all’SPD, sì da poterli inglobare all’interno di quella che chiamano Grosse Koalition, come del resto avviene. Ma torno al caso Sicilia. 
La strategia della sinistra è sempre la stessa: prima fanno terra bruciata, macerie e desertificazione; poi  lasciano  questo sfacelo (o meglio sono costrette a lasciarlo) agli avversari. Non c’è di che gioire, a mio avviso di aver ereditato l’amaro peso di una Sicilia fallita. Basta leggere quest’intervista del “siciliano”  Pietrangelo Buttafuoco, che proprio ierisera in tv ha pregato Nello Musumeci, il vincitore, di correre a presentare i libri  in Tribunale, libri che decretino il fallimento dell’Isola. In caso contrario, tutto il peso ricadrà sul  “vittorioso di Pirro” secondo l’effetto-Raggi (stesso scenario già sperimentato nella Roma del dopo Marino) :

Pietrangelo Buttafuoco

Chiunque governa qui inciamperà nella voragine lasciata da Crocetta, col presidente della Corte dei Conti che ne ha impugnato il bilancio regionale. Qui non ci sono più i soldi, c’ è un debito strutturale gigantesco. Quindi ci vuole uno choc”.

Il precedente governatore Rosario Crocetta si è circondato di una pletora di commissari, commissioni e sottocommissioni,  guardie forestali a gogò, nomine clientelari, un vero poltronificio da  Alì Pascià, e via dissipando, con 97 indagati nella sua Giunta.  Solo nel 2016 la Procura contabile ha avviato ben 13 istruttorie sulle irregolarità gestionali riscontrate in società a partecipazione pubblica della Regione e degli enti locali.

 Ovviamente  per il Rais di Sicilia, sono tutte cose che non possono essere criticate: sarebbe “omofobo”! Intanto però il primo a svignarsela è stato proprio Battiato, suo assessore al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo.

Ma torniamo al redivivo Berlusconi che ora si pavoneggia e si prende tutti i meriti della citata Vittoria di Pirro.  Avete notato la strana gara dei media di questi giorni, quei media che in passato lo dileggiavano e che ora gli lisciano il pelo?
Perfino Prodi suo acerrimo nemico, ora va dichiarando che può essere un argine contro il “populismo”.  E lui ci crede e rilascia dichiarazioni “antipopuliste”, “antigrilliste” “anti-5 stelle” Insomma i “comunisti d’antan”,  ora per Berlusconi sono diventati il M5S, col rischio concreto di “santificarli”.

Non a caso, l’espressione sulla “coalizione dei moderati” ha già fatto saltare la mosca al naso a Giorgia Meloni che ha fiutato l’aria che tira (“I moderati in politica non esistono più. Basta con le etichette“)

Vedremo. Non c’è da farsi grosse illusioni, stante così le cose, ed è bene che Salvini e Meloni stiano all’erta  e mettano giù dei punti chiari, perché inciuci e pastrocchi sono già dietro l’angolo. Alle élites va bene pure un ottuagenario, già anatra azzoppata, ricattabile  tenuta sotto tiro dalla magistratura, alla quale non è escluso che prometterenno qualche succulento “risarcimento”, pur di non far trionfare i “populisti”.
In ogni caso, il Pd perde sì, ma in realtà è ben contento che qualcun altro gli tolga le castagne bollenti dal fuoco. Una castagnaccia di nome Sicilia. O come la chiama Buttafuoco nel suo ultimo libro, la Strabuttanissima Sicilia.


Chi l’avrebbe detto un anno fa ?

In Sicilia ed a Ostia il pci/pds/ds/pd di Renzi ha collezionato altre due sonore sberle.
Ormai non si contano più.
Eppure, fino a meno di un anno fa sembrava che Renzi dovesse fare polpette di chiunque lo contrastasse.
D’alema e Bersani erano stati emarginati nel loro stesso partito, Berlusconi era stato fregato almeno tre volte dalle furbizie del bulletto di Rignano che aveva anche fatto stare definitivamente sereno e all’estero Letta.
Ma le furbizie si pagano e così, con le prime difficoltà seguite alla sconfitta di dimensioni impreviste al referendum del dicembre 2016, anche la corte del principino ha cominciato a mostrare segni dell’usura.
Non ci sono più gli Andreotti di una volta che il potere non logorava, ma logorava chi il potere non aveva !
Ma, attenzione, Berlusconi insegna che ci si può rialzare una, due, tre, quattro volte se si sottovaluta il nemico sconfitto.
E non è solo Berlusconi che lo insegna, ma anche il Manzoni che ricorda come quel delinquente di Napoleone fosse andato due volte sull’altare e due volte nella polvere.
Del resto Montanelli soprannominò Fanfani “il Rieccolo”, per la sua capacità di riciclarsi quando orma sembrava relegato a comparsa.
Quindi aspettiamoci che Renzi, la cui terra non è poi tanto lontana da quell’Arezzo che fu di Fanfani ed oggi è della Boschi, possa riemergere, per nostra sfortuna.
E’ un qualcosa non solo possibile, ma anche probabile, perchè questa Italia tripolare non consente di dormire sugli allori.
Ne sanno qualcosa i grillini che riescono a tenere solo perchè verso Renzi e, in genere, la nomenklatura politica c’è tanta rabbia che oggi si manifesta con il voto e una volta si manifestava con i forconi.
Ma anche i grillini hanno forti limiti e cominciano a mostrare l’usura dei politici.
Il loro capo branco designato, Di Maio, infila una gaffe dietro l’altra e poi si sottrae al dibattito che aveva cercato con Renzi.
Un dibattito che avrebbe voluto sancire lo scontro, o di qua o di là, tra i grillini e i cattocomunisti del pci/pds/ds/pd e, invece, devono resettare tutto e prendere atto che, sia pur sotto forma di coalizione, la prima forza politica italiana è il Centro Destra.
Salvini, la Meloni e Berlusconi non devono però pensare di aver già la vittoria alle politiche in tasca, devono invece perseguire la linea tenuta: contro l’immigrazione, contro la deriva morale, per il recupero di Identità e Sovranità Nazionale, per la riduzione delle tasse.
Su quei temi si giocheranno la vittoria.
Se in questi mesi che ci separano dalle elezioni (e che leggo la sinistra vorrebbe ancora rinviare a maggio nella speranza che migliori il clima generale nei suoi confronti) Berlusconi, la Meloni e Salvini sapranno dare continuità alla loro azione su quei temi, rafforzando la credibilità acquisita in questi ultimi anni di opposizione, allora torneranno in molti a votare Centro Destra e il voto non avrà storia.
Ma se la Meloni, Berlusconi e Salvini pensassero che la Sicilia sia la tomba di Renzi, allora commetterebbero un gravissimo errore ad abbandonare la trincea dove stiamo benissimo, perchè rappresenta il sentimento profondo del Popolo del Centro Destra.

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Si scelga su Valori, Progetti, Idee

Mentre siamo in attesa di conoscere l’esito delle elezioni in Sicilia ed a Ostia, si scaldano i motori per la campagna delle politiche.
La stampa serva preferisce, comodamente, puntare sulle contrapposizioni personali e va in brodo di giuggiole per il dibattito tra Renzi e Di Maio, tra due personaggi, cioè, di cui non si conosce alcun merito lavorativo e che hanno “trovato l’America” con la politica.
E’ invece necessario focalizzarsi sui Valori che i partiti, veicoli imprescindibili della Politica, rappresentano, sui loro Progetti e sulle Idee che professano.
Avendo ben chiaro che ogni programma fondato su tali capisaldi, all’atto pratico, deve concretamente calarsi nella realtà delle pressioni, delle divisioni, degli interessi contrapposti.
Come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma quello che mi interessa è l’orientamento, l’impegno che si assumono e che cercano di mettere in pratica.
Come Trump negli Stati Uniti.
Contro l’immigrazione, i transessuali nelle Forze Armate, la deriva statalista (e costosissima) della sanità voluta da Obama, le balle sul clima, la minaccia di dementi muniti di armi nucleari, la riforma fiscale con un draconiano taglio delle unghie al fisco, tutto quello che ha promesso, cerca di realizzarlo nonostante abbia contro i parrucconi del regime affaristico finanziario che, fregandosene altamente di Valori ed Idee, perseguono solo il loro interesse economico senza curarsi se il mondo va a rotoli.
Ecco allora che il dibattito tra Renzi e Di Maio è fuorviante, perchè nessuno dei due può rappresentare una parte, forse maggioritaria dell’Italia.
Quell’Italia, cioè, che non vuole altri immigrati e, anzi, vuole rispedire a casa quelli che già ci sono.
E qui ci sono poche chiacchiere: o si preferisce la povertà degli Italiani per portare  a casa nostra, mantenere, istruire, curare orde di immigrati, oppure si bloccano gli arrivi, si bonifica il territorio nazionale e si dà vera Sicurezza e Benessere agli Italiani, anteponendo il nostro interesse alle chiacchiere buoniste e melense dei Bergoglio e delle Boldrini.
Altrettanto dicasi per le tasse.
O si tagliano le tasse, tagliando ancora di più la spesa pubblica perchè abbiamo un debito enorme che dobbiamo ridurre, dando quindi nuovamente spazio all’Individuo, ai suoi meriti, alle sue capacità alla sua inventiva, oppure si accentua l’invadenza dello stato predone, con la rapina legalizzata sui redditi, sulle proprietà, sui risparmi per pagare l’accoglienza degli immigrati, le clientele (veggasi gli aumenti all’esercito dei dipendenti pubblici), le rottamazioni per favorire finti imprenditori e squali della finanza amici.
Nel 1994 c’era una trasmissione di informazione condotta da Pialuisa Bianco: o di qua o di là.
I Progetti, i Valori, le Idee dei partiti, che superano le divisioni personali e ogni preferenza sui capofila della propria parte politica, ci portano a stare o di qua o di là.
E su temi come le tasse, la morale, l’immigrazione, credo che non ci sia alcun dubbio che si debba stare o di qua o di là e nessun compromesso è possibile.
Neppure se il giorno dopo le elezioni il parlamento fosse equamente diviso in tre.

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Colpi bassi di fine legislatura

Come nelle migliori situazioni di guerra (e questa lo è anche se attuata con “altri mezzi” e non dichiarata ) i periodi peggiori avvengono quando sta per finire. Il governo Gentiloni sta per avviarsi a fine legislatura. Ma non possiamo permetterci di tirare il fiato. Le cose peggiori ci verranno riservate entro la fine dell’anno, magari sotto l’albero di Natale: ius soli ed eutanasia con nome camuffato in qualcos’altro (legge di fin di vita, testamento biologico, biotestamento e/o altro eufemismo). Le due cose accostate insieme servono a squarciare definitivamente il velo di Maia della mistificazione a chi ancora stenta a capire: dipartita forzosa degli autoctoni, e di converso, legge per favorire gli allogeni, incoraggiati a sostituirci da nuove leggi e nuovi diritti a loro favore. Chi proprio si volesse ancora illudere che non è così, è sufficiente che guardi tutti i ragazzini e perfino bambini africani fatti arrivare bell’apposta “da soli” sulle nostre coste. A che pro? Semplice! Per favorire ricongiungimenti, affidi, tutor, assistenza e interventi di Ong come Save the Children (riciclate per l’uopo, vero Minniti?), e molto altro. 

Altre porcherie in agguato,  sono la Boldrini e la Fedeli (le disgrazie non vengono mai sole) che lavorano in tandem nelle scuole per l’ “educazione dei ragazzi” a distinguere le fake news da quelle vere (cioè le loro). Le avete sentite, la Presidenta e la Ministra dai capelli  ricci color lucido da scarpe che si agitano come serpenti e lo sguardo meduseo, insegnare la “verità” contro le bufale? Vietato “odiare” e caccia allo “Hater” (già bandito anche dagli stadi come nemmeno i più tirannici imperatori romani osavano fare, i quali giustamente lasciavano un’arena di contenimento per gli umori della plebe, sgombra dalle ideologie).

Sapete come si chiama quella del citato tragico Duo? EDUCAZIONE all’Ipocrisia. Ragazzi, abituatevi a dire e a scrivere  il contrario di quel che pensate, e la società sarà migliore. E’ questa la loro pedagogia e didattica!
Senza contare le loro evidenti simpatie onusiane per le politiche gender nella scuola. A tale scopo vorrei sottolineare i cospicui aumenti garantiti a Presidi e capi d’Istituto.
Secondo voi perché nutrono con  succulenti aumenti, categorie dello stato già molto ben remunerate che  non hanno bisogno di essere sussidiate, come i dirigenti scolastici?
Semplice, c’è l’Agenda mondialista da portare avanti con le sue politiche gender nella scuola e bisogna “lubrificare” e oliare bene gli ingranaggi di  chi può fungere da ruffiano e farle passare. Aspettatevi  dunque “sperimentazioni scolastiche” all’insegna del nuovo codice barre internazionale: LGBT. 

Infine, tra le molteplici boiate, dobbiamo assistere pure alla  beatificazione e canonizzazione di Gentiloni e del governatore di Bankitalia Visco. Come è andata? Che Renzi ha continuato a voler riempire la scena coi suoi trenini per la Penisola, con le sue vendite all’incanto di pentole,  con la sua iattanza ansiogena di Buffalmacco fiorentino. E allora il Tonno Lesso con la faccia un po’ così (parlo del conte Gentiloni) passa per essere  “un felpato che cammina forte”uno “rassicurante”, uno che non ti mette ansia. In realtà, come ho già avuto modo di rilevare, Gentiloni è un galoppino diligente e silenzioso, un fido esecutivo delle élites eurocratiche. E senza dare tanto nell’occhio come il suo predecessore. Dai video che mostrano manifestazioni con bordate di fischi contro le gite in treno di Renzi riportate con spietatezza dai media, resta evidente che è finito l’Idillio tra le élites e il Putto di Rignano d’Arno, il quale ora corre a Chicago a farsi consolare da Obama. Quelle  stesse élites che ora fingono di adulare Gentiloni al punto da montargli la testa. Tant’è vero che  si parla già di un suo piano per scavalcare il suo Mentore  e metterlo in un angolo.
Già si sono evidenziati  tangibili segni di ribellione del premier, schieratosi palesemente dalla parte di Mattarella  durante la mozione di sfiducia contro Visco voluta ad ogni costo da Renzi. Già si sono visti i renziani disertare la riunione del Consiglio dei Ministri per la riconferma del Governatore di Bankitalia: tutti segnali di attrito.

E Ignazio Visco? Riconfermato, com’era ovvio e piazzato al suo scranno d’oro di Palazzo Koch anche se non ha mai vigilato un bel nulla, anche se ha dormito. Ma Renzi è un re Mida all’incontrario e riesce  ad aver torto, pure quando avrebbe un po’ di ragione. Certo che se la Ragione arriva troppo tardi e dopo l’episodio dello scippo dei risparmi ai correntisti delle Popolari, allora è facile tirare l’assist perfino a uno come Visco che ora promette di togliersi qualche “sassolino dalle scarpe”.

Inoltre abbiamo e avremo le solite sceneggiate di cortei sinistrati per sollecitare lo  Ius soli (come il recente capeggiato da Sala-melek ), catene di falsi digiunatori come la recente pagliacciata dei ministri e  ora perfino dei magistrati: tutti soliti pranzare in ristoranti stellati da Guida Michelin che fingono di fare le indianate gandiane. E tante altre sconce sceneggiate oramai quotidiane…

Le elezioni dovrebbero tenersi in Primavera, ma c’è da giurarci che questa “fine legislatura” non sarà un interregno tranquillo e che non basterà certamente la matita copiativa e la scheda “a primavera” per liberarci da questo rettilario. Senza dimenticare l’inquieto e turbolento  contesto internazionale.