7 anni per ogni omicidio

Kabobo condannato a 20 anni di carcere. Al 31enne ghanese, che l’11 maggio scorso uccise tre passanti a Milano, il gup ha riconosciuto la semi-infermità mentale. Il figlio di una vittima: “Pena insufficiente” di Franco Grilli

Vent’anni di carcere più tre di ospedale psichiatrico giudiziario come misura di sicurezza. Adam Kabobo, il 31enne ghanese che l’11 maggio scorso ha ucciso a colpi di piccone tre persone nel quartiere milanese di Niguarda, è stato condannato a scontare questa pena. La sentenza è arrivata in tarda mattinata. ll gup Manuela Scudieri gli ha riconosciuto la semi-infermità mentale. Era l’11 maggio scorso quando Kabobo colpì ripetutamente le vittime che non conosceva. Il giudice ha riconosciuto la tesi accusatoria e ha ritenuto il ghanese capace di intendere e volere al momento del fatto. Alle famiglie delle vittime, parti civili nel processo che si è svolto con rito abbreviato, sono state riconosciute delle provvisionali come risarcimento. “È quello che mi aspettavo dalla giustizia italiana, per quello che mi riguarda è una pena insufficiente e vedremo poi se sconterà davvero questi vent’anni”. Così Andrea Masini, figlio di Ermanno, una delle tre vittime di Adam Kabobo, ha commentato con i cronisti la sentenza.

Toh, la Cancellieri non ha detto tutto…

Cancellieri indagata per le telefonate ai Ligresti. La procura: “Ha mentito ai pm”. Il reato contestato dalla procura di Roma all’ex ministro della Giustizia è false dichiarazioni a pubblico ministero. L’avvocato: “Già richiesta l’archiviazione”. Sarà comunque il gip a decidere se chiudere definitivamente la vicenda oppure ordinare nuove indagini

Annamaria Cancellieri è indagata per le telefonate con Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, arrestato dalla procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai insieme alle figlie Giulia e Jonella. Il reato contestato dalla procura di Roma all’ex ministro della Giustizia, secondo quanto riportato da diversi quotidiani, è false dichiarazioni a pubblico ministero. I tabulati telefonici del ministro, la cui acquisizione è stata disposta dal procuratore capo della Capitale Giuseppe Pignatone, hanno evidenziato una serie di incongruenze nelle dichiarazioni rese dell’ex Guardasigilli al procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, sulle telefonate intercorse con Antonino nei giorni in cui pendeva la richiesta dei domiciliari per Giulia Ligresti. Due, in particolare, le dichiarazioni contestate. La prima riguarda una telefonata del 19 agosto; nella sua testimonianza la Cancelleri aveva sottolineato di aver risposto ad una telefonata di Ligresti, mentre i tabulati telefonici dimostrano che sia stata proprio l’ex ministro ad effettuare la chiamata, durata sei minuti.

La seconda imprecisione è invece legata a un contatto del 21 agosto. L’ex Guardasigilli, che era stata salvata sotto il governo di Enrico Letta, aveva dichiarato al procuratore di aver sentito Ligresti che le “aveva inviato un sms”; i dati telefonici confermano il messaggio, ma evidenziano anche una telefonata fatta dall’utenza fissa della Cancellieri verso lo stesso Ligresti, particolare omesso dall’ex ministro. Omissioni e imprecisioni poi smentite dagli atti anche nei rapporti con il marito del Guardasigilli, Sebastiano Peluso. Adesso la palla passa al giudice per le indagini preliminari, che dovrà decidere se c’è la presenza di reato. “È già davanti al gip la richiesta di archiviazione firmata dal procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone sulla posizione dell’ex ministro Annamaria Cancellieri”, afferma intanto il suo difensore, l’avvocato Franco Coppi, commentando la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati. “Quando si danno le notizie – conclude il penalista -, sarebbe bene che venissero riferite in modo esatto e nei termini reali”. Sarà comunque il giudice per le indagini preliminari a decidere se archiviare l’indagine oppure ordinare nuovi accertamenti.

La pena sbagliata

Condannato a 3 anni e 4 mesi il pirata che investì e uccise Beatrice. La sedicenne era stata travolta nel luglio scorso mentre viaggiava in bicicletta in una strada di Gorgonzola. Deluso il padre Nerio Papetti: «La pena non è giusta»

È stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione Gabardi El Habib, il pirata della strada che il 10 luglio scorso travolse e uccise a Gorgonzola (Milano) Beatrice Papetti, una ragazza di 16 anni che era in sella alla sua bicicletta. Lo ha deciso il gup di Milano Simone Luerti al termine del processo in abbreviato e a 8 mesi mesi di distanza dalla morte della giovane. Nessuna attenuante all’imputato che si era costituito alle forze dell’ordine dopo una settimana. Era accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Il giudice ha disposto anche la sospensione della patente per 3 anni a carico del marocchino e ha stabilito che il risarcimento a favore dei familiari, difesi dall’avvocato Domenico Musicco, dovrà essere quantificato in sede civile. Il pm Laura Pedio, titolare dell’inchiesta che aveva portato all’arresto del marocchino che si era presentato ai carabinieri dopo una settimana, aveva chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi.

«La pena non è giusta»: «La pena non è giusta – ha spiegato il padre della ragazza, Nerio Papetti – ma questa è la legge italiana. Sono abbastanza soddisfatto, anche se noi chiedevamo di più. Comunque rispetto a quel che si sente in giro, di condanne a un anno e 6 mesi per omicidio colposo, va bene così». Il fatto che l’imputato, ha aggiunto, «venga a chiedere scusa il giorno del processo, fa capire che le scuse non sono autentiche, anche se il suo avvocato ci ha detto che erano mesi che pensava di farlo». Secondo Nerio Papetti, inoltre, «il cerchio si stava stringendo, questo non è costituirsi, ha solo anticipato di un quarto d’ora quello che sarebbe successo».

«Segnale positivo»: Per l’avvocato Musicco, anche presidente dell’Associazione vittime di incidenti della strada e sul lavoro, la condanna di oggi è un «segnale positivo perché c’è una pena effettiva, anche se speravamo fosse applicata la pena chiesta dal pm, che riteniamo adeguata». Le pene per questi fatti «in ogni caso – ha spiegato il legale – non sono quelle che ci sarebbero se venisse finalmente introdotto l’omicidio stradale. Noi – ha concluso – abbiamo depositato una proposta di legge al Ministero dei Trasporti che prevede pene da 6 anni a 16 anni per omicidio stradale». Il marocchino, tra l’altro, qualche giorno dopo l’arresto aveva ottenuto i domiciliari. La difesa dell’uomo aveva presentato anche un’istanza di patteggiamento ad una pena attorno ai due anni, che era stata respinta dal gup.

Adam Kabobo e la schizofrenia paranoide…

Uccise i passanti col machete, Kabobo rischia 20 anni di cella: “sconto” per la semi infermità. Lo scorso 11 maggio ha ucciso con un machete tre passanti. Il pm chiede vent’anni di carcereapplicando lo “sconto” della seminfermità mentale di Sergio Rame

Il pm di Milano Isidoro Palma ha chiesto vent’anni di reclusione e altri sei di ospedale psichiatrico giudiziario come misura di sicurezza per Adam Mada Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio ha ucciso con un machete tre passanti. Uno dei possibili moventi del triplice omicidio sarebbe stato “il rancore verso la società” del ghanese che si sentiva escluso. Kabobo avrebbe, infatti, agito con lucidità e con una “finalità depredatoria”. Non a caso, dopo aver ucciso la 21enne Daniela Carella, Alessandro Carolé (40 anni) e Ermanno Masini (64 anni), gli ha anche rubato i cellulari. Nel processo con rito abbreviato davanti al gup di Milano Manuela Scudieri, il pm Palma ha chiesto di condannare a vent’anni di carcere Kabobo applicando lo “sconto” della seminfermità mentale. Dopo aver espiato la pena, tuttavia, è stato chiesto che il ghanese passi sei anni in una casa di cura e custodia come misura di sicurezza. Nella scorsa udienza il giudice aveva rigettato la richiesta della difesa di un supplemento di perizia psichiatrica dopo che una perizia, disposta in fase di indagini e depositata lo scorso ottobre, aveva riconosciuto che Kabobo non era totalmente incapace di intendere e di volere ma soltanto semi infermo di mente. L’immigrato soffrirebbe, infatti, di una forma di “schizofrenia paranoide”. Nelle scorse settimane il tribunale del Riesame si era, infatti, opposto al trasferimento di Kabobo in un’ospedale psichiatrico giudiziario.

La prescrizione (accettata) di Penati

Tangenti Sesto, Cassazione conferma la prescrizione per Filippo Penati. All’ex numero uno della Provincia di Milano era stato imputato un presunto giro di mazzette legate alla riqualificazione delle ex aree industriali Falck e Marelli, tangenti incassate – in base all’accusa – all’epoca in cui era il sindaco di Sesto San Giovanni in cambio della concessione di permessi edilizi sui terreni

E’ caduta la coltre della prescrizione sulle accuse più pesanti nei confronti di Filippo Penati mosse in uno dei filoni dell’inchiesta sulle tangenti del cosiddetto “Sistema Sesto“. Il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti dell’esponente del Pd è diventato definitivo con il sigillo della Cassazione, nonostante lo stesso Penati avesse presentato ricorso – al fine di essere giudicato nel processo – contro la sentenza del 22 maggio scorso del tribunale dei Monza, che lo proscioglieva. All’ex numero uno della Provincia di Milano era stato imputato un presunto giro di mazzette legate alla riqualificazione delle ex aree industriali Falck e Marelli, tangenti incassate – in base all’accusa – all’epoca in cui era il sindaco di Sesto San Giovanni in cambio della concessione di permessi edilizi sui terreni.

L’intervenuta modifica legislativa della legge anti corruzione aveva accorciato i termini di prescrizione per il reato di concussione e il tribunale in mancanza di un atto formale di rinuncia da parte dell’imputato, aveva dichiarato l’estinzione del reato. Una decisione quella di Monza con la quale hanno concordato gli “ermellini”. La sesta sezione penale della Cassazione, presieduta oggi da Tito Garribba, ha ritenuto “inammissibile” il ricorso. “Celebrare il processo mi avrebbe consentito di difendermi e dimostrare la mia innocenza. Contro di me ci sono solo menzogne, ed io non intendo fermarmi”, ha subito commentato Penati.

Rimane il fatto, come ha sottolineato nella sua requisitoria il sostituto procuratore generale Giuseppe Volpe, che la richiesta di rinunciare alla prescrizione non era stata formulata nell’udienza di Monza: “Anche nel momento clou, quando si doveva dichiarare cosa manifestare al tribunale, la difesa non ha espresso la sua decisione”, quindi – ha aggiunto – “la sentenza è stata resa correttamente” ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale (obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità). La decisione di rinunciare alla prescrizione era infatti stata annunciata pubblicamente dall’esponete Pd in fase di indagini preliminari, ma non era mai stata formalizzata.

Per questo, anche se pochi minuti dopo la sentenza di Monza Penati aveva già anticipato la sua volontà di presentare ricorso alla Suprema Corte (“la prescrizione è stata chiesta dai pm e non da me”, aveva tra l’altro detto), non erano mancate le critiche. “Non rinuncio comunque a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati contestati. Ho dato incarico ai miei legali di promuovere in sede civile tutte le iniziative giudiziarie atte a ristabilire la verità dei fatti, a tutela della mia onorabilità e citerò i miei accusatori per diffamazione”, annuncia ora.

Nemico del Pd… insieme a Berlusconi

“Grillo indagato per istigazione militari a disobbedire a leggi”. Ma non a Genova. L’esposto è stato presentato dal coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti: “Nessuno lo autorizza a fomentare il colpo di Stato”. Nel mirino la lettera collegata alle proteste dei Forconi con cui il fondatore del Movimento cinque stelle chiedeva alle forze dell’ordine di “non proteggere più i politici” e di “unirsi al popolo”. Intanto da Torino arriva la richiesta di condanna per aver violato i sigilli dei carabinieri sulla porta della baita No tav in val Clarea

Il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce smentisce di aver aperto un fascicolo su Beppe Grillo, ma spiega: “Per la lettera aperta ai capi delle forze di polizia, sono arrivati numerosi atti da diverse procure dove risulta già indagato“. In mattinata si era diffusa la notizia secondo cui il fondatore del Movimento 5 Stelle era indagato per istigazione ai militari a disobbedire alle leggi. Il magistrato genovese però ha specificato di essere ancora in fase di valutazione: l’inchiesta partirebbe in seguito a un procedimento inviato da Roma dove era stato presentato un esposto da parte del coordinatore dei giovani Pd Fausto Raciti, a seguito dell’esortazione del leader del M5S a non difendere più la classe politica e l’invito ai militari a unirsi alla protesta dei forconi. Intanto a Torino arriva la richiesta per Grillo di condanna a 9 mesi di carcere e 200 euro di multa per aver violato i sigilli dei carabinieri sulla porta della baita No tav in val Clarea.

L’esposto si riferisce ai fatti del 10 dicembre scorso quando il comico genovese aveva pubblicato sul suo blog una lettera rivolta ai vertici di polizia, carabinieri ed esercito per chiedere loro di ripetere quanto avvenuto il giorno precedente durante le manifestazioni del movimento dei Forconi a Torino, Genova e Rho (Milano), ossia togliersi il casco dopo l’incitamento dei manifestanti. Un gesto che aveva aperto la strada a molteplici interpretazioni: secondo i comunicati ufficiali non si era trattato di un modo per solidarizzare con la protesta, semplicemente erano venute meno le condizioni di pericolo. Il Siulp aveva cantato vittoria: “E’ stato un segno della totale condivisione delle ragioni”. I due sindacati più rappresentativi delle forze dell’ordine (Siulp e Sap) avevano però subito respinto l’invito al mittente. Il Coisp aveva bollato il gesto come “un’idiozia”, mentre il Siap aveva parlato di “farneticanti inviti”.

“Alcuni agenti di polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco – scrisse Grillo – si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E’ stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari”. Quindi, sosteneva: “Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà. In alto i cuori”.

“Beppe Grillo non è indagato, sono arrivati atti da varie procure, li stiamo valutando per capire se aprire una indagine o meno, stiamo valutando le carte”, ha detto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce parlando delle voci sull’iscrizione nel registro degli indagati del leader del Movimento 5 Stelle. L’attività della procura di Genova è incentrata non solo sulla lettera aperta alle forze dell’ordine, postata sul blog del 10 dicembre 2013, ma anche su una serie più ampia di affermazioni che, secondo quanto appreso, non sarebbero esclusivamente state riportate nel blog. La procura conferma che una volta ricevuto il fascicolo da Roma il reato ipotizzato, ancora contro ignoti, è il 266 del codice di procedura penale, ovvero l’istigazione di militari a disobbedire alle leggi che prevede una reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pubblicamente. I documenti arrivati sono stati accorpati in un unico fascicolo, su cui stanno lavorando i magistrati Nicola Piacente, Federico Manotti e Silvio Franz.  “A noi non è arrivato nessun avviso di garanzia. Non sappiamo nulla”. E’ il commento di Enrico Grillo, nipote e avvocato del leader del Movimento 5 Stelle.

Ce lo chiede l’europa…

Giustizia, il ministro Cancellieri: “Oltre otto milioni di processi pendenti”. Il Guardasigilli legge alla Camera la relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia. Su amnistia e indulto l’appello: “Ci consentirebbero di rispondere in tempi certi e celeri alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa”. In diminuzione il numero di detenuti, oltre 1000 ricorsi alla Corte europea. Il M5S al Senato presenta una mozione di sfiducia

Meno detenuti, ma ancora troppi processi. E se la riforma della geografia giudiziaria ha in qualche modo alleggerito la pressione sugli uffici giudiziari più grandi, comunque l’inefficienza del sistema giudiziario pesa sul debito pubblico. E poi l’appello su amnistia e indulto come richiesto dall’Europa. Il Guardasigilli, Anna Maria Cancellieri, alla Camera legge la relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia e ritorna sul tema di un provvedimento più volte invocato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Intanto il M5S presenta al Senato una mozione di sfiducia.

“Oltre otto milioni di processi pendenti”. “Il funzionamento del sistema giudiziario” continua a essere secondo il ministro della Giustizia “in sofferenza” “pur a seguito dei numerosi interventi introdotti negli ultimi anni. È sotto gli occhi di tutti l’eccessivo carico di lavoro che affligge gli uffici giudiziari. Alla data del 30 giugno 2013 si contano 5.257.693 di processi pendenti in campo civile e quasi 3 milioni e mezzo in quello penale. Siamo in presenza di un fenomeno imponente di dilatazione, in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi, del lavoro giudiziario provocato non solo da un aumento della litigiosità nel campo civile o della attività criminale in campo penale”, ma anche dalle “trasformazioni della società“. Con la riforma della geografia giudiziaria “non solo sono state eliminate le strutture di modeste dimensioni, dove in alcuni casi era evidente la sproporzione tra il numero di persone addette all’ufficio ed il basso carico di lavoro, ma è stata anche alleggerita la pressione sugli uffici metropolitani di maggiori dimensioni, come Milano, Torino e Napoli” spiega il ministro della Giustizia. In materia penale “è necessario introdurre meccanismi di deflazione del carico giudiziario, capaci di eliminare, già in fase di indagine, gli accertamenti che, per la modestia degli interessi concretamente in gioco, non meritano il vaglio processuale”. Parallelamente, si dovranno “potenziare” i riti alternativi senza dibattimento ed “agire risolutamente sul sistema delle notificazioni degli atti giudiziari” e bisogna “realizzare una calibrata revisione del meccanismo delle impugnazioni, nella prospettiva di rafforzare la vocazione accusatoria del processo e la funzione di garanzia dei ricorsi” dice la Cancellieri aggiungendo che “razionalizzazione della spesa ed incremento di efficienza del servizio sono gli obiettivi che si intendono perseguire attraverso il completamento della procedura sulla gara unica per le intercettazioni”.

“Debito per legge Pinto ammonta a 387 milioni”. “Le inefficienze della giustizia hanno pesanti ricadute anche sul debito pubblico. I ricorsi per il riconoscimento della responsabilità dello Stato per i ritardi in materia giudiziaria, regolati dalla legge Pinto, costituiscono larga parte del contenzioso seguito dal ministero. Numero ed entità delle condanne rappresentano annualmente ancora una voce importante del passivo del bilancio della Giustizia, la cui eliminazione va posta come prioritario obiettivo – dice il ministro -. L’alto numero di condanne ed i limitati stanziamenti sul relativo capitolo di bilancio, hanno comportato un forte accumulo di arretrato del cosiddetto debito Pinto che, ad ottobre 2013, ammontava ad oltre 387 milioni di euro” aggiungendo che sono “circa 1000 i ricorsi proposti alla Corte Europea dei Diritti Umani per lamentare il pagamento ritardato degli indennizzi, che comporteranno ulteriori esborsi a carico dello Stato”.

“Risultati incoraggianti con decreto carceri, diminuiti i detenuti”. “Al 9 gennaio 2014 i detenuti in carcere erano 62.326, in progressivo decremento rispetto alla rilevazione del 4 dicembre 2013 quando il numero era di 64.056. Si registra inoltre un sostanziale dimezzamento degli ingressi mensili” spiega la Cancellieri  facendo un bilancio degli esiti del decreto carceri varato a dicembre, parlando di “primi risultati incoraggianti”. Comunque “l’insieme delle misure programmate ed in corso di attuazione non produce un’alterazione dell’equilibrio sociale, poiché non è previsto alcun automatismo nella concessione dei benefici penitenziari. Ogni decisione è assunta dal magistrato di sorveglianza – ricorda il ministro – sulla base di una valutazione positiva della personalità del detenuto”.

“Con amnistia e insulto si risponderebbe all’Europa”. “Al Parlamento resta la responsabilità di scegliere se ricorrere a quegli strumenti straordinari evocati dal Presidente della Repubblica e che certamente ci consentirebbero di rispondere in tempi certi e celeri alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa” dice il Guardasigilli su amnistia e indulto. ”L’attuale condizione di difficoltà in cui versa il sistema giudiziario non deve far prevalere l’erronea convinzione che le cose non possano migliorare, né costituire un alibi per l’immobilismo. Tutti possiamo contribuire a far sì che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo della ragione”.

“Magistratura italiana primi posti per produttività”. “Il 2013 ha visto il ministero della Giustizia impegnato a fondo su alcuni temi fondamentali nei più delicati settori di competenza, tutti connotati da una situazione prossima all’emergenza e tutti essenziali per la corretta tutela dei diritti, soprattutto delle persone più vulnerabili” prosegue la Cancellieri. “Il sistema è in sofferenza nonostante la risposta offerta dalla magistratura italiana che l’ultimo rapporto della Commissione Ue per l’efficienza della giustizia colloca ai primi posti in termini di produttività“.

“Aumentano carichi di lavoro e spazio di azione dei magistrati: da qui traggono origine insoddisfazioni per le lentezze dei giudizi e timori che la sovraesposizione della Magistratura possa alterare il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato” afferma il ministro. Che ricorda che è “stata realizzata la tanto attesa completa parificazione tra i figli nati nel matrimonio e i figli nati fuori del matrimonio, eliminando qualsiasi anacronistica discriminazione, anche da un punto di vista sostanziale ed ogni disparità di trattamento sul piano dei diritti e dei doveri dei genitori nei confronti dei figli”. 

“Preoccupante aumento della presenza di minori”. Sulla giustizia minorile, “si segnala un preoccupante aumento della presenza di minori con molteplici disagi e problematiche di malessere sociale correlati a fenomeni di dispersione scolastica, emarginazione e vulnerabilità sociale, disagio psichico, assunzione ed abuso di sostanze stupefacenti, reclutamento nella criminalità organizzata, immigrazione di minori non accompagnati, difficoltà di integrazione dei ‘minori stranieri di seconda generazione, formazione di bande giovanili, sfruttamento, abuso e tratta a danno di minorenni” spiega il Guardasigilli che aggiunge che “negli ultimi anni  si sta assistendo ad una sempre maggiore applicazione del collocamento in comunità, non solo quale misura cautelare, ma anche nell’ambito di altri provvedimenti giudiziari, per la sua capacità di contemperare le esigenze educative con quelle contenitive di controllo. I dati confermano inoltre l’incremento della presenza di cittadini minori stranieri, provenienti dal Nord Africa, in particolare dalla Tunisia e dall’Egitto. L’approccio trattamentale per i minori deve principalmente fondarsi sull’ascolto e l’accoglienza, quindi sul dialogo”.

M5S al Senato: “Mozione di sfiducia. Rassegni le dimissioni”. Intanto al Senato il Movimento 5 Stelle presenta una mozione di sfiducia. “Noi del M5S esprimiamo la sfiducia alla ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri e la invitiamo a rassegnare immediatamente le dimissioni” dichiara in Aula il capogruppo del Movimento 5 stelle Vincenzo Santangelo. “Siamo oggi a presentare nuovamente una mozione di sfiducia alla ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri, in quanto riteniamo che la signora abbia dimostrato nel corso del suo mandato quanto la sua attività normativa e amministrativa sia gravemente inadeguata, inopportuna e frutto di una grave incompetenza”. Intanto sono circa 547 gli emendamenti presentati dai gruppi al cosiddetto decreto Svuota carceri, in esame in commissione Giustizia alla Camera. Il termine era previsto per ieri 16 di oggi. La maggior parte degli emendamenti sono stati presentati dai partiti di opposizione, in testa M5s e Lega Nord. Il decreto è quello che introduce nuove norme sui diritti dei detenuti e sulla riduzione della popolazione carceraria.

Come poteva finire?

Perizia, Kabobo incompatibile con carcere. Ghanese uccise tre persone a picconate a Milano

MILANO, 20 GEN – Le condizioni di salute mentale di Adam Kabobo, il ghanese che ha ucciso tre passanti a colpi di piccone a Milano nel maggio scorsi, sono incompatibili con il carcere e deve essere trasferito da S.Vittore a un ospedale psichiatrico giudiziario. Lo ha accertato una perizia disposta dal tribunale del Riesame di Milano, che sulla base della perizia dovra’ decidere quali provvedimenti prendere.

Servono commenti?

… solo 16mila indagati a fronte di 45/50mila arrivi clandestini. E poveri ‘sti magistrati che devono applicare la legge, eh!
Lampedusa, indagati 16 mila immigrati. I magistrati: «Siamo obbligati dalla legge». Il procuratore di Agrigento: «Fino a quando non sarà cambiata la legge non possiamo fare altrimenti»

In un anno la procura di Agrigento ha iscritto sul registro degli indagati almeno 16 mila migranti sbarcati a Lampedusa o sulle coste della provincia per il reato di clandestistina previsto dalla legge Bossi-Fini. Il dato è stato reso noto dal procuratore della Repubblica Renato Di Natale e dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo nella conferenza stampa di fine anno. Si tratta di un “atto dovuto” in applicazione della legge Bossi-Fini ma ogni volto crea sconcerto.

OBBLIGATI DALLA LEGGE – «Checché ne dica il premier Enrico Letta -ha affermato Di Natale in conferenza stampa- noi siamo obbligati dalla legge a iscrivere sul registro degli indagati i migranti. E fino a quando la legge non verrà modificata non potremo fare altro». Peraltro la procura di Agrigento, la più esposta in materia di immigrazione clandestina, lamenta anche un carenza di organico per via della presenza di soli sette sostituti anziché tredici.

Se islamico, va tutto bene…

Islamico soffoca la figlia. Per la Cassazione merita uno sconto di pena. Aveva tentato di uccidere la figlia perché aveva rapporti sessuali con un cristiano. Ma per le toghe non merita l’aggravante di aver agito “per futili motivi” di Luca Romano

Aveva provato a soffocare la figlia dopo aver saputo che – violando i precetti dell’Islam – la ragazza, quasi maggiorenne, aveva rapporti sessuali con il fidanzato italiano di fede diversa dalla sua. Ma per la Cassazione il padre di fede islamica non merita l’aggravante di aver agito “per futili motivi”. Secondo le toghe della Suprema Corte, “per quanto i motivi che hanno mosso l’imputato non siano assolutamente condivisibili nella moderna società occidentale, gli stessi non possono essere definiti futili, non potendosi definire né lieve né banale la spinta che ha mosso l’imputato ad agire”. Inoltre, anche il fatto che il padre, dopo aver saputo del disonore che il comportamento della figlia aveva gettato sulla famiglia, abbia meditato il delitto per una notte intera, – scrive la Suprema Corte nella sentenza 51059 depositata oggi – è un lasso di tempo troppo breve per parlare di “premeditazione” con la relativa aggravante. Per queste ragione, gli “ermellini” hanno annullato con rinvio, limitatamente alle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, la condanna a sette anni di reclusione inflitti ad Hamed Ahamed dalla Corte di Appello di Milano, il 7 novembre del 2012, per il tentato omicidio della figlia commesso nel capoluogo lombardo la mattina del quatto settembre 2011 nell’abitazione familiare. Ora la Corte di Appello deve riesaminare il caso ed essere più clemente.