Imposizioni ue alla grecia

 Prima del giorno delle elezioni in Grecia sarà pronto il De-cretino di legge in base al quale saranno scelti i luoghi per la realizzazione dei 30 centri di prima accoglienza e di temporanea ospitalità per gli immigrati illegali. Al governo di Atene, è stato imposto dalla Ue. Infatti il ministro per la Protezione del Cittadino, Michalis Chrisochoidis, ha detto che dovrà risolvere entro pochi giorni il problema degli immigrati clandestini.
Secondo il progetto presentato ai presidenti delle Regioni e ai capi della polizia, saranno creati in tutto il Paese, salvo le isole, 30 centri di prima accoglienza, tre per ogni regione. Ogni centro sarà diviso in quattro sezioni, ognuna delle quali potrà ospitare 250 persone e comprenderà tutti i servizi necessari: dormitori, sale da pranzo, servizi igienici, spazio per i servizi religiosi, spazio per l’attività sportiva e per le ore libere. Per ogni centro è prevista la presenza di una stazione di polizia con 150 agenti, mentre altre 250 addetti saranno impegnati per garantire la sicurezza interna dei centri. Per ogni centro saranno creati, ha aggiunto il ministro, circa 1.000 nuovi posti di lavoro. Ogni centro avrà una tripla barriera di protezione, come quelli della Nato, mentre per la loro costruzione sono già stati stanziati 250 milioni di euro da fondi europei sino al 2013. Il ministro ha invitato i presidenti delle Regioni di indicare, entro 15 giorni, le località adatte per la costruzione dei centri. In caso contrario, ha detto, un Decreto di legge congiunto del ministero per la Protezione del Cittadino e di quello della Difesa definirà i siti dove si procederà alla costruzione dei centri. Intanto cominciano ad arrivare le prime reazioni da parte dei cittadini delle zone dove e’ prevista l’edificazione dei centri. Ieri gli abitanti di Kozani, dove e’ prevista la costruzione del primo centro di accoglienza, hanno organizzato una manifestazione di protesta di fronte al campo militare abbandonato che dovrebbe essere trasformato in centro di accoglienza, mentre il Consiglio comunale della città si e dichiarato contrario alla sua costruzione perché la decisione e’ stata presa senza consultare prima i residenti.

Dove Monti fa finire i nostri soldi

DERIVATI AVARIATI
LO STATO ITALIANO HA PAGATO A MORGAN STANLEY LO 0,15% DEL PROPRIO PIL PER CHIUDERE UN CONTRATTO DERIVATO CHE ERA STATO SOTTOSCRITTO NEL 1994 DAL MINISTERO DEL TESORO, QUANDO IL DIRETTORE GENERALE ERA, UDITE! UDITE!, MARIO DRAGHI – IN TANTI ANNI NESSUNO HANNO FATTO LUCE SUL PORTAFOGLIO DI QUESTI STRUMENTI IN CARICO ALL’ITALIA. PERCHÉ RIGOR MONTIS NON DÀ SPIEGAZIONI? NON È CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE NOSTRE TASSE AGGIUNTIVE SERVIRÀ SOLO A COPRIRE I BUCHI DEL PASSATO?…
Lo Stato Italiano ha pagato a Morgan Stanley lo 0,15 per cento del proprio Pil per chiudere un contratto derivato che era stato sottoscritto nel 1994 dal ministero del Tesoro, quando il direttore generale era Mario Draghi. Di questa esorbitante spesa sappiamo poco o nulla, la risposta del governo all’interrogazione parlamentare presentata dall’Idv chiarisce un po’ il quadro agli addetti ai lavori, ma insinua il ragionevole dubbio che i conti dello Stato siano “corretti” da 160 miliardi di contratti derivati. La composizione complessiva del portafoglio di derivati della Repubblica italiana è uno dei segreti meglio custoditi della storia d’Italia, nessun governo di nessun colore politico ha negli ultimi venti anni comunicato al Parlamento o anche alla sola Commissione bilancio l’esatta esposizione finanziaria del ministero delle Finanze e le perdite o i guadagni relativi. L’onerosa chiusura del contratto di swap con Morgan Stanley getta un’ombra sulle stesse dichiarazioni del governo in carica secondo il quale “In merito al valore di mercato del ‘portafoglio derivati’ della Repubblica italiana, si precisa che lo stesso è definito come il valore attuale dei flussi futuri scontati al presente e che varia continuamente al variare sia del livello dei tassi di mercato sia della conformazione della curva dei rendimenti. Appare evidente che lo stesso è, quindi , un valore in continuo mutamento, la cui rilevanza per uno Stato sovrano risulta essere limitata”.
La limitata rilevanza per lo Stato sovrano non sarebbe tale se all’interno dei contratti ci fossero clausole che stabiliscono un costo futuro certo che l’Italia si troverà a dover pagare nei prossimi mesi o nei prossimi anni. Spesso i derivati sono stati usati nella contabilità pubblica per aggirare i vincoli di bilancio europei, la Grecia è stato l’esempio più lampante ma i nostri enti locali non sono stati da meno, attraverso complicati contratti sono in molti ad aver posposto l’onere del debito al futuro liberando così risorse finanziarie da spendere nel presente. In sostanza gli enti pubblici occultano un prestito che viene loro erogato dalle banche internazionali e che non è contabilizzato come tale, la restituzione del prestito è scaglionata in un tempo lontano quando il derivato inizia a produrre i suoi effetti e il flusso di cassa relativo non può essere più occultato. Dati i numerosi casi di questo tipo che coinvolgono Regioni, Province e Comuni italiani è lecito chiedersi se anche la Repubblica Italiana abbia contratto derivati di questo tipo. È inoltre lecito chiedersi se tali derivati non siano stati usati per coprire buchi di bilancio e far quadrare i conti rispetto alle regole imposte dall’Europa. Allo stato delle informazioni in possesso del Parlamento, dell’opinione pubblica e di tutti i cittadini italiani non possiamo sapere quali e quanti oneri saremo costretti a pagare, o stiamo già pagando alle banche internazionali per coprire la cattiva gestione del bilancio pubblico dei governi precedenti.
Il governo attuale sta chiamando tutti noi a sostenere grandi sacrifici in nome di un interesse pubblico superiore, ma la sua reticenza sullo svelare la struttura e la composizione del portafoglio di contratti finanziari della Repubblica italiana ci fa sorgere il dubbio che in realtà la maggior parte delle nostre tasse aggiuntive serviranno solo a coprire i buchi del passato che riemergeranno allo scadere delle clausole inserite dalle banche d’affari e sottoscritte dai governi precedenti. Se già questo non fosse abbastanza grave si aggiunga che il New York Times nel febbraio 2010 ha sostenuto che l’Italia è entrata nell’euro grazie a un massiccio uso di strumenti derivati che le hanno consentito di mascherare il vero deficit che sarebbe stato ben al di sopra di quello stabilito dall’Unione europea. Il governo Monti dovrebbe sgonfiare sul nascere questa bolla di sospetti, tanto più pericolosa ora che la fiducia è un bene sempre più raro nella finanza internazionale. Se, come sostiene il Tesoro, i derivati sono solo e tutti di “copertura dal rischio di tasso o dal rischio di cambio” non si vede perché l’opinione pubblica non ne debba conoscere la natura e la composizione. Se di coperture si tratta la speculazione internazionale non potrà beneficiare dell’informazione in quanto, per definizione, a una perdita su da una lato dell’operazione dovrebbe corrispondere un simmetrico guadagno. Se così non fosse sarebbero invece guai seri per il professor Monti. E per tutti i suoi predecessori.

La spagna e il ridicolo maestrino dalla penna rossa

«I conti spagnoli preoccupano la Ue». Monti bacchetta Madrid, poi si corregge. Minicrisi diplomatica, chiusa con una nota di Roma
MILANO – Finalmente abbiamo superato la Spagna nell’indice dello spread. Mario Monti cita i cugini di Madrid nel corso del suo intervento al Forum di Confcommercio a Cernobbio, quasi scherzando sulle rivalità da «derby» latino tra i due Paesi europei. Il premier sta illustrando la riforma del lavoro alla platea e spiega che la Spagna, che «ha fatto una riforma del lavoro molto incisiva ma non ha posto attenzione sui conti», «sta dando all’Ue preoccupazioni perché i tassi salgono e ci vuole poco per ricreare un contagio che potrebbe allargarsi». Il discorso ha una valenza tutta interna: non dobbiamo abbassare la guarda sui nostri conti.

Marinai italiani terroristi…

Un commento: “stanno creando i presupposti per una condanna a morte e Terzi è ottimista”.

Nuovo attacco degli indiani: “Marò sono come terroristi”. Per l’Alta Corte del Karala l’uccisione dei due pescatori indiani da parte dei due militari italiani è stato un “atto terroristico”. Ma Terzi è ottimista
L’uccisione dei due pescatori indiani ad opera dei due militari italiani a bordo della nave Enrica Lexie in India è stato “un atto terroristico”. Lo ha dichiarato il giudice CS Gopinath dell’Alta corte del Kerala, nel corso dell’audizione sulla richiesta di rilascio effettuata dai proprietari della petroliera italiana. La Corte ha specificato che “ai due pescatori è stato sparato quando erano disarmati, senza nessun preavviso”. Lo si apprende dal sito web ‘Zeenews.com’. Potrebbe quindi ulteriormente aggravarsi la posizione dei due militari rinchiusi nel carcere indiano. E pensare che ieri, venerdì 23 marzo, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ostentava ottimismo.

Ministro ottimista. Secondo lui l’India avrebbe capito che «la questione marò va risolta»: un po’ probabilmente per le pressioni europee, «ho avuto assicurazioni dalla Ashton che sta svolgendo un’azione continua e questo è molto importante»; un po’ perché passate le elezioni è finita l’occasione di ricatto emotivo; un po’ perché gli stessi indiani probabilmente si sentono in imbarazzo per il rapimento nell’Orissa, dove è iniziato il secondo round di negoziati. Si è saputo pure che tre giornalisti indiani si sarebbero inoltrati nella foresta di Daringibadi, e ciò potrebbe essere collegato a un imminente rilascio.

Ma ce la prendiamo con altri…

Quando il nemico più “comodo” è anche il colpevole sbagliato di Gian Micalessin

Così stiamo armando chi ci vuole eliminare. Gli stragisti col passaporto Ue: il nemico della nostra civiltà è radicato in casa nostra I nuovi concittadini islamici vogliono distruggerci di Magdi Cristiano Allam
Sveglia Europa! Siamo diventati terra di conquista degli integralisti, estremisti e terroristi islamici con cittadinanza europea non solo senza rendercene conto ma addirittura aiutandoli, giustificandoli e persino condividendo la loro diabolica strategia volta a ridurci ad adoratori del loro Allah! Ormai il nemico pubblico della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico-cristiane, l’aspirante carnefice di tutti noi che non crediamo nel Corano e in Maometto, non solo è radicato dentro la nostra casa comune con una rete incontenibile di moschee, scuole coraniche, enti finanziari ed assistenziali islamici, tribunali sharaitici, ma è formalmente dei nostri, cittadino europeo al pari di noi, anche se di fatto ci odia al punto da legittimare il nostro massacro.
Solo quando all’improvviso sopraggiunge un terremoto, quale l’attentato alla scuola ebraica di Tolosa il 19 marzo costato la vita a tre bambini e a un giovane rabbino, siamo costretti a uscire dal torpore ideologico del relativismo, buonismo e islamicamente corretto. Il trauma è ancor più dirompente quando si scopre che l’attentatore è anche lui un giovane francese che, prima ha subito un lavaggio di cervello nelle moschee locali, poi ha completato la sua formazione di terrorista islamico in Afghanistan e in Pakistan, infine ha consumato la follia omicida nei confronti degli ebrei che, al pari dei cristiani, degli infedeli e degli apostati, devono essere sterminati quali nemici dell’islam. Così come non può non sconcertare l’attentato contro la moschea sciita a Bruxelles lo scorso 12 marzo, andata distrutta dalle fiamme, costato la vita all’imam, situata nel quartiere di Anderlecht a maggioranza islamica. Bruxelles, considerata la capitale dell’Unione Europea che ha elevato l’euro al dio supremo, è l’emblema della conquista islamica avendo ormai una popolazione che tra il 20 e il 25% è musulmana. Finora gli attentati contro le moschee sciite da parte di terroristi sunniti, anche suicidi, si verificano in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Ebbene ora accade anche a Bruxelles!
Sempre dal Belgio era partita per Amsterdam lo scorso 7 dicembre una spedizione punitiva di un commando di Sharia4Belgium che fece irruzione in un convegno patrocinato dalla European Foundation for Democracy, con la presenza della scrittrice Irshad Manji e del deputato olandese Tofik Dibi, entrambi musulmani moderati, accusati pubblicamente di apostasia che si traduce nella loro condanna a morte. Nel loro sito Sharia4Belgium ha profetizzato la sottomissione dell’Europa all’islam: «Così come in passato i musulmani hanno salvato l’Europa dalle tenebre, ora noi vogliamo fare parimenti. Ora abbiamo la giusta soluzione per tutte le crisi e questa è l’osservanza della legge divina, la sharia. Vogliamo che venga introdotta la sharia in Belgio. Invitiamo quindi la famiglia reale, il parlamento, l’aristocrazia e ogni residente in Belgio a sottomettersi alla luce dell’islam. Salvate voi e i vostri figli dal doloroso castigo dell’aldilà e garantitevi la vita eterna in paradiso». Ugualmente ha avuto vita brevissima la notizia dell’arresto a Brescia il 15 marzo di un giovane ventenne marocchino che risiede nel nostro Paese dall’età di sei anni, arrestato perché coinvolto in attività di addestramento all’uso di armi e di esplosivi per finalità di terrorismo attraverso Facebook. Il ministro dell’Interno Cancellieri si è affrettata a rassicurare che nulla è cambiato sul piano della sicurezza. La verità è che tutto è cambiato in quest’Europa cieca, vile, irresponsabile e connivente con i carnefici islamici. Dopo aver favorito l’avvento al potere di regimi estremisti islamici dal Marocco allo Yemen, ora stiamo collaborando con i Fratelli Musulmani e con Al Qaida per scalzare la dittatura laica di Assad abbandonando due milioni e mezzo di cristiani siriani che finiranno o per sottomettersi alla futura tirannia islamica o ad abbandonare la loro terra. Non solo foraggiamo il nemico alle porte di casa nostra, ma ci odiamo a tal punto da sostenerlo anche dentro casa nostra. Sveglia Europa! Liberiamoci dal relativismo, dal buonismo e dall’islamicamente corretto prima di ritrovarci sudditi dei fanatici di Allah dentro casa nostra!

Pillole

Questa fa ridere. E non so come facciano a non vergognarsi di aver SOLO pensato ad una cosa del genere. Nel frattempo, inizia lo shopping in italia. Poi c’è questa che fa ancora più ridere. SE PERCASO, lui è innocente davvero, chi pagherà? Condannato a 24 anni dopo la riapertura del caso. E infine, questo assassino che dice: “mi arrendo stasera“… come se dovesse andare non in galera ma in qualsiasi altra parte di tolosa…

Neonazi? Certo… molto integrati

Ma ebrei e islamici sono molto simili…
Strage di Tolosa, braccato un sospetto. È un 24enne «affiliato ad Al Qaeda». Colpiti la scuola «vendicare i bimbi palestinesi. È solo l’inizio». Sarkozy: «Lo voglio vivo». Guéant: «Si arrenderà nel pomeriggio»
MILANO – La polizia francese mercoledì all’alba ha lanciato a Tolosa un raid per catturare un uomo sospettato di essere l’autore degli omicidi dei militari a Montauban e nel capoluogo della Garonna, e della strage di lunedì alla scuola ebraica. Si tratta di un 24enne con legami con Al Qaeda che in epoca recente si sarebbe recato nella regione al confine tra Pakistan e Afghanistan, feudo appunto dei jihadisti, dove si sarebbe avvicinato al terrorismo. Il giovane era sotto osservazione della Direzione centrale delle Informazioni interne (Dcri) da dopo gli attacchi ai tre militari (l’11 marzo e lo scorso giovedì). Il raid è scattato intorno alle 3 del mattino e l’uomo si è asserragliato in un edificio. qualche ora dopo si è registrato uno scontro a fuoco in cui tre poliziotti sono rimasti feriti in maniera non grave. Un cordone di sicurezza è stato fissato a circa 150 metri dal teatro delle operazioni e il gas è stato tagliato in tutta la zona. Il presidente francese Nicolas Sarkozy avrebbe espressamente chiesto di «prendere vivo» l’uomo. Lo afferma la radio Europe 1.
ESPLOSIONE – Una forte esplosione è stata sentita verso le 9 vicino al palazzo di Tolosa dove è in corso l’operazione della polizia. Sarebbe stata dovuta alla «messa in sicurezza di un’auto sospetta» parcheggiata nei pressi dell’immobile. Intanto, si apprende che l’uomo è sicuramente in possesso di un revolver calibro 11.43 (misura europea, noto anche come .45 secondo gli standard americani), di un kalashnikov, di un mitragliatore israeliano uzi e probabilmente di numerose altre armi.
«È LUI» – «Siamo certi che l’uomo barricato sia l’autore delle stragi di Montauban e Tolosa. È pronto ad arrendersi questo pomeriggio», ha assicurato il ministro dell’Interno Claude Guéant a un’emittente locale. Il ministro della Difesa Gérard Longuet ha spiegato ai giornalisti che dopo l’attentato di Montauban in cui sono stati uccisi due soldati e un terzo è rimasto gravemente ferito, le forze dell’ordine hanno esaminato quasi 20.000 dossier: «La prima idea è stata quella di una possibile vendetta o un possibile rancore verso l’esercito. Poi sono state allo stesso modo passate al setaccio anche le informazioni legate alla jihad. L’incrocio di questi dati unito allo studio delle conversazioni via internet con la prima vittima ci ha permesso di avvicinarci all’identificazione. Guéant ha però precisato che l’identificazione è arrivata solo lunedì pomeriggio», quindi dopo la strage alla scuola ebraica.
«PER I BIMBI PALESTINESI» – L’uomo abita a meno di 3 km dal liceo ebraico dove, secondo l’accusa, lunedì mattina ha ucciso a sangue freddo un rabbino di 30 anni, Jonathan Sandler, e tre bambini di 4, 5 e 7 anni, ferendo anche gravemente un 17enne. Secondo quanto riporta la agenzia Afp, rivendica l’attacco al liceo sostenendo di aver agito perché voleva «vendicare i bambini palestinesi». Il fratello del sospetto, a sua volta ritenuto affiliato ad associazioni islamiste, è stato interrogato e sarebbe in stato d’arresto, e anche la madre è presente sul luogo delle operazioni, ma fonti di polizia sostengono che non sia in contatto con il figlio, sul quale ritiene di non avere alcuna autorità.
«È SOLO L’INIZIO» – France 24 annuncia che il sospetto, di cui non è stato divulgato il nome, ha telefonato in redazione annunciando che le stragi nel Sudovest francese «sono solo l’inizio», che è contro «la legge sul velo», entrata in vigore lo scorso aprile e che ha aggiunto: «I giudei hanno ammazzato i nostri fratelli e le nostre sorelle in Palestina». L’uomo, all’apparenza molto calmo, ha anche spiegato di aver «filmato tutti i delitti, i video saranno presto messi online».
I VICINI – L’operazione è particolarmente delicata perché nel palazzo dove risiede il sospetto vivono alcune famiglie, che sono al momento consegnate all’interno dell’abitazione. Un inquilino, raggiunto al telefono da Rtl, ha commentato: «È iniziato tutto verso le tre del mattino. Siamo chiusi in casa, sentiamo gli spari, la polizia ha circondato il palazzo. È una situazione sempre più tesa, fa impressione». Verso le 9 è scattata l’evacuazione con l’aiuto dei pompieri.
LO SCOOTER YAMAHA – Secondo France Tv 24 sarebbero due gli elementi aggiuntivi che hanno portato la polizia a braccare questo sospetto: una mail inviata al primo dei militari uccisi, il paracadutista Imad Ibn Ziaten, proprio dal computer del fratello del sospettato, e una visita a una concessionaria Yamaha per sapere come rimuovere da uno scooter l’antifurto con geolocalizzatore. In occasione delle due stragi, secondo i testimoni, l’uomo viaggiava su uno Yamaha TMax 530.
L’IMAM – Nonostante il sospetto omicida si dichiari anche mujaheddin, cioè patriota, combattente per la sua religione, il rettore della moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, respinge ogni connessione tra i tre attentati di Tolosa e l’Islam: «Non c’è compatibilità tra la religione musulmana, al 99,9% pacifica, urbana, responsabile, non violenta e completamente integrata nel nostro paese, e queste minime, piccole, frange di persone decise a causare dolori atroci».

Villaggio italia, vacanze all inclusive

Lampedusa, per gli immigrati in arrivo c’è posto solo negli alberghi dell’isola. Mentre alto commissariato Onu per i rifugiati e sindaco chiedono la riapertura del centro di accoglienza
MILANO – In attesa che arrivino in massa si decide di non decidere e per i disperati che attraversano il Canale di Sicilia c’è posto solo in albergo o nei villaggi turistici. Eppure tutti sanno che dalle coste africane stanno per prendere il mare migliaia e migliaia di immigrati che fatalmente si riverseranno su Lampedusa, un’isola abituata all’emergenza ma che a differenza degli altri anni questa volta non ha più una struttura di permanenza e assistenza temporanea. Sull’isola non c’è più un centro di accoglienza. Quello di contrada «Imbriacola» è stato distrutto durante le rivolte dello scorso anno ed è in disarmo anche l’ex base Loran. E così gli immigrati debbono «accontentarsi» di un posto nei villaggi turistici di Cala Creta o anche negli alberghi. Strutture che in un’isola che vive prevalentemente di turismo dovrebbero essere già piene di ospiti in arrivo da ogni parte del mondo per apprezzare il mare e il sole di quest’isola unica nel Mediterraneo.
COME FRONTEGGIARE L’EMERGENZA – Insomma l’emergenza è puntualmente scoppiata ma a differenza degli scorsi anni non si capisce bene come il governo dei tecnici intenda fronteggiarla. «Il bel tempo in arrivo e una situazione ancora incerta in Nord Africa – ha dichiarato il ministro dell’interno Cancellieri – non fanno pensare a una grande serenità in merito a questa questione. Però vedremo di affrontare la situazione nella maniera più civile e più corretta possibile e speriamo che non ci siano più vittime». Ma allo stesso tempo lascia intendere che il governo non vuole riaprire il centro di accoglienza di contrada Imbriacola. Lo dice chiaramente il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis. «Ho appreso con disappunto dal ministro degli Interni che non ci sarebbero le condizioni per una riapertura del centro di contrada Imbriacola – afferma- ma non è possibile continuare a ospitare gli immigrati a Cala Creta, una località nata per il turismo e non per essere un centro di accoglienza».
ALLARME ONU – Anche il portavoce dell’alto commissariato Onu per i rifugiati Laura Boldrini ha chiesto che «vengano riattivate adeguate strutture di accoglienza e che Lampedusa torni ad essere porto sicuro». Appelli che sembrano destinati a cadere nel vuoto per il semplice fatto che non c’è più tempo. Se infatti si voleva puntare a una riapertura del Centro di contrada Imbriacola occorreva pensarci per tempo e non ora che l’emergenza è praticamente scoppiata. Quella struttura devastata dall’incendio dello scorso anno in questi mesi è andata totalmente in malora e per rimetterla in funzione ci vorrebbero fondi e tempo che forse non ci sono.
SOLO POSTO IN ALBERGO – Risultato: Lampedusa si trova ad affrontare la nuova emergenza immigrati a «mani nude» puntando solo sulla strategia dei trasferimenti rapidi verso gli altri centri di accoglienza della Sicilia e del resto d’Italia. Ma anche su questo l’esperienza sembra non avere insegnato nulla. Se infatti ci dovessero essere dei picchi nell’afflusso degli immigrati, come è successo negli altri anni, anche i centri di accoglienza sparsi per l’Italia andranno rapidamente in tilt. Ma rispetto al passato quest’anno non ci sarà più una struttura in grado di fare da cuscinetto ospitando fino a duemila persone in una zona che non interferisce con i normali ritmi di vita dell’isola. A meno, appunto, che non si voglia fare affidamento su tutti i i posti letto disponibili negli alberghi di Lampedusa.
Alfio Sciacca