Arricchimento culturale rumeno

MILANO – Momenti di paura sul treno Frecciarossa 9530 Roma-Milano. Un uomo, di nazionalità romena, che viaggiava senza biglietto, scoperto dal personale Fs, ‘ha preso in ostaggiò una donna puntandole un coltello sotto la gola e intimando a passeggeri e personale ferroviario di allontanarsi.
L’ARRESTO – La vicenda, per fortuna, si è conclusa senza conseguenze, perchè l’uomo si è arreso e, una volta che il treno è arrivato nella vicina stazione di Bologna, è stato ammanettato dalla polizia ferroviaria, precedentemente avvertita. L’uomo ha minacciato la passeggera per circa 15 minuti, ma senza fare alcuna richiesta precisa. Mentre la carrozza n. 11 era ormai vuota, salvo la presenza di due controllori che assistevano alla scena mantenendosi a distanza ma pronti ad intervenire.
«ERA IMPAURITO» – La donna ha sempre mantenuto la calma e ha cominciato fin dall’inizio a parlare con l’uomo: «In realtà era molto impaurito e sembrava sinceramente innocuo, più che altro confuso», riferisce la donna all’Adnkronos. «Man mano che gli parlavo mi sono resa conto che non intendeva farmi del male, anzi -aggiunge- ho dovuto rassicurarlo sul fatto che una volta sceso nella stazione ormai vicina non gli avrebbero fatto del male». Appena arrivati a Bologna l’uomo è stato ammanettato senza opporre resistenza e portato via dalla polizia.

Caos stranieri

MILANO – S’erano iscritti in 17, 15 sono stranieri (la burocrazia è ferrea e disinteressata alle storie umane, quindi nulla conta che 13 di quei bambini siano nati in Italia, e che molti di loro in Italia abbiano frequentato l’asilo), comunque quella classe di prima elementare non si farà: «Troppo pochi gli iscritti e troppi stranieri tra loro», hanno deciso qualche mese fa i dirigenti della scuola milanese. Ora i genitori di quei bambini sono andati in Tribunale e hanno denunciato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, per un’ipotesi di discriminazione. Se i bambini fossero stati tutti italiani, sostengono, quella classe non sarebbe mai stata soppressa. Quel che rende questa storia in qualche modo simbolica, rispetto ad altre, è che si parla della scuola di via Paravia, a Milano, nel quartiere San Siro, che a molti evocherà soltanto Inter e Milan, ma che è anche una zona di case popolari con densità di immigrati altissima. E che, forse per la prima volta in Italia, un paio d’anni fa, in quell’istituto c’è stata una classe di soli stranieri. Ecco, visto che la prima di quest’anno (quella soppressa) era l’unica, il fatto che non sia stata formata potrebbe significare la fine, la chiusura della scuola. Una scuola che entrerà comunque nella storia sociale di Milano, perché è stata la vera trincea-laboratorio del tema immigrazione tra i bambini.
«NO CLASSI GHETTO» – Ieri il ministero, in una nota, ha confermato «la volontà di proseguire sulla strada dell’integrazione». Ha aggiunto che «non si favorisce l’inserimento degli immigrati se si creano classi-ghetto frequentate solo da alunni stranieri». Questa è la soluzione per via Paravia, già decisa in primavera e raccontata sulle pagine del Corriere tra marzo e aprile: «I bambini sono stati trasferiti nelle scuole vicine, per essere inseriti in classi in cui possano interagire con i coetanei italiani». C’è un tetto, fissato dal ministero, che prevede massimo un 30 per cento di bambini stranieri. A San Siro, come in tutte le altre città italiane, quel tetto che vale per le classi non ha ovviamente significato nel quartiere. E quindi una scuola rischia di trasformarsi in ghetto perché quella stessa cosa è già successa in moltissimi palazzi popolari della zona. In una situazione del genere, quella scuola, la «Lombardo Radice», ha sempre rivendicato con un certo orgoglio (che i polemici considerano «ideologico» e i sostenitori «civile») di «non rifiutare nessuno».
I LEGALI – «La non formazione di una classe basata sulla eccessiva presenza di stranieri costituisce uno svantaggio determinato dalla nazionalità», affermano i legali di «Avvocati per niente», associazione che sostiene la classe mai nata. E raccontano che 13 di quei bambini, nati in Italia, la scuola materna l’hanno frequentata a Milano, conoscono l’italiano e non hanno problemi di «competenza linguistica». Due genitori, Yajaira Guerrero, dominicana, e Claudio Pallotta, milanese, hanno iscritto il loro bambino in via Paravia e hanno raccontato al Redattore sociale che il figlio, nato in Repubblica Dominicana e arrivato in Italia a soli due mesi, «ha frequentato la scuola materna a Milano. Non parla altra lingua al di fuori dell’italiano».
LA RIORGANIZZAZIONE – Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, Giuseppe Petralia, aggiunge però che «è in atto una riorganizzazione delle scuole, se ci sono pochi alunni le classi vengono spostate in altro complesso e così è stato in via Paravia». Quindi nessuna discriminazione, «nessun razzismo – conclude il responsabile dell’Ufficio scolastico della Lombardia, Giuseppe Colosio – anzi, al contrario: proprio perché crediamo nella scuola dell’integrazione non riteniamo opportuno formare classi di soli stranieri».
Federica Cavadini, Gianni Santucci

Dettare legge in terra straniera

Lampedusa – Giornata di proteste a Lampedusa dove circa 150 immigrati tunisini, sbarcati nelle scorse settimane sull’isola, sono scappati ieri pomeriggio dal centro di prima accoglienza. In un video, diffuso da YouReporter.it, si vedono chiaramente gli uomini fuggire dalla struttura di contrada Imbriacola. Poi i tunisini si sono trovati sul molo Favaloro a manifestare, bloccandone l’entrata. Alcuni di loro chiedevano a gran voce di lasciare “al più presto” Lampedusa, senza essere impatriati. Nella notte i migranti si sono pacificamente fatti riaccompagnare all’interno del centro di accoglienza a bordo di pullman.
Sassaiola nel centro. Nel Cpa però vi sono stati poi altri disordini e un carabiniere ed un finanziere sono rimasti feriti, non gravemente, durante una fitta sassaiola. Solo in tarda notte, è tornata la calma all’interno del centro dove sono stati impegnati tutti gli uomini disponibili di carabinieri e guardia di finanza per sedare la rissa. La protesta degli immigrati è nata dopo che alcuni di essi hanno ricevuto telefonate da compagni che erano stati rimpatriati in Tunisia.

Leggi e magistrature italiche

«È chiaro. Si sta avverando quello che Oriana Fallaci aveva già previsto: la trasformazione dell’Europa in Eurabia. L’invasione degli immigrati ci sta schiacciando. Si sottraggono alle nostre leggi fondamentali. Non possiamo restare a guardare in silenzio. Io almeno non lo farò». Daniela Santanché è furiosa. Davanti al caso del senegalese bigamo che è riuscito a portare in Italia la seconda moglie, il sottosegretario all’Attuazione del programma ha intenzione di dare battaglia.
Corriamo il rischio di bigamia anche in Italia? «Ma non scherziamo. Qui ci sono i diritti fondamentali delle nostra civiltà da difendere, ci sono i diritti delle donne. Il matrimonio è fondato sull’unione tra uomo e donna. È un concetto da difendere con le unghie e con i denti».
È preoccupata? «Altroché. Qui di fatto si è aperto alla bigamia. Ma quello che mi terrorizza è l’atteggiamento di certi italiani, a partire dai sindaci di sinistra come Pisapia che vuole mettere una moschea in ogni quartiere di Milano. La tolleranza deve andare di pari passo con il rispetto delle leggi. Chi non rispetta la nostra Costituzione deve andarsene».
Ma come è stato possibile? «È chiaro che questo senegalese è stato furbo a sfruttare un buco del sistema. Una distrazione prima da parte del Comune e poi dell’ufficio immigrazione. E lui ha provato a prendere in giro queste regole. È inammissibile».
Eppure lui ha chiesto e ottenuto il ricongiungimento famigliare. Che la nostra legge prevede. «Ecco appunto. Tocchiamo un altro tasto dolente. A parte che c’è un’incongruenza di fondo. Se nel suo Paese può sposare fino a quattro donne che facciamo le accogliamo tutte? Chi può stabilire quale delle tante far venire? Rischieremmo di trovarci davanti ad un califfato di fatto dove le leggi verrebbero messe da parte. Ripeto: questa è una deriva pericolosissima. Io mi batterò affinché il ricongiungimento venga sospeso».
Vuole cancellare il ricongiungimento famigliare? «Sì, non possiamo più permettercelo».
Colpa della crisi? «Anche. In un momento di grave difficoltà non possiamo più pagare per tutte le miserie del mondo. Il finto buonismo deve lasciare spazio ad un realismo evidente: i mezzi finanziari scarseggiano. Basta pagare pensioni e sanità alle numerose famiglie di immigrati che hanno chiesto e ottenuto il ricongiungimento famigliare».
E allora che fare? «Io parlerò subito con il ministro Maroni, per chiarire e per fare in modo che questi «incidenti» non succedano più. Ma lancio anche una sfida alle donne di sinistra e chiedo: se non ora quando? Se non iniziamo ora a difendere i diritti delle donne, allora quando? Forse aspettiamo che arrivi il califfato?».

Ricongiungimenti familiari e bigamia. In senegal? No, in italia

Treviso – La poligamia non è legale in Italia, ma un senegalese è riuscito ugualmente a portare nel Paese entrambe le sue mogli. In un primo momento l’uomo, giunto in Italia a lavorare nel trevigiano, ne ha portata solo una (la seconda) che si è ritenuta la favorita. Ma grazie ai ricongiungimenti familiari, il 45enne – in Veneto da una decina di anni, residente a Treviso e perfettamente inserito – ha portato in casa anche l’altra moglie e la prima, sentendosi “tradita”, carte alla mano ha fatto emergere la storia di bigamia.
Nessuna denuncia. Dalla seconda moglie l’uomo ha avuto anche due gemelline che hanno otto anni e sono regolarmente riconosciute e inserite con la loro mamma nel nucleo familiare. Dalla prima moglie – quella arrivata solo da poco in Italia – ha avuto due figli maschi di 15 e 16 anni. La moglie più giovane però, non ha ha retto all’affronto di vedersi in casa una “concorrente” e si è rivolta alla Questura. Ora sarà l’ufficio stranieri a dover dirimere la vicenda dal punto di vista legale.L’uomo intanto, non rischia denunce perchè le due procedure di ricongiungimento risultano lecite.

Il profugo col bisogno di stuprare

Molti di loro, non sono profughi bisognosi d’aiuto, sono solo animali paraculi…

MILANO – Un profugo ghanese di 23 anni ha inseguito aggredito e violentato una donna di circa 50 anni che stava tornando a casa in bicicletta a Chiavari (Genova). L’hanno arrestato: e quello che ha fatto, oltre a essere un crimine contro quella donna, è diventato un crimine anche contro la società che ha accolto lui, profugo, che con altri migranti è scappato dalla sua terra per cercare la pace. Prima a Lampedusa, poi nel centro della Croce rossa a Chiavari.
L’AGGRESIONE – Per questo, adesso, a Chiavari e in Liguria scoppia una polemica che rischia di diventare pericolosa. I fatti sono quelli sempre terribili di una violenza sessuale: la donna sta andando in bicicletta lungo il fiume Entella, a Chiavari. Sono le 14,30. Lui la vede, la insegue, la fa cadere e le è addosso. Le strappa pantaloncini e biancheria, le frattura la mano, la violenta ma una donna, un’altra donna, interviene e lui scappa. Assistita la vittima e chiamata la polizia diventa caccia all’uomo: gli uomini del commissariato di Chiavari e personale della squadra mobile di Genova raccolgono le prime testimonianze. Una ragazza si fa avanti e dice alla polizia che un ragazzo di colore verso mezzogiorno l’ha molestata ma è stato messo in fuga da un passante.
L’IDENTIFICAZIONE – I poliziotti trovano anche una videocamera di sorveglianza che ha registrato le immagini della fuga dell’uomo. Le immagini vengono mostrate alla vittima che si trova all’ospedale. Viene identificato: adesso quel ragazzo ha un nome e una storia: arrivato con i barconi della disperazione a Lampedusa nel maggio scorso, era stato trasferito nel centro di accoglienza di Chiavari in base alla risposta di solidarietà che la Liguria ha dato in nome dell’ accoglienza. La polizia va al centro della Croce rossa ma lui se n’è andato: ha lasciato gli abiti che gli avevano procurato. Ci sono tracce biologiche e i vestiti vengono sequestrati. Lo cercano: tutto il paese lo cerca. E infine lo trovano, di sera, nel centro storico. Scattano le manette per violenza sessuale aggravata e lesioni personali.
LE POLEMICHE – Il suo gesto rischia di inficiare quella volontà di pietà, di generosità che tutta la Liguria ha avuto nell’accogliere i migranti. «Con tutti gli sforzi che il mondo del volontariato, i sindaci, le istituzioni e le forze dell’ordine stanno facendo per far fronte all’emergenza profughi – ha detto l’assessore regionale Lorena Rambaudi -, di fronte a fatti del genere bisogna agire duramente. Spero che dopo una giusta condanna sia espulso dal paese». E mentre la Lega nord dice basta al «buonismo» arriva la notizia che altri 40 migranti arriveranno la prossima settimana a Genova. In fondo, sarà questa la risposta migliore a un crimine così vigliacco.

Expo musulmano

In tutto ciò, quello che fa più ridere (o piangere, tutto dipende da come la si guarda), è la lega che minaccia di dare battaglia… Ultimamente le minaccie della lega sono cadute tutte a vuoto. Vedi l’afflusso biblico dalle coste africane e vedi l’accoglienza forzata di clandestini in italia… Un detto recita “can che abbaia non morde” e la lega non c’ha manco i denti, anche se volesse mordere. E, saranno pure provocazioni, ma intanto… “con le vostre leggi vi conquisteremo”, passo dopo passo ormai si stanno conquistando un mondo che non gli appartiene modificandolo e cambiandolo a loro misura. E’ l’islamizzazione italiana. Sapevano i nostri cari governanti che sarebbe finita così… eppure, non hanno fatto niente.
Bologna – “Faremo di tutto per contrastarlo”. Angelo Alessandri, deputato leghista, è appena tornato da Roma e già deve affrontare una “battaglia” spinosa. Alcuni giorni fa il vicepresidente dei Giovani musulmani d’Italia, Ahmed Abdel Aziz, ha rivelato che a dicembre Bologna ospiterà “forse il più grande della storia dell’Islam in Italia”. Si tratta dell’Expo musulmano. Se dovesse andare in porto, sarà sicuramente il primo mai realizzato nel Belpaese.
Una provocazione. Al quartiere generale della Lega Nord non hanno alcun dubbio. Le prime indiscrezioni su una kermesse islamica, di cui non si conoscono né la durata né la portata, fanno già discutere. “In questi giorni – spiega Ahmed Abdel Aziz – siamo impegnati nella pianificazione di un grande evento, forse il più grande della storia dell’Islam in Italia, che dovrebbe avvenire il prossimo dicembre a Bologna”. Al momento il vicepresidente dei Giovani musulmani d’Italia non vuole sbilanciarsi troppo né dare qualche dato più chiaro. Resta l’idea da parte degli organizzatori di “dare vita a un evento simile a quelli che organizzano i musulmani in Francia”. Non solo. “Abbiamo deciso però che dovrà essere un Islam Expo da organizzare a cadenza annuale nel mese di dicembre, a cavallo ciò tra il vecchio e il nuovo anno – continua Ahmed Abdel Aziz – per questo progetto i Giovani musulmani d’Italia stanno coinvolgendo decine di associazioni islamiche locali e nazionali”. Il rischio è proprio quello di avere una kermesse capace di polarizzare su Bologna le comunità islamiche d’Italia che contano più o meno un milione e 600mila fedeli. Un trampolino di lancio per formare i più giovani (circa il 35 per cento del totale) e lanciarli nel mondo della politica. “Non siamo impegnati solo in iniziative di carattere religioso e culturale, abbiamo deciso anche di impegnarci per permettere ai ragazzi di avvicinarsi alla politica”, spiega Ahmed Abdel Aziz che sta organizzando una conferenza per fine settembre a Milano sui nuovi leader del futuro. Ed è proprio nel capoluogo lombardo che i Giovani musulmani incontreranno il sindaco Giuliano Pisapia per discutere della costruzione delle “moschee di quartiere”. Altri esponenti dell’organizzazione stanno, invece, organizzando sempre per settembre una serie di incontri a livello locale in diverse città d’Italia con i rappresentanti istituzionali. Per quanto riguarda Bologna, la Lega assicura che farà di tutto per bloccare l’Expo islamico. “Se Virginio Merola, l’uomo della grande moschea, si permette di andare avanti di questo passo – tuona Alessandri – siamo già pronti a fermarlo. Se la sinistra ha bisogno di questi ‘nuovi italiani’ per aumentare il proprio elettorato, di sicuro non è nelle priorità di Bologna l’avere un Expo musulmano”.

L’europa degli idioti

L’Europa degli idioti di Dragos Kalajic
Un’analisi di Dragos Kalajic, intellettuale e politico serbo, del presente e del futuro dell’Unione Europea e dei sistemi macchinosi che hanno ormai incatenato il suo popolo in una concezione “democratica” che non appartiene alla sua storia.
L’oggetto principale di questa nostra analisi è il carattere che conforma la nostra Europa legale, ossia le sue (pseudo) élites e i suoi forti poteri economici, politici, culturali e mediatici. Lo spaccato su cui si indirizza questo esame è proprio quello che permette la più completa conoscenza di questo “carattere”: la questione dell’immigrazione. E’ un fatto che le ondate di immigrati dal Terzo e dal Quarto mondo che si abbattono sull’Europa siano sempre più frequenti, alte e minacciose. Di queste ondate sono vittime i disperati sudditi dell’ultima e peggiore forma di colonialismo e di usura: la cosiddetta economia del debito, che ovunque provoca miseria e fame. Questi flussi migratori assumono le magnitudini di una vera e propria invasione d’Europa. Se un tale processo non perderà forza e consistenza, e se la Turchia entrerà nell’area mercantile chiamata Unione europea, tutto indica e fa prevedere che già entro questo secolo gli Europei perderanno la propria patria e diventeranno una minoranza etnica nella loro propria terra, decomponendosi e scomparendo nell’oceano grigio-nero dei diversi.
Dunque, se tutto andrà avanti come oggi, si confermeranno le previsioni dell’osservatore turco Nazmi Arifi sulle conseguenze demografiche dell’entrata della Turchia nell’Unione europea, esposte una quindicina anni fa, sulle pagine del Preporod, la stampa portavoce dei musulmani di Bosnia ed Herzegovina: “L’Europa è cosciente del potenziale turco, l’Europa è cosciente della moltitudine turca. L’Europa guarda alla Turchia come ad un paese che ha potenzialmente duecento milioni d’abitanti. (Sono calcolati anche un centinaio di milioni di turcofoni dell’Asia centrale, ai quali il governo di Ankara, fedele al panturchismo, offre la cittadinanza turca oggi e offrirà quella europea domani, nota di D.K.) È logico che l’Europa non ostacolerà la Turchia. E prevedibile che, dopo dieci anni (dall’ingresso della Turchia nell’Unione europea, nota di D.K.) metà degli abitanti dell’attuale Europa occidentale saranno musulmani per una serie di cause quali: l’alta natalità dei popoli musulmani, la consistente immigrazione proveniente da paesi di religione musulmana, la caduta verticale delle natalità dei popoli europei, le conversioni all’Islam. Tutti questi sono fatti che l’Europa, volendo o non volendo, deve accettare”.
Adesso è chiaro anche agli occhi più semplici e creduli che si sono dimostrate false ed ingannevoli le formule di soluzione del problema immigratorio – instancabilmente prodotte dalle (pseudo) élites politiche – a cominciare dal progetto paternalistico di “assimilazione”, degli anni settanta, per passare poi al modello non meno ottimista e fallace dell’“integrazione”, fino ai recenti ideali mondialisti di una “società multirazziale” e “multiculturale”. In questo caso le (pseudo) élites che dominano l’Europa hanno dimostrato la propria debolezza fondamentale, la tendenza ad abbandonarsi alle superstizioni del razionalismo liberale, particolarmente alla convinzione che con l’uso delle sole parole è possibile non solo spiegare, ma anche domare la realtà, con tutte le minacce che contiene. In realtà di “assimilazione”, “integrazione” e “società multiculturale” – “che ci arricchisce” – è possibile discutere solo là dove è in questione una minoranza razziale o etnica che non minaccia la maggioranza. L’esperienza storica ci dimostra che questi rapporti pacifici vengono stravolti là dove la minoranza cresce in modo tale di minacciare il predominio della maggioranza, anche nel senso della legge di selezione naturale.
La specie più forte sospinge e alla fine elimina la specie più debole. E’ per questo motivo, all’inizio del periodo neolitico, che la massa del tipo d’uomo detto mediterraneo gracile, basso, brachicefalo, con scheletro fragile e pelle olivastra – che aveva conquistato il Rimlend mackinderiano, dall’India fino alle Isole britanniche, dedicato all’agricoltura ed ai culti della Madre Terra – era riuscita completamente ad assorbire o eliminare gli indigeni europei, l’uomo di Cromagnon, alto, forte e robusto cacciatore. Solo alcuni millenni dopo i discendenti dell’uomo di Cromagnon, i nostri progenitori, sono ridiscesi dagli altipiani caucasici dove si erano rifugiati, nell’Europa per riconquistare la patria perduta. Furono quelle ondate di popoli indoeuropei ad emergere vittoriosi grazie all’arte della guerra.

Migrazione biblica

Ore di fuoco nel mare di Lampedusa. Centinaia di immigrati stanno arrivando sull’isola nelle ultime ore. Diciotto migranti sono stati rintracciati la notte scorsa dai carabinieri: alle 4.10 sono stati notati quattro algerini, alle 4.30 undici minorenni tunisini e alle 6.05 tre libici. Non si sa ancora se i 18 migranti siano sbarcati, perché non sono state viste imbarcazioni. Quindi si sta cercando di accertare se possano essere fuggiti dal Centro d’accoglienza. Il direttore del Centro di contrada Imbriacola, Cono Galipò, esclude una fuga: “Dal Centro non è scappato nessuno, neppure dalla ex base Loran – spiega Galipò – quindi forse potrebbero essere sbarcati”. Sono invece 320 i migranti arrivati stamattina sull’isola. Si trovavano a bordo del barcone intercettato a mezzo miglio da Lampedusa e accompagnato sull’isola dalla Guardia di Finanza. Il comando generale delle Capitanerie di Porto fa sapere che tra di essi vi sono 35 donne e 11 minori.
Un altro barcone carico di migranti è stato avvistato da un velivolo della Guardia costiera 53 miglia a sud di Lampedusa. A bordo un centinaio di persone, arrivate in tarda serata. Un peschereccio ha avvistato un’altra imbarcazione con 200-250 immigrati a 16 miglia a nord ovest di Pantelleria. L’imbarcazione è diretta con ogni probabilità a Mazara del Vallo. Una motovedetta della Guardia costiera è già in navigazione verso la zona per accertare le condizioni di navigabilità del barcone. Il governo, intanto, ha deciso di estendere lo stato di emergenza, dal momento che non solo dal Nord Africa, ma anche da altre zone di quel continente potrebbero arrivare flussi massicci di migranti sulle coste italiane. Un decreto del premier Silvio Berlusconi pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale estende ad altri Paesi africani lo stato di emergenza umanitaria disposto lo scorso 7 aprile per “l’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa”. Il decreto – proposto dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli – richiama la nota con cui il “Commissario straordinario della Croce Rossa italiana ha rappresentato la gravissima situazione in cui versa il Corno d’Africa in cui è in atto la peggiore crisi umanitaria degli ultimi 60 anni”.
Rileva inoltre che “oltre 12 milioni di persone tra Somalia, Etiopia, Kenya, Gibuti e Uganda sono state colpite dalla carestia” e questa situazione di emergenza “si sta allargando ad altri Paesi limitrofi”. Questo contesto critico, si legge nel provvedimento, “rischia di aggravare ulteriormente la situazione di emergenza in atto nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa”. E’ stato quindi ritenuto “necessario avviare ogni iniziativa utile ad assicurare le attività di soccorso”. Servono “misure di carattere straordinario ed urgente finalizzate ad assicurare le necessarie forme di assistenza umanitaria nei territori del continente africano, assicurando nel contempo l’efficace contrasto dell’immigrazione clandestina nel territorio nazionale”. Il decreto definisce “ineludibile” l’esigenza di “assicurare l’urgente attivazione, in coordinamento con il ministero degli Affari esteri, di interventi in deroga all’ordinamento giuridico, sicché si impone l’estensione della dichiarazione dello stato di emergenza adottata” lo scorso 7 aprile.

Intanto altrove… esattamente in francia si decide che… (e magari è solo propaganda elettorale)

Adesso l’Europa chiude le porte agli stranieri I muratori? Se sono immigrati niente visto di Gabriele Villa

Autodifesa. Difficile definirla in altro modo. Anche se qualcuno adesso comincerà a parlare di sciovinismo, razzismo e quant’altro. Resta il fatto che la Francia dalle “generose” grandi aperture agli immigrati (tranne quelli che vi arrivano, passando per l’Italia, vi ricordate le tensioni al valico di Ventimiglia?), la Francia che, ogni due per tre, dà lezioni di buone maniere all’Italia, ha deciso di cominciare a chiudere un po’ di porte e un po’ di finestre in faccia agli extracomunitari, in cerca di un lavoro regolare Oltralpe. La misura, ventilata già dalla primavera e tradotta in legge ieri, prevede una drastica riduzione, da 30 a 14, del numero di mestieri aperti ai non europei, che danno diritto al permesso di soggiorno. Le restrizioni più importanti riguardano l’informatica e l’edilizia. Giusto per fare un paio d’esempi: i muratori e i capi cantiere non saranno più ammessi, mentre restano in gioco, anche per gli immigrati, altri lavori come la vendita a distanza, la lavorazione del legno e del vetro, la chimica farmaceutica, la manifattura di prodotti elettrici ed elettronici.

In buona sostanza, lo scopo «ufficiale» è quello di mantenere accessibili quei mestieri per i quali resta difficile trovare candidati tramite gli uffici di collocamento (che contano oggi in Francia 4 milioni di iscritti) ma l’altro obiettivo, nemmeno tanto recondito, resta quello di ridurre il numero di permessi di soggiorno (circa 20.000 nel 2010), concessi per motivi di lavoro. Un piano ben preciso, che rientra nella politica del governo di tagliare l’immigrazione legale portandola da 200 mila a 180 mila persone all’anno. La «stretta», anche se esclude gli immigrati già residenti in modo stabile in Francia ed i Paesi, come la Tunisia ed il Senegal, con i quali la Francia ha accordi specifici in materia di flussi migratori, ha già sollevato polemiche. L’opposizione l’ha definita «una mossa politica in vista delle presidenziali del 2012», ma non è un mistero che la destra di Nicolas Sarkozy stia facendo della politica dell’immigrazione, legale e no, il cavallo di battaglia della campagna. Il ministro degli Interni, Claude Gueant, ha infatti più volte ribadito di voler ridurre il numero degli immigrati «legali», che entrano in Francia per lavoro, studi o per raggiungere la famiglia mentre per quanto riguarda i clandestini, ha annunciato nei giorni scorsi 17.500 espulsioni nei primi sette mesi del 2011. C’è da aggiungere che la Francia in questa manovra di «autodifesa» non è sola. É ancora fresca la brusca retromarcia, innescata dalla Spagna che, sempre «per motivi di sopravvivenza», dati i livelli allarmanti della disoccupazione nel Paese, ha ottenuto il via libera della Commissione europea e potrà quindi bloccare alla frontiera gli immigrati rumeni in cerca di occupazione. É la prima volta che nell’Unione viene adottato un provvedimento che limita in questo modo la circolazione dei lavoratori tra Stati membri. La preoccupazione iberica si era già manifestata il 22 Luglio, quando Madrid aveva annunciato limitazioni per i lavoratori del settore agricolo, impegnati nelle attività stagionali. Solo sei giorni dopo, il 28 luglio, il governo Zapatero ha notificato a Bruxelles la richiesta di poter sospendere anche l’ingresso di tutti i lavoratori rumeni e per tutti i settori, considerata la grave crisi occupazionale (il tasso ha raggiunto il 21% contro il 9,9% della media dell’Eurozona e il 9,4% dell’Unione) e Bruxelles ha dato il permesso. Se è vero che quasi un giovane spagnolo su due è disoccupato è anche vero che quella dei rumeni in Spagna è la comunità che più continua a crescere: dal 2006 i rumeni presenti sono quadruplicati, e solo nel 2010 ne sono arrivati 33 mila. Oggi più di 300 mila residenti rumeni pagano i contributi sociali e 50 mila ricevono un sussidio di disoccupazione.

E, per concludere, un altro segnale di forte preoccupazione è arrivato nei giorni scorsi anche dalla placida e multi culturale Olanda che ha affidato a Henk Kamp, ministro per gli Affari sociali e il lavoro, un improvviso ultimatum per rimandare a casa con decreto d’espulsione, i polacchi ospiti nel Paese, ma disoccupati da più di tre mesi: «Dobbiamo sbarazzarci degli immigrati che non sono capaci d’integrarsi ma pretendono di vivere a lungo qui da noi», ha tuonato Kamp. Della serie: pochi giri di parole, ma un giro di vite.

Punti di vista su Londra

“Abbiamo creato una cultura delle gang violenta, sessista, omofobica e razzista; è una vergogna che cadrà sui multiculturalisti bianchi”. E’ durissimo uno degli editor del Daily Telegraph, Damian Thompson, sui roghi e le rivolte di Oxford Circus, Edmonton, Tottenham ed Einfield. Comunità britanniche dove vige la common law, ma germina da anni anche la violenza sulle donne tipica di culture non occidentali, il delitto d’onore, la poligamia, la morte per apostasia e omosessualità. Secondo Roger Scruton, massimo intellettuale conservatore del Regno Unito, docente di Filosofia a Boston e alla St. Andrews, la colpa è del “curriculum multiculturalista”. “Lo sapevamo che sarebbe successo, l’integrazione è stata una ideologia semi religiosa, ma non ha funzionato”, dice Scruton al Foglio. “I multiculturalisti hanno sempre negato la connotazione identitaria, perché avrebbe frammentato il multiculturalismo. Coloro che hanno difeso la prima persona plurale della nazione sono stati attaccati in quanto ‘fascisti’, ‘razzisti’, ‘xenofobi’, ‘nostalgici’ o, nel migliore dei casi, ‘little englanders’. Lo avevamo già visto anche in Francia con il ‘mob rule’ delle banlieue. Nelle nostre città i giovani crescono in ghetti isolati, in un ordine politico schizzato, vogliono affermarsi contro la società, mai per essa. In Italia non è ancora successo, ma potrebbe accadere se non avverrà una integrazione corretta. L’islamismo tende a infiammare questo scontro per costruire una retorica anti occidentale, ma in questo caso è stato soprattutto un fallimento interno alla nostra società. Provo orrore e tristezza per come abbiamo distrutto il vecchio curriculum, dicevano che era monoculturale, che perpetuava l’idea della civiltà occidentale come superiore, che era patriarcale, il prodotto del maschio bianco europeo che aveva perso autorità. Ci avevano insegnato a vivere in un ambiente amorfo, nella città postmoderna aperta a tutte le culture. Ogni cultura avrebbe dovuto crescere nel proprio spazio, per godere dei frutti della cooperazione sociale e di un sistema educativo in cui la cultura maggioritaria avrebbe dovuto essere marginalizzata. Tutto quello che invece il multiculturalismo ha sancito è stata la distruzione della cultura pubblica condivisa e il diritto al rispetto, creando un grande vuoto. Il risultato è stato il relativismo”.
Scruton ne ha anche per i conservatori al governo. “La leadership di Cameron deve dimostrare di avere una cultura nazionale. Questo è il motivo per il quale Richelieu si era appellato ai francesi per far prendere in considerazione innanzitutto la loro fedeltà alla nazione, con lo scopo di superare il conflitto tra cattolici e protestanti. I conservatori inglesi da sempre sono considerati i guardiani della cultura nazionale, ma da anni sono stati anche loro intimiditi dalla correttezza politica. Michael Gove, il ministro dell’Educazione, sta cercando di fermare il multiculturalismo, ma a livello nazionale non c’è stata alcuna visione ideologica e intellettuale. Se Cameron ha davvero come modello Polly Toynbee (commentatrice liberal del Guardian, ndr), allora siamo persi. I politici sono sempre tragici quando cercano di essere ‘nice’”.