La distruzione delle leggi

MILANO – La condizione di immigrato o immigrata irregolare non può essere di per sé un ostacolo alla celebrazione delle nozze con un cittadino o una cittadina italiana: lo ha stabilito la Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, che recita: «Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio Paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio». Il testo era emerso dal «pacchetto sicurezza» del 1994 e modificato nel 2009.
«DIRITTI INVIOLABILI» – La sentenza ammette la celebrazione delle nozze tra un partner italiano e uno straniero, anche se non regolarmente presente sul territorio nazionale. Riprendendo un recente pronunciamento della Corte europea e l’articolo 12 della Convenzione, la Consulta ha risposto alla richiesta di una coppia di Catania italo-marocchina che ha contestato il rifiuto a celebrare il proprio matrimonio, annullando «la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze» su nubendi irregolarmente in territorio italiano. «Resta pur sempre fermo che i diritti inviolabili, di cui all’articolo 2 della Costituzione, spettano ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani, di talché la condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi», hanno scritto i giudici nel dispositivo.
I MATRIMONI DI COMODO – La Corte costituzionale ha affermato che la limitazione al diritto dello straniero, oltre a implicare un’implicita compressione del corrispondente diritto della controparte italiana, non è comunque uno strumento idoneo a contrastare i cosiddetti «matrimoni di comodo» vista la normativa vigente che disciplina già alcuni istituti in materia.

Schizofrenie senili

Roma – Giorgio Napolitano fa marcia indietro e precisa di non aver mai invaso uno spazio diverso da quello che il suo ruolo istituzionale gli chiede. Soltanto ieri aveva richiamato i magistrati a una maggiore sobrietà e aveva chiesto un’acceleraziona alla riforma della giustizia e di una regolamentazione delle intercettazioni. Il monito però non era riferito all’autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa concessa dalla Camera: “Non commentavo libere decisioni del Parlamento che sempre rispetto. Ho richiamato a comportamenti che non offuschino la credibilità e il prestigio dei magistrati e non indeboliscano l’efficacia dei loro interventi a tutela della legalità”.
Gli attacchi ai magistrati. Il richiamo del presidente della Repubblica quindi era solo un invito ai giudici che devono essere “inappuntabili” per contrastare “attacchi inammissibili alla magistratura”, disinnescando così “un fuorviante conflitto” con la politica. Napolitano ha aggiunto che i suoi rilievi sono “ben noti” e coincidono con “richiami costanti e coerenti negli anni”.
Il ministro della Giustizia. Il presidente ha poi parlato anche del possibile sostituto del Guardasigilli, Angelino Alfano, ora segretario del Pdl. “Non ho avuto nessuna lista di nomi. Ho visto dodici nomi sulla stampa”, ha detto, aggiungendo di non aver dato “nessun avallo al rinvio a settembre. Ho detto che sono pronto in qualsiasi momento, ma mi sembra che non siano pronti loro e abbiano altri pensieri”. Il capo dello Stato ha però fatto presente “di fare attenzione all’effetto domino che si creerebbe prendendo qualcuno dal governo. Sarebbe meglio prenderlo dal Parlamento”.
La manovra. Il Colle ha risposto anche alle critiche sulla manovra economica che lo vogliono regista dell’approvazione in tempi da record: “Non c’è nulla di serio in certe interpretazioni dietrologiche o fanta-istituzionali del mio operato. Ho considerato che fosse mio dovere porre decisamente questa esigenza, senza tenere alcun conto delle convenienze dell’una o dell’altra parte politica, e senza invadere o occupare alcuno spazio o ruolo che non fosse il mio”. Napolitano ha poi spiegato che, come richiesto dal suo ruolo, “segue da vicino l’evolversi della situazione del quadro politico” precisando però, rivolto ad osservatori e commentatori, di non fare al momento “valutazioni o dare risposte”.
L’invito alla coesione nazionale. La “prova di coesione nazionale”, secondo Napolitano, è avvenuta invece “in continuità con lo spirito pubblico” mostrato dai cittadini nel celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. È stato inoltre “importante assumere tutti l’obiettivo del pareggio di bilancio”, pur nel dissenso inevitabile sulle misure da adottare. Il presidente ha poi ribadito il suo appello alla coesione alle forze politiche perché bisogna “riconoscere la complessità e gravità dei problemi che si sono accumulati e che pongono a rischio il futuro del paese e il suo ruolo in Europa”….
I costumi della politica. E non si è fatto sfuggire l’occasione per parlare dei costi della politica “Io auspico da tempo decisioni di alleggerimento e semplificazione dell’architettura istituzionale oltre che tangibili correzioni sul piano del costume politico”.

A quando la ghigliottina cautelare ?

Negli ultimi giorni si sono perpetrati atti che attestano quanto sia illusoria ogni aspirazione, in Italia, ad avere Giustizia.
Calpestando, ignorando, svilendo il più fondamentale dei  principi, sono stati incarcerati o è stato richiesto l’arresto “cautelare” di cittadini che non hanno avuto neppure una condanna in primo grado.
Non voglio citare la costituzione del 1948, ma il principio di innocenza è l’unica garanzia che si abbia dal giacobinismo autoreferenziale di una supercasta con la toga.
Violarlo significa passare dal diritto civile alla barbarie della vendetta senza condanna.
Peggio ancora quando l’arresto di una persona, che viene così calpestata nella sua dignità e onorabilità, viene disposto per motivi esclusivamente di parte che richiamano le incarcerazioni che, nel medioevo, i signorotti feudali disponevano contro chiunque osasse contestare il loro potere autocratico.
Ci possono essere, certamente, delle situazioni in cui la sicurezza pubblica richiede un provvedimento anticipatore di limitazione della libertà.
Quando si tratta di terrorismo, di assassini seriali, di distruttori di beni pubblici e privati, allora è doveroso impedire che possano continuare a danneggiare il prossimo, mettendo a rischio la vita e la proprietà altrui, ancor prima di una sentenza definitiva che sanzioni il loro comportamento.
Paradossalmente, invece, chi blocca treni, chi distrugge proprietà pubbliche o private, chi uccide nel nome di una ideologia o per lucro personale, trova spesso se non sempre ascolto e garantismo da quelli stessi che, quando si parla di Berlusconi, di esponenti del Centro Destra o di presunti omicidi politicamente scorretti, negano ogni garanzia, anche quando i reati loro imputabili non mettono in pericolo né la vita, né le proprietà altrui.
Abbiamo così visto la vergogna di cui si è coperta la camera dei deputati votando a favore dell’arresto di Alfonso Papa, del Pdl, mentre onorevole è il Senato che ha respinto analoga richiesta nei confronti del senatore Tedesco del pci/pds/ds/pd.
I presunti reati di cui è accusato il deputato Papa non mettono in pericolo la vita altrui e neppure le altrui proprietà.
Eppure lui è in galera, mentre chi ferisce in manifestazioni violente e vandaliche verso proprietà pubbliche e private, Poliziotti e Carabinieri è libero, come è libero Cesare Battisti.
E’ un palese stravolgimento del buon senso prima ancora che del diritto che ormai ognuno “tira” a secondo della convenienza con i sofismi in cui noi Italiani siamo maestri, al quale è necessario porre fine.
Ma non solo in politica troviamo questo comportamento giacobino.
Uno dei delitti irrisolti di questi anni, quello di Ascoli Piceno, ha portato in carcere il marito, che peraltro si proclama innocente, della defunta, prima ancora di una sentenza di condanna definitiva.
Poteva il Parolisi scappare ?
E dove andava un caporal maggiore istruttore dell’esercito ?
Mica è uno Strauss Kahn pieno di risorse economiche e di amici !
Ma anche se lo fosse, la galera prima della condanna è una pena anticipata quindi ingiusta per definizione.
E se fosse innocente ?
Chi e come lo risarcirà ?
E come potrebbe reiterare il crimine ?
Non ha un’altra moglie da cui potrebbe sentirsi “legato”.
E alterare le “prove” ?
Se ve ne fossero ancora in giro di alterabili allora sarebbero da licenziare tutti gli inquirenti che, dopo quattro mesi, le hanno ancora lasciate a disposizione di chi volesse manipolarle !
Berlusconi aveva ragione nel porre, come prima e principale riforma quella della giustizia, perché il nostro sistema e ordinamento giudiziario deve essere ben più che riformato, rivoluzionato, ribaltato, rivoltato come un guanto.
dubito che questa giustizia potrà essere credibile, così come viene gestita, anche quando si trattasse solo del furto di una mela.
A quando, dunque, la ghigliottina cautelare ?
E quando arriveremo, come in Minority Report, alla punizione prima ancora della commissione del reato ?

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Alla fine ha vinto la Magistratura

Tanto tuonò che piovve. Berlusconi dovrebbe smetterla di parlare sempre e solo di magistratura. Combatterne strenuamente le iniquità, certo, ma non nominarla mai, perché porta jella. Dove ha vinto la toga rossa? A Napoli senz’altro, con un pm come De Magistris che non si dichiara comunista, ma che è peggio che se lo fosse. Un Masaniello arruffapopolo più autoritario e arrogante di Di Pietro, al quale i napoletani si sono affidati anema e core come fanno con S. Gennaro. 
E a Milano? Un avvocato legato al Soccorso Rosso e legato da rapporti amichevoli con Magistratura “democratica” (aggettivo sempre più sputtanato). Insomma, pur sempre di togati trattasi. 
Sulla scarsa attrattività elettorale della Moratti se ne è già discusso abbondantemente. Il PdL poteva e doveva sforzarsi di trovare un/una candidata capace di conquistare i cuori e le menti dei milanesi. Ma  è  altresì vero che Milano non è una “Casalpusterlengo” qualsiasi e io non insisterei più di tanto solo sul profilo amministrativo legato alla  città. Milano può essere il banco di prova di qualcosa di ancora più grave ancora tutta da venire, poiché è evidente che è Berlusconi che si è voluto punire. E lo si è punito proprio  nella sua città natale.  
Io sono tra quelli che fingere di far vedere che si tratta solo di un test amministrativo e, muro o non muro,  tirèm innanz, è un po’ da minus habentes. Le roccaforti si espugnano sempre dall’interno, passo su passo, comune per comune,  e l’assalto alla diligenza è appena iniziato con due importanti città chiave: del Nord e del Sud. Spero che chi ha ricevuto
la sonora sberla se ne renda conto.

Temo che ne vedremo delle belle e fingere di non vedere che quei poteri forti che è un ventennio che cercano l’assalto all’arma bianca (dal Britannia nel ’92 a oggi),  ora hanno guadagnato postazioni importanti, è coltivare dell’ottimismo  ottuso e  a buon mercato. Molto a buon mercato.

 Ma chi sta dietro a Pisapia? I salotti buoni della Milano-bene, il gruppo Corsera RCS, la Confindustria, l’altra metà della famiglia Moratti (Massimo, Milly e tutta la squadra Inter), De Benedetti (di cui Pisapia è stato il legale) e il suo giornale Repubblica, Giulia Maria Crespi (ex patròn del Corriere),  e altri poteri forti.

Chi sono stati i vero vincitori di questo ballottaggio elettorale? Ma è evidente, sono stati proprio i togati. A forza di nominarli e di lamentarsene, eccoli al potere di due città. Per il tramite di due esponenti di spicco: l’avvocato Pisapia, amico di MD ed esponente di Soccorso Rosso. E  il pm De Magistris o’ Masaniello “antisistema”. Sembra una pena di contrappasso. Toga, toga, toga!