La via mondiale al Debito Italiano

Questa grafica l’ho presa dal quotidiano francese Le Figaro del 10 novembre scorso. Chiunque può vedere la percentuale di debito (“la dette”, femminile in lingua francese)  in mano ai francesi. Da qui si possono arguire (ma non certo giustificare) gli eccessi di nervosismo e di impazienza di Sarkozy in questi ultimi giorni di crisi. Lo zelo  con cui voleva venire in Italia a ficcanasare nei nostri affari, perorando la causa dell’insediamento di Mario Monti, con il quale insieme alla Merkel è prossimo a un meeting per mezzo di conferenza telefonica a tre.
Il debito pubblico” è uno di quegli argomenti  che investe la nostra quotidianità rimbalzando continuamente nei TG, nei dibattiti politici, sul web e su tutti i media in generale. Sta alla base delle difficoltà economiche dei ceti più deboli, tenuto conto che i governi giustificano le loro pesanti manovre finanziarie sulla base proprio della necessità di risanare questo debito. Ma quanti e quali misteri nasconde questo strano mostro che ai più risulta incomprensibile? Tanti…
Fissiamo innanzitutto delle date. Fino  al 1995, il 90% del nostro debito pubblico era nelle mani di investitori italiani. E sappiamo che lo stato batteva asta di titoli come BOT e CCT, acquistati da risparmiatori di casa nostra.  Oggi non è più così, visto che il nostro debito pubblico è per circa metà, in mano a soggetti stranieri. E qui cominciano le dolenti note. Mi sono molto stupita in questi giorni di crisi governativa constatare che in tempo reale le decisioni del nostro parlamento riguardo la mancata fiducia al  nostro ex premier fosse rimbalzata su tutti i media mainstream del mondo. Lì per lì ho pensato ai gossip,  alle vicende private di Berlusconi che hanno fatto il giro del mondo. Poi, nei giorni successivi il quadro è stato più chiaro: in realtà gli investitori erano preoccupatissimi del loro ghiotto boccone da Re, la fetta di debito del nostro paese, nelle loro mani. Chi se la filava la nostra litigiosissima Italietta ai tempi dei governicchi balneari intercambiabili ogni tre mesi? Chi si interessava a  scandali e scandaletti, alle bustine di cocaina di qualche democristianone o alle orge di Spadolini?  Nessuno. Ed erano bei tempi, perché i panni sporchi ce li lavavamo in casa così come il nostro debito veniva comprato direttamente  dai suoi cittadini. Ora invece siamo notte e giorno sotto i riflettori internazionali. Lo Stato straniero (o gli stati stranieri) creditore può infatti esercitare un potere negoziale notevole, ottenendo in contropartita, favori particolari nei trattati commerciali. In pratica la sottoscrizione del debito ha l’effetto di incrementare le esportazioni dal paese creditore a quello debitore, favorendo la crescita economica, commerciale e strategica del primo. E non di rado, a discapito del secondo.

“L’Euro è una cella le cui mura sono sorvegliate a vista dagli scherani armati di Francia e Germania, i quali sono a loro volta i kapò locali del carceriere d’oltreoceano. Scopo della cella è tenere rinchiusi i paesi europei, ormai da tempo liberi dallo spauracchio sovietico, in un gulag economico che garantisca coattivamente la loro permanenza nell’Alleanza, nei modi e nei termini che sono i dominatori a definire di volta in volta. Per uscire da questo carcere, non è sufficiente volerlo con tutte le proprie forze (ammesso e non concesso che in Italia qualcuno lo voglia davvero). Occorrerebbe una forza militare in grado di opporsi alle pressioni…” (Gianluca Freda bloggete) .
E tuttavia sognare è lecito. Sognare di riapproprirci della nostra moneta e con essa del nostro debito, saldamente nelle nostre mani, così da non essere influenzati dalla nuova dittatura dello spread e dei cosiddetti mercati finanziari stranieri.  Il resto,  sarebbe tutto grasso che cola.

Gli inutili vertici dell’Eurozona

Il Nuovo Ordine Mondiale è in grossi guai. La suddivisione Europea sta visibilmente cadendo a pezzi.

Si può sempre dire quando un accordo importante del NWO è in modalità crisi. I rappresentanti dei media mainstream continuano a chiedere ai portavoce di alto livello: “Ciò minaccia il vostro programma?” Rispondono: “No, questo è solo un’aberrazione temporanea”. Lo ripetono sempre. Nel frattempo, gli eventi che portarono alla sopracitata domanda diventano sempre più minacciosi.

L’altro segno di una vera crisi è che i leader politici del mondo si riuniscono ripetutamente in qualcosa chiamato vertici. Un vertice significa “i capi del mucchio”. I funzionari di alto livello si incontrano tra di loro. Si incontrano in privato, ma l’incontro è visibile per i media.

I giornalisti amano un incontro al vertice, perché i vertici sono sempre tenuti in hotel sfarzosi di località boriose. Voglio dire, chi prenderebbe sul serio un vertice che si tiene a, diciamo, Hoboken, New Jersey? Nessuno. Così, i leader si incontrano in qualche Località Molto Costoso. I giornalisti vanno lì e ci danno dentro con le spese. E tutti passano una buona giornata.

Il problema di questa strategia è che i manifestanti possono presentarsi senza troppi problemi. Non soggiornano nello sfarzoso hotel. I media non dicono con precisione dove stanno. In qualche modo, migliaia di loro hanno i soldi per pagare le tariffe per l’aereo. Trovano un rifugio pagando prezzi da scantinato. Poi sfilano di fronte all’hotel, portando cartelli e urlando molto. “Basta con questo! Basta con quello! Basta con questo! Basta con quello!” Forse qualcuno porta un cartello “Free Mumia”. Questo va avanti fino a quando il vertice non si conclude.

A volte, diventano violenti. Alcune decine sono stati arrestati.

I membri del vertice non hanno mai detto nulla pubblicamente sulla protesta. I media educatamente non lo chiedono.

Il comunicato stampa rassicura il mondo che ci sono state discussioni franche al vertice. Ci saranno ulteriori discussioni franche da parte dei membri della commissione permanente a cui è stato assegnato il compito di esaminare la questione in profondità. I partecipanti si incontrano per una foto di gruppo. Poi la riunione viene sciolta.

E Mumia rimane in carcere.

RIPETERE I VERTICI

Quando il gruppo si riunisce di nuovo in due mesi per esaminare Il Problema, possiamo essere sicuri che la gente in cima al mucchio – la cima vera, non i loro uomini eletti che mandano sempre avanti – è nei guai. La riunione precedente dei loro portavoce non ha calmato la situazione. La crisi sta peggiorando. Quindi, la parola va ai Leader Ufficiali che farebbero meglio a chiamare un altro incontro al vertice. Il comunicato stampa da quello più recente non ha fatto la magia.

Così, i Leader Ufficiali hanno fatto in modo che i loro assistenti pianificassero una prenotazione in un altro hotel sfarzoso. Hanno fatto le valigie, assemblare il loro entourage, messo in moto i loro jet da Leader Ufficiali, e sono volati via in un’altra città di prestigio per il prossimo vertice. Si incontrano in segreto, ma questa volta hanno permesso ai fotografi dei media di entrare in una stanza per una foto di una discussione franca in scena tra i due Leader Ufficiali di più alto rango – o, raramente, i tre più alti. Si siedono su sedie da $2,500 e sembrano molto preccupati.

Poi il gruppo rilascia un altro comunicato stampa che annuncia la creazione di un quadro permanente per le discussioni future Del Problema.

I mercati azionari a livello mondiale salgono notevolmente per un giorno. Poi il giorno dopo ricadono al punto in cui erano il giorno prima del comunicato stampa.

Ecco una regola inviolabile: se c’è un terzo vertice in un periodo di tre mesi, il sistema bancario è in guai davvero grossi. Se, tra il vertice due e tre, ci sono un paio di fallimenti bancari o di società di intermediazione di cui la gente non ha mai sentito parlare, ma che risultano avere un patrimonio di decine di miliardi di dollari, la gente in cima alla mucchio vanno in modalità panico. Essi si chiedono: “Chi è il prossimo?” Ciascuno di loro pensa “forse la mia banca”, ma naturalmente parlano gli uni agli altri solo di qualche banca di grandi dimensioni che ha cercato per anni di entrare nel cerchio interno, ma non ce l’ha ancora fatta.

Vertici multipli in cui si parla dello stesso problema sono il segno che il problema non sta andando via. E sta peggiorando.

VERTICI IL FINE SETTIMANA

Un vertice inizia sempre di Venerdì e termina di Domenica. L’incontro inizia dopo che il mercato azionario nel fuso orario dell’hotel sfarzoso ha chiuso. In questo modo, il mercato regionale non precipita, in modo da inviare un segnale ai mercati che rimangono aperti con fusi orari diversi.

L’incontro di Sabato è quello in cui i leader decidono quali questioni saranno oggetto del comunicato stampa di Domenica. Le principali aree di discussione sono queste:

  1. Quanti soldi dei contribuenti menzionerà il comunicato stampa?
  2. Quali nazioni o organizzazioni internazionali prenderanno la quantità raccolta?
  3. Quanto tempo ci vorrà per prendere in prestito i soldi, e da chi?
  4. Quanto tempo resta fino a quando il denaro effettivo verrà raccolto?
  5. Che chiamerà il premier Cinese per un’altra promessa di acquisto di maggiori bond?

Le discussioni sono molto franche. “Non cercate di fregarmi! Quante volte pensate che io possa tornare dagli elettori? La mia coalizione è sul punto di sfaldarsi.” “Come possiamo convincere gli elettori che non stiamo buttando i loro soldi in una dolina?” “Quali tre più grandi banche hanno bisogno di un’infusione di fondi?” “Quali banche potrebbero presentare i prestiti necessari se vogliamo offrire garanzie sui prestiti?” E così via.

Poi arriva Domenica. Nessuno al vertice va in chiesa. Non adorano tornare a casa, così qualsiasi indicazione di cui hanno bisogno da parte di un intervento divino potrebbe mandare il messaggio sbagliato ai mercati dei capitali il Lunedi mattina.

La Domenica pomeriggio, rilasciano il comunicato stampa.

Se aspettare fino a Domenica sera, i mercati apriranno al ribasso dell’1% il Lunedi.

Se non annunciano alcuna decisione, i mercati apriranno al ribasso del 3%.

Il comunicato stampa deve sembrare che dica qualcosa di nuovo. Ci sarà un nuovo quadro di discussione. Il gruppo ha impegnato un totale di [X] miliardi di euro, da versare al governo di [Y]. Ciò significa che le banche che hanno prestato 4X di euro ad Y non andrà fallito. Ancora.

Il problema del vertice dovrebbe essere ovvio. Visto che le maggiori banche hanno stipulato prestiti stupidi, basati sui libri fasulli della precedente coalizione di governo, nessuno è sicuro che le banche abbiano il rating del credito e il capitale liquido sufficiente per concedere i prestiti promessi all’Agenzia Europea per il salvataggio. L’intera struttura bancaria è sul bordo del baratro. Se due o tre grandi banche annunciano il fallimento, in stile MF Global o in stile Dexia, ci sarà una corsa degli hedge fund creditori per riallocare i loro fondi rimanenti verso quelle che sperano saranno grandi banche solvibili. Quali potrebbero essere queste banche? Nessuno lo sa. “Fate il vostro gioco. La finestra sta per chiudersi.”

GLI INCONTRI ANNUALI DEL G-20

Il G-20 è una organizzazione specializzata in comunicati stampa annuali per quanto riguarda la situazione finanziaria del mondo, che sta sempre migliorando, rispetto al caos che ha prevalso subito prima la riunione precedente. L’ultimo incontro in programma si è svolto in Francia, Ottobre 14-15. C’è stato un vertice d’emergenza questa settimana.

Non fa mai male rivedere il sito ufficiale di un’organizzazione di alto livello del Nuovo Ordine Mondiale. Ciò richiede sempre una traduzione dal gergo ufficiale.

Il G20 è stato fondato nel 1999, sulla scia della Crisi Finanziaria Asiatica del 1997, per riunire le principali economie avanzate ed emergenti al fine di stabilizzare il mercato finanziario globale. Fin dalla sua nascita, il G20 ha tenuto incontri annuali di Ministri delle Finanze e dei Governatori della Banca Centrale ed ha discusso delle misure per promuovere la stabilità finanziaria del mondo ed il raggiungimento di una crescita economica sostenibile.

Traduzione: Il G-20 è stato creato per affrontare la prima grande minaccia al piano del Nuovo Ordine Mondiale per il lancio dell’euro nel 2000, come primo passo nella creazione di una moneta gestita a livello mondiale.

Per affrontare la crisi economica e finanziaria che si è diffusa in tutto il mondo nel 2008, i membri del G20 sono stati chiamati a rafforzare ulteriormente la cooperazione internazionale. Di conseguenza, i vertici del G20 si sono svolti a Washington nel 2008, a Londra e Pittsburgh nel 2009, ed a Toronto e Seul nel 2010.

Traduzione: Il salvataggio Asiatico del 1998 ha tenuto insieme il sistema, soprattutto perché gli Asiatici stanno vivendo una crescita economica. Cià ha mantenuto le loro banche fuori dal buco. Ma, nel 2008, un ceppo diverso di “influenza Asiatica” ha colpito l’Occidente. Ciò ha richiesto un incontro annuale per mantenere sotto controllo i segni di rottura.

Le azioni concertate e decisive del G20, con la sua composizione equilibrata di paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo ha aiutato il mondo ad affrontare efficacemente la crisi finanziaria ed economica, e il G20 ha già prodotto una serie di risultati significativi e concreti:

Traduzione: un incontro di teste rotanti di stato – diverse all’anno in Giappone – risolve i problemi finanziari del mondo generati dalla crisi in una riunione tenutasi il fine settimana in programma una volta all’anno, solo per rilasciare un comunicato stampa, possiamo essere sicuri che ci sono cose che accadono dietro le quinte e tra i comunicati stampa annuali. Ciò include:

In primo luogo, la portata della regolamentazione finanziaria è stata largamente ampliata e la regolamentazione prudenziale e la vigilanza sono state rafforzate. C’è stato anche un grande progresso nel coordinamento delle politiche grazie alla creazione di un modello per una crescita forte, sostenibile ed equilibrato, progettato per migliorare la cooperazione macroeconomica tra i membri del G20, e quindi per mitigare l’impatto della crisi. Infine, il governo globale è notevolmente migliorato per tenere maggiormente in considerazione il ruolo e le esigenze emergenti dei paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso la ambiziose riforme del governo del FMI e della Banca Mondiale.

Traduzione: La soluzione Keynesiana istantanea ad ogni problema è una maggiore regolamentazione. Ciò è noto in altri ambienti come chiudere la porta della stalla quando i buoi sono scappati. Il G-20 dispone di un modello per una crescita equilibrata, che ha scarseggiato sin dal 2008. Inoltre, il FMI ha preso in prestito un sacco di soldi da consegnare ai dittatori del Terzo Mondo per finanziare i loro conti bancari Svizzeri.

Sulla base di queste importanti progressi, il G20 ora deve adattarsi ad un nuovo contesto economico. Deve dimostrare che è in grado di coordinare le politiche economiche delle maggiori economie su base continuativa.

Traduzione: Il nuovo contesto economico è questo: l’intero sistema internazionale bancario a riserva frazionaria sta cadendo a pezzi, e ci vorrà più che un comunicato stampa per tenerlo insieme. Dietro le quinte, ogni governo sta cercando di trasferire le passività agli altri governi. “Le nostre banche sono in condizioni peggiori delle vostre!”

Il 2011 sarà l’occasione per costruire i successi recenti del G20 ed assicurare un seguito attivo dei processi già in corso. Sarà anche il momento di affrontare altre questioni essenziali che sono cruciali per la stabilità globale, come la riforma del sistema monetario internazionale e la volatilità dei prezzi delle materie prime.

Traduzione: “A malapena riusciamo tenere insieme questo sistema a fronte dei fallimenti continui. Questo è il successo massimo di cui siamo capaci in questo momento. Nel frattempo, i mercati sono così volatili che stanno richiamando l’attenzione sul fatto che la nostra passeggiata sul filo del rasoio tra inflazione e recessione sta diventando visibilmente inquietante. Non vogliamo finire come l’Olandese Volante”.

Crediamo infatti che le principali sfide economiche di oggi richiedono un’azione collettiva ed ambiziosa a cui il G20 è in grado di fornire impulso.

Traduzione: Non sono sicuro di cosa voglia dire “in grado di fornire impulso”. Mi dispiace.

LA VOLATILITA’ RIVELA INSTABILITA’

I mercati azionari quest’anno hanno riflesso la presenza di pessimismo negli investimenti per quanto riguarda

  1. l’imminente partenza della Grecia dalla zona euro,
  2. la probabilità crescente di un default della Grecia per il proprio debito basato sull’euro,
  3. la perdita di centinaia di miliardi di euro da parte di grandi banche del nord Europa,
  4. il rischio di fallimenti bancari in Italia dopo il default del governo Greco,
  5. la condizione traballante delle banche Portoghesi e Spagnole,
  6. la probabilità crescente di una recessione a livello mondiale nel 2012, e
  7. il timore di un evento imprevedibile risultante da un “momento Dexia”.

I mercati azionari hanno riflesso anche ottimismo per quanto riguarda

  1. il potere calmante dei comunicati stampa rilasciati negli incontri al vertice,
  2. la speranza che la banca centrale della Cina continuerà ad inflazionare in patria per comprare IOU basati sull’euro al fine di sostenere l’euro stesso e promuovere le esportazioni Cinesi,
  3. la speranza che la Federal Reserve farà qualcosa di nuovo che possa eventualmente cambiare le cose,
  4. la speranza che le aziende con enormi flussi di cassa annunceranno programmi di riacquisto di azioni in modo da far aumentare le stock option dei senior manager.

I mercati azionari sono più volatili di oggi rispetto a qualsiasi momento nella memoria recente. Nella misura in cui il 20% degli Americani che possiede circa l’80% dei singoli titoli presta attenzione, stanno recependo questo messaggio: nessuno sa cosa sta succedendo. Per quanto ne sa l’uomo comune, le cose non stanno affatto migliorando per lui. Le oscillazioni del mercato azionario sono solo più rumorose. Egli è preoccupato per la sicurezza del suo lavoro – per una buona ragione.

CONCLUSIONE

I Poteri In Carica si trovano ad affrontare Problemi Che Non Andranno Via. Il cuore del loro controllo è la riserva frazionaria ed il mercato per i titoli di stato (debito sovrano). Entrambi sono sotto assedio. Entrambi stanno mostrando segni di vulnerabilità senza precedenti.

Gli incontri al vertice dell’euro si stanno trasformando in reality show. Quale squadra Sopravviverà? Merkel-Sarkozy? Papandreou-Berlusconi?

Nel frattempo, l’Estonia è l’unica nazione in Occidente che non è in guai fiscali.

Poi c’è l’Islanda.

L’Islanda, le cui banche fallirono per $85 miliardi nel 2008, ha completato nel mese di Agosto un programma di 33 mesi del Fondo Monetario Internazionale. Il fondo con sede a Washington si aspetta che l’economia Islandese cresca più velocemente della media della zona euro quest’anno e il prossimo. Costa meno assicurarsi contro un default sovrano Islandese di quanto costi, in media, proteggersi da un evento di credito nello show del debito del blocco valutario Europeo.

Islanda ed Estonia non sono mai state invitate ai più importanti incontri al vertice Europei. Non sono nel G-20. C’è una lezione da imparare qui.

Gary North

[*] traduzione di Johnny Cloaca by: www.rischiocalcolato.it

Globalizzazione e crisi del capitalismo

La globalizzazione dei commerci in sé non è certo un male e non è la prima volta che il mondo si trova ad affrontare l’abbattimento delle frontiere economiche. Pensiamo per esempio all’epoca del mercantilismo nel ‘700. L’umanità è sempre riuscita ad adattarsi ai fenomeni cui aveva dato spunto e ha saputo trarre il meglio da essi nella maggioranza dei casi.

Oggigiorno l’apertura mondiale dei mercati attraversa la tipica fase infantile, caratterizzata da una deregulation spinta e dalla furia delle potenze finanziarie internazionali. Mancano leggi condivise e consuetudini uguali per tutti. Ne fanno le spese coloro che stanno alle regole e fuori dal grande business finanziario, cioè i comuni cittadini, i commercianti, i piccoli e medi imprenditori onesti; di riflesso gli operai, gli impiegati del terziario, gli agricoltori, gli artigiani etc. Inutile sperare a breve termine in una governance mondiale efficiente, troppi interessi in ballo e troppe distanze culturali fra le nazioni.

Sta a noi gente comune dare vita, senza chiuderci in errate strategie protezionistiche, ad entità sociali e politiche che attutiscano e gestiscano l’impatto economico/culturale della globalizzazione; tutelando gli interessi, le conoscenze, i valori locali alla base di ogni convivenza equilibrata. Essere globali è ormai inevitabile. Essere locali è divenuto esiziale.

Nuove forme di gestione dell’economia sono possibili e alcune di esse crescono fertili nella rete, nell’universo internet: pensiamo alla difesa dei prodotti tipici, ai primi esempi di wiki economy condivisa, alla diffusione di nuovi modelli di distribuzione e vendita più efficaci e meno costosi, alla possibilità di attingere direttamente ai produttori saltando a piè pari gli intermediari, all’abbattimento delle burocrazie d’ogni tipo etc. Il mercato si può domare, come tutti i purosangue, anche se al momento è impazzito e sgroppa furiosamente con la bava alla bocca.

L’estrema volatilità dell’economia finanziaria ha dato luogo ad una crescente sproporzione fra ciò che si produce realmente e il valore degli scambi, tracciando un solco drammatico fra chi tiene le redini dei mercati (pochi) e coloro che ne stanno ai margini (tantissimi).

In questo contesto, la crisi del capitalismo risulta evidente e sta portando con sé strascichi di ogni tipo: dalle bolle finanziarie a quelle immobiliari, dalle critiche al concetto di “crescita” a quelle nei confronti delle capacità del PIL di rappresentare ancora la ricchezza delle nazioni.

Per altro, le incidenze sull’ambiente del modello di sviluppo vigente, figlio diretto di un approccio sorpassato alla produzione, richiedono aggiornamenti pressanti che coinvolgono anche la salute di chi lavora, oltre che la società intera.

Un ruolo non trascurabile nella crisi che ci affligge è interpretato anche dai soggetti capitalisti protagonisti della scena: i grandi gruppi assicurativi che fanno il bello e cattivo tempo sulla pelle degli automobilisti, le banche, che da servizio con interesse si sono trasformate in

arroganti gabelle obbligatorie; le aziende di telecomunicazioni che aggirano divieti e opprimono il cittadino, i petrolieri che fanno cartello e impongono aumenti a dispetto del calo del greggio, le grandi aziende che ingannano il fisco grazie ad astuti avvocati ; tutti costoro sfruttano poi le rendite di posizione raggiunte per far viaggiare i propri titoli in Borsa e ottenere cedole stratosferiche. Una vera e propria torma di avidissimi potenti decide i destini di milioni di persone. Così il paese reale sfruttato sprofonda nella crisi e i ricchi sono sempre più ricchi. Tutto ciò non può più andare avanti.

Ovviamente non si può gettar via il bambino con l’acqua sporca: molte opzioni offerte del libero commercio e della circolazione dei capitali sono indiscutibili; ma tante ingiustizie generate dalla mancanza di regole certe e di severi organismi di controllo, dall’arroganza dell’individualismo rampante e le storture di un sistema obsoleto devono essere combattute, limitate alla radice.

Maurizio Gregorini

Le Banche arrestano i clienti che vogliono indietro i loro soldi

Siamo a Citibank. Però l’America non è lontana, visto che le banche sono use organizzarsi in filiera internazionale. Queste scene e questo video, preso per il tramite del blog CafédeHumanité , fanno discutere e sono semplicemente terrorizzanti: cittadini che chiedono indietro i loro risparmi e che si sentono sequestrare e minacciare dai funzionari come fossero dei farabutti. Siamo all’universo capovolto. Parliamoci chiaro: fa più comodo vedere la plebe berciante nelle piazze che vederla agire . Meglio regalare alle moltitudini i suoi riti liberatori quali cortei e manifestazioni, che assistere quando poi passa alle vie di fatto, per difendere quei pochi risparmi di cui dispone. Alzi la mano chi si fida più delle banche. E alzi la mano chi si fida più degli stati e dei governi con le loro caste di veri collettori e gabellieri per conto della Finanza. Intanto nel Mediterraneo, il governo greco di Papandreu ha venduto il suo povero popolo ai banchieri. E a noi cosa ci toccherà? Quale sarà la nostra sorte prossima ventura?
Per inciso: a chi viene qui a dirmi che i Greci se la sono cercata, io rispondo che Goldman Sachs ha truccato surrettiziamente i bilanci per forzarla ad entrare in Ue. Che obbligare a entrare nella Ue stati ad economia modesta, vuol solo dire che si voleva arrivare proprio a questo: trasformare l’Eurozona in EuroDebito, per poi trattarci tutti quanti come aziende fallimentari e succhiarci le nostre risorse come vampiri. In altre parole, era già tutto previsto che gli stati dovessero essere birilli da far saltare. Ad uno ad uno.
Intanto godetevi  anche quest’altro video:
Scriveva Thomas Jefferson, padre nobile d’America nel 1776:
Se gli Americani consentiranno mai a banche private di emettere il proprio denaro, prima con l’inflazione e poi con la deflazione le banche, e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri.

Parole sante! Neanche più padroni dei loro sudati risparmi.

Borse: un’euforia ingiustificata

Dopo l’avvenuto rendez-vous Merkel-Sarkozy, le borse hanno festeggiato. Ma cosa festeggiano? Basta così poco a cambiare il sentiment di mercato? Io non credo! I problemi son tutti lì a testimoniare che solo un accordo di intenti non basta di certo a modificare un prevedibile esito ancora molto oscuro. Diamo prima di tutto, un’occhiata all’aspetto politico della situazione. I due Capi di Stato, forti delle loro leadership, fregandosene della collegialità europea, hanno pensato bene di predersi carico di eventuali soluzioni economiche per i paesi UE in difficoltà. Infatti l’unione europea è orfana di una governance politica, perciò le redini vengono tenute da chi conta di più in ambito economico. C’è un neo però! Nel caso delle due sorelle d’interesse (Francia e Germania), diciamo che entrambi hanno un pò dei limiti oggettivi. Ma veramente La Merkel e Sarkò possono offrire qualcosa di grande per la soluzione dei problemi? Sembra proprio di no. Eccone un’esempio: “ il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble esclude a priori che la Germania possa contribuire con altri soldi al rafforzamento del fondo di salvataggio oltre ai 211 miliardi di euro già approvati dal parlamento.”
In tutti i paesi della zona euro, la garanzia dei debiti dell’EFSF è regolata secondo quote predefinite.
E per la Francia? Come può contribuire al salvataggio del debito europeo? Già alla fine di luglio sul Blog di Le Monde a firma di Georges Ugeux si leggeva “Il salvataggio europeo per la Francia e troppo costoso ” Il costo per la Francia di 15 miliardi di euro in aggiunta ai 20 miliardi già presi in considerazione. Francia prende il rischio del 20% del debito pubblico e indirettamente gli EFSF aumenteranno da 35 miliardi di euro per la Grecia. In aggiunta, ci sono 100 miliardi per l’Irlanda e Portogallo, altri 20 miliardi in sospeso. In totale siamo a quota 55 miliardi di euro per tutti i programmi di soccorso.
E tanto per non farci mancare niente, è notizia di questi giorni, che anche in Austria la crisi finanziaria morde quel paese. Erste Group, prima banca austriaca e, come Dexia, destinataria di consistenti aiuti pubblici durante la crisi del 2008, ha annunciato che il 2011 si chiuderà con una pesante perdita tra 700 e 800 milioni di euro. Un rosso considerevole riconducibile, precisa la società, soprattutto alle difficoltà nell’Europa dell’est e alla crisi dei debiti sovrani, senza la quale avrebbe chiuso con un utile compreso tra 850 e 950 milioni.
Una cosa è certa, questa intenzione bilaterale franco-tedesca,(gradita ai mercati), di prendere in mano il gioco, farà poca strada, produrrà solo astio tra i paesi membri, perchè esclusi da quella collegialità dal forte profumo d’Europa.
Del resto, come dice Ambrose Evans-Pritchard, autorevole giornalista del The Telegraph, di solito molto riservato, parlando dell’Europa, in un suo editoriale (tra l’altro) afferma:
***Non ci sarà mai un’unione fiscale
Non ci saranno mai eurobond
Non ci sarà nessun debito piscina
Non ci sarà nessun tesoro UE
Non ci saranno trasferimenti fiscali a tempo indeterminato
O ci sarà STABILITA’ nell’unione, o niente UNIONE MONETARIA.
Questa è la realtà politica dell’Europa, dal momento che nulla d’importante si può fare senza la Germania. Tutto il resto è un pio desiderio, aggrappandosi sugli specchi, e l’evasione. Se questo significa che l’euro si libererà alcuni membri o soffiare a parte,come quasi sicuramente fa, poi il resto del mondo dovrà prepararsi per l’evento.
Tutto questo cosa prelude? Che l’era dei salvataggi in Europa sta volgendo al termine?

Rischiocalcolato

Avidità e Pentimento (Greed and Repentance)

Ho letto con piacere un’intervista  di Repubblica sui nuovi progetti di George Soros per la sua vecchiaia, tra i quali chiudere il suo famoso Quantum fund .
Certi loschi figuri non smettono mai di voler rimanere sulla scena e più che sete di “beneficienza” hanno sete di delirante protagonismo e di autocompiacimento.
Mai sentito parlare di SLIDING DOORS ovvero porte girevoli? Bene, questi cattivi soggetti, animati da  delirio di onnipotenza, dopo aver fatto il Diavolo, si propongono poi come Acqua Santa; dopo aver fatto gli avidi speculatori, vogliono fare i liberatori dei popoli. Dopo essere stati degli strozzini, fanno i filantropi. E sovente ciò avviene contemporaneamente.
Nel loro impero non tramonta mai il sole, pertanto trovano sempre la stampaglia compiacente pronta a dar loro spazio nelle loro interviste in ginocchio come quella su citata (e del resto è azionista di non so quanta stampa “liberal” americana, oltre ai network).
Poi hanno le ong, le società in outsourcing come Open Society Institute per “l’esportazione della democrazia” (la loro, si intende).
Il suo “ultimo sogno” (hanno sempre un ultimo sogno che gli allunga la vita da coltivare) è quello di rovesciare Putin e di “esportare” un po’ della sua stramaledetta finanza (democratica, si intende) in Russia.
Non prima però, di aver aiutato il popolo viola in Italia a liberarsi di Bunga il Tiranno. Però…che benefattore, che filantropo, che grande umanitario questo zio George!
Difatti Prodi, lo insignì della laurea Honoris Causa, per favori resi alla nazione: la speculazione della Lira del ’92 con relativo strozzinaggio ai danni del popolo italiano.
Ci tocca rivalutare perfino uno stato canaglia come la Malaysia che ha avuto un po’ di quegli attributi che noi occidentali rammolliti abbiamo perduto: la sua condanna a morte in contumacia.

A proposito, mi aspetto che a Hollywood-Babilonia, si faccia un bel film celebrativo e agiografico della sua vita. Una  trama da action movie finanziario il cui titolo potrebbe essere “Avidità e Pentimento” (GREED AND REPENTANCE). Insommma, la storia di un novello Dostoevskij dell’hedge fund. L’interprete potrebbe essere un Michael Douglas debitamente invecchiato e con gli occhi spiritati per l’uopo.

E chissà, l’irriducibile nonno Soros prima di rassegnarsi a portare i nipotini ai giardinetti per nutrire i pesciolini rossi nella vasca, potrebbe tentare di promuovere  uno di quei movimenti anti-Wall Street, allo scopo di  prendere il grosso toro per i testicoli, fingendo di operare un cambiamento per salvare in blocco tutti i suoi compari  della Fed. L’ultima buona azione.

Colpo d’ala dal Cnel? Sarebbe bel…

Difficile non essere d’accordo con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla necessità di arrivare a “scelte meditate e condivise” per superare la crisi economica e sociale. Sul come arrivarci la questione è però decisamente più complicata. Lo ha ammesso lo stesso Napolitano, riconoscendo , al margine della mostra per i 150 anni dell’Unità all’Archivio di Stato dell’Eur, quanto sia complesso trovare facili vie d’uscita: “Colpi d’ala in tasca non ne ho e credo non ne abbia nessuno”. Del resto, Costituzione alla mano, eventuali “consultazioni” presidenziali sui temi dell’economia e del lavoro apparirebbero decisamente irrituali, considerate le rigide competenze del Capo dello Stato. Che fare perciò per arrivare a “scelte meditate e condivise”, all’auspicata – dallo stesso Presidente della Repubblica – “piattaforma che nasca da consultazioni ampie per il rilancio della crescita” ? Dove trovare un luogo di confronto politico-sociale adatto alla bisogna ? Inventarsi la solita “Conferenza Nazionale” sul tema ? Idea troppo usurata e, visto il tempo a disposizione, di difficile realizzazione. Convocare uno dei due rami del Parlamento ? Soluzione parziale, considerata l’assenza delle forze sociali e lo scontato protagonismo dell’emiciclo partitico. Audire in qualche Commissione parlamentare ? Decisamente minimal. Organizzare l’ennesimo “tavolo”? Esperienza già fatta che però non ha sortito grandi risultati. Utilizzare un talk show televisivo? Ipotesi smaccatamente spettacolare e dunque troppo “d’immagine”. Rinchiudere le “parti sociali” in un convento ? Eventualità di parte, a rischio ingerenza “clericale”. Al di là di ogni soluzione paradossale e volutamente provocatoria, perché allora non andare a “ripescare” il CNEL, autentica “araba fenice” del nostro complesso sistema costituzionale ? Organo di consulenza delle Camere e del Governo – dice la Costituzione – “per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge”, espressione delle categorie produttive (i suoi centoventuno consiglieri sono il distillato dell’Italia delle professioni, del lavoro, del volontariato), il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha alle spalle una lunga tradizione fatta di studi, di proposte normative, di pareri. Nel passato c’è chi avrebbe voluto abolirlo alla stregua di un qualsiasi ente inutile. L’istituzione ha resistito, muovendosi però un po’ sotto traccia, pubblicando molto, archiviando moltissimo (cura – tra l’altro – l’Archivio Nazionale dei Contratti e degli Accordi Collettivi di Lavoro), riunendo puntualmente le sue commissioni, ascoltando enti ed associazioni. Un lavoro enorme insomma, che denota il grande impegno e la qualità dei suoi componenti, ben poco conosciuto però al di là della ristretta cerchia degli addetti. Ed allora quale migliore argomento se non quello posto all’ordine del giorno del confronto politico e sociale dal Presidente della Repubblica ? Che cosa aspetta il CNEL ad autoconvocarsi, consapevole della propria responsabilità costituzionale e delle proprie potenzialità, insite nella stessa composizione del Consiglio ? Lì ci sono tutti: sindacalisti di ogni sigla e associazioni datoriali, rappresentanti del lavoro dipendente e di quello autonomo, esponenti del mondo accademico e del volontariato. Mettendo da parte un’immagine un po’ troppo “notarile”, tra l’oasi felice ed il cenacolo, è giunto tempo che il CNEL si riappropri di un ruolo non secondario, che proprio nella condivisione e nel dialogo trova la sua ragione d’essere ed il suo fondamento, formale e sostanziale. Qualcuno vuole chiedere ai centoventuno componenti il Consiglio di scendere in campo per sintetizzare finalmente le auspicate proposte per il rilancio dell’economia e del lavoro ? Al CNEL ne hanno le competenze e la responsabilità costituzionale. Al governo poi, di valutare ed eventualmente fare proprie le proposte “meditate e condivise”, da più parti auspicate.

Mario Bozzi Sentieri

Siamo alla moneta elettronica universale?

Prelevo dal blog  Dalla Parte del Torto di Johnny Doe che a sua volta ha prelevato da questa fonte, Voci dalla strada
 il seguente  post su un argomento cruciale: una moneta unica mondiale, già auspicata dall’ONU per  favorire i paesi cosiddetti emergenti, e mandarci ulteriormente a Patrasso (e non solo nel senso della Grecia).
Dove vogliono arrivare? A un mondo unico orwelliano dominato dal pensiero unico, con una religione unica (quella del Dio Denaro) , un governo unico che i pazzi fanatici già si ostinano a trovare utile e perfino bello, all’insegna della tracciabilità universale di ciascuno di noi. A tale scopo si legga quel che ne diceva Giuliano Amato già  in tempi che sembravano non sospetti, ma che invece lo erano già, eccome: “Sbriciolare a poco a poco pezzi di sovranità, evitare bruschi passaggi da poteri nazionali a poteri federali. Non credo a un dèmos europeo e al sovrano federale. (…) Perché non tornare all’epoca precedente Hobbes? (…) Il Medio Evo è bellissimo: sa avere suoi centri decisionali, senza affidarsi interamente a nessuno. E’ al di là della parentesi dello Stato nazionale. (…) Anche oggi abbiamo poteri, senza territori su cui piantare bandiere. Senza sovranità non avremo il totalitarismo. La democrazia non ha bisogno di sovrani”.
In altre parole, per paura che nasca un nuovo Hitler si mettono con le mani avanti e  fanno essi stessi  i Fuhrer dell’economia e della finanza, dominando il mondo e  giocando a bocce con le nostre vite. E’ un calcolo infame e sbagliato che non riuscirà. Ve lo immaginate essere in balia dell’High Tech coi vari errori “tecnici”, e con una voce preregistrata che ripete macchinalmente “ci scusiamo coi clienti se vi abbiamo prelevato più denaro del necessario”?
 Ma intanto  ecco il pezzo che chiosa col segretario al Tesoro di Obama  Tim Geithner, il quale si dichiara ben disposto alla realizzazione  dell’impresa:
Si confermano i sospetti dei teorici della “cospirazione”: l’ONU sta dando impulso alla “richiesta” da parte dei paesi emergenti all’instaurazione di una moneta unica globale, primo passo per stabilire un governo mondiale. Il collasso apparentemente orchestrato dell’economia statunitense permette ai paesi emergenti di mettere in discussione la funzione del dollaro come moneta di riferimento e le Nazioni Unite si preparano per lanciare il loro piano.
Dall’inizio della crisi nel 2009, differenti teorici avevano parlato della possibilità che la situazione di crisi economica era stata cercata deliberatamente per ristrutturare completamente il sistema finanziario mondiale ed imporre una moneta unica a livello globale e che fosse il primo passo verso una governance a livello planetario.
La mancanza d’azione da parte della giustizia negli USA per quanto riguarda i responsabili della crisi economica, anche quando la colpevolezza è evidente e le susseguenti azioni (riscatti governativi alle banche, proposte di legislazione globale, ecc) sono sfociati finalmente nella questione del dollaro come moneta di riferimento per i mercati.
In questo modo, il reclamo di una moneta unica per tutto il pianeta acquista una forma più definita e conferma i sospetti prima menzionati. Prima è stata la Russia, poi la Cina e più tardi i paesi emergenti a reclamare la moneta globale.
Questo rapporto presentato dal sito spagnolo Libertad Digital.
Dallo scoppio della crisi di credito a metà del 2007 la tensione intorno al ruolo che gioca il dollaro nell’architettura monetaria è stata questionata da alcune delle principali potenze del mondo, principalmente dalla Cina e Russia.
Questo trascendentale dibattito per l’economia mondiale si stava negoziando in privato tra i governi e le principali banche centrali. Si tratta della riforma dell’attuale sistema monetario internazionale vigente dalla soppressione degli accordi di Bretton Woods da parte del governo degli USA .
Da allora, il dollaro si è mantenuto come la moneta di riserva per eccellenza, senza alcun tipo di copertura reale dopo aver rotto i suoi ultimi rapporti con il patrone oro.
L’ONU propone adesso di riformare il sistema monetario vigente, la cui egemonia è ostentata dal dollaro. Così, in un dossier presentato durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e Sviluppo (UNCTAD), l’organismo multilaterale per eccellenza riconosce che il sistema monetario non funziona correttamente e, di fatto, è stato il grande “responsabile” dell’attuale crisi finanziaria.
Per questo, l’ONU afferma che il ruolo del dollaro come moneta di riserva mondiale deve essere riconsiderato, come lo esigono la Russia, la Cina e le principali economie emergenti del pianeta.
In questo modo, l’istituzione è a favore della creazione di una nuova Bretton Woods, che dovrebbe essere negoziata tra i principali governi, per stabilire un nuovo sistema monetario che sostituisca quello attuale.
“Sostituire il dollaro con una moneta artificiale potrebbe risolvere alcuni dei problemi riguardanti i grandi deficit sui C/C (questo significa: mancanza di risparmi) che alcuni paesi presentano e aiuterebbe la stabilità”, segnala Detlef Kotte, uno degli autori del dossier.
Ma, “si ha anche bisogno di un nuovo sistema di scambi. I paesi devono mantenere qualche tipo di scambio (monetario) reale(aggiustato all’inflazione) e stabile”.
Il ruolo del FMI
Per questo, secondo Kotte, deve mantenersi l’intervento monetario che le banche centrali applicano, anche se questo lascia la porta aperta a che sia qualche istituzione multilaterale l’incaricata di mantenere la stabilità dei tipi di cambi, riferendosi al FMI.
In questo modo, l’organismo non solo abroga per sostituire il dollaro come moneta di riserva mondiale ma anche di creare una specie di banca centrale a livello mondiale che, in questo caso, sarebbe il FMI“.
Nel comunicato stampa pervenuto, l’UNCTAD (appartenente all’ONU) segnala che la regolamentazione e supervisione più effettiva del mercato finanziario è “indispensabile” per “prevenire che si ripeta una crisi finanziaria ed economica mondiale come quella attuale”.
Ma, non è solo necessario controllare la supervisione finanziaria internazionale,è anche “ugualmente importante una riforma del sistema monetario per ridurre il margine dei benefici nella speculazione monetaria ed evitare, così, gli squilibri commerciali di gran misura”.
Con questa dichiarazione,l’organismo si riferisce all’eccesso di risparmio da parte delle economie asiatiche (principalmente la Cina) negli ultimi anni e il grandissimo indebitamento (bisogno di finanziamenti esterni) di altre potenze come è il caso degli Stati Uniti. Cioè, gli squilibri commerciali a livello mondiale ( abbondanti deficit tramite conti correnti) che l’attuale sistema monetario ha fornito, secondo quanto sostengono importanti economisti.
I diritti speciali di prelievo.
L’attuale sistema “dipende della politica monetaria che applica la banca centrale che emette la moneta di riserva mondiale” per eccellenza (il dollaro) in riferimento alla FED.
Alcune decisioni che, secondo il dossier, si prendono, d’accordo ai bisogni politici e economici statunitensi, in chiave nazionale, “senza tener conto dei bisogni del sistema di pagamenti internazionale e dell’economia mondiale” nel suo insieme.
Ma, secondo lo studio, neanche un corretto maneggio dei flussi del capitale tra i paesi ne l’imposizione di una nuova moneta di riserva mondiale (sostitutiva del dollaro) risolverà i problemi che colpiscono le economie emergenti: “il problema del tipo di cambio”, aggiunge lo studio, è che “non è possibile che un paese possa assorbire gli shock esterni in modo efficiente attraverso l’adozione, sia totalmente flessibile o rigida, dei tipi di cambi”, secondo gli economisti dell’UNCTAD.
Per questo, l’organismo suggerisce che dovrebbe stabilirsi un sistema di tipi di cambi in base ad un “modello stabile”, che sarà controllato e determinato in modo multilaterale.
L’UNCTAD sostiene che un nuovo sistema monetario basato su principi e norme convenuti in forma multilaterale è necessario per la stabilità dell’economia mondiale così come alcune “condizione equitative per il commercio internazionale”.
Essenzialmente l’organismo punta al bisogno di sostituire il dollaro con una nuova moneta basata in un paniere di divise che il FMI controllerebbe. (i denominati diritti speciali di prelievo).
In questo modo “si ridurrebbe la necessità di mantenere riserve internazionali” per difendere i tipi di cambi (il valore di una moneta nazionale) e “potrebbe combinarsi con un ruolo più forte dei diritti speciali di prelievo se si assegnano in funzione del bisogno di liquidità che un determinato paese presenta” con lo scopo di “stabilizzare il suo tasso di cambio reale ad un livello accordato in modo multilaterale”.
La posizione della Cina e della Russia.
Il governatore della Banca Popolare cinese, Zhou Xiaochuan, a marzo propose di creare una divisa di riserva multinazionale come parte della riforma nel sistema monetario internazionale, aggiungendosi così alla petizione russa.
Xiaochuan ha ipotizzato di “creare una divisa di riserva internazionale che non sia vincolata alle nazioni individuali e possa rimanere a lungo termine stabile”. Inoltre, ha detto che i diritti speciali di prelievo (SDR, sigla in inglese ) del FMI hanno il potenziale per agire come una divisa di riserva sopranazionale. Cioè, l’obiettivo sarebbe quello di creare una super divisa che sostituisca il dollaro, il cui valore determina quello delle altre valute.
A luglio del 2009 tale proposta è diventata ufficiale. La Cina ha avvertito nella riunione al G-8 e il G-5 del bisogno di riformare il sistema monetario internazionale per una “maggiore diversificazione della moneta di riferimento”dal dollaro statunitense. Il gigante asiatico non era mai stato tanto esplicito.
Adesso, l’ONU raccoglie il guanto lanciato dalla Cina, Russia e le potenze emergenti.
Curiosamente il presidente russo Dimitri Medvedev, ha mostrato la “nuova moneta mondiale” sul bavero della sua giacca durante la riunione di queste grandi potenze.
Gli USA non si sono pronunciati ufficialmente su questo argomento fino ad ora.
Ma, il segretario del Tesoro degli USA, Tim Geithner, a marzo ammise che gli USA erano “molto aperti” a studiare la proposta monetaria elaborata dalla Cina e la Russia di creare una nuova divisa di riferimento internazionale. Anche se dopo ratificò quanto detto di fronte al panico che questa dichiarazione creò nel mercato delle divise (il crollo del dollaro)
Fonte:

Tradotto e pubblicato da FreeYourMind!

I Signori della Moneta

Ci si riempie di continuo la bocca di termini come debito sovrano, debito pubblico, con tutti quanti che si improvvisano economisti sull’arte dei tagli  drastici  da effettuare e dello sfoltimento di spesa (haircuts, lo chiama Draghi, a cui tanto piacciono gli anglicismi) .
Questo blog non ha mai sposato le tesi di Stella e Rizzo sulla spesa pubblica ad opera di  casta e castaroli vari, anche se è chiaro che la pletora dei funzionari e commis d’état grava non poco sui nostri bilanci. E nemmeno quella neoliberista secondo cui se affidiamo tutto ai privati, possiamo ripartire. I cosiddetti “privati” stranieri non sono la soluzione al problema, ma il problema stesso, appunto!
 Assurda è poi l’idea di poter essere “liberisti in economia e conservatori nei valori” tipico di certa destra all’americana, dal momento che è proprio il neoliberismo (che non è affatto “liberale”, né “democratico”) ad essere disgregatore di valori. Il mercato infatti non si autoregola da sé e  per sua indole è amorale oltre che apolide. Impossibile pertanto poter servire contemporaneamente Dio e Mammona. Non a caso la regola di non avere alcuna regola (ovvero la deregulation) fu l’asse portante della reaganomics, la politica economica di Reagan che inaugurò la stagione delle “bolle speculative”. 
E dato che  l’Italia non è un’isola, quando parliamo di debito nostrano, non possiamo dissociarlo dalle politiche  monetarie dei paesi egemoni.    Prego innanzitutto di visionare questo filmato “The Money Masters“, che spiega in modo semplice ed efficace come nasce l’usurocrazia di pari passo con il conio della moneta e  più tardi, con la circolazione del denaro cartaceo, un problema annoso che si trascina fin dalle notti dei tempi.  
Chi scrive non è esperta in economia né in finanza. La mia formazione è del tutto umanistica e sinceramente farei volentieri a meno di dovermi occupare di questa materia, se non fosse che – piaccia o meno –  ha preso il sopravvento nelle nostre sempre più povere vite.
Il problema della “liquidità”  disponibile del denaro fu apparentemente risolto con la nascita della carta-moneta, quale titolo di scambio coperto da riserva aurea. Ben presto però, come mostra il filmato, si comprese che consentendo una circolazione cartacea superiore all’oro depositato, sarebbe stato facile aumentare la liquidità disponibile.
Fu così che nel 1971, per sottrarsi alla richiesta francese di commutare in oro l’ingente quantità di dollari emessi dalla FED, Nixon dichiarò l’incontrovertibilità del dollaro col famoso “Fiat Money“. E Dollaro fu, quale moneta di riferimento internazionale.
Con l’espandersi della globalizzazione e con essa, della successiva finanziarizzazione dell’economia, gli Stati hanno incominciato  a quotare i loro titoli di Debito Pubblico nelle borse mondiali. Dunque non più debito nostrano e nazionale, come quello di un tempo, con uno stato “esposto” nei confronti dei suoi cittadini, ma un debito “internazionalizzato”, con stati non più sovrani in balia delle scosse sussultorie e ondulatorie provocate  in Borsa da speculatori senza scrupoli della peggior risma, tutti parte  integrante dei cosiddetti “mercati finanziari”. Costoro, coadiuvati dalle loro agenzie di rating in sfregio ai conflitti di interessi,  pretendono interessi sempre più elevati dagli Stati,  anche a costo per quel Paese,  di non poter più pagare stipendi,  pensioni, scuola, sanità con strutture ospedaliere, forniture energetiche ecc. Detto in altri termini, pena il collasso e fallimento di quello stato stesso (default).
Non c’è nessuno in Parlamento (sia nel parlamento italiano che in quelli di altri paesi), né docenti di cattedra, giornalisti, opinionisti, intellettuali di destra o di sinistra, luminari, esperti o altro che abbia il coraggio di dire e  di scrivere che questo sistema di predazione mondiale è del tutto immorale e mortifero per l’umanità. Per lo strozzino  comune dedito al racket dei negozi di un rione urbano, può accadere che si  aprano le porte del carcere, ma non per un Soros che intentò,  riuscendovi, una lurida speculazione sulla sterlina e sulla lira nel 1992, con tutto quel che ne conseguì in materia di svendita dei nostri beni. Anzi, ottenne quale premio, la laurea honoris causa a Bologna da Romano Prodi.
Ci tocca rivalutare perfino uno stato “canaglia” come la Malaysia che almeno ebbe il coraggio di spiccare una condanna a morte in contumacia per un simile malfattore. Uno dei tanti, uno dei troppi. E la Bankster Story continua…

Ma ora siamo arrivati al punto di non ritorno. Pertanto occorre uscire al più presto dal sistema dell’Euro, poiché come ho già detto in altre circostanze, meglio una fine horror che un horror senza fine.

Se la crisi è un pò globale ci facciamo tutti male

La crisi economica internazionale ha in sé i tratti del “passaggio epocale”, portando ragioni sociali, politiche e culturali di più ampia portata. Fosse solo una crisi “nel” sistema produttivo-finanziario, una “congiuntura” di breve periodo, ne saremmo già usciti, così come è accaduto nel passato. Sarebbe bastato “riconvertire” qualche settore in affanno. Incentivare, con le leve bancarie o con l’intervento pubblico, questo o quel comparto. Spostare mano d’opera, espellere gli esuberi, aggiornare professionalmente. Ma così non è. Non è stato e difficilmente sarà per il futuro. Intanto per il contesto globale della crisi. Su questi scenari c’è ben poco da manovrare. Le concentrazioni finanziarie, le delocalizzazioni spinte e la conseguente crescita economica dei nuovi colossi internazionali (Cina, India, Brasile) offrono ben pochi margini di manovra alle più tradizionali economie occidentali (d’Europa e statunitensi), vincolate da un sistema sociale garantista, da rigide regole democratiche, da normative rigorose (pensiamo solo alla tutela dell’ambiente). A ciò si aggiunga l’invecchiamento del sistema occidentale (rapporto tra vecchi e giovani) e gli alti costi del sistema previdenziale. C’è poi un dato antropologico che rende ancora più acuta la crisi. Uscendo fuori da anni di “vacche grasse” e da diritti diffusi, il “nostro mondo” mostra una sostanziale stanchezza culturale. Si è appagato di facili agi di massa. Ha consumato e continua a consumare ben oltre le proprie possibilità e necessità. E’ poco disposto al sacrificio, per sé e per i propri figli. Anche per questo l’età adulta si sposta. I lavori più faticosi vengono delegati agli immigrati. Ad imporsi è una sorta di attendismo generazionale e di spaesamento collettivo, determinati dalla perdita di quelli che si consideravamo diritti acquisiti, certezze (sociali ed economiche) inattaccabili, standard inalienabili. Ma se la crisi è epocale e quindi globale, se essa assume i tratti non della congiuntura ma della crisi strutturale, evidentemente la risposta allo “spaesamento” non può passare solo attraverso gli interventi tampone, importanti, ma non esaustivi, quanto soprattutto da robuste iniziative strategiche, in grado di “riequilibrare” alla radice le attuali storture “di sistema”. Sia chiaro: non esistono ricette di facile applicazione. Occorrono ed occorreranno ancora sacrifici ed interventi “strutturali”. Occorrerà soprattutto acquisire la consapevolezza che nulla potrà restare come prima e che tutti, ai vari livelli, dovremo iniziare a ripensarci , in termini sociali, culturali e politici. Dovremo imparare a spendere meno e meglio, privilegiando investimenti di lunga durata. Dovremo ritrovare nella famiglia non solo un generico valore ma un elemento fondamentale della società, con forti ricadute economiche e sociali. Dovremo ricominciare a guardare all’economia reale e di sostentamento (pensiamo al valore dell’agricoltura, all’artigianato, alla piccola industria, al ruolo dei territori). Dovremo sviluppare politiche inclusive (pensiamo soprattutto alla partecipazione sociale, di categoria, e all cogestione aziendale). Dovremo orientare l’educazione evitando antieconomiche dispersioni. Dovremo ritrovare il senso di una sussidiarietà diffusa. Di fronte a questi scenari epocali, pensare di risolvere i problemi con qualche protesta, magari con uno sciopero generale, ovvero appellandosi ad un generico richiamo “al mercato” significa non avere compreso ciò che è accaduto e che ancora accadrà, a seguito delle trasformazioni avvenute in questi anni. Responsabilità vuole che si prenda atto della realtà e ci si attrezzi di conseguenza. Con coraggio e consapevolezza. Alzando il tiro, nelle analisi, nei dibattiti e nelle conseguenti proposte.

Mario Bozzi Sentieri