Si mormora che…

… primavere arabe gloriose e glorificate e fondamentalismo islamico che avanza.
La primavera araba regala Sharm ad Al Qaida di Gian Micalessin
Sharm El Sheik addio. A sei mesi dalla rivoluzione costata il posto a Hosni Mubarak il villaggio vacanze del Mar Rosso più amato dagli italiani è una cittadella della paura, una Fort Alamo circondata dai terroristi, un paradiso dove un soggiorno può costare la vita. Sicura non lo era mai stata. Nel 2005 le bombe degli attentatori suicidi infiltratisi tra gli hotel a cinque stelle avevano dilaniato 88 persone, tra cui 6 nostri connazionali.
Ora la situazione è decisamente peggiorata. Dopo la deposizione del Faraone, che nella villa di Sharm El Sheik attende malato il processo, la penisola del Sinai è diventata una roccaforte del terrore fondamentalista. Per capirlo basta una scorsa alle cronache dell’attacco di venerdì sera ad El Arish, il capoluogo con 130mila abitanti nel nord della penisola, e dell’attentato messo a segno ieri contro il terminal del gasdotto che rifornisce Israele. L’attentato al gasdotto è il terzo in pochi mesi e non rappresenta più una grande novità. Conferma solo l’incapacità delle forze egiziane di controllare il territorio. Quel che invece stupisce per modalità, violenza e intensità è la scorreria alqaidista ad El Arish.
Un assalto in piena regola condotto da un plotone di 400 militanti integralisti che per sei ore tengono in scacco poliziotti e militari occupando il capoluogo del Sinai e martellando con una batteria di cinque mortai la caserma della polizia. Secondo i resoconti ufficiali il bilancio è di sei vittime, tra poliziotti e civili, e di 19 feriti. Ma la realtà potrebbe essere molto più tragica visto che per evacuare morti e feriti sono volati sul posto due aerei Hercules. Per capire la gravità dell’offensiva al qaidista basta leggere le testimonianze degli abitanti di El Arish. Tutto inizia alle sei di sera di venerdì quando una colonna di auto, moto e camion entra in città trasportando centinaia di militanti armati. Sui mezzi sventolano le bandiere nere di Al Qaida con la scritta «Non c’è altro Dio al di fuori di Allah». Ugualmente nere sono le divise dei militanti, ma quel che più spaventa è la loro capacità di fuoco. Il battaglione terrorista oltre a sparare con i classici kalashnikov e lanciarazzi anticarro dispone di almeno cinque mortai montati sui cassoni dei camion. La reazione delle forze di sicurezza è invece inesistente.
Mentre i poliziotti si barricano nella caserma i militanti – ormai padroni della città – piazzano i mortai e bersagliano il caposaldo governativo tenendolo sotto tiro per diverse ore. Mentre El Arish brucia i due battaglioni dell’esercito dispiegati nella Penisola impiegano sei ore per ingaggiare gli assalitori e sloggiarli dalla città. Una prova non molto incoraggiante. Il ritorno dei militari nel Sinai – in deroga all’accordo di pace del 1979 che ne esclude la presenza – era stato concesso da Israele proprio per prevenire l’infiltrazione terroristica.
Più grave dell’insipienza delle forze di sicurezza egiziane è però l’esistenza di quel piccolo esercito terrorista ritiratosi dopo l’assalto ad Arish nel cuore del deserto. Secondo gli abitanti di El Arish pochissimi di quei truci militanti in nero – sorpresi a chiedere informazioni per spostarsi da una parte all’altra della città – erano egiziani o beduini. Tutto dunque conferma i rapporti d’intelligence israeliani secondo cui nei mesi scorsi almeno 400 militanti stranieri hanno approfittato degli scarsi controlli alla frontiera egiziana per infiltrarsi nel Sinai e unirsi alle cellule Al qaidiste nate con l’appoggio dei clan beduini in conflitto con il governo…. I beduini erano stati gli artefici degli attentati del 2005 a Sharm El Sheik e di quelli del 2004 a Taba e del 2006 a Dahab sempre nel Sinai. Attorno al nocciolo duro dei beduini, impareggiabili conoscitori di sentieri e oasi del deserto, si è ora formata una piccola legione straniera forte di centinaia di uomini dotati di armamenti pesanti. Un esercito accampato sulle dune intorno a Sharm El Sheik e pronto a trasformare in prede i turisti innamorati del Mar Rosso e della sua barriera corallina.

Cecilia Malmstrom e l’Europa del dopo Breivik

Ieri ho avuto la conferma ai miei sospetti circa la strage di Breivik in Norvegia: gli EurokomiSSar non aspettavano altro. E se proprio  mancava il mostro, l’hanno costruito a tavolino per l’uopo, e non hanno perso tempo a utilizzarlo per i loro loschi fini: la Polizia del Pensiero.   Basta leggere l’intervista di Cecilia Malmstrom,  commissaria (non eletta da nessuno) agli Affari esteri della Ue, sul Corriere di  ieri dal titolo “Basta silenzi : i politici devono agire. C’è troppo odio contro gli immigrati“.
La signora se la prende coi “partiti populisti” e i “movimenti antiintegrazione” rei di creare un “clima di odio contro gli immigrati stranieri”. Poi auspica una propaganda rieducativa indirizzata ai giovani e idonea a spiegare “i benefici del multiculturalismo e dell’integrazione”.  Inoltre si scandalizza perché ci sono paesi che hanno partiti radicali di destra al governo e quando il cronista le fa notare che potrebbe trattarsi di una reazione di paura dovuta al fatto che in certe nazioni si percepisce la crescente immigrazione come una minaccia culturale e anche economica, lei risponde asciutta che no,  non si può tracciare una linea o un limite né fissare una percentuale di immigrati da non superare in Europa: “basta guardare agli Stati Uniti e alla loro storia, per capirlo”.
Per capire cosa, di grazia? Che dobbiamo avere uno “stato-guida” occidentale come era l’URSS orientale per i partiti comunisti? Che dobbiamo copiarne il modello fin  nei dettagli, da poveri subordinati? Che dobbiamo prendere la già popolatissima e antichissima Europa per il Continente Nuovo, nato come terra di immigrazione e ripopolamento?
Alla domanda  di Luigi Offeddu, autore dell’intervista, se non pensa a nuove regole, nuove direttive europee in materia di immigrazione, la signora risponde “No, non ce n’è bisogno. Piuttosto occorre passare subito ai fatti concreti: ogni Stato deve combattere il radicalismo, diffuso soprattutto in Internet e identificare i giovani che sono a rischio…”.

Ma c’è di più: a breve con il Consiglio dei Ministri degli Interni della Ue lanceranno una campagna contro “la radicalizzazione delle idee” attraverso uno specifico network. Sì, ma chi decide cos’è “un’idea radicale?” Loro?
 Dopotutto asserisce la signora, “in un mondo ideale tutti dovrebbero avere la libertà di trasferirsi ovunque, senza barriere”. Siamo alla teologia universale dei diritti umani, imposta con la forza. Il Terminator Anders Breivik con la sua criminale licenza d’uccidere, ha subito trovato dei sodali a Bruxelles: per impedire il crimine, ci vuole un altro crimine:  la Polizia Europea del Pensiero e magari anche la censura planetaria sul web.

Riflessioni contro…

Questa volta l’avete fatta sporca, amici e nemici della sini­stra nostrana. Sui giornali di sinistra insistono da giorni a dare una connotazione politica alla strage compiuta dal mostro di Oslo. Ieri su la Repubblica , Michele Serra si è accodato a definir­lo un delitto politico compiuto da «uno schifoso fanatico di de­stra», paragonandolo a Hitler e sostenendo che la pazzia di am­bedue non cancella la matrice politica di entrambi.
E sempre su la Repubblica Francesco Merlo ha definito Breivik la versio­ne degenerata di Oriana Fallaci e dei giornali italiani di centro­destra, pur concludendo che si tratta di un colossale cretino. Non sono un fan della Fallaci e non ho fobie antislamiche e pulsioni nordico- occidentaliste, ma questo paragone che circola sottotraccia sulla stampa di sinistra e a volte affiora in superficie, mi pare davvero carognesco. Non ho mai pensato di giudicare, che so, il terrorista Cesare Battisti, la versione estrema di Bersani, Vendola, la Repubblica o di chi volete voi. E parliamo di un terrorista politico, mica di un paranoico come Breivik. Cosa differenzia un terrorista politico da un mostro malato di paranoia? Il fatto che il primo compie il suo atto nell’ambito di un gruppo e con il consenso di un’area da cui il gruppo attinge le sue leve, colpendo obbiettivi mirati e condivisi. Il secondo invece compie il suo gesto nella solitudine della sua mente malata, spesso colpendo obbiettivi che sono la proiezione della sua paranoia.
Mi pare una differenza elementare e abissale. I brigatisti rossi, per esempio, compivano i loro delitti in gruppo, con un collettivo, una pianificazione e una struttura piramidale, riscuotevano un certo consenso in alcune aree estreme della sinistra e reclutavano le loro cellule ai margini del sindacato, dell’università, dei movimenti estremisti di sinistra. Così i fanatici islamici. Se un uomo fa strage dei suoi vicini perché hanno offeso la sua famiglia, non possiamo desumere dal suo atto feroce che l’amore per la famiglia produce questi frutti estremi. Non è l’idea di famiglia che spinge alla strage di chi l’ha offesa, ma la follia di una mente bacata che trasforma un valore positivo, l’amore per i suoi cari, in un crimine orrendo. Lo stesso vale per la civiltà cristiana, per la tradizione europea.
Dovrebbe essere una verità solare, ma il senso della realtà ormai è una rarità filatelica. Il marchio politico su Breivik non nasce solo dalla faziosità e dalla criminalizzazione assoluta del nemico politico. Nasce da un vizio originario, assai diffuso a sinistra: giudicare gli atti sulla base delle idee professate. Sono le idee che decidono se sei un criminale o un combattente politico, non gli atti e gli effetti. Tra chi sogna una società pura nel suo cristianesimo o anche nel suo comunismo, ed uno che nel nome del cristianesimo o del comunismo fa strage di impuri, corre l’abisso. Il primo può essere un utopista, il secondo è un criminale; non c’è relazione tra i due, se non nell’immaginazione. Quel che conta è l’atto compiuto, la realtà dell’effetto, e non l’intenzione ideale che lo ha mosso. Invece, giudicando gli atti sulla base delle idee professate, accade, per esempio, che gli orrori del comunismo vengano attribuiti alle persone o alle circostanze storiche, così viene salvata l’incontaminata purezza del comunismo. Mentre gli orrori compiuti dall’estremismo cristiano-occidentale, dal nazionalismo e dal nazismo, sono orrori cristiani, nazionalisti, nazisti….
Il criminale coincide perfettamente con l’idea professata. Nel caso del comunismo invece la tradisce. Eppure non si conoscono comunismi ben riusciti. Se ogni applicazione storica di un’idea produce disastri, allora il difetto sta nel manico. Invece, gli orrori compiuti nel nome del comunismo vengono classificati alla voce brigatismo, stalinismo, regime sovietico, mai citando il comunismo. E gli orrori compiuti nel nome del nazismo o d’altro, vengono classificati come crimini nazisti. Perché al primo si attribuisce il beneficio delle buone intenzioni, e così viene salvata l’immacolata purezza dell’Idea dalle sue degenerazioni. Agli altri invece, non solo ai nazisti, il crimine viene attribuito direttamente alla malignità delle idee professate; anche quel che appartiene alla patologia di individui isolati. Se il mostro di Oslo avesse ucciso nel nome dell’uguaglianza e del comunismo sarebbe per questo «meno schifoso»? Se rispondete di no, ammettete che non è il movente ma è lo sterminio a determinare l’orrore. Se rispondete di sì, fate leggermente schifo anche voi.

Strage norvegese: dalla pista islamica a quella cristiana

Molti elementi della strage norvegese continuano a non quadrare. Lo stragista è stato condannato a soli 21 anni, poiché da quelle parti si continua a praticare “l’amore universale” con tanto di  poliziotti disarmati, anche per gli assassini di 76 persone in giovane età. Mentre scrivo non so ancora se ci sarà una sollevazione popolare in Norvegia per inasprirgli la pena. Per il momento possiamo (anzi posso, visto che parlo per me) permanere assai dubbiosa sulla velocità con cui siamo passati con disinvoltura dalla pista islamica, a quella cristiana. Con l’incompatibilità tra il grembiulino di massone e quel Cristianesimo che Anders Breivik dice di propugnare. Con l’incompatibiltà dell’etichetta “fondamentalista cristiano” (un’antinomia visto che il cristianesimo nasce come cesura profonda dall’Antico Testamento: esso è  la religione della “parola” e del  “logos”, un’evoluzione rispetto a quelle abramitiche del “libro”).
Con tutti i dubbi se una sola persona può sdoppiarsi come un Terminator in due stragi distinte: quella di Oslo e quella dell’isola di Utoya.
Ma perché dobbiamo sempre trovare una “trama” o una “pista” o un “disegno” o un “complotto” dietro all’infinita gratuita idiozia del Male?  – si chiede Claudio Magris sulle pagine del Corsera di oggi. Esistono purtroppo anche gli Unabomber, i Jack gli Squartatori, gli assassini seriali, le stragi dell’Oklahoma. E’ una bella domanda.
Ma Magris dovrebbe anche chiedersi come mai due neri (padre e figlio, nascosti in un bagagliaio  una lunga station wagon) hanno potuto far fuori decine e decine di bianchi con armi da tiro ad alta precisione, senza che in questo caso, nessuno osasse parlare di strage a sfondo “razzista”, mentre un biondo, bianco vichingo dai freddi occhi cerulei, può essere immediatamente classificato “nazista”, “nazistoide” “razzista” o “islamofobico”. Chiamatelo assassino seriale, in mancanza di altre prove, e aspettate di saperne di più.

Inoltre non è una novità che spesso gli omicidi  del “pazzo isolato” cadano nei momenti “topici” della Storia. Fu così per il delitto di Sarajevo, fu così per l’assassinio di Lincoln;  e potrei citare molti altri esempi storici di “killer” considerati  “pazzi isolati”.

Ecco però alcune iniziative prese dalla Norvegia che possono non essere state completamente gradite alle élites globaliste qui su Rischio Calcolato nell’articolo “Coincidenze” di Johnny88?  :  “il trattato di Murmansk firmato a settembre dello scorso anno tra Norvegia e Russia. Il trattato di Murmansk pone fine a 44 anni di contese tra Russia e Norvegia sul mare di Barents. Trattasi di un bacino di 175mila chilometri quadrati sotto cui giacciono enormi giacimenti petroliferi. Si parla di 10 miliardi di potenziali barili di petrolio. Senza contare la presenza di gas naturale, e lo sfruttamento per la pesca. Un accordo quello chiuso da Stoltenberg con la Russia che viene definito come l’evento più importante della storia recente norvegese dopo l’entrata nella NATO“.
Non è tutto. Perché pochi istanti dopo la strage Obama e la Clinton si sperticavano a fare appelli salvifici  del genere, tutti insieme contro “il terrorismo internazionale”, quando in questo caso, eravamo al serial killer della porta accanto? perché i giornali italiani hanno corretto per ultimi la “pista islamica” della Jihad?  Perché Guido Olimpio, sul Corriere di oggi parla di Breivik come dell'”Osama cristiano”? Non è forse  stolto dare ad un “islamofobo” l’etichetta di uno sceicco wahhabita?
Tutti gli altri interrogativi, a questo punto sono legittimi, dato che le cose non sono mai come appaiono.

Spiegatelo ai governi "aperti" quel che è successo…

La nostra condanna è netta e totale della doppia strage che ha massacrato oltre 90 norvegesi e ha fatto sprofondare in un devastante lutto un’intera nazio­ne. Nessuna giustificazione e nessuna attenuante per il terrorismo di qualsivoglia risma che viola la sa­cralità della vita di tutti, perseguendo l’imposizione del proprio pote­re attraverso l’uso della violenza. Non sappiamo ancora se en­trambi gli attentati di Oslo e Utoya abbiano la stessa matrice. L’unica certezza è l’arresto di un trenta­duenne norvegese, Anders Behrin Breivik, qualificato come un «fon­damentalista cristiano», che trave­stito da poliziotto ha commesso lo sconvolgente massacrosull’isola di Utoya. In precedenza la potente esplosione che ha devastato il quar­tiere governativo nel centro di Oslo era stata rivendicata dai sedicenti Ansar al Jihad al Alami (Seguaci della Guerra santa islamica globa­le). Ammettiamolo: in un primo tempo quando la pista islamica sembrava avvalorata, tutti ci senti­vamo come rincuorati, probabil­mente perché condividiamo la consapevolezza che questo gene­re di odiosi crimini contro l’umani­tà appartiene quasi naturalmente a dei fanatici votati a imporre con la forza ovunque nel mondo la sot­tomissione ad Allah e la devozione a Maometto.
Mentre quando è sta­to arrestato e abbiamo visto il volto di un norvegese che sulla propria pagina di Facebook si presenta co­me «conservatore, di fede cristia­na, ama la musica classica e i video­giochi di guerra», siamo stati come colti dal panico. Perché per noi il cristianesimo è inconciliabile con la pratica della violenza finalizzata ad uccidere il prossimo, indipen­dentemente dalla diversità di et­nia, fede, ideologia o cultura. La verità è che sia il terrorismo islamico sia quello neonazista, si fondano sulla supremazia della razza o della religione, nel caso di Anders Behrin Breivik indicata co­me «cristiana», si equivalgono nel­la loro divisione faziosa dell’uma­nità dove loro, detentori di una veri­tà assoluta che deve essere impo­sta con la forza, condividono sia il principio che chi non la pensa co­me loro non ha diritto di esistere sia la pratica della violenza per la re­alizzazione dei loro obiettivi. La dif­ferenza sostanziale è che mentre gli islamici che uccidono gli «infe­deli» sono legittimati da ciò che ha ordinato loro Allah nel Corano e da quanto ha fatto Maometto, i cristia­ni che uccidono per qualsivoglia ra­gione lo fanno in flagrante contra­sto con ciò che è scritto nei Vangeli.
Quanto alla causa di fondo di questi barbari attentati, essa risie­de nell’ideologia del razzismo che, nel caso specifico dell’Occidente che s’ispira alla fede cristiana,è l’al­t­ra faccia della medaglia del multi­culturalismo. Razzismo e multicul­turalismo commettono l’errore di sovrapporre la dimensione della religione o delle idee con la dimen­sione della persona. L’ideologia del razzismo si fonda sulla tesi che dalla condanna della religione o delle idee altrui si debba procede­re alla condanna di tutti coloro che a vario titolo fanno riferimento a quella religione o a quelle idee. Vi­ceversa l’ideologia del multicultu­ralismo è la trasposizi­one in ambi­to sociale del relativismo che si fon­da sulla tesi che per amare il prossi­mo si debba sposare la sua religio­ne o le sue idee, mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, cultu­re, valori, immaginando che la civi­le­convivenza possa realizzarsi sen­za un comune collante valoriale e identitario….
La Norvegia, al pari della Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Germa­nia, predica e pratica l’ideologia del multiculturalismo, concepen­do che l’accoglienza degli immi­grati e più in generale il rapporto con il mondo della globalizzazio­ne debbano portare a un cambia­mento radicale della nostra civiltà, fino a vergognarci delle nostre radi­ci giudaico- cristiane, a negare i va­lori non negoziabili, a tradire la no­stra identità cristiana, ad antepor­r­e l’amore per il prossimo alla salva­guardia dei legittimi interessi na­zionali della popolazione autocto­na, al punto da elargire a piene ma­ni agli stranieri diritti e libertà sen­za chiedere loro l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole.
Il razzismo che esplode nel con­testo d­el multiculturalismo proce­de in senso letteralmente opposto, emergendo come una brutale e ir­razionale reazione, assolutamen­te ingiustificabile e inaccettabile, da parte di chi arriva a legittimare il massacro di chi è considerato re­sponsabile della perdita della no­stra civiltà. Noi condanniamo totalmente, non riconosciamo alcuna giustif­i­cazione e non concediamo alcuna attenuante a qualsiasi forma di ter­rorismo, compreso il terrorismo neonazista. Al tempo stesso am­moniamo che il multiculturalismo è il terreno di coltura di un’ideolo­gia razzista­che fa proseliti tra quan­ti hanno la sensazione di non risie­dere più a casa loro, che presto si ri­durranno a essere minoranza e for­se a esserne allontanati. Ecco per­ché multiculturalismo e razzismo sono di fatto due facce della stessa medaglia. La mia conclusione? Se vogliamo sconfiggere questo razzi­smo d­obbiamo porre fine al multi­culturalismo.

Coincidenze

8 Luglio 2011 Entra in vigore il trattato di Murmansk firmato a settembre dello scorso anno tra Norvegia e Russia. Il trattato di Murmansk pone fine a 44 anni di contese tra Russia e Norvegia sul mare di Barents. Trattasi di un bacino di 175mila chilometri quadrati sotto cui giacciono enormi giacimenti petroliferi. Si parla di 10 miliardi di potenziali barili di petrolio. Senza contare la presenza di gas naturale, e lo sfruttamento per la pesca. Un accordo quello chiuso da Stoltenberg con la Russia che viene definito come l’evento più importante della storia recente norvegese dopo l’entrata nella NATO.

22 Luglio 2011 Un paese storicamente tranquillo come la Norvegia viene colpito da un attentato di proporzioni mai viste in quel paese. Un’autobomba esplode in pieno centro ad Oslo a poca distanza dal palazzo del primo ministro causando decine di morti. Poco dopo nell’isoletta di Utoya una raffica di mitra uccide diverse persone ad un raduno dei giovani laburisti che attendevano un comizio del primo ministro Stoltenberg, il quale è scampato per miracolo all’attentato.

Coincidenze? Io la butto lì, intanto attendiamo

Anche su “Rischio Calcolato”

DSK, intrigo internazionale?

Non ho mai provato grande simpatia per Dominique Strauss-Kahn. Sinceramente l’ho sempre ritenuto un rappresentante della gauche caviar della peggior specie, di quella corrente dei bobo che poco hanno a che fare con la vera sinistra e molto ha invece a che fare coi poteri forti. Nel panorama della gauche d’oltralpe gli preferisco di gran lunga il rimpianto “Le Pen rosso” George Freche, lo schietto Jean Pierre Chevenement, il frizzante Manuel Valls e l’euroscettico Arnaud de Montebourg. Lui e sua moglie, Anne Sinclair, li ho sempre trovati di uno snobismo e di una antipatia insopportabile, espressione del peggio del peggio dei bo-bo. Non ho quindi mai compreso che cosa rendesse costui il beniamino dei nostri cugini d’Oltralpe, fatto sta che il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto in queste settimane è riuscito addirittura a farmi provare compassione nei suoi confronti e in quelli della moglie Anne Sinclair. Il caso, su cui all’epoca non mi sono pronunciato proprio per prudenza, assume sempre più i contorni di un tipico “intrigo internazionale”. Di mio trovo decisamente improbabile che un personaggio, le cui abitudini di tombeur de femmes son note dalla notte dei tempi, decida di punto in bianco di mandare all’aria una brillante carriera per tentare di violentare una modesta cameriera di un albergo quando può avere tutte le donne che vuole senza sforzo. La notizia della sua liberazione ora conferma le impressioni e i sospetti che emergevano dai primi momenti. Le piste che girano sul web sono due e sia chiaro, trattasi di mere supposizioni prive di prove.

1-Rasoio di Occam-> ovvero, il colpevole è il maggiordomo, cioè Sarkozy
Nicolas Sarkozy sa bene che il suo avversario più pericoloso per la sua conferma all’Eliseo è proprio Dominique Strauss-Kahn. Sarkozy non è nuovo a giocare tiri di questo genere. Nel 2007 la sua ascesa venne facilitata da una serie di scandali che colpirono il delfino designato di Jacques Chirac, Dominique de Villepin. Questi scandali in seguito si rivelarono una bolla di sapone e, dato che all’epoca dei fatti Sarkò era ministro degli interni e capo dei Reinsegnemant Generaux (i servizi segreti francesi NDA) molti videro l’ombra dello stesso Sarkò dietro il fuoco giudiziario che colpì de Villepin. Inoltre durante la campagna presidenziale l’allora candidata socialista Ségolène Royal sbottò accusando Sarkò di utilizzare i servizi segreti per rovistare nel suo passato e cercare qualche scheletro nell’armadio da utilizzare contro di lei. Questi precedenti spingono a pensare che Sarkò, non nuovo all’utilizzo di metodi “sporchi”, possa non essere del tutto estraneo all’affaire. Ad insospettire è inoltre la tempistica che sembra fatta apposta per impedire a DSK di candidarsi all’Eliseo. Sebbene scarcerato difatti DSK non potrà tornare in Francia prima del 18-07, ovvero 5 giorni dopo la scadenza dei termini per la presentazione delle candidature alle primarie socialiste. Dal campo socialista François Hollande, divenuto favorito per la vittoria dopo l’arresto di DSK, e Ségolène Royal si dicono favorevoli a un rinvio dei termini che permetta a DSK di presentarsi, ma il patron del PS ad interim, Harlem Desir, si dice contrario a questa ipotesi e gli fa eco il portavoce del PS, Benoit Hamon. Silenzio su questa ipotesi da Martine Aubry patronne uscente del PS, che tallona Hollande nei sondaggi sulle primarie. A meno quindi di ulteriori copi di scena, non impossibili, DSK non potrà essere candidato all’Eliseo, almeno non con la bandiera del Parti Socialiste. Qualcuno dei suoi fedelissimi suggerisce una candidatura da indipendente, strada affascinante e praticabile, almeno in teoria. Fatto sta che, per tornare in topic, l’affaire sembra architettato apposta per far fuori DSK dal gioco delle primarie e di conseguenza dalla corsa all’Eliseo.
2-Vendette americane
Per farla breve, Dominique Strauss-Kahn a febbraio aveva criticato il dollaro e aveva parlato apertamente della possibilità di un abbandono della valuta USA come valuta internazionale di scambio per sostituirla con un paniere di monete. La cosa ha ovviamente mandato su tutte le furie gli alti papaveri di Wall Street e il segretario del tesoro USA Geithner, il quale nei giorni dello scandalo sembrava una iena giustizialista con la bava alla bocca. Molti fanno anche notare il curriculum personale della sostituta di Strauss-Kahn all’FMI, Christine Lagarde. La neo-presidente della massima istituzione finanziaria globale ha un curriculum da filo-americana DOC. Assistente del deputato repubblicano William Cohen negli anni ’70 e a lungo tra i massimi dirigenti del potente studio legale di Chicago, Baker & McKenzie, Mme Lagarde è “una del giro”.
Motivi politici o economici dietro uno dei più clamorosi errori giudiziari dell’ultima decade? Probabilmente, a mio avviso, entrambe. La somma dei due fattori ha fatto di DSK un personaggio scomodo da rendere inoffensivo. Tengo comunque a sottolineare che, mentre la stampa di tutto il mondo linciava DSK, la stampa francese e il mondo politico transalpino facevano quadrato a difesa di DSK. Maggioranza e opposizione per una volta erano, almeno ufficialmente, concordi nel reclamare la presunzione d’innocenza per l’ex ministro dell’economia. Pure Marine Le Pen, inizialmente iscritta al club dei colpevolisti, ha poi ritrattato le sue dichiarazioni da “falco” rimarcando le stranezze del caso. Forse dovremmo anche imparare qualcosina dalla Francia una volta tanto.
Letture consigliate
I tre porcelloni e Babe Dominique” su “Dalla parte del torto”
Verso il tramonto del dollaro” di Attilio Folliero

Strauss Kahn: diario di una cameriera

Troppo smaccatamente evidente e impudente per essere vero. Così ho pensato fin da subito  che quello ordito contro Dominique Strauss Kahn e la cameriera negra (o nera secondo la correctness  terminologica americana del “black”)  fosse un bel trappolone surettiziamente montato per l’uopo, a carattere mediatico-giudiziario. Intendiamoci, le debolezze e i vizi sessuali dell’uomo costituiscono di per sé un ottimo retroterra per inciampare nelle  trappole e essere vittima di ricatti.  Tuttavia,  una cameriera che si inserisce col passepartout in una suite di un grand Hotel per potenti della terra manco fosse un alberguccio a gestione familiare, con all’interno un cliente di riguardo, è alquanto sospetto.
Lui che la rincorre in veste adamitica di Priapo con il fallo sguainato è poco credibile.
La crisi greca alle porte e la sua amicizia per Papandreu, al quale DSK aveva promesso di attivarsi e prodigarsi, sono circostanze che possono non aver trovato il consenso degli Usa. Le sue dichiarazioni fatte nel 12 febbraio scorso (quindi in tempi non ancora sospetti) sulla non solvibilità del dollaro e riportate in questo articolo di Attilio Folliero,   ripreso poi dal giornale on  line Rischio calcolato, sono alquanto allarmanti.
Mettiamoci pure nel conto le elezioni presidenziali contro il suo rivale Sarkozy, e la sua altrettanto provvidenziale messa fuori gioco “per motivi giudiziari”, anche se la sottoscritta propende più per la “pista finanziaria” relativa all’imminente caduta del dollaro, che  a detta di molti dovrebbe essere sostituito con l’amero. Pare che gli americani non abbiano gradito le anticipazioni  di DSK al riguardo.  Da  qui,   il pesante processo  a suo carico preceduto da una vergognosa campagna mediatica di sputtanamento globale, con lui esposto al ludibrio mondiale, messo ai ferri e  trascinato in tri­bunale.  Con Tim Geithner che dopo l’arresto,  commenta asciutto  e gelido che DSK non può più presiedere il FMI, dato che non è nemmeno in grado di badare a se stesso. Per inciso, Geithner, segretario al Tesoro di Obama, è uomo di fiducia della FED, è un ex uomo della Banca Mondiale, non uno qualsiasi. Che grande lezione di democrazia marchiare d’infamia un individuo senza nemmeno aspettare i gradi di giudizio della sentenza, basandosi esclusivamente sulla testimonianza di una cameriera! Altro che poteri forti, qui siamo ai poteri marci.
Osserviamo ora con attenzione  il curriculum vitae di Cristine Lagarde, la neoeletta presidentessa del FMI, una “bilderberger” del tutto vicina agli interessi americani.
Ora è stato smontato l’impianto accusatorio di DSK ad onta delle rivoluzioni “colorate” delle cameriere nere inferocite davanti al Tribunale che ripetono slogan femministi (qui il video)  e DSK potrebbe essere riabilitato, rifondato della sua cauzione onerosa  e prosciolto da ogni accusa. Tuttavia è stato un deprimente spettacolo di razzismo all’ incontrario, la rivincita del “black” contro il bianco ricco e potente da linciare moralmente, all’insegna di quella “democrazia multikulti” all’americana che lavora  ormai per l’estinzione dei diritti propugnati dai suoi stessi Padri Fondatori.  
Tempo al tempo e ne sapremo di più, arrivando a capire chi ha perso con la defenestrazione di DSK e chi invece ha guadagnato con la repentina promozione in campo della Lagarde.

La Ue dei Cetrioli e di altre verdure killer

Imputato Cetriolo si alzi:  cos’ ha da dire a sua discolpa? Niente, ho solo una forma per così dire…minacciosa. E così siamo passati dalla ridicola Ue del diametri  dei cetrioli e delle zucchine omologati per l’uopo, alla messa sotto accusa delle povere cucurbitacee a causa del batterio letale Escherichia Coli  . L’emissario del governo spagnolo col cetriolo in mano che chiede risarcimenti ai parrucconi stolti di Bruxelles rimarrà negli annali della storia di un’Europa incapace perfino di mettersi d’accordo su cosa dar da mangiare di decente e di commestibile agli europei.
La cosa più grottesca è sapere che occorre energia per trasferire grosse quantità di camion di verdure nate in Spagna, trattate in Olanda e vendute in Germania. Sempre più energia per una società allargata ai quattro punti cardinali dell’universo in perenne impazzimento, visto che ogni giorno che passa, scoppia una nuova malattia.  Diciamo la verità a proposito di Germania: non stanno facendo una brllante figura . Ma è inutile che mi dilunghi a descrivere gli scienziati di Krukkonia che in questi giorni le stanno tentando tutte, ma proprio tutte per rendersi ridicoli agli occhi del mondo: sarà stato il cetriolo? le zucchine? la soia? i ceci? I piselli? le lattughe a foglia larga? leggere questo divertente pezzo sul Culturista “La notte dei trifidi e l’alba  delle zucchine“. Siamo al fanta-horror, al thriller dell’Assurdo.
 Erano sicurissimi della colpevolezza della soia i cui germogli vengono fatti crescere nelle botti trattate a vapore, ma poi hanno fatto dietrofront, visto che dei 27 deceduti non ce n’è uno che abbia consumato un solo germoglio e sono tornati a fare gli Sherlock Holmes con tanto di lente di ingrandimento sui cetrioli.
Una cosa è certa: si tratta di guerre alimentari tra lobby contrapposte i cui obiettivi sono chiari: far mangiare ai consumatori quel che vogliono loro. Non si mangia più carne? Eccoti vietate le verdure. E così via… Intanto sui giornali piovono i soliti sondaggi: hai modificato le tue abitudini alimentari? TANTO, POCO, NULLA? Mettete la crocetta: è democrazia anche questa.  
Non poteva mancare il buon ministro della Sanità Ferruccio Fazio, che fece acquistare per conto del governo su imposizione dell’OMS, una partita cospicua di vaccini contro la “suina”, detta anche influenza H1 N1, rimasti poi inutilizzati, il quale interviene ora in tv con un’aurea raccomandazione: lavare bene la verdura eppoi lavarsi le mani. Ma va’ ?!?
Ogni giorno scoppia una nuova epidemia (vera, falsa, reale, virtuale) ma laviamoci le mani. Ponzio Pilato for President.

Indignados che vogliono costoro?

Alcuni li lodano come nuovi rivoluzionari, altri invece li guardan con sospetto. Chi sono, e soprattutto cosa vogliono questi indignados che hanno invaso le piazze delle città spagnole negli ultimi tempi? La Spagna si sa, è in una situazione pietosa, se possibile perfino più pietosa della nostra. Il boom economico s’è rivelato cartapesta, anche se non ci voleva poi tanto per capire che il “Modello Aznar-Zapatero” era un castello di carte (1). Il movimento degli indignados quindi prende spunto da una causa giusta, l’indignazione nei confronti dell’establishment politico ed economico iberico, ritenuto responsabile della situazione. La stampa nostrana s’è subito innamorata di questa torma di giovani che dalla sera alla mattina han scoperto che il boom spagnolo era una bufala. Nessuno però dice cosa propongono realmente questi personaggi. Il team di “Rischio Calcolato” ha trovato alcune fonti sulle rivendicazioni del movimento. Alcune proposte sono condivisibili e pure originali, altre sono belle ma utopistiche, altre meramente demagogiche, altre completamente dementi. Ricopio qui alcune delle proposte scovate su “El Paìs”


– Abolizione delle leggi ingiuste ( e qui una serie di leggi che, non essendo spiegate, appaiono a noi poco comprensibili), tra le quali l’ultimo piano economico socialista a favore del rilancio economico e la legge “Bologna” di riforma universitaria che dovrebbe permettere la parificazione
dei titoli di studio (e quindi dei corsi universitari) spagnoli a quelli europei. Insomma contro tutto
– riforme fiscali per “Far pagare i più ricchi” , “Aiutare i più poveri”, “Iva progressiva” (in bocca al lupo per applicarla…), “Tobin Tax” etc Inoltre si richiede la nazionalizzazione delle banche salvate da interventi statali.
– Incentivazione delle forme di trasporto alternativo all’auto.
– Riforma della classe politica e delle sue condizioni, con cancellazione dei vitalizi, riforma della formazione delle liste , non rieleggibilità, etc.
– Chiusura delle stato alla chiesa . Possibilità di professare la religione solo nelle mura domestiche, per evitare le sue contaminazioni.
– Democrazia diretta e decentramento politico.
– Miglioramento delle condizioni di lavoro. Stipendio minimo garantito di 1200 euro , con garanzia statale dello stesso e dell’occupazione (sic).
– Terza repubblica : Referendum su repubblica o monarchia o sua abolizione netta e secca.
– Nazionalizzazione delle imprese salvate da aiuti pubblici
– Chiusura centrali nucleari
– Disarmo
– Recupero della memoria storica in senso antifranchista.

Dal blog “Demata” invece il team di “Rischio Calcolato” ha trovato un programma più dettagliato. Prendetelo con le pinze perché in questo caso la fonte è incerta

Partiti:

Legge elettorale che tenga conto anche dell’astensionismo.
Il Potere Esecutivo non nomina consiglieri negli organi equivalenti al CSM italiano.
Norme a tutela della democrazia interna dei partiti politici.
Sanzioni sull’assenteismo dei politici e per chi non onori la propria funzione.
Cancellazione delle agevolazioni fiscali, contributive e pensionistiche.
Compensi dei parlamentari e degli amministratori locali vincolati al salario medio spagnolo.
Eliminazione dell’immunità parlamentare e della prescrizione per reati di corruzione.
Trasparenza patrimoniale dei pubblici funzionari.
Riduzione dello spoil system e degli incarichi “politici”.
Obbligo di referendum per l’introduzione delle norme europee e, comunque, di grandi riforme.

Lavoro:

Introduzione dei contratti di solidarietà fino al raggiungimento di un tasso di disoccupazione inferiore al 5%).
Pensionamento obbligatorio a 65 anni fino all’eliminazione della disoccupazione giovanile.
Incentivi per le aziende con meno del 10% di lavoratori temporanei.
Divieto di licenziamento nelle imprese in attivo e verifiche sul rispetto delle norme sulle assunzioni temporanee.
Reintroduzione del sussidio per i disoccupati.
Regolarizzazione dei precari del settore sanitario e scolastico.
Diritti:

Esproprio delle case nuove invendute e destinazione a scopi sociali.
Sussidi per l’affitto ai giovani ed alle persone bisognose.
Estinzione delle ipoteche con la sola riconsegna dell’immobile.
Riduzione delle tasse universitarie e dei master.
Abolizione della legge Sinde sul diritto d’autore in Rete
Protezione della libertà d’informazione e del blogging.
Servizi:

Lotta agli sprechi tramite una apposita Authority
Ripristino del trasporto pubblicos u rotaia e limitazione del traffico all’interno dei centri urbani.
Attuazione della Ley de Dependencia per l’assistenza alle persone non indipendenti, malate od anziane con la costituzione delle reti di assistenza, di mediazione e di tutela locali.
Finanza:

Lotta all’evasione fiscale.
Riduzione delle spese militari
Applicazione delle norme europee sulle banche ed i paradisi fiscali e sostegno all’introduzione della Tobin Tax.
Divieto di intervento pubblico a sostegno delle banche in difficoltà.
Bonus malus Tax per le banche in relazione al rating della gestione finanziaria.
Aumento delle detrazioni d’imposta sui grandi capitali e le entità bancarie.
Reintroduzione della tassa sul patrimonio

Ai lettori il giudizio su questi ragazzini che scimmiottano il ’68. La mia reazione di pancia a questo movimento è stata un rinvangare la vecchia massima di Oriana Fallaci sui sessantottini, ovvero “vandalismi degli studenti borghesi che osano invocare Che Guevara e poi vivono in case con l’aria condizionata, che a scuola ci vanno col fuoristrada di papà e che al night club vanno con la camicia di seta.”, uno sguardo più attento però rivela lati più complessi Alcune proposte, come lo stop all’intervento pubblico per le banche e l’obbligatorietà dei referendum per le norme UE sono a mio avviso sacrosante, altre rasentano la demenza marxista come il divieto di licenziamento per le aziende in attivo. Di certo il tam-tam mediatico a loro favore da parte di una certa stampa non depone a loro favore, e non depongono a loro favore nemmeno le parole di ammirazione di Zapatero. A proposito, qualcuno in Italia l’ha detto che questi ce l’hanno a morte proprio con l’ormai ex idolo della sinistra nostrana e che in realtà stanno in piazza contro di lui?

(1) Durante gli anni del sedicente boom spagnolo, qualcuno ha per caso visto qualche computer, televisore o cellulare “made in Spain”? No? Ecco spiegato perché non era così difficile capire che il “boom” targato Aznar-Zapatero era una bufala.