Corridoi umanitari

Non bastano i clandestini accolti in ogni anfratto italiano possibile. Non bastano i clandestini criminali a scorrazzare per le vie di ogni città e paesino italiano. Minniti, ha deciso di cominciare ad aprire i corridoi umanitari (sarà perchè forse adesso le coop possono assumere i rifugiati?). L’altro ieri, sono arrivati i primi (???) 162 rifugiati ufficiali… e di rimandare a casa i clandestini e i criminali nordafricani non se ne parla nemmeno… Ma sorridono anche i santi porporati e il vaticano. Si tratta sempre comunque di soldi incassati…
L’Italia accoglie 162 migranti, arrivati in volo dalla Libia. Ad attendere il primo volo umanitario da Tripoli all’aeroporto militare di Pratica di Mare il ministro Minniti: “Giorno storico” di Luca Romano

In Italia i primi 162 migranti dalla Libia, tra cui minori non accompagnati e donne. Un volo dell’Aeronautica Militare è giunto da Tripoli all’aeroporto militare di Pratica di Mare con circa un centinaio di rifugiati. Gli altri arriveranno nelle prossime ore, con un secondo aereo. Le operazioni sono coordinate dal Comando Operativo di Vertice Interforze (Coi). Presente all’arrivo dei migranti allo scalo di Pratica di Mare il ministro dell’Interno Marco Minniti. L’iniziativa è nata da un’operazione congiunta tra il Ministero dell’Interno e la Conferenza Episcopale Italiana (Cei) che, in stretta coordinazione con l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), hanno individuato in Libia dei migranti in condizioni di vulnerabilità e in grado di ottenere la protezione internazionale.

Attraverso anche il coinvolgimento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, la richiesta di provvedere al trasporto del personale è pervenuta al Ministero della Difesa, che, ricevuta dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, la piena fattibilità operativa dell’attività, ha dato il suo assenso. “Per la prima volta, abbiamo potuto evacuare rifugiati estremamente vulnerabili dalla Libia direttamente in Italia. Un evento eccezionale e uno sviluppo accolto con grande favore che non sarebbe stato possibile senza il grande impegno delle autorità italiane e il supporto del governo libico. Speriamo davvero che altri paesi possano seguire lo stesso percorso”, ha dichiarato Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale.

“Questo è un giorno storico, per la prima volta è stato aperto un corridoio umanitario dalla Libia verso l’Europa”. Così il ministro dell’Interno Marco Minniti che ha accolto sulla pista dell’aeroporto di Pratica di Mare il primo gruppo di migranti arrivati dalla Libia. Un altro aereo, si legge sul sito del Viminale, sta per arrivare, con altri 51 migranti, per un totale di 162 persone. “Questo è un inizio continueremo con l’Unhcr secondo il principio di combattere l’illegalità per costruire la legalità”, ha detto il ministro sottolineando che la stragrande maggioranza delle persone arrivate sono donne e bambini. “È una prima volta storica perché la Libia non aveva mai firmato la convenzione di Ginevra – ha spiegato il ministro -. Tuttavia, con la collaborazione del governo libico, che vorrei ringraziare, si è potuto aprire questo corridoio umanitario per accogliere donne e bambini che scappano dalla guerra, e che ora in Italia troveranno accoglienza e una mensa dove mangiare”. Minniti ha voluto ringraziare anche “chi ha acceso questa nostra iniziativa, ovvero il cardinale Bassetti, presidente Cei, che ha costruito con noi questo percorso. Per noi è solo l’inizio, ha concluso, continueremo a lavorare per i corridoi umanitari”. A sua volta il cardinale Gualtiero Bassetti ha detto: “Un’antivigilia del Natale bellissima a favore di creature innocenti. Senza l’impegno di Minniti l’operazione sarebbe stata impossibile”.

Notiziario mannaro del 23/12/2017

#loScemo si vanta che ora #Dimaio e #Salvini non toccheranno gli 80€. E per forza, li tieni per i coglioni… Cosa dovrebbero fare? Toglierli per farti avere più voti? Dopo che tu hai aumentato il debito pubblico per dare quella
mancetta elettorale. Sei la rovina d’Italia #Renzi

#Casini presidente #CommissioneBanche: “Caso Boschi? E’ roba da campagna elettorale, la #CommissioneBanche non si occupa di queste cosucce, si occupa di fare in modo che le banche non truffino più i risparmiatori”.

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Lo schifo PD

Mentre stamattina c’è stato il taglio del nastro dell’azienda di Diego Della Valle ad Arquata del tronto, (con tanto di video in diretta e applausi a scena aperta) il presidente del consiglio con le forbici in mano, ripeteva che le zone terremotate stanno ripartendo. Tempo 3 anni al massimo (finiti gli sconti fiscali per i neo assunti) e l’azienda, chiuderà. Arquata e non solo, si è spopolata…
Non saranno incidenti nelle centrali nucleari, come ironizza il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, ma uccidono ugualmente. Perché feriscono a morte la dignità delle persone già provate da una sequenza sismica devastante, dalle macerie ancora sotto i loro occhi, dalla perdita della casa, degli affetti, dei parenti e degli amici. Perché le Sae, le soluzioni abitative d’emergenza, che cadono a pezzi questo vogliono dire: che lo Stato non è stato in grado di assicurare, nemmeno dopo più di un anno, una sistemazione decente in cui provare a ricostruire l’esistenza. Ed è impossibile farlo a Borgo d’Arquata. Al punto che c’è chi, esasperato da una situazione intollerabile, si dice pronto a riconsegnare le chiavi e ad andarsene. Dopo più di due mesi di malfunzionamenti. «Prima la caldaia, poi mancava la corrente. Le tubature gelavano, la mattina non avevamo l’acqua, hanno dovuto rifare i tubi mettendoci una protezione. E ancora, i boiler sono montati all’esterno, non è la posizione più adatta considerando che la notte il termometro scende fino a otto gradi sotto lo zero. E infine, l’acqua che entrava dal tetto dove hanno messo la carta catramata che però col freddo si stacca». Questo è il drammatico racconto di Luigia D’Annibale, residente nell’area di Borgo d’Arquata raccolto da “Il Resto del Carlino” (articolo completo qui: http://www.ilrestodelcarlino.it/…/casette-terremotati-1.361…). Un lungo elenco di problemi che certifica come «queste casette, fatte senza nessun rispetto per chi doveva andarci a vivere», mostrano tutte le loro pesantissime lacune. «La notte tra domenica e lunedì – prosegue la denuncia – ho sentito un rumore di acqua. Pensavo che fosse pioggia. Mi sono poi resa conto che invece usciva a fiotti dalla cassetta dello scarico. Così ho sistemato come meglio potevo, poi la mattina ho chiamato un idraulico e ho pagato di tasca mia un intervento da 100 euro». Il tutto in soli due mesi. Due mesi da incubo, causati evidentemente da lavori fatti male, che metterebbero a dura prova chiunque. «Se continua così dobbiamo andarcene, siamo costretti. Si cerca di superare ogni cosa, – ammette Luigia – e si prova ad andare avanti, nonostante tutto. Ma adesso, non abbiamo la forza di sopportare anche questo». Perché questo è il problema: precarietà che si somma a precarietà, sofferenza che si somma a sofferenza. Proiettili di inefficienza sparati dalle istituzioni al cuore della dignità dei terremotati. E a proposito di dignità questa mattina a Ussita hanno consegnato le prime 31 casette, nell’area Pieve. Così 31 famiglie, per un totale di 72 persone torneranno in paese. Ma, sempre a Ussita, c’è anche chi sotto la neve e in camper, aspetta ancora la sua Sae. Ma si è unito ugualmente alla piccola festa. Perché «io devo ancora aspettare, ma va bene così, è importante che le persone tornino, io qua già ci sono». L’ennesima dimostrazione di quanto grande sia il cuore di questa «gentaccia». La «gentaccia» più bella che c’è.

Del rendersi ridicoli…

Dunque, la dottoressa del turno di notte che venne stuprata e denunciò l’accaduto dopo 9 mesi dal fatto, si vede ai domiciliari il proprio stupratore. Il ragazzo che uccise e portò in giro in auto la sua ragazza morta, esce dal carcere e va ai domiciliari col braccialetto elettronico. A due passi dal duomo, succede questo. Gli immigrati fanno letteralmente ciò che vogliono, l’italia prova rancore, la classe media è stata cancellata, così come istruzione, sanità, welfare, conti in banca, ecc, ecc e, sulle prime pagine dei giornali esce la notizia della bandiera… “nazista”. Pinotti che chiede la testa di chi l’ha esposta… Il problema in italia, quello che fa danni peggiori è il neonazismo… inesistente.
A proposito di fake news: la bandiera “nazista” nella caserma dei carabinieri di Firenze I media italiani hanno trovato finalmente un altro argomento con cui martellarci i… neuroni per una settimana buona. A Firenze un prode passante ha fotografato, di nascosto, una bandiera “nazi” del “Reich” tedesco attaccata al muro di un alloggio di sevizio di un militare della caserma (in barba ad ogni principio di riservatezza), la stessa che vedete qui in foto.  Apriti cielo: sdegno e sconcerto dal mondo politico, la Magistratura apre un’inchiesta, i giornalisti piantonano la caserma per intercettare il novello Himmler, ma sopratutto, udite udite, il ministro della difesa Pinotti dall’alto della sua laurea in lettere moderne (quindi si suppone che la storia l’abbia studiata) parla di “fatto vergognoso” e minaccia “provvedimenti severi”. Peccato che questa sia la bandiera di guerra dell’impero tedesco, in uso fino alla fine della prima guerra mondiale (1918). Al centro vi è l’aquila prussiana (ancora oggi emblema della repubblica tedesca), mentre in alto a sinistra la croce di ferro sopra la bandiera imperiale tricolore.  Col nazismo, insomma, non ha niente a che fare, ed è molto probabile che sia stata acquistata per motivi di interesse storico o per chissà quale altro, visto che è uno stato dissolto un secolo fa. Eccola la non-notizia preconfenzionata pronta a scatenare indignazione un tanto al chilo e a far gridare al ritorno del fascismo. Eccola in tutta la sua maestosa inesistenza, in perfetto stile Ministero della Verità Orwelliano. E a farne le spese sarà come al solito il povero cristo di turno che perderà il lavoro e la dignità.

De Micheli e il sisma

Ok, hanno la pretesa di combattere le fake news perchè LORO sono i detentori della verità. E non ci provano nemmeno più a raccontarla la verità… Posto il link del commissario straordinario alla ricostruzione del sisma 2016 e vi chiedo di perdere qualche minuto per leggere i commenti prima che questi svaniscano magicamente. Il post è questo.
#leopolda8 Ho conosciuto altre ricostruzioni come L’Aquila e l’Emilia, ma mai prima un #governo aveva proposto subito, nei mesi successivi al #sisma2016, un impianto normativo adeguato e un poderoso finanziamento. Siamo stati noi in un momento difficile di emergenza dare le necessarie certezze per la #ricostruzione. Ora il tessuto sociale sta rinnovandosi e lentamente sta riprendendo la vita normale

Dal fronte immigrazione

Altre notizie sulla salvifica immigrazione qui e anche qui… poi, fate voi se si può andare avanti così, invasi da migliaia e migliaia di clandestini e in moltissimi casi, avanzi di galera…
Via da Conetta, vincono i profughi: il Viminale ne trasferisce 248. Tensione in Veneto. I profughi hanno deciso di svuotare il campo di accoglienza che da due anni li ospita e ci sono riusciti di Serenella Bettin

Venezia – Alla fine hanno vinto loro: i profughi. Quello che sta accadendo a Conetta, nel veneziano, probabilmente rimarrà nella storia. I profughi hanno deciso di svuotare il campo di accoglienza che da due anni li ospita e ci sono riusciti. Ieri pare sia arrivato anche l’ok dal Viminale per ricollocare 248 migranti scappati da Conetta, di cui ora cinquanta, almeno fino a ieri, sembrerebbero non trovarsi più. E c’è il rischio che anche gli altri ottocento, dei 1.119 totali, seguano i loro compagni.

È da lunedì che i richiedenti asilo ospitati nell’ex base militare di Conetta manifestano per le strade, bloccano i centri dei paesi, protestano, urlano, gridano; gridano che a Conetta non ci vogliono più stare, che se ne vogliono andare e così martedì hanno deciso. In centoventi hanno preso le loro cose e si sono messi in viaggio, chi a piedi, chi in bici, tutti a marciare verso Venezia per incontrare il prefetto. È da martedì che i paesi sono invasi dal codazzo dei migranti ed è da martedì che tutti seguono il loro corteo: poliziotti, carabinieri, il patriarca di Venezia che spalanca le porte delle chiese, questori, sindaci, prefetti, giornalisti e parroci. Tutti a seguire i migranti che avanzano nel loro cammino. Perché ora a decidere sono loro. Intere strade bloccate e volanti e lampeggianti delle forze dell’ordine a tutto spiano. Martedì sono partiti da Conetta, poi dopo diciotto chilometri, si sono fermati a «dormire» in un parcheggio di un bar di Codevigo nel padovano, nonostante le proteste della titolare. Il giorno dopo sono ripartiti, ma fatti pochissimi chilometri, si sono fermati davanti la chiesa di Codevigo; qui, gettati davanti le porte della casa di Dio, hanno montato le cucine da campo, si sono tolti le scarpe e si sono accampati. Ma passa qualche ora, e uno di loro, un ivoriano di trentacinque anni, Sadif Laore, mentre fuggiva da Conetta e andava a raggiungere i suoi amici, viene investito, travolto da una monovolume e muore. Un volo di una decina di metri, il cranio fracassato e un telo verde che lo copre. La notizia arriva in Diocesi a Padova e la Diocesi batte i pugni: aprite le porte della chiesa.

Così i profughi, il cui numero intanto era salito a quasi duecento, dal piazzale sono migrati dentro la struttura religiosa e qui, tra banchi e inginocchiatoi hanno dormito. Il giorno dopo hanno ripulito e se ne sono andati, sempre alla volta di Venezia. Sono arrivati a Mira, con dei pullman, ma qui la situazione era diventata ormai ingestibile e il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia dà disposizioni alle parrocchie per accoglierli. Da lì è una corsa contro il tempo, i profughi vengono sistemati per una notte in quattro parrocchie di un comune veneziano e in un istituto di missionari nel rodigino. Da ieri sera invece li hanno smistati verso altre strutture sparse nella regione del Veneto. Questo fino a oggi, quello che verrà dopo sarà l’inizio di una nuova odissea. Amen.

"Non vi lasceremo soli"…

C’è una sola parola che ci viene in mente: «ricatto». E se questo è l’esordio del commissario alla ricostruzione Paola De Micheli il rischio è di dover rimpiangere Vasco Errani. Parlando con “Il Messaggero”, nelle scorse ore, la De Micheli ha chiarito la sua posizione, che evidentemente è anche quella del Governo, sulle cosiddette “casette fai da te”. Eccola: «Il provvedimento contempla due possibilità – sottolinea la De Micheli, al quotidiano romano – : la prima prevede che chi si è organizzato con una casa mobile, la potrà tenere se rispetta tutti i vincoli, paesaggistici e di edificabilità, quindi rinuncia alla casetta e al contributo di autonoma sistemazione. Una volta realizzata la ricostruzione della sua abitazione, la casa mobile sparisce. Il secondo caso riguarda le strutture fisse per le quali è possibile chiedere una regolarizzazione rinunciando alla casette e al contributo per la ricostruzione. Ma devono sempre rispettare i criteri edilizi e paesaggistici». Fuori dal politichese, e ci permettiamo noi di tradurre, il succo è questo: ogni terremotato che esasperato dai ritardi della Sae, o addirittura non inserito in coloro che hanno diritto alle casette d’emergenza, potrebbe costruirsi a sue spese, e ripetiamo a sue spese, una casetta. Magari l’unica soluzione possibile per non abbandonare la propria terra. Ma così facendo, cioè provvedendo di tasca sua a dotarsi di un tetto, dovrà dire addio ad ogni contributo statale per la ricostruzione di quella che una volta era la sua vera abitazione. Perchè se vuoi fare da solo sarai abbandonato a te stesso. In pratica, e se a qualcuno viene in mente un altro termine ce lo suggerisca pure, un autentico ricatto.

Fare di tutto per lo ius soli

Nel frattempo, sale la lista dei radical chic che fanno lo sciopero della fame a “staffetta”. E’ la volta dell’archistar Renzo PianoNiente altro che omuncoli ridicoli.

“Don Minniti” ora apre alla Chiesa. L’ultima mossa per salire a Palazzo Chigi. Il sì allo ius soli lo ha riavvicinato ai cattolici. E il Pd trema di Angelo Amante

Roma – I cattolici lo abbracciano, la destra lo rispetta. Le sindache 5 Stelle di Torino e Roma, Chiara Appendino e Virginia Raggi, non negano di apprezzarne l’atteggiamento. Il sostegno trasversale al ministro dell’Interno, Marco Minniti preoccupa invece la sinistra. Il titolare del Viminale potrebbe essere un nome da spendere per Palazzo Chigi, specie se dalle prossime Politiche non dovesse venire fuori una chiara maggioranza di governo.

Da mesi, Minniti vola nei sondaggi. Il ministro gode di grande considerazione anche all’estero: lo scorso agosto il New York Times lo definì «Lord of the Spies», signore delle spie, facendone un ritratto lusinghiero. Ne hanno tracciato il profilo anche gli inglesi del Guardian, i francesi di Le Figaro e i tedeschi della Süddeutsche Zeitung. I risultati ottenuti da Minniti sul fronte sbarchi (meno 25% rispetto al 2016), hanno fatto tirare un sospiro di sollievo a tutte le cancellerie europee. E piace anche a destra. «Chi pensa alla sharia deve capire che in Italia no, su questo non ci possono essere mediazioni, sono valori non discutibili», ha detto ieri il ministro, parlando ad Aosta alla Scuola per la democrazia.

Il rapporto tra il numero uno del Viminale e il mondo cattolico è stato segnato da alti e bassi. Ma i segnali di convergenza si moltiplicano. Sempre ieri, il ministro è tornato a parlare dalle colonne di Avvenire. Il direttore del giornale dei vescovi, Marco Tarquinio, non aveva lesinato critiche nei confronti del codice di condotta varato la scorsa estate per le Ong che operano nel Mediterraneo. Su questo tema, si era anche arrivati vicini a uno scontro interno al governo con un altro cattolico, Graziano Delrio. Ora la musica è cambiata. Il punto di contatto decisivo è la questione ius soli. Ad Avvenire, Minniti ha ribadito che si deve «fare di tutto» per approvare la legge sulla cittadinanza ai figli di immigrati «anche così com’è, in questa legislatura». Per sostenere la linea di maggiore fermezza nella gestione degli sbarchi, Minniti ha cercato fin da subito il sostegno dei cattolici, contando anche sui buoni uffici del premier, Paolo Gentiloni. Il ministro dell’Interno ha stabilito una relazione salda con il suo omologo in Vaticano, monsignor Giovanni Angelo Becciu, e con il segretario di Stato, Pietro Parolin.

Chi non vede di buon occhio l’irresistibile ascesa di Minniti è la sua stessa famiglia politica. Le scelte sulle Ong furono criticate dall’area cattolica del Pd guidata da Delrio, mentre la sinistra interna al partito, che fa capo al Guardasigilli Andrea Orlando, prese le difese delle organizzazioni non governative. Si è schierato contro Minniti anche il suo vecchio mentore, Massimo D’Alema, che pochi giorni fa, sprezzante, lo ha definito un «tecnico della sicurezza». Ma è tutto Mdp a considerare le politiche sull’immigrazione un tentativo di rincorrere la destra. Infine c’è Matteo Renzi, preoccupato dai consensi al ministro, che dal Viminale potrebbe dare scacco matto prima al Nazareno e poi a Palazzo Chigi.

Lo stato contro Peppina

 Hanno cacciato Peppina. Lo Stato ha cacciato Peppina, con la sua assurda severità. I giudici hanno cacciato Peppina, con la loro ingiusta e insensata decisione. Ma soprattutto i politici, tutti, hanno cacciato Peppina. Incapaci di rimediare a una legge sbagliata nonostante le passerelle da campagna elettorale, giocata sulle spalle di una signora di 95 anni. È stato, infatti, rigettato il ricorso contro il sequestro della casetta dove vive l’anziana Giuseppa Fattori. La decisione è stata presa dai giudici già nella serata di ieri e comunicata oggi a procura e legale della famiglia. Peppina sarà così cacciata dalla casetta di legno, di poco più di 60 metri quadrati, edificata in località San Martino di Fiastra. Una casetta realizzata dai familiari dell’anziana questa estate per consentire alla donna di rimanere là dove ha sempre vissuto. Al suo paese. Un paese martoriato dal terremoto, dove la signora chiedeva solamente di poter morire in pace. Ora, invece, dovrà andarsene. Come annunciato dalla figlia Agata Turchetti.
E mentre a Fiastra, cacciano Peppina, a Castelluccio Di Norcia 1452 Mt., il vento ha distrutto il tendone provvisorio pensato per offrire un asilo momentaneo ai ristoratori e un banco di prodotti tipici. Perché a non far niente di concreto questo succede. Che si buttano anziane fuori di casa e si scopre che le soluzioni tampone non valgono nulla. O quasi.