S ricomincia…

… e ricomincia l’ “accoglienza” forzata. Se un anno fa era la volta di tunisini, marocchini e nord africani, stavolta arrivano addirittura da somalia e corno d’africa… e, come al solito, noi dobbiamo prenderceli a forza, perchè l’onu, perchè l’europa e perchè i terzomondisti hanno deciso per noi.
Lampedusa torna l’emergenza, 5 morti. L’Onu: «E’ l’inizio di una nuova ondata». Le motovedette hanno soccorso vari barconi in difficoltà, in 12 ore salvati circa 300 migranti
MILANO – Le bare sono state allineate una accanto all’altra sul molo «Favaloro», tradizionale punto di approdo dei migranti che mettono piede a Lampedusa. Ma in cinque non ce l’hanno fatta, sono morti quando il gommone sul quale si erano imbarcati da un porto libico era ancora a 70 miglia dall’isola, praticamente ancora in acque di competenza del governo di Tripoli. La barca era ormai alla deriva e quando gli uomini della Guardia di Finanza sono saliti a bordo assieme ai cadaveri hanno contato altre 52 persone, stremate, che rischiavano di fare la stessa fine. Per molti di loro si è reso necessario l’immediato trasferimento in ospedale con gli elicotteri. E quando il resto del gruppo è arrivato a Lampedusa si è scoperto che tra i i superstiti c’era anche una donna incinta e in precarie condizioni di salute: immediatamente è stata trasferita a Palermo dove è ricoverata in prognosi riservata mentre altri quattro immigrati hanno avuto bisogno di assistenza medica perchè disidratati o con ustioni dovuti alla prolunga esposizione al sole. Tutti viaggiavano su un gommone di una decina di metri che rischiava di affondare da un momento all’altro. Ma sono solo la prima avanguardia di quella che sembra una nuova imponente ondata di sbarchi che puntualmente coincide con l’arrivo della bella stagione.
SOCCORSE 300 PERSONE – Oltre al gommone dove sono stati trovati i cinque cadaveri le motovedette hanno infatti soccorso altre 107 persone che erano su un altro natante a circa 90 miglia da Lampedusa. Tutti hanno trascorso la notte sul rimorchiatore- Altri 114 erano invece su un gommone in panne 60 miglia a sudest dell’isola e sono stati trasferiti su una motovedetta italiana dopo che Malta, avvertita dalle nostre autorità, come al solito si è rifiutata di intervenire. E ancora un altro barcone è stato segnalato nel Canale di Sicilia, ma gli elicotteri della Marina non sono ancora riusciti a localizzarlo. Mentre resta tutto da decifrare il caso di un peschereccio attaccato in acque tunisine da 70 migranti che con piccole barche sono andati quasi all’arrembaggio, almeno stando al raccontato del comandante dello stesso peschereccio. In totale sono circa 300 i migranti salvati in meno di 12 ore al largo di Lampedusa.
MANCA IL CENTRO DI ACCOGLIENZA – Questa volta, a differenza degli anni precedenti, l’isola si trova completamente impreparata ad accogliere i disperati che attraversano il Canale di Sicilia. Il centro d’accoglienza di contrada «Imbriacola» è infatti chiuso dopo l’incendio dello scorso agosto durante la rivolta dei migranti. In mancanza d’altro gli ultimi arrivati vengono ospitati in un residence a Cala Creta per essere successivamente trasferiti nei centri di accoglienza in Sicilia. I trasferimenti sono cominciati domenica mattina. Il ministero della Salute cerca comunque di correre ai ripari ed ha già concordato con la Regione siciliana l’invio di una task force di medici, infermieri e mediatori culturali per fronteggiare la situazione. Si muove anche la magistratura con la Procura di Agrigento che ha avviato un’inchiesta per capire cosa è successo durante il viaggio del barcone dove sono morti i 5 migranti.
L’ALLARME DELL’ONU – Ma l’alto commissariato Onu per i rifugiati avverte che a Lampedusa siamo solo all’inizio di una nuova emergenza immigrati. «Penso che dobbiamo attenderci un nuovo significativo arrivo di persone -spiega Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr- che peraltro sono sempre più a rischio. Fino a quando ci sono situazioni di tensione in aree non lontane, come il Corno d’Africa, le persone cercheranno un posto sicuro dove andare. Dalla Somalia si continua a scappare, come da altri Paesi africani». È poi l’appello perchè l’isola torni ad attrezzarsi per gestire l’accoglienza: «È importante che il centro di primo soccorso e transito sia messo in grado di funzionare. Lampedusa deve tornare ad essere ritenuta porto sicuro come lo è stato fino a qualche mese fa».
DIMENTICATI DALL’EUROPA – Con gli sbarchi riprendono anche le polemiche. «Siamo molto preoccupati perchè non vogliamo ripercorrere i momenti drammatici che la nostra isola ha già vissuto» attacca la senatrice della Lega e vicesindaco dell’isola Angela Maraventano «Siamo dimenticati dall’Italia e dall’Europa – insiste – eppure siamo la porta del continente». E preannuncia «una protesta sui versamenti fiscali da parte degli operatori turistici e dei cittadini perchè ormai siamo dimenticati dal mondo e da Dio».
Alfio Sciacca

Toh, la Goldman sachs

Lettera di un banchiere al New York Times. «Pensano soltanto a fare soldi. Ecco perchè lascio Goldman Sachs». «Ambiente tossico. Arricchirsi unico credo. I clienti? Pupazzi». La replica del numero uno del colosso bancario: «Falso»
MILANOLettera choc al New York Times di un banchiere dimissionario sulla vita in Goldman Sachs una delle prime banche d’affari nel mondo, il gruppo finanziario che ha dato tanti “tecnici” ai governi americani (e non solo americani), in particolare all’amministrazione Obama, a partire da Tim Geithner, il ministro del Tesoro. Nel j’accuse che il quotidiano newyorkese pubblica nella pagina degli editoriali e dei commenti Greg Smith, già capo dei derivati in Europa, Africa, Medioriente, parla di «un ambiente mai stato più tossico e distruttivo come ora» e che avrebbe smarrito l’etica e la cifra che un tempo ne faceva un’ istituzione del paese. «Niente di illegale» precisa l’autore, ma il «fare soldi» sembra oggi l’unica mission da inseguire anche a spese dei clienti che alcuni in banca chiamerebbero «muppets», pupazzi. Un attacco frontale alla gestione di Lloyd Blankfein, il Ceo, che scrive a sua volta ai dipendenti: «Che delusione, nulla di vero».
WAKE-UP CALL – «Oggi è il mio ultimo giorno a Goldman Sachs e dopo averci lavorato per 12 anni posso dirvi che l’ambiente nella banca non è mai stato più tossico e distruttivo di adesso». «Una volta Goldman stava dalla parte dei clienti», tempi andati secondo il manager che sostiene di aver «visto almeno cinque dirigenti definire i loro clienti muppets, pupazzi, nelle email interna. Una volta la leadership dipendeva dalle idee e dagli esempi che davi ora se generi molti soldi per l’azienda, vieni promosso». «Spero che questa possa essere una sveglia per il consiglio d’amministrazione, il cliente deve tornare a essere il punto focale dell’azienda»
LA REPLICA – «Non occorre neppure dire quanta delusione c’è per le affermazioni di questo individuo, affermazioni che non rispecchiano i valori dell’azienda e la sua cultura» ha scritto poi Blankfein in un messaggio a doppia firma con il direttore operativo Gary Cohn. «Tutti hanno diritto alla propria opinione» e che in un’azienda con oltre 30.000 dipendenti ci possono essere malumori è prevedibile «ma è una cosa spiacevole quando uno parla a voce più alta del normale e dalle pagine di un giornale». Blankfein e Cohn concludono scrivendo che «non siamo perfetti, ma rispondiamo in modo serio e concreto se c’è un problema, lo abbiamo dimostrato con i fatti» anche durante la crisi, quando la banca «ha avuto la sua parte di problemi».
Paola Pica

Dall’india

Marò, l’armatore si difende E gli indiani ora chiedono la testa del comandante. La società proprietaria della Enrica Lexie: “Attraccare era l’unica cosa da fare”. La famiglia dei pescatori chiede l’arresto del comandante della nave di Clarissa Gigante
Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, secondo cui a consentire ed autorizzare il rientro in acque indiane della Enrica Lexie era stato innanzitutto l’armatore, ora Luigi D’Amato, presidente della Dolphin Tanker e della Fratelli D’Amato e proprietario della nave, si difende. Secondo quanto riportato dal legale dell’armatore, la decisione del comandante della Lexie di cambiare rotta e attraccare a Kochi – decisione che ha portato all’arresto dei due fucilieri italiani – sembrava “l’unica cosa saggia da fare”, in quanto le autorità indiane avevano chiesto collaborazione per un sospetto attacco di pirateria. A leggere il libro di bordo, infatti, il 15 febbraio il comando marittimo di Mumbay, “verificata la posizione della Enrica Lexia, ha chiesto al comandante di cambiare rotta e di dirigersi verso Kochi, perchè a seguito di un’informazione di un sospetto attacco di pirateria erano state catturate due barche. Si chiedeva, in particolare, una collaborazione per ricostruire i fatti ed offrire eventuali testimonianze”. Subito dopo aver ricevuto la richiesta dalle autorità indiane, il comandate avrebbe inviato una richiesta scritta via email, mentre la petroliera italiana era già scortata da un elicottero e due motovedette. Solo in quel momento la società ha saputo dell’inversione di rotta e dell’attracco a Koochi. Il 16 febbraio un fax del ministero della Marina indiana ha informato l’armatore del fermo e chiedeva di collaborare con le autorità.
“È di tutta evidenza che la decisione del comandante è stata dettata dalle modalità dell’ordine e nella convinzione di non avere nulla da nascondere; quindi nella certezza di riprendere la navigazione in tempi stretti”, ha spiegato il legale della società, “Anche perché né il comandante, né altri componenti dell’equipaggio potevano sapere dell’incidente occorso ai due pescatori. In quei momenti concitati una piccola deviazione di rotta per collaborare all’identificazione dei pirati ha rappresentato l’unica cosa saggia da fare, al fine di fornire un concreto contributo alla lotta alla pirateria”. Intanto la famiglia di uno dei pescatori uccisi hanno presentato oggi una petizione all’Alta Corte del Kerala in cui si chiede l’arresto del comandante dell’Enrica Lexie. Come spiega Yash Thomas, legale della famiglia di Ajash Pink, “la nostra richiesta sarà esaminata domani probabilmente nella stessa udienza in cui si discute il ricorso in merito alla questione della giurisdizione internazionale”. La richiesta si basa su su una vecchia legge del 1849 in cui si riconosce l’applicabilità delle leggi indiane per crimini commessi su navi in “alto mare”. Domani, il tribunale deciderà anche sul ricorso dell’armatore italiano per il “rilascio” della petroliera rimasta ancorata al largo del porto di Kochi con altri quattro marò a bordo.

La censura della Divina Commedia

Incarcerate Dante che è pericoloso e diseducativo! Ah, no… Dante è da mò che è morto… e allora, si dia fuoco alla Divina Commedia, si fa prima…

In alternativa alcune parti del capolavoro andrebbero espunte dal testo. «Dante antisemita e islamofobo. La Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici». L’accusa di Gherush92 organizzazione di ricercatori consulente dell’Onu.

MILANO – La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.
ANTISEMITISMO – «La Divina Commedia – spiega all’Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 – pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo». Sotto la lente di ingrandimento in particolare i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV. Il canto XXXIV, spiega l’organizzazione, è una tappa obbligata di studio. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: «Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell’apostolo che tradì Gesù)»; «giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore» (così scrive De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo è poi esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo. «Studiando la Divina Commedia – sostiene Gherush92 – i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti». E ancora, prosegue l’organizzazione, «nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti».
MAOMETTO – Ma attenzione. Il capolavoro di Dante conterrebbe anche accenti islamofobici. «Nel canto XXVIII dell’Inferno – spiega ancora Sereni – Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioè coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari. Maometto è rappresentato come uno scismatico e l’Islam come una eresia. Al Profeta è riservata una pena atroce: il suo corpo è spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che insulta la cultura islamica. Alì, successore di Maometto, invece, ha la testa spaccata dal mento ai capelli. L’offesa – aggiunge – è resa più evidente perchè il corpo “rotto” e “storpiato” di Maometto è paragonato ad una botte rotta, oggetto che contiene il vino, interdetto dalla tradizione islamica. Nella descrizione di Maometto vengono impiegati termini volgari e immagini raccapriccianti tanto che nella traduzione in arabo della Commedia del filologo Hassan Osman sono stati omessi i versi considerati un’offesa».
OMOSESSUALI – Anche gli omosessuali, nel linguaggio dantesco i sodomiti, sarebbero messi all’indice nel poema dell’Alighieri. Coloro che ebbero rapporti «contro natura», sono infatti puniti nell’Inferno: i sodomiti, i peccatori più numerosi del girone, sono descritti mentre corrono sotto una pioggia di fuoco, condannati a non fermarsi. Nel Purgatorio i sodomiti riappaiono, nel canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali. «Non invochiamo nè censure nè roghi – precisa Sereni – ma vorremmo che si riconoscesse, in maniera chiara e senza ambiguità che nella Commedia vi sono contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. L’arte non può essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L’arte è fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell’inferno e del purgatorio. Questo è razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell’opera, evidentemente, non rimuovono».
CRIMINI – «Oggi – conclude Sereni – il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. È nostro dovere segnalare alle autoritá competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti». Certo c’è da chiederci cosa succederebbe se il criterio proposto da «Gherush92» venisse applicato ai grandi autori della letteratura. In Gran Bretagna vedremmo censurato «Il mercante di Venezia» di Shakespeare? O alcuni dei racconti di Chaucer? Certo è che il tema del politicamente corretto finisce sempre più per invadere sfere distanti dalla politica vera e propria. Così il Corriere in un articolo del 1996 racconta come, al momento di scegliere personaggi celebri per adornare le future banconote dell’euro, Shakespeare fu scartato perchè potenzialmente antisemita Mozart perché massone, Leonardo Da Vinci perché omosessuale. Alla fine si decise per mettere sulle banconote immagini di ponti almeno loro non accusabili di nulla.

Sulle banche, affari e strozzinaggio

Andare in rosso sul conto corrente costa 50 euro al giorno.
Quello che non si dice sugli affari delle banche. Un dossier europeo rivela che i costi dei conti correnti italiani sono i più salati Ma Bankitalia sostiene l’opposto. Gli stratagemmi applicati sulle commissioni di Renato Brunetta
Si tranquillizzino i lettori e i banchieri che dovessero, per caso, imbattersi in questa lettura. Voglio solo dare voce a un sentimento comune, a una percezione diffusa: gli italiani non amano le banche! E per dare giustificazione a questa sensazione vorrei, per una volta, superare i tanti pregiudizi che ci sono sull’argomento. Non ci domanderemo, come faceva Brecht, se è peggio rapinare una banca o fondarne una, né cadremo in facili luoghi comuni di stampo catto-comunista che, storicamente, dibattono se il lucrare sull’attività creditizia ricada nelle categorie ancestrali del bene o del male. Le banche sono delle aziende che operano in un libero mercato competitivo e, come tali, hanno – giustamente – il diritto di rendere il più profittevole possibile la propria attività. Sgombrato un po’ il campo dall’ideologia spiccia, andiamo a vedere i dati disponibili, gli unici che non possono mentire. Un’indagine condotta nel 2009 dalla Commissione europea ha rilevato che i conti correnti italiani sono mediamente i più cari d’Europa. I dati diffusi dal commissario europeo al Mercato interno, Michel Barnier, parlano molto chiaro: un utente medio paga in Italia ben 253 euro l’anno, a fronte di una media europea di soli 111 euro annui. Anche gli altri profili di consumatore individuati sono tutti penalizzanti per i cittadini italiani che sono costretti a pagare, nel migliore dei casi, il doppio del costo medio europeo.
Ma allora il discorso è già chiuso? Hanno ragione gli italiani a non fidarsi delle banche, a ritenerle troppo care, opache e poco efficienti? L’Associazione bancaria italiana (Abi) ha subito rigettato la tesi europea, contestando i dati forniti da Bruxelles e, affidandosi ai dati forniti da Bankitalia, ha inaugurando una guerra di cifre in cui non è semplice districarsi. Nella propria annuale rilevazione sul costo dei conti correnti bancari, l’istituto di via Nazionale afferma che il reale costo sostenuto da un utente medio nel nostro Paese, nel 2010, è di soli 110 euro annui, quindi al di sotto anche della contestata media europea. Chi ha ragione? Come si giustificano risultati così differenti? Entrambe le rilevazioni sono metodologicamente corrette, solo si basano su parametri diversi. Quel che è certo che se vogliamo un raffronto internazionale, l’indagine di Banca d’Italia si rivela deficitaria, rimane quindi l’evidenza che nel contesto europeo le imprese e le famiglie italiane sono costrette a pagare un balzello spropositato, peraltro, non solo per il costo. Altre indagini condotte dalla Commissione europea negli ultimi anni dimostrano, infatti, come la soddisfazione per la qualità dei servizi bancari in Italia sia bassissima e come l’analisi dei livelli di trasparenza dell’offerta e la facilità di trasferimento da un fornitore a un altro ci releghino nel fondo delle classifiche europee. A tal proposito, nel marzo del 2011, dopo numerose segnalazioni dei consumatori e alla luce di un assetto del sistema bancario profondamente modificato in chiave concorrenziale, l’Antitrust ha avviato un’indagine conoscitiva sui costi del sistema creditizio nel nostro Paese. A breve, forse, potremo avere qualche elemento in più per valutare la situazione.
Più di recente, l’argomento dei costi bancari è talmente sensibile nell’opinione pubblica italiana che i tentativi di intervenire sull’abbattimento dei costi – peraltro falliti – attraverso emendamenti al decreto legge Monti sulle liberalizzazioni passato al Senato, hanno scatenato un acceso dibattito pubblico. In particolare, per quanto attiene al definitivo annullamento della clausola di massimo scoperto (cms), e di tutte le sue «filiazioni». Ricordiamo, al riguardo, che il legislatore è intervenuto a più riprese per disciplinare la fattispecie. Il decreto legge «anticrisi» di novembre 2008 escluse l’applicazione della cms a fronte di utilizzi in assenza di fido e la ammise solo sui conti con fido, a condizione che il relativo saldo fosse a debito per un periodo continuativo superiore a trenta giorni. Il successivo decreto legge «anticrisi» del luglio 2009 intervenne nuovamente fissando un tetto massimo (0,5 per cento per trimestre) al corrispettivo per la messa a disposizione dei fondi.
Anche in questo caso l’atteggiamento degli istituti di credito si è dimostrato quantomeno poco trasparente e penalizzante nei confronti dei consumatori italiani. L’Antitrust per prima, già nel 2009, intervenne sull’argomento inviando una segnalazione a Governo, Parlamento e Banca d’Italia in cui denunciò che le nuove commissioni bancarie, introdotte in sostituzione della cms, si stavano rilevando più costose per i consumatori. Anche altre voci autorevoli confermarono questa situazione. Il futuro presidente della Bce, Mario Draghi, nel 2008 parlò apertamente di un «istituto poco difendibile». Una successiva indagine condotta proprio da Banca d’Italia, confermò, seppur parzialmente, i risultati dell’Autorità. A seguito degli interventi legislativi, le banche effettivamente adeguarono le condizioni contrattuali e modificarono la struttura delle commissioni, ma la cms sui conti non affidati – abolita per legge – venne sostituita con altre forme di remunerazione, quali la maggiorazione del tasso debitore e l’introduzione di commissioni di varia natura (commissioni fisse per periodo, proporzionali al numero di operazioni, ai giorni di utilizzo o all’importo). Quel che ne è derivato è che l’applicazione degli oneri sostitutivi della cms non è stata sempre in linea con la ratio dell’intervento legislativo. In particolare, la spesa complessiva generata da tali commissioni è risultata, in alcuni casi, superiore a quella sostenuta dalla clientela prima dell’intervento.
Fin qui una mera descrizione, parziale, della realtà, che giustifica ampiamente il disamore degli italiani nei confronti delle banche e dei loro comportamenti leonini. Ma, di converso, le banche sono parte integrante della vita delle famiglie italiane, nonché del tessuto produttivo del nostro Paese. Delle banche abbiamo bisogno, soprattutto nei momenti di crisi e nelle fasi di grande cambiamento tecnologico e organizzativo delle imprese. Più efficienza, più trasparenza, stare di più dalla parte dei clienti dovrebbero essere i «must» di ogni buon sistema creditizio per evitare continue invasioni di campo da parte del legislatore. E allora, perché i signori delle banche non si danno una «mossa», per guadagnarsi la fiducia di famiglie e imprese italiane? Ne va della loro stessa credibilità di imprese in un’economia di mercato. Se così non sarà, la voglia di nuove invasioni di campo aumenterà, fino magari alla soluzione finale: la loro pubblicizzazione. Speriamo prevalga il buon senso.

Figuracce e arroganza del ministro in loden

Politica estera da horror tutti i pasticci di Monti. Dai marò al caso Urru fino al blitz in Nigeria, il mese nero della Farnesina. L’Italia in politica estera conta zero
E’ il mese nero della Farnesina targata Giulio Terzi. Un mese da dimenticare, che si è aperto con l’arresto dei due marò ostaggi dell’India dallo scorso 15 febbraio, è proseguito con le notizie sulla liberazione poi smentita della cooperante Rossella Urru rapita in Algeria, e quindi con l’uccissione in Nigeria dell’ingegnere italiano Franco Lamolinara. Tre faccende che spingono a pensare che l’Italia in politica estera conti in questa fase meno di zero. Monti dice infatti di aver saputo del blitz inglese in Nigeria solo a cose fatte e la farnesina ha mostrato più imbarazzo che indignazione nei confronti degli inglesi, tanto che ancora ieri mattina sul sito della Farnesina non compariva alcuna notizia sull’uccisione di Lamolinara nè alcuna dichiarazione in proposito del ministro terzi. Sul caso Urru, prima è comparsa la notizia della liberazione della cooperante, poi la Farnesina ha smentito e poi non ha più detto nulla, dimostrando di non avere la situazione sotto controllo della situazione. Quanto ai marò, il sottosegretario De Mistura è in India da settimane e lo stesso terzi si è fatto vedere da quelle parti. Risultato? Aspettiamo ancora il ritorno dei due militari italiano.
Maroni: Terzi si dimetta Replica: Pensi a Milano. Rissa politica tra l’ex ministro dell’Interno e l’attuale ministro degli Esteri. Motivo dello scontro l’uccisione dell’ostaggio in Nigeria
Botta e risposta a distanza tra il ministro degli Esteri, Terzi, e l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Ad iniziare le danze era stato lo stesso esponente leghista che, con un post sulla sua pagina personale di Facebook, era intervenuto sul caso dell’ostaggio italiano ucciso in Nigeria durante il blitz delle teste di cuoio britanniche. “Dopo la figuraccia sui marò il governo (per nulla) autorevole dei professori si fa prendere per il culo dagli inglesi nella tragica vicenda dell’italiano ucciso in Nigeria: ‘Nessuno ci aveva informati del blitz’ si lamenta il ministro degli esteri Terzi (che intanto manda a scuola i figli con l’auto blu). Ma che ci sta a fare uno così alla Farnesina? Dimissioni subito!”. Il leghista, oltre al commento, ha pubblicato anche l’immagine di un nostro articolo: “Terzi il ministro che ha inguaiato i nostri marò manda i figli a scuola con l’auto blu”. A stretto giro è arrivata la replica piccata del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, già attaccato in mattinata anche da altri esponenti politici. “Maroni farebbe meglio ad occuparsi delle vicende interne alla Lega e spieghi cosa sta accadendo a Milano, invece di distogliere l’attenzione parlandi di vicende che non conosce”. Che ha poi aggiunto: “Lavoro quotidianamente con il massimo impegno per difendere gli interessi degli italiani e del Paese”.

Prestigio e credibilità…

Dopo la caduta del satiro-dittatore e l’arrivo di Mario Monti e i suoi uominicchi in loden, l’italia ha riavuto prestigio e credibilità nel mondo… Qui e anche Qui. E, nel frattempo che i nostri due soldati aspettano di poter continuare a vivere o di morire, il ministro Terzi (colui che li dovrebbe seguire) sfrutta come può, tutti i privilegi che ha acquisito da quando ha messo piede dentro montecitorio… tanto, a lui dei soldati che gliene frega?

L’irlanda, il referendum e il fiscal compact

L’irlanda di nuovo al referendum. SE non dovesse accettare il fiscal compact (ossia la morte totale della tigre celtica), l’unione europea imporrà un nuovo referendum per fare in modo che il fiscal compact venga accettato a forza. Infondo, gli ultimi referendum che sono stati fatti in irlanda, andavano contro la ue e poi… bhe, poi le cose sono cambiate.
L’Irlanda va al referendum sul ‘fiscal compact’ e l’UE trema (di nuovo)

Il governo monti e i due Soldati italiani

Pochi giorni fa, dopo 15 minuti di colloquio (tanto ha concesso ai soldati che rischiano la pena di morte per un fatto forse non commesso), il ministro degli esteri italiano ci disse che le cose si stavano mettendo per il meglio… e sono finiti in carcere. La vigliaccheria e la non reazione delle istituzioni italiane fa capire che ormai sono prone ad ogni governo estero. Una infinita vergogna.
Un commento: “Una nazione, in campo internazionale, vale per il “peso” che sa dare alle sue azioni a tutela dei suoi diritti e della sua autorevolezza specialmente in difesa dei propri cittadini, imprese e istituzioni. Siamo senza peso! Avrei voluto vedere gli indiani fare lo stesso con Russi, Americani, Cinesi, Inglesi… Prima di tutto nessuno dei loro comandanti avrebbe fatto rotta verso il porto indiano; qualsiasi fatto successo, è successo in acque internazionali e non credo che i nostri marò sono idioti senza cervello che senza motivo si divertono a fare il tiro a segno a ogni cosa si muova sul mare. Perché non è stato fatto un casino infernale all’ONU, a Strasburgo, ai nostri alleati Europei (quelli che hanno preteso le nostre basi per l’aggressione alla Libia per esempio), all’ambasciata indiana e davanti a qualsiasi organismo internazionale in grado di fare valere propriamente i nostri diritti internazionali? Napolitano, Monti & Co., avete poco rispetto in Italia… non fatelo sapere a tutti!”
I marò trasferiti nel carcere di Trivandrum: duro schiaffo dell’India al governo italiano. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò del battaglione San Marco accusati dell’uccisione di due pescatori indiani, avvenuta mentre si trovavano in servizio sulla Enrica Lexie, saranno trasferiti con effetto immediato in un carcere di Trivandrum, nel Kerala. Trascorreranno nell’istituto penitenziario tre mesi di carcere preventivo