Sottovoce

PADOVA – All’indomani della votazione alla Camera della manovra economica del Governo Monti arrivano le voci di dissenso ma anche qualche segnale d’approvazione, come quello del presidente della Repubblica Napolitano che, da Assisi, ha definito l’approvazione da parte della Camera «certamente» un passo importante.
BONANNI – Giudizio negativo sulla manovra del Governo Monti da parte del leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Sembra fatta da mio zio che non capisce nulla di economia» ed è fatta solo «per fare soldi subito». Intervenendo al presidio dei sindacati davanti a Montecitorio, Bonanni, ha giurato che «non daremo tregua» all’esecutivo, aggiungendo: «Non ci rassegniamo, andiamo avanti e chiediamo di cambiare questa manovra iniqua che è contro lavoratori e pensionati». Il numero uno della Cisl ha assicurato che la protesta dei sindacati proseguirà. «Proseguiremo fino a Natale e continueremo anche dopo». Secondo Bonanni «non c’è equità», ma la battaglia «non è persa» perché la manovra «può passare nel potere ufficiale, e poi è da vedere, ma non passa del sociale italiano. Incalzeremo il Governo. Sì. È stato cambiato qualcosa, ma la natura sbagliata della manovra non ci convince». Sul mercato del lavoro «non tollereremo che il Governo non ricorra alla concertazione – ha concluso – se pensano che sui licenziamenti fanno da soli stanno freschi».
CAMUSSO – Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che da Padova, ribadisce il giudizio non positivo sul provvedimento economico. «Il nostro giudizio – ha detto la Camusso – continua ad essere quello di una manovra che non ha i tratti di equità che avrebbe dovuto avere e che comunque bisogna provare ad ottenere. Continua ad essere una manovra profondamente squilibrata sulla tassazione del lavoro dipendente, delle pensioni e delle famiglie. Questo è un tratto che va corretto anche per gli effetti recessivi che avrà sul Paese in termini di potere d’acquisto, anche in termini di contratto alla progressiva riduzione dell’apparato produttivo». La Camusso mostra preoccupazione per le prospettive economiche del mondo del lavoro: «i dati sulla produzione industriale – ha osservato – sono in totale calo, le previsioni sull’occupazione sono pessime, gli effetti antirecessivi della manovra economica che erano necessari, non ci sono». Infine, il segretario della Cgil esprime diffidenza sulla possibilità di una cosiddetta seconda fase della manovra: «siamo sempre diffidenti che ci sia una fase prima e una fase seconda, perché la sensazione è che la seconda non arrivi mai. È evidente che adesso tutti gli sforzi vanno fatti per correggere le cose più inique della manovra e per avviare una fase di crescita».
LA LEGA – Chi ha l’impressione che i sindacati e la Lega Nord siano accomunati per le critiche sulla manovra del governo Monti, si sbaglia. Il segretario generale prende le distanze dalle proteste leghiste e commenta la sortita in Parlamento dell’operaia leghista. «L’effetto finale – ha affermato – può apparire così, nel senso che noi continuiamo a sostenere che il sistema che avevamo sulle pensioni fosse un sistema che rispondeva di più ai problemi. Ma bisogna ricordare che se l’attuale governo può fare questi interventi è anche grazie a tutti quelli che hanno fatto i governi precedenti, quindi la Lega porta una responsabilità precisa di avere introdotto il criterio che portava progressivamente ad allungare gli anni di lavoro». «Va sottolineato invece che la riforma fatta sulle pensioni viene vissuta in modo molto penalizzante, c’è un’idea di un modello figlio delle assicurazioni e non più della previdenza come strumento di Welfare e di garanzia per le persone». La Camusso avverte anche Confindustria che ha mostrato un atteggiamento molto favorevole alla manovra: «Credo – ha osservato – che ci sia da parte loro una grande sottovalutazione degli effetti che avrà la manovra sui consumi e sulle prospettive».

Così è…

A noi tasse, ai ladri libertà di Alessandro Sallusti
È tutto un turarsi il naso e votare Monti. Qualcuno addirittura evita il fastidio e si defila, nell’urna (Di Pietro) o dall’aula (la componente più liberale del Pdl). Tremila detenuti fuori dal carcere. Alla fine della giornata che di fatto vara la stangata il governo fa i conti e scopre di aver perso per strada una sessantina di deputati. Non sono pochi ma non è questo il problema. In oltre quattrocento hanno detto sì alla manovra, e questo basta a far diventare reali le nuove tasse senza avere avuto in cambio nessuna concessione o libertà maggiore. Il tutto benedetto dal regista dell’operazione, Giorgio Napolitano, che ieri è arrivato a dire, per tacitare la sinistra che minacciava di non votare, che anche le classi meno abbienti, cioè i poveri, devono fare i sacrifici. Altro che comunista, il presidente ormai è stato arruolato a pieno titolo dal club di banchieri e finanzieri che comanda in questo Paese. Ma torniamo a Mario Monti. Ieri, rispondendo al Berlusconi dell’altro giorno, ha detto di non essere disperato. Beato lui, è uno dei pochi italiani a non esserlo, ma non è una novità che il professore non si riconosca nel comune sentire, che non provi le stesse sensazioni di noi mortali: appartiene a una élite che ha poco a che fare con il resto del Paese. Il dizionario definisce l’élite un sottogruppo di eccellenza all’interno di un corpo sociale. Sono quelli, per intenderci, che stabiliscono nei salotti ciò che è giusto e buono per noi. Ieri, per esempio, hanno deciso che è giusto svuotare le carceri mandando a casa (ai domiciliari) anzitempo 3.300 detenuti che potranno scontare tra le mura domestiche gli ultimi 18 mesi di pena. Riepiloghiamo. Ieri il governo dei tecnici ha deciso due cose. La prima è di aumentare le tasse a noi che lavoriamo, la seconda è di abbassare la pena a chi ha rubato e a criminali di vario genere. Dicono: le carceri erano affollate, qualche cosa andava fatto. Giusto, ma sono affollati anche gli incubi di pensionati, proprietari di casa e automobilisti alle prese con rincari e vessazioni che ti fanno sparire un mese di stipendio all’anno. Possibile che il governo di emergenza che doveva varare la liberalizzazione economica, l’unica libertà l’ha data ai delinquenti?

Monti, forte coi deboli e debole coi forti

Non metto in dubbio che il professor Monti sia un’ottima e onesta persona, ma stiamo toccando con mano che neppure lui, come prima di lui il vituperato Berlusconi, è stato capace di andare a cercare le risorse dove sono, mettendosi contro quei poteri forti di cui la casta politica è primo e più abbiente esemplare. Non è necessario avere la sfera di cristallo: da tempo circolano sul web aggiornati e precisi elenchi delle infinite agevolazioni economiche di cui godono i parlamentari,che ricevono letteralmente in omaggio una vasta e inspiegabile gamma di servizi che il cittadino comune deve salatamente pagare. Evito di elencarli perchè sono troppi e noti, ma citerò soltanto quello che a mio avviso è il più vergognoso, perchè tocca quel bene primario che è la salute. Non solo questa casta riceve a titolo grazioso ( leggi GRATUITAMENTE) tutte le prestazioni mediche e chirurgiche di cui può necessitare, ma tale privilegio è esteso anche ai conviventi e ai familiari di vario grado. Questo privilegio non è toccato, nel momento attuale in cui il comune cittadino , la famiglia che supera i 36000 eccetera euro all’anno (LORDI!!), deve pagare salati tickets sia sulle medicine che sugli esami medici, anche nel caso di patologie croniche gravissime. Certo è più facile e rapido abbattere la scure della manovra sulla massa della popolazione italiana, senza tener conto del fatto che c’è chi alla luce del sole gode di privilegi inspiegabili, e continuerà a goderne impunemente finchè non andrà al governo qualcuno forse un po’ meno perbenino del professor Monti, ma con tanto coraggio e tanta determinazione da andare a toccare nella tasca questa e altre caste, che pur criticatissime nessuno si azzarda a toccare.
Giustizia sociale si rivela un’espressione priva di significato concreto: dobbiamo forse arrivare ad augurarci un DITTATORE?

Fiorella Merello Guarnero

Basterebbe una cosa…

… armarsi di coraggio, prendersi la responsabilità, votare no alla fiducia e rimandare a casa questo governo NON eletto e tornare ad elezioni vere e proprie. Solo così, caro il mio B. potrai riprenderti i tuoi voti… Il fatto è che dei sondaggi non ce ne frega un cazzo. Ci interessa di strappare l’italia dalle mani dei terroristi, dei leviatani e dei poteri forti, poi si ricomincia tutto daccapo. Fuori dai coglioni i vampiri asserviti ai poteri forti.
E’ ancora indeciso se parlare domani alla Camera in occasione del voto di fiducia sulla manovra, ma di una cosa Silvio Berlusconi è sicuro: “In Italia nessuno riesce a fare quello che vuole. Anche Monti, disperato, ha capito che l’architettura dello Stato va cambiata, se ne è accorto presentando un certo decreto legge che ha poi dovuto cambiare, ma giustamente ha i giornali dalla sua parte che non lo hanno criticato”. L’ex presidente del Consiglio, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, parla della manovra e spiega che “è molto difficile parlare in questo momento perché molte misure sono contrarie a quello che vorremmo noi da liberali veri”. Lo stesso Monti, dice il Cavaliere, “aveva proposto un provvedimento di riforma, ma poi il Professore è stato costretto a fare retromarcia su tutto. Monti è davvero disperato”. Nonostante questo, rassicura Berlusconi, il Pdl voterà la fiducia sulla manovra perché “in un’emergenza si tratta di scegliere il male minore” e “se votassimo no al provvedimento presentato da Monti e che siamo riusciti a cambiare in molti punti creeremmo un danno al Paese molto superiore all’approvazione di questo decreto che contiene molte disposizioni che potremo sicuramente cambiare in futuro quando gli italiani ridessero a noi il governo del Paese”.
Entrando nel merito dei provvedimenti, il leader del Pdl ha espresso critiche su pensioni e scudo fiscale. “Molte misure negano i principi liberali. Le pensioni, per esempio, non si possono cambiare perché si negano diritti acquisiti o fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Non ne facciamo una battaglia perché gli evasori non sono simpatici, ma uno Stato non può e non deve fare queste cose. Lo Stato deve essere il primo a dire pacta servanda sunt”. Per quel che riguarda l’Ici, il Cav ha specificato che “se ce ne fossero le possibilità, sarebbe una delle prime imposte da abrogare”, perché “la casa è un bene fondamentale su cui una famiglia costruisce il proprio futuro. La prima preoccupazione di un capo famiglia è che la sua famiglia abbia una casa e si deve fare tutto ciò che si può fare per renderla inattaccabile, per far sì che chi ce l’ha non debba pagare un affitto allo Stato per essere proprietario. In una situazione eccezionale come questa è anche accettabile che venga introdotta un’imposta del genere ma se ce ne fossero le possibilità sarebbe una delle prime imposte da abrogare”.
L’ex premier ha aggiunto che “rispetto alla manovra europea mi ero già opposto diverse volte a questa volontà di introdurre come obbligo assoluto il fatto che i vari Paesi puntassero, entro il 2013, 2014 o 2015 a seconda dei Paesi, alla parità di bilancio eliminando il deficit. Questa è una cosa assolutamente assurda. E appena io non sono stato là a porre il veto è passata”. Per questa ragione, Berlusconi ha precisato di appoggiare la scelta del premier britannico David Cameron di non sottoscrivere il patto sull’unione fiscale. Sul completamento della legislatura da parte del governo Monti, Berlusconi ha detto: “Non c’è nessuna certezza che questo governo abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura, che è un breve periodo ma in un momento come questo un giorno può portare a cambiamenti importanti”. E a chi gli domandava se si sentisse già in campagna elettorale, ha risposto: “Un movimento politico è sempre in campagna elettorale. Noi riteniamo di essere pronti per le elezioni in qualsiasi momento. Se non ci fosse più il consenso nostro e dell’altra parte politica circa i provvedimenti proposti da questo governo ci sarebbe lo scioglimento delle Camere. Questo può accadere domani, dopodomani…”.
Sempre convinto che la Costituzione vada cambiata “altrimenti il Paese diventa ingovernabile”, Berlusconi ha ribadito la necessità che “sia modificata l’architettura costituzionale” in modo da accelerare ad esempio l’iter delle “leggi in Parlamento”. A chi gli ha chiesto se i componenti del governo tecnico possano rimanere in politica, Silvio Berlusconi ha risposto: “È una domanda che dovete fare a loro, credo però che dopo torneranno al loro lavoro anche se Monti e i suoi ministri sono delle persone capaci e potrebbero far parte anche di un altro governo”. Al Tempio di Adriano, Berlusconi è tornato a parlare anche delle cene ad Arcore e dell’attacco giudiziario nei suoi confronti e ha precisato: “Si tratta solo di calunnie. Per queste cene del tutto eleganti e normali sono stato sottoposto ad un linciaggio da parte dell’opposizione, della stampa italiana e di una parte della stampa internazionale. Io rifarei tutto, non cambierei nulla”. E sull’asta delle frequenze tv, il leader del Pdl ha scritto sul suo proflio facebook che “l’argomento mi lascia indifferente, non me ne sono per niente interessato, ma ho una consapevolezza: con il numero incredibile di frequenze oggi disponibili ci sarà pochissima gara per occuparle”. Così come non si sente di dover chiedere scusa agli italiani, in merito alla previsione della crisi economica perché, dice Berlusconi: “Non è vero che il governo non avesse previsto la crisi, che era chiara. La verità è che il fatto psicologico era la prima causa della crisi”.
Il Cavaliere ha parlato anche della legge elettorale che “va cambiata comunque, anche se la Corte Costituzionale bocciasse i quesiti referendari”, perché “il primo punto da cambiare è il meccanismo del premio di maggioranza per il Senato: è ragionevole perché non garantisce la governabilità. Il referendum ha avuto più di un milione di firme e per questo bisogna introdurre almeno una quota di preferenze”.
Poi ha rivelato di stare “leggendo i diari di Mussolini e le lettere della Petacci. Devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni. Perché viene fuori come chi sta al governo del Paese non abbia veramente dei poteri”. Parlando dell’alleanza con la Lega, l’ex premier la considera non ancora persa, ha detto di “non essere riuscito a vedere Bossi”, ha osservato che al Carroccio “è tornato carattere” e che secondo lui il Senatùr lo critica perché “cerca di raccogliere voti”. Ma alla fine, dice il Cav, la Lega “non è masochista, sa che senza di noi alle prossime elezioni amministrative perde voti”. Quanto al rapporto con Tremonti, e al possibile passaggio alla Lega, Berlusconi ha rilevato che l’ex ministro dell’Economia “ha spesso partecipato alle manifestazioni della Lega, mai a quelle nostre…”. Per quanto concerne l’Udc, secondo Berlusconi il partito di Casini “sarà costretto a stare nel centrodestra perché i suoi elettori sono moderati, in gran parte cattolici, e quando l’Udc in Piemonte per le elezioni regionali ha deciso di stare con la sinistra ha perso metà dei suoi elettori”. “I sondaggi – ha aggiunto Berlusconi – dicono che se in una elezione regionale la perdita è del 50%, potrebbe essere di 2/3 alle elezioni nazionali nonostante Casini abbia il suo pubblico affezionato: quasi il 70% delle elettrici di età superiore ai 50 anni lo votano perché gli piace. Io non sono assolutamente geloso: è un bel fieu, è un bel ragazzo”.

Terrorismo, tasse e leviatano

Indimenticabili, le lacrime di coccodrillo della ministra Fornero che annuncia l’infame blocco dell’adeguamento delle misere pensioni (adeguamento già più che dimezzato, rispetto alla reale dinamica del caro vita) mentre il governo non tocca la Casta, né i grandi sprechi e gli stipendi parassitari, né gli enti inutili, né le venticinquemila poltrone superflue in quelli partecipati, né i privilegi fiscali delle proprietà ed attività commerciali degli enti “religiosi”, che, oltre a permettere una forte concorrenza sleale soprattutto in campo alberghiero,ci costano 8 miliardi l’anno. Si sa, i voti della Chiesa costano… li paghino i poveri. Ma abbiamo scoperto ben altro, sulla strategia distruttiva del governo dei banchieri: abbiamo la confessione di un intento, di un vero piano anti-sociale di coercizione oligarchica generale sulle nazioni, non solo sugli Italiani. E proprio per bocca del Monti. Vi raccomando molto di visionare l’intervista a questo link, in cui Mario Monti sostiene che “abbiamo bisogno delle crisi” e delle angosce collettive da esse causate, per far accettare ai popoli e alla politica le riforme che dall’alto si è deciso di imporre – cioè, quelle che il cartello monopolista della moneta e del credito, di cui il Monti è grande esperto e fiduciario, ha deciso di imporre.

E’ la perfetta conferma di quanto esposto nel libro mio e di Paolo Cioni Neuroschiavi, sulla manipolazione mentale collettiva e individuale. Soprattutto in relazione al fatto che le crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, così come le crisi di illiquidità delle economie, vengono prodotte in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating e dell’aggiotaggio. Chi ha bisogno di crisi per le sue riforme, dispone dei mezzi per scatenarla. In una situazione di generale illiquidità e di recessione (insolvenza, disinvestimenti, disoccupazione etc.), la manovra di Monti è selettivamente mirata a produrre un aggravamento di questa illiquidità (v. anche gli articoli di P. Krugman sull’esito sistematicamente controproducente di siffatte manovre), quando al contrario il sistema economico ha disperato bisogno di iniezioni di liquidità mirate all’attivazione dei fattori di produzione e del consumo, e di tagli delle spese inutili. Monti fa il salasso a un paziente che agonizza per anemia. Mentre le misure per lo sviluppo sono semplicemente derisorie e vergognose, mentre si tralscia una riforma fiscale che favorisca la produzione, i tagli alle pensioni e l’aumento dell’Iva colpiscono la domanda interna, assieme al nuovo redditometro che disincentiva gli acquisti di molti articoli non di lusso e di servizi come l’istruzione. Mentre il governo dei banchieri non tocca i grandi patrimoni mobiliari e speculativi, le sue nuove tasse sugli immobili, sul risparmio (aumento del 60% del moltiplicatore dei valori catastali, aumento delle aliquote ici, ici sulla prima casa), tagliano le gambe all’edilizia, che è il settore economico che innesca le riprese generali dell’economia – quando cresce – e pure le recessioni – quando cala.
Attualmente questo settore è in gravissima crisi. Il siluro del governo Monti, quindi, previene la ripresa e stabilizza il trend depressivo. Anche dal punto di vista quantitativo, sono misure a priori inidonee a risolvere il debito pubblico, perché assommano a 24 miliardi, cioè un 0ttantesimo del debito pubblico. A che servono, quindi? Sono interventi scientificamente mirati a produrre una stabile depressione e un drammatico avvitamento fiscale. Monti agisce mettendo toppe alla finanza pubblica a spese dell’economia reale, che viene sempre più sgretolata. Salva le apparenze a spese della sostanza. Adesso avremo, nel brevissimo termine, un plauso dell’”Europa” e di chi muove le asticelle degli spread – la medesima mano che ha messo lì il Monti in Italia e il Papademos in Grecia, e altri altrove. Ma presto la recessione, la disoccupazione, la moria di imprese, il credit crunch, il declino industriale, le tensioni sociali, si faranno sentire in modo insostenibile. Allora si creeranno le condizioni politiche per usare la mano forte. Nel parlamento dei nominati, dove si vendono i voti, come si può fare per assicurare la legittimazione parlamentare formale, cioè il voto di fiducia dei partiti, a questo governo dei banchieri mai eletto e a questo leader mai scelto dal popolo, quindi esposto a contestazioni di non-democraticità e non-rappresentatività? Semplice: basta riempire alla partitocrazia la greppia della spesa pubblica coi soldi delle nuove tasse spremute ai cittadini. E rispettare privilegi e prebende dei politici e della Chiesa. Anche Berlusconi col suo PDL ha convenienza ad allinearsi, se non vuole esporre le aziende di famiglia a rischi più che ovvi di ritorsione. Oggettivamente, dunque, l’obiettivo del governo dei banchieri pare sia produrre, certo non solo in Italia (il governo dei banchieri è globale, e il governo Monti è solo una sua filiale), una grave e durevole depressione, in linea con quanto Monti spiega nel filmato linkato sopra, ossia che bisogna spaventare la gente per renderla malleabile e remissiva alle riforme decise dall’alto: è la shock—and – awe policy, la shock economy di Naomi Klein.
Diversi sono gli scopi possibili di questa strategia:
– svalutare gli asset per poterne fare incetta a costi stracciati col denaro prodotto da banche centrali e dark pool (il circuito delle grandi banche mondiali che controllano anche la Fed e che ha lasciato recentemente a secco le banche italiane, come strumento di pressione o meglio coercizione politica);
– impadronirsi di tutto il reddito disponibile;
– rendere la popolazione docile e sottomessa;
– piegarla a un nuovo assetto politico, fiscale, sociale, con cessione della gestione del bilancio e del fisco a organismi europei a guida tecno-tedesca (Italia colonia);
– forse, su scala globale, indurre un calo forte, rapido e costante dei consumi, quindi dell’inquinamento e dello sfruttamento della materie prime, per proteggere la biosfera e prevenire un altrimenti imminente tracollo ecologico.
(Marco Della Luna)
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Dopo giorni di manfrina e di proteste,si modifica il limite dell’indicizzazione pensioni a 1400 euro… peccato sia solo per un anno… una elemosina, contemporaneamente il massone impone tasse sui libretti postali di risparmio… che guarda caso, appartengono per la maggior parte ai risparmiatori meno abbienti.. si vede che mai questo professore dei miei calzari é stato in un ufficio postale… Non mancano nuovi balzelli sui conti correnti (le banche non avevano abbastanza regali…) Poi il contentino delle detrazioni sull’ICI,una tassa odiosa e da abolire…..almeno al di sotto di certi livello di reddito, che non son certo quelli sognati da questa compagnia di giro. Insomma, dove si sia ristabilita l’equità, lo vede solo lo strabismo, per non dir altro… di questo golpista incaricato da un altro golpista. E smettiamola pure con la favola della catastrofe imminente che, se diam retta a spread e alla manovra inutile allo scopo, dovremmo già essere morti.
Ci dica il massone: come potrà diminuire il debito… con una recessione alle porte, un calo del Pil, un inevitabile aumento dei prezzi (benzina, Iva, Ici…), la compressione dei consumi dovuta a tasse e conseguente diminuzione del reddito… ed infine con uno spread ai cui livelli si fatica a pagare gli interessi di questo debito?
(george)

Ma Monti, ci ha reso spendaccioni?

Io sono della vecchia guardia, di quella generazione che ha succhiato col latte materno il concetto e il valore del risparmio. Così si comportavano i miei nonni prima, i miei genitori poi: tanto o poco o pochissimo, il risparmio era un dovere cui le persone coerenti e serie non potevano sottrarsi. Poi è cambiato il mondo, la moda del consumismo ha fatto la sua parte e molti degli ex risparmiatori sono diventati consumatori accaniti di beni anche inutili. Io, con molti altri, ho continuato “nel mio piccolo” a riparmiare come mi era stato insegnato, spesso con sacrificio perchè, per fare un piccolo esempio, è più comodo farsi mandare a casa la spesa dalla Coop di turno anzichè peregrinare per il mercatino rionale alla ricerca del prezzo più conveniente. Ma da quando si parla di manovra Monti ( ancor nulla di definitivo, ma il buongiorno si vede dal mattino) sta nascendo in me una ribellione libertaria che mi spinge a comportarmi diversamente dagli insegnamenti ricevuti, con una vena spendacciona che non mi conoscevo. Ho sempre fatto regali natalizi a figli e nipoti, ma quest’anno ho deciso di intaccare i risparmi e di concedermi lussi che anni fa mi sarei negati. Perchè tener stretti i sudati risparmi per la vecchiaia, quando in un batter d’occhio anni di sacrifici potranno essere vanificati, prima con tasse che colpiranno indiscriminatamente ceto medio e poveri, poi con una eventuale patrimoniale che colpirà SOLO e UNICAMENTE chi ha risparmiato per tutta la vita? Ho per mia buona sorte figli e nipoti che meritano ogni cosa buona: perchè dovrei regalare a uno stato “patrigno” tutto il frutto dei sacrifici di una vita?!

Chiara Destefanis

Impressionante schizofrenia di (n)eurocrati

ma la cosa più inquietante è che finora non ha parlato nessuno. I politici (quelli che dovremmo votare la prossima volta) protestano solo per i “presunti” tagli alla loro intoccabile casta… mentre per tutto il resto (depredazione italiana in toto), tutto tace. Mentre l’illuminato massone ci viene a dire (pigliandoci per il culo ancora una volta) che non è vero che pagheranno SOLO i soliti noti. Nel frattempo, gli ultraricchi non verranno toccati così come verranno aiutate le sue amiche lobby bancarie e gli artigiani e i commercianti così come le famiglie dove non ci sono figli (e magari anche con un solo stipendio), verranno tassati ulteriormente per non parlare poi della totale eliminazione del segreto bancario e l’aumento del bollo (in maniera esponenziale) sui conti correnti…

Le porcate eurocratiche continuano…

MILANO – Aumento dall’1,5 al 2% del prelievo sui patrimoni «scudati», contributo di solidarietà del 15% sulle pensioni d’oro (superiori ai 200mila euro annuali), sconto sull’Ici per le famiglie, e una «stangata» sui conti correnti. Sono alcune delle novità in arrivo con gli emendamenti del governo alla manovra. I nuovi balzelli rappresentano la ricerca di far quadrare i conti complessivi, di arrivare al saldo finale previsto dalla manovra e compensare quello che è stato deciso di concedere sul lato «sociale», in particolare alzando a 1400 euro la soglia delle pensioni che beneficeranno dell’indicizzazione e ampliando il bonus sull’Imu (ex Ici) per le famiglie con figli.
TEMPI – La manovra mercoledì mattina dovrebbe approdare alla CameraIl condizionale è d’obbligo perché i lavori nelle commissioni procedono a rilento, tanto da rendere con tutta probabilità necessaria una maratona notturna. «È ovvio a tutti che non è possibile rispettare questo calendario», ha suonato l’allarme il presidente della commissione Finanze, Gianfranco Conte. Ma il presidente della Camera Gianfranco Fini ha escluso nuovi ritardi: «Non ho alcuna intenzione di differire ulteriormente. La manovra domani mattina sarà in Aula».
LE PRINCIPALI NOVITA’ IN DISCUSSIONE
Imposta sui conti correnti: 34 euro – Dal 1° gennaio 2012 gli estratti conto annuali dei conti correnti bancari, ma anche di quelli postali e dei libretti di risparmio, saranno gravati da un’imposta di 34,20 euro, se il cliente è persona fisica. In caso di società l’imposta è di 100 euro. Questa una delle novità previste dall’emendamento del governo alla manovra.
Capitali scudati – Aumento dall’1,5% (che dava un gettito di due miliardi) al 2% del prelievo sui capitali scudati. In più è prevista una imposta di bollo annuale al 4 per mille per il 2011 che rimarrà in vigore anche nel 2012 e 2013 con una aliquota che salirà al 10 per mille.
Prelievo su pensioni d’oro – Contributo di solidarietà sulle «pensioni d’oro» del 15%. Il contributo sarà applicato per l’importo eccedente i 200 mila euro.
Imu (Ici): sconto famiglie – Sconto sull’Imu per le famiglie con figli. Si parte dalla detrazione, che rimane, di 200 euro per tutti, che «è maggiorata di euro 50 per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare un massimo di 400 euro». In sostanza, lo sconto massimo che il Fisco concede sull’abitazione principale sarà pari a 600 euro: 200 euro della detrazione di base e 400 per il numero dei figli a carico.
Attività finanziarie all’estero – E’ istituita un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti in Italia. L’imposta è dello 0,1 per cento annuo del valore delle attività finanziarie per il biennio 2011-2012 e dello 0,15% a partire dal 2013. Dall’imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versato nello Stato in cui sono detenuti i prodotti e gli strumenti finanziari. Il gettito di cassa previsto, sulla stima di 13,4 miliardi di euro di attività all’estero e con una riduzione prudenziale di un-terzo, è di 8,9 milioni di euro per il 2011 e il 2012 e 13,4 milioni di euro dal 2013.
Pensioni: rivalutate fino a 1400 euro – La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta «per l’anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo» (ovvero finao a circa 1400 euro). Per il 2013 invece la soglia saràa più bassa; rivalutazione solo per le pensioni oltre 2 volte il minimo (quindi fino a circa 900 euro).
Età di pensionamento: eccezioni – «In via eccezionale» sarà possibile per «i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell’entrata in vigore del decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012» andare in «pensione anticipata al compimento di un’età anagrafica non inferiore a 64 anni».
Contributi: aumento commercianti fino a 24% – Aumentano i contributi pensionistici per artigiani e commercianti: fino ad arrivare nel 2018 al 24%. L’aumento è dell’1,3% dal 2012 e dopo di 0,45 punti ogni anno fino appunto a raggiungere il 24% a regime. Il testo iniziale prevedeva un’aliquota del 22% a regime.
Liberalizzazioni: protesta delle farmacie – L’ulteriore apertura del mercato dei taxi almeno per ora è stata congelata. Nessun dietrofront, invece, per le farmacie che hanno mal digerito la decisione del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C distribuiti con ricetta medica anche nelle parafarmacie e nei supermercati . Forse già lunedì potrebbe scattare la serrata dei punti vendita tradizionali. Mentre dai parafarmicisti stanno arrivando in queste ore migliaia di fax a Palazzo Chigi con la richiesta a Monti di «non cedere alla pressione delle lobby».
Dilazioni per i pagamenti a Equitalia – Tra le altre novità in campo delle liberalizzazioni dovrebbe esserci lo slittamento dal 2012 al 2013 di tutte le norme relative, con l’eccezione appunto di quella delle farmacie. Vale a dire l’imposizione di distanze minime per l’apertura di esercizi e il divieto di aprirli in più sedi; la limitazione dell’esercizio di una attività economica ad alcune categorie o il divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di alcuni prodotti. Un aiuto arriva però per le aziende in crisi: via libera ad un emendamento che allunga di 72 mesi la possibilità di pagare le rate a Equitalia.
Redazione Online

Quando i rossi e il tricolore s’incontrano

“Qualcosa di buono in questa manovra c’è: ha unito lavoratori e sindacati di quattro Confederazioni nella stessa protesta e per i medesimi obiettivi. Una circostanza soprattutto per noi storica ed inedita” – lo ha dichiarato il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, commentando lo sciopero unitario di tre ore proclamato insieme a Cgil, Cisl e Uil.

Per il sindacalista, che ha partecipato, a Roma,  alla manifestazione  unitaria, con  affianco Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti,  “un sindacato diviso non fa il bene dei lavoratori, porta solo vantaggi alle imprese, in particolare a quelle che ‘approfittano’ della crisi, e a tutti coloro che, governi compresi, dimostrano scarsa attenzione alle istanze del mondo del lavoro, sia esso rappresentato o meno dal sindacato. Rispetto al precedente esecutivo, non abbiamo riscontrato alcun elemento di discontinuità in termini di equità sociale e giustizia nelle misure individuate, è semmai evidente un inasprimento della politica economica nei confronti di lavoratori, pensionati e famiglie, proprio quelli che versano le maggiori risorse direttamente o indirettamente nelle casse di uno Stato ingiusto, che sa solo chiedere senza dare”.

Anche noi ci siamo immersi in questo inusuale abbraccio. Abbiamo visto le bandiere rosse della Fiom sfiorarsi con quelle azzurre dell’Ugl, i simboli tricolorati della Cisl insieme a quelli della Uil.  Abbiamo incrociato, al di là dei simboli, le stesse facce di lavoratori preoccupati per il loro futuro, di donne e di uomini uniti dal rifiuto per una manovra iniqua e dall’identico disprezzo per  il “governo dei professori”, insensibile al dialogo con le forze sociali.

Per chi – come noi – crede nella coesione sociale e nella partecipazione,  protestare, condividendo la piazza con la sinistra più radicale, non è una contraddizione. Non ci ha impressionato perciò  più di tanto stare gomito a gomito con gli attivisti di Lotta Comunista o con i militanti del Partito Comunista Internazionale, impegnati a distribuire i loro volantini, che denunciavano la dittatura borghese contro la classe lavoratrice. L’idea di classe ci è lontana, tanto ci appare vecchia ed inadeguata a costruire un’alternativa credibile. Nel contempo però ci piace ricordare – magari scandalizzando contemporaneamente certa destra e certa sinistra – il Giovanni Gentile che nel famoso discorso del Campidoglio, rivolgendosi ai comunisti li definiva “corporativisti impazienti”.

Si dialoga e si lavora infatti  per costruire un progetto partecipativo se ci sono le condizioni ed i soggetti disponibili al dialogo. In caso contrario lo sciopero, la protesta, la lotta di piazza sono legittimi e necessari strumenti di azione sociale. Magari per individuare avversari comuni,  prefigurando sintesi sociali più avanzate ed offrendo suggestioni “inedite” – per dirla con il segretario dell’Ugl – che portano alla memoria inusuali, ma non impossibili “alleanze”.

“Ho visto i  comunisti vicino agli uomini dell’estrema destra; li guardavano, li osservavano turbati, con uno strano desiderio dipinto sul volto. Per un pelo non si sono incontrati, in un miscuglio stridente, tutti gli ardori della Francia. Capisci, Clérence ? Corri dai giovani comunisti, indica loro il nemico comune di tutti i giovani, il vecchio radicalismo corruttore” – così Drieu La Rochelle, uno degli scrittori francesi del “Romanticismo fascista”, fa dire a Gilles, protagonista del romanzo omonimo, pubblicato, nel 1939, da Gallimard e censurato dal governo della III Repubblica.

Era il 6 febbraio 1934, quando a Parigi, in Place de la Concorde, per la prima volta, si erano incontrati, in una grande manifestazione di protesta contro l’emblema della partitocrazia, il Palais-Bourbon (La Camera dei deputati), e contro il governo del radical-socialista Daladier, militanti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, i Camelots du Roi, gli attivisti dell’Action Francais (il movimento  monarchico-tradizionalista di Charles Maurras) ed i giovani operai della “cintura rossa”, membri delle Jeunesses Patriotes e militanti comunisti, ex combattenti e disoccupati.

Una marea di quarantamila manifestanti che, tra ali di folla, aveva marciato contro il simbolo del potere, cantando la Marsigliese e l’Internazionale, sventolando il tricolore e la bandiera rossa, urlando “Vive la France”, “Les Soviets partout”, “Via i ladri dal potere”…

Storie di ieri…storie di oggi…per un tempo che pare tutto rimescolare, invitando a dare il giusto valore e spazio alle idee di giustizia sociale, di lavoro, di coesione nazionale. Anche da qui, anche da una piazza “inusuale”, può partire una nuova volontà di cambiamento.

Mario Bozzi Sentieri

E’ l’ora di stare con i cittadini

E’ l’ora di stare con i cittadini, ma quando dico cittadini naturalmente escludo i cittadini che a vario titolo appartengano a qualche casta. E’ ora di stare con i cittadini comuni, che siano operai, impiegati, tecnici, gente che comunque si è sempre guadagnata la vita col sudore della fronte e/o con l’impegno intellettuale. E’ l’ora […]