L’italia

La verità sulla storia degli Italiani non è ancora mai stata raccontata perché sono i vincitori a scriverla e i vincitori sono sempre i governanti, i Capi, non il popolo. Una cosa però è sicura: è stata sempre uguale a quella che stiamo vivendo in questo periodo. Gli Italiani, debbono sacrificarsi, pagare, soffrire, combattere, morire affinché i politici di turno possiedano il proprio Impero. E’ questo che hanno perseguito, sotto le vesti dell’unificazione europea, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi: possedere un Impero, alla pari di ogni governante, Dittatore, Re, Papa o Imperatore del passato. Contrariamente al passato, però, questa volta l’impero non era possibile conquistarselo con gli eserciti combattenti: la seconda guerra mondiale, con le sue catastrofiche conseguenze, con l’atomica e le due potenze mondiali in lotta fra loro, costringeva a seguire un percorso nuovo. E’ nata così una grande idea: farsi l’Impero tutti d’accordo, con la pace, con il denaro, con le banche.
Quando mai, però, un governante può dire ai sudditi che vuole farsi un impero eliminando la Patria, togliendo di mezzo la Nazione, consegnandone l’indipendenza e la libertà agli stranieri? Di solito almeno questa consolazione ai sudditi la si lascia: che combatta, si sacrifichi e muoia per la grandezza della patria, per amore verso la propria terra e i propri figli. Quindi questa volta ai poveri cittadini d’Europa sono state raccontate menzogne su menzogne: diventeremo ricchi, non dovremo adoperare il passaporto, avremo il mercato più potente del mondo, saremo d’esempio a tutti per la nostra giustizia, per la nostra ineguagliabile democrazia. Democrazia, democrazia, democrazia! Se si facesse un concorso per stabilire quale parola è stata usata più di frequente dal 1950 ad oggi nella povera Italia condannata a costruire l’impero europeo, sicuramente “democrazia” lo vincerebbe. Lo vincerebbe perché i governanti l’hanno pronunciata (e la pronunciano) ogni volta che ne hanno eliminato un pezzo fino a giungere, come oggi, ad eliminarla tutta. Per costruirsi l’impero bisognava distruggere gli Stati, possibilmente senza che i sudditi se ne accorgessero. Ma è stato facilissimo, addirittura più facile di quanto i governanti non pensassero, perché i poveri cittadini d’Europa, e quelli italiani soprattutto, erano talmente lontani dal supporlo che perfino adesso, di fronte all’evidenza, non riescono a crederlo. Via i confini fra gli Stati! Quale immensa, meravigliosa democrazia. Ma uno Stato come fa ad essere “Stato” se non è padrone di un territorio? Non chiedetelo a nessuno perché queste sono domande che in democrazia non si fanno. Via la moneta nazionale! Quanto è democratico dipendere dalla Banca centrale europea. Ma uno Stato come fa ad essere “Stato” se non possiede la propria moneta? Non domandatelo a nessuno perché le domande sulle banche non è democratico farle. Anzi: le banche sono diventate a poco a poco il più democratico corpo di polizia che esista al mondo; un corpo separato, mille volte più efficiente dei poveri carabinieri, al servizio esclusivo della dittatura dei banchieri, con la propria torretta di guardia ogni cinquanta metri. Ha un solo compito, il compito determinante: informare di ogni nostro respiro, tramite lo straordinario braccialetto elettronico che si chiama “conto corrente”, i grandi Capi stranieri, mai eletti e sconosciuti ai cittadini, che hanno messo fine all’ultima parvenza degli Stati nazionali unificando democraticamente fiscalità e bilanci dell’Impero. E le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia? Che le abbiamo fatte a fare? Ah! Questa è stata una carta superba che la buona sorte ha messo a disposizione dei governanti più traditori che gli Italiani, pur con una tragica storia di tradimenti alle spalle, abbiano mai avuto. Quale maggior fortuna che quella di godersi gli onori dell’esaltazione dello Stato mentre lo si pugnala?
Quasi tutte le dittature sono nate con il consenso delle autorità legittime. Nessuna, però, ha avuto, una maschera grottesca, addirittura inverosimile, come l’attuale: il voto dei parlamentari in carica per uccidere lo Stato sul quale governa. La battaglia per l’euro, infatti, è la battaglia finale che è stata scatenata appositamente per sbaragliare gli Stati nazionali. Il problema non è il debito, come ormai tutti sanno, ma il non possedere la banca nazionale che emetta la moneta. Nessuno si illuda che la battaglia sterminatrice non sarà portata fino in fondo, malgrado sia evidente che l’Unione europea finirà come al solito, con il conflitto fra gli Stati più forti, perché era questo lo scopo fin dal principio: distruggere con il gioco del denaro quello che non si poteva distruggere con i cannoni. Non credo che i parlamentari italiani siano tutti privi di una sia pur minima briciola di senso dell’onore e del dovere verso quei poveracci che hanno avuto fiducia in loro. Prima di consegnarsi alla storia come traditori e assassini dell’Italia, si rendano conto che, rifiutando il proprio consenso e pretendendo il ritorno alla sovranità monetaria, sarebbero ancora in grado di salvare gli Italiani in modo legittimo dal prossimo futuro di insurrezione e di guerra in Europa. E’ un appello che scrivo nella speranza di un ultimo ravvedimento; ma anche perché i testimoni della orribile tragedia che stiamo vivendo, hanno il dovere di lasciare agli storici di domani una documentazione certa sui responsabili della fine della civiltà europea.
… ma la colpa, aggiungo io, è anche e soprattutto dei politici insulsi, inutili, stupidi e dannosi che hanno permesso tutto ciò. Ossia, una “sospensione” della democrazia (per la quale ci si riempiono bocche e tasche) ai danni degli italiani indigenti. E l’assassino del popolo Monti ha ragione quando ci fa sapere che: “in pubblico i partiti mi criticano e poi mi votano“… prendendo per il culo i politici da omuncolo arrogante qual’è. Ma tra l’arroganza e la vigliacca imbecillità, ormai preferisco la prima perchè, se non sono stati capaci di fermare la macelleria sociale (montiana e napolitana, appunto), non hanno alcun diritto di ripresentarsi alle urne.

Avanti un altro

In un editoriale di prima pagina sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio se la prende con il Corriere della Sera e con gran parte della stampa italiana che ha nascosto o confinato nelle pagine interne la notizia assai clamorosa della condanna per evasione fiscale di alcune grandi banche italiane che dovranno sborsare al fisco complessivamente circa 800 milioni di euro più gli interessi maturati.
Nella lista degli evasori ci sono Montepaschi, Unicredit, Bpm, Credem e dulcis in fundo Intesa Sanpaolo che ha versato al fisco ben 270 milioni evasi, secondo l’Agenzia delle Entrate, dal colosso bancario guidato fino a qualche settimana fa dall’attuale ministro Corrado Passera. Non si può dare torto a Marco Travaglio: una notizia del genere in qualsiasi altro paese avrebbe preso le principali pagine dei giornali e non lo spazio di una notiziola di serie b come è avvenuto sul Corriere della Sera. Sul banco degli imputati per evasione fiscale è salito infatti l’intero sistema bancario italiano reo di aver evaso il fisco negli anni 2005-2007. Se questa non è una notizia da prima pagina stento a capire quali siano le notizie degne di questo nome. E il fatto che le banche chiamate in causa dall’Agenzia delle Entrate abbiano scucito i quattrini dovuti significa che il Fisco era dalla parte della ragione. Ma c’è qualcosa di più.
C’è un’aggravante, purtroppo, che riguarda Intesa Sanpaolo, perchè l’Istituto di credito guidato fino a poche settimane fa da Corrado Passera ha fornito al governo non soltanto il ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture ma anche una serie di personaggi che ruotavano attorno alla Banca, dal ministro Elsa Fornero al sottosegretario Mario Ciaccia.
In un momento in cui il governo guidato da Mario Monti chiede al paese sacrifici e in particolare decide un ulteriore pesante aumento della pressione fiscale è a dir poco fastidioso venire a sapere che durante la gestione di Corrado Passera Banca Intesa evadeva le tasse per una cifra considerevole.
Minimo il ministro Corrado Passera dovrebbe chiedere scusa agli italiani. A questo c’è da aggiungere che Intesa Sanpaolo è azionista del Corriere della Sera. Se Ferruccio De Bortoli avesse voluto fare una bella figura avrebbe messo la notizia in prima pagina, in modo da togliere ogni sospetto su un possibile trattamento speciale verso uno degli azionisti più importanti di Rcs. Diciamolo pure, questo è un duro colpo alla credibilità del ministro Passera e di tutto il governo.
(Bruno Perini)
Che questo governo fosse credibile può ancora crederlo Napolitano, che deve aver qualche problema… data l’età… E questi sarebbero quelli che fanno la lotta all’evasione fiscale con quella storia grottesca del limite dei contanti? E questa Passera si presenta da Fazio (uno da seppellire sotto mucchi di guano) a parlar di lotta all’evasione? Qui non occorre la tracciare il contante bisognerebbe tranciare qualche testa….! NOTA: Il peggio non è che la notizia sia stata nascosta, ma data in modo parziale.

E’ storia vecchia e non se n’ è mai parlato, le banche sono state in trattativa a lungo con l’ Agenzia delle Entrate per una transazione, perché è una situazione grigia in cui non è chiaro dove stia la ragione. Tralasciando il fatto che certe operazioni sono state proposte in gran parte dallo studio di un ex Ministro, il tutto è emerso solo nel momento in cui è stato gettato nelle rotative Alessandro Profumo, ex AD di UniCredit. Nessuno ha raccontato come stessero le cose, nessuno ha spiegato che banche e Agenzia delle Entrate si erano molto avvicinate nella trattativa, nessuno soprattutto ha scritto che altre banche avevano fatto la stessa cosa, non solo UniCredit. Risultato? Alessandro Profumo è stato sputtanato e la sua ambizione di entrare in politica è stata segata. Però è diventato Ministro qualcuno che ha fatto le medesime cose.
Post rubato a Johnny Doe

Monti e Scrooge sono la stessa persona

La Grande Carognata di Natale, così tosta e così complicata, così a matriosce russe, che ogni volta la apri e ti salta fuori una sorpresa – una Carognata che nemmeno la stampa e i media ne sanno misurare l’entità, ci è già stata data. Full Monti o Rigor Montis o addirittura Rigor Mortis, Monti Python e il nonsenso della vita, Monte di Pietà, sono solo alcuni degli epiteti con il quale l’opinione pubblica cerca di mantenere quel che resta del senso dell’umorismo nei confronti di un governo di “autonominati” espropriatori.

L’algido Bocconiano surgelato in veste di nuovo Scrooge ci mette la tassa sulla dolce casetta, aumentando i nostri estimi catastali del 60%? Niente paura: la sinistra ne è felice e gode. Questo sì è un governo, mica come quel Pirla di Arcore che ci aveva tolto l’ICI sulla prima casa!. Ora poi si chiama IMU e vuoi mettere la differenza?
Gli stabili delle Banche aumenteranno l’estimo catastale del 20 %? Ma certo! fanno bene – dice la Sinistra Superciukka – I ricchi è giusto che debbano avere dei consistenti sgravi fiscali. Solo i poveracci devono pagare le tasse per intero. Se stanno bene le banche stiamo bene anche noi.
La Banca sei tu – dice la Bonanima del tenente Colombo in Paradiso mentre svolazza per le iper Coop in cerca dell’ultimo regalo per i nipotini.
Eppoi i poveri sono tanti è giusto che spariscano assiderati nel gelo della notte di Natale, accendendo gli ultimi fiammiferi per scaldarsi mentre sognano una tavola imbandita con un’oca farcita che non potranno permettersi. Ringraziate piuttosto: per ora la tassa sui sogni non c’è ancora. I ricchi invece sono pochi. Specie se oligarchi. E dato che noi sinistri siamo anche degli ambientalisti, dobbiamo ben proteggere la specie in estinzione, no?

Nel mentre, il neo eletto dal NYT, King George e l’algido Monti-Scrooge non si perdono un concerto di Natale. Ma fuori dai teatri… Oh sorpresa!
Invece di trovare i soliti contestatori per il consueto lancio di uova marce, o i poveri barboni in stile “Miracolo a Milano” che volano sulle scope, si ritrovano, indovina chi? I Trimurtini coi fischietti che suonano Fratelli d’Italia. Questo sì che è un memorabile centocinquantenario da ricordare!
“W Monti, invece di W Verdi! Monti, facci sognare! W Passera, anche se Solitaria ! A morte Forza Gnocca! Dateci più macelleria sociale e che la pensione ci venga bloccata dal 1 gennaio 20012! Vogliamo la tracciabilità dei nostri conti! Vogliamo campare con 50 euro alla settimana. Basta col contante! W le Banche! Tutto il potere ai banksters!
Re Giorgio Santo Subito! E grazie per i sacrifici richiesti: sarà fatto. Ma mi raccomando, nel discorso di fine d’anno, non esiti a chiedercene ancora una bella raffica aggiuntiva”.

Ancora, ancora…ancora, perché io da quella sera…Così si sgolano a cantare i Trimurtini.

Fuori nevica e Monti-Scrooge, granitico e volitivo dal cuor surgelato, rigido nel suo loden verde, non si pente. E’ L’Itaglia che lo vuole. E anche le lacrime della ministra Fornero sono già ghiaccioli da appendere all’albero di Natale della piazza.

Vipera Gentile

Italiani? Fottetevi

Il ministro (hi-tech) per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio e Cavaliere di III classe dell’Ordine di Radonez, non ha dubbi. Per favorire sviluppo e crescita bisogna investire sui figli dei rom (comunemente chiamati zingarelli e zingarelle), sulla loro scolarizzazione. Né ha dubbi su come evitare in futuro episodi di intolleranza nei confronti dei nomadi – episodi che «mettono a rischio l’integrazione», e su questo non ci piove, ma anche «la tenuta del Paese», e su questo concetto, invece, non cade una goccia: dar loro una casa, «perché la vita in una casa favorisce l’integrazione e il superamento della provvisorietà».
Ora, va bene l’emergenza, va bene fare a casa i compiti dettati dalla Merkel, va bene il martellante disprezzo per la classe politica e per chi l’ha eletta, va bene un Napolitano che calza, ma alla ventitré, il kepì di De Gaulle: ma questo Riccardi, che ci azzecca col governo tecnico? Questo Riccardi che ripete, da ministro in carica, con le responsabilità di un ministro in carica, i luoghi comuni buonisti, roridi, multiculturali, multietnici e multi tutto in uso nei salotti buoni (tutti siti a grande distanza dagli insediamenti rom) dove si pratica a chiacchiere, tra un frizzantino e un teuccio, l’«impegno nel sociale»? Questo Riccardi che a chi gli obiettava che gli zingari non vogliono essere «stabilizzati», non ci vanno nelle case, non mandano i loro figli a scuola, risponde, giulivo, che ci vuole più «dialogo», col quale nei salotti buonisti, sempre fra un frizzantino e un teuccio coi Pavesini, s’è certi che tutto s’ottiene, tutto s’aggiusta.
Ammettiamo pure che fino a ieri Andrea Riccardi vivesse tra le nuvole della sua comunità, dividendosi tra i sospiri per la pace nel mondo e i dialoghi con i suoi beneamati zingari. Ma ora, membro di un governo sobrio quanto si vuole ma stangatore cieco come pochi altri, dovrebbe saperlo. Dovrebbe sapere che ci sono migliaia a migliaia di italiani per i quali la casa resta un miraggio. Altrettanti se non di più che non sanno più come seguitare a pagare il mutuo per quelle che dopo mille calcoli, riflessioni e patemi d’animo erano diventate le loro agognatissime quattro mura. Dovrebbe sapere che si mette male e si mette male per tutti: che non c’è più una lira. E lui, il Cavaliere di III classe dell’Ordine di Radonez, cosa ti va a proporre? Di offrire a titolo grazioso una casa ai 130-150mila nomadi temporaneamente stanziati in Italia.
O, in via alternativa, dar loro una consistente buonuscita in contanti – si chiama, in gergo santegistese, «rimpatrio assistito» – perché se ne tornino da dove son venuti. Oltre tutto, se se la passassero davvero male qui da noi, gli zingari se ne sarebbero già tornati, chi pedibus calcantibus chi a bordo della propria Mercedes (esente da bollo e assicurazione, eh, son nomadi…) alle loro regioni, alle loro pustze. Se restano, vuol dire che si trovano a proprio agio avendo trovato terreno fertile per l’accattonaggio, lettura della mano, furti e furtarelli, recupero forzoso d’ogni pezzo di rame in circolazione e altre attività che appartengono, come ci è stato insegnato, alla loro grande cultura. Non che manchino gli zingari dediti a lavori leciti, per carità. Ma caso vuole, quelli coi quali si ha a che fare, quelli che incontriamo per strada nei pittoreschi costumi della loro grande, grandissima cultura, sono i primi. Andrea Riccardi vorrebbe tanto farceli piacere, ma quello di privilegiarli regalando loro case e soldi – negate le une e negati gli altri al cittadino italiano in bolletta – non par proprio essere la strada giusta. Ci manca solo, oltre a quelle che già ci ammorbano, la casta dei Rom da mantenere a pane, burro e marmellata.

Direttive ue, il governo italiano risponde si

Il completo appecoronamento al leviatano Ue continua imperterrito e i beoti politici stanno a guardare tacendo.
Dopo l’apertura del governo ad un’amnistia, il ministro della Giustizia Paola Severino torna a difendere il piano svuota-carceri ai microfoni di Radio Vaticana. Alla vigilia della visita del Papa al carcere di Rebibbia, il Guardasigilli ricorda che l’impegno dell’esecutivo per migliorare le condizioni di vita nelle carceri “è estremamente forte”.
Nonostante la crisi, infatti, “oggi vi sono delle disponibilità economiche che ci consentono di affrontare il problema della ristrutturazione di alcune carceri”, ha detto la Severino, “ci sono alcune misure che prevedono l’alleggerimento del numero delle persone detenute in carcere”. Il ministro, inoltre, si augura che la situazione “cambi in meglio, anche se naturalmente tanto ci sarebbe ancora da fare, tanto ci sarà ancora da fare”, nonostante abbia avuto “molta cura di questi provvedimenti proprio perché credo che il sovraffollamento carcerario porti a condizioni di vita disumane e che la tutela dei diritti umani rappresenti uno dei valori fondamentali della nostra civiltà e della nostra Costituzione e che quindi vada tutelato con il maggior numero di misure possibili”.
Per la Severino è comunque “forse un po’ troppo ottimistico” pensare che il pacchetto possa fermare la spirale dei suicidi: “Credo che ogni suicidio che avviene in carcere sia il fallimento di tutto il sistema giudiziario e carcerario e che tutti lo debbano soffrire come tale. La prossima tappa dei miei sforzi sarà rivolta proprio a questo: sto studiando molto, so che ci sono molte organizzazioni che si occupano del reinserimento e soprattutto del recupero lavorativo del carcerato, lavoro di qualità naturalmente, perchè il carcerato può imparare a fare lavori di qualità, dei lavori anche raffinati. E io credo che se non si sentirà inutile, ma si sentirà utilizzato e utilizzabile per il futuro nel suo reinserimento, questo gli darà molto conforto”.
Anche a livello europeo il tema delle carceri resta centrale, tanto che il Parlamento europeo ha approvato proprio oggi una risoluzione per chiedere agli Stati membri di adottare misure urgenti per garantire la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti. In questo modo l’Ue vuole assicurare in particolare il diritto alla difesa e il diritto a non subire trattamenti inumani o degradanti. In tutta Europa le carceri sono sovraffollate e aumentano i casi di suicidio, soprattutto in Italia, Bulgaria, Cipro, Spagna e Grecia. L’Europarlamento ha chiesto anche standard uniformi per il risarcimento delle persone ingiustamente detenute o condannate. Contro alcune norme del pacchetto però si schiera l’Anfp, l’associazione dei funzionari della polizia. “Sono contrarissimo al fatto che i detenuti in attesa di convalida restino nelle caserme delle forze dell’ordine”, sostiene il presidente Enzo Letizia, intervistato da Repubblica. “Le polizie non hanno camere di sicurezza idonee anche dal punto di vista igienico per ospitare questi detenuti non abbiamo più nemmeno i soldi per le pulizie dei commissariati. Ciò vuol dire che quelle persone vanno piantonate nei nostri uffici per 48 ore, assistite, nutrite, curate…”.

Sottovoce

PADOVA – All’indomani della votazione alla Camera della manovra economica del Governo Monti arrivano le voci di dissenso ma anche qualche segnale d’approvazione, come quello del presidente della Repubblica Napolitano che, da Assisi, ha definito l’approvazione da parte della Camera «certamente» un passo importante.
BONANNI – Giudizio negativo sulla manovra del Governo Monti da parte del leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Sembra fatta da mio zio che non capisce nulla di economia» ed è fatta solo «per fare soldi subito». Intervenendo al presidio dei sindacati davanti a Montecitorio, Bonanni, ha giurato che «non daremo tregua» all’esecutivo, aggiungendo: «Non ci rassegniamo, andiamo avanti e chiediamo di cambiare questa manovra iniqua che è contro lavoratori e pensionati». Il numero uno della Cisl ha assicurato che la protesta dei sindacati proseguirà. «Proseguiremo fino a Natale e continueremo anche dopo». Secondo Bonanni «non c’è equità», ma la battaglia «non è persa» perché la manovra «può passare nel potere ufficiale, e poi è da vedere, ma non passa del sociale italiano. Incalzeremo il Governo. Sì. È stato cambiato qualcosa, ma la natura sbagliata della manovra non ci convince». Sul mercato del lavoro «non tollereremo che il Governo non ricorra alla concertazione – ha concluso – se pensano che sui licenziamenti fanno da soli stanno freschi».
CAMUSSO – Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che da Padova, ribadisce il giudizio non positivo sul provvedimento economico. «Il nostro giudizio – ha detto la Camusso – continua ad essere quello di una manovra che non ha i tratti di equità che avrebbe dovuto avere e che comunque bisogna provare ad ottenere. Continua ad essere una manovra profondamente squilibrata sulla tassazione del lavoro dipendente, delle pensioni e delle famiglie. Questo è un tratto che va corretto anche per gli effetti recessivi che avrà sul Paese in termini di potere d’acquisto, anche in termini di contratto alla progressiva riduzione dell’apparato produttivo». La Camusso mostra preoccupazione per le prospettive economiche del mondo del lavoro: «i dati sulla produzione industriale – ha osservato – sono in totale calo, le previsioni sull’occupazione sono pessime, gli effetti antirecessivi della manovra economica che erano necessari, non ci sono». Infine, il segretario della Cgil esprime diffidenza sulla possibilità di una cosiddetta seconda fase della manovra: «siamo sempre diffidenti che ci sia una fase prima e una fase seconda, perché la sensazione è che la seconda non arrivi mai. È evidente che adesso tutti gli sforzi vanno fatti per correggere le cose più inique della manovra e per avviare una fase di crescita».
LA LEGA – Chi ha l’impressione che i sindacati e la Lega Nord siano accomunati per le critiche sulla manovra del governo Monti, si sbaglia. Il segretario generale prende le distanze dalle proteste leghiste e commenta la sortita in Parlamento dell’operaia leghista. «L’effetto finale – ha affermato – può apparire così, nel senso che noi continuiamo a sostenere che il sistema che avevamo sulle pensioni fosse un sistema che rispondeva di più ai problemi. Ma bisogna ricordare che se l’attuale governo può fare questi interventi è anche grazie a tutti quelli che hanno fatto i governi precedenti, quindi la Lega porta una responsabilità precisa di avere introdotto il criterio che portava progressivamente ad allungare gli anni di lavoro». «Va sottolineato invece che la riforma fatta sulle pensioni viene vissuta in modo molto penalizzante, c’è un’idea di un modello figlio delle assicurazioni e non più della previdenza come strumento di Welfare e di garanzia per le persone». La Camusso avverte anche Confindustria che ha mostrato un atteggiamento molto favorevole alla manovra: «Credo – ha osservato – che ci sia da parte loro una grande sottovalutazione degli effetti che avrà la manovra sui consumi e sulle prospettive».

Così è…

A noi tasse, ai ladri libertà di Alessandro Sallusti
È tutto un turarsi il naso e votare Monti. Qualcuno addirittura evita il fastidio e si defila, nell’urna (Di Pietro) o dall’aula (la componente più liberale del Pdl). Tremila detenuti fuori dal carcere. Alla fine della giornata che di fatto vara la stangata il governo fa i conti e scopre di aver perso per strada una sessantina di deputati. Non sono pochi ma non è questo il problema. In oltre quattrocento hanno detto sì alla manovra, e questo basta a far diventare reali le nuove tasse senza avere avuto in cambio nessuna concessione o libertà maggiore. Il tutto benedetto dal regista dell’operazione, Giorgio Napolitano, che ieri è arrivato a dire, per tacitare la sinistra che minacciava di non votare, che anche le classi meno abbienti, cioè i poveri, devono fare i sacrifici. Altro che comunista, il presidente ormai è stato arruolato a pieno titolo dal club di banchieri e finanzieri che comanda in questo Paese. Ma torniamo a Mario Monti. Ieri, rispondendo al Berlusconi dell’altro giorno, ha detto di non essere disperato. Beato lui, è uno dei pochi italiani a non esserlo, ma non è una novità che il professore non si riconosca nel comune sentire, che non provi le stesse sensazioni di noi mortali: appartiene a una élite che ha poco a che fare con il resto del Paese. Il dizionario definisce l’élite un sottogruppo di eccellenza all’interno di un corpo sociale. Sono quelli, per intenderci, che stabiliscono nei salotti ciò che è giusto e buono per noi. Ieri, per esempio, hanno deciso che è giusto svuotare le carceri mandando a casa (ai domiciliari) anzitempo 3.300 detenuti che potranno scontare tra le mura domestiche gli ultimi 18 mesi di pena. Riepiloghiamo. Ieri il governo dei tecnici ha deciso due cose. La prima è di aumentare le tasse a noi che lavoriamo, la seconda è di abbassare la pena a chi ha rubato e a criminali di vario genere. Dicono: le carceri erano affollate, qualche cosa andava fatto. Giusto, ma sono affollati anche gli incubi di pensionati, proprietari di casa e automobilisti alle prese con rincari e vessazioni che ti fanno sparire un mese di stipendio all’anno. Possibile che il governo di emergenza che doveva varare la liberalizzazione economica, l’unica libertà l’ha data ai delinquenti?

Monti, forte coi deboli e debole coi forti

Non metto in dubbio che il professor Monti sia un’ottima e onesta persona, ma stiamo toccando con mano che neppure lui, come prima di lui il vituperato Berlusconi, è stato capace di andare a cercare le risorse dove sono, mettendosi contro quei poteri forti di cui la casta politica è primo e più abbiente esemplare. Non è necessario avere la sfera di cristallo: da tempo circolano sul web aggiornati e precisi elenchi delle infinite agevolazioni economiche di cui godono i parlamentari,che ricevono letteralmente in omaggio una vasta e inspiegabile gamma di servizi che il cittadino comune deve salatamente pagare. Evito di elencarli perchè sono troppi e noti, ma citerò soltanto quello che a mio avviso è il più vergognoso, perchè tocca quel bene primario che è la salute. Non solo questa casta riceve a titolo grazioso ( leggi GRATUITAMENTE) tutte le prestazioni mediche e chirurgiche di cui può necessitare, ma tale privilegio è esteso anche ai conviventi e ai familiari di vario grado. Questo privilegio non è toccato, nel momento attuale in cui il comune cittadino , la famiglia che supera i 36000 eccetera euro all’anno (LORDI!!), deve pagare salati tickets sia sulle medicine che sugli esami medici, anche nel caso di patologie croniche gravissime. Certo è più facile e rapido abbattere la scure della manovra sulla massa della popolazione italiana, senza tener conto del fatto che c’è chi alla luce del sole gode di privilegi inspiegabili, e continuerà a goderne impunemente finchè non andrà al governo qualcuno forse un po’ meno perbenino del professor Monti, ma con tanto coraggio e tanta determinazione da andare a toccare nella tasca questa e altre caste, che pur criticatissime nessuno si azzarda a toccare.
Giustizia sociale si rivela un’espressione priva di significato concreto: dobbiamo forse arrivare ad augurarci un DITTATORE?

Fiorella Merello Guarnero

Basterebbe una cosa…

… armarsi di coraggio, prendersi la responsabilità, votare no alla fiducia e rimandare a casa questo governo NON eletto e tornare ad elezioni vere e proprie. Solo così, caro il mio B. potrai riprenderti i tuoi voti… Il fatto è che dei sondaggi non ce ne frega un cazzo. Ci interessa di strappare l’italia dalle mani dei terroristi, dei leviatani e dei poteri forti, poi si ricomincia tutto daccapo. Fuori dai coglioni i vampiri asserviti ai poteri forti.
E’ ancora indeciso se parlare domani alla Camera in occasione del voto di fiducia sulla manovra, ma di una cosa Silvio Berlusconi è sicuro: “In Italia nessuno riesce a fare quello che vuole. Anche Monti, disperato, ha capito che l’architettura dello Stato va cambiata, se ne è accorto presentando un certo decreto legge che ha poi dovuto cambiare, ma giustamente ha i giornali dalla sua parte che non lo hanno criticato”. L’ex presidente del Consiglio, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, parla della manovra e spiega che “è molto difficile parlare in questo momento perché molte misure sono contrarie a quello che vorremmo noi da liberali veri”. Lo stesso Monti, dice il Cavaliere, “aveva proposto un provvedimento di riforma, ma poi il Professore è stato costretto a fare retromarcia su tutto. Monti è davvero disperato”. Nonostante questo, rassicura Berlusconi, il Pdl voterà la fiducia sulla manovra perché “in un’emergenza si tratta di scegliere il male minore” e “se votassimo no al provvedimento presentato da Monti e che siamo riusciti a cambiare in molti punti creeremmo un danno al Paese molto superiore all’approvazione di questo decreto che contiene molte disposizioni che potremo sicuramente cambiare in futuro quando gli italiani ridessero a noi il governo del Paese”.
Entrando nel merito dei provvedimenti, il leader del Pdl ha espresso critiche su pensioni e scudo fiscale. “Molte misure negano i principi liberali. Le pensioni, per esempio, non si possono cambiare perché si negano diritti acquisiti o fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Non ne facciamo una battaglia perché gli evasori non sono simpatici, ma uno Stato non può e non deve fare queste cose. Lo Stato deve essere il primo a dire pacta servanda sunt”. Per quel che riguarda l’Ici, il Cav ha specificato che “se ce ne fossero le possibilità, sarebbe una delle prime imposte da abrogare”, perché “la casa è un bene fondamentale su cui una famiglia costruisce il proprio futuro. La prima preoccupazione di un capo famiglia è che la sua famiglia abbia una casa e si deve fare tutto ciò che si può fare per renderla inattaccabile, per far sì che chi ce l’ha non debba pagare un affitto allo Stato per essere proprietario. In una situazione eccezionale come questa è anche accettabile che venga introdotta un’imposta del genere ma se ce ne fossero le possibilità sarebbe una delle prime imposte da abrogare”.
L’ex premier ha aggiunto che “rispetto alla manovra europea mi ero già opposto diverse volte a questa volontà di introdurre come obbligo assoluto il fatto che i vari Paesi puntassero, entro il 2013, 2014 o 2015 a seconda dei Paesi, alla parità di bilancio eliminando il deficit. Questa è una cosa assolutamente assurda. E appena io non sono stato là a porre il veto è passata”. Per questa ragione, Berlusconi ha precisato di appoggiare la scelta del premier britannico David Cameron di non sottoscrivere il patto sull’unione fiscale. Sul completamento della legislatura da parte del governo Monti, Berlusconi ha detto: “Non c’è nessuna certezza che questo governo abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura, che è un breve periodo ma in un momento come questo un giorno può portare a cambiamenti importanti”. E a chi gli domandava se si sentisse già in campagna elettorale, ha risposto: “Un movimento politico è sempre in campagna elettorale. Noi riteniamo di essere pronti per le elezioni in qualsiasi momento. Se non ci fosse più il consenso nostro e dell’altra parte politica circa i provvedimenti proposti da questo governo ci sarebbe lo scioglimento delle Camere. Questo può accadere domani, dopodomani…”.
Sempre convinto che la Costituzione vada cambiata “altrimenti il Paese diventa ingovernabile”, Berlusconi ha ribadito la necessità che “sia modificata l’architettura costituzionale” in modo da accelerare ad esempio l’iter delle “leggi in Parlamento”. A chi gli ha chiesto se i componenti del governo tecnico possano rimanere in politica, Silvio Berlusconi ha risposto: “È una domanda che dovete fare a loro, credo però che dopo torneranno al loro lavoro anche se Monti e i suoi ministri sono delle persone capaci e potrebbero far parte anche di un altro governo”. Al Tempio di Adriano, Berlusconi è tornato a parlare anche delle cene ad Arcore e dell’attacco giudiziario nei suoi confronti e ha precisato: “Si tratta solo di calunnie. Per queste cene del tutto eleganti e normali sono stato sottoposto ad un linciaggio da parte dell’opposizione, della stampa italiana e di una parte della stampa internazionale. Io rifarei tutto, non cambierei nulla”. E sull’asta delle frequenze tv, il leader del Pdl ha scritto sul suo proflio facebook che “l’argomento mi lascia indifferente, non me ne sono per niente interessato, ma ho una consapevolezza: con il numero incredibile di frequenze oggi disponibili ci sarà pochissima gara per occuparle”. Così come non si sente di dover chiedere scusa agli italiani, in merito alla previsione della crisi economica perché, dice Berlusconi: “Non è vero che il governo non avesse previsto la crisi, che era chiara. La verità è che il fatto psicologico era la prima causa della crisi”.
Il Cavaliere ha parlato anche della legge elettorale che “va cambiata comunque, anche se la Corte Costituzionale bocciasse i quesiti referendari”, perché “il primo punto da cambiare è il meccanismo del premio di maggioranza per il Senato: è ragionevole perché non garantisce la governabilità. Il referendum ha avuto più di un milione di firme e per questo bisogna introdurre almeno una quota di preferenze”.
Poi ha rivelato di stare “leggendo i diari di Mussolini e le lettere della Petacci. Devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni. Perché viene fuori come chi sta al governo del Paese non abbia veramente dei poteri”. Parlando dell’alleanza con la Lega, l’ex premier la considera non ancora persa, ha detto di “non essere riuscito a vedere Bossi”, ha osservato che al Carroccio “è tornato carattere” e che secondo lui il Senatùr lo critica perché “cerca di raccogliere voti”. Ma alla fine, dice il Cav, la Lega “non è masochista, sa che senza di noi alle prossime elezioni amministrative perde voti”. Quanto al rapporto con Tremonti, e al possibile passaggio alla Lega, Berlusconi ha rilevato che l’ex ministro dell’Economia “ha spesso partecipato alle manifestazioni della Lega, mai a quelle nostre…”. Per quanto concerne l’Udc, secondo Berlusconi il partito di Casini “sarà costretto a stare nel centrodestra perché i suoi elettori sono moderati, in gran parte cattolici, e quando l’Udc in Piemonte per le elezioni regionali ha deciso di stare con la sinistra ha perso metà dei suoi elettori”. “I sondaggi – ha aggiunto Berlusconi – dicono che se in una elezione regionale la perdita è del 50%, potrebbe essere di 2/3 alle elezioni nazionali nonostante Casini abbia il suo pubblico affezionato: quasi il 70% delle elettrici di età superiore ai 50 anni lo votano perché gli piace. Io non sono assolutamente geloso: è un bel fieu, è un bel ragazzo”.

Terrorismo, tasse e leviatano

Indimenticabili, le lacrime di coccodrillo della ministra Fornero che annuncia l’infame blocco dell’adeguamento delle misere pensioni (adeguamento già più che dimezzato, rispetto alla reale dinamica del caro vita) mentre il governo non tocca la Casta, né i grandi sprechi e gli stipendi parassitari, né gli enti inutili, né le venticinquemila poltrone superflue in quelli partecipati, né i privilegi fiscali delle proprietà ed attività commerciali degli enti “religiosi”, che, oltre a permettere una forte concorrenza sleale soprattutto in campo alberghiero,ci costano 8 miliardi l’anno. Si sa, i voti della Chiesa costano… li paghino i poveri. Ma abbiamo scoperto ben altro, sulla strategia distruttiva del governo dei banchieri: abbiamo la confessione di un intento, di un vero piano anti-sociale di coercizione oligarchica generale sulle nazioni, non solo sugli Italiani. E proprio per bocca del Monti. Vi raccomando molto di visionare l’intervista a questo link, in cui Mario Monti sostiene che “abbiamo bisogno delle crisi” e delle angosce collettive da esse causate, per far accettare ai popoli e alla politica le riforme che dall’alto si è deciso di imporre – cioè, quelle che il cartello monopolista della moneta e del credito, di cui il Monti è grande esperto e fiduciario, ha deciso di imporre.

E’ la perfetta conferma di quanto esposto nel libro mio e di Paolo Cioni Neuroschiavi, sulla manipolazione mentale collettiva e individuale. Soprattutto in relazione al fatto che le crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, così come le crisi di illiquidità delle economie, vengono prodotte in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating e dell’aggiotaggio. Chi ha bisogno di crisi per le sue riforme, dispone dei mezzi per scatenarla. In una situazione di generale illiquidità e di recessione (insolvenza, disinvestimenti, disoccupazione etc.), la manovra di Monti è selettivamente mirata a produrre un aggravamento di questa illiquidità (v. anche gli articoli di P. Krugman sull’esito sistematicamente controproducente di siffatte manovre), quando al contrario il sistema economico ha disperato bisogno di iniezioni di liquidità mirate all’attivazione dei fattori di produzione e del consumo, e di tagli delle spese inutili. Monti fa il salasso a un paziente che agonizza per anemia. Mentre le misure per lo sviluppo sono semplicemente derisorie e vergognose, mentre si tralscia una riforma fiscale che favorisca la produzione, i tagli alle pensioni e l’aumento dell’Iva colpiscono la domanda interna, assieme al nuovo redditometro che disincentiva gli acquisti di molti articoli non di lusso e di servizi come l’istruzione. Mentre il governo dei banchieri non tocca i grandi patrimoni mobiliari e speculativi, le sue nuove tasse sugli immobili, sul risparmio (aumento del 60% del moltiplicatore dei valori catastali, aumento delle aliquote ici, ici sulla prima casa), tagliano le gambe all’edilizia, che è il settore economico che innesca le riprese generali dell’economia – quando cresce – e pure le recessioni – quando cala.
Attualmente questo settore è in gravissima crisi. Il siluro del governo Monti, quindi, previene la ripresa e stabilizza il trend depressivo. Anche dal punto di vista quantitativo, sono misure a priori inidonee a risolvere il debito pubblico, perché assommano a 24 miliardi, cioè un 0ttantesimo del debito pubblico. A che servono, quindi? Sono interventi scientificamente mirati a produrre una stabile depressione e un drammatico avvitamento fiscale. Monti agisce mettendo toppe alla finanza pubblica a spese dell’economia reale, che viene sempre più sgretolata. Salva le apparenze a spese della sostanza. Adesso avremo, nel brevissimo termine, un plauso dell’”Europa” e di chi muove le asticelle degli spread – la medesima mano che ha messo lì il Monti in Italia e il Papademos in Grecia, e altri altrove. Ma presto la recessione, la disoccupazione, la moria di imprese, il credit crunch, il declino industriale, le tensioni sociali, si faranno sentire in modo insostenibile. Allora si creeranno le condizioni politiche per usare la mano forte. Nel parlamento dei nominati, dove si vendono i voti, come si può fare per assicurare la legittimazione parlamentare formale, cioè il voto di fiducia dei partiti, a questo governo dei banchieri mai eletto e a questo leader mai scelto dal popolo, quindi esposto a contestazioni di non-democraticità e non-rappresentatività? Semplice: basta riempire alla partitocrazia la greppia della spesa pubblica coi soldi delle nuove tasse spremute ai cittadini. E rispettare privilegi e prebende dei politici e della Chiesa. Anche Berlusconi col suo PDL ha convenienza ad allinearsi, se non vuole esporre le aziende di famiglia a rischi più che ovvi di ritorsione. Oggettivamente, dunque, l’obiettivo del governo dei banchieri pare sia produrre, certo non solo in Italia (il governo dei banchieri è globale, e il governo Monti è solo una sua filiale), una grave e durevole depressione, in linea con quanto Monti spiega nel filmato linkato sopra, ossia che bisogna spaventare la gente per renderla malleabile e remissiva alle riforme decise dall’alto: è la shock—and – awe policy, la shock economy di Naomi Klein.
Diversi sono gli scopi possibili di questa strategia:
– svalutare gli asset per poterne fare incetta a costi stracciati col denaro prodotto da banche centrali e dark pool (il circuito delle grandi banche mondiali che controllano anche la Fed e che ha lasciato recentemente a secco le banche italiane, come strumento di pressione o meglio coercizione politica);
– impadronirsi di tutto il reddito disponibile;
– rendere la popolazione docile e sottomessa;
– piegarla a un nuovo assetto politico, fiscale, sociale, con cessione della gestione del bilancio e del fisco a organismi europei a guida tecno-tedesca (Italia colonia);
– forse, su scala globale, indurre un calo forte, rapido e costante dei consumi, quindi dell’inquinamento e dello sfruttamento della materie prime, per proteggere la biosfera e prevenire un altrimenti imminente tracollo ecologico.
(Marco Della Luna)
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Dopo giorni di manfrina e di proteste,si modifica il limite dell’indicizzazione pensioni a 1400 euro… peccato sia solo per un anno… una elemosina, contemporaneamente il massone impone tasse sui libretti postali di risparmio… che guarda caso, appartengono per la maggior parte ai risparmiatori meno abbienti.. si vede che mai questo professore dei miei calzari é stato in un ufficio postale… Non mancano nuovi balzelli sui conti correnti (le banche non avevano abbastanza regali…) Poi il contentino delle detrazioni sull’ICI,una tassa odiosa e da abolire…..almeno al di sotto di certi livello di reddito, che non son certo quelli sognati da questa compagnia di giro. Insomma, dove si sia ristabilita l’equità, lo vede solo lo strabismo, per non dir altro… di questo golpista incaricato da un altro golpista. E smettiamola pure con la favola della catastrofe imminente che, se diam retta a spread e alla manovra inutile allo scopo, dovremmo già essere morti.
Ci dica il massone: come potrà diminuire il debito… con una recessione alle porte, un calo del Pil, un inevitabile aumento dei prezzi (benzina, Iva, Ici…), la compressione dei consumi dovuta a tasse e conseguente diminuzione del reddito… ed infine con uno spread ai cui livelli si fatica a pagare gli interessi di questo debito?
(george)