Mi devo preoccupare ?

Poco fa un comunista, mio coetaneo e che conosco da qualche decennio, si è dichiarato d’accordo con me.
Non, per fortuna, sui contenuti (allora sì che mi preoccuperei e probabilmente non lo avrei mai scritto !) ma sul fatto che l’acrimonia e gli odi, sì, gli odi, della politica di oggi sono alimentati e ingigantiti da internet.
Dalla facilità con la quale, spesso senza riflessione, in moltissimi casi senza cultura, si esprimono opinione prive di qualsivoglia fondamento, solo in opposizione al mostro del momento, si chiami Berlusconi, Grillo o Di Pietro.
Internet fa male alla politica che, una volta, ci vedeva in contrasto(anche duro) nelle assemblee, nei consigli, nelle piazze durante le campagne elettorali, ma non in continuazione ventiquattro ore su ventiquattro.
Soluzioni ?
Non ne ho, tranne sperare che … scompaiano tutti i nemici😉





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Biblioteca Vaticana e Bodleiana: preziosi testi presto online

Un blog culturale non può non porre attenzione a una notizia anche troppo negletta dell’ultimo periodo, che può essere fondamentale per studiosi, specialisti, religiosi e uomini di cultura in genere.
Apprendiamo dalla Stampa, di preciso QUI,
del progetto, dal costo di due milioni e mezzo di euro, della durata presunta di 4 anni, di digitalizzazione di manoscritti di pregio.

(Sifra)

In

Il vizio di scrivere, come il vizio del fumo

Ho iniziato prestissimo a fumare. Ero ancora un ragazzino. Qualche sigaretta comprata sfusa e avvolta nella carta delle schedine della Sisal. Prima con gli amici, poi rischiando anche in casa, nel bagno. In genere erano nazionali esportazione o nazionali semplici. Ricordo anche quando da bambino andavo a comprare le sigarette per mio padre, le Aurora, […]

Tecnobarbarie

Tecnobarbaro

I media digitali hanno una forza di penetrazione straordinaria, sconvolgente per i più; su questo non ci piove, ma la loro prepotente evoluzione rispecchia i caratteri di altre rivoluzioni mediatiche che gli uomini hanno affrontato in precedenza durante la Storia.  Dapprima impauriti dalla novità, gradatamente ci abituiamo a conoscere i nuovi arrivati, poi impariamo ad usarne le mille inedite, mirabolanti funzioni e, da ultimo, ce ne impossessiamo rendendoli strumentali ai nostri scopi.

Noi, oggi, siamo chiamati ad uno sforzo anticipatore, per diventare con la massima rapidità, animali digitali, o meglio, come dice lo studioso dei media De Kerckhove, “tecno-barbari”, guerrieri dell’etere capaci di abbandonarsi alla sfera virtuale per commutarne gli effetti nel reale e viceversa. Attraverso questa operazione di fiducia nel mezzo digitale possiamo dar vita ad uno scarto fra il nostro agire e quello della classe dirigente in sella al potere, antiquata, inquisitrice e oppressiva. Dobbiamo, in parole povere, imparare a utilizzare senza remore la rete per renderla “politica” e sfruttarne le potenzialità connettive, mutuarne le nuove strutture sociali partecipative e anti-verticistiche. Laddove costretti, utilizzarla con strategia interdittoria e hackeristica per ostacolare e svelare le malefatte dell’oligarchia al potere.

Tecnobarbarie come strategia e modello di comportamento. Abbandonando ogni timore reverenziale o paura primordiale, perché il male non è nel medium ma nell’uso che se ne fa , come diceva Mc Luhan. “Violentare” i media allora, mancar loro di rispetto, supportare e praticare l’hackering e l’aggregazione attraverso i nuovi strumenti digitali, sfruttando al massimo le potenzialità. Essere noi i dominatori. In questo sta la tecnobarbarie.

Maurizio Gregorini

I cani rosa sono rari?

“I cani rosa sono rari?”. Sembra una domanda semplice, ma un computer avrebbe qualche difficoltà a rispondere. Per “rosa” intendiamo un fiore o un colore? Noi lo sappiamo benissimo, ma i motori di ricerca faticano a cogliere queste sfumature del linguaggio. A superare questa barriera semantica potrebbe essere Composes (Compositional Operations in Semantic Space), il progetto di ricerca sviluppato dal linguista computazionale Marco Baroni presso il Centro Mente/Cervello (Cimec) dell’Università di Trento.

L’equipe del Cimec ha da poco ricevuto un finanziamento europeo (Erc Starting Grants) da 1 milione di euro per mettere a punto degli strumenti in grado di abbattere la barriera semantica che impedisce ai computer di comprendere il linguaggio umano. Al progetto Composes lavoreranno una decina di ricercatori. L’obiettivo è quello di migliorare i motori di ricerca, rendendoli in grado di comprendere il significato di intere proposizioni.

Il gruppo di scienziati del Cimec avvierà uno studio lungo cinque anni per sviluppare dei modelli computazionali in grado di risolvere due problemi fondamentali alla base del Web semantico. Il primo scoglio ha a che fare con la capacità da parte dei computer di capire il significato preciso di migliaia di vocaboli (problema della quantità), mentre il secondo riguarda la possibilità di afferrare il significato di una frase di senso compiuto, anche semplicissima (problema della composizionalità).

Il Cimec ha fissato per gennaio 2015 il rilascio di un primo prototipo di spazio di ricerca semantico, una sorta di preview dei motori di ricerca del futuro, capaci di capire di quali informazioni abbiamo bisogno quando chiediamo loro di “rari cani rosa” o qualsiasi altra informazione che necessita di essere contestualizzata. Insomma, un passo in avanti rispetto a Wolfam|Alpha, il primo caso di motore di ricerca che tenta di risponde a domande poste in modo articolato.

“Ci aspettiamo che Composes abbia un impatto sulla linguistica computazionale e teorica, sulle scienze cognitive e l’intelligenza artificiale”, commenta Baroni. “Sarà il primo sistema a soddisfare i criteri necessari a fare di una macchina un parlante quasi umano, dotato della conoscenza del significato di migliaia di parole, delle regole compositive per creare nuove frasi significanti, e del possesso di quelle che noi chiameremmo intuizioni semantiche, conoscenze del senso comune”.

Galileo.net

Wikipedia o wikiregime?

Dopo poche ore dalla chiusura del caso Vasco Rossi vs Nonciclopedia ecco imperversare un nuovo isterismo collettivo per una rete che si sta lentamente e sinistramente indignando sempre e solo in maniera convulsa e senza alcuna reale ragione nè buon senso. E’ il turno di un altro comunicato di un’altra enciclopedia virtuale, Wikipedia, in merito alla questione del comma 29 del DDL sulle intercettazioni con la conseguente loro autonoma proposta di autosospensione dal servizio con blocco della sua navigazione interna per tutti gli utenti esterni. L’uscita di Wikipedia Italia (che ancora in troppi giudicano ingenuamente come una piattaforma più seria di quella nonciclopedica) pare essere per tempistica e presunta motivazione fin troppo poco casuale. Capisco (pur non condividendo) che si voglia cavalcare l’onda di pseudo-indignazione delle masse sul caso di Nonciclopedia al fine di pubblicizzare su tutti i media anche la loro esistenza (come se non fosse già nota….) al fine di avere facile ritorno d’immagine (e sopratutto di donazioni), ancor meno condivido e comprendo la sottile volontà nei tempi di redigere tale comunicato il quale scambia palesemente un disegno di legge per una legge approvata. Al di là del disegno di legge in questione (assai discutibile e liberticida più per i blogger che per Wikipedia stessa) colpisce (o dovrebbe quantomeno colpire gli osservatori) la reazione e i contenuti politici espressi da Wikipedia Italia nel suo comunicato. Wikipedia Italia e i suoi stessi guardiani hanno sempre accampato come giustificazione della censura preventiva di articoli/voci ai limiti aprioristici sul carattere non auto-promozionale o di uso politico della piattaforma. Ebbene ora di punto in bianco questa si schiera politicamente e lo fa mediante un comunicato scritto certamente non da milioni di utenti, ma da un gruppuscolo di burattinai che gestiscono dietro le quinte tale sito. Il fatto che abbia scelto una forma di protesta assai visibile e mediatica per esprimere un dissenso su un disegno di legge mascherandola per un inesistente quanto ipotetico suo danno futuro, a mio avviso è cosa che dovrebbe far riflettere e scandalizzare dell’intera vicenda. C’è modo e modo per portare avanti legittime istanze e battaglie d’opinione nella società, il metodo e i termini usati dal comunicato risultano del tutto fuoriluogo e assai politicanti. Volendo essere maligni sembrerebbe che il partito delle enciclopedie virtuali voglia scendere in campo… La natura del sito di informazione enciclopedico, non è paragonabile ad un giornale quotidiano, periodico o blog diffuso per via telematica, quindi in teoria Wikipedia non ha alcuna ragione di lamentarsi dall’eventuale approvazione del comma 29 dato che tale enciclopedia operante su una piattaforma internazionale, dovrebbe già basarsi come suo funzionamento su regole deontologiche quale linea di condotta in merito alla pubblicazione e permanenza di voci valide e prive di criticità su persone viventi e non, anche per quanto riguarda il trattamento dell’informazione e dei dati personali dei/sui soggetti pubblicanti e pubblicati, in riferimento alla normativa ed al rispetto delle leggi del paese ospitante. Già oggi Wikipedia è giudicabile ai sensi delle leggi ordinarie in relazione alle informazioni e ai suoi contenuti pubblicati al di là dell’approvazione del comma 29 ove vi fosse nei loro confronti una qualche denuncia, a maggior ragione se si tiene presente che in un enciclopedia le voci dovrebbero essere presenti affermazioni vere e riscontrabili mediante fonti e link esterni quali citazioni. La cosa palesemente surreale di tale loro comunicato (simile per tecnica a quello di Nonciclopedia e per contenuto a quello presente in uno dei tanti blog e siti di indignati o girotondini viola) è il tentativo di voler politicizzare l’enciclopedia per una questione che seppur discutibile sul piano politico, sul piano del funzionamento di Wikipedia Italia non dovrebbe essere di suo interesse in ragione di una sua presunta diversità ed “innata etica” che dovrebbe prescindere dall’approvazione o meno del comma 29 in Parlamento. Ma Wikipedia Italia possiede realmente un’etica nella sua condotta?. La risposta è un lapidario ma motivato: no. Wikipedia Italia ha sì un’etica (se con tale termine si intende il suo atteggiamento caratterizzante la manifestazione del suo agire) ma questa sua etica non è improntata sulla libertà, né come sua difesa né come sua fattuale estensione ed applicazione. Questa enciclopedia nella sua versione italiana è invece eterodiretta da guardiani ideologizzati, i quali si sono nel corso degli anni rivelati sempre più e perlopiù contrari a quegli argomenti inneggianti la libertà, da loro sempre marginalizzati o banditi (nella fattispecie voci sul libertarismo, sull’anti-statalismo e su autori di libero mercato). Al suo interno vige da sempre un sistema di controllo e di filtraggio dell’informazione che non si limita ai casi di vandalismo o danneggiamento dell’onorabilità delle persone a cui sono riferite tali informazioni, ma tende in realtà a manifestarsi sopratutto laddove le pagine/voci rispettano tutti i parametri di pubblicazione e di lecita permanenza sulla piattaforma. Al fine di mantenere il loro status di guardiani dell’informazione, la cerchia di utenti operante ad alto livello presso l’enciclopedia, cerca in ogni modo di eliminare le voci dei nuovi utenti, il tutto entro fittizie accuse di ripetute e presunte violazioni dei regolamenti burocraticamente da loro citati (ma da loro molto spesso neppure letti nei contenuti) al fine di mobbizzare e provocare la reazione furente e di conseguenza il blocco dell’indirizzo IP e del login per vario tempo (dal determinato all’indeterminato) del proprio profilo utente. Peraltro bisogna rilevare da parte di tali indignati promotori di una battaglia contro il decreto della maggioranza sulla restrizione delle intercettazioni, l’uso a mio avviso illegale da parte loro della tracciabilità dell’indirizzo IP dei navigatori registrati tramite login, al fine di bannare o sospendere l’accesso agli utenti in maniera discrezionale ben al di là del lecito. Altro che decreto intercettazioni e libertà della neutrale rete! Wikipedia attua già metodi da Grande Fratello sui suoi utenti! Wikipedia Italia non è quindi né una enciclopedia neutrale, né libera né indipendente né tesa al pluralismo nelle sue voci pubblicate e rese disponibili permanentemente ai suoi utenti. Il comunicato del 4 ottobre 2011 e l’etichetta autoreferente di “enciclopedia libera” risultano essere una pubblicità ingannevole, meritevoli addirittura di una denuncia nelle sedi competenti. Wikipedia Italia è ormai fuori controllo, in balia di un ricettacolo di utenti censori che ne custodiscono il terreno e che si arrogano il diritto di bandire ogni possibile voce su qualsiasi argomento non di loro gradimento. Questo accade sovente nella sua versione italiana, ma ormai di fatto il fenomeno inizia a mostrarsi anche su scala globale a causa della facilità di accesso dei guardiani anche nelle versioni straniere, questi sovente impongono i loro diktat censori anche sul piano internazionale nelle altre versioni dell’enciclopedia, sfruttando il principio dei vasi comunicanti, arrecando un danno diffuso a macchia d’olio, gettando volutamente una cattiva luce e discredito preventivo e conseguente sulla voce tradotta. La censura operata da Wikipedia Italia non lascia però scampo, basta un paio di utenti (magari in accordo tra loro preventivo) contrari ad una tua pagina o al soggetto descritto e scatta inesorabile la proposta di bando (con successiva cancellazione anche della stessa discussione e votazione). E non parliamo di pagine in stile Nonciclopedia piene di farneticazioni prive di senso e di riscontro, parliamo di pagine redatte con link interni ed esterni alle voci e alle note riguardanti articoli di giornali e siti web menzionanti il soggetto o l’argomento proposto. Indicativo del trend è ad esempio, la pagina italiana del Movimento Libertario (simile a quella al momento presente su quella inglese) è stata cancellata non una ma addirittura due volte (a 9 mesi di distanza) negli anni scorsi, in quanto non ritenuta enciclopedica e degna di nota, questo nonostante i numerosi link sia video che di articoli tratti da giornali nazionali e siti web terzi inerenti tale soggetto politico e culturale sia a livello italiano che straniero. La notizia è stata riportata in passato sul sito dell’associazione . Risulta curioso da parte di una enciclopedia che vuole battersi per la libertà della rete la ripetuta censura di una voce enciclopedica di un movimento promotore di libertà individuali, economiche e digitali fuori e dentro la rete. Ma la sedicente “libera enciclopedia del web”, nella sua versione italiana non si è accontentata solo di ciò, ha pure riservato tale trattamento per altre voci in precedenza pubblicate: la pagina dell’associazione Usemlab dell’economista di scuola austriaca Francesco Carbone è stata censurata ben 2 volte e pure Confcontribuenti e Tea Party Italia in passato hanno subito medesimi trattamenti. La pagina del noto opinionista, docente e scrittore libertario, Carlo Lottieri, è stata “processata” dal tribunale dell’inquisizione wikipediana in quanto in odore di “eresia” rispetto al canone di autori e personaggi presenti su tale portale e ben graditi dai guardiani. Tutto questo benché su di essa compaiano soggetti politici, movimenti (a volte fittizi o inesistenti) o sigle di estrema destra ed estrema sinistra aventi un numero di seguito e di influenza ben inferiore a quello di associazioni e soggetti facenti riferimento all’area liberale, liberista e libertaria italiana. Ovviamente da parte mia non voglio contestare la liceità di tale loro presenza su Wikipedia, ma attenzione, se tale diritto di informazione è come tale sacrosanto e tanto rilanciato da Wikipedia Italia in tale loro comunicato, esso deve valere per tutti e non solo per ciò che fa più comodo agli amministratori censori di professione dell’enciclopedia.La cricca o nucleo che ruota e gestisce nell’ombra Wikipedia Italia quotidianamente nei suoi meccanismi interni è tutto tranne che volontaria, essa svolge un vero proprio lavoro retribuito dalle donazioni e dai finanziamenti in entrata di varia provenienza, i quali non risultano essere chiaramente contabilizzati e disponibili come bilancio trasparente pubblico agli utenti e visitatori. Già in passato circolavano voci in rete su possibili interessi economici da parte dei possibili finanziatori di tale piattaforma “””neutrale”””, in particolare per quanto riguarda la presenza e la descrizione di determinate voci presenti nella loro enciclopedia. Spacciare allora Wikipedia Italia come un entità “volontaria e bisognosa” basata sulla partecipazione di improvvisati utenti è solo una mezza verità che nel caso specifico del comunicato rilasciato risulta essere utile al fine di nascondere una grossa menzogna al fine di intenerire i lettori ignari, nascondendo a loro il suo vero funzionamento interno. La voce dell’enciclopedia Wikipedia Italia, allusa nel loro comunicato, appartiene al sindacato facente capo perlopiù ai wikipediani censori retribuiti, i quali hanno tutto interesse affinché tale situazione permanga come tale con tutte le sue criticità, non è la voce di chi è semplice ed occasionale utente. Attaccarsi alla retorica del collettivo e al piagnisteo paraculo nei confronti degli utenti è tipica di una certa propensione ideologica all’omologazione e all’asservimento per determinati interessi in realtà esclusivi. Wikipedia Italia quotidianamente si comporta in termini ben differenti da quanto afferma nel suo comunicato, d’altronde se davvero essa fosse così libera e partecipativa come si afferma nel comunicato, come si sarebbe potuto stendere in tempi così fulminei un documento unitario, pubblicarlo in prima pagina e sospendere autonomamente la navigazione interna a tutte le pagine dell’enciclopedia? Davvero pensate che un singolo improvvisato utente abbia davvero tutto questo potere per farlo? Certo che no!. Quel che i responsabili di tale enciclopedia non hanno scritto nel loro comunicato, tenendolo ben celato, è l’esistenza da sempre di un doppio livello operativo all’interno dell’enciclopedia. Alcuni utenti al pari che nella Fattoria degli animali di Orwell, sono più uguali degli altri nel loro operato e potere interno! Il motivo di tale loro agire è dato da una valutazione delle voci perlopiù politico-ideologica pienamente rientrante nei parametri gramsciani di conquista e controllo dei centri di informazione e di divulgazione del pensiero, ponendo all’indice tutto il resto, all’interno di una logica sostanzialmente tribale conforme al giudizio della comunità dei censori (tramite voto democratico….) e al potere autoconferitosi di discrezionalità operativa. Il meccanismo è quindi simile a quello di un’assemblea studentesca sessantottina virtuale, ed è assai probabile che provengano da tali esperienze psico-attitudinali a livello politico-ideologico, visto il loro culto per tale genere di modalità d’approccio e il livello mistificatorio in chiave argomentativa presente anche nei loro comunicati. La libertà e l’apertura di Wikipedia Italia diventa allora un orwelliano “ignoranza è conoscenza” degno da romanzo 1984 e da scenario di distopia di massa indotta attraverso un sistema mediatico compiacente e teso a divulgare una falsa immagine di cosa sia in realtà tale enciclopedia. Essa risulta piuttosto si caraterizza come un luogo dove le idee sono determinate da una non ben quantificata e qualificata cerchia di utenti, all’interno di una visione assai ideologizzata e tesa all’intimidazione quotidiana verso i nuovi utenti. Tale comportamento fa danno non solo agli autori e contenuti delle voci, ma in primo luogo agli utenti fruitori di tali eventuali possibili voci (anche a livello internazionale), il tutto ben al di fuori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del suo Articolo 27 tanto sbandierato nel loro retorico comunicato quanto sostanzialmente negato da loro medesimi. Su Wikipedia Italia gli autori delle voci non possono essere i medesimi soggetti interessati, questo non solo limita a priori l’accuratezza delle voci redatte (visto che verranno realizzate da altri per non incappare nell’accusa di autoreferenza e di autopromozione) ma di fatto riduce la possibilità di redazione e controllo della qualità e veridicità della voce da parte di persone in grado di realizzarle accuratamente e con un certo grado di comprensione e conoscenza di quanto trattato. A mio avviso accampare la scusa del DDL e del comma 29 come rischio a posteriori da parte di quegli stessi censori, risulta cosa surreale e paradossale, oltreché risibile in relazione ad una pratica da sempre messa da loro in pratica a livello di censura ed eliminazione sistematica delle voci e delle informazioni scomode. Il vero problema in Wikipedia Italia è Wikipedia Italia stessa, la quale non solo ha una struttura interna non in grado di autoregolamentarsi in termini equilibrati ed oggettivi neppure sui propri regolamenti, di conseguenza non punendo i responsabili interni dei frequenti abusi derivanti dal loro potere e del vero vandalismo da loro commesso al suo interno a danno di tutti gli utenti. E’ sempre la solita storia ben nota ai veri promotori di libertà sulla degenerazione delle strutture di potere: chi controlla i controllori? Se Wikipedia Italia fosse una enciclopedia con una stesura tematica da parte di operatori professionali noti al loro interno per competenza e conoscenze sugli argomenti trattati, molte polemiche e censure sarebbero venute a meno, ma siccome Wikipedia non funziona come una realtà anarco-capitalista, ma perlopiù demo-fascio-progressista è evidente che tali problematiche possano solo degenerare nel corso del tempo. Il progetto di Wikipedia e del suo fondatore (l’oggettivista randiano Jimmy Wales) è da tempo già fallito negli intenti deragliando dai suoi scopi ed intenzioni originarie, questo benché Wikipedia come brand continui ad occupare grazie ai media compiacenti e alla sua rendita di fama, una posizione di egemonia dell’informazione sul web, la quale come abbiamo descritto risulta essere oltreché controproducente sul piano dell’offerta e della vera circolazione libera del sapere, ulteriormente negativa in relazione ai modi di divulgazione e controllo del sapere operata al suo interno. Il fallimento dell’enciclopedismo universale e dell’utopia open della raccolta concentrata del sapere e della sua conoscenza è storia (e presunzione) dei secoli passati che ancor oggi arreca danni. Qualora Wikipedia dovesse chiudere sarebbe solo una inesorabile legge del contrappasso da loro subita dopo aver a lungo abusato del loro potere e rilevanza. Il futuro non è di Wikipedia e del suo collettivismo elitista spacciato come “friendly e neutrale” sulle voci pubblicate (o negate), il futuro della conoscenza è nelle future enciclopedie telematiche che prenderanno presto o tardi piede sulla rete soppiantando il Moloch wikipediano. Già oggi esistono ottimi esempi in crescita di siti informativi, tali piattaforme sono vere e proprie enclavi di sapere volontarie, basati su fonti e partner affidabili, peraltro operanti sul programma MediaWiki (ironia della sorte) medesimo a quello di Wikipedia. Tra le tante ricordiamo: Lpedia per quanto riguarda i partiti libertari d’Oltreoceano, Liberpedia , MisesWiki per quanto riguarda l’ambito di scuola austriaca,e per i conservatori Conservapedia. Ovviamente a fianco di queste stanno sorgendo o sono già presenti in varie lingue, esempi di enciclopedie inerenti ai temi più variegati che per varie ragioni non trovano spazio adeguato su Wikipedia. Chi ama la libertà per principio dovrebbero essere favorevoli sempre alla libertà di scelta, nel volontariato e nella crescita di nuove enciclopedie online alternative a Wikipedia. Il servizio che offre Wikipedia è già oggi offerto da molte altre mini-enciclopedie meno note ma ugualmente valide, voler difendere la prima preconcettualmente significa solo fare una scelta di campo che delegittima il principio del pluralismo e la possibilità di affermazione delle seconde entro l’ambito della libera circolazione delle idee. Difendere Wikipedia Italia e il suo illiberale monopolio informativo vigente non è cosa positiva in primo luogo al sapere e alla conoscenza, significa sottovalutare il potenziale delle altre numerose nuove enciclopedie online presenti, significa accontentarsi dello status quo rinunciando a priori ai benefici potenziali della concorrenza e del libero mercato delle idee. La libertà di espressione da difendere è cosa ben diversa da una mera operazioni di propaganda politica e di marketing, in quanto un diritto naturale non si può ridurre ridurre alla difesa retorica quanto promozionale di un solo brand enciclopedico. Il vero diritto di espressione e di libertà dell’informazione da difendere risiede in queste nuove realtà informative aventi una trattazione monotematica sull’argomento in tutti i suoi aspetti molto spesso più obbiettiva ed aggiornata rispetto a quella presente su Wikipedia. Se si vuole essere coerentemente per la libertà di informazione bisogna inevitabilmente auspicare maggior concorrenza informativa e più libero mercato delle enciclopedie online. E’ quindi auspicabile la spontanea secessione degli utenti da Wikipedia e il suo ridimensionamento, al fine di promuovere tali nuove realtà o realizzarne di nuovi sul mercato dell’informazione e della divulgazione, quali contenitori di contenuti più vicini alle vere richieste degli utenti della rete.

Luca Fusari