L’Italia agli Italiani

Se avessimo bisogno di una prova per determinare il grado (alto, altissimo) di antitalianità del governo Monti, ieri avremmo avuto quanto necessario.

Monti si è recato in pellegrinaggio dalla governante tedesca per veder approvate le rapine ai danni degli Italiani promosse con la manovra “Ammazza Italia(diritti d’autore per la definizione a Nessie )  perdendo in dignità lui (e, ripeto, non me ne frega nulla) ma soprattutto svendendo la Sovranità, Indipendenza, Dignità dell’intera nazione italiana.
Sono curioso di vedere come il pci/pds/ds/pd e compagni ricorderanno il prossimo 25 aprile di “liberazione” dai tedeschi, oggi che quegli stessi tedeschi hanno imposto un governo loro amico e ubbidiente ai loro voleri.
Come se non bastasse il ministro politicamente corretto e immigrazionista Riccardi, in una situazione in cui centinaia di migliaia di Italiani rischiano di perdere il posto di lavoro e non ci sono soldi per opere di carità verso gli stranieri, propone di allungare (raddoppiandoli) i tempi per la permanenza in Italia senza lavoro da parte degli immigrati e insiste sulla concessione della cittadinanza (e del voto) per i figli degli immigrati (e sappiamo che si inizia con i figli, poi … todos caballeros !).
In pratica Monti e i suoi ministri da un lato hanno ceduto la Sovranità e l’Indipendenza del Popolo Italiano , piegandosi ai voleri della governante tedesca, dall’altro pongono le premesse perché popolazioni stranieri occupino la nostra stessa terra, sottraendone progressivamente il controllo materiale agli Italiani, stravolgendone usi, costumi, leggi, festività, arte, cucina.
Poiché il governo Monti è un mostro giuridico e istituzionale, che nulla ha a che vedere con la democrazia, con una terza mano, ha attivato un sistematico depauperamento degli Italiani, utilizzando il “sano timore” caro al signor Befera e ad Equitalia, sfilando dalle nostre tasche i risparmi che ci garantivano un tenore di vita benestante che si proietterebbe anche nella capacità e nella volontà di occuparsi e contrastare le prime due politiche di svendita della nostra Sovranità e della nostra Terra.
Mi domando se quando prenderemo tutti coscienza di quello che ci stanno sottraendo, saremo ancora in tempo a combattere per affermare il nostro diritto pieno ed assoluto a comandare sulla nostra Terra ed a decidere sulle nostre scelte in economia e nelle alleanze internazionali e non per la semplice sopravvivenza.
P.S.: Intanto oggi due fatti positivi.
La corte costituzionale, sia pur facendo oggettivamente un favore a Monti e Napolitano, ha bocciato i referendum contro la legge elettorale che, come noto, considero la migliore possibile per noi Italiani, auspicando, io, solo la trasformazione del collegio per il senato da regionale a nazionale.
La camera ha poi respinto la richiesta di arresto per Nicola Cosentino segnando uno stop ai magistrati militanti e, soprattutto, un riavvicinamento tra Berlusconi e Bossi.
Se son rose …

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Priorità di vaticano… governo

Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e per l’Integrazione ci prova. Il periodo per la ricerca di una nuova occupazione per gli immigrati con il permesso di soggiorno scaduto per lui è troppo breve e non può non essere rivisto. Gli attuali sei mesi non sono sufficienti, il periodo deve essere “prolungato ad almeno un anno”. Secondo il ministro il rischio, se non si pensasse a una correzione della norma è che molti stranieri diventino irregolari, non avendo abbastanza tempo per trovare un nuovo posto di lavoro. “La Caritas conta in circa 600.000 i permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo, motivi di famiglia e attesa occupazione che, in un anno, tra il 2009 e il 2010, risultano scaduti e non rinnovati”, sottolinea davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, quantificando in 250-350 mila le persone che rischiano di “finire nel preoccupante circuito dell’irregolarità”. Riccardi ha poi parlato del problema della cittadinanza per i “minorenni figli di cittadini stranieri che, in base ai dati, sono il 7,5% della popolazione scolastica”, commentando, “ritengo che si debbano cominciare a riprendere i lavori in materia di cittadinanza almeno per affrontare il problema dei bambini nati in Italia figli di stranieri che sono qui da un certo periodo”.
(ANSA) – ROMA – ”Mi pare evidente che vi siano profonde differenze tra l’impostazione del Pdl e quella del Ministro Riccardi sul tema dell’immigrazione”. Lo dice la vice capogruppo del pdl alla Camera Isabella Bertolini. ”Per il Ministro bisogna concedere la cittadinanza per farli diventare dei buoni italiani. Invece, secondo noi, per essere dei buoni italiani bisogna essere integrati e solo allora si potra’ avere la cittadinanza”.

Civile convivenza (???)

Genova – L’amore può essere una fetta di prosciutto. Da servire nel piatto di Marco o accomodare nel panino di Laura, nomi di fantasia per due bambini, di cinque e tre anni, che il Tribunale dei Minori vuole assegnare a una famiglia adottiva. Il papà, l’artigiano edile Khalid, non ci sta: è musulmano, ma i figli che ha avuto da una donna italiana sono cristiani. La famiglia adottiva è invece islamica, con la mamma che si è convertita da poco ai precetti di Maometto. Khalid: «Dio è uno solo, ma io voglio che i miei figli crescano nella religione del Paese dove sono nati. E voglio che mangino il prosciutto a merenda e l’arrosto di maiale a pranzo, e la bambina non vada in giro con il velo ma faccia i bagni al mare, e il maschietto quando avrà l’età beva ogni tanto una birra con gli amici…». Una bomba, ad Albenga. Dove le due comunità convivono in pace, da quando gli italiani si sono stufati di fare i braccianti agricoli, e anzi i molti maghrebini hanno cominciato a chiedere la mano delle figlie dei fattori. Con il boom dei matrimoni misti, inevitabili le conversioni: e da qualche mese accanto alla Croce Bianca, alla Bocciofila e agli Alpini in congedo ha trovato sede pure l’Associazione delle donne musulmane, dove le convertite sono la maggioranza. Storico difensore dell’ecumenismo religioso il vescovo, Mario Oliveri. È riuscita a benedire i nuovi concittadini anche Rosy Guarnieri, il sindaco leghista dal volto umano.
«Voglio sapere perché», promette battaglia Khalid, «si è deciso di affidare due bambini cristiani a una famiglia musulmana. E perché i giudici arrivino ad accusarmi di maltrattamenti o disinteresse pur di riuscire a strapparmeli». Sulla delibera firmata dal Tribunale dei minori di Genova si fa riferimento, in effetti, agli articoli 333 e 336 del codice civile: «La potestà decade quando il genitore viola o trascura i doveri…». Non solo: il presidente Giampiero Cavatorta e i giudici Giuliana Tondina, Adele Montobbio ed Eugenio De Gregorio aggiungono che «pur sinceramente affezionato e animato da buone intenzioni, il padre non è in grado neppure di fargli regolarmente visita…».  Khalid non se la prende con la giustizia italiana. Tira fuori il documento che attesta la frequenza delle sue visite alla comunità di recupero dove i due bambini sono ospiti, assieme alla mamma ex tossicodipendente: «Mia moglie ha fatto qualche sciocchezza di troppo, in passato, e sono stato io stesso ad andare prima dai carabinieri e poi dalle assistenti sociali. L’aspetto, un giorno tornerà a vivere con me. Nel frattempo i miei figli possono rientrare a casa: ho un appartamento, un lavoro onesto e un fratello, sposato con una bambina, che può aiutarmi a seguirli». Perché il Tribunale dei minori non ha giudicato sufficienti simili garanzie? «Sfido chiunque a sostenere che tratto male o trascuro i miei bambini. Mi portino una denuncia, una testimonianza. Soprattutto mi spieghino perché tutta questa determinazione: dal Marocco si sta trasferendo in Italia anche mia madre, che è la loro nonna…».
Anche Eraldo Ciangherotti, assessore ai servizi sociali del comune di Albenga, vuole vederci chiaro: «Assieme a Khalid abbiamo presentato una nuova richiesta al giudice. Tra l’altro, siccome diamo alle famiglie affidatarie fino a 535 euro al mese, potremmo dirottare la stessa cifra sui parenti indicati da lui, così la sorveglianza sarebbe garantita anche nelle ore in cui il padre è fuori per lavoro». La famiglia interamente musulmana che vorrebbe adottare i bambini è mossa peraltro da ottime intenzioni, essendosi già occupata di Laura per qualche tempo. «Posso capirli», insiste Khalid, «ma i figli sono miei. Anche il parroco di San Michele mi ha detto che è un’aberrazione affidare due cristiani a una coppia di genitori musulmani: perché questo non conta niente per i giudici? E perché, se io non lo desidero, i miei ragazzi devono crescere nelle tradizioni e nella cultura del Marocco, e non giocarsi le chances che non ho avuto io»? La storia dei bambini contesi sta facendo rapidamente il giro della città, naturalmente, e minaccia di incrinare i rapporti fra le due comunità. Khalid: «Siamo in Italia. Grande affetto per il Marocco, le radici restano là, ma è accettando il modo di vivere del Paese dove si va che si conquista il futuro. Non accetterò mai che me lo portino via. Non rinuncerò mai ai miei figli».

Roma, la mala, le cineserie e il multikulti

Qualcuno ha attaccato un biglietto accanto al portone macchiato del sangue di Joy, la bambina cinese di 9 mesi, uccisa dallo stesso proiettile che le ha trapassato il cranio e si conficcato nel cuore del papà che la cullava in braccio, durante una rapina sotto casa, al civico 26 di via Alò Giovannoli a Tor Pignattara. Su quel foglio c’è la data della mattanza, il 4 gennaio 2010. E la scritta vergata col pennarello blu: «L’Italia si vergogna, anche Roma è morta». Un mea culpa che ha sollevato l’ira dei romani, che piangono per le vittime, ma non ci stanno ad essere additati come assassini di bambini. «Vogliono scaricarci quelle morti» si sfogava ieri pomeriggio un omone che aveva appena letto il biglietto. «Ma gli italiani non ammazzano i bambini, nun s’è mai visto che la malavita romana spara ai regazzini. Qui a Tor Pignattara ce n’è di malavita – continua -. Ma questa non è roba nostra. È roba loro, ci vogliono mettere in mezzo». La sua rabbia è la stessa ira covata il giorno prima, quando insieme alle lacrime, ai fiori, alle candele accese sul marciapiede per la piccola Joy e per la sua mamma, Zheng Lian, 26 anni, ricoverata al San Giovanni, e che ancora non sa che la figlia è morta, più di un residente si era ribellato all’idea circolata: che gli autori dell’orribile delitto fossero italiani. «Rifiutiamo il marchio di infamia» avevano detto in molti al bar, o davanti al marciapiede dove don Claudio Santoro, uscito di corsa dalla chiesa di Santa Barnaba, di fronte a via Alò Giovannoli, era riuscito a dare l’estrema unzione alle vittime. «Non possono marchiarci così – aveva reagito il quartiere – solo perché la donna, unica superstite della mattanza, ha detto di aver sentito parlare i due banditi con accento romano». Magari bastasse un accento per prendere quelle belve. Il romanesco lo parlano anche gli stranieri a Parioletti, così si chiama la zona teatro della mattanza, «perché qui non siamo ancora a Tor Pignattara» ha raccontato Antonio, che abita nello stesso palazzo della famiglia sterminata, prima che scomparisse dal frasario degli abitanti. «E sfido – spiega Antonio – i residenti storici non ci sono più. Se ne sono andati via a Ponte di Nona in 30-40 mila quando sono arrivati i cinesi, perché l’Esquilino era una chinatown». Ma ora anche i cinesi stanno per andare via, racconta Antonio. «Si stanno spostando a via dell’Omo dove hanno i magazzini». Un travaso di persone ed etnie. Gli studenti che si dividono gli appartamenti a stanze al posto dei vecchi residenti. Ma le strade di Parioletti, a due passi da Tor Pignattara, una zona strategica tra Casilina e Prenestina, collegata con il centro, anche senza i cinesi resterà piena di stranieri. Alle 5 di pomeriggio ieri a via della Marranella e via Eratostene non si è visto un solo romano. Solo bengalesi e cinesi. Negozi aperti, anche se è un giorno di festa. Mini market, macellerie e barbieri bengalesi. E ancora video club, internet point. Chi non è cinese o bengalese si sente un pesce fuor d’acqua. «Anche io» ammette Anna, polacca, 37 anni, che vive con il marito e la figlia al quinto piano di un palazzo senza ascensore. Gli affitti costano un occhio della testa. «700 euro al mese per una stanza e cucina più le spese di condominio, più tre mesi d’anticio e uno all’agenzia. E quando a fine anno arrivano le bollette dell’acqua è un salasso perché i bangladesh vivono insieme anche 20 persone, e consumano più di tutti, ma paghiamo noi per loro». La convivenza non è facile, e non solo per l’odore di cipolle e sedano che invade le strade. «A via della Marranella affittano anche le cantine – racconta Anna – I proprietari danno una ripulita e ci fanno vivere la gente, con le bombole del gas che possono scoppiare e facciamo tutti la fine del topo, ma nessuno controlla». E circolano soldi che non si sa da dove vengono. «Le donne bengalesi non lavorano e sono piene di figli – continua Anna – hanno i passeggini originali della Prenatal, io e mio marito lavoriamo e non possiamo andare al bar. Invece qui ogni due metri ci sono negozi e parrucchieri bengalesi, ma come fanno? – si chiede – E anche i cinesi, cosa fanno?». Si guarda intorno e conclude: «C’è la mafia».

Immigrazione e assegni sociali

Dodici milioni e ottocentomila euro spesi nel 2010 dalla sola regione Emilia Romagna per assegni sociali agli stranieri over 65. Un dato clamoroso, denunciato dal consigliere regionale del Pdl Alberto Vecchi, presumibilmente in linea con quello di altre regioni come Veneto e Lombardia. In tutta Italia, si stima che gli assegni sociali agli stranieri over 65 siano costati in media circa 50 milioni di euro all’anno alle disastrate casse dello Stato, dal 2001 ad oggi. Spesso, però, si tratta di vere e proprie pensioni regalate a persone che non hanno mai lavorato in Italia, o peggio vivono ancora nei loro Paesi d’origine a spese dei contribuenti italiani. E’ lo stesso Alberto Vecchi a spiegare a noi di Qelsi il meccanismo perverso, nato da una legge del “governo tecnico” (corsi e ricorsi storici) Amato e fortunatamente arginato, ma ancora non abbastanza, dall’ultimo governo Berlusconi.
Alberto Vecchi, recentemente Lei si è scagliato contro gli assegni sociali agli stranieri. Ci spieghi meglio la Sua posizione. La legge che va ad istituire l’assegno sociale è del 1985, e va a intervenire sugli anziani over 65 che per una serie di problemi e motivi arrivano all’età di 65 anni senza un reddito. Qui interviene lo Stato, dando a queste persone un reddito minimo di sopravvivenza di circa 400 euro mensili (più 150 di importo aggiuntivo n.d.r), l’assegno sociale appunto. Poi è arrivato Amato, a capo di un governo tecnico, e mi viene da sorridere pensando alla formula “governo tecnico”, che ricorda tanto i giorni nostri.
Cosa è successo con Amato? Con la finanziaria del 2001, ossia la legge 388 del 2000 entrata in vigore il 1 gennaio 2001, è stata allargata la possibilità di devolvere l’assegno sociale anche agli stranieri over 65. E, non ho alcun problema a riferirlo perché l’ho detto anche più volte pubblicamente, sono subentrati i nostri sindacati e patronati ad incentivare quella che a conti fatti si è rivelata essere una truffa. In poche parole, consigliavano agli stranieri presenti in territorio italiano, per la maggior parte giovani o comunque under 65, di chiedere i ricongiungimenti famigliari con i loro genitori o parenti anziani, dichiarandoli a loro carico, in modo che questi potessero arrivare in Italia e chiedere l’assegno sociale.
Tutto questo senza controlli? In pratica sì. In Francia, ad esempio, bisogna dimostrare di essere nullatenenenti. In Italia basta un’autocertificazione. In questo modo si davano assegni sociali a persone appena arrivate, senza alcun controllo per verificare se effettivamente vivessero in Italia. C’è stato ad esempio un boom di albanesi che aprivano un conto in banca co-firmato con i loro figli o parenti più giovani e poi tornavano in Albania. Tutto su consiglio di sindacati e patronati.
Una vera e propria truffa che rischiava di svuotare le casse dell’Inps… Basti pensare che nella sola Emilia Romagna, in base a dati rilevati il 1 gennaio 2011, i residenti stranieri over 65 sono 10.924, quelli che usufruiscono di assegni sociali 1.944, ossia circa il 18% del totale. Immaginiamo cosa succederebbe se il 18% degli italiani residenti in provincia percepisse un assegno sociale! Per fortuna che il governo Berlusconi in carica dal 2008 è intervenuto immediatamente.
Cosa è cambiato con il governo Berlusconi? E’ stata modificata la legge Amato, inserendo il requisito di almeno 10 anni di residenza in Italia per poter percepire l’assegno sociale. Questo grazie al comma 10 dell’articolo 20 del decreto legislativo 122 del 2008, poi trasformato in legge 133 dal 2008, in vigore dal 1 gennaio 2009. Ha funzionato, perché ha determinato un trend in discesa: in Emilia Romagna, dal 2008 al 2010, la percentuale degli stranieri che percepiscono un assegno sociale è scesa dal 37% al 22%. Questo solo introducendo la condizione dei dieci anni di residenza, in vigore come detto dal 1 gennaio 2009. Ma a mio parere ancora non basta.
Quali sono le Sue proposte? Chiedo un ulteriore sforzo, anche se so che è durissima essere accontentati da questo governo e soprattutto dal ministro Riccardi, avendo quest’ultimo già fatto capire a tutti quale sia il suo orientamento. E’ più probabile che questo governo e questo ministro cancellino le nuove disposizioni da noi introdotte, in ogni caso le mie richieste consistono nell’introdurre l’obbligo di prelevare di persona l’assegno sociale e nell’aumentare gli anni di residenza in Italia per poterlo percepire da 10 a 20.
Quali vantaggi porterebbero questi due nuovi provvedimenti? Innanzitutto, se si introduce l’obbligo di ritirare ogni mese l’assegno sociale di persona, si ha la quasi certezza che chi lo ritira risieda in Italia, e non che torni in Albania o Romania o in altri Paesi dove gli operai guadagnano 180-200 euro al mese. Sarebbe una truffa non soltanto nei confronti delle casse dello Stato italiano, ma anche nei confronti di operai e lavoratori dei Paesi di origine. Aumentando gli anni di residenza da 10 a 20, invece, si parte dal presupposto che se questa persona è residente da 20 anni in Italia, ha lavorato e prodotto qualcosa in Italia almeno per qualche anno. Chi ha lavorato e arriva a 65 anni senza un reddito perché nel frattempo ha avuto dei problemi, merita di ricevere l’assegno sociale: vale per gli italiani e per gli stranieri. Ma se una persona non ha mai lavorato in Italia o peggio non vive in Italia, non c’è alcun motivo che si goda l’assegno sociale italiano nel suo Paese d’origine, dove oltretutto gli stipendi sono meno della metà. Dal 2001 al 2009 abbiamo visto stranieri che dopo due mesi di permanenza in Italia hanno potuto chiedere l’assegno in base ad un’autocertificazione. Non vedo perché chi non è mai stato in Italia debba finire qui la sua vita solo per l’assegno sociale.
In termini di costi, è possibile fare una stima? Nella sola Emilia Romagna gli assegni sociali agli stranieri sono costati 12.800.000 euro. Stiamo raccogliendo firme per chiedere che venga posto un freno a questo meccanismo, possibilmente introducendo i nuovi provvedimenti da noi proposti e che ho illustrato, e nella sola provincia di Bologna siamo già arrivati ad oltre 3.000 firme in pochi giorni.

Immigrati esentasse…

Roma – C’è crisi, più tasse per gli italiani. C’è crisi, meno tasse agli immigrati. Dopo un mese di salassi annunciati e applicati, ora il governo Monti lancia l’unico messaggio anti-imposte dal giorno dell’insediamento. Seguendo un ragionamento che potrebbe essere corretto se non arrivasse da chi ha appena flagellato sessanta milioni di cittadini, i ministri dell’Interno Anna Maria Cancellieri e della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi stanno lavorando ora in una direzione opposta: hanno deciso di «avviare un’approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia».
Il contributo sarebbe il nuovo balzello deciso da un decreto del governo Berlusconi, a firma degli ex ministri Maroni e Tremonti, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre, che sarà in vigore dal prossimo 30 gennaio. Nel decreto è previsto che gli stranieri che chiedano il permesso di soggiorno debbano pagare tra gli 80 e i 200 euro, a seconda del tipo di documento: la quota minima è per il permesso classico di un anno, 200 euro è invece l’obolo necessario per la carta di soggiorno, destinata ai «soggiornanti di lungo periodo», da rinnovarsi ogni cinque anni. La nuova tassa non riguarda in nessun modo i ragazzi minorenni, gli immigrati che vengono in Italia per cure mediche e coloro che richiedono asilo.
Il ragionamento dei ministri Cancellieri e Riccardi è questo: «In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione può essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare». Il Pd applaude, ma la mossa filo-immigrati piace soprattutto agli ambienti cattolici, che questo governo rappresenta in effetti con molti ministri, e soprattutto con il premier Monti. La Lega è sulle barricate, annuncia l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma anche il Pdl è gravemente perplesso: intervenire su questa materia sarebbe «uno sfottò al Parlamento», avverte l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano. Questo perch´ la tassa era definita nell’ultimo decreto attuativo di ottobre, ma il contributo «è stato introdotto con la legge 94/2009, che a sua volta ha modificato il testo unico sull’immigrazione; è quindi legge dello Stato, varata dopo un confronto parlamentare consapevole e acceso». Se si modifica questa materia, bisogna quindi ripassare dal Parlamento, avverte anche il Pdl Lucio Malan.
Maroni ha subito reagito sulla sua pagina Facebook: «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento. Io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare». E il vicepresidente del Carroccio al Senato Sandro Mazzatorta ha ricordato che in Francia sono necessari ben 1.600 euro a un immigrato per ottenere il permesso di lavoro.
Il nuovo meccanismo era stato pensato per rifinanziare in parte i considerevoli costi sostenuti dallo Stato per la gestione dell’immigrazione: rimpatrio degli irregolari e amministrazione delle pratiche dei permessi di soggiorno. Metà delle entrate erano infatti destinate al fondo rimpatri, per sostenere gli straordinari degli agenti di polizia. L’altra metà andrebbe invece a finanziare gli sportelli unici per l’immigrazione e l’integrazione. Il provvedimento avrebbe portato nel giro di poco tempo circa 200 milioni nelle casse dello Stato. L’imposta era stata duramente criticata dalla Chiesa, «una tassa ingiusta», l’aveva definita martedì monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei. E ieri dal Vaticano e ambienti vicini sono arrivate lodi al governo che nella crisi pensa agli immigrati: il ripensamento del contributo sul permesso di soggiorno «è il segno di una grande apertura che accogliamo con favore», è stato il commento di Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana. «Un segnale importante e coraggioso» per le Acli.

Immigrati esentasse, in Italia a sbafo

Il governo Monti non finirà mai di stupirci.
In negativo.
Dopo l’istituzione della dittatura fiscale, dei controlli sui (pochi) soldi che ci vengono lasciati dopo le rapine legalizzate targate Imu, aliquote, sovrattasse, accise ed in mille altri modi; dopo l’apertura della caccia al pensionato che percepisce più di mille euro e l’obbligo per le banche di trasmettere al fisco i nostri movimenti, tutti i nostri movimenti, ecco la brillante idea di Cancellieri (che dovrebbe essere il ministro preposto alla Sicurezza …) e di Riccardi (che è già qualificato dal nome del suo ministero “cooperazione e integrazione”) di ripensare alla tassa sui permessi di soggiorno per gli stranieri.
La motivazione ?
La crisi mette in difficoltà gli immigrati.
Già, invece rende vergognosamente ricchi gli Italiani, contro i quali si accaniscono senza scrupoli per rastrellare denaro con tasse e imposte.
Poi chiamano “razzismo” una legittima irritazione nei confronti degli stranieri, tollerati, accuditi, curati, privilegiati con i soldi delle nostre tasse e che si preparano a pretendere sempre di più, dalla cittadinanza facile al diritto di voto, per rubarci il comando sulla nostra terra (che potranno ottenere solo con la complicità di quelli tra noi che sosterranno la loro cittadinanza facile e il loro “diritto” di voto).
Monti poi si precipita a dire a Le Figarò che gli Italiani hanno accolto la rapina fiscale del suo governo con una flemma britannica.
Le bombe alle sedi di Equitalia saranno state messe dagli immigrati bramosi di pagare la tassa di soggiorno …
Anche Napolitano racconta un’Italia che non c’è, fiduciosa, consapevole della necessità dei sacrifici.
Chiedere agli operai di Fincantieri …
Un atteggiamento, quello di Monti e Napolitano, da vassalli nei confronti di un’europa ma, soprattutto, di una Germania che pretende di dettare legge a casa altrui.
Come è accaduto in Grecia (dove prima di noi hanno imposto i loro fiduciari in sostituzione del governo legittimo voluto dagli elettori) o come provano a realizzare in Ungheria, rea di attuare riforme troppo di destra (come il riportare la banca centrale sotto il controllo della maggioranza governativa, cioè del Popolo da cui dovrebbe promanare la Sovranità di una nazione).
E questo lo comprendiamo anche tra le righe (neanche tanto) di quello che i due dichiarano.
Le frecciate di Napolitano contro Berlusconi e le incaute affermazioni di Monti sul fatto che l’europa (sempre rigorosamente con la “e” minuscola, quando si tratta della istituzione burocratica degli gnomi di Bruxelles) non deve più avere paura dell’Italia.
Perché non deve più avere paura di noi ?
Forse perché adesso è allineata ai voleri dei padroni, mentre con Berlusconi difendeva, con le unghie e con i denti, la residuale Sovranità, Indipendenza, Dignità nostra, magari cercando di coalizzare le nazioni minori per contrastare l’arroganza francotedesca ?

E stasera Monti è volato a sorpresa a Bruxelles, dopo due giorni da panico in borsa e lo spread di nuovo in rialzoma senza Berlusconi lo spread non doveva scendere sotto i duecento punti ?

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Tasse e immigrazione

Il governo Monti, quando s’è trattato di tassare soprattutto gli indigenti, è stato decisissimo… ora, con gli immigrati tentenna e cerca scuse. SE tutti (tranne gli ultraricchi e le caste) DEVONO pagare (compresi gli indigenti italiani), è giusto che paghino anche gli immigrati che spesso e volentieri hanno molto di più di qualunque indigente italiano.
MILANO – Il governo ci ripensa e la tassa sul permesso di soggiorno potrebbe finire in archivio. O almeno venire modificata in base al reddito. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, spiega una nota dell’esecutivo «hanno deciso di avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio».
RIMODULAZIONE – In particolare, si legge nella nota, «in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare».
LA LEGA – La decisione del governo ha provocato l’immediara reazione della Lega. «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento: io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare» afferma l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, su Facebook. «È davvero incredibile, per non dire vergognoso, – ha scritto in una nota il senatore ed ex ministro Roberto Calderoli – vedere che autorevoli ministri del governo di Mario Monti, dopo aver taciuto di fronte alle pesanti misure adottate dall’esecutivo, che vanno a colpire i nostri pensionati e i nostri lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, adesso si spendano in prima persona e prendano posizione contro la tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati». «Una vergogna davvero», ha insistito. «Comunque prendiamo atto che per i ministri del governo Monti si possono spremere i nostri pensionati e i nostri lavoratori, tassare i loro risparmi, la loro prima abitazione, ma non si deve chiedere nulla agli immigrati…», ha concluso il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord.

Immigrazione e tasse

Il 2012 si apre male per gli immigrati: alla crisi e ai rincari che li colpiranno insieme a tutti gli italiani, infatti, si aggiungerà un nuovo balzello che varierà dagli 80 ai 200 euro, che dovrà essere versato ogni volta che si chiede o si rinnova il permesso di soggiorno.
DA FINE MESE – Il nuovo contributo – si legge sul sito «Stranieri in Italia» – era già stato previsto dalla legge sulla sicurezza del 2009, ma era rimasto sulla carta. Adesso un decreto firmato il 6 ottobre 2011 dagli allora ministri dell’Interno Roberto Maroni e dell’Economia Giulio Tremonti, pubblicato il 31 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale, lo rende operativo a partire dal 30 gennaio prossimo.
ANCHE 200 EURO – L’importo di quello che si chiama «contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno» varia in base alla durata del permesso: 80 euro se è compresa tra tre mesi e un anno; 100 euro se copre un periodo tra uno e due anni; 200 euro per i «soggiornanti di lungo periodo» (la cosiddetta «carta di soggiorno»). L’esborso – sottolinea ancora il sito – si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico. Gli immigrati contestano, però, le eccessive lungaggini per ottenere i permessi, quando le pratiche dovrebbero per legge essere espletate entro 20 giorni dalla domanda.
ECCEZIONI – La nuova tassa, in ogni caso, non riguarda i permessi dei minori, gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. Il contributo non tocca neanche a chi chiede solo di aggiornare o convertire un permesso di soggiorno già valido.
I FONDI – Gli introiti ricavati dalla nuova tassa serviranno in parte a finanziare il «Fondo rimpatri», in parte per coprire spese di ordine pubblico e sicurezza del Viminale, e per finanziare gli sportelli unici e l’integrazione.

L’auspicio del comunista

MILANO– Il presidente Napolitano lo aveva ripetuto anche durante il discorso di “fine anno”. L’importanza di riconoscere la nazionalità italiana ai figli di immigrati nati in Italia. Un auspicio per Takwa, venuta alla luce un’ora e 42 minuti dopo mezzanotte nella sala parto al secondo piano dell’ospedale Sant’Anna. È lei la prima bambina nata a Torino. Pesa 4 chili e 190 grammi, i suoi genitori risiedono a Torino e sono di origine tunisina, papà Ben Ahmed e mamma Karik hanno rispettivamente 44 e 26 anni, lui fa il meccanico e lei è casalinga e hanno già un’altra figlia di 4 anni, Jasmine.
ROMA – Ha origini vietnamite la mamma di Sofia, la prima bambina nata a Roma, pochi secondi dopo la mezzanotte. Lo ha precisato il Comune di Roma, annunciando che il sindaco Gianni Alemanno si recherà, come è consuetudine, a porgere di persona gli auguri alla piccola e alla sua famiglia. La bimba è stata data alla luce all’ospedale San Filippo Neri. Il padre è un avvocato romano.
BOLOGNA – È Linda la prima nata a Bologna nel 2012. Primogenita di una coppia residente a Monterenzio (il padre ha trent’anni, la mamma 34), è venuta alla luce sei minuti dopo la mezzanotte al policlinico Sant’Orsola e pesa 3,090 kg.