Come risolvere il problema delle carceri

Siamo alle soglie di luglio e, puntuale come le zanzare, arriva lo sciopero della fame (o della sete o di tutte e due) di Giacinto Pannella detto Marco. Come ogni anno difatti, l’affamato più pingue del globo s’è preso tardi per rimediare alle abbuffate invernali e tenta in extremis di non sfigurare alla temutissima “prova costume” con il solito salutare sciopero di fame, sete etc. etc. Stavolta il casus belli del leader del partito più sfrangi-zebedei dell’arco costituzionale è il sovraffollamento delle carceri italiche. Al netto del fatto che Giacinto detto Marco sta, come sempre, utilizzando lo sciopero di fame/sete al solo fine di ritagliare un briciolo di spazio mediatico per il suo cespuglietto personale, il problema che pone è vero. Le carceri italiane hanno spazio per 45mila detenuti, mentre attualmente i galeotti italici sono 67mila. Trattasi di ben 22mila carcerati in più rispetto allo spazio disponibile. La situazione, insostenibile, causa ogni anno costi immani al nostro paese che viene costantemente multato dalle istituzioni europee per questa nequizia. Il problema però è che, come al solito, Giacinto detto Marco da una risposta sbagliata a una domanda giusta. La risposta dei radicali al problema è sempre la stessa, ovvero: amnistia totale. Il governo dal canto suo risponde progettando la costruzione di nuove carceri, e fin qui va bene, anche se sarebbe meglio utilizzare quelle decine di carceri che sono costruite, quasi perfettamente ultimate ma, per ragioni misteriose, non funzionanti. C’è però un’altra soluzione, molto più semplice, al problema del sovraffollamento delle carceri. Quello che spesso non si dice, o si dice a mezza voce, e che dei 67mila ospiti dei bagni penali, più di un terzo non sono italiani. Nella mia regione la percentuale dei non italiani nelle carceri schizza addirittura al 57% del totale. Ora, dico, 22mila sono i detenuti in eccesso, un numero guarda caso identico al numero degli stranieri presenti nelle nostre carceri. Non sarebbe il caso di cominciare a fare un discorso molto serio a livello europeo ed internazionale per cui ognuno si tiene i propri carcerati e chiunque sgarri in un paese straniero sconti la pena nel paese d’origine? Non è il caso di cominciare a dire che chi sgarra se ne deve tornare a casa propria onde rimpatriare quei 22mila intrusi che non dovrebbero essere qui e che fanno scoppiare le nostre carceri onde alleviare il peso che grava sulle nostre strutture penitenziarie?

Napolitano uber alles

Come ben sanno i lettori di questo blog, non ho nessuna simpatia per Giorgio Napolitano. L’abbiamo sentito più volte proferirsi per “un nuovo e più giusto Nuovo Ordine Mondiale” e ormai sappiamo bene in che cosa consista detta formula, al di là della retorica apparente. L’abbiamo sempre sentito difendere l’immigrazione incontrollata, anche grazie al suo passato di firmatario di una pessima legge che porta anche il suo nome (la Turco-Napolitano). Ma soprattutto non è un mistero che sia il mandante più accreditato della Casa Bianca, per far digerire agli Italiani una cosa che nessuno di noi vuole: la guerra contro la Libia. Al punto che oggi viviamo in un’anomala republichetta presidenzial-monarchica di Re “Umberto” Napolitano e che Berlusconi è stato di fatto, esautorato alla stregua di un’anatra azzoppata, come ho già espresso in altri post.

Cosa ci frutta questo conflitto in corso? Nulla di buono:  sangue, morti, stragi incontrollate dai bombardamenti “intelligenti” con bambini e innocenti uccisi dalle forze Nato, rischio rappresaglie terroristiche; ma soprattutto flotte di sbarchi di profughi senza fine, che quei cervelletti ristretti  come l’attrice Angelina Jolie (una star che si è distinta per aver interpretato il robot Lara Croft e non certo per qualità artistiche) ci costringe ad accettare in veste di ambasciatrice Onu. Perché la Jolie non se ne va a casa sua per costringere il suo governo ad accettare le migliaia di immigrati che premono dal Messico? Eccome che loro invece li applicano, i respingimenti!
Insomma, con Napolitano diventato protagonista, querulo, petulante, esternatore e servile nei confronti dei potentati stranieri, noi Italiani siamo sempre più a sovranità limitata. Ci vuole una bella faccia tosta per venire a pontificare che noi siamo in Libia per ottemperare a una missione di pace calpestando invece l’art. 11 della Costituzione secondo il quale l’Italia ripudia la guerra. Chi scrive non è una pacifista né pacifondaia né pacifinta. Ritengo che ogni stato sovrano abbia il diritto di difendersi se attaccato, e in questo senso detto articolo può rappresentare un limite alla nostra difesa. Ma non si può magnificare la Costituzione (come egli fa di solito) solo quando fa comodo ma conculcarla gettandola alle ortiche quando non serve. Qui, è evidente che si vuole ribaltare la realtà e la verità nascondendosi dietro la solita soluzione ONU che parla chiaramente di no fly zone e non di massacri mirati. Intanto la Libia sarà l’ennesimo “pantano” all’americana. E va detto che Obama non è passato nemmeno dal Congresso per ottenere il via, perché non lo avrebbe mai ottenuto, dato che non ci sono coperture economiche.
E allora che si fa Oltreatlantico? Si elude la via parlamentare per fare pressione direttamente sui “satelliti” delle forze Nato.
La Lega deve ostinarsi maggiormente anche perché con Berlusconi sa di sfondare una porta spalancata, dal momento che come ha fatto filtrare il cronista Francesco Verderami del Corriere, lui è stato costretto direttamente da Napolitano e da Frattini, sempre più supini e proni della Casa Bianca, ad entrare in conflitto con un paese con cui eravamo in pace e  avevamo in corso degli ottimi affari. Stupisce anche la determinazione interventista del duo Frattini-La Russa e le loro conseguenti dichiarazioni contro le giuste perplessità della Lega.
Intanto in Usa finiscono i soldi e l’ipotesi di una  guerra-lampo sta naufragando miseramente, come viene ben descritto in questo articolo da Italia Oggi di Piero Laporta.  E del resto, quale paese sovrano si arrenderebbe così miseramente senza difendersi da incursioni aeree così violente, a casa propria? E’ evidente che Gheddafi resisterà fino all’ultimo respiro.  Risulta quindi ovvio che gli Usa utilizzano sempre la solita strategia della destabilizzazione permanente che consiste nel “convertire il debito in guerre perpetue e le guerre in debito perpetuo“, nei confronti degli stati aggrediti.

Ma quel che stupisce è come Napolitano, che ieri faceva il sciuscià (lustrascarpe) per Mosca e l’Urss, oggi si impegni con analogo zelo nei confronti degli Usa e della sua fallimentare politica. Sempre dalla parte sbagliata.

Come andare al potere senza vincere le elezioni

Ma sciorbole ragassoli  uhé, ma lo sapete veh, che noi c’ abbiamo un bel progettino per privatizzare l’acqua ma ce lo teniamo nel cassetto per noialtri e ve lo applichiamo quando butteremo giù quel Berluskaiser dell’Ostia? ghe pensi mi, con tanto di maniche di camicia rimboccate“.
Poi dopo aver ascoltato le cifre uscite dalle urne, Culatello è uscito allo scoperto a fare il bagno di folla. “Oh ma questo – veh! –  è un referendum sul divorzio! Sì, il divorzio degli Italiani dal Berluscone. E ora bisogna  che lui salga al Colle dal Napolitano per sloggiare in fretta”.
In tutta questa ridda di percentuali di quorum uniformi (ma dove sono i NO e gli astenuti? ) che più uniformi non si poteva, così uniformi da far credere che anche le schede non ritirate, siano state conteggiate nei quorum,  la figura più grottesca è quella di Culatello Bersani, quello che parla come se addentasse un buon insaccato misto e ci bevesse sopra un bicchiere di Bonarda dei colli piacentini.
Non che io vada pazza per Di Pietro, ma almeno lui e la sua Italia dei Valori s’è fatto un mazzo grosso tanto nelle piazze per raccogliere le firme del Comitato Promotore e insistevano presso gli elettori di centrodestra perché firmassero qualcuno dei loro quesiti referendari. Ma il Bersani da cani, si è messo a cantare vittoria di una vittoria non sua, e senza aver fatto nemmeno un po’ di gavetta in piazza e nei gazebi, per ottenerla.
Così è già iniziato il dissidio interiore tra lui e Tonino: calma e gesso, Culatello! la vittoria non è tua ma dei cittadini. Anche di quelli che non ti voteranno mai, che per fortuna sono ancora la maggioranza.
Ma il Bersanone mica si dà per vinto, no! Va avanti, lui, e manda in trincea quella bellona e simpatica  (nonché oltremodo intelligente) della Pulzella d’Asinalonga, l’ aulentissima Rosy.
Qualcuno spieghi a questi ignobili spazzini della democrazia che per andare al potere bisogna vincere le elezioni politiche, metterci la faccia, uno straccio di programma e non mescolare la propria beltà e la propria crapapelata con l’acqua e  il nucleare. I cittadini non gradiscono.

Disinformazione collettiva sui referendum

Per dovere di cronaca, mi limito a ricordare che il Pd, che ora suggerisce di votare SI a entrambi i quesiti, ha depositato un ottimo progetto di legge che consente l’ingresso dei privati e la remunerazione del capitale investito, ciò che invece, il secondo quesito esclude. Perché questa contraddizione? E si tratta di una contraddizione dal punto di vista politico più generale? Queste domande ci consentono di passare alla seconda categoria di referendum, quelli coi quesiti complicati, ma con un chiaro significato politico. Evidentemente il PD è convinto che l’insieme dei referendum – e non solo quello sul legittimo impedimento, che è ovviamente contro Berlusconi – abbiano un chiaro significato di delegittimazione del governo. Non stiamo a sottilizzare, direbbe Bersani: “quattro SI” è uno slogan semplice e la Parigi di una spallata, val bene la messa di una piccola contraddizione”.
Ogni tanto anche nel Pd c’è qualche persona onesta e specchiata che dice la verità. Si tratta di Michele Salvati economista ed editorialista del Corriere, di cui raccomando di leggere per intero l’articolo
Ma la consultazione non sia occasione di battaglia politica“. Salvati merita un plauso per l’onestà manifestata. Anche contro il suo stesso partito. In ogni caso la gestione “mista” con all’interno i privati nella gestione cosiddetta pubblica su tutti i servizi  di pubblica utilità (non solo l’acqua) , ce la impone l’Europa. Tanto per cambiare. E allora, la mia impressione è che siamo in presenza della solita povera mucca perplessa davanti alla “Libertà di scelta” del mattatoio. Left or Right, Yes or NO?
To go or not to go?

Domani, pertanto,  mi riserverò il diritto di votare, di non votare, di buttar per aria e di contraddire quel che avevo detto nel post precedente,  di rimescolare i miei Si i miei No, i miei non so, poiché qui non c’è nulla di chiaro.
Altro articolo di interesse sul tema,  Piero Ostellino:  “Non darò consigli, cerco di dirvi come stanno le cose“.

Referendum sull’acqua e sul nucleare: ecco come voterò

Sulla privatizzazione dell’acqua mi sono già espressa in tempi lontani (e perciò non sospetti) in questo post “Le mani dei privati sull’oro azzurro” del 20 novembre 2009, dove ebbi già una posizione netta. Ritengo che il termine privatizzazione, verso cui molti esponenti del centrodestra e centrosinistra mostrano ossequio e attrazione, voglia dire due parole-chiave: svendita ed esproprio. Esproprio di tutte le  nostre risorse, materie prime e assets industriali e cessione della nostra sovranità. La Ue vuol togliere a tutti gli stati quanto di meglio possiedono, poiché suo ultimo scopo è cancellarli.

Il Liberismo è un’utopia non dissimile dal Socialismo: stesso homo oeconomicus al centro dell’universo, stesso materialismo, stessa concezione economicista della vita e del mondo. Il decreto Ronchi (quel Ronchi passato poi nel Fli di Fini),  voluto dalla Ue è da rifiutare per varie ragioni. L’acqua privatizzata è scalabile e può essere quotata in Borsa. Vorreste dunque un’Opa sull’acqua?

Ecco un’interessante lancio ANSA sul tema:  Il prossimo referendum sull’acqua potrebbe mettere a rischio gli investimenti nel settore in Italia. Lo sostiene l’agenzia di rating Fitch. Le banche potrebbero sospendere l’erogazione dei prestiti al settore se dalla consultazione referendaria non esce un risultato netto sulla gestione dell’acqua, che potrebbe pesare sul ritorno degli investimenti, spiega Fitch ricordando di aver dato un voto ai due maggiori operatori: Acea (A/stabile) e Acquedotto Pugliese (BBB-/stabile).
Più chiaro di così: le banche, attraverso le loro agenzie di rating minacciano già ricatti preventivi.
Dunque il bel SI sulle due schede che vuol dire abrogare le leggi relative al decreto sulla privatizzazione.
Sul nucleare, io non credo nella perfezione scientifica. Il nostro  è un paese fortemente sismico, inoltre è vero quanto afferma Ida Magli nel suo post su Italiani Liberi. Le mani della mafia sugli appalti sono sempre possibili. Gli Italiani si erano già espressi nel merito col vecchio referendum e non c’è bisogno di avere una catastrofe ogni tot anni, per fare dietrofront. Perciò il mio SI sarà anche per questo referendum. Conosco l’obiezione: compriamo energia dalla Francia che è nostra vicina e ha numerose centrali. Ma anche in Francia c’è un vivace dibattito teso a limitare il loro nucleare. Eppoi un conto è la vicinanza, un altro conto è averli direttamente dietro le nostre case.
Andreste a vivere vicino a una bella centrale? O a fare un picnic in una campagna come questa che vedete nella foto? (Si tratta della campagna francese).  Perché aumentare il rischio anche da noi?
Il NO lo riservo invece al legittimo impedimento. Potrei anche non accettare la scheda per non fare raggiungere il quorum, ma preferisco un No chiaro e tondo. Io fui sfavorevole a togliere la legge sull’immunità parlamentare, che è una sorta di doverosa copertura che si dà alla politica per renderla immune dagli attacchi della magistratura  ideologizzata (Tangentopoli docet). Il legittimo impedimento, è solo un pannicello caldo dopo la caduta dell’immunità parlamentare, ma è  sempre meglio di niente. Perciò va mantenuto.
Un’ultima cosa: i cittadini votino secondo coscienza e secondo i loro reali interessi e stiano lontani da chi vuole fare del referendum, un’arma politica per la propria fazione di partito.  

Tirate sul pianista: pardon, cantante

C’è un vecchio e pragmatico proverbio americano sul pianista nel saloon che dice  di non sparargli anche se suona male (dont’ shoot the piano player) . La sua musica non sarà un granché, ma se non hai di  meglio con cui sostituirlo, tienitelo e fallo suonare come sa.  E’ quanto fecero gli Americani coi nostri politici delle Prima Repubblica durante la Guerra Fredda. Non amavano Andreotti gli Americani, ma nel nome della “santa alleanza” i conti con lui li regolarono solo dopo la caduta del fatidico Muro, tenendolo impegnato per parecchi anni in un devastante processo con accuse infamanti, grazie al quale, se  lo tolsero  di torno (Mani pulite- Clean Hands fu un fenomeno italiano controllato da loro) .  Idem fecero con Craxi e con altra nomenklatura politica. Quando toccò a Cossiga con campagne di stampa oltraggiose e  inchieste giudiziarie da parte del “giudice ragazzino” Casson,  lui seppe come fare per far capire agli “alleati” che sapeva delle loro “manine”. Gattosardo non si perse d’animo, chiamò Washington e li minacciò  di rivelare a rete unificate come essi si procurarono la base militare di Comiso in Sicilia, utilizzando i boss mafiosi per fare espropriare i terreni ai piccoli contadini (leggere La Resa dei conti del blog Conflitti e strategie) . Altri tempi e altre tempre, si dirà. Ma soprattutto, altri scenari.L’Italia aveva qualche carta da giocare, a differenza di oggi,  e Cossiga (il cui mandato presidenziale  si svolse dal 1985 al 1992), si trovò ancora  in  un  periodo  di Guerra Fredda e appena post. Inoltre  aveva ottimi rapporti coi servizi segreti, mentre Berlusconi si è fatto infilzare allo spiedo come un pollo, arrivando a essere spiato a casa sua ad opera di qualche squinzia, armata di cellulare.

Di molto si è discusso circa quella battuta di Berlusconi a Obama a Deauville durante il G8 sui giudici e la dittatura di sinistra,  e solo i più ingenui possono credere che si sia fatto beccare in un fuori onda da Striscia la Notizia. Se voleva non farsi sentire poteva evitare di farlo ad un vertice dei potenti della terra. Ma è evidente che è andato dal Patrùn “abbronzato”  del “nuovo ordine mondiale” (piaccia o meno), non tanto per dire “signor Maestro, i miei compagni mi fanno la bua”, quanto per ottenere rassicurazioni nel merito. Ed ecco il successivo dispaccio dell’Adnkronos:
Roma, 31 mag. – (Adnkronos) – ”Non ti faranno cadere, ma sono sicuro che se succedesse cadrai in piedi”. Silvio Berlusconi riferisce le parole del Presidente Usa durante il vertice di Deauville, dopo il faccia a faccia delle polemiche”.
Che vuol dire? A mio modesto avviso, è stata concordata una exit strategy tra il Cav e Lamerica . Della serie, tu ti fai gradualmente da parte completando questa legislatura, e noi ti faremo cadere onorevolmente con intatto il tuo patrimonio. Non farai la fine di Mubarak né di Ben Alì né tanto meno di Gheddafi. Altra spiegazione non saprei dare. Mi bastano però  solo i colori  arancioni delle rivoluzioni di Soros a Milano con alla testa Pisapia e a Napoli con alla testa De Magistris, uniti dalla stessa tonalità cromatica, benché esponenti di partiti diversi (il Sel il primo, e l‘Idv, il secondo),  per capire quanto in Italia siamo liberi perfino di… votare.

Fossi in Berlusconi comincerei seriamente a preoccuparmi e a ripassare la frasetta di Kissinger sugli amici degli Usa (“Essere un nemico  dell’America può essere pericoloso, ma esserle amico può essere fatale “), imprimendomela bene nella memoria. Del resto lo scenario post Guerra Fredda è cambiato profondamente e il pianista che suona male nel loro saloon, può essere abbattuto con tranquillità.  

A Palazzo Grazioli, l’indomani della bruciante sconfitta elettorale sono accorsi i suoi figli di primo e di secondo letto (Marina, Piersilvio, Barbara e Luigi)  accompagnati dal fido Confalonieri. Cosa si sono  detti? Ah, saperlo… Una cosa è certa:  i soldi devono restare in famiglia come in ogni dinastia che si rispetti.

Intanto, aspettiamoci l’abbraccio fatale dell’amico Amerikano, anche se ancora non so  bene in quali modi.

PIGS or PIIGS (including Italy)?
In Europa è già iniziata la spartizione del bottino. E la Grecia è solo l’inizio.

Alla fine ha vinto la Magistratura

Tanto tuonò che piovve. Berlusconi dovrebbe smetterla di parlare sempre e solo di magistratura. Combatterne strenuamente le iniquità, certo, ma non nominarla mai, perché porta jella. Dove ha vinto la toga rossa? A Napoli senz’altro, con un pm come De Magistris che non si dichiara comunista, ma che è peggio che se lo fosse. Un Masaniello arruffapopolo più autoritario e arrogante di Di Pietro, al quale i napoletani si sono affidati anema e core come fanno con S. Gennaro. 
E a Milano? Un avvocato legato al Soccorso Rosso e legato da rapporti amichevoli con Magistratura “democratica” (aggettivo sempre più sputtanato). Insomma, pur sempre di togati trattasi. 
Sulla scarsa attrattività elettorale della Moratti se ne è già discusso abbondantemente. Il PdL poteva e doveva sforzarsi di trovare un/una candidata capace di conquistare i cuori e le menti dei milanesi. Ma  è  altresì vero che Milano non è una “Casalpusterlengo” qualsiasi e io non insisterei più di tanto solo sul profilo amministrativo legato alla  città. Milano può essere il banco di prova di qualcosa di ancora più grave ancora tutta da venire, poiché è evidente che è Berlusconi che si è voluto punire. E lo si è punito proprio  nella sua città natale.  
Io sono tra quelli che fingere di far vedere che si tratta solo di un test amministrativo e, muro o non muro,  tirèm innanz, è un po’ da minus habentes. Le roccaforti si espugnano sempre dall’interno, passo su passo, comune per comune,  e l’assalto alla diligenza è appena iniziato con due importanti città chiave: del Nord e del Sud. Spero che chi ha ricevuto
la sonora sberla se ne renda conto.

Temo che ne vedremo delle belle e fingere di non vedere che quei poteri forti che è un ventennio che cercano l’assalto all’arma bianca (dal Britannia nel ’92 a oggi),  ora hanno guadagnato postazioni importanti, è coltivare dell’ottimismo  ottuso e  a buon mercato. Molto a buon mercato.

 Ma chi sta dietro a Pisapia? I salotti buoni della Milano-bene, il gruppo Corsera RCS, la Confindustria, l’altra metà della famiglia Moratti (Massimo, Milly e tutta la squadra Inter), De Benedetti (di cui Pisapia è stato il legale) e il suo giornale Repubblica, Giulia Maria Crespi (ex patròn del Corriere),  e altri poteri forti.

Chi sono stati i vero vincitori di questo ballottaggio elettorale? Ma è evidente, sono stati proprio i togati. A forza di nominarli e di lamentarsene, eccoli al potere di due città. Per il tramite di due esponenti di spicco: l’avvocato Pisapia, amico di MD ed esponente di Soccorso Rosso. E  il pm De Magistris o’ Masaniello “antisistema”. Sembra una pena di contrappasso. Toga, toga, toga!

L’assedio di Milano

Sapessi come è strano….trovarsi trombati a Milano. Intendiamoci, le docce fredde a volte fanno bene e svegliano. Non si può vivere solo di rendite di posizione. Nulla è un “diritto acquisito”, figuriamoci il voto dei cittadini. Ora  a palazzo Marino si stracciano le vesti e cercano di “fare autocritica” degli errori commessi, ma diciamo la verità: la Moratti è una giraffa freddina che non sa creare feeling coi milanesi. La sua campagna elettorale, un disastro nell’ambito della comunicazione.
Inoltre, i cittadini vogliono sentir parlare di problemi concreti legati alla loro città: viabilità funzionale,  vivibilità della città, zone verdi, aria disinquinata,  strade senza buche, servizi sociali e sanitari operativi,  assistenza agli anziani, stop alle cementificazione ecc. Mentre invece di tutto si è parlato, tranne di quanto sta loro veramente a cuore.
Berlusconi ha gigioneggiato alla grande,  mettendosi troppo in esposizione. Inoltre gli errori in politica interna ed estera, vanno a riverberarsi fatalmente anche su quella amministrativa (la guerra in Libia e l’appiattimento sulle decisioni americane circa i bombardamenti, la politica migratoria, certe strane dichiarazioni sugli immigrati simili alla sinistra,  ecc.).
Giuliano Ferrara a botta calda ha detto cose ragionevoli sui risultati:  i cittadini di Milano si sono stufati dei monologhi del Cav contro i magistrati e contro i soliti comunisti. Monologhi oltretutto, privi di un vero contradditorio. Inoltre personalizza troppo campagne elettorali amministrative facendone un’ordalia della serie, o con me o contro di me.
Ora però sarebbe ingeneroso dare tutta la colpa solo ed esclusivamente alla Moratti, quando  è spesso il Cav che “scende in campo” a politicizzare anche le amministrative con i voti  di “preferenza” sulla sua persona. Ed è un vistoso errore.
Consideriamo anche i “mal di pancia” della Lega sulla Moratti che non hanno giovato, “mal di pancia” dovuti a quell’Ecopass che i leghisti non hanno mai digerito. La Lega ha tenuto un basso profilo e non è stata calda col candidato-sindaco; ma ora il Carroccio,  oltre a non essere stata premiato (non è avanzato più di tanto nelle provincie lombarde nelle quali  fece incetta di voti e ha subito una debacle a Milano), si ritrova anche sotto assedio da parte di una cordata di sinistra capeggiata da Nichi Vendola, il principale sponsor di Pisapia.
Ora però i Milanesi si ritrovano un programma di 33 pagine di Pisapia che avrà anche una faccia onesta finchè si vuole,  e sarà pure un distinto avvocato, ma che a pag. 27 del suo programma scrive che “Milano ha bisogno di un grande centro islamico”. Inoltre ecco un’altra sua singolare dichiarazione: “E’ importante – ha spiegato – anche in vista dell’Expo 2015”. “Non si può pensare di avere in città milioni di visitatori senza che ci sia per loro la possibilitá di avere un proprio luogo di culto dove pregare, come peraltro sancisce la Costituzione”.
Cominciamo male. Con tutti i problemi che ha già la città ambrosiana, non ci mancherebbe che questo.
Curioso in questa “vittoria del primo turno” l’atteggiamento da mosca cocchiera del Pd: Pisapia vince, e Culatello Bersani se ne attribuisce il merito, mentre la sicula Finocchiaro fa già la “sciura milanese”.
Ci rivedremo a Filippi. Cioè al ballottaggio, dove ne riparleremo. Milano non merita di cadere in mano agli ascari dell’immigrazionismo.

Buckingham Palace sarà una moschea

L’islamizzazione della Gran Bretagna avanza con velocità impressionante. Tutto grazie al politicamente corretto ma sopratutto alla sinistra. Così come da noi, in Italia ed in altre nazioni è ormai chiaro che la sinistra è alleata degli islamici. Ma dovrebbe essere…
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