Giustizia italiana? Ahahah!

Probabilmente il ridicolo a cui si è esposta la giustizia italiana è unico al mondo. Allora: per quanto riguarda il delitto di Perugia, Rudy Guede è stato condannato per l’omicidio della povera Meredith per averlo commesso in concorso con altri. Va da se che gli altri erano Raffaele ed Amanda in quanto gli unici allora, […]

La libertà di pensiero non è libertà di diffamare.

Come i 2/3 lettori che mi seguono sanno, mi son sempre battuto per la libertà di pensiero, impedita in Italia dalle 2 note leggi Scelba e Mancino. Ma c'è qualche eccezione: come …

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Cosiddetta giustizia

Ieri sera abbiamo avuto un altro fulgido esempio di quella che viene chiamata giustizia italiana. Amanda e Raffaele sono stati giudicati innocenti dopo che hanno passato quattro anni in carcere con l’accusa di essere degli assassini. Per Meredith è stata fatta giustizia solo in parte, se davvero vogliamo credere alla colpevolezza di Rudy Guede che, […]

La bilancia della giustizia si è rotta

Verrebbe da chiedersi se in Italia la bilancia della giustizia sia scassata, o se siano gli uomini addetti alla pesa inclini ai due pesi e alle due misure. La risposta ha la sua importanza. Le garanzie, e la Giustizia rientra tra queste, costituiscono le basi di un sistema di democrazia liberale. Sin dai tempi di “mani pulite”, quando da destra a sinistra si alzò il grido giustizialista contro una classe dirigente incapace di emendarsi e di offrire soluzioni politiche di respiro strategico, apparve chiara la direzione, rimasta unica, in cui si voleva andare a parare. Già da allora, più che una bilancia a due piatti, la giustizia italiana era apparsa come un piano inclinato che faceva scorrere tutto in un’unica direzione. E non c’è niente di più immorale della presenza di due pesi e due misure nella lotta all’illegalità e al malcostume. Le discriminazioni sono antipatiche e generano sfiducia nelle istituzioni, la giustizia parziale induce persino quella parte che la fa franca a perfezionare e moltiplicare le sue pratiche illegali. L’odio, il pregiudizio, ma soprattutto un po’ d’ignoranza, unita all’incapacità di trasformare l’antagonismo politico in una proficua strategia democratica, e poi la voglia delle soluzioni sbrigative, assieme alla falsa idea della sinistra di una propria supremazia intellettuale e morale, impedì agli inizi degli anni ’90 di far prevalere l’autocritica e la stessa, ma più completa, riflessione morale, per avviare un confronto politico-istituzionale, propedeutico all’avvio di una stagione di sostanziali riforme. Ne stiamo pagando tuttora le conseguenze. Prevalse nel Paese, sui media, e nelle correnti della magistratura, anche in quelle più autonomiste, trascinate da quelle più politicizzate, l’idea che la questione morale fosse un problema da risolvere prevalentemente all’interno dei partiti della tradizione capitalista e di democrazia occidentale. Non è stato mai chiarito, ad esempio, per quale principio, ai tempi di “mani pulite”, il Vice Procuratore Capo della Procura di Milano, Gerardo D’ambrosio, poi diventato parlamentare DS, e successivamente PD, come ebbe a riferire il PM Tiziana Parenti, avesse maturato l’idea che, se l’azione giudiziaria si fosse allargata al Pci-Pds, sarebbe crollato tutto il teorema giudiziario del Pool milanese. Sarà stata questa la ragione per la quale c’era chi non poteva non sapere e chi, invece, poteva, ma anche la ragione per la quale era sufficiente fare atto di ravvedimento, interagendo con una ben precisa parte politica, per restarne fuori e farla franca. E’ stato così che l’area politica più pluralista e meno autoritaria, benché responsabile per aver instaurato e assecondato quel costosissimo sistema dei partiti e delle correnti, sostenuto, com’è emerso, con le pratiche corruttive e con le tangenti, ebbe a trovarsi schiacciata, come dai due bracci di una tenaglia, dalle furbizie delle connivenze giudiziarie e dai sentimenti massimalisti e reazionari di opposta tendenza politica. Da una parte a soffiare sul fuoco era la sinistra post-comunista. Il Pci aveva visto dissolversi la sua strategia di avvicinamento alla conquista del potere con l’utilizzo degli strumenti della borghesia, e facendo leva sulla conflittualità interna, come aveva teorizzato Lenin. La sinistra marxista si era così liberata, furbescamente, dopo la caduta del Muro di Berlino, di quel nome che ricordava l’orrore e le tragedie emerse dall’esperienza disastrosa e dal fallimento civile, sociale, economico e politico dell’est europeo. La sua nuova strategia, una volta diventato Pds, mirava sempre alla conquista del potere, ma ora nel solco del socialismo democratico di stampo europeo, riciclandosi e disponendosi a sostituirsi al partito socialista italiano di Bettino Craxi che, non a caso, veniva additato come il maggior responsabile del sistema corruttivo e illegale instaurato in Italia. Il leader socialista, che in Parlamento aveva denunciato la presenza di un sistema di corruzione che attraversava tutti i partiti (I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale), veniva, infatti, costretto all’esilio in Tunisia per sfuggire alla ferocia manettara, sapientemente alimentata da una connivente regia politico-giudiziaria. Dall’altra parte, come secondo braccio della tenaglia, c’era quella parte della destra reazionaria e forcaiola che individuava nella Democrazia Cristiana e nel Partito Socialista le responsabilità del congelamento della sua consistenza elettorale ed il suo isolamento politico, e c’era anche l’emergente egoismo locale del Nord del Paese che faceva di “Roma ladrona” lo strumento per la richiesta di trasformazione dell’Italia in Stato federale che sapeva tanto di richiamo alla secessione. Accade che i nodi che non sono sciolti si ripresentino, e la sensazione di farla sempre franca si trasformi, persino, in maggiore audacia. Il sistema Pci-Pds-Ds rischia ora di diventare il sistema PD. Se anche Giorgio Bocca sostiene di temere la minaccia di querele di Bersani, si rafforza il timore dell’intimidazione verso chi osserva e denuncia. La sensazione che la bilancia della Giustizia sia scassata e che penda sempre da una parte, anche dinanzi alle querele, ora ha un che di ancora più inquietante.

Vito Schepisi

E se indagato fosse stato Formigoni, piuttosto che Penati ?

Per carità, sapete bene che son sempre stato garantista, e magari Penati Newlook (e cioè senza barba e capelli selvaggi dei vecchi tempi, quando pontificava contro Berlusconi ed il …

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A quando la ghigliottina cautelare ?

Negli ultimi giorni si sono perpetrati atti che attestano quanto sia illusoria ogni aspirazione, in Italia, ad avere Giustizia.
Calpestando, ignorando, svilendo il più fondamentale dei  principi, sono stati incarcerati o è stato richiesto l’arresto “cautelare” di cittadini che non hanno avuto neppure una condanna in primo grado.
Non voglio citare la costituzione del 1948, ma il principio di innocenza è l’unica garanzia che si abbia dal giacobinismo autoreferenziale di una supercasta con la toga.
Violarlo significa passare dal diritto civile alla barbarie della vendetta senza condanna.
Peggio ancora quando l’arresto di una persona, che viene così calpestata nella sua dignità e onorabilità, viene disposto per motivi esclusivamente di parte che richiamano le incarcerazioni che, nel medioevo, i signorotti feudali disponevano contro chiunque osasse contestare il loro potere autocratico.
Ci possono essere, certamente, delle situazioni in cui la sicurezza pubblica richiede un provvedimento anticipatore di limitazione della libertà.
Quando si tratta di terrorismo, di assassini seriali, di distruttori di beni pubblici e privati, allora è doveroso impedire che possano continuare a danneggiare il prossimo, mettendo a rischio la vita e la proprietà altrui, ancor prima di una sentenza definitiva che sanzioni il loro comportamento.
Paradossalmente, invece, chi blocca treni, chi distrugge proprietà pubbliche o private, chi uccide nel nome di una ideologia o per lucro personale, trova spesso se non sempre ascolto e garantismo da quelli stessi che, quando si parla di Berlusconi, di esponenti del Centro Destra o di presunti omicidi politicamente scorretti, negano ogni garanzia, anche quando i reati loro imputabili non mettono in pericolo né la vita, né le proprietà altrui.
Abbiamo così visto la vergogna di cui si è coperta la camera dei deputati votando a favore dell’arresto di Alfonso Papa, del Pdl, mentre onorevole è il Senato che ha respinto analoga richiesta nei confronti del senatore Tedesco del pci/pds/ds/pd.
I presunti reati di cui è accusato il deputato Papa non mettono in pericolo la vita altrui e neppure le altrui proprietà.
Eppure lui è in galera, mentre chi ferisce in manifestazioni violente e vandaliche verso proprietà pubbliche e private, Poliziotti e Carabinieri è libero, come è libero Cesare Battisti.
E’ un palese stravolgimento del buon senso prima ancora che del diritto che ormai ognuno “tira” a secondo della convenienza con i sofismi in cui noi Italiani siamo maestri, al quale è necessario porre fine.
Ma non solo in politica troviamo questo comportamento giacobino.
Uno dei delitti irrisolti di questi anni, quello di Ascoli Piceno, ha portato in carcere il marito, che peraltro si proclama innocente, della defunta, prima ancora di una sentenza di condanna definitiva.
Poteva il Parolisi scappare ?
E dove andava un caporal maggiore istruttore dell’esercito ?
Mica è uno Strauss Kahn pieno di risorse economiche e di amici !
Ma anche se lo fosse, la galera prima della condanna è una pena anticipata quindi ingiusta per definizione.
E se fosse innocente ?
Chi e come lo risarcirà ?
E come potrebbe reiterare il crimine ?
Non ha un’altra moglie da cui potrebbe sentirsi “legato”.
E alterare le “prove” ?
Se ve ne fossero ancora in giro di alterabili allora sarebbero da licenziare tutti gli inquirenti che, dopo quattro mesi, le hanno ancora lasciate a disposizione di chi volesse manipolarle !
Berlusconi aveva ragione nel porre, come prima e principale riforma quella della giustizia, perché il nostro sistema e ordinamento giudiziario deve essere ben più che riformato, rivoluzionato, ribaltato, rivoltato come un guanto.
dubito che questa giustizia potrà essere credibile, così come viene gestita, anche quando si trattasse solo del furto di una mela.
A quando, dunque, la ghigliottina cautelare ?
E quando arriveremo, come in Minority Report, alla punizione prima ancora della commissione del reato ?

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Come risolvere il problema delle carceri

Siamo alle soglie di luglio e, puntuale come le zanzare, arriva lo sciopero della fame (o della sete o di tutte e due) di Giacinto Pannella detto Marco. Come ogni anno difatti, l’affamato più pingue del globo s’è preso tardi per rimediare alle abbuffate invernali e tenta in extremis di non sfigurare alla temutissima “prova costume” con il solito salutare sciopero di fame, sete etc. etc. Stavolta il casus belli del leader del partito più sfrangi-zebedei dell’arco costituzionale è il sovraffollamento delle carceri italiche. Al netto del fatto che Giacinto detto Marco sta, come sempre, utilizzando lo sciopero di fame/sete al solo fine di ritagliare un briciolo di spazio mediatico per il suo cespuglietto personale, il problema che pone è vero. Le carceri italiane hanno spazio per 45mila detenuti, mentre attualmente i galeotti italici sono 67mila. Trattasi di ben 22mila carcerati in più rispetto allo spazio disponibile. La situazione, insostenibile, causa ogni anno costi immani al nostro paese che viene costantemente multato dalle istituzioni europee per questa nequizia. Il problema però è che, come al solito, Giacinto detto Marco da una risposta sbagliata a una domanda giusta. La risposta dei radicali al problema è sempre la stessa, ovvero: amnistia totale. Il governo dal canto suo risponde progettando la costruzione di nuove carceri, e fin qui va bene, anche se sarebbe meglio utilizzare quelle decine di carceri che sono costruite, quasi perfettamente ultimate ma, per ragioni misteriose, non funzionanti. C’è però un’altra soluzione, molto più semplice, al problema del sovraffollamento delle carceri. Quello che spesso non si dice, o si dice a mezza voce, e che dei 67mila ospiti dei bagni penali, più di un terzo non sono italiani. Nella mia regione la percentuale dei non italiani nelle carceri schizza addirittura al 57% del totale. Ora, dico, 22mila sono i detenuti in eccesso, un numero guarda caso identico al numero degli stranieri presenti nelle nostre carceri. Non sarebbe il caso di cominciare a fare un discorso molto serio a livello europeo ed internazionale per cui ognuno si tiene i propri carcerati e chiunque sgarri in un paese straniero sconti la pena nel paese d’origine? Non è il caso di cominciare a dire che chi sgarra se ne deve tornare a casa propria onde rimpatriare quei 22mila intrusi che non dovrebbero essere qui e che fanno scoppiare le nostre carceri onde alleviare il peso che grava sulle nostre strutture penitenziarie?

Giustizia ?

Ieri a Quinzano d’Oglio provincia di Brescia, due guardie giurate hanno sventato una rapina in banca.

Nel conflitto a fuoco due banditi sono stati abbattuti.

Leggo oggi nelle agenzie di stampa che la guardia giurata che ha impedito il reato non solo è stata, come si dice (malamente) in queste circostanze “per un atto dovuto”, indagata, ma addirittura sottoposta a fermo.

Ma che razza di giustizia è quella che impone un fermo, cioè priva della libertà personale chi, rischiando la propria vita, impedisce il compimento di un reato contro la proprietà altrui ?

Alla guardia giurata dovrebbe andare la gratitudine della cittadinanza e un sostanzioso riconoscimento morale ed economico, anche per incentivare chi è preposto all’ordine pubblico e alla difesa della persona e della proprietà a svolgere con il medesimo scrupolo il suo lavoro, nell’interesse di tutti noi.

Mi auguro che, come già è avvenuto con colpevole ritardo per il gioielliere di Milano, anche la guardia giurata possa veder riconosciuta la legittimità della sua azione.

La nostra riconoscenza già ce l’ha.

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