Su Barcellona

“Non ci faremo prendere dalla paura, le nostre vite continueranno comunque”. La Incontrada (in un tweet) dice che le sue lacrime grondano sangue (che cazzo significa?), Madonna è andata in chiesa in puglia (dove stava in vacanza) a pregare… La Lucarelli in un post delirio dice che la colpa è nostra… Oggi, nella Sagrada Familia si prega per la pace… Gentiloni vuole accelerare sullo ius soli, secondo lui, è la soluzione di tutti i mali. Minniti invece si chiedeva come mai quel furgone fosse passato sulla rambla… io mi chiedo se c’è mai stato Minniti sulle ramblas… Il problema non è solo la classe dirigente italiana, il problema sono tutte le classi dirigenti dell’europa. Avrei tante altre da dirne ma da facebook, estraggo due immagini piuttosto eloquenti.

No, ma il tweet migliore, ripensandoci è quello del sottosegretario allo sviluppo economico dei governi Fonzarelli e sto sveglio Gentiloni… Cioè, poi fanno le vittime perchè vengono insultati? Gli insulti se li cercano con il lanternino… Ma daltronde, quelli del PD, non sono poi così intelligenti come credono.

Sull’immigrazione selvaggia

Il Corriere del Ticino, principale testata del gruppo che dirigo, ha pubblicato questa mattina un documento riservato del Bundeskriminalamt (BKA) la Polizia criminale tedesca. Si intitola «Come agire in presenza di attacchi terroristici» e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa in queste circostanze. L’intenzione è lodevole: evitare il diffondere di allarmismi, ma le conseguenze pratiche sono sorprendenti. E inquietanti.
La premessa dà già il tono:
«Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tutto. Lo staff di consulenza del Governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica».
Capito? E ancora:
«Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbata. In aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di IS (Stato islamico, n.d.r.) o di Islam».
L’autore dello scoop, Stefan Müller, cita un esempio concreto: l’attentato di Dortmund dell’11 aprile contro il bus dell’omonima squadra di calcio. La polizia, dopo una decina di giorni, annunciò che era stato compiuto da Sergej W. (28.enne russo-tedesco nel frattempo arrestato a Tubinga), che aveva ordito l’attentato per speculare in Borsa. Versione, che all’epoca aveva suscitato non poche perplessità. Dal documento scoperto dal Corriere del Ticino si scopre che era giunta una rivendicazione dell’Isis, mai però comunicata ai media. Inevitabile chiedersi adesso: Chi è stato davvero? Sergei o un fanatico del Califfo?
Due pagine del documento della BKA
Molto interessante anche la parte del documento in cui, rilevando un netto aumento dei fenomeni terroristici in Europa, si osserva che il quadro è andato peggiorando con «l’apertura delle frontiere da parte di Merkel». Ovvero la Polizia criminale tedesca avvalora l’equazione che le sinistre tendono a liquidare come un pregiudizio o un teorema populista: più immigrati fuori controllo, più terrorismo. La BKA parla di un traffico di passaporti rubati usati dagli attivisti dell’Isis in Europa.
«Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al Qaeda (IS) e le attività terroristiche islamiste».
Sono menzognere anche le cifre sull’immigrazione clandestina, almeno quelle comunicate in Germania. Leggete questo passaggio del rapporto:
 «La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità».
E lo stesso vale per i crimini ordinari commessi dagli immigrati. Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila. Queste cifre, peraltro, non contengono reati contro l’asilo e la socialità. Ma «ai media – si legge nel rapporto – si parla rispettivamente di 209 mila reati e di 295 mila». Ben 170 mila in meno.
Decisamente esplosivo questo passaggio del rapporto:
«Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».
Sia chiaro: le autorità, da sempre, si riservano una certa discrezionalità nel diffondere le notizie più sensibili o per proteggere agenti infiltrati. Non dicono mai tutta la verità, com’è ovvio. Ma il quadro che emerge da questo rapporto va oltre i normali confini dell’intelligence.
Quando si modificano sistematicamente le statistiche, quando si tenta di dissimulare gli attentati fino a dare istruzioni per fabbricare versioni credibili agli occhi dell’opinione pubblica, quando un governo vieta di parlare di “migranti economici” si è in presenza di un metodo per la creazione di Post Verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni.
E tutto questo al fine di non turbare il processo elettorale, dunque di non intralciare la campagna elettorale della cancelliera Merkel.
Cose che capitano nella democratica Germania.
Inoltre, altra bella notizia: Migranti rimandati in Italia: “Ottimo lavoro alle frontiere”
Il ministro tedesco dell’interno Thomas de Maizière loda la Svizzera per la buona collaborazione nei controlli sui flussi dalla Penisola alla Germania. Qui, l’articolo per intero.

Sadiq Khan e la sicurezza…

Sadiq Khan dice che il problema è l’ondata antimusulmana a Londra… Deve difendere i suoi correligionari. Finché sono morti i non musulmani,  il sindaco taceva e non condannava, era tutto normale, secondo lui e bisognava abituarsi all’idea che in una grande città, possono accadere simili attentati. Morto un musulmano, bisogna difendere tutti i musulmani di Londra dall’ondata di odio antiislamico e chiede più sicurezza. Quando sono morti i non musulmani, il sindaco non ha chiesto nulla in più. Nessuno si accorge che il sindaco musulmano è razzista verso gli occidentali di londra?

Qualcuno con un pò di cervello…

“Facile per i politici dirci di ‘non aver paura’ ma qui la gente muore”: l’ex leader degli Smiths, Morrissey, va controcorrente rispetto alla retorica dell’essere forti che pervade la Gran Bretagna in queste ore dopo la strage avvenuta al concerto di Ariana Grande, a Manchester. In un messaggio su Facebook il cantante, originario di Manchester, accanto al cordoglio per le vittime della tragedia ha manifestato rabbia nei confronti della classe politica britannica: “Theresa May dice che attacchi come questi ‘non ci spezzeranno’, ma la sua vita è all’interno di una bolla antiproiettile, ed evidentemente lei non dovrà identificare il cadavere di un bambino all’obitorio, oggi”.


Dopo l’attentato Morrissey attacca i politici: “Facile dire ‘siate forti'” Il suo ‘non ci spezzeranno’ significa ‘non mi spezzerà’, né lei né le sue politiche sull’immigrazione. I ragazzini di Manchester sono già stati spezzati. Grazie comunque, Theresa”, ha aggiunto. Il duro attacco di Morrissey è continuato, questa volta con un altro target, il sindaco di Londra Sadiq Khan: “Dice che ‘Londra si unisce nel cordoglio a Manchester’ ma non condanna lo Stato islamico, che si è assunto la responsabilità dell’attentato”. Non risparmia nemmeno la regina Elisabetta: “Nel frattempo, la regina riceve delle lodi sperticate per le sue ‘dure parole’ contro l’attacco ma – oggi – non ha cancellato un ricevimento nei giardini di Buckingham Palace, senza nemmeno essere criticata da un giornale”. Quanto al sindaco di Manchester, Andy Burnham, ha dichiarato: “Ha detto che l’attacco è stata opera di un estremista. Estremo cosa? Un coniglio estremo?”. “Nella Gran Bretagna di oggi tutti sembrano terrorizzati dal dire ufficialmente quello che tutti pensiamo in privato: i politici ci chiedono di non aver paura, ma loro non sono mai le vittime. È facile non avere paura quando si è protetti dalla linea di fuoco. E le persone, queste protezioni, non le hanno…”.

Trump piegato da Obama

Nel giro di poche settimane ci sono stati ben tre attentati islamici: a Londra, a San Pietroburgo e in ultimo, nella civilissima e multiculturale Stoccolma. E si continua a parlare di integrazione… Ma, come disse il sindaco musulmano di Londra? Bisogna accettare che nelle grandi città europee accadano questi fatti. E si dimenticò di condannare…
Attenti: hanno normalizzato Trump di Marcello Foa

Verrebbe da dire: c’era una volta Trump. C’era, fino a poche settimane fa, un presidente che prometteva un’America diversa da quella di Obama ma anche di Bush, di Clinton, di Bush padre. Un’America intenzionata a rompere nettamente con la dottrina neoconservatrice, che in nome della lotta al terrorismo  e di un mondo migliore ha ottenuto, dal 2001 ad oggi esattamente l’opposto: più instabilità in tutto il Medio Oriente, più fondamentalismo islamico, la nascita dell’Isis e una serie di attentati nelle capitali europee. Quell’America si proponeva di non essere più il poliziotto del mondo e pareva ansiosa di fare la pace con Putin.

Non fatevi ingannare dal rumore mediatico degli ultimi mesi: a disturbare l’establishment americano e quello Stato Profondo (Deep State) che in realtà governa l’America e che accomuna repubblicani e democratici, non era solo la persona di Donald Trump, quanto, soprattutto, le sue idee, quel progetto di America.

Quanto avvenuto la notte scorsa in Siria segna un cambiamento radicale nello spirito e nelle intenzioni di Trump. Cinque mesi di campagna martellante contro il presidente eletto hanno prodotto, evidentemente , gli effetti auspicati. E non mi riferisco solo alle manifestazioni di piazza, all’opposizione isterica della stampa, alle sentenze dei giudici (a proposito: ricordate l’articolo di Kupchan? Era profetico). Trump non è stato capace di resistere al boicottaggio che proveniva dall’interno delle istituzioni e dall’apparato dell’intelligence e della difesa. E chissà a quali altre pressioni e minacce. Si è lasciato avvinghiare, inghiottire da quel mondo che prometteva di combattere. Tutto in appena due mesi e mezzo dal giorno del suo insediamento.

L’errore più grande lo ha commesso quando ha accettato che uno dei suoi consiglieri più fidati, Flynn, si dimettesse. Un commentatore acuto e davvero indipendente quale Paul Craig Roberts lo aveva capito subito: quel cedimento era devastante, perché spaccava il fronte dei fedelissimi ma soprattutto perché rompeva la posizione di Trump sul “caso Russia”, che poteva diventare così un caso nazionale. Della serie: Se Flynn si dimetteva c’era qualcosa da nascondere. E allora via con le pressioni. Ancora oggi mancano prove concrete sulle ipotetiche collusioni con Mosca per condizionare il voto, ma il “deep state” lo ha fatto diventare il Caso Nazionale con toni maccartisti, paventando persino un impeachment nell’arco di qualche mese. Un impeachment sul nulla, ma questo era secondario.

Flynn era la mente della nuova politica estera e di sicurezza dell’Amministrazione Trump. Un’Amministrazione che si è via via riempita di ministri, consiglieri ed esperti appartenenti alla vecchia guardia. All’inizio quelle nomine, poco coerenti, parevano una concessione obbligata al Partito repubblicano che controlla il Congresso, nella supposizione che le redini sarebbero rimaste nelle mani del presidente. Ma si è rivelata una falsa speranza.  E quando, l’altro ieri, l’altro suo più fedele collaboratore, lo stratega politico Bannon è stato estromesso dal Consiglio di sicurezza nazionale, l’accerchiamento si è concluso. Il segretario di Stato Tillermann si è rapidamente allineato all’establishment e ora a guidare la politica estera e di difesa, a consigliare il presidente sono gli esperti della Washington di sempre.

E si vede: la distensione con il Cremlino appare sempre più lontana; anzi proprio i ministri della nuova amministrazione alimentano la retorica antirussa con le stesse argomentazioni e lo stesso tono di Obama. Il Trump di qualche mese fa avrebbe preteso la verità sull’uso del gas in Siria, quello di oggi, invece, ha proclamato – senza ombra di dubbio – che molte linee rosse erano state superate. Proprio come Obama nel 2013. Peccato che allora, in seguito, si scoprì che a usare il sarin erano stati i “ribelli” moderati per far cadere la colpa su Assad e provocare l’intervento della Nato. Sarin la cui consegna sarebbe stata autorizzata da Hillary Clinton. Ed è molto verosimile che anche la strage dell’altro giorno sia stata provocata dai “ribelli” per fornire agli Stati Uniti un pretesto per intervenire.

Solo che nel 2013 Obama si fermò all’ultimo minuto, il Trump di oggi no. Ha fatto tutto in fretta, senza riscontri oggettivi sulle responsabilità di Assad, evidentemente mal consigliato. O consigliato benissimo, dipende dai punti di vista. Intanto l’Isis e i fondamentalisti islamici  che combattono Assad ringraziano: la distruzione della base siriana avrà un solo effetto concreto, quello di indebolire l’esercito siriano e dunque di rimettere in discussione una vittoria che sembra certa. E’ così che si combatte lo Stato Islamico? Non ci prendano in giro: così lo si favorisce,perché l’obiettivo di Washington è il cambio di regime a Damasco anche a costo di vedere trionfare in Siria il peggior integralismo islamico. Non è un caso che a salutare l’interventismo della Casa Bianca siano stati proprio Hillary Clinton e John McCain. L’impressione è che l’agenda Trump sia già stata sconfessata a beneficio di quella irresponsabile e interventista portata avanti negli ultimi 15 anni dai neoconservatori. Se ciò fosse vero, significherebbe che Trump è stato “normalizzato”. E per la pace nel mondo sarebbe una pessima notizia.

Resta una sola flebile speranza: che si tratti di un riposizionamento transitorio e non di una resa. Che l’uomo sia capace di riscattarsi. Ma probabilmente, a questo punto, più che una speranza è un’illusione.

Sull’attentato di San Pietroburgo

Per i precedenti attentati, tutti si sono vestiti delle bandiere degli altri stati, tutti hanno pianto, si sono indignati, hanno fermamente condannato rendendosi talora assolutamente ridicoli. le tv, tante tv, hanno fatto scorrere a random, migliaia di immagini di corpi, di caos, di sangue e di macerie, di fiori, di lumini, di pianisti e di gessetti colorati. Stavolta no. Stavolta è diverso. C’è di mezzo la brutta e cattiva russia del brutto e cattivo dittatore Putin, quindi, non servono servizi giornalistici in tv a seguire la tragedia… e poi, scopri anche che il giornale che si dichiarava indipendente, così tanto indipendente non è… e si è allineato perfettamente al grande pensiero unico. E mi piacerebbe sapere in cosa e come questo attentato aiuterebbe Putin… Ricordando sempre che la Russia insieme ad Assad, stanno cercando di sconfiggere il mostro creato da Obama e sovvenzionato dalla UE (italia compresa).

Un post di Nicolai Lilin poco dopo l’attentato, qui nel suo facebook.

Sull’attentato di Londra

Bufera sul sindaco musulmano. “Non condanna gli integralisti”. Non nomina mai l’Isis e i jihadisti. E il mondo si indigna per le frasi di Khan. Attaccato anche dal figlio di Trump di Valeria Robecco

A ventiquattr’ore dall’attacco terroristico che ha di nuovo insanguinato Londra è il primo cittadino della capitale britannica Sadiq Khan a finire al centro dell’attenzione. Da una parte per la tardiva condanna dell’attentato, e dall’altra per lo scontro a distanza con il figlio del presidente americano, Donald Trump Jr Khan, 46enne figlio di due immigrati pachistani musulmani – il padre conducente di autobus e la madre sarta – è nato a Tooting, quartiere popolare nel Sud di Londra. Dopo la laurea in giurisprudenza e la carriera da avvocato specializzato in diritti umani ha inseguito il sogno della politica, prima con Gordon Brown e poi nel governo ombra di Ed Miliband. Considerato esempio di integrazione e cosmopolitismo, la sua scalata è arrivata ai vertici nel maggio 2016 con l’elezione a sindaco della City dopo il conservatore, e inglesissimo, Boris Johnson.

Khan è diventato così il primo sindaco di una minoranza etnica della città, e il primo sindaco musulmano di una grande capitale occidentale. La sua attenzione alla coesione intercomunitaria è stata elogiata dai sostenitori del dialogo interreligioso, mentre i detrattori ne hanno criticato la volontà di «condividere una piattaforma» con religiosi islamici fondamentalisti. E l’impegno per migliorare le relazioni tra la comunità musulmana e il resto della società britannica gli è costato minacce sia dagli islamisti che attivisti di estrema destra. Dopo l’attacco a Westminster, Khan è stato criticato per il suo iniziale «silenzio», poiché nelle ore successive si è limitato a una breve dichiarazione. Solo in seguito ha affermato: «Non permetteremo a questi terroristi di cambiare il nostro modo di vivere», lanciando un appello ai fedeli di tutte le religioni della città, elencandole una a una. E riferendosi genericamente ai terroristi, senza mai nominare l’Isis o i jihadisti, ha aggiunto: «Odiano il fatto che qui a Londra cristiani, ebrei, musulmani, sikh, buddisti e indù si tollerano, si rispettano e sono fra loro uniti».

Mentre alla veglia organizzata ieri sera a Trafalgar Square in memoria delle vittime, ha ribadito che i londinesi non saranno «mai intimiditi e piegati dal terrore»: «Quando si trovano di fronte alle avversità si riuniscono. La nostra risposta mostra al mondo che cosa significa essere londinesi». Una durissima polemica è invece scoppiata in rete dopo la critica da parte di Donald Trump Jr. Proprio nel giorno dell’attentato, il figlio del presidente Usa si è scagliato contro il sindaco di Londra su Twitter: «Mi state prendendo in giro?! Gli attacchi terroristici sono parte della vita in una grande città, dice Sadiq Khan». Donald Jr si riferiva ad un’intervista rilasciata dal sindaco lo scorso settembre all’Independent, nella quale spiegava come l’essere preparati a eventuali attacchi è diventato parte della vita nelle grandi città, e incoraggiava i londinesi ad essere vigili per combattere i pericoli. Il tweet ha fatto infuriare i britannici e infiammato la rete, scatenando una bufera intorno al figlio del tycoon. Khan, invece, ha liquidato la polemica con poche parole, spiegando di non aver risposto al messaggio perché nelle ultime 24 ore ha «avuto cose molto più importanti da fare», e aggiungendo che Londra «resta una delle città più sicure al mondo».

Da sindaco a sindaco, invece, il predecessore di Khan, e oggi ministro degli esteri, Boris Johnson, ha parlato dall’Onu, spiegando che «le vittime di Westminster provengono da undici Nazioni. L’attacco a Londra è un attacco al mondo, e il mondo è unito nello sconfiggere chi lo ha organizzato. Lo dico con fiducia perché i nostri valori sono superiori, la nostra visione del mondo è migliore e più generosa». Quindi, a chi gli chiedeva dei rapporti con l’amministrazione Trump, Johnson ha assicurato che «la cooperazione tra il governo della Gran Bretagna e quello americano è intensa, e continuerà». «A New York e a Washington ho visto Paesi, anche del mondo islamico, unirsi per combattere l’Isis – ha concluso – e credo che questo avrà un grande effetto».

Con l’augurio che sia SOLO un fotomontaggio di cattivo gusto… però, Vanity fair ha già fatto un articolo su questa donna che, hanno detto, non è stata l’unica a non fermarsi…

Governo Gentiloni.

Governo Gentiloni: chi ben comincia…

Ministro Istruzione: Valeria Fedeli. Elementari e Medie, fatte. Di più, nin so…Ma non si dimette.
Ministro Lavoro: Giulio Poletti. Insulta i giovani che vanno a lavorare all’ estero. Ma non si dimette.
Ministro Interni: Marco Minniti. Fornisce nome e cognome dei 2 eroici poliziotti protagonisti contro l’ assassino islamico di Berlino. Manca il loro telefono, ma quasi ci siamo. Ma non si dimette.
Ministro dello Sport: Luca Lotti. Indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’inchiesta su appalti Consip condotta dai pm di Napoli. Io sono garantista, però,però.. E non si dimette…

ULTIMA ORA sulla morte del terrorista Amri.

Aperto un fascicolo sui 2 agenti che hanno ucciso la Risorsa tunisina a Sesto San Giovanni, Avrebbero dovuto infatti scortarlo, dopo averlo rifocillato, consegnandogli una scheda telefonica ed i primi 35 euro per le prime spese, verso un Centro di Prima Accoglienza. L’ ANPI ha preso le distanze dall’ uso delle armi, che dovrebbero essere gestite solo dai Tribunali del Popolo. I Centri Asociali si stanno mobilitando per una fiaccolata nella Stalingrado d’Italia(soprannome di Sesto…) contro i metodi fassisti usati. Le femministe milanesi del Circolo Lisistrata hanno proclamato uno sciopero del sesso continuo contro i brutali metodi dei poliziotti. L’ Imam di Vattelapesca, la cittadina dove è parroco Don Babbalone, ha detto a chiare lettere che nei paesi islamici tutto questo non sarebbe accaduto, poichè la loro Civiltà è nettamente superiore alla nostra, e la polizia non è mai armata, anzi è dotata di semplici trombette, usate come dissuasori acustici.
Don Babbalone, infine, ha chiesto di pregare per il caduto, vittima di una violenza e di un terrorismo che nulla ha a che vedere con una religione di pace come è l’ Islàm…

A favore dell’islam, in silenzio…

La notizia dal facebook di Sherif El Sebaie: “L’Italia è pronta a riconoscere ufficialmente e regolare la presenza della religione islamica senza passare per la via maestra prevista dall’articolo 8 della Costituzione dell’intesa con la confessione religiosa (quella che regola i rapporti con la Chiesa cattolica e con gli altri culti ammessi). L’idea invece è quella di un semplice accordo con l’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, che riconosca agli Imam aderenti lo status di “Ministri di culto”. Gli imam riconosciuti come ministri di culto a quel punto potrebbero però opporre all’autorità giudiziaria e investigativa il segreto anche su fatti gravi e criminali appresi dalle confidenze di un loro fedele”.

L’Italia sta per dare agli Imam il segreto confessionale di Franco Bechis

La bozza del testo di legge è pronta, e ha ricevuto già l’ok formale del prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno e del professore Paolo Naso, presidente del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano costituito nello stesso Viminale. L’Italia è pronta a riconoscere ufficialmente e regolare la presenza della religione islamica senza passare per la via maestra prevista dall’articolo 8 della Costituzione dell’intesa con la confessione religiosa (quella che regola i rapporti con la Chiesa cattolica e con gli altri culti ammessi).

L’idea invece è quella di un semplice accordo con l’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia oggi presieduta da Izzedin Elzir, che ad alcune condizioni riconoscerà tutti gli Imam aderenti lo status di ministri di culto. Al testo di legge oltre a Morcone e al consiglio per i rapporti con l’Islam italiano (dove siedono molti professori esperti della materia) avrebbe lavorato fornendo non pochi consigli anche l’ex ministro Andrea Riccardi, una delle figure più autorevoli della Comunità di Sant’Egidio che ha fondato la sua storia anche sul dialogo interreligioso.

Ad oggi ben pochi di quegli Imam dell’Ucoii potrebbero diventare ministri di culto, perché la condizione essenziale prevista dalla legge esistente e che abbiano già la cittadinanza italiana. Così il nuovo testo prevede di superare l’ostacolo, attraverso il loro riconoscimento anche dopo uno specifico corso di formazione che dovrebbe essere realizzato dagli stessi professori del Consiglio del Viminale e che verrebbe ciclicamente ripetuto. Il riconoscimento che trasformerebbe gli Imam in ministri di culto però sta spaccando sia la comunità islamica (che è insofferente a questi controlli e patenti di legittimità dello Stato italiano), che parte della magistratura e delle forze di polizia.

Queste ultime sono assai preoccupate di una concessione troppo generosa dello status di ministro di culto che farebbe rientrare tutti gli Imam conosciuti in quella sorta di immunità penale prevista dall’articolo 200 del codice di procedura penale per garantire il cosiddetto segreto di ufficio o segreto confessionale. Cosa significa? Gli imam riconosciuti come ministri di culto a quel punto potrebbero opporre all’autorità giudiziaria e investigativa il segreto anche su fatti gravi e criminali appresi dalle confidenze di un loro fedele. Di più: dovrebbero opporre quel segreto, perché la legge italiana protegge nello stesso codice all’articolo 622 quei fedeli che fanno le confidenze ai loro ministri di culto, perseguendo le rivelazioni da questi fatti sui contenuti di quei colloqui privati.Tradotto in pratica: nella loro funzione molti Imam dell’Ucoii hanno libero accesso alle carceri italiane per seguire i detenuti di fede musulmana, esattamente come accade ai sacerdoti con i detenuti cattolici.

Sui fatti appresi in quei colloqui, come su confessioni ricevute anche al di fuori di quegli ambienti, una volta riconosciuti come ministri di culto, gli Imam possono e anzi debbono mantenere il segreto. Perfino se un detenuto confessasse loro di essere a conoscenza della preparazione di un attentato. Al contrario gli altri islamici presenti in Italia erano contrari già alla bozza preparata dal professore Naso per l’eccesso di controllo nei confronti delle pratiche religiose musulmane che è previsto dal testo come merce di scambio per il riconoscimento degli Imam dell’Ucoii, e protestano per la presunta discriminazione “visto che per altre confessioni religiose tutto questo non è previsto”. La bozza di legge sui ministri di culto Morcone-Naso verrebbe poi unita a un rapido percorso parlamentare di un disegno di legge proposto da Stefano Dambruoso sulla radicalizzazione jihadista, di cui interessa la proposta di finanziare con 20 milioni di euro in due anni la formazione e l’aggiornamento dei professori di scuola italiani sul dialogo interreligioso.