Guai a criticare la Kyenge

Sartori non mi è (quasi) mai piaciuto ma in questo caso, solidarietà a lui per aver scritto la verità e per essere stato censurato.
Censura in via Solferino. La vittima è il professor Giovanni Sartori, il celebre politologo, che sul Corriere della Sera di lunedì 17 giugno ha dedicato un editoriale molto critico al ministro dell’Integrazione, Cécile Kyenge. Sartori metteva in discussione le sue competenze e affrontava il delicato tema dello ius soli, giudicato una misura inadeguata. Peccato che il Corsera abbia confinato l’editoriale a pagina 28. Così, nel pomeriggio, Sartori era una furia: “Se mi avessero detto che avrebbero rimosso il mio articolo in quel modo lo avrei ritirato, com’è previsto dagli accordi – sbotta a La Zanzara su Radio24 -. Al Corriere si sono comportati in modo scorretto e offensivo, mi hanno fatto una cosa che mi ha indignato senza dirmelo”. Il politologo aggiunge che chiederà spiegazioni, e non esclude di troncare la collaborazione col quotidiano.
“Ma quale razzismo” – Da via Solferino hanno fatto notare che l’articolo, comunque, aveva un richiamo in prima pagina. Per ora, il direttore Ferruccio De Bortoli tace. Sartori continua: “Avrebbero potuto tenere l’articolo a bagnomaria per una settimana, invece hanno deciso di massacrarlo”. A chi lo accusa di razzismo, risponde: “Liquidare la questione richiamando il razzismo è un artificio polemico scorretto (…). I miei sono giudizi di merito, il razzismo che c’entra? Se il direttore si è fatto questo scrupolo, colpa sua”. Il politologo aggiunge: “Era successo altre volte che spostassero i miei fondi nella pagina dei commenti, però solo dopo che avevo dato la mia autorizzazione. E quando non ero d’accordo ritiravo l’articolo. Questi, da 20 anni, erano i patti. Lasciare il Corriere? Sì, ci sto riflettendo seriamente. Il fatto è che finora avevo sempre avuto libertà totale”.

Dietro l’ondata di clandestini? Un prete in Vaticano

Un prete eritreo riceve una telefonata, l’ennesima. E’ sempre lui, Don Mosé Zerai, tutti i passeurs hanno il suo numero. Dietro ogni sbarco con “telefonata”, c’è il prete eritreo. Prima c’era anche Boldrini, ora ha altri impegni. Il traffico funziona in questo modo. Si prende il mare dalla Libia, poi si danneggia il barcone e … continua

Quanto è caliente il sol …

Leggo che Zaia, Governatore del Veneto, tradendo la tradizione leghista e gli umori del Popolo Veneto, apre allo ius soli affermando che chi nasce e studia in Veneto ha una identità Veneta.
Portare un cappello anche in estate, quando si esce di casa, risulterebbe molto utile.





Entra ne

Da Oslo a Roma dopo l’uxoricidio

ROMA – Ha sgozzato la moglie di 17 anni ed è fuggito con la figlioletta di due. Da Oslo Noori Ahmad, 23 anni, ha attraversato mezza Europa in autobus e in treno finché, cinque giorni dopo il raccapricciante omicidio, è caduto tra le braccia della polizia italiana. Il presunto assassino è stato arrestato a Roma al termine di una complessa indagine ad alta tecnologia: l’uxoricida è stato incastrato grazie all’interpretazione delle tracce informatiche, anche minime, lasciate durante la fuga; all’attività di geolocalizzazione del suo telefonino; a complicati calcoli e a simulazioni al computer.
UCCISA NEL BAGNO – Secondo gli la polizia norvegese è stato proprio Ahmad, il 12 giugno, a uccidere la sua Fahezeh nel bagno di casa. La mattina di venerdì 14 è arrivato in Italia sfuggendo ai suoi inseguitori, ma quella stessa sera il Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) della polizia delle comunicazioni ha ricevuto una richiesta urgente di cooperazione da Oslo. La polizia norvegese infatti aveva individuato due indirizzi IP riconducibili ad Ahmad relativi a un centro commerciale situato nei dintorni di Brescia e a un internet point di Roma. I dati sono stati forniti ai colleghi italiani, così come l’Imei (in pratica, il codice identificativo) del telefono in uso al fuggitivo. Così è stato disposto il tracciamento del numero sulla rete nazionale.
LA TELEFONATA IN IRAN – Per molte ore dagli operatori telefonici non è arrivato alcun riscontro ma poi – nel pomeriggio di sabato – il telefono, associato al numero di un extracomunitario residente a Napoli, ha agganciato una «cella» di Roma. Da lì si è sviluppata una febbrile attività tesa a individuare con precisione gli spostamenti dell’uxoricida, compito difficilissimo a causa della densità abitativa dei quartieri in cui di volta in volta veniva localizzato il cellulare: Eur, Termini, Ardeatino, Casilino. Domenica mattina finalmente una traccia informatica si è rivelata decisiva: a tradire l’afgano è stata una telefonata fatta in Iran con Skype da un internet point di Tor Pignattara.
L’ARRESTO – A questo punto, la caccia all’uxoricida è arrivata alle battute finali. Gli investigatori si sono direttti di corsa verso l’internet point di Tor Pignattara e hanno arrestato Ahmad mentre con la figlia stava entrando nel portone di uno stabile del quartiere abitato da altri immigrati. La somiglianza con le foto inviate dalla polizia norvegese, il fatto che l’afgano avesse nascosto le chiavi di casa addosso alla piccola, il cellulare in tasca hanno permesso alla polizia di far scattare le manette. La bimba è stata affidata ai servizi sociali: tornerà in Norvegia dove sarà affidata ai parenti.
LA COLLABORAZIONE NELL’UE – L’operazione, condotta in collaborazione con le Squadre mobili di Brescia e Roma, ha avuto successo grazie alla collaborazione internazionale che si è instaurata tra i paesi dell’Ue e gli altri che vi hanno aderito dopo la ratifica della convenzione di Budapest in materia di crimini informatici. «La rete di cooperazione tra le forze di polizia ha funzionato perfettamente – spiega il capo della polizia postale, Antonio Apruzzese -. I colleghi norvegesi sono rimasti sorpresi dalla velocità della risposta. Questa è la prima, concreta ed efficace forma di applicazione degli accordi presi a Budapest». «I ‘punti di contatto’ aperti in ogni Paese – aggiunge Giuseppe Corasaniti, sostituto procuratore generale in Corte di Cassazione e referente del ministero della Giustizia per il coordinamento con l’Ue in materia di cybercrime – hanno fatto si che vi sia un’assistenza immediata tra le Nazioni, allo scopo di acquisire nel modo più rapido possibile una serie di dati informatici che, con i tempi lunghi delle rogatorie, andrebbero irrimediabilmente persi e cancellati. Il sistema deve essere sicuramente potenziato, ma questa è la prova che funziona».
Lavinia Di Gianvito

Tacete italici barbari!

Roma – 17 giugno 2013 – Cècile Kyenge non ha bisogno di avvocati, ma è l’oggetto delle sue battaglie, il diritto di cittadinanza per un milione di figli di immigrati, a dover essere difeso di fronte all’editoriale che il politologo Giovanni Sartori le dedica oggi in prima pagina sul Corriere della Sera. Un contributo alla riflessione che oscilla tra la spocchia accademica e la xenofobia e che, se per errore fosse stato firmato da Mario Borghezio, sarebbe risultato coerente, per molti aspetti, con le sparate da Bar Sport del campione leghista contro il multiculturalismo.
Sartori apre dicendo che Letta ha scelto male il ministro dell’Integrazione. “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?” chiede. Difficile, secondo lui, che un’immigrata diventata cittadina italiana, impegnata da anni in battaglie sul territorio per le politiche di integrazione, possa capirne qualcosa di questi temi. Più facile che ci illumini un politologo chiuso nel suo studiolo a vergare vigorosi editoriali per il Corriere della Sera. Pietre miliari del dibattito sulla multiculturalità, come quando qualche anno fa ha liquidato i musulmani come “non integrabili”, “un rischio da non rischiare”, o come quando, più recentemente, come alternativa alla cittadinanza, ha proposto un permesso di residenza permanente trasmissibile ai figli”. Oggi Sartori dubita che la ministra Kyenge (la chiama “la nostra oculista”) abbia letto il suo “Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei”, come se conoscere i suoi saggi voglia dire automaticamente condividerli. E si lamenta che la sua proposta sulla residenza permanente sia stata “ignorata da tutti”. Strano davvero che nessuno abbia preso in considerazione la possibilità di creare immigrati “a vita”, anzi, per generazioni. Con i loro figli e nipoti nati e cresciuti qui che non possono diventare italiani, ma tanto che fa, hanno comunque la residenza permanente…
Il politologo contesta che l’imprenditoria immigrata sia un fattore di crescita, chiedendo, come se ci fosse un rapporto di causa-effetto “quanti sono gli imprenditori italiani che sono falliti?”. Abituato probabilmente a dialogare solo con capitani d’azienda con fatturati milionari sibila altezzoso: “Metti su un negozietto da quattro soldi e sei un imprenditore”. Poi, con un salto illogico arriva a una conclusione delirante: “quanti sono gli immigrati che battono le strade e che le rendono pericolose?” Battono le strade? Di che parla, Professore? Contesta anche che l’Italia sia meticcia. Sfoderando un accademico “moglie e buoi dei paesi tuoi”, e ricordando che, “da noi, i matrimoni misti sono in genere ferocemente osteggiati proprio dagli islamici”. Si appella insomma a proverbi e fatwe, ma dimentica i dati Istat che rivelano che i matrimoni misti sono in crescita costante e che ormai un nuovo nato su cinque ha almeno un genitore straniero. Poi accusa la ministra di dare “per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini integrati”.
I ragazzini africani e arabi (ma perché non cita quelli europei, bianchi e cristiani?), è vero, non sono automaticamente “cittadini integrati”. Però viene il dubbio che il problema, più che il Paese dove sono nati i genitori, il colore della pelle o la religione, siano gli ostacoli che il Professore vorrebbe ancora frapporre tra loro e il traguardo della cittadinanza piena. Magari lo capirebbe da solo se, spento il computer, chiusa la porta del suo studiolo, ogni tanto uscisse a fare due passi in strada, entrasse in una scuola, facesse due chiacchiere con quegli stessi ragazzini. Forse Sartori non ne ha voglia. Preferisce citare il sultanato di Delhi, l’Impero Moghul, le Compagnie occidentali, il colonialismo inglese e il post colonialismo per dire che nel subcontinente indiano “indù e musulmani non si sono mai integrati” e che India e Pakistan sono sempre sul piede di guerra. “Più disintegrati di così si muore” conclude. Parla insomma dell’India dei secoli scorsi e gracchia sul futuro dell’Italia. Il presente, però, sembra non coglierlo affatto. In fin dei conti, Professore, quella ministra oculista nata in Congo vede meglio, più lontano di Lei.
Elvio Pasca

Zaia e il delirio ius soli

Sono sempre abbastanza sibillini, i leghisti, quando si parla di diritti degli immigrati. Dicono di no, ma… Oppure di si, ma… Per non passar per razzisti ma allo stesso tener buona la base che (in parte) razzista lo è. Così sulla questione dello ius soli. Ovvio che, se fozze per loro, non se ne parlerebbe nemmeno nel 2500 dopo cristo. Ma… i tempi cambiano e la strategia del parlare e poco fare li ha portati intorno al 3% delle preferenze. Oggi, al termine del vertice padano riunitosi a Milano per fare il punto sulle amministrative, i cronisti hanno chiesto al governatore del veneto Luca Zaia cosa ne pensasse del principio dello ius soli promosso nelle scorse settimane dal ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. Sentite come ha risposto Zaia: “Sollevo il tema dei bambini che sono nati qui e vanno a scuola qui – ha detto il governatore – sui quali un ragionamento al di là dello ius soli debba essere fatto anche perchè spesso parlano il dialetto quasi meglio di me. Sono bambini che in molti casi hanno identità veneta e non quella del Paese d’origine della loro famiglia, cosa che è accaduta spesso ai nostri emigranti”. Cioè: è favorevole o no? Cosa vuol dire “sollevo il tema”? E “parlano il dialetto” deve far intendere una fantonativa identità veneta che dovrebbe essere estesa a un 14enne nato a Padova da due genitori natii del Bangladesh? Quasi quasi sono meglio quelli come Borghezio. Almeno, loro, quando parlano li si capisce.

E meno male… contro la Kyenge

Giovanni Sartori, storico politologo antiCav sul Corriere della Sera questa volta bastona e non poco il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. Il Prof Sartori dedica al ministro di colore un editoriale al veleno. Sartori apre dicendo che Letta ha scelto male il ministro dell’Integrazione. “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di integrazione, di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”. Difficile, secondo lui che la Kyenge possa capirne qualcosa di questi temi. Ma la stoccata al veleno di Sartori non finisce qui. Il politologo va oltre e bacchetta il ministro colpevole di non aver letto il suo libro Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei, come se conoscere i suoi saggi voglia dire automaticamente condividerli. E si lamenta che la sua proposta sulla residenza permanente sia stata “ignorata da tutti”.
Lezione d’Italiano – Poi Sartori dà anche una lezione di “italiano” alla Kyenge. Secondo il Prof a quanto pare il ministro non conosce bene la nostra lingua. Così il politologo, polemicamente le spiega cosa significa il termine “meticcio”: “La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese meticcio. Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse. Per esempio il Brasile è un Paese molto meticcio. Ma l’Italia proprio no. La saggezza contadina insegnava moglie e buoi dei paesi tuoi. E oggi, da noi, i matrimoni misti sono in genere ferocemente osteggiati proprio dagli islamici. Ma la più bella di tutte è che la nostra presunta esperta di immigrazione dà per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini integrati”.
La Kyenge non è integrata – E dopo la lezione d’Italiano Sartori conclude con uno sfottò ancora più esplicito e accusa la Kyenge di non conoscere bene la storia e soprattutto di ignorare il fatto che l’integrazione tra etnie diverse non ha mai funzionato. Così Sartori attacca: “Questa è da premio Nobel. Mai sentito parlare, signora Ministra, del sultanato di Delhi, che durò dal XIII al XVI secolo, e poi dell’Impero Moghul che controllò quasi tutto il continente Indiano tra il XVI secolo e l’arrivo delle Compagnie occidentali? All’ingrosso, circa un millennio di importante presenza e di dominio islamico. Eppure indù e musulmani non si sono mai integrati. Quando gli inglesi dopo la seconda guerra mondiale se ne andarono dall’India, furono costretti (controvoglia) a creare uno Stato islamico (il Pakistan) e a massicci e sanguinosi trasferimenti di popolazione. E da allora i due Stati sono sul piede di guerra l’uno contro l’altro”. Sartori anche in chiusura non ha esaurito la scorta di veleno e chiude con una sentenza sul ministro: “Più disintegrati di così si muore”. Ma non dite che il Corriere è un gionale razzista.

Malta se ne frega… e l’italia li raccoglie

AGRIGENTO – È emergenza a Lampedusa, dove il Centro di identificazione e accoglienza conta 855 extracomunitari a fronte di una capienza massima prevista di 300 persone. L’ultimo approdo, direttamente sulla terraferma, è avvenuto poco prima della mezzanotte di domenica: i carabinieri hanno bloccato sulla spiaggia di cala Pisana cinque tunisini e due cittadini del Bangladesh. In precedenza erano sbarcati in 121, fra cui 8 donne, soccorsi a 60 miglia a Sud-Est da Lampedusa e altri 33 subsahariani recuperati, dalle motovedette della guardia costiera, a 77 miglia a Sud-Est. Al momento non sono previsti trasferimenti dal centro d’accoglienza, né con il traghetto di linea né con un ponte aereo.
OLTRE MILLE SOCCORSI – Il bel tempo ed il mare calmo stanno dunque facendo scattare una nuova emergenza immigrazione. Superlavoro per le navi di Guardia costiera e Marina Militare, soprattutto nel Canale di Sicilia. Dopo i 921 migranti salvati tra sabato e domenica, altri interventi hanno visto impegnati uomini e mezzi della Guardia Costiera e della Marina Militare nella serata di ieri. Oltre mille, dunque i migranti tratti in salvo nelle ultime ore. Nei primi cinque mesi dell’anno erano sbarcati in Italia 4.391 stranieri. Con gli arrivi di questa metà di giugno il numero complessivo è decisamente salito.
LA TRAGEDIA – Intanto il procuratore di Agrigento Renato Di Natale ha precisato che «ancora nessuna comunicazione ci è stata ufficialmente fatta» in merito al presunto annegamento di 7 migranti denunciato domenica mattina dai loro compagni di viaggio. «Se arriverà dagli investigatori, apriremo un fascicolo di inchiesta, probabilmente per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina», ha specificato il magistrato, aggiungendo che «successivamente si dovrà accertare la competenza sulla tragedia, avvenuta a 85 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali che tuttavia ricadono sotto il controllo delle autorità maltesi». La tragedia del mare è stata riferita dai superstiti (circa 95) soccorsi dalla guardia costiera italiana su un gommone, alcuni dei quali hanno parlato addirittura di una decina di vittime. Ma il racconto è ancora al vaglio degli inquirenti che lo valutano con grande cautela per la mancanza di riscontri. Secondo la ricostruzione fatta dai sopravvissuti, i loro compagni sarebbero finiti in mare dopo che l’equipaggio del motopesca Khaked Amir aveva tagliato il cavo che trainava la gabbia. Alcuni avrebbero anche tentato di salire sul peschereccio, ma sarebbero stati respinti con la forza. I naufraghi erano stati avvistati poco prima della mezzanotte di sabato da un aereo della Marina Militare maltese, in parte ancora sul gommone alla deriva, in parte aggrappati alla gabbia dei tonni.
NEL RAGUSANO – Nuovi sbarchi di migranti si registrano anche sulle coste della Sicilia orientale. Poco prima della mezzanotte una motovedetta della Guardia Costiera e un’unità della Guardia di Finanza hanno intercettato un gommone a 22 miglia a Sud Est di Pozzallo. A bordo 48 migranti, tra cui tre donne e due persone con problemi deambulatori, che sono stati trasbordati sulle due unità e trasferiti in porto. Attualmente sono in corso nel Canale di Sicilia le ricerche di eventuali altre imbarcazioni cariche di profughi partite dalla coste nordafricane.

La prima grande porcata

Nel complice ed omertoso silenzio dei
mezzi di informazione che hanno relegato la notizia a margine e in
coda alle roboanti promesse in economia, il governo Letta ha deciso
(non ho ben capito se da subito con un decreto legge o con un disegno
di legge
) di “semplificare” la strada per l’ estinzione dell’Italia e degli
Italiani.
Con una decisione che è ben più grave
di un colpo di stato
, Letta, eliminando ma solo per gli immigrati i cavilli burocratici introduce il principio per estendere la cittadinanza italiana ai figli
nati in Italia dagli immigrati
, al compimento del loro diciottesimo
anno di età (anche qui non ho trovato l’indicazione se il privilegio
viene concesso ex nunc, cioè per chi nascerà dal momento in cui
l’aberrazione lettiana sarà legge, oppure – e sarebbe ancor più
grave e aberrante
ex tunc, cioè facendovi beneficiare tutti
coloro che, anche in passato, nacquero in Italia
).
Senza chiedere il permesso agli unici
titolari del diritto
, i cittadini con nazionalità Italiana i cui Avi
costituirono la Nazione Italiana e poi lo Stato Italiano sulla base
di un patto che ammetteva a tale beneficio quanti sarebbero nati da
cittadini Italiani secondo il principio Romano dello ius sanguinis,
Letta e i suoi introducono il meticciato di massa nella nostra
Nazione, imbastardendone le radici e sconvolgendone gli equilibri
sociali, etnici, tradizionali, religiosi, economici.
Gravissima sarà la responsabilità del
PdL e di Berlusconi
se non si opporranno a tale abominio per ottenere
in cambio i trenta denari dell’abolizione dell’imu e del rinvio
dell’aumento dell’iva (e se non ottenessero neppure quello sarebbero
solo dei Giuda che si farebbero anche menare per il naso non ottenendo il prezzo del loro tradimento !
).
Come minimo, come minimo !, una tale
modificazione del contratto sociale posto a base dell’Italia dovrebbe
essere deciso con un referendum a maggioranza qualificata, perchè,
come nelle comunioni, solo i proprietari (unanimemente …) possono
decidere di cedere parte della proprietà comune e, in questo caso,
significa chiamare degli estranei a compartecipare alla proprietà
del Sacro Suolo Italiano.
E’ evidente che la nefasta influenza
della triade in gonnella composta dalle due ministre di nazionalità straniera e
dalla Boldrini ha portato ad un provvedimento che danneggia
fortemente gli interessi degli Italiani veri che, a loro volta,
vengono legittimati ad assumere, per contrastare la violazione del
patto compiuta dallo stato, tutte le iniziative necessarie per impedire la diffusione della metastasi.
Purtroppo anche quando il Centro Destra
tornerà al governo sarà
difficilissimo riportare la situazione
nello statu quo ante
, perchè, come minimo, l’abolizione della legge
avrà effetto
ex nunc (come è giusto che sia) e comunque non
passerebbe in modo indolore e senza tensioni e violenze.
Ma questo è futuro, oggi dobbiamo
serrare le file e sensibilizzare Berlusconi e gli uomini del PdL perchè si oppongano
, anche a costo di mandare a gambe all’aria il governo, ad un
provvedimento inviso se non a tutti, alla stragrande maggioranza dei loro elettori.
Non credano di poter confidare in
eterno sull’effetto “diga”, perchè è inutile una diga che
non impedisce le peggiori iniziative del nemico.
Berlusconi e gli uomini del PdL sono
stati votati non solo per impedire altre rapine dei nostri risparmi, ma anche
la deriva morale e sociale della Nazione, certamente non per reggere il moccolo
alle peggiori porcate di Letta e dei suoi compagni.





Entra ne

Cineserie ittiche

FIRENZE – Specie tropicali vendute da un magazzino all’ingrosso di cinesi a Prato e spacciate come costose specialità del mare Mediterraneo. E ancora prodotti ittici destinati alla lavorazione e ad alcune mense o a società di catering senza etichette di provenienze e in pessimo stato di conservazione, oppure pesce congelato venduto come fresco da alcuni ristoranti della Versilia e dell’Isola d’Elba. Sono due tonnellate e mezzo i prodotti ittici sequestrati dalla Guardia Costiera della Direzione Marittima della Toscana, diretta dal capitano di vascello Arturo Faraone, ma la sensazione è che ci si trovi di fronte alla punta di un iceberg con ramificazioni in tutta Italia e connessioni all’estero. L’operazione “Moscardino” ha per ora portato alla denuncia di tredici persone a multe per oltre 50mila euro. Solo l’inizio perché sarebbero già pronte molte altre denunce.
SALUTE A RISCHIO – Il blitz, coordinato dal Centro controllo Area Pesca di Livorno insieme alle capitanerie, ha visto l’impiego di 21 motovedette e 154 militari che hanno ispezionato via mare e via terra pescherecci, punti di sbarco, mercati ittici, depositi per la lavorazione, distributori a livello locale e nazionale, ristoranti. Oltre ai pesci esotici venduti come specialità del Tirreno a Prato e a Empoli grazie a un gruppo di commercianti cinesi, i militari hanno anche sequestrato prodotti ittici vietati, pesci sotto taglia. A Livorno la Guardia di Finanza ha scovato quasi mezza tonnellata di cozze, tonno, granchi, bottarga, stoccafisso, calamari, mal conservati e senza certificati di tracciabilità che, come hanno spiegato gli agenti, «una volta somministrati, avrebbero potuto mettere a serio rischio la salute di ignari consumatori». Denunciati alcuni ristoranti della Versilia e dell’Isola d’Elba. In questo caso i titolari degli esercizi avevano spacciato per fresco nelle pietanze portate ai clienti prodotto congelato.
Marco Gasperetti